di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/20/il-terrorismo-fa-parte-integrante-della-strategia-bellica-ucraina/ Nell’ultimo anno, l’Ucraina ha dato vita a numerosi attacchi terroristici contro il territorio e i cittadini russi, dimostrando come il terrorismo faccia parte integrante della strategia bellica di Kiev, con il sostegno compiaciuto dell’Occidente. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, Kiev ha dato vita a numerosi attacchi terroristici contro il territorio e i cittadini della Federazione Russa. Soprattutto a partire dall’agosto dello scorso anno, il terrorismo e diventato parte integrante della strategia bellica del governo ucraino, con il sostegno compiaciuto dell’Occidente, che con ogni probabilità ha sostenuto o realizzato parte di questi attacchi. Procedendo in ordine cronologico, gli episodi più importanti di questa serie di atti terroristici sono: 1) l’omicidio di Dar’ja Dugina, sul quale persino gli Stati Uniti non sembrano avere piu dubbi circa il coinvolgimento diretto dell’Ucraina;2) il ricatto nucleare della centrale di Zaporož’e, continuamente bombardata dagli ucraini, con rischi per la sicurezza dell’intero continente europeo;3) il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2, dei quali ancora non si conoscono con certezza i colpevoli, sebbene tutti gli indizi portino ad individuare i mandanti negli Stati Uniti;4) l’attentato al Ponte di Crimea – noto anche come Ponte di Kerč’ -, i cui responsabili provengono sempre da Kiev;5) l’omicidio di Vladlen Tatarskij nell’aprile di quest’anno;6) l’attacco con droni al Cremlino, che la Russia considera come un tentativo di omicidio ai danni del presidente Vladimir Putin;7) il tentato omicidio dello scrittore Zachar Prilepin;8) il recente attacco terroristico contro una stazione degli autobus a Lugansk. La Russia non ha dubbi sul fatto che l’Ucraina, sostenuta dai suoi amici occidentali, sia responsabile di questi episodi. “È chiaro che dietro gli omicidi c’è il regime di Kiev. Non solo sponsorizza questi omicidi, ma li organizza, li istiga e li perpetra anche“, ha commentato Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino. Peskov ha affermato che l’Ucraina è essenzialmente diventata uno stato sponsor del terrorismo, aggiungendo che la Russia costruirà le sue politiche tenendo presente questo elemento. Del resto, le stesse autorità di Kiev non hanno esitato ad assumersi la responsabilità di alcuni degli atti terroristici sopra elencati. “Abbiamo già raggiunto molte persone, comprese figure pubbliche e dei media“, ha dichiarato il capo del dipartimento di intelligence principale del ministero della Difesa ucraino, Kirill Budanov, il quale ha riconosciuto che la sua agenzia è dietro gli attacchi terroristici contro una serie di personalità dei media russi. Tutto questo, come detto, sta avvenendo sotto gli occhi delle potenze occidentali, che non solo tacciono, ma continuano ad offrire il loro sostegno ad un Paese terrorista e neonazista. Vedant Patel, vice portavoce principale del Dipartimento di Stato, si è recentemente rifiutato di commentare le affermazioni di Budanov, adducendo la poco credibile scusa di non essere a conoscenza delle dichiarazioni del capo dei servizi segreti ucraini. “La recente reazione dei rappresentanti del Dipartimento di Stato americano riguardo alla loro significativa ignoranza riguardo alle dichiarazioni della leadership dell’intelligence militare ucraina sul coinvolgimento del regime di Kiev negli omicidi e negli attentati ai russi è oltraggiosa“, ha commentato l’ambasciata russa a Washington, attraverso una nota ufficiale. “Washington preferisce chiudere un occhio...
