4 Novembre 2026

Ucraina

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di Paolo Rada Tra i mali dell’Occidente moderno non possiamo non annoverare tutte quelle ideologie/ correnti di pensiero, etat d’esprit per dirla con le parole di Renè Guenon, che a partire dalla fine dell’ecumene medievale si sono implementate in Europa e hanno, in modo più o meno diffuso, infettato, contagiato tutto il globo terrestre. Con la locuzione di “Occidente moderno” non intendiamo solamente un luogo geografico, ma una sorta di luogo dello “spirito”, anzi sarebbe forse meglio dire un luogo dell’ “anti spirito”: infatti se l’Occidente moderno coincide geograficamente con l’Europa Occidentale e di cui, guarda caso, sebbene il caso non esista, l’Ucraina rappresenta il suo punto più estremo verso Oriente, però abbraccia anche il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti d’America, insieme al Canada li possiamo annoverare quali propaggini occidentali dell’Europa sino al 1945: da quella data, fatidica ed emblematica assisteremo in poi, ad una sorta di principio dei vasi comunicanti, per cui ora è l’Europa Occidentale ad essere la propaggine orientale degli Stati Uniti d’America. Tra le ideologie che hanno concorso alla distruzione dell’Europa Tradizionale, imperiale, ghibellina, sacrale, merita, sicuramente, un posto primario il concetto di nazione che sfocerà in quel cataclisma di sangue e orrore che sarà la Rivoluzione Francese, per poi divenire ideologia politica con i termini “nazionalismo”, “auto determinazione dei popoli”, “sciovinismo”, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il nazionalismo suddetto sarà la copertura ideologica che concorrerà a produrre il risorgimento italiano, e le rivoluzioni borghesi che in tutto l’Ottocento tenteranno di scalfire l’alleanza tra il trono e l’altare, ciò che rimaneva dell’Europa autocratica e tradizionale. E’ interessante notare come il nazionalismo, contrapposto al concetto di impero, si formerà, quasi sempre negando l’altrui identità e ponendosi in contrapposizione con un altro nazionalismo, con un altro popolo, un altro Stato, un’altra etnia. Il nazionalismo italiano risorgimentale e novecentesco, almeno sino alla Prima Guerra Mondiale si formerà infatti con l’elogio, parossistico e parodistico, di un’anima mediterranea e latina contrapposta ad un’anima tedesca, continentale. Si parlerà dei popoli germanici quali nemici storici dell’Italia. Il fascismo, una volta assurto al potere, manterrà questa impostazione di fondo (basti pensare alla politica di italianizzazione/colonizzazione forzata del Sud Tirol) nonostante nella seconda metà degli anni Trenta si schierò, si alleò con la Germania. Sempre per rimanere in ambito italico il neofascismo, soprattutto quello istituzionale, rappresentato dal Movimento Sociale Italiano, farà della difesa dell’”italianità” del Sud Tirol uno dei propri cavalli di battaglia. Nell’agire politico, quasi sempre, in tutto il corso della storia recente la visione nazionalistica porterà alla negazione dell’identità di quelle popolazioni, che viventi all’interno dello Stato di appartenenza, per storia, per cultura, per tradizione non si riconoscevano nell’identità propugnata dai nazionalisti. Si andrà dalla proibizione di parlare la propria lingua, la negazione del bilinguismo, la riscrittura della storia in cui tutto ciò che non fa parte della supposta e fittizia – molto spesso creata ex novo da piccole minoranze borghesi – identità nazionale verrà ad essere assimilata a un qualcosa...
