Stefano Vernole, resp. relazioni esterne del Cesem, è intervenuto durante la seconda sessione della tavola rotonda Information Warfare, insieme a Vladimir Yakunin, Rolf Schmidt-Holtz e Sergei Kara-Murza. Questo il testo integrale del suo intervento. 1. The War of the network: the United States against the Eurasia First of all, it’s necessary to understand the nowadays world geo-strategic situation, so at last identify the moves that the major powers are doing on the world stage. The United States is struggling with one of the worse systemic crisis in their history. The collapse of the Berlin Wall, the aggression against Iraq, the steps of NATO to overtake the East, the disintegration of Yugoslavia, the political uncertainty and condescending towards Western interests by Gorbachev and Yeltsin before, then, for several years produced the illusion of a triumph given by unipolarity of the United States. By the way, if the effort beard by the Soviet state was too big and had led to the collapse of its administrative structure and his economy, at the same time the race for military supremacy waged by various US administrations, revealed a trade deficit absolutely unbearable (balance of payments), which today is in addition to the equally dangerous Federal deficit (national). Yet in international public opinion the hegemonic role of the North American culture continues to be predominant. The American big media groups, for example, have been a great tool in sabotage, perhaps forever, the traditional pro-European Franco-German axis after the election of Sarkozy, Hollande and Merkel. In both Berlin and Paris, the powerful means of mass communication, controlled by the same old families as the Rothschilds, the Rockefellers …, played a decisive role in the electoral “coup d’état”. A special role is played by the famous speculator George Soros, with his Quantum Fund; he financed the gangs of “Afghans” mujahedeen who fought in Bosnia and at the same time fostered the disinformation campaign on Serbia that favored the military aggression of NATO in 1995 and 1999. The network of foundations and associations feeded by him is endless: Open Society Fund, Humanitarian Rights Fund, Helsinki Committee, Belgrade Circle, European Movement, Centre for Anti-War Action, Nuns, Anem, Otpor, to which must be added the most important international NGOs. Let’s not forget that many of the corresponding agencies working with the Associated Press and Reuters are owned by Rothschild, who also infiltrated cultural and theatrical institutions, such as the National Library, the Historical Archives, the Serbian Academy of Arts and Sciences and the Institute of geopolitics of Belgrade. Along with Soros the ones who have spent efforts and investments like Rupert Murdoch, Goldman Sachs and JP Morgan, they influenced people as Martti Ahtisaari, James Lion, Morton Abramowitz, Louise Arbour, Mikhail Khodorkovsky and Thorvald Stoltenberg. This exhibitionistic concentrate of “soft” and “hard power” has been developed against the only Serbia, as it considered the State pivot of Russia in the Balkans. In addition to the former Yugoslavia, the “colored revolutions” financed by American networks and coordinate by...
Mese: Settembre 2014
Come da consuetudine, anche quest’anno il Rhodes Youth Forum si terrà sull’isola greca nei giorni che vanno dal 25 al 29 settembre. Di seguito sono riportati il programma delle giornate di discussione e le schede sui relatori. RYF 2014 Preliminary Program 16 09 RYF2014-Preliminary info on speakers and guests
