di Ljubodrag Simonović / Belgrade, Serbia ARTICOLO IN INGLESE “La verità è la totalità”. Questa proposizione è stata centrale in Hegel per la creazione del proprio sistema di dialettica. Questa proposizione, oggi, ci permette di comprendere la vera natura della crisi ucraina. In sostanza, la crisi in Ucraina è l’espressione del dilemma esistenziale contemporaneo imposto al mondo dal “Nuovo Ordine Mondiale” americano. La natura di tale ordine condiziona il rapporto dell’Occidente con la Russia e, in tale contesto, il rapporto dell’Occidente con l’Ucraina e i suoi cittadini. L’America ha causato la crisi in Ucraina per imporre una “risoluzione della crisi” che le consentirà di realizzare i suoi interessi strategici rispetto alla Russia e all’Europa. Il vero obiettivo della “risoluzione della crisi” americana in Ucraina è creare una crisi nel continente europeo che porti all’indebolimento sia della Russia che dei principali Paesi europei e al rafforzamento della posizione dell’America sia in termini militari che economici. La creazione di un corridoio militare attorno alla Russia e l’isolamento della Russia dall’Europa e, allo stesso tempo, l’integrazione dell’Europa nel sistema economico americano – questi sono i due obiettivi strategici che incidono direttamente sul modo in cui l’America sta cercando di “ risolvere” la crisi ucraina. Mentre la Russia vuole che l’Ucraina sia un ponte di cooperazione tra Europa e Russia, l’America cerca di trasformare l’Ucraina in una barriera insormontabile tra Russia ed Europa. Per quanto riguarda le relazioni economiche, il conflitto non riguarda l’attuale scambio economico tra Europa e Russia, ma le straordinarie opportunità di sviluppo della cooperazione economica tra le due parti. L’America si avvia al collasso economico. L’integrazione dell’Europa nella macchina economica degli Stati Uniti ripristinerebbe il potere economico statunitense e, allo stesso tempo, inibirebbe l’espansione economica della Russia, che è, in gran parte, basata sulla cooperazione economica e scientifica con l’Europa. Le azioni dell’America assomigliano a quelle di Hitler dopo essere stato sconfitto a Stalingrado Se analizziamo gli effetti della politica estera americana negli ultimi vent’anni, possiamo vedere che gli Stati Uniti, con i loro “interventi umanitari”, non si sforzano soltanto di conquistare, ma di distruggere Paesi e popoli. La pratica distruttiva di Washington è condizionata dal fatto che gli USA non sono più in grado di governare il mondo. Non sono più la più potente potenza economica mondiale e molto presto non saranno più la più potente potenza militare. Russia, Cina, India, Brasile, Bielorussia, Iran, Sud America, Venezuela, Cuba…. – questi sono i Paesi che si oppongono con successo all’imperialismo americano. Oggi, le azioni dell’America assomigliano a quelle della Germania nazista dopo la sconfitta a Stalingrado e Kursk, quando Hitler si rese conto che il suo esercito non poteva sconfiggere l’Armata Rossa e distruggere l’URSS. I tedeschi allora ricorsero alla tattica della “terra bruciata”. Guidati dal più fedele dei generali di Hitler, Walter Model, i tedeschi distrussero 70.000 villaggi, 1710 città, 2766 chiese e monasteri, 4000 biblioteche e 427 musei, 32.000 fabbriche nell’Unione Sovietica e uccisero oltre 27 milioni di cittadini. Quello che i nazisti e l’esercito tedesco hanno...
