di Giulio Chinappi Quanto è coinvolta la famiglia Biden nei finanziamenti ai laboratori biologici in Ucraina? Stati Uniti e Russia davvero pensando all’uso di armi nucleari nel conflitto? L’Ucraina sta utilizzando munizioni al fosforo bianco? L’emergere del coinvolgimento di Hunter Biden, secondogenito dell’attuale presidente statunitense Joe Biden, nel finanziamento dei laboratori biologici in Ucraina ha portato nuovi elementi e nuove prove su quanto effettivamente accadeva sul territorio dell’ex repubblica sovietica. Le e-mail dell’avvocato e imprenditore rappresenterebbero infatti delle prove schiaccianti su quanto abbiamo avuto modo di sottolineare già nei nostri articoli precedenti, ovvero che Washington stesse conducendo studi poco ortodossi nei laboratori ucraini. Negli scorsi giorni, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato che la Russia chiederà spiegazioni ufficiali sul coinvolgimento di Hunter: “Certo, chiederemo spiegazioni. E non solo noi. Come sapete, la Cina ha già sollecitato chiarimenti. Ha chiesto di rendere trasparente al mondo questo programma e questa situazione. Ovviamente questo interesserà molti“, ha detto Peskov. Peskov ha anche spiegato che la Russia stava ancora studiando le informazioni disponibili sui biolaboratori statunitensi in Ucraina: “Come potete capire, i nostri specialisti del Ministero della Difesa stanno procedendo con l’analisi delle informazioni che abbiamo a nostra disposizione riguardo a questi biolaboratori e ai programmi su cui hanno lavorato“, ha proseguito il portavoce. “Si tratta di informazioni molto sensibili per noi e per il mondo intero“, ha affermato. Il 28 marzo, le autorità russe hanno affermato di aver concluso gli studi sui documenti di cui sono venuti in possesso nel corso dell’operazione speciale in Ucraina. Ad affermarlo è stato il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrušev, secondo il quale le evidenze in possesso della Russia dimostreranno al mondo che gli Stati Uniti sono diventati “il degno successore delle tradizioni del Terzo Reich, dove si praticavano esperimenti disumani sulle persone”. Patrušev ha anche ricordato che “gli Stati Uniti e l’Ucraina sono rimasti gli unici Paesi al mondo a votare contro la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta alla glorificazione del nazismo e altre iniziative simili“. Un altro tema che sta tenendo banco sulla stampa internazionale è quello del possibile uso di armi nucleari da parte degli Stati Uniti o della Russia. Lo stesso portavoce Peskov ha precisato in una recente conferenza stampa che la Russia non ha mai preso in considerazione l’uso di armi nucleari in Ucraina. Al contrario, il presidente Joe Biden ha invocato l’uso preventivo delle armi nucleari, il che significa che gli Stati Uniti sarebbero disposti a sganciare per primi l’ordigno atomico. Vale sempre la pena di ricordare, del resto, che gli USA sono l’unico Paese della storia ad aver utilizzato bombe nucleari contro un nemico. “Siamo entrati nella fase di una guerra totale“, ha sottolineato Peskov. “I Paesi dell’Europa occidentale, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, stanno effettivamente conducendo una guerra contro di noi nel commercio, nell’economia, nel sequestro delle nostre proprietà, nel sequestro dei nostri fondi, nel bloccare le nostre relazioni finanziarie. E dobbiamo adattarci alla nuova realtà“, ha inoltre commentato Peskov. Per stemperare il clima bellico, anche il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka è...
