3 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

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di Andrea Turi A New York, martedì 30 ottobre 2019 il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, davanti alla platea conservatrice dell’Hudson Institute dichiarava agli invitati all’evento che non è più realistico ignorare le differenze fondamentali tra i nostri due sistemi e l’impatto che queste differenze possono avere sugli Stati Uniti1; parole cariche di retorica da guerra fredda, capaci di evocare immagini relative della vecchia che fu e, al contempo, di prefigurarne una nuova in un futuro ormai prossimo a venire. Lo stesso giorno, al Jingxi Hotel di Pechino, era riunita la quarta sessione plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (da qui PCC), la più alta autorità dirigente del PCC, principale appuntamento per il partito nell’anno 2019, incontro durante il quale l’Ufficio Politico chiede il via libera del Comitato Centrale per le politiche e le strategie da attuare in futuro. Al centro dei lavori del consesso della leadership di Partito la decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di preservare e migliorare il sistema socialista con caratteristiche cinesi e di promuovere la modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance. […] Al fine di realizzare lo spirito del XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, la Quarta Sessione Plenaria del XIX Comitato Centrale si è concentrata su una serie di importanti questioni riguardanti, in primo luogo, il mantenimento e il miglioramento del sistema socialista con caratteristiche cinesi e la promozione della modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance; […] in secondo luogo, preservare e migliorare il sistema di leadership del partito, migliorare la governance scientifica del partito, la governance democratica e governare secondo il livello di legge2. Intanto, in quegli stessi giorni, la regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) era ancora alle prese con le proteste e le violenze tipici dei tentativi colorati di agitazione pro-democratici3 che abbiamo imparato a conoscere nel mondo occidentale e che dal mese di marzo 2019 ne hanno turbato a più riprese la quotidianità; a questo, si sono aggiunge con nuove difficoltà economiche – nuove perché per la prima volta in dieci anni l’economia di Hong Kong è entrata in recessione. In una contemporaneità che sta vivendo un momento di rottura che preannuncia grandi cambiamenti a vari livelli e in svariati ambiti, Pechino intende continuare a preservare il principio “un paese, due sistemi”, mantenendo la prosperità e la stabilità a lungo termine di Hong Kong e Macao, e promuovendo la riunificazione pacifica alla Madrepatria4. Per raggiungere questo obiettivo e per non permettere altri tentennamenti o passi incerti da parte del Governo della regione autonoma, il Comitato Centrale ha rotto gli indugi per risolvere la crisi nell’ex colonia britannica al fine di mantenere la sicurezza nazionale e di placare le proteste e frenare il rallentamento economico della città-regione5: così, con 2.878 voti favorevoli, sei astenuti ed uno contrario, l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) ha dato il via libera al Comitato permanente – organo operativo dell’Assemblea – di redarre la Legge per la tutela...
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di Stefano Vernole Il ritorno alla Madrepatria Il 9 giugno del 1898, sir Claude Mac Donald, ambasciatore inglese a Pechino e Li Hongzhang, plenipotenziario del Celeste Impero, firmarono la “Convenzione concernente l’estensione del territorio di Hong Kong”, che prevedeva la concessione in usufrutto alla Gran Bretagna per 99 anni di un’area comprendente 200 miglia quadrate di entroterra costituite dai “Nuovi Territori”. Essa andava a completare i precedenti accordi sottoscritti dalle due parti – la Convenzione di Pechino del 24 ottobre 1860, la Convenzione del 20 gennaio 1841 e il Trattato del 29 agosto 1842 – in base ai quali Londra incamerava l’isola di Hong Kong e la Penisola di Kowloon. Si trattava del frutto delle due “guerre dell’oppio” (combattute tra il 1839 e il 1860); in sintesi, gli inglesi producevano oppio in India, la legge britannica ne vietava il commercio in patria e nelle colonie, perciò essi decisero di imporne con la guerra l’acquisto ai cinesi. Era stato proprio William Jardine, socio principale della grande compagnia britannica che commerciava questa droga, la “Jardine & Matheson”, a premere su Lord Palmerston affinchè si compisse la spedizione militare contro il Regno di Mezzo. Tra il XIX e il XX secolo, la posizione strategica del “porto profumato” lungo le rotte commerciali in Asia, insieme al suo peculiare status economico e politico, gli consentirono di divenire uno dei siti marittimi più importanti al mondo e una piattaforma finanziaria di rilevanza globale. Gli imprenditori cantonesi rifugiatesi ad Hong Kong negli anni Trenta durante la guerra con il Giappone ne furono il motore industriale; tra il 1937 e il 1941, metà del commercio estero cinese passava attraverso l’Isola. Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la dirigenza di Pechino optò per una soluzione di compromesso in base alla quale si tollerava l’esistenza della colonia britannica: Hong Kong (così come Macao) poteva costituire una finestra importante sull’Occidente e contribuire a dividere il campo angloamericano. Grazie a questo delicato equilibrio, la Cina ottenne importanti forniture di petrolio, prodotti chimici, gomma, autoveicoli e macchinari necessari a sostenere la guerra di Corea nel 1950 e ad evitare le restrizioni dovute all’embargo commerciale decretato dalle Nazioni Unite su spinta di Washington 1. La moderazione dimostrata dal Dragone nell’affrontare la questione della sovranità su territori appartenenti storicamente alla Madrepatria cinese, creò un clima di fiducia e permise alla classe imprenditoriale e manageriale dell’Isola di trasformare negli anni Sessanta Hong Kong nel centro economico e finanziario dell’intera regione. La colonia si dedicò alla manifattura, inizialmente il tessile, poi la plastica, l’elettronica e gli orologi, con una crescita economica del 10% all’anno. Nel 1967 una disputa sugli orari di lavoro si trasformò in una vera e propria rivolta della popolazione locale contro il governo coloniale britannico; quest’ultimo decise quindi di iniziare la pianificazione di grandi progetti infrastrutturali come l’ampliamento del porto, la costruzione del nuovo aeroporto e di una più efficiente rete stradale urbana. Ciò non fu sufficiente ad impedire nel 1972 il deposito di una dichiarazione di sovranità su Hong...
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Marco Costa La Regione autonoma speciale di Hong Kong, conosciuta in tutto il mondo per il suo celebre skyline avveniristico di grattacieli illuminati, ha in realtà una storia molto antica, che affonda le sue radici già in epoca preistorica. Questa straordinaria città, conosciuta in tutto il mondo per il suo dinamismo economico e finanziario, nonché per avere uno dei primi porti commerciali del pianeta, è un vero porto profumato (questo il significato del suo nome) della Cina tra passato antico e modernità. Purtroppo la bibliografia disponibile in lingua italiana su questo tema è limitatissima, mentre in lingua inglese vi sono numerosi testi disponibili sulla storia di questa città-regione. Infatti diversi studi dimostrano che l’attuale regione di Hong Kong aveva alcuni insediamenti già dall’età della pietra, diventando poi parte dell’impero cinese all’epoca della dinastia Qin (221–206 aC). Questo piccolo insediamento, nato originariamente come villaggio di pescatori e località di produzione del sale, è certo che venne abitato almeno 30.000 anni fa. Infatti, alcuni reperti archeologici risalenti all’età della pietra, sono stati scoperti nelle zone di Sai Kung e Wong Tei Tung. In particolare gli strumenti di pietra trovati a Sai Kung fanno immaginare ad uno strumento probabilmente destinato alla lavorazione del terreno, ed è comunque databile al periodo tardo neolitico o dell’età del bronzo antico. Inoltre, altra prova dell’esistenza di un insediamento umano di epoca paleolitica nell’area venne trovata a Sham Chung, accanto alla baia delle Tre braccia nella penisola di Sai Kung. Qui vennero portati alla luce circa 6000 manufatti, che sono attualmente conservati dalla Società archeologica di Hong Kong e dal Centro di archeologia Lingnan dell’Università di Zhongshan. Circa settemila anni fa, in questa regione si sviluppò l’era neolitica; qui si stabilirono alcuni coloni del popolo, analogamente ad altre aree delle Cina meridionale. In particolare sembra che questi insediamenti furono maggiori nella parte occidentale di Hong Kong, molto probabilmente perché questa zona presentava condizioni più favorevoli quali la protezione dai forti venti provenienti dal sud-est e per una maggiore fertilità. Attualmente queste aree sono conosciute come Cheung Chau, l’isola di Lantau e l’isola di Lamma. Fu con il cosiddetto periodo degli Stati combattenti che la zona iniziò ad essere più densamente popolata. Infatti, il periodo degli Stati Combattenti fu un’epoca nella storia dell’antica Cina caratterizzata da continue guerre, a cui sarebbe seguito il cosiddetto Periodo primaverile e autunnale che si sarebbe concluso con la conquista Qin e che vide l’annessione di tutti gli altri Stati contendenti, che alla fine portarono alla vittoria dello Stato Qin (nel 221 a.C.) come primo Impero cinese unificato. Come detto, durante questo periodo di forti turbolenze ed instabilità, si vide un forte un afflusso di persone Yuet dal nord nell’area. Probabilmente queste popolazioni vollero evitare la continua instabilità presente nelle regioni centrali e trovare rifugio nelle zone costiere del sud. Di questo periodo sono stati ritrovati diversi strumenti in bronzo per la pesca, per il combattimento alcuni reperti destinati a rituali spirituali, rinvenuti soprattutto sull’isola di Lantau e sull’isola di Lamma. La prima...