Ucraina
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Mentre il popolo bielorusso ha approvato la riforma costituzionale proposta dal presidente Lukašėnka, la città meridionale di Gomel’ ha ospitato il primo round di colloqui tra le delegazioni di Russia e Ucraina. Il 27 febbraio si è tenuto in Bielorussia un referendum costituzionale volto ad apportare alcune modifiche alla carta fondamentale dell’ex repubblica sovietica. Il referendum era stato promesso dal presidente Aljaksandr Lukašėnka per venire incontro all’opposizione e limitare i propri poteri rispetto agli altri organi dello Stato. Il nuovo progetto costituzionale è stato approvato dal 65,2% dei votanti con un’affluenza alle urne pari al 78,6%. La nuova legge fondamentale conferirà uno status costituzionale all’Assemblea Popolare Bielorussa, un organo che riunisce rappresentanti del governo insieme ad esponenti del mondo del lavoro, dell’imprenditoria, della scienza e della cultura, da non confondere con l’Assemblea Nazionale della Repubblica di Bielorussia, ovvero il parlamento di Minsk. La nuova Costituzione conferisce dei poteri effettivi a quest’organo, compreso quello di destituire in casi estremi il capo dello Stato, limitando di conseguenza il primato presidenziale, ed inoltre introduce una limitazione di due mandati presidenziali quinquennali per una singola persona a partire dalle prossime elezioni del 2025, ed il limite di un solo mandato di 11 anni per i giudici della Corte Costituzionale. Nella pratica, questa significa che Lukašėnka non potrà restare in carica oltre il 2035. “Il referendum nazionale del 27 febbraio sull’introduzione di emendamenti e integrazioni alla Costituzione della Repubblica di Bielorussia si è svolto nel rispetto dei diritti e delle libertà dei partecipanti al referendum e nel rispetto della legislazione nazionale e degli obblighi internazionali della Repubblica di Bielorussia in ambito elettorale”, ha commentato il russo Konstantin Kosačev, che coordinava la squadra di osservatori elettorali della Comunità degli Stati Indipendenti. La missione di osservazione della CSI ha dunque proposto di riconoscere come valido il referendum costituzionale. Simile anche il commento del kirghiso Kazybek Kochkonov, membro della squadra di osservatori dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: “Il referendum si è svolto in linea con la legislazione della Repubblica di Bielorussia e con gli obblighi internazionali assunti dal Paese. La missione non ha riscontrato alcuna violazione della legislazione nazionale. La missione riconosce che il referendum si è svolto in modo trasparente e aperto”. “Il referendum è stato osservato da 195 osservatori stranieri e 45.701 osservatori nazionali. La Commissione Elettorale Centrale (CEC) non ha ricevuto alcuna informazione dagli osservatori su eventuali violazioni della legislazione referendaria“, ha a sua volta dichiarato Igor Karpenko, capo della CEC bielorussa. I media occidentali hanno anche sottolineato come l’esito referendario apra la strada ad una possibile nuclearizzazione della Bielorussia, dopo che Minsk aveva ceduto le sue armi atomiche alla Russia in seguito alla fine dell’Unione Sovietica. Lukašėnka ha affermato che l’eventuale schieramento di armi nucleari della NATO in Polonia o Lituania potrebbe portarlo a chiedere alla Russia la restituzione dell’arsenale nucleare, e per questo la nuova Costituzione non conterrà più la “neutralità nucleare” della Bielorussia. Per ora, comunque, si tratta solamente di una possibilità in risposta a nuove provocazioni della NATO e a quelle del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, che a...