Ucraina
Nouvel Ordre Mondial et hégémonie unipolaire – Strategika51 Intelligence Durante il suo discorso del 21 marzo 2022 davanti ai potenti datori di lavoro statunitensi (Business Roundtable), Joe Robinette Biden ha affermato esplicitamente che spettava ai principali leader dell’economia americana guidare il Nuovo Ordine Mondiale e che avrebbe unito il resto del “ mondo libero ” per raggiungere questo obiettivo. “Stiamo andando verso un Nuovo Ordine Mondiale e dobbiamo dirigerlo” La fraseologia della teoria della cospirazione è approvata senza vergogna da un Presidente che lotta per seguire il copione ma abbandona i termini chiave: “Nuovo ordine mondiale” e “resto del mondo libero“. Il primo non è nuovo e risale nel suo significato attuale a un discorso pronunciato dall’allora Presidente USA George Bush Sr. dopo lo scioglimento dell’ex URSS, mentre il secondo è un elemento di linguaggio politically correct utilizzato nei confronti dei paesi sotto l’influenza di Washington durante la Guerra Fredda 1.0. La posta in gioco geopolitica del mondo odierno va ben oltre la cornice del conflitto ucraino – che è solo un fronte aperto che funge sia da pretesto che da alibi per un’estensione del campo di lotta – ma anche una ripresa del controllo di un ordine mondiale che sembrava scosso dall’ascesa del multilateralismo e dalla visione di un mondo multipolare. In definitiva, la questione fondamentale riguarda l’egemonia planetaria delle élite che, attraverso la speculazione e l’usura, gestiscono il sistema economico e finanziario globale e nient’altro. Qualsiasi potenziale minaccia contro gli interessi di queste élite che tengono in ostaggio il cosiddetto “mondo occidentale” è percepita come un’intollerabile messa in discussione di questo desiderio di egemonia e un casus belli capace di innescare la denigrazione, la demonizzazione e poi la distruzione del potere, mettendo in discussione un ordine profondamente corrotto e ingiusto basato sulla predazione e sul profitto a dispetto di tutti i valori etici e umani. Più di tre decenni dopo la Guerra del Golfo del 1991, un attore non professionista che interpreta il ruolo del Presidente degli Stati Uniti dà il tono: la fine della Storia sono i gruppi di interesse e la corruzione, altrimenti sarà una guerra mondiale a tutto campo. Non esiste altro programma alternativo a questo tipo di ordine mondiale escogitato da una casta oligarchica e adattato esclusivamente ai suoi interessi privati, a danno del resto dell’umanità che viene condannata alla schiavitù per debiti, all’immobilità e all’assistenza forzata in modo che si possa stimolare un processo di consumo che va a beneficio soltanto dei grandi “mezzadri” moderni. Molto è stato detto sul Nuovo Ordine Mondiale, concetto che riecheggia il sogno della Germania Nazionalsocialista di un dominio che sarebbe dovuto durare un millennio o un altro piano più sordido rivelato dall’Okhrana (la polizia politica della Russia zarista) e poi violentemente negato come un grossolano falso. Con il senno di poi, si scopre che la guerra contro Russia e Cina non solo era stata pianificata da molti anni, ma sembrava inevitabile. Il programma Starlink di SpaceX, ad esempio, mirava solo a mantenere una connessione di rete tramite la costellazione di micro-satelliti in orbita bassa in un contesto di guerra contro una potenza con la capacità...
di Fabio Massimo Parenti Dibattito italiano, infruttuoso e controproducente Nei dibattiti di queste ultime settimane si evince chiaramente, al di là di poche eccezioni, l’incapacità di approfondire le origini del conflitto tra Russia e Ucraina. Il paradosso è che i professionisti della comunicazione, – ovvero coloro i quali danno forma all’opinione pubblica – impauriti dagli scenari peggiori che potrebbero dipanarsi in Europa, si focalizzano invano sulle soluzioni per uscire dall’attuale impasse, anziché cercare di analizzarne le cause, o meglio i processi storico-geografici. Tuttavia, come si fa a parlare di possibili soluzioni (negoziali nella migliore delle ipotesi) se non si comprendono le origini di questa guerra, che ci parlerebbero di innumerevoli corresponsabilità? La banalizzazione e riduzione delle “cause” a ciò che abbiamo visto nella congiuntura degli ultimi giorni sembrerebbe il risultato di chi si è svegliato dal letargo politico, economico ed intellettuale, tipico dell’auto-referenzialismo occidentale, e che non si è accorto che il mondo sia già cambiato. Se le nostre guerre “umanitarie” e “democratiche”, illegali e in violazione del diritto internazionale – ebbene sì, abbiamo costantemente violentato la sovranità territoriale di numerosi popoli – erano appoggiate e partecipate come un’ineluttabilità storica, sempre decisa dagli Usa e i suoi più stretti alleati (parliamo di centinaia di migliaia di morti civili – chiamati “effetti collaterali” – uso di armi chimiche e interi paesi dilaniati), oggi la “reazione” russa è “mostrificata”. Con non poche false flags, al punto da spacciare la strage di civili a Donesk del 14 marzo, ad opera delle forze ucraine, come