di Aurica Livia D’Alotto e Gaetano Mauro Potenza Tecnicamente il MUOS (Mobile User Objective System ) è una “stazione di telecomunicazioni satellitari” formata da tre antenne di 18,4 metri di diametro e due torri radio alte 149 metri della Marina militare degli Stati Uniti. Il MUOS è un sistema ad altissima frequenza (da 300 MHz a 3 GHz) dell’impianto SATCOM al servizio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Dopo la prima parte di questo studio (si veda “Muos: Pilastro delle telecomunicazioni Usa?”), qui ci addentriamo in problematiche inerenti la diatriba della competenza tra Stato e Regione, ed il conflitto tra Diritto alla salute e Ragion di Stato. muos_pt2
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. 3. BUDDHISMO E LAMAISMO, DALLA SPIRITUALITA’ ALLA TEOCRAZIA Va riconosciuta, al di fuori di una facile ironia, indubbiamente una grande dote all’attuale XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, dote peraltro poco pertinente con le faccende spirituali ma di grande rilevanza politica. Quella di essere probabilmente uno degli uomini che in epoca postmoderna maggiormente padroneggia il marketing comunicativo, sapendo dispensare quella saggezza approssimativa, politicamente corretta e d’accatto che può essere piazzata come bene spirituale di largo consumo da somministrare alle masse occidentali, ormai orfane delle grandi religione monoteiste. Insomma il Dalai Lama può essere considerato un ottimo piazzista, un dispensatore di illusioni orientaleggianti che ha trovato il proprio core business nelle anime perse e disorientate dell’occidente materialista, quel surrogato new age alle religioni tradizionali che trova in ogni forma di esotismo metafisico uno sfogo a buon mercato alle proprie frustrazioni quotidiane. Fin qui, tuttavia, non ci sarebbe nulla di male, almeno se il fenomeno si limitasse a qualche citazione à la page nei salotti televisivi o nelle conferenze pubbliche, peraltro sempre lautamente retribuite. La questione di ben altro rilievo, che lo rende degno di attenzione da parte nostra, è che spesso l’affabulazione a sfondo spirituale valica i suoi confini, trasformandosi in truffa. Truffa anzitutto spirituale, quando costui confonde la nobile e variegata tradizione del buddhismo con la sua scuola di appartenenza – il lamaismo – compiendo una reductio ad unum a cui solo i meno informati possono non prestare attenzione. Ma soprattutto truffa politica, ergendosi ad icona delle libertà civili, a paladino dei diritti umani, a strenuo difensore della democrazia quando, nei fatti, il lamaismo si basa sul principio gerarchico della teocrazia e per oltre otto secoli si è retto sulla servitù della gleba, sulla schiavitù generalizzata dei tibetani, sullo sfruttamento sistematico delle fatiche dei contadini, relegati nella miseria a fronte delle indicibili ricchezze accumulate nei monasteri dei lama. Se il saggio Siddharta Gautama – il Buddha – quattro secoli prima di Cristo predicava l’ascetismo ed il distacco dai beni materiali, i lama nei loro secoli di tiranneggiamento sulla popolazione tibetana paiono essersi abbondantemente discostati dal messaggio del Maestro, erigendo imponenti statue in oro massiccio e dedicandosi spesso a ricche libagioni grazie alle indicibili fatiche dei contadini locali, su cui esercitavano la proprietà completa. Quello che ci preme, in definitiva, è la chiarificazione di un paio di aspetti. Buddhismo e lamaismo non sono sinonimi, essendo il secondo una delle tante (e spesso conflittuali) emanazioni storiche e clericali del primo. Inoltre, altrettanto importante è evidenziare che il Dalai Lama Tanzen Gyatso è rappresentativo di una cultura religiosa (essendone ancora formalmente a capo, pur dal suo opportunistico rifugio indiano quando non dalle sue tournée milionarie in occidente) che si basa sulla teocrazia, e che quindi non può coerentemente profferire parola a proposito di temi quali le libertà civili o la democrazia. Ma andiamo con ordine, partendo dal primo punto. Non intendiamo certamente qui proporre una storia del buddhismo, neanche in sintesi....