di Andrew Korybko ARTICOLO ORIGINALE Nel corso della sua operazione speciale in corso in Ucraina, la Russia sta attuando quel diritto internazionale che l’UNSC non è stato in grado di attuare in precedenza a causa della resistenza e della complicità degli Stati Uniti, negli stessi identici crimini di guerra che i suoi delegati fascisti hanno finora commesso impunemente per già quasi un decennio. Questa operazione umanitaria e delle forze dell’ordine è strettamente limitata alla lotta contro i fantocci fascisti americani in Ucraina, per assicurarli alla giustizia e, successivamente, liberare il popolo ucraino che hanno preso in ostaggio. Le parole contano; descrivere l’operazione speciale condotta dalla Russia in Ucraina come una cosiddetta “guerra” contro il Paese in generale non è accurato. Piuttosto, la Grande Potenza eurasiatica sta combattendo un regime fantoccio fascista sostenuto dagli Stati Uniti; un regime che ha collaborato con la NATO per pianificare un attacco a sorpresa contro la Russia nel prossimo futuro in stile Seconda Guerra Mondiale; un attacco cui sarebbe dovrebbe seguire la neutralizzazione pianificata delle sue capacità di secondo attacco nucleare . È diventato evidente negli ultimi due giorni come una delle manipolazioni più perniciose della verità riguarda la descrizione del conflitto in corso come una “guerra russa all’Ucraina“, narrazione che è totalmente falsa ma < che viene propagata per due ragioni narrative: far sembrare che la Russia stia attaccando il suo vicino fraterno che il presidente Putin ha descritto come storicamente unito al suo popolo, dipingendolo così come un ipocrita, e per galvanizzare il popolo ucraino in opposizione alla Russia in conformità con i tentativi attivi degli Stati Uniti di dividere e governare indefinitamente le loro società fraterne. Questi obiettivi egoistici mirano all’avanzata degli obiettivi strategici degli Stati Uniti nella regione. Basti dire che quelle narrazioni di guerra proposte dall’informazione armata non riflettono la realtà. Quello che sta effettivamente accadendo è questo: la Russia sta combattendo il regime fascista che l’America ha installato in Ucraina a seguito della follia del terrorismo urbano popolarmente noto in Occidente come “EuroMaidan”. Sebbene il leader in carica di quel paese sia ebreo, è praticamente tenuto in ostaggio da questi elementi ultra-radicali che glorificano Hitler e i loro antenati che hanno collaborato con lui per commettere un genocidio contro ebrei, polacchi e russi, tra gli altri. Volodymyr Zelensky semplicemente non può fare resistenza alla loro pressione per paura di essere lui stesso neutralizzato politicamente da loro o addirittura rovesciato, tuttavia ciò finirà per accadere, sia attraverso un’altra Rivoluzione Colorata, un colpo di Stato militare o qualche altro mezzo. Il presidente Putin ha descritto venerdì queste autorità illegittime come una “banda di tossicodipendenti e neonazisti che si sono stabiliti a Kiev e che hanno preso in ostaggio il popolo ucraino”. Li ha ingenuamente riconosciuti in passato a causa della sua pacificazione nei confronti dell’Occidente, cosa che ha tacitamente riconosciuto nel suo discorso alla nazione giovedì mattina. Il leader russo ha affermato di aver esaurito tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione per risolvere la crisi di sicurezza esistenziale del...
di Supratim Barman Quando il leader di Donetsk Denis Pushilin e il leader di Lugansk Leonid Pasechnik hanno chiesto formalmente il riconoscimento a Mosca, il successivo riconoscimento da parte di Vladimir Putin (come Presidente della Russia) il 21 febbraio 2022 della Repubblica popolare di Donetsk (DPR) e della Repubblica popolare di Lugansk (LPR) come Stati sovrani è stata forse l’azione più logica e profondamente umana che un leader politico di qualsiasi nazione abbia intrapreso nel 21° secolo. Rivela la profonda consapevolezza del popolo della Federazione Russa, delle cicatrici ancora aperte e del trauma del caos e della distruzione che caratterizzarono gli eventi della grande guerra contro il fascismo, che si concluse apocalitticamente nel 1945. Rivela anche la