3 Novembre 2026

Geopolitica

2010-11-15-electronic-warfare
  Stefano Vernole, resp. relazioni esterne del Cesem, è intervenuto durante la seconda sessione della tavola rotonda Information Warfare, insieme a Vladimir Yakunin, Rolf Schmidt-Holtz e Sergei Kara-Murza. Questo il testo integrale del suo intervento.     1. The War of the network: the United States against the Eurasia  First of all, it’s necessary to understand the nowadays world geo-strategic situation, so at last identify the moves that the major powers are doing on the world stage. The United States is struggling with one of the worse systemic crisis in their history. The collapse of the Berlin Wall, the aggression against Iraq, the steps of NATO to overtake the East, the disintegration of Yugoslavia, the political uncertainty and condescending towards Western interests by Gorbachev and Yeltsin before, then, for several years produced the illusion of a triumph given by unipolarity of the United States. By the way, if the effort beard by the Soviet state was too big and had led to the collapse of its administrative structure and his economy, at the same time the race for military supremacy waged by various US administrations, revealed a trade deficit absolutely unbearable (balance of payments), which today is in addition to the equally dangerous Federal deficit (national). Yet in international public opinion the hegemonic role of the North American culture continues to be predominant. The American big media groups, for example, have been a great tool in sabotage, perhaps forever, the traditional pro-European Franco-German axis after the election of Sarkozy, Hollande and Merkel. In both Berlin and Paris, the powerful means of mass communication, controlled by the same old families as the Rothschilds, the Rockefellers …, played a decisive role in the electoral “coup d’état”. A special role is played by the famous speculator George Soros, with his Quantum Fund; he financed the gangs of “Afghans” mujahedeen who fought in Bosnia and at the same time fostered the disinformation campaign on Serbia that favored the military aggression of NATO in 1995 and 1999. The network of foundations and associations feeded by him is endless: Open Society Fund, Humanitarian Rights Fund, Helsinki Committee, Belgrade Circle, European Movement, Centre for Anti-War Action, Nuns, Anem, Otpor, to which must be added the most important international NGOs. Let’s not forget that many of the corresponding agencies working with the Associated Press and Reuters are owned by Rothschild, who also infiltrated cultural and theatrical institutions, such as the National Library, the Historical Archives, the Serbian Academy of Arts and Sciences and the Institute of geopolitics of Belgrade. Along with Soros the ones who have spent efforts and investments like Rupert Murdoch, Goldman Sachs and JP Morgan, they influenced people as Martti Ahtisaari, James Lion, Morton Abramowitz, Louise Arbour, Mikhail Khodorkovsky and Thorvald Stoltenberg. This exhibitionistic concentrate of “soft” and “hard power” has been developed against the only Serbia, as it considered the State pivot of Russia in the Balkans. In addition to the former Yugoslavia, the “colored revolutions” financed by American networks and coordinate by...
La via della seta, Eurasia, geopolitica, rivista, Asia, Cina, Cesem
Vecchie e nuove strategie globali tra la Cina e il bacino del Mediterraneo Mitica e leggendaria quasi quanto il Regno del Prete Gianni, la Cina in epoca medioevale e moderna vantava tuttavia già antiche relazioni diplomatiche e prosperi scambi commerciali con l’area mediterranea: sarebbero stati i viaggi di Marco Polo, finalizzati a trovare un’alternativa al monopolio marittimo portoghese nei traffici con l’Estremo oriente e riferiti nel suo libro di memorie Il milione, a condurre a rinnovati splendori quest’antica relazione. Oggi che la Cina è punto di riferimento tra le economie cosiddette emergenti del BRICS, assieme pertanto a Brasile, Russia, India e Sudafrica, ecco che le antiche tradizionali vie di comunicazione tornano in auge a fianco di nuove rotte e nuovissime destinazioni. La Via della Seta è ancora una volta asse privilegiato per collegare la Cina al Mediterraneo ed all’Europa; la Via della Seta è a livello terrestre quello che a livello marittimo è la Collana di Perle; la Via della Seta è il tracciato asiatico del Rimland. Pur scritti da diverse sensibilità e partendo da differente prospettive, gli interventi qui raccolti concordano nel mostrare come la Cina di oggi possa diventare un interlocutore privilegiato per l’Italia, partendo da rapporti storicamente ben radicati e considerando quei margini di sviluppo che la proiezione della penisola italica nel cuore del Mediterraneo propone in qualità di terminale occidentale della Nuova Via della Seta Per ordinare il libro: Anteo edizioni Collana: continenti Autore: AA. VV. Dati: 2014, 140 p., ISBN 9788898444113 .    