sanzioni-rublo
di Matteo Pistilli “La guerra della Russia contro l’Ucraina potrebbe trasformarsi nella peggiore crisi energetica del mondo dagli anni ’70, afferma un importante storico dell’economia (Daniel Yergin ndr)” su Business Insider, 4 marzo. ‘La peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale’: la Germania si prepara all’embargo russo sul gas”, Financial Times, 21 aprile “Minaccia di una carenza di cibo ‘apocalittica’, afferma il governatore della Banca d’Inghilterra”: Sydney Morning Herald, 17 maggio “Quarantanove milioni di persone in 43 paesi a un passo dalla carestia, l’allarme del Segretario generale nel briefing al Consiglio di sicurezza sui conflitti e la sicurezza alimentare“, Nazioni Unite , 19 maggio Sul settimanale economico statunitense Forbes, in un articolo del 26 maggio (1), Tilak Doshi (Università di Singapore) ha elencato questi pareri, fra i più significativi e rilevanti, riguardo le sanzioni inflitte alla Russia. L’autore definisce queste sanzioni  “l’attacco economico più completo e senza precedenti a una nazione sovrana nella storia recente”. Nel descriverle ne sottolinea l’enormità: espropriazione della metà delle riserve valutarie della Banca Centrale russa detenute offshore (650 miliardi di dollari), blocco dell’accesso al sistema di pagamenti SWIFT. L’obiettivo perseguito dai sanzionatori è né più né meno “devastare l’economia russa”, e chiaramente un cambio di regime: “Putin must go” ha affermato il Presidente Biden, e l’evergreen neoconservatore Lindsey Graham, presente alla conferenza di Monaco del 2015 dove gli Usa già boicottarono il dialogo a favore delle armi, ha incredibilmente auspicato l’assassinio di Putin per mano di un novello Colonnello Stauffenberg (membro dell’opposizione “nazionalbolscevica” o meglio rivoluzionaria conservatrice, al nazionalsocialismo). Doshi fa notare che dopo un’iniziale crollo, il Rublo si è affermato come “la valuta con la migliore performance mondiale rispetto al dollaro nel 2022” e il taglio del tasso di interesse dal 17% al 14% della Banca centrale, sommato all’alto livello della spesa al dettaglio in bar e ristoranti, confermano tale analisi.  Mosca ha presto risposto alle “sanzioni finanziarie shock and awe” (interessante parallelismo con il “colpisci e terrorizza” che ha castigato l’Iraq nel 2003) producendo un’incomprensibile protesta dei Paesi UE che hanno parlato di violazione contrattuali per la richiesta di pagamento in rubli del gas: lo stesso autore di Forbes, pare incredulo su come sia stato possibile per questi stessi Paesi non considerare violazioni contrattuali le mastodontiche espropriazioni della ricchezza russa messe in atto precedentemente. La Russia non è come Cuba, la Corea del Nord, l’Iran o il Venezuela, colpite duramente dalle solite sanzioni statunitensi. Parliamo di uno spazio enorme, del terzo esercito più grande al mondo (nucleare), Mosca è centrale elettrica ed esportatrice globale; Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph la definisce “una superpotenza delle materie prime a tutto spettro, meno vulnerabile alle sanzioni rispetto alla stessa Europa“. Si ricordi per inciso che è la terza produttrice mondiale di grano (dopo Cina e India e subito prima gli Stati Uniti), ma prima esportatrice dello stesso, a pari merito, non stupisca, degli Stati Uniti.  La Russia ha ben presto sostituito la parte mancante delle esportazioni del petrolio verso l’Europa (in Europa si cerca comunque di...