una strage per mano russa. Copioni già visti in altri teatri di guerra, in cui numeri e notizie venivano veicolati dalla gran cassa mediatica 24h senza riscontri, verifiche ed utilizzando a piacere video e foto di archivio di altri contesti bellici del passato. Tornando alla questione delle origini della guerra in corso, un’analisi critica ed articolata metterebbe a nudo le evidenti corresponsabilità storiche, che, al contrario, non possono emergere nella reductio a tifoserie e nel manicheismo maccartista della semplificazione binaria buoni/cattivi. Non solo il presidente Putin non è un pazzo, ma neanche soffre di condizioni di salute peggiori di Biden. Basterebbe ricordare che consiglieri, politici, diplomatici e studiosi di altissimo livello, proprio negli Usa 8ma anche in Europa), hanno costantemente messo in guardia dall’espansione del sistema US-Nato (evidentemente non concordi al loro interno). Un’espansione tutt’altro che pacifica (si pensi per restare all’Europa a ciò che è stato fatto nei Balcani occidentali), fatta di basi militari, esercitazioni congiunte e sistemi missilistici puntati verso Mosca. Dovrebbe ormai essere noto che se l’Ucraina non è entrata nella NATO, quest’ultima è però già entrata in Ucraina da diversi anni, come le vicende storiche degli ultimi 15 anni dimostrano in maniera incontrovertibile. Peraltro, mentre l’espansionismo NATO viene ricordato sui nostri media, esso non è riflettuto a sufficienza. E’ innegabile che come accaduto nel 1962, anche oggi gli Usa non accetterebbero mai alleanze militari di un blocco militare concorrente alle proprie porte. Se avessimo dunque una situazione ribaltata, che coinvolgesse Canada o Messico in...
di Fabio Massimo Parenti Il Dipartimento di stato americano ha commentato l’incontro del 14 marzo tra Sullivan e Yang dichiarando: “a Roma abbiamo messo in guardia la Cina sulle conseguenze di un eventuale supporto alla Russia”. Pochi giorni dopo, la Casa Bianca ha rincarato la dose asserendo che “ci saranno implicazioni e conseguenze” se Beijing fornisse supporto alla Russia. E’ chiaro che questo non è un atteggiamento costruttivo, soprattutto in un momento che richiederebbe ben altri toni ed approcci. C’è da dire, tuttavia, che nel corso della telefonata con Xi, del 18 marzo, Biden avrebbe cercato anche di ristabilire un certo equilibrio, almeno formale, e meno basato sul confronto-scontro tra rivali. Proviamo ad inquadrare il ruolo della Cina nell’attuale crisi e l’inevitabile dialettica con gli Usa. Dopo averla quotidianamente dileggiata e provocata su qualsiasi questione internazionale ed interna, all’improvviso, molti in Occidente invocano la Cina affinché possa svolgere un ruolo nelle drammatiche vicende europee. Generali, analisti, giornalisti e, come detto, gli stessi Usa. Questi ultimi vorrebbero che la Cina contribuisse ad isolare la Russia, mentre assistono a una “sirianizzazione” del conflitto in Ucraina, lanciano moniti su possibili attacchi chimici (come in Siria), operano un costante invio di armi ad una parte in guerra e continuano a spingere l’Europa sull’orlo del baratro, attraverso un’ulteriore stretta sanzionatoria che tocca più noi che loro. Questa tanto sbandiera alleanza tra UE e Stati uniti ci sta portando ad un futuro prossimo disastroso. E le imperanti tifoserie pro-americane nostrane dovrebbero prenderne atto, invece di accodarsi pedissequamente agli Usa quando ripetono il mantra delle “conseguenze” per Pechino se sostenesse militarmente la Russia. Cosa che non avverrà. Negli ultimi settant’anni il rapporto statunitense verso Cina e Russia è stato caratterizzato da una continua alternanza tra l’uno e l’altro paese al fine di isolare l’uno o l’altro. Se nella prima guerra fredda gli Usa avevano portato la Cina dalla loro parte (con il duo Kissinger-Nixon), contribuendo ad isolare l’URSS, in seguito essi hanno tentato di integrare la Russia nell’orbita NATO (tra fine anni Novanta e primi anni Duemila), questa volta tentando di isolare una Cina in ascesa. Le previsioni sono state tuttavia errate e le manovre strategiche ritardatarie e mal concepite. Cina e Russia si sono avvicinate sempre di più negli ultimi venti anni. Gli Usa erano convinti che la Cina sarebbe andata incontro a problemi interni e che comunque avrebbe trasformato il proprio sistema politico-economico, emulandoci. Le previsioni sono state tutte fallaci e ciò che speravano non è accaduto, anzi, al contrario, la Cina ha rafforzato il proprio status economico-politico al livello mondiale, perseverando sulla strada di un modello di sviluppo autoctono di socialismo di mercato, seguendo la logica della doppia circolazione, ovverosia la combinazione dialettica tra integrazione internazionale e sviluppo domestico. Nella situazione attuale gli Usa stanno perseguendo, vittoriosamente, la cesura tra Europa e Russia, sperando, successivamente, di allontanare Cina e Russia. In questo modo cadrebbe l’asse anti-egemonico asiatico, dando agli Usa più spazio di manovra per continuare ad influenzare il continente euroasiatico per i...