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. 2. LA REGIONE AUTONOMA DEL TIBET NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE Con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la questione tibetana assume nuove implicazioni.La liberazione del popolo tibetano dalle catene della schiavitù feudale, la partecipazione della minoranza nazionale tibetana nel pieno rispetto dei suoi costumi e tradizioni allo sviluppo della società socialista nella Cina di Mao, poteva essere un fatto compiuto in breve tempo; all’Esercito Popolare sarebbero bastati pochi giorni nel 1950 per spazzare via dal potere il governo teocratico-feudale tibetano e il pugno di nobili e ecclesiastici che opprimevano la popolazione, quella parte cioè dei circa 60 mila componenti la classe superiore che sfruttava i restanti 1,2 milioni di tibetani tenuti in condizioni di schiavitù manifesta. Come bastava un semplice ordine affinché il Dalai Lama fosse arrestato nel suo palazzo, il Norbou Linka, per impedirne la fuga in India. Il nuovo governo popolare centrale poteva prendere sotto il suo controllo non solo le questioni di politica estera e non lasciare intatto il sistema politico e sociale, l’esercito e la moneta, in attesa che il governo locale e il popolo tibetano decidessero da soli i tempi e i modi delle riforme. Tutto ciò non avvenne. L’Esercito Popolare non si è comportatò in Tibet come un esercito occupante, ma scelse di rimanere autosufficiente e autonomo per non pesare sulla popolazione; non represse o arrestò gli elementi conservatori (che avevano collaborato con le potenze straniere imperialiste), che pure dal 1951 al 1959 avevano organizzato bande armate e compiuto violenze in varie parti della regione, lasciando il compito al governo locale nonostante che nella sua maggioranza fosse il centro interno della controrivoluzione; non attaccò mai le forze locali ostili, ma solo reagito una volta aggredito nella insurrezione controrivoluzionaria del 1959. Il governo centrale aveva infatti sottoscritto e mantenuto accordi affinché la trasformazione politica ed economica del Tibet avvenisse gradualmente e soprattutto col pieno consenso e la cooperazione degli strati superiori del clero tibetano. L’accordo in 17 punti per la liberazione pacifica del Tibet sottoscritto dal governo centrale e quello locale il 23 maggio 1951 tracciava questa linea. Nelle parti riguardanti la riorganizzazione dell’esercito e le riforme ancora nel 1959, dopo otto anni, era al punto di partenza per il boicottaggio dei separatisti tibetani, eppure il governo popolare centrale aveva concesso altri anni di tempo affinché maturassero le condizioni per una sua piena applicazione. Ciò rispondeva alla lungimirante e corretta politica del governo popolare centrale, della Cina socialista guidata da Mao, verso le minoranze nazionali, applicata alla specifica situazione del Tibet, per far sì che il popolo tibetano e la regione autonoma del Tibet occupassero degnamente il loro posto nella Repubblica Popolare, secondo tutte le tutele previste per le minoranze nazionali. La storia della liberazione pacifica del Tibet parla da sola. Va ricordato che dal XIII secolo almeno, gli avvicendamenti e la sovrapposizione tra potere religioso e potere temporale nel Tibet ricalcavano ancora i medesimi schemi. La struttura politica...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. 1. CENNI STORICI SULLA REGIONE AUTONOMA CINESE DEL TIBET Risalire alle origini della storia tibetana non è compito per nulla semplice, in quanto la genesi di questo popolo si perde – peraltro secondo interpretazioni storiografiche spesso discordanti – almeno agli albori del VI° secolo a.C. Sembra tuttavia probabile che in quel tempo, alcune tribù nomadi guerriere Qiang si stabilirono provvisoriamente nella regione dell’attuale Tibet. Quello che pare essere più probabile, invece, è che un popolo tibetano più propriamente detto può essere fatto risalire all’incontro di diverse popolazioni convergenti dai territori dell’Asia centrale ad ovest, dalla Valle dell’Indo a sud-ovest, dalla profondità delle foreste birmane del sud-est, dalla Valle dello Yangzi ad est e dalle sponde del Fiume Giallo da nord. Tale convergenza di diverse etnie, peraltro, pare essere testimoniata ancora oggi dalle diverse sfumature linguistiche, architettoniche, mitologiche