Mappe-Caucaso
di Maxence Smaniotto La guerra, a cui Mosca si riferisce in termini di “Operazione Militare Speciale”, che si sta svolgendo in Ucraina catalizza antiche e nuove dinamiche. Da un lato, i rapporti tra Ucraina e Russia sono largamente caratterizzati da quello che lo storico francese Fernand Braudel definiva come “il tempo lungo”; tempo antimoderno dove si definiscono quelle strutture profonde che persistono attraverso le epoche e che determinano in larga misura la storia delle civiltà. Dall’altro, invece, entrano in gioco fattori nuovi, che sembrano emergere tra le pieghe di quella dinamica dell’accelerazione su cui il filosofo tedesco Hartmut Rosa focalizza le sue ricerche da alcuni anni. Tra i fattori del “tempo lungo”: la geografia, la religione, le vie di commercio, i rapporti tra etnie, le visioni del mondo, le abitudini, i cicli climatici. Tra i fattori della modernità “accelerata”: la politica, i media di massa, la morale, la tecnica, la compressione del tempo presente in una serie di instanti non integrati tra loro. In un mondo dove la mondializzazione ha creato un’inedita e per certi versi soffocante interdipendenza, quel che accade sulla piccola scala in un luogo ben determinato e un momento propizio, rischia di avere ripercussioni su altri luoghi ben più distanti e dai contesti totalmente differenti. Il conflitto in atto risveglia dinamiche che in molti ritenevano sopite. È dire quanto le analisi del già citato Fernand Braudel fossero pertinenti: sotto la scorza della morale vigente si agitano dinamiche antiche e durature. La vastità del tema impone in tutta obiettività di analizzare un elemento alla volta, pur tenendo in conto l’insieme del quadro. I meccanismi che hanno svolto dei ruoli imprescindibili nello scatenamento del conflitto sono numerosi, ma anche numerosi sono gl’impatti. In questa breve disamina ci concentreremo su uno spazio ben determinato e per certi versi “dimenticato”, ma dove le eventuali ripercussioni della guerra in Ucraina potrebbero rivelarsi importanti e le cui conseguenze si avvererebbero fondamentali per l’Eurasia: il Caucaso del Sud. L’angolo morto del Caucaso Come sempre, il Caucaso rappresenta l’area meno analizzata e più tralasciata della geopolitica eurasiatica e più specialmente dello spazio post-sovietico. Eppure, è proprio qui che il sangue è colato di più dopo la dislocazione dell’Unione sovietica. Mentre il mondo occidentale e le sue starlette erano impegnati a versare lacrime di coccodrillo nel Balcani occidentali e a prendersi in video durante le passeggiate nella Sarajevo assediata, nel Caucaso erano attivi ben cinque conflitti allo stesso tempo, di cui oggi praticamente alcuno è stato totalmente risolto. Due guerre in Cecenia. Una tra l’Ossezia del Nord e l’Inguscezia, purtuttavia facenti parte della federazione russa. Una guerra civile in Georgia, paese inoltre alle prese con due regioni separatiste totalmente fuori controllo, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud oltre che all’allontanamento, discreto ma totale, della repubblica autonoma dell’Ajaria, importantissima in quanto rappresenta il principale sbocco sul mar Nero della Georgia. Infine, una guerra, sanguinosissima, tra gli armeni del Nagorno-Karabakh e gli azerbaigiani dell’Azerbaigian. All’inizio degli anni 2000, la seconda guerre in Cecenia si risolse con una sofferta...
