15 Settembre 2026

Mese: Febbraio 2018

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Clemente Herrero Fabregat è Professore emerito all’Università Autonoma di Madrid nell’area Didattica delle Scienze Sociali, dove dirige un gruppo di studio dal titolo “Investigazioni geopolitiche ed educative”. La sua fama si estende ampiamente al di fuori della Spagna, avendo svolto lezioni universitarie in Brasile, Cuba, Uruguay e Messico; ha quindi ricevuto una Laurea Honoris Causa presso l’Università Regionale del Nord Est del Rio Grande del Sur (UNIJUI). Il suo ultimo testo, El Mundo hace crack, riassumendo i più importanti eventi geopolitici degli ultimi due secoli, si divide in diverse parti, alcune di carattere introduttivo altre che affrontano temi più specifici. Tracciando linee generali, l’autore ritiene che la geopolitica possa distinguersi in tre tipi fondamentali: classica, organica e cibernetica (o cognitiva); a quest’ultima viene in particolare dato risalto, in quanto disciplina che si pone in relazione diretta con l’immaginario “interessato” che i gruppi di potere vogliono creare nelle menti delle persone. Per dominare quello che viene definito lo “spazio mentale” i gruppi dirigenti devono controllare quattro ambiti: quello economico, quello culturale-filosofico, quello politico e quello tecnologico. Rispetto alla geopolitica classica, quella cibernetica decide di avanzare nell’utilizzo delle nuove tecniche di informazione e comunicazione, diluendo il suo tradizionale unico centro di potere in una rete con molti centri interconnessi: il suo obiettivo non è più la dominazione militare degli spazi geografici ma piuttosto il controllo economico degli stessi. Le nuove forme di capitalismo finanziario che hanno dato vita al processo di globalizzazione utilizzano le istituzioni tradizionali come Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ecc., insieme alle grandi multinazionali, alle reti e ai loro operatori, per sostituire il ruolo svolto un tempo dagli stati maggiori dell’esercito. Le grandi corporazioni costituiscono l’unità di base dell’attuale economia mondiale e attualmente il 55% della ricchezza del Pianeta si trova concentrata nelle mani di 400 imprese transnazionali del settore energetico, chimico, farmaceutico … Il 90% della ricchezza mondiale è in mano all’1% della popolazione del Pianeta. Accanto a questa geopolitica cibernetica, quella cognitiva pretende di imporre la visione del mondo, diffondere l’ideologia e realizzare gli interessi delle classi dominanti attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Se l’obiettivo precedente era il dominio militare dello spazio, oggi bisogna far accettare ai cittadini una determinata visione simbolica dell’esistenza, tanto nella sfera economico-commerciale che in quella politica, religiosa, sportiva, ricreativa ecc. Questo effetto potentemente stimolatorio viene poi dialetticamente “temperato” attraverso la diffusione delle droghe e di potenti farmaci: attualmente il 25% dei bambini negli Stati Uniti si trova sotto la prescrizione di qualche sostanza che necessita di ricetta medica. Quando il controllo “medico” non basta, arriva quello tecnologico. Stando alla ricostruzione effettuata dal noto geopolitico francese Yves Lacoste, il sistema Echelon (dipendente dalla National Security Agency degli Stati Uniti d’America e il cui centro si trova a Fort Meade in Maryland), oltre a fax e telefoni, è in grado di intercettare il 90% del traffico via internet a livello mondiale, con particolare attenzione alle informazioni funzionali allo spionaggio civile e industriale. Parallelamente si stanno sviluppando altri tipi di sistema come...
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Negli ultimi anni, diversi fattori sincronici sotto forma di sfide militari, sociali ed economiche stanno provocando un risveglio geopolitico dell’Italia, che si riflette in un aumento della sua presenza nel bacino del Mediterraneo e in gran parte dell’Africa. Per comprendere e contribuire al dibattito di questo periodo della politica estera italiana, qui si propone di partire dalla descrizione delle attuali situazioni contestuali per poi processarle attraverso un’analisi comparativa della Repubblica Italiana con due attori determinanti per il suo presente: uno da ieri, il Regno d’Italia, e un altro di oggi, la Repubblica francese. Abstract: In recent years, several synchronic factors in the form of military, social and economic challenges are causing a geopolitical awakening of Italy, which is reflected in an increase of its presence in the Mediterranean Basin and in Africa. In order to understand and contribute to the debate of this period of Italian foreign policy, here it is proposed to start from the description of the current contextual situations and then process them through a comparative analysis of the Italian Republic with two determinants of its present: one from yesterday, the Kingdom of Italy, and another from today, the French Republic. Keywords: Italia, Africa, mar Mediterraneo, Francia, terrorismo, potere regionale, energia, immigrazione Keywords: Italy, Africa, Mediterranean Sea, France, terrorism, regional power, energy, immigration Introduzione L’Italia ha iniziato il 2018 con delle idee chiare: dopo l’apertura della sua ambasciata a Niamey, una missione è formalizzata in Niger con 470 militari e quella in Libia viene arrotondata a 400 uomini1. Con tutto ciò, in Niger, Roma si presenta con una missione di tipo Security Force Assistance, poiché la Francia rimane il leader indiscusso nell’area. Tuttavia, è in Libia che la volontà di affermarsi come potenza regionale cresce inesorabilmente. Al di là dei dettagli delle operazioni sanitarie e della formazione lì sviluppate, Roma sa che Libia è il punto in cui la sua egemonia nel Mar Mediterraneo può prendere il via. La ex colonia, oltre a invitare giustificazioni storiche, ci costringe a considerare motivi più tangibili come gli interessi energetici, i flussi migratori e la minaccia jihadista. Quindi, il focus dell’attenzione sarà diretto ai territori più vicini al mare nostrum; Il Libano, dove l’Italia è presente attraverso l’UNIFIL (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), la missione unilaterale in Kosovo o i compiti di addestramento e sostegno alle truppe tunisine, sono altre prove che l’aumento del protagonismo di Roma nel Mediterraneo è già chiaramente quantificabile: più presenza di militari italiani in quest’area a detrimento dell’Iraq e dell’Afghanistan. Le ragioni che rendono inevitabile l’intensificazione dell’attenzione strategica dell’Italia nel suo ambiente naturale, oggi stanno diventando più numerose. Questo abito da media potenza consolidata che il contesto offre sarà adattato all’Italia, se oltre a riconoscere le sfide attuali, Roma si guarderà intorno, cioè alle altre potenze europee, mentre esamina il proprio passato; quel sottosuolo storico di argomenti culturali e sentimentali che turbano o nutrono a seconda che siano gestiti in modo più o meno sensato. Tutte le strade portano al Mediterraneo...