e culturali permanenti tra le diverse valli tibetane. Queste tribù dedite al nomadismo, con una probabile predominanza della componente birmana, si stanziarono nell’altopiano tibetano tra il 700 a.C. ed il 400 a.C., dando origine ai prodromi di un regno minimamente coeso solo nel 127 a.C., l’antico regno di Yarlung del 127 a.C., data che coincide con l’inizio del calendario tibetano. La dinastia che resse tale regno, stabilita ad opera del sovrano Nyatri Tsenpo, durò con relativa continuità fino all’anno 842 e vide l’avvicendamento di almeno 42 sovrani. La religione diffusa nel regno era il Bön, una sorta di sciamanesimo fortemente legato ad una visione animista. Tale regno s’ingrandì progressivamente, annettendo diversi territori circostanti ancora scarsamente popolati. Il buddhismo, nella sua forma locale di lamaismo, sarebbe arrivato in Tibet nel 333 d.C. grazie all’opera del re Lha Toto Ri Gniendzen (284 d.C.-363 d.C.), che indusse alla conversione dei propri sudditi. Va segnalato che già attorno al 400 d.C. il regno tibetano era in grado di inviare propri emissari verso la Cina, con cui andavano ad intessersi i primi rapporti di tipo culturale e commerciale. Secondo un’altra versione – che più che alternativa alla precedente potrebbe considerarsi complementare – attribuisce al re Songtsen Gampo (figlio di Namri Songtsen) il primato della conversione al buddhismo, nel 617 d.C. Quello che risulta meno dubbio, è che il re Songtsen Gampo di Yarlung (598 d.C.-650 d.C.) unificò ulteriormente i territori assoggettando tutti i regni che vi si erano formati in precedenza, fondando l’Impero del Tibet che comprendeva ormai tutti i territori in cui era parlato il tibetano. Ancora nel 653 d.C. venne stabilita la prima scuola teologica tibetana, da cui prese origine, nel 690 d.C., l’attuale alfabeto tibetano ed iniziò a prendere corpo una relativa omogeneità culturale tibetana, ed il buddhismo (nella sua versione lamaista) divenne religione ufficiale nel 751 d.C. Nell’VIII secolo l’impero tibetano ebbe un periodo di espansione sotto il re Trisong Detsen (755 d.C.-804 d.C.), arrivando ad estendersi in diverse aree dell’Asia centrale, fino ad occupare temporaneamente la città cinese di Ch’ang-an, (l’odierna Xian nel 763). Durante questo periodo il buddhismo...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. Il 31 Luglio è stata celebrata nella provincia cinese del Sichuan la cerimonia di intronizzazione di Penor Yangsi, un bambino di tre anni destinato a diventare una delle principali autorità del Buddhismo Tibetano. Il Governo Cinese ha dato il proprio appoggio alla cerimonia, e più di ventimila tibetani si sono radunati per celebrare questo evento vivace e gioioso, sperando in una benedizione del piccolo Lama. Il bambino è stato posto nel trono più elevato del monastero di Palyul e gli sono stati offerti tutti i simboli di buon auspicio. “Yangsi” è un titolo onorifico che significa “reincarnato”, e il bambino in questione è stato riconosciuto essere la reincarnazione del terzo Pema Norbu Rinpoche – più conosciuto come “Penor Rinpoche” – che si è spento nel 2009 all’età di 77 anni. Il terzo Penor Rinpoche è stato per diversi anni il capo ufficiale di tutta la scuola Nyingma del Buddhismo Tibetano, e più nello specifico era l’undicesimo detentore del lignaggio Palyul, uno dei sei monasteri-madre della scuola Nyingma nel vecchio Tibet. Fondato nel 1665 da Kunzag Shenrab, il monastero Palyul fu uno dei principali centri di trasmissione delle scienze tibetane. Venne costituito con lo scopo di contenere le reliquie del famoso terton Mingyur Dorje, e i tesori nascosti di Mingyur Dorje – il ciclo Nam Cho, il Dharma del Cielo – sono la principale trasmissione preservata e diffusa dalle reincarnazioni di Penor Rinpoche. Mingyur Dorje fu uno dei personaggi più famosi dell’agiografia tibetana. Visse per soli 22 anni nella metà del XVII secolo , ma nonostante la sua breve vita ha lasciato un’eredità dall’immenso valore. All’età di 11 anni venne riconosciuto da Karma Chagme, uno dei più importanti Lama del lignaggio Karma Kagyu del 1600, come la reincarnazione di un maestro del monastero di Kathok. Le autorità di questo monastero però non accettarono la candidatura di Mingyur Dorje, che venne pertanto allevato da Karma Chagme stesso. Ben presto Mingyur Dorje divenne un Terton, ovvero