10 Luglio 2026

Federazione Russa

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Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole, responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo alla Conferenza europea organizzata dal Centro di Scienza e Cultura Russa di Madrid che si è tenuta il 28 ottobre nella capitale spagnola La recente pandemia dovuta al Covid-19 ha evidenziato alcuni punti chiave riguardanti l’immagine della Russia nel mondo occidentale. Inizialmente si è voluto sottostimare il problema Coronavirus, stigmatizzando la chiusura dei confini subito decretata dal Cremlino e accusando il Presidente Vladimir Putin di “logiche autoritarie” poco rispettose delle inviolabili libertà individuali proprie delle società liberali. Compresa la gravità della situazione, l’Italia – seguita poco dopo da altre nazioni europee – ha rettificato la propria posizione chiedendo anche supporto alla Russia e ad altri Paesi non particolarmente allineati (Cina, Cuba, Egitto …) con maggiori disponibilità di personale e materiale sanitario. Da qui è scaturito un quasi capovolgimento delle percezioni nell’opinione pubblica italiana; il video della partenza da Mosca degli aerei che trasportavano gli aiuti, pubblicato sulla pagina facebook della piccola Associazione culturale Russia Emilia Romagna ha riscosso un notevole successo mediatico (più di 515.000 visualizzazioni ad oggi), dimostrando il grande potenziale di simpatia di cui godono oggi in Italia la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin (la pagina di informazione sulla Federazione Russa in Italia Russia Community, gestita dalla medesima Associazione culturale di cui sopra, conta su oltre 100.000 sostenitori). Subito è però arrivata la “doccia fredda” proveniente dai media mainstream, evidentemente richiamati all’ordine da quelle forze atlantiche che rappresentano il vero deep state in tutte le nazioni europee ma soprattutto in Italia e in Germania. Ecco che l’encomiabile lavoro dei medici russi all’Ospedale di Bergamo, svolto in totale gratuità, è stato prima trasformato in una presunta merce di scambio con eventuali promesse italiane (tra le quali vi sarebbe stata quella di togliere le sanzioni alla Russia): “Quando noi aiutiamo qualcuno lo facciamo gratis”, ha chiarito subito il Cremlino. Successivamente sono entrate in scena le “terze colonne” del Partito Americano che hanno dato adito alle teorie cospirazioniste più strampalate; alcuni hanno definito gli aiuti come il tentativo dei servizi segreti russi di raccogliere informazioni sulla NATO … altri come la volontà di trovare direttamente riscontri sul virus quale arma batteriologica cinese, una tesi quest’ultima portata avanti da quanti, anche nel campo occidentale, tentano di ingraziarsi Mosca per dividerla da Pechino. La prima accusa, in particolare, ha dato adito ad una dura polemica giornalistica con le autorità diplomatiche russe in Italia, sulle quali si è cercato di gettare discredito senza nemmeno nascondere la propria appartenenza al campo atlantista. Come dimostrato anche recentemente dalle elezioni in Bielorussia e dal caso Navalny, l’eurocentrismo non accetta l’altro da sé; nel caso del Covid19, qualcuno avrebbe preferito veder morire la propria popolazione piuttosto che accettare il sostegno sincero e disinteressato di una Russia descritta ancora una volta potenza “autoritaria e revisionista”. L’atteggiamento di superiorità morale e culturale dell’Occidente è stato confermato dall’accoglimento della notizia relativa alla scoperta del vaccino russo contro il Covid19. Una ridda di...