pura determinazione e la forza del carattere e la precisione della chiarezza di pensiero sotto forte pressione, e nel processo decisionale, del presidente russo e della figura eccezionalmente intelligente ed eroica del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Rivela anche cosa stavano fronteggiando in un ministro degli esteri britannico con l’ambizione di guadagnarsi il posto più alto all’interno del proprio gabinetto, ignara della distanza tra il Mar Nero e il Mar Baltico e quali parti della Federazione Russa sono ufficialmente riconosciute dal suo stesso governo come legalmente parte della Russia. Ha anche rivelato l’instabilità mentale e lo squilibrio di un capo di Stato, quello ucraino, che in un precedente avatar ha interpretato il ruolo principale di un clown in una commedia televisiva, e che ora, nella sua attuale reinvenzione, si scopre essere profondamente sconvolto e totalmente distaccato dalla realtà dell’amministrazione di una nazione, fatto attestato dalla minaccia di usare armi nucleari tattiche sul proprio territorio, indicando così chiaramente che poteva fregarsene della situazione catastroficamente pericolosa in cui stava mettendo la sua stessa gente; anche se, forse, pensando che questo fosse tutto uno spettacolo televisivo in cui interpretare un nuovo ruolo, quello di pagliaccio burattino su un palco imperialista. Rivela, inoltre, gli elementi fascisti che ora sono profondamente e pericolosamente radicati in ogni aspetto della società civile, dell’amministrazione governativa, delle bande di milizie armate, dell’esercito e delle autorità decisionali all’interno di un paese, l’Ucraina, che un tempo era considerato il granaio d’Europa. È triste credere che un leader di una nazione avrebbe chiesto alle sue forze armate di bombardare la propria gente fuori dalle loro case, indiscriminatamente dal fatto che fossero donne e bambini innocenti, in un inverno gelido e, poi, avrebbe apertamente cercato di ucciderli mentre fuggivano, tentando di bombardare a tappeto le vie di fuga. Queste sono tattiche uscite direttamente dalla mente fascista di un altro maniaco squilibrato che ha lasciato questo mondo, aiutato nel suo cammino verso l’inferno dall’esercito sovietico sotto il maresciallo Zhukov nel 1945. È anche triste la convinzione che queste stesse forze armate sarebbero, poi, effettivamente andate avanti e avrebbero fatto questo, (per essere precisi), uccidendo la propria gente in atti di folle violenza vendicativa per qualsiasi motivo le forze armate li avessero ritenuti meritevoli di tale punizione. Sembravano nutrire il pensiero che la loro stessa gente...
УКРАИНА: ИТАЛИЯ-РОССИЯ-МНЕНИЕ РИМ, 22 февраля. /Корр. ТАСС Вера Щербакова/. Россия с признанием суверенитета Донецкой и Луганской народных республик (ДНР и ЛНР) получила дополнительный рычаг давления в переговорах с США и НАТО о недопущении расширения Североатлантического альянса на восток. Такое мнение высказал в четверг в беседе с корр. ТАСС замдиректора итальянского журнала “Евразия” и глава внешних связей Центра исследований “Евразия – Средиземноморье” Стефано Верноле. Он полагает, что решение о признании республик Донбасса “было неизбежно из-за военного давления со стороны Украины, которую в свою очередь подталкивали НАТО и США к военным провокациям в отношении Донецка и Луганска”. “В прошлые месяцы Россия уже многое сделала для экономической интеграции двух республик. Москва больше не могла смотреть на рост военной напряженности в этих районах. Сейчас Россия получила дополнительный рычаг давления в переговорах, которые параллельно ведутся с США и НАТО, чтобы не допустить дополнительного укрепления позиций Североатлантического альянса на востоке”, – сказал эксперт. Он считает, что для Европы последствия сложившейся ситуации будут тяжелыми. “Европа останется под полным влиянием США, в том числе военным контролем посредством НАТО. Посмотрим, какими будут экономические последствия. Я не думаю, что будет полное прекращение экономических отношений, особенно в энергетической сфере, с Россией”, – сказал собеседник агентства. При этом он отметил, что Италия наряду с Германией и Францией наиболее подвержена