Era previsto, questo agitamento pre-elettorale nella Repubblica Centrafricana con la ripresa dell’attività dei movimenti ribelli. La scintilla che fa accendere il fuoco è naturalmente il rigetto, legale, giustificato della candidatura di Francois Bozizé, l’ex Presidente del Paese, che ha dalla sua parte alcuni gruppi ribelli che seminano la zizzania in Repubblica Centrafricana. Partito per riattivare i suoi gruppi ribelli, Francois Bozizé conta sui suoi due ragazzi di cui uno fu suo Ministro della Difesa. Per contrastare le velleità che provengono dal Camerun, uno, capo ribelle acquisito alla causa di Bozizé, ha lanciato il Movimento di Liberazione del Camerun (MLC) e bloccato il corridoio commerciale in definizione e proveniente dal Camerun. La strategia è pronta! Come una preda isolata da un predatore, il Paese è in procinto di subire la sua ennesima destabilizzazione! Il Presidente Faustin Archange Touadera, Capo di Stato, si prende le sue responsabilità e chiama l’aviazione russa ad intervenire a fianco delle FACA (Forze Armate Centrafricane). L’entrata in gioco dei Sukhoi SU-34 dell’aviazione russa e i suoi raids chirurgici. Per annientare definitivamente questo movimento ribelle vicino all’ex Presidente Francois Bozizé, dopo che i droni avevano fornito con precisione le posizioni dei ribelli, l’aviazione russa ha fatto entrare in azione i Sukhoi SU-34 Fullback Skyhammer. Si tratta di un vero fantasma del cielo. Centomila chilometri di raggio d’azione, 2.200 chilometri all’ora di velocità per 4.000 chilometri di autonomia. Skyhammer, il suo nome in codice vuol dire “Martello del Cielo”. Questo Martello va in maniera chirurgica a colpire il quartier generale del Movimento di Liberazione del Camerun (MLC) del generale Sidiki per riaprire il corridoio frontaliero con il Camerun e permettere il rastrellamento al suolo delle Faca, i ruandesi e gli altri. Sidiki e i suoi principali comandanti muoiono durante questi raids. Decisa a mettere in condizione di non nuocere tutti i movimenti ribelli che hanno in mano gli accordi Khartoum, i quali materializzano la pace che in Repubblica Centrafricana non si è mai ritrovata, l’aviazione russa apre il fuoco sulla base ribelle guidata dai pro-Bozizé tra cui i suoi due figli. Questi ultimi due trovano la morte durante i bombardamenti. L’offensiva di Bangui, messa in opera dai ribelli, muore sul nascere. I ribelli delle postazioni avanzate nei pressi di Bangui sono immediatamente neutralizzati 2. Il voltafaccia della Minusca di fronte ai raids aerei dell’esercito russo A favore della Francia, la Minusca ha inizialmente chiuso gli occhi e lasciato senza protezione un corridoio di movimenti ribelli verso la capitale Bangui. Sotto la pressione e le minacce del Governo centrafricano deciso a combattere contro queste forze ribelli e dei raids mirati dell’aviazione russa, il capo della Minusca va effettivamente, a costo di perdere la sua funzione, ad interporsi e a dissuadere così i ribelli, al punto di convincerli a confinarsi nei loro campi anziché a lanciare l’operazione su Bangui. Infatti, questi movimenti dovevano, seguendo la loro strategia iniziale, ritrovarsi a Bangui per far cadere collettivamente il Governo ed impedire la tenuta, il 27 dicembre 2020, delle elezioni generali tra cui...