uno scopritore di terma: tesori spirituali nascosti da Guru Rinpoche (Padmasambhava) per essere rivelati in epoche successive al momento più opportuno. Nella scuola Nyingma i terma hanno un’importanza fondamentale, generalmente superiore alle trasmissioni tantriche che provengono dall’India. Questi terma vanno poi a raggrupparsi in “cicli”, di cui i più famosi sono oggigiorno il Longchen Nyingthig e il Dudjom Tersar. Esistono due tipi di terma: i terma terrestri sono degli oggetti fisici – come testi o vari tipi di oggetti sacri – che vengono nascosti sottoterra o in altri luoghi sconosciuti che il Terton scopre; poi ci sono i terma mentali, vere e proprie rivelazioni che il Terton fa entrando in uno stato alterato di coscienza. A questo secondo tipo appartengono i terma di Mingyur Dorje, conosciuto per il modo spesso bizzarro di comportarsi prima e durante lo stato di trance: si dimenava, saltava qua e là, gettava oggetti, perdeva coscienza; tutte cose che non si ricordava una volta uscito dallo stato di trance. Nonostante...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. Dal 3 al 14 Luglio il Dalai Lama ha dato l’iniziazione di Kalachakra a circa 150000 persone a Leh, in Ladakh. Dal canto suo Li Decheng, a capo del China Tibetology Research Center, ha espresso il punto di vista di Pechino affermando che questa cerimonia incita “odio, terrore ed estremismo”, contrario alla natura di purezza e solennità del Kalachakra. Nonostante queste accuse possano sembrare eccessive per un occhio poco esperto, in realtà il governo cinese ha le sue ragioni per sostenerle. Il Kalachakra è una delle pratiche più elevate ed esoteriche del Buddhismo Tibetano, tanto che viene definito da alcuni come il “Re dei Tantra”. Possiede delle caratteristiche uniche: un sistema iniziatico molto elaborato, conoscenze astronomiche che pongono le basi dell’Astrologia Tibetana e pratiche yogiche sconosciute agli altri Tantra. Il termine sanscrito “Kalachakra” vuol dire “Ruota del Tempo”; ed è nel tempo ciclico infatti che si fonda la conoscenza di questo Tantra: tempo che deriva sia dal ciclo dei movimenti planetari, che dal ciclo della respirazione e quindi dei movimenti energetici del corpo umano. Tra essi esiste uno stretto legame di interdipendenza, delle precise connessioni che fondano una stretta corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo. Trasmutando tramite le pratiche yogiche del Kalachakra le energie del proprio corpo, in primis le energie sessuali, sarebbe pertanto possibile trascendere il tempo stesso nello stato di Illuminazione. Secondo la leggenda fu il Buddha in persona a insegnare il Tantra di Kalachakra, su richiesta del Re di Shambala, Suchandra. Il Re, dopo aver ricevuto questa pratica e averla trasmessa ai propri sudditi, raggiunse insieme a loro l’Illuminazione. Questa straordinaria realizzazione collettiva trasformò Shambala in un mondo mitico, illuminato, divino e non visibile agli occhi fisici. Un vero e proprio paradiso in terra, completamente inaccessibile ai più. Da allora il regno di Shambala è diventato oggetto di sogni, leggende e speranze per migliaia di persone; il suo fascino non ha colpito soltanto i tibetani, ma ha coinvolto in tempi più recenti anche esoteristi occidentali e teosofi. Persino Adolf Hitler mandò alcune spedizioni naziste in Tibet alla ricerca di questo regno mitico. Tuttavia la tradizione di Kalachakra ha un punto controverso. Nel Tantra in questione è contenuta una profezia che è stata causa, sopratutto in occidente, di aspre polemiche e dibattiti. In questa profezia viene affermato che ai tempi del venticinquesimo Re di Shambala alcuni nemici del Buddhismo, autentici demoni incarnati, conquisteranno il mondo e lo assoggetteranno al proprio malefico dominio. Allora, i guerrieri di Shambala si manifesteranno apertamente e distruggeranno questi dominatori stranieri inaugurando una nuova era di pace, abbondanza e profonda spiritualità: una nuova Età dell’Oro. In un certo senso potremmo dire che nel Kalachakra vengono riprese diverse tradizioni hindu, tra cui quella della guerra santa, tipica per esempio della Bhagavat Gita. Il problema è che questi nemici del Buddhismo vengono generalmente identificati con i musulmani: il Tantra contiene infatti una lista dei loro Profeti, e tra essi troviamo Adamo, Enoch Abramo, Mosè,...