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di Giulio Chinappi L’analisi che proponiamo di seguito è stata effettuata dall’economista peruviano Marco Carrasco-Villanueva, funzionario del Ministero delle Donne e delle Popolazioni Vulnerabili di Lima. L’articolo che abbiamo tradotto è stato pubblicato in inglese sulla rivista TI Observer di aprile, curata dall’Istituto Taihe di Pechino. L’operazione militare speciale russa contro l’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, non solo ha provocato danni economici sostanziali a lungo termine sia per la Russia che per l’Ucraina, ma ha avuto un impatto significativo sull’economia globale. In che modo la situazione in Ucraina ha influenzato le prospettive economiche mondiali sottostanti? L’operazione militare speciale russa contro l’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, non solo ha provocato danni economici sostanziali a lungo termine sia per la Russia che per l’Ucraina, ma ha avuto un impatto significativo sull’economia globale. L’immediata risposta occidentale alla crisi ucraina è stata l’imposizione di sanzioni rigorose e di forte impatto alla Russia. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha affermato che l’invasione dell’Ucraina è stata un atto di genocidio. Il 12 aprile 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che i colloqui di pace con l’Ucraina erano a un “vicolo cieco”, segnalando che non si vedeva la fine della crisi. La Russia e l’Ucraina svolgono un ruolo importante nella produzione di gas naturale e neon, grano, fertilizzanti, prodotti agricoli, legname, nonché acciaio e altri metalli. Sospendendo la produzione di cibo e fertilizzanti, la Russia ha catalizzato il divieto delle merci esportate da altri Paesi. Di conseguenza, i mercati globali di grano, gas naturale e fertilizzanti sono stati sconvolti, aggiungendo ulteriore pressione inflazionistica ai già gonfiati costi alimentari e di produzione. Il 6 aprile 2022, il petrolio era salito a 108 dollari al barile e fino al 10 aprile l’Ucraina aveva perso almeno 1,2 miliardi di dollari in esportazioni di grano. La task force delle Nazioni Unite ha avvertito che la crisi ucraina avrà gravi effetti negativi sulle economie dei Paesi in via di sviluppo che stanno già affrontando una rapida escalation dei costi alimentari ed energetici. I prezzi dell’energia sono il principale canale di trasmissione dell’inflazione in aumento e del calo della crescita economica derivanti dalla crisi ucraina. In prima linea nel mercato energetico mondiale, la Russia e la sua produzione agricola saranno influenzate negativamente dal conseguente aumento dei prezzi dell’energia. L’agricoltura dipende fortemente dall’energia, assorbendo una quantità elevata direttamente da carburante, gas ed elettricità. In un incontro del 14 aprile, Putin ha accusato i partner occidentali dell’attuale situazione del settore petrolifero e del gas del Paese, sostenendo che erano inadempienti per la fornitura di risorse energetiche russe. Desiderosa di migliorare la situazione, la Russia è pronta a vendere petrolio greggio e prodotti petroliferi ai Paesi favorevoli. Inoltre, le zone di guerra attive dell’Ucraina stanno attualmente affrontando una grave carenza di cibo, acqua ed energia. Le carenze sono dovute all’interruzione della logistica delle catene di approvvigionamento alimentare, della raccolta invernale e della semina primaverile, nonché alla disponibilità limitata di scorte agricole di carburante, fertilizzanti, pesticidi e semi. Oltre al divieto dei...
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di Giulio Chinappi Oltre alla Russia, anche la Cina è stata vittima delle fake news diffuse in Occidente circa la questione ucraina. Un articolo dell’agenzia stampa Xinhua, tradotto di seguito, analizza e smentisce tutte le falsità sulla posizione cinese circa il conflitto. Articolo Originale Da qualche tempo, gli Stati Uniti e alcuni altri paesi, nonché l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), stanno diffondendo disinformazione sulla posizione della Cina sulla situazione dell’Ucraina e lanciano accuse infondate per attaccare e diffamare la Cina. Le falsità, che confondono il bene con il male, sono un tentativo di fuorviare il mondo. La posizione della Cina sulla questione ucraina è trasparente, obiettiva ed equa. Alcuni esempi della disinformazione e della realtà sono presentati di seguito per aiutare il mondo a capire cosa sta realmente accadendo. Falsità 1: un rapporto dell’intelligence statunitense ha affermato che la Cina ha detto alla Russia che non