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Il professor Evgeny N. Pashentsev dell’Accademia Diplomatica di Mosca analizza l’aspetto psicologico delle sanzioni e della strategia economica statunitense contro la Russia. Il confronto geopolitico tra la Russia e gli Stati Uniti è un argomento caldo nel panorama delle relazioni internazionali ed è stato ampliamento discusso sia dal mondo accademico che da quello economico. Secondo quando espresso dal Professor Evgeny N. Pashentsev, esperto russo in Comunicazione Strategica e Guerra Psicologica dell’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, nel secondo volume di Geopolitical Report intitolato “Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act”: The Psychological Aspect le sanzioni economiche sono uno dei mezzi di pressione degli Stati Uniti maggiormente utilizzati contro la Russia il cui fine è quello di influenzare la politica interna ed estera del Cremlino concepito come uno dei principali avversari della Casa Bianca. In termini socio-politici, la guerra psicologica strategica è l’impatto psicologico esplicito e implicito a lungo termine dei sistemi concorrenti (attori statali, sovra-statali, intra-statali e non statali) con l’obiettivo di infliggere danni e/o liquidare i beni materiali della parte avversa per vincere la sfida nella sfera materiale. Lo sviluppo concettuale della guerra psicologica strategica è iniziato durante la Guerra Fredda da entrambe le parti: a metà degli anni ’90 l’agenzia RAND ha introdotto il termine “strategic information warfare” riferendosi alla guerra con confini tradizionali sfocati. Secondo Pashentsev, attualmente contro la Russia è in corso una guerra strategica delle informazioni il cui fine è quello di indebolire il paese puntando sul successivo riorientamento geopolitico o la separazione controllata del paese. La strategia statunitense di sfruttare le sanzioni è dovuta dal fatto che l’utilizzo della forza militare è con il tempo divenuta più difficile, rischiosa e costosa e gli strumenti del soft power non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi sperati. Quindi avendo la forza militare e il soft power mostrato i propri limiti, la comunità di esperti statunitense ha esplorato ulteriori strade non militari come la coercizione, l’indebolimento ed il punire coloro che minacciano gli interessi e la sicurezza statunitense. In tale volume pubblicato dall’Associazione di Studio, Ricerca e Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa (ASRIE) con l’assistenza accademica dei membri del EU-RU-CM Network, l’attenzione viene posta sull’aspetto psicologico delle sanzioni economiche definite da Greg Simons, Associate Professor all’Università di Uppsala (Svezia), come “un’arma scelta degli Stati Uniti nella ricerca di indebolire e alla fine sovvertire i propri nemici”. La guerra economica che gli Stati Uniti stanno conducendo, afferma Simons, contro i propri avversari ha effetti tangibili e intangibili con implicazioni sia a livello nazionale che internazionale. Darya Bazarkina (Russia), Professore presso il Dipartimento per la Sicurezza Internazionale e gli Affari Esteri dell’Accademia dell’Economia Nazionale e la Pubblica Amministrazione sotto la Presidenza della Federazione Russa (RANEPA), ha sottolineato come il report redatto dal Professor Pashentsev fornisce una nuova visione e lettura delle sanzioni russe rivelando le conseguenze latenti a lungo termine. Ernesto López (Argentina), direttore dell’Istituto dei Problemi Nazionali dell’Università Nazionale di Lanús, ha commentato tale ricerca evidenziando l’interessante punto di riflessione sollevato dal Professor Pashentsev sul ruolo...
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Si inaugura domenica 18 febbraio 2018 alle ore 18.00 presso Palazzo Banci Buonamici di via Bettino Ricasoli 17 “Cina. Viaggio tra tradizione e innovazione“, mostra del fotografo pratese Matteo Fortunato. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 28 febbraio. La mostra fotografica allestita a Palazzo Banci Buonamici, in pieno centro storico di Prato, è la risultante del lavoro svolto dal fotografo durante un viaggio intrapreso lo scorso agosto che si è snodato da nord a sud del Paese. Cina. Viaggio tra tradizione e innovazione non è che l’ultimo atto ci un progetto che da circa due anni intende avvicinare la comunità cinese residente a Prato e la città; ferma la volontà di costruire una sorta di ponte artistico che metta in comunicazione due mondi distanti tra loco. La mostra è stata realizzata grazie al contributo dell’associazione buddista della comunità cinese in Italia e con il patrocinio della provincia di Prato.