18 Luglio 2026

Mese: Ottobre 2020

unita-islamica
Articolo pubblicato su iqna.ir Nel corso delle conferenza ci sarà anche un intervento dal titolo: “The economic problems in the situation of Coronavirus pandemicand how to deal with them in Western countries di Stefano Vernole del Cesem La 34a Conferenza internazionale sull’Unità islamica sarà organizzata per via online. Ad affermarlo il segretario generale del Forum mondiale per la prossimità delle scuole di pensiero islamiche (WFPIST), l’Hojjat-ol-Islam Hamid Shahriari. Parlando nel corso di una conferenza stampa a Teheran, l’Hojjat-ol-Islam Shahriari ha affermato che era intenzione degli organizzatori tenere l’evento annuale come gli anni precedenti, ovvero dal vivo, ma la pandemia di coronavirus ha costretto tutti a optare per un programma online. Il religioso ha detto che “La cooperazione islamica di fronte a calamità e disastri” sarà il tema della conferenza di quest’anno, in cui saranno discusse anche gli ultimi sviluppi e le principali questioni del mondo musulmano. La conferenza includerà 7 pannelli dedicati a diverse zone del mondo in cui saranno trattati i più importanti argomenti riguardanti i musulmani di ogni zona in questione. Più di 160 ospiti stranieri da 47 paesi e 120 personalità iraniane terranno discorsi in videoconferenza. L’Hojjat-ol-Islam Shahriari ha sottolineato che ci saranno 8 forum online in persiano e 29 in altre lingue, tra cui arabo, inglese, francese, urdu, turco, bengalese e russo. I saggi ed i lavori di ricerca sul tema principale della conferenza e le 7 sottocategorie sono stati ricevuti dalla segreteria, e quelli selezionati saranno presentati durante l’evento di una settimana. Tra gli altri programmi, ha osservato, verranno presentati due libri, uno sulla Palestina e l’altro sul Fiqh (giurisprudenza islamica). La cerimonia di chiusura della conferenza di quest’anno si terrà alla vigilia dell’anniversario della nascita del Profeta Mohammad (Che Dio benedica lui e la sua famiglia) il 2 novembre, ha proseguito il funzionario.
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Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole, responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo alla Conferenza europea organizzata dal Centro di Scienza e Cultura Russa di Madrid che si è tenuta il 28 ottobre nella capitale spagnola La recente pandemia dovuta al Covid-19 ha evidenziato alcuni punti chiave riguardanti l’immagine della Russia nel mondo occidentale. Inizialmente si è voluto sottostimare il problema Coronavirus, stigmatizzando la chiusura dei confini subito decretata dal Cremlino e accusando il Presidente Vladimir Putin di “logiche autoritarie” poco rispettose delle inviolabili libertà individuali proprie delle società liberali. Compresa la gravità della situazione, l’Italia – seguita poco dopo da altre nazioni europee – ha rettificato la propria posizione chiedendo anche supporto alla Russia e ad altri Paesi non particolarmente allineati (Cina, Cuba, Egitto …) con maggiori disponibilità di personale e materiale sanitario. Da qui è scaturito un quasi capovolgimento delle percezioni nell’opinione pubblica italiana; il video della partenza da Mosca degli aerei che trasportavano gli aiuti, pubblicato sulla pagina facebook della piccola Associazione culturale Russia Emilia Romagna ha riscosso un notevole successo mediatico (più di 515.000 visualizzazioni ad oggi), dimostrando il grande potenziale di simpatia di cui godono oggi in Italia la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin (la pagina di informazione sulla Federazione Russa in Italia Russia Community, gestita dalla medesima Associazione culturale di cui sopra, conta su oltre 100.000 sostenitori). Subito è però arrivata la “doccia fredda” proveniente dai media mainstream, evidentemente richiamati all’ordine da quelle forze atlantiche che rappresentano il vero deep state in tutte le nazioni europee ma soprattutto in Italia e in Germania. Ecco che l’encomiabile lavoro dei medici russi all’Ospedale di Bergamo, svolto in totale gratuità, è stato prima trasformato in una presunta merce di scambio con eventuali promesse italiane (tra le quali vi sarebbe stata quella di togliere le sanzioni alla Russia): “Quando noi aiutiamo qualcuno lo facciamo gratis”, ha chiarito subito il Cremlino. Successivamente sono entrate in scena le “terze colonne” del Partito Americano che hanno dato adito alle teorie cospirazioniste più strampalate; alcuni hanno definito gli aiuti come il tentativo dei servizi segreti russi di raccogliere informazioni sulla NATO … altri come la volontà di trovare direttamente riscontri sul virus quale arma batteriologica cinese, una tesi quest’ultima portata avanti da quanti, anche nel campo occidentale, tentano di ingraziarsi Mosca per dividerla da Pechino. La prima accusa, in particolare, ha dato adito ad una dura polemica giornalistica con le autorità diplomatiche russe in Italia, sulle quali si è cercato di gettare discredito senza nemmeno nascondere la propria appartenenza al campo atlantista. Come dimostrato anche recentemente dalle elezioni in Bielorussia e dal caso Navalny, l’eurocentrismo non accetta l’altro da sé; nel caso del Covid19, qualcuno avrebbe preferito veder morire la propria popolazione piuttosto che accettare il sostegno sincero e disinteressato di una Russia descritta ancora una volta potenza “autoritaria e revisionista”. L’atteggiamento di superiorità morale e culturale dell’Occidente è stato confermato dall’accoglimento della notizia relativa alla scoperta del vaccino russo contro il Covid19. Una ridda di...