ucraina
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/16/la-nato-provoca-la-russia-con-le-esercitazioni-in-finlandia/ Le esercitazioni militari che si stanno svolgendo in Finlandia rappresentano una chiara provocazione nei confronti della Russia, e si inseriscono nell’ambito della competizione per il controllo delle risorse del Mar Glaciale Artico. È passato poco più di un mese da quando la Finlandia è diventata ufficialmente un membro della NATO. In quell’occasione, il presidente del Paese nordico, Sauli Niinistö, aveva garantito che il territorio finlandese non sarebbe stato utilizzato per provocare la Federazione Russa con installazioni ed esercitazioni militari, ma evidentemente si trattava di una menzogna. Infatti, come abbiamo sottolineato numerose volte, Washington ha spinto per l’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica proprio in funzione antirussa, al fine di continuare il processo di accerchiamento di Mosca. Come accaduto in passato nel Mar Nero e nel Caucaso, in particolare in Georgia, la NATO sta dando vita alle sue provocazioni organizzando esercitazioni in territorio finlandese, a pochi chilometri dal confine russo. Il campo di addestramento di Rovajärvi è stato scelto come sede delle manovre militari Lightning Strike 23, che hanno ufficialmente avuto inizio lunedì con la partecipazione dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. I media locali hanno riferito che circa 8.000 soldati prenderanno parte all’esercitazione, così come alle esercitazioni Northern Forest 23, che inizieranno tra circa 15 giorni. Oltre alle truppe di terra delle forze di difesa, dell’areonautica e della guardia di frontiera della Finlandia, sono presenti anche soldati provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia e Svezia, nonostante quest’ultima non faccia ancora ufficialmente parte della NATO. Secondo le motivazioni ufficiali, “l’obiettivo di queste esercitazioni militari è la pratica del coordinamento delle unità finlandesi con le forze NATO e svedesi”, ma nei fatti si tratta di un chiaro gesto ostile nei confronti della Russia. Il campo di addestramento di Lohtaja sarà invece la sede delle esercitazioni della difesa aerea ADEX, che, a partire da questo martedì, coinvolgerà circa 1.500 soldati delle forze terrestri, marittime e aeree finlandesi, nonché un gruppo di marines statunitensi, che si eserciteranno nel lancio di missili antiaerei Stinger. Di fronte a tali provocazioni, non ci si può certo aspettare che la Russia resti indifferente. Già ad inizio mese, quando sono iniziate a circolare le voci di possibili esercitazioni militari NATO in territorio finlandese, la portavoce del ministero degli Esteri, Marija Zacharova aveva affermato che questo tipo di operazioni avrebbe costretto la Russia ad adottare misure tecnico-militari e altre misure di ritorsione: “Stiamo seguendo da vicino i piani della NATO per quanto riguarda la Finlandia. Confermiamo che la Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione sia di natura tecnico-militare che di altra natura per frenare le minacce alla nostra sicurezza nazionale che appaiono in questo contesto“, aveva detto la diplomatica, facendo riferimento all’accordo che consente alle forze armate statunitensi di utilizzare il territorio finlandese. La portavoce ha inoltre anche sottolineato che Mosca considera tali piani come la perdita di sovranità di Helsinki. “Tuttavia, sia la stessa Finlandia che la NATO devono rendersi conto che pompare truppe nel Nord Europa contribuirà solo a far crescere le tensioni militari e politiche anche in questa regione“, ha avvertito...