Anno: 2020
Spett.li, Lo Slovenski raziskovalni inštitut / Istituto sloveno di ricerche (SLORI) bandisce un concorso annuale per tesi di laurea magistrale e dottorato. In allegato inoltriamo il riassunto del bando di concorso in lingua slovena, italiana e inglese con cortese preghiera di diffusione tra gli studenti interessati. Il bando completo con i requisiti di partecipazione è disponibile, in lingua slovena, alla pagina web www.slori.org. Il termine per la presentazione della domanda con la documentazione richiesta è fissato a lunedì, 18 gennaio 2021. Si ringrazia per la gentile collaborazione e si inviano cordiali saluti. I testi del Bando in Sloveno, Inglese, Italiano
di Stefano Vernole L’importanza di Hong Kong nella strategia economica cinese Nel 1997, in seguito alla crisi finanziaria asiatica scatenata dalla speculazione internazionale guidata da George Soros e alla sua rapida propagazione, Hong Kong e il suo mercato borsistico conobbero serie difficoltà. Il regime di cambio fisso in rapporto al dollaro americano rimase scosso e la stabilità del sistema venne minacciata; solo grazie al sostegno del Governo centrale di Pechino, la Regione autonoma riuscì ad uscire dalla crisi senza svalutare il renminbi1. In maniera simile, durante il primo semestre del 2003, l’epidemia SARS colpì duramente Hong Kong, minacciando non solo la salute dei suoi cittadini ma aggravando le condizioni economiche dell’Isola che ancora non si era ripresa completamente dallo shock finanziario del 1997. La deflazione monetaria e la stagnazione del mercato aumentarono il tasso di disoccupazione fino all’8,7%, chiamando in causa ancora una volta il Governo nazionale. Da Pechino, pur anch’essa colpita dalla SARS, arrivarono materiali e attrezzature mediche in grande quantità, inoltre il 29 giugno dello stesso anno fu siglato il CEPA, l’Accordo di partenariato economico stringente che definiva le misure di apertura e gli obiettivi di applicazione nelle tariffe delle merci, il commercio dei servizi e la facilitazione degli investimenti. Poco dopo si permise agli abitanti della Cina continentale di viaggiare ad Hong Kong, favorendo gli scambi culturali tra le due parti e contribuendo così alla ripresa economica del Porto Profumato2. In seguito alla crisi finanziaria dovuta alla bolla dei mutui subprime statunitensi, nel 2009 il Governo di Pechino adottò una serie di misure politiche, tra le quali la firma tra la Banca Popolare di Cina e le Autorità monetarie di Hong Kong con un accordo sullo scambio di valute pari a 200 miliardi di renminbi. E’ evidente che le manifestazioni di piazza manipolate dai Paesi stranieri e la conseguente adozione della Legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong nel 2020, corrispondano ad un tornante storico simile ai precedenti momenti di crisi già conosciuti dall’Isola dopo il suo ritorno alla Madrepatria cinese nel 1997, con inevitabili conseguenze sul funzionamento del suo stesso sistema finanziario. Ancora una volta, intervenendo direttamente nella Regione autonoma, la classe dirigente della Repubblica Popolare Cinese ha dimostrato l’importanza del ruolo del Porto Profumato per la tenuta degli equilibri complessivi del Paese. Esistono però diverse possibilità sull’evoluzione di questo modello, in quanto il ruolo dell’Isola viene ricompreso all’interno della generale strategia varata dal Governo di Pechino tramite il 14° Piano quinquennale (2021-2025), che prevede tra le sue linee guida lo sviluppo di grandi aree urbane integrate, tra le quali la Great Bay Area che includerà anche Hong Kong. Un altro quesito riguarda: è davvero possibile per l’Occidente abbandonare il Porto Profumato, seppur parzialmente, come alcuni gruppi finanziari (ad esempio Nomura) vorrebbero fare? Il Vicedirettore dell’Ufficio del Governo cinese per gli Affari di Hong Kong e Macao, Zhang Xiaoming, ha rassicurato nei mesi scorsi gli investitori internazionali sulla volontà di Pechino di mantenere l’Isola stabile ed aperta al capitale straniero, ridando nuova linfa alla Borsa....