негативным эффектам от вероятных экономических санкций. Россия же, по его мнению, использует выстраиваемые последние годы привилегированные отношения с Пекином, чтобы дать понять Западу, что есть альтернатива. Он также не исключил, что среди европейских стран “могут быть те, которые не последуют полностью жесткой санкционной линии США”. Президент России Владимир Путин 21 февраля заявил о признании суверенитета Донецкой и Луганской народных республик. С их лидерами были подписаны договоры о дружбе, сотрудничестве и взаимной помощи. Путин поручил МИД РФ установить дипломатические отношения с ДНР и ЛНР, а Минобороны РФ – обеспечить поддержание мира на их территориях. Ситуация на линии соприкосновения на востоке Украины обострилась на прошлой неделе. В ДНР и ЛНР сообщили о самых активных за последние месяцы обстрелах со стороны Украины. Они привели к повреждению ряда объектов гражданской инфраструктуры. В пятницу главы ЛНР и ДНР Леонид Пасечник и Денис Пушилин в связи с нарастающей угрозой боевых действий заявили об эвакуации жителей республик в Россию. В субботу в республиках была объявлена всеобщая мобилизация. ТАСС 22.02.2022, 12:19 MSK
Parere di Stefano Vernole a TASS ROMA, 22 febbraio. /Corr. TASS Vera Shcherbakova/. La Russia, con il riconoscimento della sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (DPR e LPR), ha un’ulteriore leva nei negoziati con gli Stati Uniti e la NATO per impedire l’espansione dell’Alleanza Atlantica a Est. Questa opinione è stata espressa giovedì in un’intervista al corrispondente. TASS Vicedirettore della rivista italiana “Eurasia” e responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo” Stefano Vernole. Vernole ritiene che la decisione di riconoscere le repubbliche del Donbass “era inevitabile a causa delle pressioni militari dell’Ucraina, che a sua volta è stata spinta dalla Nato e dagli Stati Uniti a provocazioni militari contro Donetsk e Luhansk”. “Negli ultimi mesi la Russia ha già fatto molto per l’integrazione economica delle due repubbliche. Mosca non poteva più guardare alla crescita delle tensioni militari in queste aree. Ora la Russia ha ricevuto ulteriore leva nei negoziati che si stanno conducendo in parallelo con gli Stati Uniti e la NATO al fine di impedire un ulteriore rafforzamento delle posizioni dell’Alleanza Nord Atlantico a est”, ha affermato l’analista. Vernole ritiene che per l’Europa le conseguenze della situazione attuale saranno gravi. “L’Europa rimarrà sotto la piena influenza degli Stati Uniti, compreso il controllo militare attraverso la NATO. Vediamo quali saranno le conseguenze economiche. Non credo che ci sarà una cessazione completa delle relazioni economiche, soprattutto nel settore energetico, con la Russia”, ha detto l’interlocutore all’agenzia. Allo stesso tempo, ha osservato che l’Italia, insieme a Germania e Francia, è più suscettibile agli effetti negativi di possibili sanzioni economiche. La Russia, a suo avviso, sta usando le relazioni privilegiate che ha costruito con Pechino negli ultimi anni per far capire all’Occidente che c’è un’alternativa. Inoltre, non ha escluso che tra i Paesi europei “potrebbero esserci quelli che non seguono la linea completamente rigida delle sanzioni statunitensi”. Il 21 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento della sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. Con i loro capi furono firmati trattati di amicizia, cooperazione e mutua assistenza. Putin ha incaricato il Ministero degli Esteri russo di stabilire relazioni diplomatiche con la DPR e la LPR e il Ministero della Difesa russo di garantire il mantenimento della pace nei loro territori. La situazione sulla linea di contatto nell’Ucraina orientale è peggiorata la scorsa settimana. La DPR e la LPR hanno riportato i bombardamenti più attivi dall’Ucraina negli ultimi mesi. Hanno causato danni a numerose infrastrutture civili. Venerdì, i capi di LPR e DPR, Leonid Pasechnik e Denis Pushilin, in connessione con la crescente minaccia di ostilità, hanno annunciato l’evacuazione dei residenti delle repubbliche in Russia. Sabato è stata annunciata la mobilitazione generale nelle repubbliche.