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di Lorenzo Salimbeni Poco dopo l’emissione delle nuove sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Federazione russa con riferimento al presunto avvelenamento di Aleksej Navalnyj e giusto in tempo prima che il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri determinasse nuove restrizioni allo svolgimento di convegni, fiere ed eventi culturali, ha avuto luogo a Verona il 22-23 ottobre il XIII Forum Economico Eurasiatico. Gli organizzatori sono Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Rosсongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, tra i co-organizzatori troviamo l’Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori ed i partners sono Intesa Sanpaolo, Rosneft, Gazprombank, VTB, Credit Bank of Moscow, Fondo di investimenti REGION, VHS. Questo appuntamento promosso da Antonio Fallico (Presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia) ha tradizionalmente rappresentato un momento di confronto e di proposta di nuove sinergie tra l’Europa e Mosca, pure nei momenti di contrapposizione che hanno seguito l’annessione della Crimea alla Federazione russa in seguito ad un referendum che le istituzioni di Bruxelles non hanno mai voluto considerare legittimo. Le sanzioni emesse allora hanno colpito pesantemente l’import-export tra l’UE (e l’Italia in particolare) e la Russia, nonostante triangolazioni attraverso la Bielorussia ovvero altri Stati membri dell’Unione Eurasiatica abbiano consentito di contenere i danni economici. Tali sanzioni sono state più volte rinnovate (con il consenso italiano, anche da parte di governi in cui sedevano ministri che apparivano contrari a tali misure) e più recentemente inasprite in seguito alla vicenda che ha interessato Navalnyj, esponente politico che sembra avere maggior seguito all’estero che in patria. Anche se i lavori dell’assise veronese hanno affrontato in più sessioni il crescente ruolo all’interno della massa eurasiatica della Cina e del suo colossale progetto infrastrutturale meglio noto come la Nuova Via della Seta, la Russia non è stata trascurata. Fallico ha in particolare sottolineato «quanto sia sempre più centrale il bisogno di cooperazione e di dialogo» nella fase di uscita dalla crisi economica e politica che ha accompagnato la pandemia di Covid-19. La frattura tra l’UE e la Russia crea un varco nel quale può inserirsi la potenza economica della Cina, il cui rimbalzo post-lockdown ha già conseguito sorprendenti percentuali di crescita del PIL rispetto alla recessione che interessa il resto del sistema-mondo che ha registrato solo alcuni timidi segnali di crescita. Sono intervenuti in teleconferenza relatori di spessore come Denis Manturov (Ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa), Andrey Kostin (Presidente del Consiglio di Amministrazione VTB), Igor Sechin (Presidente e Amministratore Delegato di Rosneft), Marco Tronchetti Provera (Co-Presidente del Comitato Imprenditoriale Italo-Russo per la cooperazione economica), Vladimir Chubar (Presidente della Credit Bank of Moscow), Veronika Nikishina (Amministratore Delegato del Russian Export Center), Elena Burmistrova (Vicepresidente del Comitato di Gestione di Gazprom), Andrei Slepnev (Ministro del Commercio della Commissione Economica Eurasiatica), Vladimir Chizhov (Rappresentante Permanente della Russia presso l’UE), Konstantin Kosachev (Presidente del Comitato Affari Internazionali del Consiglio della Federazione Russa) e Garegin Tosunyan (Presidente dell’Associazione Banche Russe). L’augurio che l’asse Bruxelles-Mosca si rinsaldi, al di là di quelle che sono alcune significative collaborazioni bilaterali...