PARSTODAY:”L’accordo tra l’Ue e la Cina ha un grande vantaggio per l’export agro-alimentare dell’Europa. “La Cina è diventata il più importante partner commerciale dell’Ue nel 2020″, queste le parole di Stefano Vernole, vicedirettore dell’Eurasia nonchè coordinatore del Centro Studi Eurasia Mediterraneo a Parstoday sul rapporto tra l’Ue e la Cina. LINK ALL’INTERVISTA
Martedì 22 dicembre alle ore 21.15, appuntamento online con il focus “Russia ed Estero Vicino” organizzato da Azione Universitaria in collaborazione con Centro Studi Eurasia E Mediterraneo (CeSe-M)
Il Caucaso del Nord (dal russo Северный Кавказ, traslitterato in Severniy Kavkaz), o Ciscaucasia, è una regione della Federazione Russa di primaria importanza strategica e geopolitica per la sua posizione geografica compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio e lungo lo snodo delle vie di comunicazione tra Europa ed Asia. Entrato in maniera preponderante nella cultura russa grazie anche ai classici della letteratura come “Il prigioniero del Caucaso” Di Aleksandr S. Pushkin oppure “Hadji Murat” di Lev Tolstoj, il Caucaso settentrionale ha sempre rappresentato una regione ricca di mistero, opportunità, vincoli tribali e un territorio di scontro tra l’autorità centrale e le forze locali. Dagli anni ’90 i media internazionali hanno iniziato a interessarsi maggiormente a questa regione a causa del Primo Conflitto Ceceno (1994-1996) e successivamente con la diffusione di gruppi di militanza armata collegati alla rete del terrorismo internazionale di al-Qaeda prima e dello Stato Islamico poi. Se l’elemento bellico e del terrorismo risaltano rapidamente agli occhi del lettore italiano, il ruolo geopolitico fondamentale che il Caucaso del Nord riveste nella politica interna ed estera russa rimane per molti celato o di difficile lettura. Il libro “Geopolitica del Caucaso russo. Gli interessi e l’influenza del Cremlino e degli attori stranieri nelle dinamiche locali nord caucasiche” scritto da Giuliano Bifolchi e pubblicato da Sandro Teti Editore ha come obiettivo proprio quello di fornire un inquadramento geopolitico del Distretto russo del Caucaso del Nord (dal russo Се́веро-Кавка́зский федера́льный о́круг, traslitterato in Severo-Kavkazsky Federalny Okrug) composto dalle repubbliche di Daghestan, Cecenia, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Caraciai-Circassia, Nord Ossezia-Alania, e dalla regione di Stavropol, prendendo in esame il suo ruolo strategico per Mosca e gli interessi di attori internazionali (Stati Uniti, Cina, paesi del Golfo) e regionali (Georgia, Azerbaigian, Turchia, Iran). Il fine conduttore è quello di aiutare il lettore a comprendere le dinamiche locali nord caucasiche attraverso lo studio e la comprensione di una delle regioni più complesse a livello socioeconomico ed etnolinguistico della Federazione Russa spesso alla ribalta nei media internazionali per gli episodi di violenza e di terrorismo. Il libro di Giuliano Bifolchi, parte del progetto di ricerca accademica che lo stesso autore ha condotto negli ultimi anni, si pone come obiettivo quello di guidare il lettore nella complessità degli interessi geopolitici che riguardano la regione nord caucasica la quale per la varietà di etnie, lingue, culture e religioni, si è sempre contraddistinta come un terreno di incontro/scontro tra la popolazione locale e l’autorità centrale e come un obiettivo primario per la Russia che, attraverso il controllo del Caucaso del Nord, può sfruttare la possibilità di esercitare un’influenza anche sull’area caucasica meridionale (Armenia, Azerbaigian e Georgia). Il testo nella prima parte presenta le teorie geopolitiche utili a studiare e comprendere gli interessi russi e stranieri nel Caucaso del Nord per poi soffermarsi sul ruolo strategico e geopolitico che la regione nord caucasica ha per la Federazione Russa. Di grande interesse, ad esempio, è il collegamento esistente tra alcune repubbliche nord caucasiche e il mondo arabo-musulmano, vero punto di...