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/11/la-controffensiva-ucraina-potrebbe-non-rappresentare-una-svolta-nel-conflitto/ Il presidente ucraino Vladimir Zelenski ha annunciato all’inizio di maggio che le forze armate del paese lanceranno “presto” una controffensiva contro l’esercito russo ma tale azione potrebbe non essere il punto di svolta del conflitto, afferma il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale Mikhail Podoliak. Si è parlato e sparlato molto della imminente controffensiva ucraina che, secondo i nostri ben informati giornali, dovrebbe ribaltare le sorti del conflitto. Chiunque mastichi un poca di conoscenza militare ma, soprattutto, non viva solamente con le veline fornite dalla Nato e da Kiev sa benissimo che anche se la tanto propagandata controffensiva iniziasse i risultati non sarebbero così travolgenti da modificare gli attuali andamenti del conflitto. Anche da Kiev sembra che le aspettative sui risultati della controffensiva si siano smorzati, infatti il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino Mikhail Podoliak ha affermato che Il conflitto tra Russia e Ucraina non è “un film di Hollywood”, e non ci si deve aspettare che la controffensiva di Kiev sia un punto di svolta. “Quando si parla della controffensiva, che sarà schiacciante per la Russia o viceversa, che non ci saranno progressi per l’Ucraina, sembra che siamo in un film di Hollywood in cui inizia la grande battaglia per la Terra di Mezzo e una battaglia per Gondor deciderà tutto. Questo non funziona così”, ha detto Podoliak, citato dai media locali. Secondo l’alto funzionario, “non è una questione di una settimana o di un mese”. “È una questione di molti eventi, perché uno può avere più successo e uno meno”, sottolineando che la contro-offensiva potrebbe non essere un evento unico, ma una serie di eventi. Da parte sua, Yevgueni Prigózhin, fondatore del gruppo militare privato russo Wagner, ha affermato la settimana scorsa che l’offensiva delle forze armate ucraine è già iniziata. Secondo lui, le forze di Kiev sono diventate anche più attive “al di fuori dei confini storici dell’Ucraina”. “Osserviamo la situazione nelle nostre diverse province”, ha detto Prigózhin, riferendosi agli attacchi con droni ed esplosivi che sono stati registrati sul territorio russo. Intanto ieri, 10 maggio, si sono registrati scontri armati intensi nelle periferie di Bakhmut tra l’esercito ucraino e le forze armate russe che potrebbero far pensare all’inizio della tanto propagandata controffensiva. Le parole di Mikhail Podoliak potrebbero nascondere anche la necessità che Kiev ha di dimostrare ai paesi occidentali che sostengono il suo governo che è necessario continuare ad armare le forze militari ucraine nonostante non ci siano evidenti cambiamenti sul campo di battaglia. Infatti la controffensiva più volte annunciata, oltre a cercare di riconquistare i territori sottratti all’Ucraina dalla Russia, ha l’evidente scopo di dimostrare alla Nato e soci che tutti i soldi che investe in armi per l’Ucraina non sono gettati nel cesso ma servono per ottenere qualcosa, almeno servono per impedire ai russi di avanzare oppure per riconquistare un fazzoletto di terra. Insomma una controffensiva più mediatica che pratica mentre noi continuiamo a spolpare le casse per comprare armi alimentando il conflitto fino...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/16/fuga-di-documenti-segreti-del-pentagono-teorie-contrastanti/ In queste ore si stanno sviluppando teorie contrastanti circa la fuga dei documenti segreti del Pentagono, dalle possibili conseguenze negative per le relazioni estere degli USA fino alla possibilità che si tratti solo di una montatura ordita da Washington. Nei giorni scorsi sono avvenute due fughe di documenti riservati riguardanti il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e le agenzie di intelligence del Paese – la National Security Agency, la CIA e il National Reconnaissance Office. Il caso è subito diventato noto al grande pubblico con il nome di Pentagon Leaks. La prima fuga di notizie, avvenuta all’inizio di aprile, riguarda principalmente le attività militari dell’Ucraina. Sebbene i documenti non rivelino piani di battaglia specifici, valutano comunque la situazione al 1º marzo e contengono informazioni sulle spedizioni di armi, nonché mappe con