Savin
Articolo pubblicato al seguente indirizzo https://www.geopolitica.ru/it/article/la-federazione-russa-nel-mondo-post-pandemia Andrea Turi [1] ha intervistato Leonid Savin, analista geopolitico, caporedattore di Geopolitica.ru, fondatore e caporedattore del Journal of Eurasian Affairs, capo dell’amministrazione del “movimento eurasiatico” internazionale, autore del libro La nuova arte della guerra (Idrovolante Edizioni) [2]. La seguente intervista è servita per la redazione dell’articolo L’Asia nel mondo postpandemico [3] pubblicata sul sito della rivista Eurasia. Signor Savin, grazie per la sua disponibilità a partecipare a questa sorta di tavola rotonda sul futuro dell’Asia nello scenario internazionale dopo l’emergenza pandemica. Con lei tratteremo principalmente della Federazione Russa. Prima però vi chiedo: che mondo si immagina dopo il CoronaVirus? Dal punto di vista geopolitico l’attuale pandemia di COVID-19 è solo un elemento in più nel quadro della riconfigurazione dell’ordine mondiale. E sembra molto efficace se si parla di economie, catene commerciali, settore industriale, ecc. Molti sono consapevoli dei nuovi orizzonti del sistema internazionale e del crollo del liberalismo. Sfortunatamente, vediamo solo ora che pochi oligarchi (principalmente negli Stati Uniti) hanno aumentato la ricchezza durante il blocco, quando intere nazioni nel mondo hanno sofferto della sua diminuzione. Dovremmo riconoscerlo come un chiaro modello di globalizzazione? Probabilmente sì. E la plutocrazia sopravviverà, quindi non possiamo parlare della fine del capitalismo o dell’egemonia neoliberista dopo il coronavirus. Comunque spero che durante questa crisi alcuni gruppi imprenditoriali ed entità nazionali in molti paesi che sono seguaci dell’idea poteri sovrani abbiano sperimentato bene e avviato (o inizieranno ad avviare) le azioni necessarie. D’altra parte, dopo le restrizioni e gli sforzi dei governi di diversi paesi, ci sarà un’atmosfera più sospetta sia all’interno dei paesi che per gli estranei. Ricordiamo come la Francia si è appropriata delle maschere igieniche inviate in transito attraverso questo paese. Le comunità locali, in particolare quelle colpite da pandemia o/e controllo statale, cercheranno di riconquistare i propri diritti e le proprie libertà. Non dimentichiamo i seguaci delle religioni che vedono la pandemia di coronavirus come segno certo. Questi sforzi porteranno a nuove reti internazionali di solidarietà e nuovi tipi di confini nelle nostre menti. Un’altra lezione importante è l’ascesa del contro-consumismo. Molte persone hanno capito di essere coinvolte e inquadrate dal sistema capitalista contemporaneo, ma l’umano è qualcosa di più che un semplice utente di servizi e mangiatore di prodotti (in tutti i sensi). Vediamo come verrà sviluppato. Parliamo della Federazione Russa. Come uscirà invece la Russia da questa emergenza? Intendo sul piano economico, sociale, politico e per quanto riguarda la sua immagine internazionale. Penso e sono sicuro che la Russia abbia iniziato a far fronte alla pandemia nel tardo periodo. Ma meglio più tardi che mai. Il regime di blocco ha manifestato alcune vulnerabilità del sistema sanitario e dei servizi sociali. Il problema è che non esiste un vaccino e l’isolamento è stato descritto come lo strumento più efficace per combattere il COVID. Le restrizioni sono davvero difficili e le persone qui sono arrabbiate, soprattutto a causa della sorveglianza elettronica diretta a tutti coloro che hanno qualsiasi tipo di sintomo simile all’influenza o alla...
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La seguente intervista è stata realizzata nel contesto di un lavoro più ampio riguardante l’Asia nel mondo post-pandemia. Dottor Floros*, per prima cosa la ringrazio per la sua disponibilità. Entriamo subito nel merito della questione. Per quanto riguarda il settore energetico (petrolio e gas), l’emergenza Covid-19 si inserisce in uno scenario di tensione più o meno latente che ha visto un recente crollo dei prezzi; ma questo fatto non è che l’ultimo sviluppo – incidentale, probabilmente – di una situazione di frizione tra i maggiori produttori mondiali (Usa, Arabia Saudita e Russia) che si protrae da tempo. Prima di entrare nel merito di come il Coronavirus impatterà lo scenario energetico futuro, puoi farci una breve cronistoria di come siamo giunti a questo punto? A marzo 2020, l’irrompere della crisi da covid-19 nel mercato dell’energia ha comportato la chiusura di una ciclo che era iniziato nel secondo semestre del 2014 