di Wang Jinbo Traduzione di Armida Pia Faienza Non c’è dubbio che i nuovi standard e le nuove regole guidati e stabiliti dal TPP, TTIP, TISA e BIT 2012 forniranno nuove strutture guida verso il nuovo round di negoziati del commercio mondiale e getteranno le basi per permettere agli Stati Uniti (e per certi versi all’Europa), di giocare un ruolo “dominante” nello sviluppo di norme globali Attualmente, un nuovo modello di cooperazione regionale nella regione Asia-Pacifico è in corso, per cui il Trans-Pacific Partnership Agreement (TPP), il Regional Comprehensive Economic Partnership Agreement (RCEP) e il China-Japan-Korea (CJK) FTA corrono in parallelo. Come mantenere in equilibrio e gestire le relazioni tra sistemi di cooperazione regionale è di vitale importanza per la partecipazione della Cina e la promozione del processo di integrazione regionale, così come per la sua posizione di maggior rilievo nella cooperazione regionale dell’Asia Pacifica. Nel frattempo, la riorganizzazione del commercio internazionale e delle regole per gli investimenti guidati da TPP, dal Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership Agreement (TTIP) e dall’ Agreement on Trade in Services (TISA) sta diventando un nuovo ed importante fattore esterno per lo sviluppo futuro della Cina, esercitando un impatto sul suo piano economico, sull’orientamento e sulla posizione strategica nell’amministrazione dell’economia globale. I. Nuova tappa per la riorganizzazione della cooperazione dell’Asia Pacifica Dal quando, nel 2009, gli Stati Uniti hanno iniziato a fare perno sull’Asia e hanno reso il TPP la via principale per l’integrazione economica dell’ Asia Pacifica, la cooperazione regionale è entrata in una nuova fase di “ristrutturazione”. Negli anni a venire, quando la cooperazione regionale sarà guidata dalla competizione, TPP, RCEP e CJK FTA coesisteranno e si svilupperanno fianco a fianco. I cambiamenti sullo scenario dell’Asia orientale e dell’Asia Pacifica provocati dal TPP, porranno inevitabilmente nuove sfide alle strategie dell’ integrazione della Cina e ai principi di progressiva integrazione regionale dell’ASEAN. Un nuovo modello basato su un duplice regime caratterizzato da un forte TPP e da un debole RCEP potrebbe affermarsi nella regione dell’Asia-Pacifico. La traiettoria transpacifica e quella dell’Asia orientale potrebbero convergere nella stessa destinazione attraverso cui gli obiettivi dell’APEC, per l’integrazione economica della zona Asia- Pacifico, saranno alla fine raggiunti. Ad ogni modo, ci sono svariati problemi e sfide riguardo al fatto per cui il TPP possa diventare la via preferita per l’integrazione economica e se il RCEP si trasformerà in un’architettura integrata per la regione. Servendo da base economica a sostegno della strategia americana di riequilibrio in Asia, il TPP, nell’alterare i modelli di cooperazione della regione dell’Asia-Pacifico, sta esercitando diversi impatti sulle possibili forme di integrazione dell’Asia orientale come CJK FTA e il RCEP. Il TPP è un accordo commerciale globale, di alto livello, a livello regionale guidato dagli USA, il quale è basato su un accordo di libero scambio tra i 4 Paesi del Pacifico (Singapore, Nuova Zelanda, Brunei e Cile conosciuti come la P4). Con la forte spinta di Washington e la sua leadership, sono stati condotti 19 round di negoziati e gli Stati membri per...