3 Novembre 2026

ucraina

Dall’Ucraina stanno arrivando nuove conferme di quanto dichiarato da Putin lo scorso giugno, secondo cui il conflitto russo-ucraino si sarebbe potuto concludere nel marzo del 2022 qualora gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) non fossero intervenuti spingendo il governo ucraino a violare gli impegni presi. Osservazioni di questo tenore e la tempistica con cui sono state formulate indicano che l’apparato dirigenziale di Kiev sta acquisendo consapevolezza sempre maggiore circa le ridottissime possibilità che l’Ucraina ha di volgere a proprio favore le sorti del conflitto. E forniscono un’ulteriore, plastica dimostrazione del fatto che quella in corso non è una guerra tra Russia e Ucraina, ma un conflitto tra Russia e Nato in cui l’Ucraina è stata sfruttata come carne da cannone dallo schieramento atlantista.
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All’inizio di novembre, il generale Valerij Zalužny, comandante in capo dell’esercito ucraino, ha scritto un articolo pubblicato sull’«Economist», arricchito da un’intervista rilasciata sempre alla nota rivista britannica. Dal quadro dipinto dal generale, emerge con chiarezza cristallina che la controffensiva avviata nella tarda primavera di quest’anno dalle forze armate ucraine non ha raggiunto alcuno degli obiettivi perseguiti dal governo di Kiev e dai suoi sponsor occidentali. Intanto, stando alle indiscrezioni riportate dalla «Nbc», gli Stati Uniti e l’Unione Europea starebbero esercitando pressioni congiunte sul governo di Kiev affinché intavoli trattative con Mosca, nonostante l’Ucraina versi in una posizione di pesante svantaggio dovuta al fallimento sostanziale della controffensiva e all’occupazione del 20% circa del territorio nazionale da parte delle forze russe.
di Giacomo Gabellini Oggi parliamo della condotta che la Russia sta tenendo sul campo di battaglia in Ucraina, partendo da un documento pubblicato dalla Rand Corporation, intitolato Understang the risk of escalation in the war in Ukraine. Il documento è di grande interesse non solo perché redatto da un influentissimo think-tank vicino al Pentagono, ma anche perché convalida sostanzialmente l’interpretazione che gli apparati dirigenziali di Washington e Londra hanno dato della prima fase della guerra, quando la Russia invase l’Ucraina con forze numericamente molto ridotte ed evitò di colpire alcune infrastrutture a doppio uso. Di tutto questo parliamo con Roberto Buffagni, ex militare e studioso di questioni belliche e geopolitiche.