quando i prezzi del greggio crollarono da quasi 120 $/b a meno di 50 $/b (Brent North Sea). Nel contempo, si è aperta una nuova fase dagli esiti potenzialmente dirompenti. Più precisamente, nonostante un marcato surplus dell’offerta e la cessazione del Quantitative Easing da parte della Federal Reserve che aveva contribuito in maniera significativa nel sostenere i prezzi del barile, le Petromonarchie del Golfo – guidate dall’Arabia Saudita – si opposero con forza al taglio della produzione durante l’OPEC meeting del 30 novembre 2014 e decisero di inondare il mercato, provocando il crollo dei prezzi. Sullo sfondo, un intreccio di conflitti geopolitici, a partire da quello tra Arabia Saudita e Iran che andava ben oltre la sede dell’OPEC, tra produttori convenzionali versus non convenzionali (i cosiddetti frackers Nord-Americani), fino allo scontro tra gli Stati Uniti d’America – spalleggiati dalla subalterna Unione Europea – e la Federazione Russa nel Maidan ucraino (colpo di Stato a febbraio 2014). Mi si conceda di levarmi un piccolo sassolino dalla scarpa. Al tempo, la maggior parte degli analisti ritenne che il crollo del petrolio fosse in primo luogo ascrivibile alla volontà saudita di mettere fuori mercato il tight oil Usa. Io invece fu uno tra i pochi – se non l’unico – che indicò nel comune obiettivo saudita-statunitense di sbarazzarsi degli ayatollah, così come dei siloviki tornati padroni in patria, la ragione principale del crollo dei prezzi. Seguì un periodo caratterizzato da oscillazioni di prezzo comprese tra i 30-50 $/b che si concluse il 30 novembre 2016 quando la neonata organizzazione a guida russo-saudita OPEC plus – e non più l’OPEC a trazione saudita – decise di tagliare l’output di 1.200.000 b/g al fine di sostenere l’oro nero. E’ importante precisare che la nascita dell’OPEC plus – successivamente trasformata in organismo permanente – e tutti gli accordi raggiunti in tale sede nel periodo novembre 2016-19 furono il risultato politico della vittoria militare ottenuta dalla Federazione Russa in Siria, dove Mosca era intervenuta nel rispetto del diritto internazionale a partire dal 30 settembre 2015 in supporto all’esercito regolare siriano di Bashar al-Assad. Si giunge così a...
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Sono molte le cose che non tornano nel caso Skripal, partendo da un punto di vista meramente oggettivo, pare indubbio e scontato che la teatralità del gesto, nel caso esso fosse stato messo in atto da agenti russi, sembra voler essere un monito nei confronti di possibili avversari interni; nel caso opposto, ovvero che l’assassinio di Skripal e della figlia fosse opera di alcuni poteri facenti capo alle cancellerie “occidentali”, questa apparirebbe come l’ennesima scusa per voler rompere ulteriormente ogni forma di collaborazione e di legame con la Federazione Russa. Da ormai cinque anni assistiamo ad un bombardamento mediatico contro l’establishment del Cremlino di Putin e l’intero movimento politico russo. L’accanimento mediatico nei confronti di Mosca parte già dai giorni successivi all’ormai conclamato golpe politico avvenuto in Ucraina. E’ ormai noto che a Piazza Maidan si è consumato un golpe pilotato dall’esterno, come successivamente confermato dall’attivista Vladimir Venchak e dalle dichiarazioni raccolte dal giornalista italiano Gian Micalessin, si passa dopo al successivo braccio di ferro tra Mosca e la Washington di Obama, per definire il futuro di Assad e della Siria, finendo poi per supportare ed elogiare il primo oppositore di Putin Aleksey Navalny, dimenticando di spiegare alle opinioni pubbliche occidentali che l’oppositore al Capo di Governo russo si era formato presso la Yale University, lo stesso ateneo americano dove si studiano come mettere in piedi “le rivoluzioni colorate”. La guerra contro Mosca ha toccato anche aspetti esterni alle tradizionali relazioni internazionali, coinvolgendo anche l’ambito sportivo, dove durante il corso delle ultime olimpiadi invernali coreane, vennero vietate e messe al bando bandiere russe dagli spalti. In breve, sembra di assistere ad un’accanita campagna di screditamento del nuovo pensiero internazionale russo che vuole un nuovo mondo multipolare. Il caso di Skripal ovviamente non sarà l’ultimo ma rappresenta solo il più recente cronologicamente e anche stavolta sembra di assistere a qualcosa di strano, di oscuro, di omesso; dato che se le implicazioni di Mosca dovessero risultare certe (cosa ad oggi ancora da verificare) l’avvelenamento per opera del nervino A-234 sarebbe