avrebbe impedito alla Russia di intraprendere azioni in Ucraina, chiedendo al contempo alla Russia di non farlo prima della fine delle Olimpiadi invernali di Pechino. Ha anche affermato che la Russia ha chiesto assistenza alla Cina, comprese armi e altre attrezzature. Verifica della realtà: la Russia è un Paese sovrano che pesa, decide e attua in modo indipendente la propria politica estera in base alla propria strategia e ai propri interessi. Non è necessario chiedere in anticipo il consenso della Cina. In effetti, i funzionari statunitensi hanno ammesso che non ci sono prove che la Cina fornisca assistenza militare alla Russia. Il 14 marzo 2022, il segretario stampa presidenziale russo Dmitrij Peskov ha detto ai giornalisti che la Russia aveva il potenziale per condurre un’operazione in Ucraina e non aveva richiesto assistenza ad altri Paesi. Secondo i media, le informazioni riportate dal New York Times sulla base di una fonte anonima sono state effettivamente fornite da un alto funzionario per gli affari indo-pacifici del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Era una notizia falsa diffusa deliberatamente dagli Stati Uniti per screditare la Cina, distogliere l’attenzione del pubblico e scaricare la colpa. Secondo NBC News, gli ufficiali dell’intelligence statunitense hanno rilasciato informazioni sul conflitto Russia-Ucraina anche quando non erano “solide come una roccia” e alcune affermazioni, come la Cina che considerava di fornire aiuto militare alla Russia, sono state inventate. Ciò dimostra che gli Stati Uniti stavano intraprendendo un’azione preventiva per vincere la “guerra dell’informazione” contro la Russia. Parlando ai media il 22 marzo 2022, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan ha ammesso di non aver visto alcuna prova che la Cina fornisse equipaggiamento militare alla Russia. Il 30 marzo 2022, il portavoce del Pentagono John F. Kirby ha affermato che gli Stati Uniti non vedono indicazioni di assistenza militare cinese alla Russia. Falsità 2: la dichiarazione congiunta rilasciata da Cina e Russia il 4 febbraio di quest’anno fornisce la prova del sostegno della Cina alla Russia sulla questione dell’Ucraina. La dichiarazione congiunta è un “velato sostegno” all’”invasione” russa dell’Ucraina. Verifica della realtà: lo scorso febbraio, la Cina ha rilasciato dichiarazioni congiunte con un certo...
Nuclear-terrorism
di Evgeny Pashentsev Articolo originale in lingua inglese pubblicato sul sito MODERN DIPLOMACY Secondo le dichiarazioni ufficiali della Federazione Russa, l’operazione militare speciale cin Ucraina mira sia a “smilitarizzare” che a “denazificare” il Paese. Questa operazione viene eseguita in un grande Stato dotato di un’industria nucleare sviluppata, un esercito abbastanza potente (il più grande in Europa al di fuori di Russia e Turchia) e un’elevata potenza di fuoco (22° posto nel mondo secondo la classifica della forza militare del 2022 (Global Firepower, 2022)). Uno degli obiettivi primari dell’operazione è garantire la sicurezza delle strutture atomiche ucraine durante l’operazione militare. Ciò che aumenta significativamente il rischio, tuttavia, è il fatto che le vecchie centrali elettriche dell’Ucraina – piene di reattori, sistemi di raffreddamento, turbine ed altri componenti chiave – richiedono un’attenta manutenzione e monitoraggio, operazioni che, ovviamente, possono essere interrotte durante la guerra (Skibba e Barber, 2022).Oggi ci sono quattro centrali nucleari in funzione in Ucraina, con 15 unità di potenza e una capacità installata totale di 13.835 MW – il 26,3% della capacità totale di tutte le centrali in Ucraina (Uatom, 2021). Gli impianti nucleari ucraini sono stati progettati per avere una vita operativa di 30 anni. Sfortunatamente, questa durata è già stata superata da 12 unità; l’Ispettorato statale per la regolamentazione nucleare dell’Ucraina (Gosatomregulirovaniya) ne ha esteso la durata di 10-20 anni (My.Ua, 2021).Questa decisione ha sollevato interrogativi inquietanti da più parti. Il 25 gennaio, un mese prima dell’inizio delle ostilità, presso la centrale nucleare di Khmelnytsky, l’unità n. 1 è stata spenta a causa “dell’attivazione del trasformatore di blocco di protezione differenziale, seguita dall’attivazione della protezione del reattore“. L’unità è stata messa in funzione nel lontano 1988 e la sua vita operativa doveva terminare nel 2018. Lo stesso giorno, l’unità 4 della centrale nucleare di Zaporizhzhya – a cui prevista vita operativa di questa unità è terminata nel 2020 (Infox, 2022) – è stata spenta per poter