di Marco Costa Gli anni ’50 per la città di Hong Kong furono abbastanza tumultuosi: appena alcuni anni dopo la fine dell’occupazione giapponese ed il ripristino della sovranità britannica, nel 1949 anche nella città-Stato riecheggiarono gli epocali sconvolgimenti a cui era in preda la grande Cina, all’apice della guerra tra la fazione nazionalista di Chiang Kai-shek e quella comunista di Mao Zedong. Alla luce della guerra civile e della conseguente rivoluzione capeggiata vittoriosamente da Mao, che avrebbe posto fine ai decenni di interferenze straniere sulla Cina continentale nonché promosso la riunificazione di fatto della nazione sotto la bandiera di un nuovo modello socialista, Hong Kong divenne meta di afflusso di rifugiati dalla terraferma, provocando un enorme aumento della popolazione: dal 1945 al 1951, la popolazione crebbe infatti da 600.000 a 2,1 milioni. Inoltre, a seguito della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e alla successiva chiusura dei confini tra la Cina e Hong Kong, il fenomeno dell’immigrazione andò accentuandosi fino a diventare ingestibile in diverse occasioni. Non fu solo la popolazione più povera ad essere colpita dalla migrazione, ma ne furono protagonisti anche i ceti più abbienti, desiderosi di preservare i loro patrimoni trasferendoli frettolosamente ed impunemente verso l’Isola. Infatti, mentre i comunisti si avvicinavano alla vittoria all’inizio del 1949, si temeva che Hong Kong sarebbe stata invasa dalle truppe maoiste. Il governo britannico rimase determinato a mantenere Hong Kong come avamposto capitalista all’interno di una sfera di influenza comunista, sebbene i ricordi del blocco di Berlino e l’antagonismo ideologico verso i governi socialisti rimanessero un caposaldo della loro politica estera. La guarnigione britannica fu rinforzata e vennero addirittura ipotizzati piani di evacuazione di emergenza verso l’Australia. Tuttavia, l’Esercito popolare di liberazione ricevette l’ordine di interrompere l’avanzata al confine tra il fiume Sham Chun e Hong Kong, sicchè l’Isola e i suoi territori collegati rimasero una colonia britannica. Peraltro – inutile nasconderlo – da entrambe le parti lo status coloniale dell’Isola avrebbe procurato benefici più o meno diretti dal punto di vista commerciale e diplomatico. Hong Kong era un prezioso centro commerciale alla foce della Cina e i britannici confidavano sul fatto che mantenendo questo legame sarebbe stato più agevole intessere affari con il nuovo Governo di Pechino. Inoltre, consegnare Hong Kong alla Cina continentale senza combattere sarebbe stato interpretato come una debolezza nazionale di fronte alla crescente minaccia comunista in Europa e in Asia, in particolare alla luce della contemporanea guerra di liberazione nazionale che si stava svolgendo in Malesia.1 Ciò che fa immediatamente riflettere, è l’analisi dei dati demografici e dei flussi migratori di quel decennio. Va preliminarmente chiarito il fatto che nel 1950 il governo coloniale adottò unilateralmente un sistema di quote di ingresso denominato Quota System per limitare l’afflusso incontrollato di migranti; tale misura prevedeva che ogni giorno il numero ammesso di persone entranti a Hong Kong dovesse essere pari al numero degli uscenti. Qualche anno dopo, nel 1956, il governo coloniale inglese ritirò tale sistema compensativo delle quote per un periodo di prova di sette...
