7 Agosto 2026

Mese: Gennaio 2014

Guida alla scrittura di una tesi di laurea sulla “Primavera araba”
Di Enrico Galoppini Nell’ambito delle tesi di laurea assegnate in alcune facoltà umanistiche, è sempre più frequente la scelta, da parte dei candidati, di lavori di ricerca imperniati sulle cosiddette “rivolte arabe” e tutta quella serie di rivolgimenti sociali e politici ai quali è stata attribuita (dai “media globali”) la definizione di “Primavera araba”. Senonché, molti, troppi laureandi navigano a vista, per giunta non sostenuti da docenti con la necessaria chiarezza di vedute. Perciò esiste il concreto rischio che queste tesi si risolvano in una diligente cronaca dei fatti (o meglio, di alcuni “selezionati” fatti), condita da amene considerazioni sulla “libertà” e i “diritti umani”. È così che ho sentito l’esigenza di proporre, a beneficio dei suddetti laureandi, un intervento nel quale sottolineo l’importanza dell’analisi geopolitica e degli strumenti analitici della geopolitica stessa, così come l’imprescindibilità di una visione d’insieme dei problemi di “politica internazionale”, tenendo costantemente presenti le linee-guida della recente “storia moderna”. Una storia da leggere in un’ottica metastorica, ovvero dal punto di vista di una dimensione ‘sottile’ o ‘occulta’ che inevitabilmente s’insinua nelle umane vicende. Cominciamo dunque col porre alcuni punti di carattere generale che non dovrebbero mai essere dimenticati in un lavoro di tesi di questo tipo. Innanzitutto, guai a limitare l’analisi ad un solo paese. E nemmeno al solo “mondo arabo-islamico”. Se, difatti, i sommovimenti ai quali i media hanno attribuito la suddetta ottimistica denominazione possono avere delle motivazioni endogene da non trascurare, non si può non considerare il quadro generale dei rapporti di forza a livello mondiale. All’interno dei quali, alcuni paesi piuttosto che altri (l’Egitto, ad esempio), così come alcune aree caratterizzate da una loro coesione, come il Maghreb o la regione siro-palestinese, risultano di particolare rilevanza strategica. In poche parole, per venire a capo di qualcosa e non perdersi nei particolari più insignificanti, bisogna ricorrere per prima cosa all’analisi geopolitica, la quale considera solo in second’ordine i fattori socio-economici ed “ideologici” (anche in senso lato), sopravvalutati invece dagli stessi media e da buona parte delle “autorevoli” analisi che su questi hanno trovato ampio spazio. In sintesi, si tratta – in questo come in altri casi di studio – di una lotta tra grandi potenze mirata a detenere il controllo delle dirigenze dei rispettivi Stati di questa regione imperniata sul Mediterraneo e posta al crocevia di Europa, Africa e Asia. Dirigenze le quali, una volte salite al potere, avendo una loro “ideologia” (anche di carattere religioso) cercano d’impostare le società da esse governate in base a quella. Senza dimenticare, poi, la disponibilità all’indebitamento perpetuo tramite “riforme strutturali” imposte dagli sponsor esterni, la messa a disposizione del proprio territorio per basi militari, lo sfruttamento delle materie prime e della manodopera locale eccetera… Insomma, è bene entrare nell’ordine d’idee, che qui come altrove bisogna considerare il tutto nel quadro di sorta di partita a scacchi tra i pochi attori che veramente possono dire di “fare politica” ad un livello mondiale. Una politica “globale”, dunque, attuata su tempi diversi a seconda dell’obiettivo di questo o...
salafiti-670x223-1371145252
  antivirus software for pc Per gentile concessione della rivista di studi afro-asiatici “Africana”, mettiamo a disposizione, in versione .pdf, l’articolo di Enrico Galoppini Chi manovra i “modernisti islamici”? (XVII, 2012, pp. 141-148: http://www.giovanniarmillotta.it/africana/africana12.html).
Fabio Falchi, Spazio interiore del mondo, Filosofia, Geopolitica, Eurasia, Cesem
Geofilosofia dell’Eurasia. Di Fabio Falchi La modernità ha mutato la relazione tra terra e mare nell’altra, mare contro terra, creando così quelle condizioni che hanno permesso all’Economico di scorporarsi dall’ampio ventaglio di istituzioni culturali, sociali e politiche in cui esso prima era “incastrato”. Tuttavia, il primato della funzione politico-strategica ricompare inevitabilmente nell’analisi che intercetta anche il mercato come espressione di una particolare volontà politica. Questo libro intende non solo (di)mostrare la necessità della funzione egemone ed equilibratrice della politica (ossia del Politico-katechon), ma anche, se conflitto e “squilibrio” sono inevitabili, la necessità di passare dal problema geopolitico e sociale a quello metapolitico e geofilosofico di uno spazio differenziato e orientante. La riconquista di un legame tra terra, abitazione e lavoro, che permetta un universale riconoscimento delle differenze (prodotte da quel legame), trova dunque nell’Eurasia l’antagonista di quella “Grande Isola” d’oltreoceano che è il centro propulsore del capitalismo e dello sradicamento. Clicca per ordinarlo Intervista all’autore Fabio Falchi da parte di Davide Gonzaga (“idee in/oltre”) E’ da poco uscito per Anteo Edizioni il volume di Fabio Falchi “Lo spazio interiore del mondo. Geofilosofia dell’Eurasia” con prefazione di Claudio Mutti e introduzione di Valerio Meattini. Ne abbiamo approfittato per intervistare l’autore. Nelle note riportate sul retro del volume si segnala la tua attività di redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”. La rivista, che vede come direttore editoriale Claudio Mutti e direttore responsabile Alessandra Colla, vanta un Comitato scientifico di assoluto rilievo, di cui sono membri, per citare qualche nome, studiosi come Bruno Amoroso, Alberto Buela, Franco Cardini, Aleksandr Dugin e François Thual. Vuoi dirci allora, Fabio, qual è, a tuo avviso, il senso più generale di una rivista di questo tipo nel panorama culturale italiano? R) “Eurasia” è una rivista unica nel suo genere, almeno nel panorama culturale italiano. Infatti, non è solo una delle poche riviste di geopolitica pubblicate in Italia, ma rappresenta l’unico tentativo (indubbiamente riuscito) di superare gli steccati ideologici (non a caso hanno collaborato con “Eurasia” un Carlo Terracciano e un Costanzo Preve), al fine di comprendere le sfide del nostro tempo secondo un’ottica geopolitica. La geopolitica è intesa allora non come una (pseudo)scienza (oggi l’uso del termine “scientifico” non lo si nega più a nessuno e c’è più matematica nei testi di astrologia che in quelli di fisica!) né come mera geografia politica o come (assurda) descrizione “neutrale” dei conflitti politici internazionali del nostro tempo, ma come analisi oggettiva e rigorosa (ché il fenomeno varia in funzione della scala, ma varia solo in certi determinati modi) dell’azione politica nello spazio, ossia nei luoghi dell’ “uomo abitante” e dell’ “uomo produttore”. Da qui, l’interesse non solo per quegli attori geopolitici che stanno cambiando l’immagine occidentale del mondo, ma anche per le questioni culturali e geofilosofiche, derivanti (in parte) da tale mutamento. In sostanza, a mio giudizio, la caratteristica fondamentale di “Eurasia” consiste nel privilegiare un approccio alla geopolitica che concepisce l’uomo non solo come “abitatore del tempo” ma anche e soprattutto come “abitatore dello spazio”, e...