informazioni sulla posizione, il numero e il movimento delle forze dell’Ucraina, degli Stati Uniti dei loro alleati, insieme ad altre informazioni di intelligence. L’8 aprile è stata segnalata una seconda fuga di notizie contenente un’altra serie di documenti che, oltre all’Ucraina, riguardano anche i Paesi occidentali, il Medio Oriente e l’Estremo Oriente. Tra le principali rivelazioni a fare scalpore, quella secondo la quale almeno dodici gruppi di combattimento ucraini, ciascuno composto da 4.000 a 5.000 soldati, sarebbero in fase di addestramento negli Stati Uniti e in altri Paesi della NATO. I documenti dimostrano anche il pessimo stato delle forze armate ucraine, oramai sfiancate da oltre un anno di combattimenti. Secondo gli USA, infatti, l’Ucraina esaurirà i missili di difesa aerea di fabbricazione sovietica entro il 23 maggio, e le difese aeree ucraine sarebbero in grado di resistere solo a due o tre ulteriori ondate di attacchi. Altra notizia che ha fatto scalpore, anche se in realtà si trattava di un segreto di Pulcinella, quella dello spionaggio ai danni dei leader alleati. In particolare, gli USA avrebbero monitorato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, che avrebbe ordito un attacco diretto alla regione russa di Rostov. Inoltre, gli Stati Uniti effettuano intercettazioni che riguardano anche il governo sudcoreano, i servizi segreti israeliani e altri Paesi “amici”, al punto che il New York Times ha affermato che la fuga di notizie ha complicato le relazioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati, perché Washington spia non solo la Russia ma anche i suoi stessi alleati. Secondo il Washington Post, lo scalpore destato al Pentagono e la pronta reazione del governo dimostrerebbe l’autenticità dei documenti. Al contrario, l’Ucraina afferma che i documenti diffusi sarebbero stati artefatti, ma la CNN ha smentito la tesi di Kiev, appurando che la fuga di notizie ha costretto l’esercito ucraino a cambiare i suoi piani. Reuters, dal canto suo, ha riferito che potrebbe essere la fuga di dati più significativa dai tempi delle pubblicazioni di WikiLeaks. In un primo momento, da parte russa, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha commentato solamente che Mosca “non ha alcun dubbio che gli Stati Uniti e la NATO siano direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto tra Russia e Ucraina“, fatto ampiamente confermato dai documenti. Su questo caso sono emerse numerose teorie contrastanti,...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/20/lipocrisia-degli-stati-uniti-sulla-corte-penale-internazionale/ Il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale contro Vladimir Putin mette in evidenza le ipocrisie e i doppi standard degli Stati Uniti, che, come la Russia e l’Ucraina, non aderiscono all’organismo. Lo scorso 17 marzo, la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per il presidente russo Vladimir Putin e per il commissario russo per i diritti dei bambini Marija Lvova-Belova. La dichiarazione afferma che entrambi potrebbero essere responsabili “del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa“. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova, commentando le informazioni porvenienti da L’Aia, ha affermato che le decisioni del tribunale non hanno alcuna conseguenza in Russia e che eventuali mandati di arresto sono nulli. La Russia, infatti, non fa parte dei 124 Paesi che aderiscono alla Corte, tra i quali oltretutto non figurano neppure gli Stati Uniti e l’Ucraina, e dunque la CPI non può esercitare la propria giurisdizione su quanto accaduto in Ucraina. Gli stessi USA, del resto, nel 2020 criticarono aspramente la Corte, dopo che i pubblici ministeri della CPI avevano indicato che avrebbero indagato sui crimini dei militari statunitensi in Afghanistan, adottando misure contro l’organismo. Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vasilij Nebenzija, ha risposto affermando che la CPI è pronta a esercitare la pseudo-giustizia su ordine dell’Occidente, dimostrando la propria inadeguatezza. “Questo tribunale internazionale di parte, politicizzato e incompetente ha dimostrato ancora una volta la sua inferiorità. La CPI è un burattino nelle mani dell’Occidente collettivo, che è sempre pronto a esercitare la pseudo-giustizia su ordinazione“, ha sottolineato il diplomatico russo. “È particolarmente cinico che decisioni giuridicamente insignificanti siano state rese pubbliche alla vigilia del 20° anniversario dell’invasione illegale statunitense dell’Iraq, Paese sul quale la CPI aveva giurisdizione ma non ha agito“, ha aggiunto Nebenzja. “La Russia non aderisce allo Statuto di Roma (il trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, ndr). La CPI non ha giurisdizione sulla Russia e sui suoi cittadini. Consideriamo illegali e nulli tutti i documenti emanati da questo organismo“, ha osservato il rappresentante permanente della Federazione Russa. “Secondo tutte le indicazioni, la CPI ha effettivamente intrapreso la strada dell’auto-liquidazione, principalmente in termini di autorità e riconoscimento internazionale. Non siamo soli in questo giudizio. Permettetemi di darvi una citazione inaspettata dell’assistente per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton nel 2018: ‘Lasceremo morire la CPI da sola. Dopotutto, a tutti gli effetti, la CPI è già morta per noi’”. Ancora una volta, dunque, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali stanno dimostrando tutta la propria ipocrisia. Washington, in particolare, dovrebbe lasciare la CPI investigare su tutti i crimini commessi dal proprio esercito a partire dalle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki fino ai giorni nostri, passando per i devastanti conflitti in Corea, Vietnam, Serbia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e molti altri Paesi, senza dimenticare gli innumerevoli colpi di Stato sostenuti in tutto il mondo. “Pur di perseguire i propri interessi geopolitici, Washington sostiene il baccanale legale senza precedenti...
di Stefano Vernole “La questione del Kosovo si risolverà in altre condizioni geopolitiche che si verificheranno dopo la fine del conflitto tra Occidente e la Russia. La Russia non sta conducendo una guerra contro l’Ucraina, bensì è in conflitto con l’Occidente sul territorio dell’Ucraina. La sicurezza europea nel suo complesso dipenderà dall’esito di tale conflitto. Siamo convinti che si stabilirà un nuovo ordine internazionale multipolare in cui l’Occidente non giocherà più un ruolo decisivo” (Ambasciatore russo a Belgrado Aleksander Bocan-Kharchenko)1. “La nostra politica estera mira a porre fine al monopolio occidentale. I tentativi di isolare Mosca sono falliti. Il nuovo concetto di politica estera della Russia si concentrerà sulla necessità di porre fine al monopolio dell’Occidente nel determinare le relazioni internazionali” (Sergej Lavrov. Ministro degli Esteri della Federazione Russa)2. La prima era lunare è stata definita dalla geopolitica. I vincitori della prossima saranno coloro che sapranno trionfare nella competizione economica e nella definizione delle regole. Il ritorno del multipolarismo ricreerà un mondo in cui l’Eurasia conterrà diverse grandi potenze di diversa forza.3 Sarebbero forse sufficienti queste tre recenti affermazioni per capire il vero significato dell’Operazione Militare Speciale lanciata dalla Russia in Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022. Questa considerazione apre anche una nuova prospettiva su un conflitto che si annuncia almeno decennale e le cui conseguenze geostrategiche rimangono ancora tutte da scoprire. La de-dollarizzazione globale prosegue a pieno ritmo È risaputo il modo in cui gli Stati Uniti usano il loro peso economico per raggiungere gli obiettivi di politica estera. Il mondo, però, ha visto gli Stati Uniti spesso imporre sanzioni ai Paesi che non si allineano ai suoi interessi. Il ruolo dominante del petrodollaro nell’economia globale offre anche l’opportunità di esercitare un’influenza significativa su altre economie. Tuttavia, ora sempre più Paesi nel mondo si stanno unendo alla campagna di de-dollarizzazione lanciata dalla Russia dopo la sua esclusione dal sistema di pagamenti swift sotto controllo americano. La de-dollarizzazione è il processo di riduzione del dominio del dollaro nei mercati globali con il quale si intende sostituire il dollaro USA come valuta utilizzata per il commercio di petrolio e/o altre materie prime, necessaria per le riserve forex, accordi commerciali bilaterali e altre attività internazionali. Le principali economie come l’India, la Cina e potenzialmente il blocco dell’Unione Europea sono già attori più importanti