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di Andrea Turi In un precedente articolo abbiamo analizzato le disposizioni messe in atto dal Governo Cinese ad Hong Kong alla luce dell’approvazione della Legge sulla tutela della sicurezza nazionale della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Da qui ripartiamo per approfondire le reazioni straniere all’adozione della legge e i tentativi di ingerenza negli affari interni della Repubblica Popolare Cinese. La scienza politica cinese contemporanea – così come sostiene l’analista russo Leonid Savin1 nel breve saggio La Cina e la multipolarità – poggia su quei cinque principi di coesistenza pacifica che già furono alla base del trattato di amicizia siglato da India e Cina nell’aprile 1954. Mao Zedong e Zhou Enlai videro nell’India un possibile ponte verso Occidente e accolsero favorevolmente l’apertura di Nehru che, invece, cercava di fronteggiare la sempre più crescente influenza statunitense in Pakistan. L’accordo era incentrato sul riconoscimento ufficiale, da parte dell’India, della sovranità cinese in Tibet e su cinque principi cui si sarebbero ispirate le relazioni fra i due Paesi: p. di reciproco rispetto di sovranità e integrità territoriale; p. di non aggressione; 3) p. di non ingerenza negli affari interni; 4) p. di parità e reciprocità nei riconoscimenti; 5) p. di coesistenza pacifica pur in presenza di sistemi politici diversi. Focalizziamo l’attenzione sul principio di non ingerenza negli affari interni di un altro Paese il quale consiste, in sostanza, in quel principio di sovranità che trae la sua origine nei trattati di Westfalia del 1648, siglati alla fine della Guerra dei Trent’anni; in quell’occasione, fu stabilita la regola cuius regio, eius religio per la quale ogni Stato ha il diritto di darsi il proprio ordinamento etico-politico senza alcuna ingerenza da parte di altri Stati. Trovando il suo fondamento giuridico nell’uguaglianza tra gli Stati, nel diritto internazionale il principio di non ingerenza è l’obbligo posto a tutti gli Stati di non interferire negli affari interni di un altro Stato; in particolare, il principio di non ingerenza vieta tutti quegli interventi volti ad influenzare le scelte di politica interna e internazionale degli Stati. In materia, l’articolo 2.7 della Carta delle Nazioni Unite sancisce che nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto. Il lungo preambolo è utile all’inquadramento delle cause alla base del monito lanciato ai Paesi stranieri da Zhao Lijian, portavoce del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese (da qui Cina), di smettere di interferire negli affari di Hong Kong rispondendo, così, alle critiche avanzate da Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e altri Stati il giorno dell’entrata in vigore della Legge sulla tutela della sicurezza nazionale della Regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR). Una dichiarazione congiunta dei Governi degli Stati Uniti d’America, Australia, Canada e Regno Unito2 diffusa il 28 maggio 2020 – erano quelli i giorni in cui cominciava a circolare la bozza di legge che la Repubblica...