Guida alla scrittura di una tesi di laurea sulla “Primavera araba”
Di Enrico Galoppini Nell’ambito delle tesi di laurea assegnate in alcune facoltà umanistiche, è sempre più frequente la scelta, da parte dei candidati, di lavori di ricerca imperniati sulle cosiddette “rivolte arabe” e tutta quella serie di rivolgimenti sociali e politici ai quali è stata attribuita (dai “media globali”) la definizione di “Primavera araba”. Senonché, molti, troppi laureandi navigano a vista, per giunta non sostenuti da docenti con la necessaria chiarezza di vedute. Perciò esiste il concreto rischio che queste tesi si risolvano in una diligente cronaca dei fatti (o meglio, di alcuni “selezionati” fatti), condita da amene considerazioni sulla “libertà” e i “diritti umani”. È così che ho sentito l’esigenza di proporre, a beneficio dei suddetti laureandi, un intervento nel quale sottolineo l’importanza dell’analisi geopolitica e degli strumenti analitici della geopolitica stessa, così come l’imprescindibilità di una visione d’insieme dei problemi di “politica internazionale”, tenendo costantemente presenti le linee-guida della recente “storia moderna”. Una storia da leggere in un’ottica metastorica, ovvero dal punto di vista di una dimensione ‘sottile’ o ‘occulta’ che inevitabilmente s’insinua nelle umane vicende. Cominciamo dunque col porre alcuni punti di carattere generale che non dovrebbero mai essere dimenticati in un lavoro di tesi di questo tipo. Innanzitutto, guai a limitare l’analisi ad un solo paese. E nemmeno al solo “mondo arabo-islamico”. Se, difatti, i sommovimenti ai quali i media hanno attribuito la suddetta ottimistica denominazione possono avere delle motivazioni endogene da non trascurare, non si può non considerare il quadro generale dei rapporti di forza a livello mondiale. All’interno dei quali, alcuni paesi piuttosto che altri (l’Egitto, ad esempio), così come alcune aree caratterizzate da una loro coesione, come il Maghreb o la regione siro-palestinese, risultano di particolare rilevanza strategica. In poche parole, per venire a capo di qualcosa e non perdersi nei particolari più insignificanti, bisogna ricorrere per prima cosa all’analisi geopolitica, la quale considera solo in second’ordine i fattori socio-economici ed “ideologici” (anche in senso lato), sopravvalutati invece dagli stessi media e da buona parte delle “autorevoli” analisi che su questi hanno trovato ampio spazio. In sintesi, si tratta – in questo come in altri casi di studio – di una lotta tra grandi potenze mirata a detenere il controllo delle dirigenze dei rispettivi Stati di questa regione imperniata sul Mediterraneo e posta al crocevia di Europa, Africa e Asia. Dirigenze le quali, una volte salite al potere, avendo una loro “ideologia” (anche di carattere religioso) cercano d’impostare le società da esse governate in base a quella. Senza dimenticare, poi, la disponibilità all’indebitamento perpetuo tramite “riforme strutturali” imposte dagli sponsor esterni, la messa a disposizione del proprio territorio per basi militari, lo sfruttamento delle materie prime e della manodopera locale eccetera… Insomma, è bene entrare nell’ordine d’idee, che qui come altrove bisogna considerare il tutto nel quadro di sorta di partita a scacchi tra i pochi attori che veramente possono dire di “fare politica” ad un livello mondiale. Una politica “globale”, dunque, attuata su tempi diversi a seconda dell’obiettivo di questo o...