di Marc Vandepitte Strategic Thinkers Who Warned for NATO Expansion – Global ResearchGlobal Research – Centre for Research on Globalization Uno degli aspetti più affascinanti della guerra in Ucraina è il gran numero di eminenti pensatori strategici che da anni avvertono che questa guerra sarebbe imminente se avessimo continuato su questa strada. Elenchiamo le più importanti di queste avvertenze. George Kennan, architetto della Guerra Fredda, nel 1998: “Penso che sia l’inizio di una nuova guerra fredda. Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore. Non c’era alcun motivo per questo. Nessuno stava minacciando nessun altro. Ovviamente ci sarà una brutta reazione da parte della Russia, e poi [gli espansori della NATO] diranno che vi abbiamo sempre detto che è così che sono i russi, ma questo è semplicemente sbagliato“. Henry Kissinger, ex Segretario di Stato statunitense, nel 2014: “Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare, non deve essere l’avamposto di nessuna delle due parti contro l’altra, dovrebbe fungere da ponte tra di loro. L’Occidente deve capire che, per la Russia, l’Ucraina non può mai essere solo un paese straniero. Anche famosi dissidenti come Aleksandr Solzhenitsyn e Joseph Brodsky hanno insistito sul fatto che l’Ucraina fosse parte integrante della storia russa e, in effetti, della Russia. L’Ucraina non dovrebbe aderire alla NATO“. John Mearsheimer, uno dei massimi esperti di geopolitica negli Stati Uniti, nel 2015: “La Russia è una grande potenza e non ha alcun interesse a consentire agli Stati Uniti e ai loro alleati di prendere un grosso pezzo di proprietà immobiliare di grande importanza strategica sul confine occidentale e incorporarlo in Occidente. Questo non dovrebbe sorprendere gli Stati Uniti d’America poiché tutti voi sapete che abbiamo una dottrina Monroe. La dottrina Monroe dice che l’emisfero occidentale è il nostro cortile e nessuno da una regione lontana è autorizzato a spostare forze militari nell’emisfero occidentale. Ricordate come siamo diventati completamente pazzi all’idea che i sovietici mettessero forze militari a Cuba. Questo è inaccettabile. Nessuno mette forze militari nell’emisfero occidentale. Ecco di cosa tratta la dottrina Monroe. Riuscite a immaginare tra 20 anni una potente Cina che formerà un’alleanza militare con Canada e Messico e sposterà le forze militari cinesi sul suolo canadese e messicano e noi stiamo semplicemente lì a dire, questo non è un problema? Quindi nessuno dovrebbe sorprendersi del fatto che i russi siano rimasti apoplettici all’idea che gli Stati Uniti mettano l’Ucraina sul lato occidentale del libro mastro. […] Ma non abbiamo fermato i nostri sforzi per rendere l’Ucraina parte dell’Occidente. L’Occidente sta guidando l’Ucraina lungo la via dell’inferno e il risultato finale è che l’Ucraina sarà distrutta […] Quello che stiamo facendo è, in effetti, incoraggiare quel risultato. Se pensiamo che queste persone a Washington (e la maggior parte degli americani) abbiano problemi a trattare con i russi, non puoi credere a quanti problemi avremo con i cinesi“. Jack F. Matlock, l’ultimo ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica, nel 1997: “L’espansione...