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di Lorenzo Salimbeni Poco dopo l’emissione delle nuove sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Federazione russa con riferimento al presunto avvelenamento di Aleksej Navalnyj e giusto in tempo prima che il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri determinasse nuove restrizioni allo svolgimento di convegni, fiere ed eventi culturali, ha avuto luogo a Verona il 22-23 ottobre il XIII Forum Economico Eurasiatico. Gli organizzatori sono Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Rosсongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, tra i co-organizzatori troviamo l’Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori ed i partners sono Intesa Sanpaolo, Rosneft, Gazprombank, VTB, Credit Bank of Moscow, Fondo di investimenti REGION, VHS. Questo appuntamento promosso da Antonio Fallico (Presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia) ha tradizionalmente rappresentato un momento di confronto e di proposta di nuove sinergie tra l’Europa e Mosca, pure nei momenti di contrapposizione che hanno seguito l’annessione della Crimea alla Federazione russa in seguito ad un referendum che le istituzioni di Bruxelles non hanno mai voluto considerare legittimo. Le sanzioni emesse allora hanno colpito pesantemente l’import-export tra l’UE (e l’Italia in particolare) e la Russia, nonostante triangolazioni attraverso la Bielorussia ovvero altri Stati membri dell’Unione Eurasiatica abbiano consentito di contenere i danni economici. Tali sanzioni sono state più volte rinnovate (con il consenso italiano, anche da parte di governi in cui sedevano ministri che apparivano contrari a tali misure) e più recentemente inasprite in seguito alla vicenda che ha interessato Navalnyj, esponente politico che sembra avere maggior seguito all’estero che in patria. Anche se i lavori dell’assise veronese hanno affrontato in più sessioni il crescente ruolo all’interno della massa eurasiatica della Cina e del suo colossale progetto infrastrutturale meglio noto come la Nuova Via della Seta, la Russia non è stata trascurata. Fallico ha in particolare sottolineato «quanto sia sempre più centrale il bisogno di cooperazione e di dialogo» nella fase di uscita dalla crisi economica e politica che ha accompagnato la pandemia di Covid-19. La frattura tra l’UE e la Russia crea un varco nel quale può inserirsi la potenza economica della Cina, il cui rimbalzo post-lockdown ha già conseguito sorprendenti percentuali di crescita del PIL rispetto alla recessione che interessa il resto del sistema-mondo che ha registrato solo alcuni timidi segnali di crescita. Sono intervenuti in teleconferenza relatori di spessore come Denis Manturov (Ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa), Andrey Kostin (Presidente del Consiglio di Amministrazione VTB), Igor Sechin (Presidente e Amministratore Delegato di Rosneft), Marco Tronchetti Provera (Co-Presidente del Comitato Imprenditoriale Italo-Russo per la cooperazione economica), Vladimir Chubar (Presidente della Credit Bank of Moscow), Veronika Nikishina (Amministratore Delegato del Russian Export Center), Elena Burmistrova (Vicepresidente del Comitato di Gestione di Gazprom), Andrei Slepnev (Ministro del Commercio della Commissione Economica Eurasiatica), Vladimir Chizhov (Rappresentante Permanente della Russia presso l’UE), Konstantin Kosachev (Presidente del Comitato Affari Internazionali del Consiglio della Federazione Russa) e Garegin Tosunyan (Presidente dell’Associazione Banche Russe). L’augurio che l’asse Bruxelles-Mosca si rinsaldi, al di là di quelle che sono alcune significative collaborazioni bilaterali...
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A cura di Wang Huijuan e Wu Weican Cina ed Italia nel 2020 hanno un anniversario da festeggiare insieme, quello del mezzo secolo trascorso dall’apertura di rapporti diplomatici ufficiali. Testimonianza dell’indipendenza e lungimiranza dei dirigenti italiani della Prima Repubblica, il riconoscimento della Repubblica Popolare il 6 novembre 1970 fu uno degli innumerevoli esempi di come il nostro Paese, pur aderendo al Patto Atlantico, si riservava ampi spazi di manovra in politica estera, perseguendo con convinzione i propri legittimi e sovrani interessi. Da quella scelta sono derivati una serie di legami sempre più stretti e articolati tra Italia e “Paese di Mezzo”, che hanno contribuito non poco a rendere il nostro Paese uno dei ‘terminal’ preferenziali per la ‘Cintura Marittima’, la