Dalla caduta del Muro di Berlino i Paesi occidentali hanno tradito lo spirito di quegli eventi. Dalla fine degli anni ’80 la NATO, in totale spregio degli accordi con l’ultima dirigenza dell’URSS, si è espansa sin ai più interni confini della Russia mettendo, ogni volta, in pericolo il delicato equilibrio della Pace nel mondo. L’Italia con il Governo “dei migliori” in presenza di problemi sociali, economici e sanitari gravissimi, ha con l’ultima legge di Bilancio incrementato le spese militari: oltre 26 miliardi di euro con un aumento di 1,35 miliardi sul 2021 (+ 3,4% sul 2021, + 11,7% sul 2020 e +19,6% sul 2019 – Fonte MIL.€X Osservatorio spese miliari italiane). A che scopo? L’Italia aveva svolto un ruolo estremamente importante nella comprensione reciproca e nelle politiche di pacificazione fra occidente e Russia e lo “Spirito di Pratica di Mare”, opera dell’allora Governo italiano, aveva segnato un concreto passo avanti nella collaborazione e nella mutua comprensione con la nazione – la Russia – a cui l’Italia deve davvero molto. Dal terremoto di Messina, alla Tenda Rossa di Nobile, dal terremoto dell’Aquila all’epidemia da Covid 19, tutta la storia degli ultimi secoli ha visto la Russia amica disinteressata del nostro Paese. Un’amicizia che si è concretizzata con collaborazioni economiche culturali e umanitarie di ampio livello. Sempre disinteressate e caratterizzate da amicizia e stima per l’Italia ed il popolo italiano. Dal 2014, dopo il colpo di stato anticostituzionale a Kiev promosso dagli USA e dai Paesi UE, il quadro è peggiorato drammaticamente. Milioni di civili nel sud est del paese sono stati presi in ostaggio dai bombardamenti sistematici di case, infrastrutture civili, scuole, ospedali. Altri milioni della parte occidentale soffrono una situazione economica disastrosa ed una assoluta mancanza di democrazia, di emigrazione costretta, di mancanza di libertà di parola. Di violazione sistemica dei diritti umani. Il tutto allo scopo di tentare di fiaccare e ricattare la Russia per far “trionfare” un’idea paranoica ed al limite del razzismo, di superiorità di “sistema”. Nelle ultime settimane il quadro è drammaticamente peggiorato ed ogni giorno rischiamo lo scoppio di un vero conflitto armato in Europa: la NATO, capeggiata dagli USA, ha rifiutato ogni accordo proposto dalla Russia volto a raffreddare le tensioni ed evitare errori che potrebbero rivelarsi talmente gravi da mettere in discussione il futuro stesso della vita di milioni di europei. Un accordo di garanzia reciproca sulla riduzione dei rischi, sulla cessazione dell’espansione militare, sulle informazioni della presenza militare ai confini volto ad evitare, sempre più concreti, incidenti che possano creare il pretesto per iniziare un conflitto di vaste proporzioni in Europa. In Italia la presenza di centinaia di testate nucleari NATO, non governate dalle autorità italiane, fa del nostro Paese un obiettivo inerme della risposta russa. In questo “caos” relazionale voluto dall’occidente, l’epidemia viene utilizzata come strumento di distrazione di massa per distogliere dalla consapevolezza milioni di italiani. A tutte le offerte di collaborazione e dialogo russo ancora si agisce con sempre più sanzioni. Si usa la disinformazione riguardo...