un gesto troppo plateale, come se si volesse disinfestare una casa dalle formiche utilizzando delle granate. Come se non bastasse, l’inventore del veleno Leonid Rink, ha osservato l’improbabilità del coinvolgimento russo nella morte di Skripal per un semplice motivo logico, ovvero che “anche un sabotatore russo semianalfabeta non utilizzerebbe un veleno russo con un nome russo”. Secondariamente, per Rink, Mosca non avrebbe avuto motivo per avvelenare il suo ex agente segreto. “In primo luogo, Skripal ha lavorato per entrambe le parti, cioè ha dato i suoi contatti britannici ai russi e quelli sovietici agli inglesi. Quindi Mosca non avrebbe avuto nessun interesse. E poi per la Russia il momento non era assolutamente redditizio, essendo successo il fatto alla vigilia delle elezioni e poco prima dei Mondiali di calcio”, ha spiegato Rink. Il caso Skripal invece sembra nascere da una visione politica di coalizione, che vede da una parte schierati gran parte delle nazioni “occidentali”, contro quello che è il nuovo pensiero...
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Dopo il Giappone, quest’anno è il turno dell’Italia: sono già iniziate e proseguiranno per tutto il 2018 le manifestazioni della rassegna «Le Stagioni Russe», presentata ufficialmente presso il Centro di Scienza e Cultura Russa di Mosca lunedì 15 gennaio e caratterizzata da un fitto programma di concerti sinfonici, balletti, spettacoli teatrali, esibizioni circensi, rassegne cinematografiche e altri appuntamenti culturali. Dopo l’esibizione musicale del giovanissimo pianista Eliseo Mysyn, la Vice Presidente del Governo della Federazione Russa Olga Golodez è intervenuta ricordando la profondità del legame italo-russo, pensando ad esempio a San Pietroburgo, il cui nucleo originario fu edificato ed impreziosito da architetti ed artisti italiani. Venendo alla kermesse, ha segnalato che fra gli oltre 200 eventi in programma, sarà particolarmente suggestivo il balletto sul ghiaccio «Romeo e Giulietta» di Prokof’ev che andrà in scena proprio a Verona. La Vice Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo Dorina Bianchi, che il 17 novembre scorso durante il VI Forum culturale internazionale di San Pietroburgo ha firmato con il Ministro della Cultura russo Medinsky l’accordo sulla realizzazione delle Stagioni russe, ha segnalato che più di quaranta località italiane saranno interessate. Si è soffermata in particolare sul coinvolgimento della Reggia di Caserta, il cui numero di visitatori continua a crescere e ben rappresenta la partecipazione del Mezzogiorno a questa prestigiosa manifestazione. «La musica ha il potere di creare una comunità – ha quindi affermato Michele Dall’Ongaro, Presidente-Sovraintendente dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia – come abbiamo visto nel concerto che ieri sera ha inaugurato le Stagioni russe: la musica di Čajkovskij ha sintonizzato tutti i presenti, musicisti e pubblico. Essa scavalca le differenze linguistiche, etniche e religiose, è di immediata percezione e consente una armoniosa fruizione collettiva» Aleksandr Juravskiy, Segretario di Stato e Vice Ministro della Cultura della Federazione Russa, ha dunque evidenziato la valenza simbolica del concerto testé ricordato, in quanto diretto dal Maestro Valery Gergiev, che a dicembre aveva concluso le Stagioni russe in Giappone. La precedente esperienza nipponica ha arricchito i già floridi scambi culturali russo-giapponesi ed altrettanto si auspica per l’Italia, che è tradizionalmente affascinata dalla cultura russa: l’esponente governativo russo ha previsto 3 milioni di spettatori ed auspicato nuovi gemellaggi fra città e regioni italo-russe. Profonda gratitudine per la professionalità e la passione dimostrata dagli organizzatori è stata espressa dall’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino Sergey Razov, il quale ha ringraziato in particolare la Vice Presidente Golodez per il lavoro svolto alla guida del comitato organizzatore: «Ieri sera abbiamo assistito ad una cerimonia straordinaria – ha commentato il diplomatico – in cui la maestria di Gergiev ha estasiato gli oltre 3.000 spettatori. Questa rassegna si inserisce in maniera organica nello sviluppo delle relazioni italo-russe, recentemente corroborate dalla vista del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Russia e da quella del nostro Ministro degli Esteri Sergej Lavrov in Italia. Sono inoltre ripresi i lavori della Commissione intergovernativa per la cooperazione economica e gli scambi commerciali sono incrementati...