colossale via di comunicazione commerciale che complementa e potenzia la ‘Nuova Via della Seta’ terrestre. Questo volume, grazie a una serie di contributi di alto valore da parte di prestigiosi rappresentanti delle relazioni sino-italiane degli ultimi decenni, permette al lettore di farsi una chiara e accurata idea della storia e delle preziose potenzialità della partnership tra i due Paesi, tanto in campo economico-commerciale quando in quelli (non meno importanti), tecnico-scientifico, culturale-formativo e per una progressiva “multipolarizzazione” degli enti e delle organizzazioni internazionali. Segnaliamo all’interno del libro, l’articolo del nostro coordinatore Stefano Vernole, dal titolo: “Italia e Cina: 50 anni di relazioni culminano nella Nuova Via della Seta“
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Mercoledì 28 ottobre, il responsabile delle relazioni esterne del Cesem, Stefano Vernole, interverrà alla Conferenza europea organizzata dal Centro di Scienza e Cultura Russa di Madrid, con un intervento dal titolo: “Uscire dall’eurocentrismo. Il grande potenziale del soft power russo“, nella sezione  “Media and communications in Russia-Europe relations: challenges and solutions”. In allegato il programma del Convegno
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di Marco Costa Nel capitolo precedente abbiamo visto che la Gran Bretagna acquisì sotto il dominio coloniale l’isola di Hong Kong nel 1842, la penisola di Kowloon nel 1860 ed ebbe in affitto gratuitamente i cosiddetti Nuovi Territori a partire dal 1898. Un atto formale decisivo al fine di comprendere la storia recente, consiste nella convenzione siglata tra il Regno Unito e la Cina comunemente nota come la Convenzione per l’estensione del territorio di Hong Kong o la Seconda Convenzione di Pechino. Questa consistette in un contratto di locazione firmato tra la Cina dei Qing e il Regno Unito il 9 giugno 1898.1 Evidentemente, sulla scia della sconfitta cinese nel corso della prima guerra sino giapponese (1894-1895), gli inglesi e le altre potenze europee sfruttarono il momento di particolare debolezza della Cina al fine di dividere il paese e indurlo a innumerevoli e gravose concessioni. Infatti, sarebbero stati diversi gli accordi imposti ai cinesi da parte delle potenze coloniali europee. Ad esempio, tra il 6 marzo e l’8 aprile 1898, il governo tedesco costrinse l’Impero Qing a un contratto di locazione della durata di 99 anni per il controllo della baia di Kiautschou e per lo sfruttamento di una miniera di carbone intorno alla baia di Jiaozhou, sulla costa meridionale della penisola di Shandong. I tedeschi miravano a scalfire il dominio inglese sui mari a livello globale. D’altra parte, anche l’Impero russo mirava a ritagliarsi degli spazi in Cina. Il 27 marzo 1898, la Convenzione per la locazione della penisola di Liaotung fu firmata tra i russi e l’Impero Qing, garantendo alla Russia un contratto di locazione di 25 anni di Port Arthur e Dalian, importante per garantire ai russi il controllo delle ferrovie orientali che collegavano le tratte dalla Russia verso la Manciuria. Di conseguenza, il 28 marzo 1898, la Gran Bretagna, preoccupata dal protagonismo delle altre potenze europee in Asia, fece pressioni sull’Impero Qing affinché concedesse il territorio di Weihaiwei, che era caduta sotto il controllo dell’Impero del Giappone nell’omonima battaglia, ultima grande battaglia della Prima guerra sino-giapponese.2 Nemmeno i francesi stettero a guardare. Infatti, il 10 aprile 1898, costrinsero l’indebolito Impero Qing a un contratto di locazione di 99 anni per il Kwangchowan, funzionale a mantenere il controllo francese nella penisola dell’Indocina.3 Come sempre, di fronte alle mosse delle potenze concorrenti, gli inglesi rilanciarono le pressioni sull’Impero cinese al fine di preservare la loro egemonia, cosicché la Gran Bretagna ordinò a Claude Maxwell MacDonald4 di fare pressione sull’Impero Qing per consentire l’espansione di Hong Kong per 200 miglia. Di conseguenza, il 9 giugno 1898 a Pechino fu appunto firmata la Convenzione per l’estensione del territorio di Hong Kong. Il contratto fu firmato per dare agli inglesi legittimazione formale sulla terra appena acquisita, necessaria anzitutto al fine di garantire un’adeguata difesa militare della colonia controllando i territori intorno all’isola. Nel dettaglio, la convenzione prevedeva che i territori a nord di quella che oggi è Boundary Street e a sud del fiume Sham Chun, comprese le isole circostanti,...