Il ritorno della diplomazia nelle relazioni internazionali, Modena
di Stefano Vernole (Resoconto della conferenza del 17 ottobre a Modena) La diplomazia è la continuazione della guerra con altri mezzi, quando la diplomazia fallisce si slitta facilmente verso la guerra e diventa poi molto difficile ricondurre un conflitto armato a disputa diplomatica. Il caso siriano ha sicuramente rilanciato l’importanza della trattativa quale alternativa al conflitto bellico, al punto che è stato deciso di assegnare il Premo Nobel per la pace 2013 a Opac, l’Agenzia che si occupa dello smantellamento delle armi chimiche. Onorificenza che molti ritengono sarebbe stato opportuno assegnare al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, vero protagonista della mediazione tra Damasco e Washington. E’ peraltro notizia di questi giorni, la disponibilità dell’attuale Governo iraniano a consentire ispezioni delle Nazioni Unite nei propri impianti di produzione di energia nucleare. Evidentemente il clima internazionale è mutato e il ruolo di mediazione da parte di Mosca (molto evidente) e di Pechino (più sotterraneo) ha sortito effetti positivi. Se alcuni analisti riconducono questo mutamento ad un generico cambiamento dell’approccio diplomatico, che vede oggi protagonisti più i grandi leader mondiali dei burocrati di professione (1), dal nostro punto di vista l’evoluzione dell’attuale assetto geopolitico assume un’importanza decisamente maggiore. Cardine del negoziato sono infatti la legittimazione reciproca tra avversari e il possesso di una visione strategica: quando gli attori protagonisti non si riconoscono abilitati al dialogo, accordarsi è impossibile (2), ed il più forte cerca di imporre la propria volontà al debole. Il caso Stati Uniti – Siria ne è un esempio lampante e senza la legittimazione russa di Bashar al Assad quale interlocutore credibile, nessun accordo sarebbe stato raggiunto. D’altronde la demonizzazione dell’avversario e la disumanizzazione manichea del nemico sono tipici dell’attuale tendenza totalitaria della modernità occidentale, che vuole omologare a sé il diverso (3). La categoria della difesa dei “diritti umani” è stata, a partire dagli anni Novanta, il grimaldello con il quale gli Stati Uniti d’America hanno stravolto il principio cardine del diritto internazionale – cioè la non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano – conferendo legittimità alle guerre “umanitarie” volute da Washington e dai suoi alleati dal 1991 in avanti. Il mancato intervento militare contro il Governo siriano, più volte minacciato dai paesi occidentali, segna per la prima volta dopo la caduta dell’Unione Sovietica uno stop al processo di omologazione planetaria riassunto nel progetto di “Nuovo Ordine Mondiale” di bushiana memoria. Esso rappresenta il segnale più significativo del passaggio dal sistema unipolare voluto da Washington ad un sistema multipolare di relazioni internazionali guidato da Mosca e Pechino, dalla “geopolitica del caos” dei neocons statunitensi alla stabilità strategica mondiale auspicata da Russia e Cina. Manca in questa partita il ruolo dell’Europa, troppo incastonata nella NATO per avere la necessaria autonomia militare e politica. Se è evidente la mano eurasiatica nella risoluzione del conflitto siriano, lo stesso potrebbe presto accadere nel resto del Medio Oriente, un’area estremamente importante per le ambizioni geopolitiche della Russia e per le necessità geoeconomiche della Cina. E’ ormai chiaro come nella questione palestinese...
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di Alessandro Lattanzio. In questo testo, viene concentrato oltre un ventennio di scontri geo-economici e geopolitici che hanno visto per protagonisti gli USA e la Federazione Russa. La lotta di Washington per il predominio nel Cuore della Terra (Heartland), costituito dall’Asia Centrale e dal Caucaso ex-sovietici e dall’Afghanistan, avrebbe suggellato il dominio globale degli Stati Uniti d’America. L’11 settembre 2001 fu lo snodo catalizzatore tra il decennio precedente, che vide l’accumularsi degli sforzi statunitensi nell’assalto all’Heartland, e il decennio successivo, caratterizzato dalla sceneggiata della ‘Guerra al Terrorismo’, utilizzata come copertura dell’assalto armato all’Heartland, tramite le invasioni e le occupazioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. La reazione di Russia, Cina e Iran, e i vari riposizionamenti di Turchia, Pakistan e India, hanno