Pubblichiamo la traduzione della recente intervista rilasciata dal prof. Aleksandr Dugin per Tsargrad TV tradotta da Lorenzo Maria Pacini “Great Game” in Ucraina: l’analisi geopolitica di Alexander Dugin per Tsargrad TV | The Fourth Political Theory (4pt.su) L’Ucraina non è solo una repubblica post-sovietica, non solo uno dei frammenti dell’Impero russo, ma la parte più importante del “Grande Gioco” geopolitico. Oggi, non solo il futuro della Russia e dell’Ucraina, ma il destino di tutta l’umanità viene deciso sulle rive del Dnepr. E il futuro di miliardi di persone dipende in definitiva dal fatto che l’Ucraina rimanga “anti-Russia” o torni al suo “porto natale”. Come mai? Le risposte sono nell’analisi geopolitica odierna della questione ucraina del filosofo Alexander Dugin. La questione ucraina alle origini della geopolitica Si è già scritto molto e con parecchio dettaglio sul posto che occupa l’Ucraina nel confronto geopolitico tra Terra e Mare. È simbolico che il fondatore della geopolitica, Halford Mackinder, sia stato Alto Commissario dell’Intesa per l’Ucraina durante la guerra civile russa e lì, nel governo Wrangel in quel momento, il fondatore dell’Eurasiatismo, il geografo Pyotr Savitsky, lavorò come assistente del ministro degli Affari esteri Pyotr Struve, che fu il primo nel giornalismo in lingua russa a menzionare il termine stesso “geopolitica” e ha delineato i punti principali di questa metodologia. Geopolitica: la guerra continua di terra e di mare Mackinder ha formulato la teoria della grande guerra dei continenti, il confronto tra la civiltà del Mare (l’Occidente nel suo insieme, l’Impero Britannico, in modo più ristretto) e la civiltà della Terra (Heartland, Russia-Eurasia) un po’ prima, nel 1904, nella celebre opera “L’asse geografico della storia” [1 ] . Terra (Roma, Sparta) e Mare (Cartagine, Atene) sono due civiltà antagoniste, opposte in tutto: tradizionale e moderna, spirituale e materialista, militare e commerciale. Il conflitto tra loro è una costante nella storia del mondo. L’Eurasia come teatro di confronto geopoliticoNegli ultimi secoli, quando il Grande Gioco si è svolto in piena misura, il confronto tra l’Impero britannico e quello russo, la grande guerra dei continenti si è iscritta nello spazio dell’Eurasia. In questo spazio, la “terra centrale”, Heartland, rappresentava la Russia. E la “civiltà del mare” – l’Inghilterra. L’Inghilterra ha cercato di coprire l’Eurasia con una rete di colonie dall’esterno, dal lato degli oceani. La Russia ha reagito dall’interno, cercando di sfondare il blocco. La principale fascia di stress è stata emessa nel concetto speciale di Rimland, la “zona costiera”. Si estendeva dall’Europa occidentale attraverso il Medio Oriente e l’Asia centrale fino al sud-est asiatico: India e Cina. L’obiettivo del Mare è di soggiogare Rimland a sé stesso. L’obiettivo di Sushi è rompere questa influenza e sfondare l’anello di anaconda che si sta restringendo. Ciò era dovuto all’avanzata della Russia nell’Asia centrale e nell’Estremo Oriente. Da qui la formula principale della geopolitica:Chi controlla l’Europa orientale controlla Heartland. Chi controlla Heartland controlla il mondo.Questa è teoria. Smembramento della Grande RussiaNel suo incarico di Alto Commissario dell’Intesa, Mackinder ha cercato di mettere in pratica la teoria. La...