by Andrea Turi Reading the article Two Paradigms clash: Us – China – Russia Partenership that won WW2 or Hellish Plunge into WW3 written by Matthew J.L. Ehret – journalist, historian and founder of The Canadian Patriot Review – for the Covert Geopolitics website is an important aid for those who want to understand the dynamics that will govern world trends in the near future. Andrea Turi of the Eurasia and Mediterranean Studies Center interviewed the author of the analysis. READ IN ITALIAN |In the pages of the Italian media, it is not usual to read interviews with Canadian analysts. Mr. Ehret, can you then briefly present who you are and what you do to the italian reader? I am the Editor-in-Chief of a newsmagazine which I founded in 2012 called the Canadian Patriot Review, the author of a four volume book series called the Untold History of Canada, and a Senior Fellow at the American University in Moscow which was founded by Dr. Edward Lozansky in 1993 as non-profit foundation committed to building bridges between the west and Russia. Also in 2019, I cofounded a non-profit called the Rising Tide Foundation in Montreal with my wife which is dedicated to reviving classical education, and intercultural dialogue. |You wrote a very interesting and lucid article entitled “Two Paradigms clash: Us – China – Russia Partenership that won WW2 or Hellish Plunge into WW3” which we will come back to immediately. But first I would like to ask you how do you see the current international context? What are the forces on the ground? It is a very tumultuous period as you know in the USA whose ultimate outcome I believe will determine not only the fate of the republic but much of world history for a very long time. As I wrote in my article, we are living through a sort of “in-between period” at the end of one system which has reached a boundary condition and is disintegrating, and an emerging new underdefined system that will replace the old order. The fight over whether the USA slides back under the full control of the thing controlling Biden during the disputed election result fight which will be going to the courts soon or whether the nationalist forces behind Trump are able to keep power will determine alot in this context. |In your article you talk about the clash between two paradigms, can you explain what you are referring to? The underdefined new system which will ultimately replace the currently collapsing order like I said is highly underdetermined. On the one side a multipolar alliance premised on certain principles of win-win cooperation driven by very long term, large scale infrastructure projects characterized by things like China’s Belt and Road Initiative, the Russia-India-Iran International North South Transport Corridor, the Russia-China Polar Silk Road, and many other big things. Much of it with an interesting space-focus tied to the long term settlement and mining of the moon and Mars. Under this system...
di Andrea Turi La lettura dell’articolo Two Paradigms clash: Us – China – Russia Partenership that won WW2 or Hellish Plunge into WW3 scritto da Matthew J.L. Ehret – giornalista, storico e fondatore della rivista The Canadian Patriot Review – per il portale Covert Geopolitics è un ausilio importante per chi voglia comprendere le dinamiche che regoleranno l’andamento mondiale nel prossimo futuro. Andrea Turi del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha intervistato l’autore dell’analisi. READ IN ENGLISH |Sulle pagine dei media italiani non è usuale leggere interviste ad analisti canadesi. Signor Ehret, può quindi presentare brevemente chi è e cosa fa al lettore? Sono il caporedattore di una rivista che ho fondato nel 2012 chiamata Canadian Patriot Review, l’autore di una serie di libri in quattro volumi chiamata The Untold History of Canada e Senior Fellow presso l’Università americana di Mosca, che è stata fondata dal Dr. Edward Lozansky nel 1993 come fondazione senza scopo di lucro impegnata a costruire ponti tra l’ovest e la Russia. Sempre nel 2019, ho co-fondato un’organizzazione no-profit chiamata Rising Tide Foundation a Montreal con mia moglie che si dedica al rilancio dell’educazione classica e al dialogo interculturale. |Lei ha scritto un articolo molto interessante e lucido intitolato “Two Paradigms clash: Us – China – Russia Partenership that won WW2 or Hellish Plunge into WW3” su cui torneremo immediatamente. Ma prima vorrei chiederti come vedi l’attuale contesto internazionale? Quali sono le forze sul terreno? È un periodo molto tumultuoso, come sapete, negli Stati Uniti; un periodo tumultuoso il cui esito finale, credo, determinerà non solo il destino della Repubblica statunitense, ma gran parte della storia mondiale per un tempo molto lungo. Come ho scritto nel mio articolo, stiamo vivendo una sorta di “periodo intermedio” alla fine di un sistema che ha raggiunto una condizione limite e si sta disintegrando, e un nuovo sistema emergente sottodefinito che sostituirà il vecchio ordine. La lotta per stabilire se gli Stati Uniti ritornino sotto il controllo di Biden durante la controversia sui risultati elettorali – che verrà sottoposta ai tribunali – o se le forze nazionali dietro Trump siano in grado di mantenere il potere, farà la differenza in questo contesto. |Nel suo articolo, Lei parla di scontro tra due paradigmi come anticipato dallo stesso titolo. Può spiegare a cosa si riferisce? Il sottodefinito nuovo sistema che alla fine sostituirà l’ordine attualmente in declino, come ho detto, è altamente sotto-determinato: da un lato abbiamo un’alleanza multipolare basata su alcuni principi di cooperazione win-win vantaggiosa per tutti, guidata da progetti infrastrutturali su larga scala a lunghissimo termine caratterizzati da progetti come la Belt and Road Initiative cinese, il corridoio internazionale di trasporto nord-sud Russia-India-Iran, la Russia -China Polar Silk Road e molte altre grandi cose, gran parte di esse con un interessante focus al settore spaziale legato all’insediamento a lungo termine e all’estrazione mineraria della Luna e di Marte. Con questo sistema, ci si aspetta che ogni nazione operi nel proprio genuino egoismo insieme ai suoi vicini, il che...