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“Lo scorso 17 aprile un’ Associazione di comunicazione strategica (O’Donnell https://odonnellsolutions.com/ “Intelligence. Guided by experience” è il suo motto) ha inviato a tutti i candidati senatori del Partito Repubblicano un rapporto (in allegato) con una serie di indicazioni per aumentare esponenzialmente le accuse contro la Repubblica Popolare Cinese, indicata come la mandante dell’attacco aggressivo chiamato Coronavirus. Il Rapporto accusa i Democratici di essere troppo deboli nei confronti di Pechino (il che non si direbbe viste le recenti dichiarazioni di Joe Biden contro la Cina), mentre i Repubblicani devono ora spingere per l’adozione di sanzioni nei confronti della Repubblica Popolare a causa della sua responsabilità nel diffondere la pandemia. Dopo aver elencato una serie di articoli e di tesi precostituite a cui fare riferimento, il Rapporto conclude con una serie di indicazioni degne della migliore propaganda politica: tutta la campagna elettorale deve essere indirizzata a descrivere il Partito Comunista come bugiardo e criminale, separando le responsabilità del popolo cinese (a cui va il sostegno degli Stati Uniti) da quelle del regime”. Scarica il Documento
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Pubblichiamo in lingua italiana il Manuale di Protezione Pubblica per l’emergenza Covid19, curato dal “Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie della Commissione nazionale per la salute” (SSN) edito dal “Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie” (Cina CDC) e dalla “China Intercontinental Press” che ha autorizzato Anteo Edizioni e i suoi partner come il CESEM a divulgarlo nel nostro Paese. Il documento costituisce un compendio di informazioni scientifiche e consigli riguardo l’epidemia da COVID-19. Questo testo NON rappresenta un’alternativa alle disposizioni vigenti in materia sul territorio italiano, che vanno comunque rispettate e seguite.   Le infezioni virali non hanno confini nazionali. Ora l’epidemia del COVID-19 è scoppiata in molte parti del mondo e si è diffusa rapidamente. Di fronte a questa sfida comune dell’umanità, tutti i paesi del mondo dovrebbero aiutarsi l’un l’altro e lavorare insieme. Essendo un paese responsabile, la Cina sostiene attivamente e partecipa alla cooperazione internazionale per combattere l’epidemia, dando i suoi contributi alla sicurezza sanitaria pubblica regionale e internazionale e promuovendo la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. Lo scopo di questo manuale è di presentare al pubblico le conoscenze sulla protezione dal COVID-19 nei paesi interessati, in modo da evitare il panico fra il pubblico, far comprendere correttamente la situazione epidemica e proteggersi e rimanere in salute. Scarica il “Manuale di protezione pubblica per il COVID-19”
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Nel bel mezzo delle polemiche lanciate dagli ambienti atlantisti italiani ed europei, il Sottosegretario all’Economia Michele Geraci ha egregiamente spiegato in un breve intervento presso Regione Lombardia gli aspetti più controversi dell’intesa commerciale e culturale con la Cina che dovrebbe essere firmata, alla presenza dello stesso Presidente Xi Jinping, il prossimo 22 marzo. Il convegno organizzato il 13 marzo da Movisol e al quale ha partecipato anche Helga Zepp-LaRouche, ha contribuito a dissipare tanti luoghi comuni sul “pericolo giallo” instillati dai media mainstream su volere degli ambient Neo Cons degli Stati Uniti (curiosamente alleatisi con i Democratici USA riguardo questo dossier), i quali temono la messa in crisi dell’architettura geopolitica atlantista. La relatrice ha spiegato in particolare le opportunità per le imprese italiane in Africa – un continente al cui sviluppo la Cina ha riservato per ora 400 miliardi di dollari – grazie all’accordo di cooperazione con Pechino già siglato dal Governo Conte. Tutti i Paesi che sono stati coinvolti finora nella Nuova Via della Seta ne ammettono i benefici e ne esaltano la convenienza rispetto a quando si trovavano dipendenti dalle politiche finanziarie del Fondo Monetario Internazionale. La Cina non si vuole sostituire agli Stati Uniti ma intende costruire un nuovo sistema internazionale basato sui principi di sovranità e non ingerenza negli affari interni degli Stati. L’influenza cinese sarà importante anche per recuperare la migliore eredità culturale europea (quella del Rinascimento, della filosofia tedesca, dell’école polytechnique ecc.); il confucianesimo parla di armonia tra le nazioni ed educazione estetica della popolazione (“pulizia della mente”), meritocrazia e bene comune. Ma la relazione più attesa era ovviamente quella del Prof. Geraci, che ha diviso per punti il suo discorso: 1) L’importanza della Belt and Road Initiative per l’interesse nazionale sarà quella di favorire le imprese italiane che si trovano lungo il suo percorso. E’ necessario perciò avvicinare i due blocchi economici, Europa e Asia, sfruttando la vocazione dell’Italia alle esportazioni: il loro aumento in Cina può farci guadagnare subito un punto di PIL. La firma del Memorandum of Understanding sulla BRI avverrà mettendo al riparo le nostre aziende da meccanismi predatori. 