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L’incontro trilaterale di Sochi dello scorso 23 e 24 novembre ha visto come protagonisti i presidenti Putin, Erdogan e Rouhani come attori di rilievo nel decision making della Siria post Califfato. L’incontro di Sochi per quanto fondamentale circa il destino del popolo siriano non è stato altro che l’ultimo tassello di una lunga trattativa diplomatica già avviata da tempo. Il primo incontro multilaterale per la risoluzione della crisi siriana ha visto il suo fondamento il 23 gennaio scorso nella capitale kazaka, Astana, nel momento in cui era evidente che l’intervento russo in Siria accanto alle truppe governative diveniva col passare dei giorni sempre più decisivo e risolutivo per la sconfitta dell’autoproclamato Stato Islamico. Ad oggi il “Processo di Astana” si potrebbe definire come una prova generale in vista di un incontro post ISIS, materializzatosi nell’incontro di Sochi. Volendo azzardare un paragone storico, il ruolo che ha giocato il processo di Astana per la Siria è stato tanto simile all’incontro di Yalta quanto l’incontro di Sochi alla Conferenza di Potsdam. Va specificato che durante il Processo di Astana giocarono un ruolo sostanziale quelle opposizioni che sono mancate a Sochi, volutamente non invitate, onde evitare che si creasse un clima di ostilità che avrebbe immancabilmente messo in ombra la vittoria del presidente Assad e dei suoi alleati contro le forze estremiste. Infatti a Sochi sono mancati sia il leader di al-Islam Mohammed Alloush, che aveva cercato di denunciare e mettere fine ai presunti crimini commessi dal Governo siriano sia un rappresentante del Free Syrian Army, entità che convoglia al suo interno altri numerosi gruppi che lottavano contro il presidente Bashar al-Assad. Ovviamente rimasero esclusi tutti i gruppi jihadisti fra cui lo Stato islamico e l’ex Fronte di al Nusra. L’appuntamento di Astana si è rivelata un’opportunità, non replicata nei giorni scorsi in Russia, per coinvolgere i vertici dei gruppi ribelli nel processo politico e mettere così fine al bagno di sangue che da mesi stava dilagando in Siria e che si rischia di replicare a breve se non verranno coinvolte le plurime opposizioni. Motivo per cui il main focus dell’incontro di Sochi è stato quello di voler tracciare una road map circa le tappe che dovrà seguire la ricostruzione in Siria, linea suggerita in gran parte da Mosca, che però ha trovato fin da subito l’opposizione del Governo turco, facendo così delineare fin da subito una differenza di vedute tra la diplomazia russa e quella turca circa il destino dell’organizzazione curdo/siriana YPG ( l’unità di protezione popolare più numerosa e organizzata facente parte della milizia curda e nata nel 2004 come braccio armato del Partito dell’Unione Democratica; rimasto escluso da tutte le azioni violente fino allo scoppio della guerra civile siriana). Ankara vede nell’YGP un’organizzazione terroristica affiliata ai partiti politici del DTP (Partito per una società democratica) e del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), entrambi dichiarati fuorilegge dalla Corte Costituzionale turca, in quanto accusati di essere separatisti e fautori di attentati. Il problema creato dall’YGP per Ankara è talmente grave...