di Giulio Chinappi Cosa stanno cercando di nascondere gli Stati Uniti in Ucraina? Perché è stato dato l’ordine di distruggere tutto prima dell’arrivo dei russi? Perché gli USA non lasciano entrare gli esperti internazionali dell’OMS nei propri laboratori? Nell’articolo di ieri abbiamo avuto modo di parlare dei laboratori biologici statunitensi presenti in Ucraina, la cui esistenza è stata definitivamente provata dopo l’entrata dell’esercito russo nel Paese confinante. Tuttavia, molte domande restano ancora senza risposta, soprattutto in seguito alle scomposte reazioni da parte di Washington. Cosa stanno cercando di nascondere gli Stati Uniti? Come provato dai documenti ritrovati e pubblicati dall’esercito russo, subito dopo il lancio dell’operazione speciale di Mosca in Ucraina i laboratori hanno ricevuto l’ordine di distruggere tutto il materiale in loro possesso, ufficialmente per evitare che questo finisse nelle mani della Russia. Ad esempio, il documento che ordina la distruzione di tutti i campioni presenti nel laboratorio di Charkiv data del 25 febbraio, ovvero un giorno dopo il lancio dell’operazione speciale russa, ma un altro documento riguarda addirittura il laboratorio di L’viv, nell’estremo ovest del Paese, ben distante dall’attuale fronte. Perché tutta questa fretta? Il documento riguardante il laboratorio di Charkiv indica la distruzione di campioni di ben sedici batteri differenti, tutti piuttosto comuni e nessuno dei quali ritenuto particolarmente pericoloso. Allora perché affrettarsi a distruggerli? In fondo, si tratta di batteri già noti agli scienziati russi, e non particolarmente utili come armi biologiche. Non vogliamo sposare teorie cospirazioniste, tuttavia viene il dubbio che il documento non riporti tutto, oppure che i nomi utilizzati indichino in realtà batteri artificialmente modificati e dunque diversi da quelli presenti in natura. Diverso il discorso per quanto riguarda il laboratorio di L’viv, dove ufficialmente venivano studiati agenti patogeni pericolosissimi, come quelli che provocano peste, antrace e brucellosi. Secondo le informazioni del ministero della Difesa russo, a Leopoli sono state distrutte 232 scatole contenenti l’agente patogeno della leptospirosi, 30 della tularemia, 10 della brucellosi e cinque della peste. Resta poi da capire cosa contengono gli altri circa trenta laboratori di questo tipo presenti sul territorio ucraino, ma interamente gestiti dall’esercito statunitense attraverso l’agenzia militare DTRA (Defense Threat Reduction Agency). Igor Kirillov, capo delle truppe russe di protezione NRBC (nucleare, radiologica, biologica e chimica) ha fatto notare che, dalla ripresa del progetto statunitense in Ucraina dopo il colpo di Stato del 2014, il Paese ha registrato l’aumento incontrollabile dell’incidenza di infezioni come rosolia, difterite e tubercolosi, mentre l’Ucraina ha addirittura raggiunto la seconda posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dal morbillo in tutto il mondo, alle spalle solamente del Madagascar, con statistiche neppure comparabili a quelle degli altri Paesi europei. Secondo Kirillov, sebbene alcuni laboratori avessero funzioni “normali” come monitorare la situazione biologica di alcune aree, altri effettuavano ricerche su agenti patogeni che possono essere trasformati in armi biologiche specifiche per regione, hanno focolai naturali e possono essere trasmessi all’uomo, fatto che conferma quanto riportato sin dal 2013 dai rapporti del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Служба безпеки України – СБУ; Služba Bezpeky Ukrayïny – SBU), che abbiamo citato nel nostro precedente articolo....
di Stefano Vernole Nel momento in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno deciso di adottare la strategia della “massima pressione”, considerando evidentemente la Federazione Russa alla stregua dell’Iran o della Corea del Nord, è davvero opportuno andare a rileggere questo libro pubblicato dal Prof. Matteo Fulgenzi nel 2021. Si tratta infatti di uno studio che indicava nel diritto internazionale il fattore chiave per comprendere, affrontare e superare la crisi geopolitica in atto in Ucraina e identificava nell’Organizzazione Mondiale del Commercio il quadro giuridico ed istituzionale per la possibile normalizzazione delle relazioni tra l’UE e la Russia. E’ notizia recente che a causa dell’operazione militare speciale lanciata dal Cremlino in Ucraina, gli Stati Uniti hanno annunciato che la Russia verrà sbattuta fuori dal World Trade Organization, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, istituzioni che evidentemente rispondono più agli ordini di Washington che alle regole di una Comunità Internazionale teoricamente super partes. Ma questa concezione dei rapporti globali è propria anche di Bruxelles, se come nota anche Fulgenzi nel suo libro: “Un assunto quello europeo che in realtà potrebbe apparire votato alla sostanziale abiura della concezione westfaliana delle relazioni internazionali oltre che funzionale a una promozione essenzialmente unilaterale della disciplina multilaterale dei diritti umani, così come univocamente declinata nell’ambito del modello occidentale di democrazia e della rule of law”. Affermazione confermata dai fatti, dato che non ricordiamo un solo militare della NATO (o dei suoi alleati) condannato per crimini