procedere all’eliminazione delle “perdite di gas dal turbogeneratore“. Sembra evidente che le autorità ucraine abbiano ignorato i crescenti rischi derivanti dall’utilizzo di vecchie apparecchiature nelle centrali nucleari. Nel corso delle operazioni militari, ci sono anche rischi molto concreti che le strutture atomiche possano essere danneggiate da un missile vagante o da un proiettile di artiglieria. Mentre gli esperti occidentali ritengono che l’esercito russo non prenderebbe di mira deliberatamente una centrale nucleare, un errore accidentale potenzialmente disastroso – che potrebbe danneggiare milioni di ucraini e anche i vicini russi – non è da escludere. “Questo è certamente qualcosa per cui, penso, i russi farebbero uno sforzo per evitare che succeda, non solo perché non vogliono contaminare il Paese che stanno cercando di occupare, ma anche perché l’Ucraina ha bisogno dell’elettricità prodotta da quegli impianti”, afferma Ed Lyman , scienziato della sicurezza globale presso l’Union of Concerned Scientists e coautore del libro Fukushima: The Story of a Nuclear Disaster (Skibba and Barber, 2022). Senza ombra di dubbio, visto anche il perdurare delle ostilità, Ucraina e Russia non sono interessate al verificarsi di una nuova Chernobyl...
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di Laura Ruggeri LA RUSSIA STA PERDENDO LA GUERRA DELL’INFORMAZIONE? | di Laura Ruggeri | Mar, 2022 | Medio (medium.com) Il 10 marzo, quando il direttore della CIA Bill Burns si è rivolto al Senato degli Stati Uniti e ha dichiarato che “la Russia sta perdendo la guerra dell’informazione sull’Ucraina”, ha ripetuto un’affermazione che era già stata amplificata dai media anglo-americani dall’inizio delle operazioni militari della Russia in Ucraina. Sebbene la sua affermazione sia effettivamente vera, non ci dice perché e riflette principalmente la prospettiva dell’Occidente. Come al solito la realtà è molto più complicata. La capacità di guerra dell’informazione degli Stati Uniti non ha eguali: quando si tratta di manipolare le percezioni, produrre una realtà alternativa e armare le menti, gli Stati Uniti non hanno rivali. Anche il dispiegamento coercitivo statunitense di strumenti di potere non militari atti a rafforzare la propria egemonia e attaccare qualsiasi Stato che la sfida, è innegabile. Ed è proprio per questo che alla Russia non è rimasta altra scelta che quella militare per difendere i suoi interessi e la sicurezza nazionale. La guerra ibrida, e la guerra dell’informazione come parte integrante di essa, si sono evolute nella dottrina standard degli Stati Uniti e della NATO, ma questo non ha reso ridondante la forza militare, come dimostrano le guerre per procura. Con capacità di guerra ibrida più limitate, la Russia deve fare affidamento sul suo esercito per influenzare l’esito di un confronto con l’Occidente che Mosca considera esistenziale. E quando la tua esistenza come Nazione è a rischio, vincere o perdere la guerra dell’informazione nel metaverso occidentale diventa piuttosto irrilevante. Vincerlo a casa e assicurarsi che i tuoi partner e alleati comprendano la tua posizione e la logica dietro le tue azioni ha inevitabilmente la precedenza. L’approccio della Russia alla questione ucraina è notevolmente diverso da quello occidentale. Per quanto riguarda la Russia, l’Ucraina non è una pedina sulla scacchiera, ma piuttosto un membro della famiglia con cui la comunicazione è diventata impossibile a causa delle prolungate interferenze straniere e delle operazioni di influenza.  Secondo Andrei Ilnitsky, consigliere del Ministero della Difesa russo, l’Ucraina è il territorio in cui il mondo russo ha perso una delle battaglie strategiche nella guerra cognitiva. Avendo perso la battaglia, la Russia si sente ancora più obbligata a vincere la guerra – una guerra per annullare il danno a un Paese che storicamente è sempre stato parte del mondo russo e per prevenire gli stessi danni in patria. È piuttosto significativo che ciò che USA-NATO chiamano “guerra dell’informazione” sia definito “mental’naya voina“, cioè guerra cognitiva, da questo eminente stratega russo. Avendo principalmente sempre ricevuto le conseguenze delle operazioni di informazione / influenza, la Russia ne ha studiato i suoi effetti deleteri. Mentre è troppo presto per prevedere quale sarà la traiettoria del conflitto tra Russia e Ucraina e i suoi esiti politici, uno dei principali takeaway è che l’impiego da parte degli Stati Uniti di tutti gli strumenti di guerra ibrida per istigare e alimentare questo conflitto, non ha lasciato alla...