2) Screening difensivo. Tutti i Paesi che compiono acquisizioni in Italia devono dirottare i flussi di investimento verso operazioni di greenfield production, le quali consentono all’impresa rilevata di entrare nel mercato in cui già opera l’impresa acquirente. Al fine di salvaguardare le aziende da acquisizioni tout court che ne metterebbero a rischio l’ancoraggio al territorio, oltre al rafforzamento del Golden Power (prerogativa del Presidente del Consiglio e non di Geraci come erroneamente alluso in alcuni articoli), si valuta di fissare la soglia massima del 30% nella vendita delle imprese strategiche. 3) Il meccanismo di protezione delle imprese approvato a Bruxelles è invece un semplice scambio di comunicazioni e informazioni tra Paesi stranieri in caso di acquisizioni rilevanti ma il parere della Commissione dell’Unione Europea non è vincolante né efficace. Le preoccupazioni della UE al riguardo della firma del MOU con la Cina sono perciò risibili. 4) La cooperazione tra Italia...
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articolo originale: http://en.people.cn/n3/2018/0726/c90000-9484762.html Chinese President Xi Jinping delivers a speech titled “Keeping Abreast of the Trend of the Times to Achieve Common Development” at the BRICS Business Forum in Johannesburg, South Africa, July 25, 2018. (Xinhua/Wang Ye) JOHANNESBURG, July 25 (Xinhua) — From new global growth drivers to the international landscape and the global governance system, Chinese President Xi Jinping here Wednesday shared his thoughts on the changes the world is going to witness in the next decade. The next decade will be a crucial one in which new global growth drivers will take the place of old ones, seeing faster changes in the international landscape and the international alignment of forces, and witnessing a profound reshaping of the global governance system, Xi said while addressing the BRICS Business Forum in Johannesburg, South Africa. He said that a new round of revolution and transformation in science, technology and industries featuring artificial intelligence, big data, quantum information and bio-technology are gaining momentum, and they are giving birth to a large number of new industries and business forms and models and will fundamentally change global development and people’s work and lives. “We must seize this important opportunity to enable emerging markets and developing countries to achieve leapfrog development,” he told about 1,200 government officials and business people. Xi continued that emerging markets and developing countries already contribute 80 percent of global economic growth, and based on exchange rate calculation, these countries account for nearly 40 percent of the global economic output. “Growing at their current rates, these countries will see their economic output approach half of the global total in a decade,” Xi said. “The collective rise of emerging markets and developing countries is unstoppable, and it will make global development more balanced and global peace more firmly based.” Speaking of the global governance system, Xi pointed out that the world is moving toward multi-polarity and greater economic globalization amid setbacks. “Geopolitical hotspots keep emerging, and the dark shadow of terrorism and armed conflicts still haunts us. Unilateralism and protectionism are mounting, dealing a severe blow to multilateralism and the multilateral trading regime,” he said. “The international community has reached a new crossroads; and we are facing a choice between cooperation and confrontation, between opening-up and a close-door policy, and between mutual benefit and a beggar-thy-neighbor approach,” Xi said. Thus, the evolution of global governance system will have a profound impact on the development of all countries, particularly emerging markets and developing countries, and indeed on the prosperity and stability of the whole world, he said. “We BRICS countries should keep abreast of the historical trend, seize development opportunities, jointly meet challenges, and play a constructive role in building a new type of international relations and a community with a shared future for mankind,” Xi said.