di guerra durante i vari conflitti che hanno insanguinato negli ultimi 30 anni l’Iraq, la ex Jugoslavia, la Somalia, il Sudan, la Libia, la Siria, lo Yemen, la Palestina ecc. Ma il corposo volume di Fulgenzi analizza anche i danni economici derivanti all’Italia dall’adozione delle sanzioni unilaterali comminate alla Federazione Russa (Saipem, ad esempio, aveva vinto commesse per 2,4 miliardi di euro relativamente al gasdotto South Stream, progetto energetico poi cancellato a causa delle pressioni statunitensi)1. Il libro risulta utile nella ricostruzione dei fatti che hanno condotto al golpe di Piazza Maidan, ricordando che “il 21 febbraio 2014, grazie al supporto russo, era stato firmato un accordo tra il Presidente Yanukovich e i vari leader dei partiti di opposizione ucraini allo scopo di assicurare una soluzione costituzionalmente legittima alla crisi. Tuttavia, già dal giorno successivo alla firma del documento la situazione degenerava definitivamente verso la presa violenta del potere, tramite l’uso della forza, da parte degli oppositori del Presidente ucraino in carica”. Interessante anche la considerazione sulle misure adottate nei confronti della Russia, quando Fulgenzi spiega che “l’introduzione di tali misure ha non di rado rivelato un’origine prettamente strumentale e particolaristica, subordinata in concreto al perseguimento di obiettivi politici di natura economico-commerciale da parte degli stessi attori sanzionanti, altresì in aperto contrasto con la disciplina vincolante dell’OMC”. Perciò, nonostante il corposo lavoro di Fulgenzi avesse meritoriamente indicato una strada possibile per la risoluzione della controversia, l’Occidente ha preferito in questi anni chiudere gli occhi di fronte alle violazioni di Kiev rispetto agli Accordi di Minsk del 2015 (il...
di Giulio Chinappi L’arrivo dell’esercito russo in Ucraina ha portato alla luce la presenza di laboratori biologici statunitensi e di documenti alquanto scottanti. Si tratta di prove schiaccianti che confermano quello che già si sospettava da tempo, nonostante le goffe smentite di Washington. Negli ultimi giorni è emersa la notizia secondo la quale i soldati russi in Ucraina avrebbero trovato laboratori biologici statunitensi installati sul territorio dell’ex repubblica sovietica. I russi hanno mostrato diversi documenti ritrovati che offrono prove schiaccianti circa quello che è avvenuto in Ucraina negli ultimi anni. Di fronte a tali pesantissime accuse, Washington non ha saputo far altro che rispondere che non si deve credere a Mosca, qualunque cosa dica, anche se le evidenze sono sotto il naso di tutti. In realtà, la presenza di questi laboratori in Ucraina era già nota da tempo, ma mancavano le prove materiali. Ora che le prove sono state messe a disposizione del pubblico, negare l’evidenza diventa davvero impossibile. Secondo la ricostruzione che siamo riusciti a fare, la storia avrebbe avuto inizio addirittura nel 2005, sotto la presidenza del filo-occidentale Viktor Juščenko, quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e il Ministero della Sanità ucraino hanno stipulato un accordo di cooperazione, ufficialmente per prevenire la diffusione di tecnologie, agenti patogeni e conoscenze che potrebbero essere utilizzate per sviluppare armi biologiche. Tali progetti sono stati affidati all’agenzia militare statunitense DTRA (Defense Threat Reduction Agency). Attraverso il sotterfugio di questo accordo, gli USA avrebbero messo le mani sui laboratori che l’Ucraina aveva ereditato dall’Unione Sovietica e sui preziosi documenti delle ricerche condotte dagli scienziati sovietici nei decenni passati. Resosi conto della situazione, il presidente Viktor Janukovyč, salito al potere nel 2010 in seguito a regolari elezioni, aveva chiesto a Washington di fornire al governo ucraino tutti i documenti necessari per capire quali ricerche venissero portate avanti nei laboratori del suo Paese, affermano che gli Stati Uniti avevano accesso “alle strutture biologiche in cui sono conservati campioni di virus mortali”, senza alcuna possibilità di controllo da parte delle autorità ucraine. Nel 2013, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Служба безпеки України – СБУ; Služba Bezpeky Ukrayïny – SBU) aveva pubblicato un rapporto sulla questione, che denunciava le azioni degli Stati Uniti nel Paese: “Queste azioni della parte americana sono considerate dagli esperti nazionali come la formazione del proprio database di ceppi patogeni che sono immagazzinati nei siti ucraini, il loro sistema di stoccaggio, nonché il controllo e lo studio da parte di medici militari sull’efficacia dell’utilizzo di patogeni di infezioni particolarmente pericolose in regioni specifiche dell’Ucraina per creare o migliorare nuovi tipi di armi biologiche ad azione selettiva (contro una razza, un genotipo, un territorio di nascita o residenza particolare)”, si legge nel documento. In pratica, gli USA stavano utilizzando l’Ucraina per sviluppare le proprie armi biologiche. Nel rapporto del SBU si legge anche che “le suddette iniziative della parte statunitense hanno un impatto negativo sul processo di attuazione dell’accordo e sono inaccettabili per l’Ucraina nel contesto della propria visione del concetto di costruzione di un efficace sistema di sorveglianza epidemiologica ed epizootica […]. La SBU...