Zjuganov-Gennady
Articolo originale Mentre i media occidentali si sono affrettati ad attribuire la colpa del “massacro di Buča” all’esercito russo, persino il Pentagono ha affermato di non avere elementi che provano il coinvolgimento della Russia. Di seguito la traduzione dell’analisi effettuata da Gennadij Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa. In Occidente è iniziata una vera isteria per le presunte “atrocità” dell’esercito russo nella città di Buča, vicino a Kiev. Le vittime di queste “atrocità” sarebbero state scoperte dopo che le nostre unità dell’esercito se ne sono andate. La Russia ha annunciato la necessità di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per richiedere all’Ucraina di fornire prove. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha già ufficialmente confutato queste accuse, affermando che nessun civile è rimasto ferito durante la permanenza dell’esercito russo in questa città. Le immagini delle persone presumibilmente uccise sono apparse solo il quarto giorno dopo l’arrivo dell’esercito ucraino. Ci sono altri fatti che testimoniano la natura scenica di questa provocazione. Come è noto, la linea chiave della leadership politica e militare della Russia è la massima riduzione delle perdite tra la popolazione civile e della distruzione delle strutture civili. E in generale, le rappresaglie contro i civili sono estranee all’esercito russo e sovietico. Anche dopo l’ingresso nel territorio della Germania nazista nel 1944-45, dopo quelle mostruose atrocità che i nazisti commisero in URSS, all’Armata Rossa fu dato l’ordine severo di non vendicarsi della popolazione civile. E questo ordine è stato rigorosamente eseguito. Al contrario, gli eserciti degli Stati Uniti e di altri Paesi della NATO sono diventati famosi per terribili massacri. Basti ricordare Hiroshima e Nagasaki, città pacifiche dove gli Stati Uniti hanno massacrato centinaia di migliaia di giapponesi usando armi nucleari. La scia di sangue si estende lasciata dagli americani si estende oltre: Corea, Vietnam, Jugoslavia, Iraq, Siria, Libia. Questi sono solo alcuni dei Paesi in cui gli americani si sono resi colpevoli di massacri o dove tali crimini sono stati commessi dalle mani dei loro mercenari locali. Le provocazioni sanguinarie sono un marchio di fabbrica dell’imperialismo statunitense. Basti ricordare l’”incidente di Račak” in Kosovo, quando 34 militanti morti del gruppo terrorista UÇK [1] sono stati presentati come civili uccisi dall’esercito jugoslavo. Successivamente, esperti finlandesi indipendenti hanno confutato questa affermazione. Ma l’atto era compiuto. L’incidente di Račak è diventato il motivo dell’intervento della NATO contro la Jugoslavia. Durante i 78 giorni di spietati bombardamenti di città pacifiche, migliaia di persone sono state uccise e ferite e sono stati causati danni per oltre 100 miliardi di dollari. È chiaro che le dichiarazioni sulle “atrocità” dell’esercito russo fanno parte della guerra dell’informazione degli Stati Uniti e dei loro alleati contro la Russia, dando loro un motivo per sostenere i neonazisti. L’attuale élite pro-NATO in Ucraina non è capace di tali provocazioni. Il mondo intero guarda con orrore al modo in cui i neonazisti in Ucraina usano i civili come scudi umani. La cattura da parte di terroristi di diversi ostaggi in Occidente è sempre presentata come un terribile crimine. Tuttavia,...