di Giulio Chinappi Vladimir Čižov, ambasciatore russo presso l’Unione Europea, ha rilasciato una lunga intervista pubblicata il 25 febbraio sul sito EurActiv. Il diplomatico ha affrontato numerose tematiche d’attualità legate alle operazioni militari russe in Ucraina. Ex viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Vladimir Čižov è un diplomatico di lungo corso che dal 2005 ricopre l’incarico di ambasciatore russo presso l’Unione Europea. Nell’intervista realizzata dal giornalista bulgaro Georgi Gotev per EurActiv e pubblicata da questo portale il 25 febbraio, Čižov ha affrontato le tematiche più scottanti del momento, ribadendo la posizione russa sulle operazioni militari in Ucraina e smentendo le accuse provenienti dal mondo occidentale. Quando sente parlare di “invasione dell’Ucraina”, Čižov ribadisce immediatamente: “Questa non è un’invasione. È un’operazione militare speciale di applicazione della pace”. Ad alcuni questa espressione può ricordare la retorica utilizzata dagli imperialisti occidentali per giustificare le proprie guerre umanitarie in giro per il mondo, con però la sostanziale differenza che la Russia è intervenuta in difesa della popolazione russa della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e solo su richiesta dei governi dei due Paesi, non in continenti remoti senza che nessuno lo abbia chiesto, come invece sono soliti fare gli Stati Uniti e i loro alleati. “In realtà, quello che stanno facendo le forze armate russe è sostenere il contrattacco delle milizie delle due repubbliche del Donbass ora riconosciute. Che hanno intrapreso un grande sforzo militare, perché dopo otto anni di continui bombardamenti da parte delle forze armate ucraine, e soprattutto da parte di quei cosiddetti battaglioni nazionalisti volontari, evidentemente la loro pazienza è venuta meno”, ha ribadito l’ambasciatore. Čižov ha anche affermato che la Russia sta compiendo uno sforzo di “denazificazione” dell’Ucraina, come già ribadito da numerosi esponenti del governo di Mosca: “[I nazisti sono] quelli che marciano con il saluto nazista, quelli che girano per Kiev e altre città con i ritratti dei criminali nazisti, come Stepan Bandera, il cui compleanno è stato proclamato festa nazionale”, spiega il diplomatico. La Russia accusa anche l’Ucraina di perpetrare un genocidio nei confronti delle minoranze che abitano il Paese, in particolare nei confronti della popolazione di lingua ed etnia russa. “Il numero delle vittime delle operazioni militari ucraine in questi otto anni indica chiaramente che ci sono state più di una dozzina di migliaia di civili morti in conseguenza di ciò”, spiega Čižov. In effetti, ci si dimentica troppo spesso che in Ucraina la guerra è in corso ininterrottamente dal colpo di Stato del 2014, e che l’intervento russo ha rappresentato solamente una reazione ad otto anni di persecuzioni perpetrate dai governi di Kiev e dalle forze paramilitari neonaziste, sostenute neanche troppo velatamente dalle potenze occidentali. Secondo l’ambasciatore, la politica applicata dall’Ucraina nei confronti della popolazione russa corrisponde perfettamente alla definizione di genocidio data dal diritto internazionale. “In realtà, l’esercito russo non è lì per iniziare la guerra, è lì per porre fine alla guerra”. In pochi, poi, sanno che l’attuale governo ucraino trama anche di realizzare la bomba atomica utilizzando le conoscenze ereditate dall’Unione Sovietica. Questo rappresenterebbe una violazione del Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, con...