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Is Russia our partner or our enemy? Can we trust the Kremlin or we should think that the Russian Federation is a threat for the European Union, its integrity and future development? What is the role of Media and Communication companies in Brussels – Moscow relations and dialogue? CeSEM tries to answer these questions meeting Professor Evgeny Pashentsev, Leading Researcher at the Diplomatic Academy of the Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, director of the International Centre for Social and Political Studies and Consulting (ICSPSC), expert in Information and Psychological Warfare and Strategic Communication. What do you see as the importance of the communication aspect of relations between the EU and Russia, especially in terms of strategic communication? And how do you see the problems of strategic communication of the EU with the Russian side? “In strategic communication, actions are crucial for the transmission of messages to target groups and the entire population, which, to a large extent, determine their activities. It is quite natural that individual states and state entities develop their strategic communication, even if this term is not present in the official documents of a particular country. What kind of messages, unfortunately, does the EU convey today with its actions to the world? Alas, signals of internal disunity and inability to cope with growing problems. The words about the desire to strengthen European unity on the part of high officials (even when behind them there is a powerful propaganda apparatus) cannot transmit the impulse to EU unity for a long time to most Europeans if the actions and images of objective reality talk about another (the diversified development of North and South Europe, the growth of external debt, the migration problem, the growing property stratification among the population, etc.). The apparent lack of synchronization of actions, words and images indicates the practical absence of the EU SC, stalling the entire complex system of national, interstate and supranational mechanisms of the EU, which is fraught with the most serious consequences for its unity. The lack of synchronization leads to a decrease in expectations and the effect of all integration initiatives, because people cease to believe in them. The long-term investment appeal of the region is diminishing, inter-state disunity and inter-ethnic conflicts are intensifying, society startsto gain a growing sense of people’s uncertainty about their future, etc. All this can be confirmed. Quantitative parameters are contained in many European reports, reports, international statistics and population surveys. Russia is not interested in this development of the situation. Even if we approach the issue purely from mercantile positions-why should Russia want to lose stable markets? But the fall in energy prices, the growing problems in the EU and the policy of sanctions are doing their job. At the same time, Russia has alternative possibilities for developing economic relations, as I have already said.” Particular attention to “fake news” has been given in Italy recently and the strategic communication used by political parties, social movements, media & communication companies,...
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All’inizio dell’intervento aereo russo con obiettivi mirati finalizzati alla distruzione dello Stato Islamico, sono spuntate, puntualmente, sul web, vere e proprie “prove a orologeria” volte a diffondere sentimenti anti-russi usando come scudo i diritti umani Il 30 di settembre la Camera Alta del Consiglio Federale della Russia, ha approvato l’invio dell’aviazione nella zona del conflitto in Siria. Su ordine del Presidente Russo Vladimir Putin sono iniziati gli attacchi con armi di precisione, contro svariati obiettivi nei territori controllati dagli estremisti. L’inizio delle psyops, ha probabilmente addirittura preceduto la diffusione, da parte del Ministero della Difesa russo, del primo video relativo ai bombardamenti russi contro lo Stato Islamico in Siria1in cui, senza far mistero di nessun aspetto, vengono mostrate le postazioni dei terroristi distrutte dall’aeronautica militare russa. Secondo le fonti2 con un totale di circa 20 voli, sono state completamente distrutti i posti di comando nelle mani dei jihadisti. Nonostante tutto ciò, la macchina