sindaco Gradara
Italia ed Ossezia del Sud vantano un solido rapporto di amicizia che, esulando da relazioni più prettamente politiche e per ovvi motivi tortuose, è stato costruito negli anni da un folto numero di persone italiane ed ossetine che provano un intenso sentimento di interesse e passione verso latradizione e la cultura dei due paesi. Numerosi, tra l’altro, sono gli ossetini che risiedono in Italia ed altrettanto numerosi sono quelli che, seppur non vivendoci, nutrono un forte sentimento di attaccamento all’Italia. Negli ultimi anni, a conferma di questo rapporto, le iniziative svoltesi sia in Ossezia del Sud che in Italia si sono alacremente susseguite in vari ambiti: culturale, storico, turistico culinario, musicale, cinematografico, imprenditoriale, politico. La Giornata dell’amicizia italo – osseta si è tenuta domenica 11 ottobre 2020 nella splendida cornice di Gradara (PU), città che ha stipulato un protocolloufficiale d’amicizia con Tskhinval, capitale dell’Ossezia del Sud, per suggellare questo rapporto tra i due paesi. Durante la Giornata sono intervenuti per testimoniare questa realtà di amicizia tra i due popoli, tra gli altri, il dr. Mauro Murgia (rappresentante in Italia per l’Ossezia del Sud) e Maristella Miatello, il dr. Ennio Bordato (Presidente di “Aiutateci a salvare i bambini”), Luca Pingitore (“Viaggiatori indipendenti”, Eliseo Bertolasi (analista di “Sputnik Italia”) e lo stesso Sindaco di Gradara Filippo Gasperi.
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di Andrea Turi A New York, martedì 30 ottobre 2019 il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, davanti alla platea conservatrice dell’Hudson Institute dichiarava agli invitati all’evento che non è più realistico ignorare le differenze fondamentali tra i nostri due sistemi e l’impatto che queste differenze possono avere sugli Stati Uniti1; parole cariche di retorica da guerra fredda, capaci di evocare immagini relative della vecchia che fu e, al contempo, di prefigurarne una nuova in un futuro ormai prossimo a venire. Lo stesso giorno, al Jingxi Hotel di Pechino, era riunita la quarta sessione plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (da qui PCC), la più alta autorità dirigente del PCC, principale appuntamento per il partito nell’anno 2019, incontro durante il quale l’Ufficio Politico chiede il via libera del Comitato Centrale per le politiche e le strategie da attuare in futuro. Al centro dei lavori del consesso della leadership di Partito la decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di preservare e migliorare il sistema socialista con caratteristiche cinesi e di promuovere la modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance. […] Al fine di realizzare lo spirito del XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, la Quarta Sessione Plenaria del XIX Comitato Centrale si è concentrata su una serie di importanti questioni riguardanti, in primo luogo, il mantenimento e il miglioramento del sistema socialista con caratteristiche cinesi e la promozione della modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance; […] in secondo luogo, preservare e migliorare il sistema di leadership del partito, migliorare la governance scientifica del partito, la governance democratica e governare secondo il livello di legge2. Intanto, in quegli stessi giorni, la regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) era ancora alle prese con le proteste e le violenze tipici dei tentativi colorati di agitazione pro-democratici3 che abbiamo imparato a conoscere nel mondo occidentale e che dal mese di marzo 2019 ne hanno turbato a più riprese la quotidianità; a questo, si sono aggiunge con nuove difficoltà economiche – nuove perché per la prima volta in dieci anni l’economia di Hong Kong è entrata in recessione. In una contemporaneità che sta vivendo un momento di rottura che preannuncia grandi cambiamenti a vari livelli e in svariati ambiti, Pechino intende continuare a preservare il principio “un paese, due sistemi”, mantenendo la prosperità e la stabilità a lungo termine di Hong Kong e Macao, e promuovendo la riunificazione pacifica alla Madrepatria4. Per raggiungere questo obiettivo e per non permettere altri tentennamenti o passi incerti da parte del Governo della regione autonoma, il Comitato Centrale ha rotto gli indugi per risolvere la crisi nell’ex colonia britannica al fine di mantenere la sicurezza nazionale e di placare le proteste e frenare il rallentamento economico della città-regione5: così, con 2.878 voti favorevoli, sei astenuti ed uno contrario, l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) ha dato il via libera al Comitato permanente – organo operativo dell’Assemblea – di redarre la Legge per la tutela...
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Domenica 1 novembre, alle ore 16.00, presso la Chiesa di San Giovanni (La Rotonda) in Piazza Matteotti a Modena si terrà la presentazione del libro La Difesa della Fede Ortodossa in Montenegro, scritto dal responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, e pubblicato da Anteo Edizioni.