Sergey Lavrov “Per molti anni l’Unione europea, mascheratasi da “pacificatore”, ha generosamente finanziato il regime di Kiev, che è salito al potere come risultato di un colpo di stato anticostituzionale. Ha osservato in silenzio lo sterminio della popolazione nel Donbass e lo strangolamento dei russofoni in Ucraina. L’UE ha ignorato i nostri continui appelli per attirare l’attenzione sul dominio nazista sui vertici dell’Ucraina, sul blocco socio-economico e sull’uccisione di civili nel sud-est del paese. Avendo legato tutte le prospettive delle relazioni con la Russia all’attuazione del pacchetto di misure di Minsk, non ha fatto nulla per incoraggiare Kiev a iniziare ad attuarne i suoi elementi chiave. Allo stesso tempo, ha concesso denari ai vertici di Kiev e l’eliminazione del regime dei visti. Hanno esteso le sanzioni anti-russe con pretesti dubbi. Ha partecipato alle rappresentazioni organizzate da Kiev mettendo in discussione l’integrità territoriale della Federazione Russa. Ora, però la maschera è caduta. La decisione dell’UE del 27 febbraio di iniziare a fornire armi letali all’esercito ucraino è un’autodenuncia. Segna la fine dell’integrazione europea come progetto “pacifista” per riconciliare i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. L’UE si è definitivamente schierata con il regime di Kiev, che ha scatenato una politica di genocidio contro parte della sua stessa popolazione. Nelle sue azioni antirusse Bruxelles è arrivata, senza nemmeno accorgersene, a usare la “neolingua” orwelliana. Ha annunciato che “investiranno” nella guerra scatenata in Ucraina nel 2014 attraverso un meccanismo chiamato Fondo Europeo per la Pace”. La leadership dell’UE non ha esitato a includere missili e armi leggere, munizioni e persino aerei da combattimento tra i mezzi “difensivi”. “Le azioni dell’Unione Europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali vitali a prescindere dalle sanzioni e dalle loro minacce. È ora che i paesi occidentali capiscano che il loro dominio indiviso nell’economia globale è da tempo cosa del passato.“ | Sergey Lavrov L’UE ha mostrato quanto vale veramente la supremazia del diritto in Europa ignorando tutti gli otto criteri della propria “Posizione comune” del Consiglio UE 2008/944/PESC dell’8 dicembre 2008 “Sulla definizione di regole comuni per controllare l’esportazione di tecnologia e attrezzature militari”, che vieta espressamente l’esportazione di armi e attrezzature militari dall’UE nelle seguenti situazioni: Inosservanza degli obblighi internazionali da parte del paese di destinazione (Kiev ha ignorato i suoi obblighi derivanti dal pacchetto di misure di Minsk, approvato dalla risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite); Mancato rispetto dei diritti umani, compreso il rischio che le armi siano usate per la repressione interna (nel Donbass, Kiev stava commettendo un genocidio); conflitto armato nel paese di destinazione e rischi di sua escalation a seguito del trasferimento di armi; minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionali, compresa la possibilità di un conflitto armato con un paese terzo; rischio per la sicurezza nazionale dei paesi dell’UE (le armi fornite possono essere utilizzate contro gli interessi dei paesi dell’UE); la politica del paese ricevente, compreso il rispetto del principio di non impiego della forza, del...