della propaganda si è messa in moto pubblicando foto di altri scenari di guerra, spacciandole per “danni collaterali” dei bombardamenti russi. La portavoce ufficiale della Cancelleria Russa Maria Zajarova, ha dichiarato: “Il ministro Sergei Lavrov non ha neppure fatto in tempo a finire il suo discorso innanzi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ci siamo scontrati con numerose falsificazioni mediatiche riguardanti la presenza di vittime tra i civili siriani o informazioni che sostenevano che l’azione militare russa fosse diretta contro le forze democratiche del Paese”. In merito alle foto diffuse, la Zajarova continua: “Neanche il tempo di dispiegare [le nostre forze, ndt] per l’operazione, e ci siamo ritrovati le reti sociali invase da fotografie di supposte vittime. Che posso dire? Tutti sappiamo come fanno questo tipo di immagini. Sorprende la velocità con cui hanno preparato tutto ciò. Il famoso film “La cortina di fumo” è il materiale didattico su come organizzare questo tipo di manipolazioni. Si tratta di una simulazione su scala internazionale ed è parte di un attacco mediatico, la guerra della quale abbiamo sentito parlare molte volte”3. La media adviser siriana, collaboratrice del Presidente Assad, Bouthaina Shaaban ha dichiarato in un’intervista concessa a Russia Today, che l’intervento russo in Siria, senza dubbio, contribuirà a stabilizzare nuovamente il Paese. Bouthaina Shaaban ha poi specificato in merito ai gruppi terroristici presenti in Siria: “Non c’è solo lo Stato Islamico […] Non so perché la gente si dimentichi do Jabat al-Nusra, nonostante ci sia una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che parla sia di Al-Nusra che dell’ISIS come organizzazioni terroristiche […] Oltre a questi, ci sono decine di organizzazioni terroristiche in Siria. Centinaia di mercenari e terroristi che vengono da ogni parte del mondo”4. L’Occidente, a quanto pare, oltre a “dimenticarsi” di chi sono i terroristi, etichettandoli, addirittura come “opposizione moderata”, negli ultimi anni ha giocato apertamente sporco contro la Siria. La Russia è stata l’unico stato ad essersi presentata come garante della sovranità nazionale siriana. All’azione mediatica Occidentale, si aggiunge anche quella del governo Saudita, che, dopo aver rigettato la richiesta russa della formazione di...
Focus di SACE sulle sanzioni europee alla Russia dal titolo Europa-Russia: una guerra commerciale alle porte? SOMMARIO – L’escalation delle sanzioni reciproche adottate da Stati Uniti e UE e la Russia rischia di determinare un calo delle esportazioni italiane nel paese compreso tra € 1,8 miliardi e € 3 miliardi nel biennio 2014-2015, secondo le stime SACE, in peggioramento rispetto alle previsioni elaborate ad agosto. La meccanica strumentale, principale settore di esportazione Made in Italy verso il paese, sarebbe la più colpita: nel biennio potrebbe registrare un calo di vendite in Russia compreso tra € 650 milioni e € 1,1 miliardi. – Gli impatti delle sanzioni sull’economia italiana potrebbero non essere limitati all’export. Un’eventuale “guerra commerciale” tra Europa e Russia avrebbe un impatto rilevante sull’Italia anche in termini di investimenti di aziende russe nel paese ed entrate da turismo (quest’ultimo si stima che abbia generato introiti nel 2013 per circa € 1,3 miliardi). – La questione energetica resta un ulteriore fattore di incertezza, alla luce dell’imminente stagione invernale. L’Unione Europea infatti importa circa il 35% del proprio fabbisogno di gas dalla Russia, sebbene con dinamiche differenziate tra i vari paesi. Una riduzione delle forniture di gas russo verso l’Europa si tradurrebbe in un aumento della bolletta energetica per famiglie e imprese, con conseguenze negative su consumi e produzione industriale, ancora deboli in Europa. – Nonostante l’attuale fase di incertezza, la Russia resta un mercato ad alto potenziale per le aziende italiane, che hanno registrato una quota di mercato nel paese costantemente al di sopra del 4% negli ultimi anni. Interessanti opportunità sono offerte sia dai grandi settori dell’industria dove la presenza italiana è consolidata (come oil&gas e minerario) sia in settori “minori” con quote di esportazioni relativamente contenute, ma con tassi di crescita dinamici e una penetrazione sempre maggiore nel mercato russo (come cosmetica e farmaceutica). focus-on—europa-russia—una-guerra-commerciale-alle-porte