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Si inaugura domenica 18 febbraio 2018 alle ore 18.00 presso Palazzo Banci Buonamici di via Bettino Ricasoli 17 “Cina. Viaggio tra tradizione e innovazione“, mostra del fotografo pratese Matteo Fortunato. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 28 febbraio. La mostra fotografica allestita a Palazzo Banci Buonamici, in pieno centro storico di Prato, è la risultante del lavoro svolto dal fotografo durante un viaggio intrapreso lo scorso agosto che si è snodato da nord a sud del Paese. Cina. Viaggio tra tradizione e innovazione non è che l’ultimo atto ci un progetto che da circa due anni intende avvicinare la comunità cinese residente a Prato e la città; ferma la volontà di costruire una sorta di ponte artistico che metta in comunicazione due mondi distanti tra loco. La mostra è stata realizzata grazie al contributo dell’associazione buddista della comunità cinese in Italia e con il patrocinio della provincia di Prato.
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Articolo originale: http://www.opinione-pubblica.com/tibet-legami-sino-tibetani-lindipendentismo-lamaista/ In questo servizio il Prof. Fabio Massimo Parenti ci illustra la storia millenaria dei rapporti sino-tibetani ed il ruolo tenuto dall’ultimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, in merito alla controversa realtà dell’indipendentismo del Tibet. Le visite del XIV Dalai Lama in Occidente sono frequenti. L’ultima in Italia è stata a settembre e, recentemente, anche l’Università di Urbino ha avanzato un invito a Tenzin Gyatso per celebrare i cento anni dalla sua fondazione. Viene da chiedersi se il Dalai Lama sia richiesto ed invitato solo per i suoi messaggi di pace, oppure perché è personalità di fama mondiale che dà lustro e visibilità mediatica all’istituzione ospitante. I più ingenui risponderebbero per entrambe le cose. Certo, si combinano, ma spesso è il secondo aspetto quello maggiormente determinante. A ciò si aggiunge un altro elemento: la scarsa conoscenza del ruolo storico svolto dal XIV Dalai Lama. I cinesi sono molto critici rispetto a questo uso “interessato” da parte straniera del Dalai Lama, in quanto figura al centro di tensioni geopolitiche, ma anche veicolo di contese intra-buddiste (si veda Parenti 2017a). Le sue posizioni indipendentiste, a tratti affievolitesi, ma mai del tutto spente, sono infatti foriere di tensioni più che di armonia. Di seguito proviamo a presentare alcuni tratti della storia tibetana, al fine di mettere a fuoco i legami storici tra Tibet e Cina, fino a giungere all’individuazione degli elementi che hanno favorito un uso strumentale delle pulsioni indipendentiste veicolate dal Dalai Lama.   I legami con la Cina La plurimillenaria interazione, e spesso il co-sviluppo, tra civiltà cinese e regno del Tibet è spesso ignorata. Il Tibet ha avuto legami con le civiltà del fiume Giallo e Azzurro che risalgono alla preistoria e che nel corso del tempo si sono intensificati. Interessante ricordare, ad esempio, il matrimonio tra il re tibetano Songtsen Gampo e la principessa cinese Wencheng della dinastia Tang, avvenuto nella metà del VII secolo. A quel tempo il regno del Tibet, Regno Tubo, si era espanso notevolmente, essendo riuscito a unire il plateau Qinghai-Tibet, non senza spargimenti di sangue (Chen, 2017). C’è da dire che questo matrimonio fu parte di un processo di pacificazione con l’impero cinese, dopo che il Regno del Tibet aveva combattuto, senza successo, contro i cinesi per entrare nella regione del fiume giallo (attuale Henan), originaria di molte dinastie cinesi. Tuttavia, è dal XIII secolo, con la dinastia Yuan, che le relazioni tra Cina e Tibet si fecero culturalmente e politicamente più strette. Dapprima i mongoli assorbirono il Tibet, sotto la dinastia Yuan, che diventò, manu militari, un protettorato dell’impero. La netta separazione tra potere temporale, in mano all’impero, e spirituale, lasciato ai tibetani, si affievolì verso la fine del XIII secolo, quando i mongoli affidarono ai lama tibetani quasi tutte le funzioni di governo della regione. Da allora potere temporale e spirituale si cementarono. Nel XVIII secolo furono i cinesi a giungere in soccorso dei tibetani contro vari tentativi di invasione da parte dei nepalesi e degli inglesi. Questi ultimi riconobbero la...