Traduzione di Guido Benni da https://mfa.gov.by/press/news_mfa/a996b8322b64a791.html La Bielorussia ha più volte affermato il pericolo del comportamento sconsiderato della leadership e dei politici di alcuni paesi occidentali, che negli ultimi anni profferiscono sempre più pressioni e minacce non mascherate come strumenti per risolvere i propri problemi internazionali. La presa in considerazione degli interessi degli altri partecipanti al processo è stata quasi universalmente sostituita da misure restrittive unilaterali, influenza ibrida e retorica aggressiva. Una diretta conseguenza è stata la rapida crescita delle tensioni nella regione dell’Europa orientale, nonché il degrado del sistema di sicurezza internazionale durato per decenni, il discredito e il livellamento dell’autorità di importanti fonti di pace e sicurezza come l’ONU e l’OSCE, il deprezzamento dei trattati e degli accordi internazionali, nonché il rifiuto dei loro obblighi diretti ai sensi degli stessi. Le garanzie calpestate di Gran Bretagna e Stati Uniti sulla Bielorussia nel Memorandum di Budapest ne sono un esempio eloquente. In una situazione del genere, percepiamo con rispetto e comprensione la decisione della parte russa di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Questa mossa della Russia non ha solo una dimensione politica, ma anche umana, umanitaria, dato il numero di cittadini russi che vivono in questi territori e vivono privazioni da quasi otto anni. I bielorussi, come nessun altro, conoscono gli orrori della guerra e il desiderio di vivere in pace e in armonia tra i popoli è nel nostro codice genetico. La Repubblica di Bielorussia ha sempre sostenuto attivamente e costantemente una soluzione pacifica del conflitto nel sud-est dell’Ucraina. Anche ora consideriamo prioritari i metodi diplomatici e siamo pronti a contribuire a questo processo in ogni modo possibile. Accogliamo con favore le dichiarazioni della parte russa sull’apertura alla diplomazia in questo contesto. La via dei negoziati, a nostro avviso, è l’unica vera per evitare spargimenti di sangue tra i fraterni popoli slavi. Chiediamo a tutte le parti di astenersi dall’escalation militare e da qualsiasi altra azione che blocchi la strada verso la pace. Vi ricordiamo la speciale responsabilità degli Stati Uniti e dell’Unione europea nell’escalation della situazione nella nostra regione. È necessario smettere di provocare violenze, pompare l’Ucraina e i paesi baltici con truppe e armi e imporre sanzioni illegali. Nelle sue ulteriori azioni, la parte bielorussa intende procedere dai principi di un atteggiamento coscienzioso di tutte le parti all’adempimento degli obblighi internazionali assunti, un’alleanza strategica con la fraterna Russia, e tenendo conto anche dell’ulteriore sviluppo della situazione.
di Giulio Chinappi Il presidente Vladimir Putin ha ufficialemente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Doneck Dopo le insistenti richieste formulate in modo trasversale dalla Duma di Stato, e con particolare enfasi dal Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF), il presidente Vladimir Putin ha finalmente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), i due territori che si erano autoproclamati indipendenti già nel 2014, in seguito al colpo di Stato in Ucraina. Per coloro che hanno la memoria corta, il colpo di Stato che ha avuto luogo in Ucraina nel febbraio 2014, con la conseguente deposizione del presidente legittimo Viktor Janukovyč, portò successivamente alla nascita di un governo nazionalista antirusso, che impose forti restrizioni e pesanti disciminazioni alla popolazione di etnia e lingua russa. Fu allora che, il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Doneck dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, seguita, il 12 maggio, dalla Repubblica Popolare di Lugansk. In precedenza, l’11 marzo, anche la Repubblica Autonoma di Crimea aveva proclamato l’indipendenza, per poi entrare a far parte della Federazione Russa in seguito all’esito del referendum organizzato il 16 marzo. Dopo aver firmato i due decreti, Putin ha anche chiesto all’Assemblea Federale di sostenere questa decisione e quindi di ratificare i trattati di amicizia e mutuo soccorso con entrambe le repubbliche. Nell’annunciare questa decisione, il presidente ha espresso fiducia nel sostegno dei cittadini russi e di tutte le forze patriottiche nel paese, riporta l’agenzia stampa russa TASS. Successivamente, Putin ha incontrato i leader della RPD e della RPL, rispettivamente Denis Pušilin e Leonid Pasečnik, e ha firmato con loro i trattati di amicizia, cooperazione e mutuo soccorso tra la Russia e le due repubbliche. Questi trattati implicano la possibilità di un intervento diretto di Mosca nel caso in cui il governo ucraino passasse all’invasione armata dei territori delle due repubbliche. La cerimonia si è svolta nella Sala di Santa Caterina del Cremlino, che ha ospitato la riunione del Consiglio di sicurezza russo. In precedenza, il presidente federale russo si era già lasciato andare ad alcuni commenti che facevano presagire questa decisione. “I negoziati sul Donbass sono in corso già da otto anni, ma questo processo è arrivato a un punto morto”, aveva detto Putin sempre di fronte al Consiglio di sicurezza. La soluzione pacifica alla questione del Donbass doveva essere basata sugli Accordi di Minsk concordati nel febbraio 2015, che prevedevano cessate il fuoco, ritiro delle armi, amnistia, ripresa dei legami economici e una profonda riforma costituzionale in Ucraina. Tuttavia il governo ucraino, al di là delle parole, non ha mai fatto nulla per attuare gli accordi. La decisione del presidente russo è stata una conseguenza anche dalla minaccia di un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. “Se la Russia deve affrontare una minaccia come l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza del Nord Atlantico, alla NATO, allora le minacce al nostro Paese aumenteranno di molte volte“, ha detto Putin, ricordando l’articolo 5 del Trattato “secondo il quale è chiaro che tutti i Paesi dell’alleanza devono combattere...