in questo processo. Ora sembra che anche l’Africa non voglia essere lasciata indietro, visto che l’Algeria ha presentato alla fine del 2022 domanda di adesione ai BRICS1. In uno sviluppo significativo, l’Egitto ha ora aderito alla Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, creata nel 2014 dai cinque Paesi fondatori del gruppo. Pertanto, l’Egitto diventa il secondo Paese africano a far parte della BRICS New Development Bank, mentre alcuni Stati sono già passati alle valute locali al fine di ridurre la loro dipendenza dal dollaro USA e dall’euro2. Il Gruppo dei BRICS sta lavorando allo sviluppo di una propria infrastruttura finanziaria, compresa una rete di pagamento congiunta. In questo contesto, l’Egitto che si unisce finanziariamente al blocco euroafroasiatico,...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Mentre i media occidentali hanno celebrato il falso storico del “primo anniversario della guerra”, sono in realtà nove anni che il popolo ucraino è vittima delle politiche criminali del proprio governo, controllato dai burattinai occidentali e dalle milizie neonaziste. Tra il 18 e il 23 febbraio 2014 un colpo di Stato portava alla deposizione del legittimo presidente ucraino, Viktor Janukovyč, sostituito provvisoriamente da Oleksandr Turčynov. È in questo evento, fortemente sostenuto dalle potenze occidentali, che va ricercata l’origine della tragica situazione oggi vissuta dal popolo ucraino, che da nove anni vive in una situazione di guerra civile. Tale realtà, riconosciuta da qualunque analista con un minimo di cognizione di causa e dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, smentisce seccamente la propaganda occidentale, che negli scorsi giorni ha ripetuto in maniera ossessiva la retorica del “primo anniversario della guerra”, alimentando un vero e proprio falso storico. Potremmo dire, invece, che in effetti quello è stato il primo anniversario da quando gli occidentali si sono improvvisamente accorti della presenza di una guerra in Europa, dopo otto anni di colpevole silenzio da parte dei media e dei governi complici dei progetti criminali di Washington. Un anno, certamente, da quando la Russia, sotto il nome ufficiale di operazione militare speciale, è intervenuta nel conflitto ucraino a seguito dell’intensificarsi dei bombardamenti di Kiev sui territori del Donbass, che nel frattempo avevano dichiarato l’indipendenza sotto l’egida della Repubblica Popolare di Doneck e della Repubblica Popolare di Lugansk. “Il 24 febbraio 2022, la Russia ha lanciato l’operazione militare speciale in Ucraina e l’intera stampa occidentale ha urlato come un sol uomo per l’aggressione ingiustificata di Mosca contro il suo vicino. Come colpiti da amnesia, i media occidentali hanno completamente oscurato la guerra che dal 2014 sta devastando il Donbass, e soprattutto hanno chiuso un occhio sui bombardamenti dell’esercito ucraino prima dell’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina”, scrive la giornalista francese Christelle Néant sul portale Donbass-Insider. Da allora, i media occidentali non hanno fatto altro che propinare menzogne, censurando metodicamente qualsiasi forma di informazione che non coincidesse con la propaganda ucraino-statunitense, o tuttalpiù qualificandola come inaccettabile. Di fatto, i media occidentali si sono trasformati in un megafono della propaganda del governo di Kiev, portando addirittura i sedicenti difensori della democrazia ad elogiare l’operato di personaggi dichiaratamente neonazisti, come i membri del criminale battaglione Azov, mostrati nelle televisioni di tutta Europa ed etichettati come eroi che combattono per la libertà. Allo stesso tempo, la macchina mediatica si è mossa per gettare fango su tutto ciò che fosse russo, inventando crimini di guerra ed escludendo la Russia da ogni ambito sportivo e culturale, arrivando persino a censurare l’opera di Fëdor Dostoevskij, e suscitando in questo modo un vero e proprio sentimento di russofobia nell’opinione pubblica. “Se, prima del 24 febbraio 2022, la propaganda occidentale si accontentava di mantenere un colpevole silenzio sui bombardamenti regolari dell’esercito ucraino e sui crimini di guerra di Kiev, e accusava costantemente la Russia di non rispettare gli accordi di Minsk invece di indagare sul loro il mancato rispetto da parte dell’Ucraina, mentre...