di Andrew Korybko Expect Poland To Expand Its Sphere Of Influence After Russia’s Ukrainian Operation (oneworld.press) Le false affermazioni riguardanti un tentativo della Russia di ritagliarsi una cosiddetta “sfera di influenza” in Ucraina, che l’autore ha ampiamente sfatato qui, ignorano convenientemente il fatto che gli Stati Uniti si sono già ritagliati una propria sfera di tal genere in Europa attraverso la NATO a spese delle linee rosse della sicurezza nazionale russa. Mentre gli osservatori che trattano la materia in modo obiettivo ne erano già consapevoli, pochi si sono resi conto che c’è un altro Paese che si sta ritagliando una sfera di influenza regionale, la Polonia, che dovrebbe sfruttare l’operazione speciale della Russia in Ucraina a tal fine. Questo articolo mira a spiegare in modo conciso perché ciò sta accadendo, il che a sua volta dimostrerà essere un errore affermare che l’obiettivo della Russia è quella ritagliarsi una sfera di influenza regionale. La Polonia prevede di ripristinare il proprio Commonwealth storico che ritiene le sia stato ingiustamente sottratto dalle tre potenze imperialiste vicine alla fine del XVIII secolo. La realtà, tuttavia, è che grandi porzioni del suo impero informale che si mascherava sotto le spoglie di un cosiddetto “Commonwealth” occupavano, in realtà, le antiche terre della Rus’ di Kiev. Questo Stato è considerato il precursore del moderno Stato russo ed i suoi territori erano abitati da slavi orientali ortodossi che furono crudelmente maltrattati nel corso della Storia dai loro occupanti cattolici polacchi, trattati de facto come cittadini di seconda classe durante il periodo della cosiddetta Seconda Repubblica Polacca, compreso tra le due guerre mondiali, prima di essere liberati dall’Armata Rossa a metà del mese di settembre 1939. Tuttavia, la Polonia vede tutto diversamente e si considera storicamente come lo “scudo” della cristianità occidentale contro i cosiddetti “barbari russi” provenienti da Oriente, popoli che erano e sono tuttora descritti in termini etno-religiosi di superiorità, anche facendo riferimenti di tipo razzista relativamente all’occupazione plurisecolare da parte dei Mongoli del loro civilization-state. Varsavia ha in programma di ripristinare la sfera di influenza perduta attraverso la “Three Seas Initiative” (3SI), iniziativa volta a incorporare in modo completo gli Stati dell’Europa centrale e orientale (CEE) in un’alleanza multidimensionale de facto a guida polacca ed il cui nucleo sarà il Triangolo di Lublino – annunciato nell’estate 2020 – tra Polonia, Lituania ed Ucraina (l’ultima delle quali probabilmente se ne andrà dopo la fine dell’attuale conflitto). In risposta all’operazione speciale della Russia in Ucraina, la Polonia aspirerà prevedibilmente a posizionarsi come il più importante e appassionato Stato perno antirusso e avanguardia della NATO.Come dimostrano l’invio di più armi al suo partner minore ucraino, la richiesta di chiusura dello spazio aereo ai velivoli russi, il divieto di trasmissione imposto ai canali russi e potenziali piani per vietare persino ai cittadini russi di entrare nel Paese, la Polonia si sta già muovendo in questa direzione. Queste mosse radicali dimostrano che la Polonia sta sfruttando il conflitto in Ucraina per espandere ulteriormente la sua prevista sfera di influenza nella regione. Questi fatti oggettivamente esistenti screditano la falsa...