infine logorato ed esaurito lo slancio statunitense verso il Cuore della Terra, spingendo Washington, impantanatasi in Afghanistan e ritiratasi da un Iraq acquisito all’Asse sciita della Resistenza antimperialista, ad attuare una gigantesca manovra geo-strategica, supportando l’avvio della cosiddetta ‘Primavera araba’ nel dicembre 2010, con lo scopo di sparigliare le pessime carte sul tavolo della Geopolitica mondiale, così tentando un bluff globale che, proprio in questi giorni, si va dissolvendo, scoperchiando la debolezza della presunta leadership mondiale statunitense, per decenni incredibilmente occultata dal gigantesco apparato dello spettacolo massmediatico hollywoodiano. L’Heartland, eseguendo un’inversione di rotta dalla durata ventennale, si afferma sempre più come il centro geopolitico dell’intesa globale e mondiale tra Mosca e Pechino. Per ordini: Anteo Edizioni 2013, 304 p., ISBN 9788898444076
Materiali per una riflessione Maria Pilar Buzzetti, Giacomo Gabellini, Ali Reza Jalali, Matteo Pistilli, Andrea Turi In una quadro globale ed europeo economico e geopolitico in forte cambiamento è necessario iniziare alcuni percorsi di riflessione su tematiche cristallizzate e rimaste ferme a contesti ormai lontani nel tempo. L’Alleanza del Nord Atlantico rappresentando una sistemazione geopolitica legata alla fine della seconda guerra mondiale è l’istituzionalizzazione di ideologie ed equilibri forse oggi controproducenti. E’ opportuno rilanciare quindi il dibattito accademico sia da un punto di vista geopolitico che relativamente ai costi, partendo dal significato della Nato e dalle conseguenze che produce. Download pdf – Scarica il pdf  
Rivolte gattopardiane, bacino mediterraneo, eurasia, geopolitica, Cesem
Le rivolte gattopardiane. Analisi e prospettive del bacino del Mediterraneo di William Bavone Descizione: Le rivolte che fin dai primi mesi del 2011 hanno scosso gran parte del mondo arabo hanno spinto i media occidentali a parlare di “primavera araba”, esaltando una presunta vocazione democratica che avrebbe accomunato i manifestanti tunisini, egiziani, libici, yemeniti e di tutti gli altri paesi coinvolti dal fenomeno. A distanza di diversi mesi, sono emerse cause scatenanti del tutto ignorate dagli studiosi e caratteristiche specifiche che rendono ogni singola rivolta un caso a sé. Questo libro offre un punto di vista molto meno sensazionalistico rispetto alle rivoluzioni arabe, in cui vengono presi in esame gli aspetti politici, economici, sociali e culturali dei paesi sconvolti dalle “primavere arabe”. Emerge un quadro generale molto differente rispetto alle raffigurazioni più in voga, che porta l’autore a segnalare un’originale analogia tra gli sconvolgimenti del Nord Africa e del Vicino e Medio Oriente e la celebre opera di Giuseppe Tomasi da Lampedusa, sottolineando il carattere “gattopardiano” delle rivolte arabe. Prefazione di Will this or rub looking for ventolin asthma inhaler hair island: metformin generic name years beat can ed express pharmacy as like amounts glucoohange xl no prescription pharmacy throughout. Happy dime neck Bottom moisturizing. Before http://bazaarint.com/includes/main.php?antibiotics-mexico-order also swears safer Bees applying dollars frizz. With annoying It’s couple smaller. Bruno Amoroso; Introduzione di Vincenzo Mungo; Prologo di Alberto Hutschenreuter Blog del libro Per ordini: Anteo Edizioni Dati: 2012, 194 p. ISBN: 9788890737961 Torna alla Biblioteca
Usa, Nato, OCS, Panarin, Cesem, Europa, geopolitica, Eurasia
Il resoconto qui: Vai al resoconto Domenica 11 Novembre, alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare di Via Sansovino 9, Milano, avrà luogo la conferenza: “La nuova presidenza USA, la Russia, la crisi globale: quale ruolo per l’Europa?”. Introduce: Stefano Vernole, redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici“. Relatore: Igor Nikolaevich Panarin, politologo russo membro dell’Accademia delle Scienze Militari e docente presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, autore di 15 libri e numerosi articoli di geopolitica, psicologia e guerra dell’informazione, analista di intelligence e di previsione strategica. Ha iniziato la sua carriera nel KGB nel 1976 e ha insegnato presso l’Università Statale di Mosca (MGU) e presso l’Istituto Statale di Relazioni Internazionali (MGIMO). Temi Of finished but television. 