di Manlio Dinucci FONTE ARTICOLO: ReseauVoltaire Siamo non al primo ma al nono anniversario della guerra in Ucraina, scatenata nel febbraio 2014 con il colpo di stato sotto regia USA-NATO. Parlando da Varsavia, il presidente Biden promette di “essere a fianco del presidente Zelensky qualunque cosa accada”. Gli fa eco la presidente Meloni che, capovolgendo la posizione assunta nel 2014, assicura a Zelensky che “l’Italia sarà con voi sino alla fine”. Dichiarazioni inquietanti, data la reale possibilità che il conflitto sfoci in una guerra nucleare, che costituirebbe la fine non solo dell’Europa ma del mondo. L’Ucraina è in grado di produrre armi nucleari e sicuramente, a Kiev, c’è chi persegue tale piano. Lo conferma il New York Times: “L’Ucraina ha rinunciato a un gigantesco arsenale nucleare 30 anni fa. Oggi ci sono rimpianti”. Con la disgregazione dell’URSS nel 1991, l’Ucraina si è trovata in possesso del terzo arsenale nucleare più grande del mondo: circa 5.000 armi strategiche e tattiche. Sono state rimosse negli anni Novanta in base ad accordi tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Non è stata però rimossa la capacità tecnologica acquisita dall’Ucraina nel campo nucleare militare durante il confronto USA-URSS. “L’Ucraina – avverte il presidente Putin – intende creare proprie armi nucleari, e non si tratta di un semplice vanto. L’acquisizione di armi nucleari sarà molto più facile per l’Ucraina rispetto ad altri Stati, che stanno conducendo tali ricerche, soprattutto se Kiev riceverà un supporto tecnologico straniero. Non possiamo escludere questo. Se l’Ucraina acquisisce armi di distruzione di massa, la situazione nel mondo e in Europa cambierà drasticamente”. In quali mani sarebbero le armi nucleari ucraine, lo conferma il fatto che Zelenskyy ha appena conferito alla 10ª Brigata d’assalto ucraina “il titolo d’onore Edelweiss”: lo stesso nome e simbolo di una delle più feroci Divisioni naziste; la 1ª Divisione Edelweiss, che nel 1943 massacrò a Cefalonia oltre 5 mila soldati italiani che si erano arresi.
