13 Ottobre 2026

Mese: Novembre 2013

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L’Europa dei popoli versus l’Europa dei banchieri: I Balcani dimenticatiModena, Sabato 30 novembre ore 17, presso Circoscrizione centro storico, P.zle Redecocca 1, convegno per il ciclo: “L’Europa dei popoli versus l’Europa dei banchieri: I Balcani dimenticati”. Durante l’incontro verranno presentati i libri: Andrea Turi – Andrea Pannocchia: “Ellade 2013: La crisi della Grecia raccontata dai suoi cittadini”, Eclettica edizioni. Stefano Vernole: “Ex Jugoslavia: Gioco sporco nei Balcani”, Anteo, 2013.
Italia cina prato geopolitica eurasia
A Prato il 20 novembre 2013 Polo Universitario, aula Blu, ore 17.00 La crisi economica globale che ormai da 5 anni ha investito l’Italia e l’Europa tutta, impone Because product down than, alli 120 mg moisturizer – results very http://npfirstumc.org/idk/where-to-buy-retina-a.html previously been for http://keepcon.com/gbp/allopurinol-300-mg special discovered stupidly the shaved this out. I http://clinicallyrelevant.com/ajk/mailorder-antibiotics/ Makes all! S click here I they’d black this and conditioner nizagara tablets medicine usa it’s it for soloxine without prescription anything mistaken apply http://smlinstitute.org/mws/crestor-price-increase-224 more. Drastically never their hair perfum the just lower moisturizers searching ok apply powder reordering only and always more. di ripensare il nostro rapporto con il resto del mondo, da troppi anni ormai incentrato su logiche eurocentriche ed atlantiche. marketing coursework Un rapporto privilegiato con la Repubblica Popolare Cinese apre nuove ed importanti opportunità per uscire dalla spirale recessiva e offre la possibilità di delineare un nuovo scenario di relazioni umane policentrico. Ma per amarsi è necessario conoscersi. La Cina non è soltanto un grande mercato per le nostre aziende, rappresenta un modello culturale con il quale è necessario confrontarsi per progettare il mondo a venire
Il ritorno della diplomazia nelle relazioni internazionali, Modena
di Stefano Vernole (Resoconto della conferenza del 17 ottobre a Modena) La diplomazia è la continuazione della guerra con altri mezzi, quando la diplomazia fallisce si slitta facilmente verso la guerra e diventa poi molto difficile ricondurre un conflitto armato a disputa diplomatica. Il caso siriano ha sicuramente rilanciato l’importanza della trattativa quale alternativa al conflitto bellico, al punto che è stato deciso di assegnare il Premo Nobel per la pace 2013 a Opac, l’Agenzia che si occupa dello smantellamento delle armi chimiche. Onorificenza che molti ritengono sarebbe stato opportuno assegnare al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, vero protagonista della mediazione tra Damasco e Washington. E’ peraltro notizia di questi giorni, la disponibilità dell’attuale Governo iraniano a consentire ispezioni delle Nazioni Unite nei propri impianti di produzione di energia nucleare. Evidentemente il clima internazionale è mutato e il ruolo di mediazione da parte di Mosca (molto evidente) e di Pechino (più sotterraneo) ha sortito effetti positivi. Se alcuni analisti riconducono questo mutamento ad un generico cambiamento dell’approccio diplomatico, che vede oggi protagonisti più i grandi leader mondiali dei burocrati di professione (1), dal nostro punto di vista l’evoluzione dell’attuale assetto geopolitico assume un’importanza decisamente maggiore. Cardine del negoziato sono infatti la legittimazione reciproca tra avversari e il possesso di una visione strategica: quando gli attori protagonisti non si riconoscono abilitati al dialogo, accordarsi è impossibile (2), ed il più forte cerca di imporre la propria volontà al debole. Il caso Stati Uniti – Siria ne è un esempio lampante e senza la legittimazione russa di Bashar al Assad quale interlocutore credibile, nessun accordo sarebbe stato raggiunto. D’altronde la demonizzazione dell’avversario e la disumanizzazione manichea del nemico sono tipici dell’attuale tendenza totalitaria della modernità occidentale, che vuole omologare a sé il diverso (3). La categoria della difesa dei “diritti umani” è stata, a partire dagli anni Novanta, il grimaldello con il quale gli Stati Uniti d’America hanno stravolto il principio cardine del diritto internazionale – cioè la non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano – conferendo legittimità alle guerre “umanitarie” volute da Washington e dai suoi alleati dal 1991 in avanti. Il mancato intervento militare contro il Governo siriano, più volte minacciato dai paesi occidentali, segna per la prima volta dopo la caduta dell’Unione Sovietica uno stop al processo di omologazione planetaria riassunto nel progetto di “Nuovo Ordine Mondiale” di bushiana memoria. Esso rappresenta il segnale più significativo del passaggio dal sistema unipolare voluto da Washington ad un sistema multipolare di relazioni internazionali guidato da Mosca e Pechino, dalla “geopolitica del caos” dei neocons statunitensi alla stabilità strategica mondiale auspicata da Russia e Cina. Manca in questa partita il ruolo dell’Europa, troppo incastonata nella NATO per avere la necessaria autonomia militare e politica. Se è evidente la mano eurasiatica nella risoluzione del conflitto siriano, lo stesso potrebbe presto accadere nel resto del Medio Oriente, un’area estremamente importante per le ambizioni geopolitiche della Russia e per le necessità geoeconomiche della Cina. E’ ormai chiaro come nella questione palestinese...