di Slavisha Batko Milacic ARTICOLO ORIGINALE “La guerra geopolitica dell’Occidente alla Russia: il caso Ucraina”. Questo il titolo della conferenza internazionale che il 15 febbraio scorso ha ospitato la Camera Civica della Federazione Russa. A confronto si sono trovati: politologi, esperti, giornalisti e personaggi pubblici provenienti da Russia, Stati Uniti, Italia, Germania, Finlandia, Belgio e altri Paesi hanno discusso sui possibili sviluppi relativi alla questione ucraina. Il direttore del Democracy Research Foundation Maxim Grigoriev ha ricordato alla platea le accuse rivolte da Colin Powell relativamente al fatto che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa – accuse che hanno permesso di lanciare l’offensiva contro Baghdad – facendo, poi, riferimento anche alla massiccia campagna di disinformazione da parte della stampa occidentale contro la Siria. Lo stesso Grigoriev era un membro della commissione che si è recata nella città siriana di Douma, dove, secondo alcuni media occidentali, le forze governative effettuarono un attacco chimico contro la popolazione civile, episodio che è servito da pretesto a Washington per lanciare un altro bombardamento. “Personalmente mi trovavo nel medesimo edificio dove sarebbero state girate le riprese video di persone morte“, ha detto Maxim Grigoriev. “Abbiamo intervistato le persone che vivevano lì. Nessuno di loro è rimasto ferito. Abbiamo descritto in dettaglio quella guerra dell’informazione contro la Siria e le attività del gruppo dei Caschi Bianchi nel nostro libro”. La situazione in Ucraina che si è sviluppata negli ultimi otto anni ha molto in comune con le provocazioni informative degli Stati Uniti contro la Siria. Valery Korovin, direttore del Center for Geopolitical Expertise, nel suo intervento ha posto l’accento sul fatto che la massiccia campagna mediatica contro la Russia pone in evidenza l’interesse degli Stati Uniti per un nuovo conflitto bellico e le preparazioni in tal senso. Esperti provenienti da USA ed Europa hanno discusso le ragioni della guerra dell’Occidente contro la Russia. “Da un punto di vista geopolitico, Washington ha bisogno di questa guerra per diversi motivi – ha spiegato Korovin – in primo luogo, il conflitto, qualora iniziasse allontanerebbe molto la Russia dall’Europa creando un numero enorme di problemi nella costruzione delle relazioni russo-europee, compresa la costruzione di un asse geopolitico. In secondo luogo, Washington ha la necessità di una sorta di nemico comune. C’è stato un momento in cui gli USA non lo avevano più. E per questa ragione prima fu scelto il terrorismo internazionale, poi l’islamismo, equiparato anche al fascismo. Attualmente il ruolo del nemico e rivestito nuovamente dalla Russia. Un altro motivo della politica aggressiva di alcuni paesi occidentali nei confronti della Russia, viene identificato da Korovin nella necessità di consolidare il blocco NATO che ha perso ogni significato in mancanza di un chiaro avversario geopolitico, nel ruolo in cui era solita agire l’URSS. La politica delle sanzioni e delle pressioni è anche uno degli elementi giocati dagli Stati Uniti contro la Russia. “In definitiva, le sanzioni imposte dovrebbero minare notevolmente la posizione del presidente russo, rivoltare le élite contro di lui e quindi accelerare ciò che vogliono gli strateghi occidentali: la rimozione del presidente russo“, ha affermato...