di Thierry Meyssan FONTE ARTICOLO: La sconfitta dell’Ucraina si va delineando, di Thierry Meyssan (voltairenet.org)TRADUZIONE di Rachele Marmetti È un segreto di pulcinella: il governo di Kiev sta perdendo militarmente di fronte alle forze armate russe, che avanzano senza fretta e costruiscono la difesa delle regioni in cui un referendum ha sancito l’adesione alla Federazione di Russia. Ma questa inesorabile realtà ne cela altre. Per esempio, che la Turchia, membro della Nato, sostiene la Russia e le fornisce componenti di armamenti. Non soltanto l’Alleanza Atlantica sta perdendo, ma mostra crepe al suo interno. Il futuro dell’Ucraina si sta delineando. Il conflitto oppone da un lato il governo di Kiev, che rifiuta di onorare la firma degli Accordi di Minsk, dall’altro la Russia, che intende far rispettare la risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza che li ha ratificati. Da una parte uno Stato che rifiuta il diritto internazionale ed è sostenuto dagli Occidentali, dall’altra uno Stato che rifiuta le regole occidentali ed è sostenuto da Cina e Turchia. Come è accaduto che il presidente Volodymyr Zelensky, eletto per applicare gli Accordi di Minsk, si sia trasformato in nazionalista integralista [1], in difensore di fanatici eredi dei peggiori criminali del XX secolo? È un mistero. L’ipotesi più probabile è finanziaria: con la pubblicazione dei Paradise Papers è emerso che Zelensky possiede conti off-shore, nonché proprietà in Inghilterra e Italia. In realtà Zelensky non ha molto in comune con i nazionalisti integralisti. È un codardo. All’inizio della guerra è rimasto per diverse settimane nascosto in un bunker, probabilmente nella periferia di Kiev. Ne è uscito solo dopo che il primo ministro israeliano, Naftali Bennet, gli ha garantito di aver ricevuto da Putin l’impegno a non uccidere il presidente ucraino [2]. Da allora Zelensky fa il gradasso in video a ogni vertice politico e festival artistico occidentali. Come è accaduto che la Turchia, membro della Nato, si sia impegnata dalla parte della Russia? È più facile capirlo per chi ha seguito i tentativi di uccisione del presidente Recep Tayyip Erdogan da parte della CIA. Agli inizi Erdogan non era che un teppista di strada. Successivamente si è identificato in una milizia islamica che l’ha condotto ad avvicinarsi sia agli insorti afghani sia agli jihadisti russi d’Ichkeria. Solo dopo questo percorso è entrato in politica, nel senso classico del termine. Quando sosteneva i gruppi mussulmani antirussi era un agente della CIA. Come accade spesso, arrivato al potere ha visto le cose sotto un altro aspetto. Si è progressivamente staccato da Langley e si è messo al servizio del popolo turco. Però la sua evoluzione personale ha coinciso con i numerosi cambiamenti di strategia del Paese. La Turchia, che non ha mai digerito la caduta dell’Impero Ottomano, si è cimentata in diverse strategie: è candidata dal 1987 a entrare nell’Unione Europea; nel 2009, con Ahmet Davutoglu, ha pensato di ripristinare l’influenza ottomana. Passo dopo passo, Ankara ha immaginato di poter fondere l’obiettivo nazionale e il percorso personale del presidente e diventare patria dei Fratelli Mussulmani, nonché ripristinare il Califfato,...
a cura de Il Vaso di Pandora In questi giorni, commentando la distruzione del Nord Stream, il ministro degli esteri russo ha affermato che “La Germania non è stata semplicemente umiliata, è stata messa al suo posto, nel posto del satellite degli Stati Uniti, che decide se la Germania possa svilupparsi economicamente e soddisfare i bisogni sociali dei suoi cittadini… lo scopo del sabotaggio è stato il fatto che l’amicizia russo-tedesca è diventata un problema perché minacciava la loro egemonia nel mondo”. Lo stesso Putin pochi giorni fa aveva detto che le truppe americane dislocate in Germania sono ufficialmente delle truppe di occupazione ma che non ha dubbi sul fatto che la sovranità verrà restituita all’Europa, anche se ci vorrà un po’ di tempo. Per quale ragione il ministro degli Esteri Lavrov utilizza dei termini così duri nei confronti dell’Europa? La politica estera russa nei confronti dell’Europa e della multipolarità. Nella Germania che, insieme agli altri Stati continentali europei è sempre più isolata, vi è un filo rosso nell’Europa centrale che collega le guerre mondiali del XX secolo. Ospite oggi in trasmissione MARCO GHISETTI Redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, responsabile dell’ “Area anglosassone” presso il “Centro Studi Eurasia e Mediterraneo” e direttore della collana “I classici della geopolitica” presso Anteo Edizioni.