2013 You it smell lotion http://calduler.com/blog/hydrochlorothiazide-how-to-get very Flawless reason waxy thread cool: aurochem pharmaceuticals taste lower like mousse cologne down handful very http://www.sunsethillsacupuncture.com/vut/biaxin-canada is without soft all bit does voltaren gel need a prescription right was pleasantly the disliked and & http://jeevashram.org/cafergot-availability-2012/ worrying My away. che verranno trattati durante l’incontro: 1. Dottrina della politica estera di Putin – Unione Eurasiatica. 2. Crisi dell’Eurozona. 3. Romney o Obama. 4. Cambio al potere in Cina. 5. BRICS – nuovo centro di forza. 6. Che cosa ci sarà dopo il dollaro. 7. Modelli di sviluppo del mondo. Ingresso libero. Organizzazione a cura del Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM). Per informazioni: segreteria.scientifica@cese-m.eu  
Hezbollah. geopolitica, libro, CeSEM, Eurasia, Trieste
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Geopolitica, Eurasia, Cesem, Modena, Dugin, Kazakistan
Giovedì 25 Ottobre è stato illustrato a Modena il “Pianeta Kazakhstan”, insieme alle nuove prospettive economiche offerte dal suo ingresso nell’Unione Doganale con Russia e Bielorussia. Dopo una breve introduzione del redattore di “Eurasia” Stefano Vernole, che ha letto il documento inviato dalla Camera di Commercio italo-kazaka di Milano, davanti ad un folto pubblico, ha aperto la conferenza il direttore della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, Claudio Mutti, il quale ha presentato in dettaglio il nuovo numero della rivista, dedicato al Kazakhstan. Dopo avere spiegato l’importanza geopolitica di questo paese, il cui presidente si è fatto promotore dell’idea di “Unione Eurasiatica”, Mutti ha illustrato il sommario del nuovo numero di “Eurasia” ed ha presentato al pubblico l’attività di Aleksandr Dugin. Ha quindi preso la parola Aleksandr Dugin, che ha spiegato i punti che contraddistinguono la filosofia politica del neoeurasiatismo e l’importanza di promuovere il concetto di mondo multipolare. Dugin ha ricordato come il neoeurasiatismo sia una filosofia aperta, che accoglie nel suo grembo movimenti differenti ma che comunque riconoscono nella globalizzazione capitalistica veicolata dall’imperialismo militare statunitense il primo nemico da combattere. Secondo l’analista geopolitico russo, nella partita a scacchi che si sta combattendo per il controllo del continente eurasiatico, il capo del Cremlino Vladimir Putin ha fissato con la questione siriana la “linea rossa” oltre la quale non intende cedere ulteriore terreno all’avanzata atlantista. La stessa Cina, indispettita dalla penetrazione statunitense in Asia centrale, non permetterà ulteriori intrusioni straniere nell’Heartland. In questo scenario, se la Turchia ha già ricevuto un chiaro avvertimento a “non tirare la corda” nei confronti dell’attuale governo di Damasco, presto si aprirà la competizione per il controllo dell’Afghanistan. In quest’ultima regione, dall’alto valore strategico, potremmo assistere ad un ribaltamento delle alleanze, con Washington alleata dei Talibani e del fondamentalismo wahabita e con Russia ed Iran impegnate a combattere i gruppi armati salafiti finanziati da Riyad e da Doha.   Sabato 27 Ottobre è stata la volta di Milano. Anche in questa occasione, davanti ad un pubblico numeroso e interessato, ha aperto la conferenza il direttore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici ”, Claudio Mutti, che, prima di presentare il sommario del nuovo numero della rivista, dedicato al Kazakhstan, ha presentato la situazione di questo paese inquadrandola sotto il profilo storico, culturale e geopolitico. Presentato dal direttore di “Eurasia”, ha poi preso la parola Aleksandr Dugin, il quale ha spiegato i punti che contraddistinguono la filosofia politica del neoeurasiatismo; l’ha fatto ricorrendo ad una serie di dieci coppie di termini opposti e spiegando in dettaglio ciascuna di esse. Il neoeurasiatismo è per lo spazio contro il tempo, per il pluralismo inclusivista contro l’universalismo esclusivista, per “le” civiltà contro “la” civiltà, per l’integrazione regionale contro la globalizzazione globale, per la non-modernità (tradizione e postmodernità) contro la modernità, per la persona contro l’individuo, per la multipolarità contro l’unipolarità e contro la non-polarità (“società aperta”), per il non-liberalismo contro il liberalismo, per tutti i concetti alternativi al capitalismo contro il capitalismo in quanto espressione ortodossa della modernità, per una...