di Andrea Turi Nell’articolo Le ingerenze straniere nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong abbiamo analizzato come il dossier Hong Kong sia diventato un pretesto per le potenze internazionali occidentali per fare pressioni sul Governo di Pechino e mettere in atto vere e proprie azioni di ingerenza negli affari di politica interna ed esclusiva della Cina. Seguendo la lezione di Giovanni Falcone (“Segui i soldi, troverai la Mafia”) il testo che segue cercherà di rispondere alla domanda: “chi c’è dietro le proteste nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong?” Scriveva Alain De Benoist sul numero 224 dell’aprile 1999 della rivista Diorama Letterario che l’aggressione dell’Occidente contro la Serbia, applicando il diritto di ingerenza ai danni di uno Stato che non ha violato le frontiere di nessun altro Stato, segna la fine della sovranità degli Stati e realizza lo scopo dei sostenitori del cosiddetto mondo senza frontiere, dei fautori della soppressione dell’indipendenza dei popoli, ossia di quei liberali e globalisti secondo i quali il mondo deve essere governato dalla polarità mercati + diritti dell’uomo, cioè dal binomio economia – morale. Quasi un ventennio dopo, lo storico e saggista israeliano Yuval Hoah Harari fa di tale binomio il frame principale delle relazioni tra Stati; nelle prime pagine di 21 lezioni per il XXI secolo scrive, infatti, che durante il XX secolo le élite globali di New York, Londra, Berlino, e Mosca hanno formulato tre grandi narrazioni che ambivano a spiegare il nostro passato fin dalle epoche più remote e a predire il futuro del mondo intero: la narrazione fascista, la narrazione comunista e la narrazione liberale. […] La narrazione liberale spiegava la storia come una lotta tra libertà e tirannia, e concepiva un mondo in cui tutti gli uomini cooperano liberamente e pacificamente, grazie a un ridotto controllo centrale, pagando però lo scotto di una certa dose di disuguaglianza. […] Una volta andata in frantumi la narrazione comunista, quella liberale è rimasta il riferimento principale per comprendere il passato dell’umanità e la guida indispensabile per agire nel mondo futuro – o così sembrava all’élite globale. […] Secondo questa panacea liberale – accettata ugualmente da George W. Bush e Barack Obama – se continuiamo nel programma di liberazione e globalizzazione dei nostri sistemi politici ed economici, saremo in grado di garantire pace e prosperità per tutti quanti. I Paesi che partecipano a questa inarrestabile marcia del progresso saranno premiati con pace e prosperità più rapidamente. I paesi che tentano di opporre resistenza all’inevitabile pagheranno le conseguenze, finché anch’essi vedranno la luce, apriranno i propri confini e liberalizzeranno le loro società, la loro politica e i loro mercati. Ci vorrà del tempo, ma alla fine persino la Corea del Nord, l’Iraq e El Salvador assomiglieranno alla Danimarca o allo Iowa1. La produzione dei vari ideologi che formano la condotta dei Governi occidentali non cessa mai nei suoi intenti di progettare disordini in Stati retti da personalità politiche non di loro gradimento; ora gli sforzi si stanno concentrando contro la Repubblica Popolare Cinese. La...