Federazione Russa
ARTICOLO ORIGINALETraduzione di Guido Benni I ministri degli Esteri della Federazione Russa e della RPC Sergej Lavrov e Wang Yi hanno discusso telefonicamente della situazione in Kazakistan, secondo i siti web dei ministeri degli esteri dei due Paesi. Wang Yi ha sostenuto una lotta congiunta con la Russia contro l’interferenza straniera negli affari dei paesi dell’Asia centrale. “Le parti devono continuare a rafforzare il coordinamento e l’interazione, resistere all’interferenza di forze esterne negli affari interni dei paesi dell’Asia centrale e anche prevenire le “rivoluzioni colorate” e le “tre forze del male” (terrorismo, estremismo, separatismo – Kommersant) dal creare caos”, – le sue parole sono citate sul sito del ministero degli Affari esteri della Repubblica Popolare Cinese (tradotto da TASS). “I ministri sono stati unanimi nella valutazione degli eventi in Kazakistan”, afferma il sito web del ministero degli Esteri russo. “Hanno sottolineato la loro preoccupazione per l’interferenza di forze esterne, inclusa la partecipazione di mercenari stranieri, agli attacchi contro civili e agenti delle forze dell’ordine, il sequestro di istituzioni statali e altri obbiettivi. È stato osservato che le azioni decisive del presidente del Kazakistan Tokaev sono stati tempestivi e proporzionati all’entità della minaccia affrontata dalla repubblica”. Il 2 gennaio sono iniziate violente proteste in Kazakistan per l’aumento dei prezzi del gas liquefatto. I manifestanti in seguito iniziarono a fare richieste politiche ed economiche. Le forze dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva furono inviate in Kazakistan. Durante i disordini, decine di persone sono state uccise, centinaia sono rimaste ferite, il danno è stimato in 2-3 miliardi di dollari.
Articolo Originale: United Eurasia: Russia is Betting the Days of Total U.S. Economic Supremacy are Ending | Covert Geopolitics Traduzione per il CeSEM di Andrea Turi Il centro del mondo si sta muovendo. Mentre una volta si trovava da qualche parte all’interno dell’Atlantico, in equilibrio tra Europa e Stati Uniti, ora si sta spostando verso est. Con l’Asia in crescita, la Russia sta ora pianificando il suo ruolo al centro di due continenti. L’annuale Eastern Economic Forum, tenutosi a Vladivostok, è appena terminato. Concentrandosi sullo sviluppo dell’Estremo Oriente russo e sul miglioramento dell’interconnessione tra Russia e Asia, è diventato un’arena chiave per la promozione del partenariato eurasiatico della Russia. La Partnership è un’iniziativa relativamente nuova. Sin dal concetto di casa comune europea dell’ex premier sovietico Mikhail Gorbaciov, la Russia ha perseguito l’obiettivo di creare un’Europa inclusiva senza linee di divisione.Le aspirazioni per realizzazione della Grande Europa sono terminate ufficiosamente nel 2014 con il “Maidan” appoggiato dall’Occidente, evento che ha rovesciato un governo democraticamente eletto in Ucraina e ha confermato che Mosca non avrebbe avuto posto nella nuova Europa. Questa, invece, si sarebbe organizzata esclusivamente intorno all’UE e alla NATO. Da allora la Russia ha abbandonato la politica estera incentrata sull’Occidente che aveva perseguito negli ultimi 300 anni, da quando Pietro il Grande tentò per la prima volta di “restituire” la Russia all’Europa. Il progetto Greater Eurasian Partnership è considerato una strategia più fattibile; una strategia in cui il partenariato con la Cina mira a migliorare la connettività economica per integrare l’Europa e l’Asia in un grande continente unito. Trovatasi alla doppia periferia dello sviluppo economico sia in Europa che in Asia, questa è una strategia interessante per la Russia, poiché il concetto di Eurasia consente a Mosca di posizionarsi all’epicentro sia dell’Est che dell’Ovest. 200 anni di geo-economia L’obiettivo della Greater Eurasian Partnership è lo sviluppo di un’infrastruttura geoeconomica che supporti un sistema politico multipolare, sostituendo il declinante formato della globalizzazione incentrato sugli Stati Uniti dei decenni precedenti. La geoeconomia può essere utilizzata per il dominio e l’egemonia, per creare un sistema di “sovrani disuguali”, oppure può essere utilizzata per stabilire un sistema multipolare di “sovrani uguali”.In entrambi i casi, il potere geoeconomico implica la capacità di distorcere la simmetria della dipendenza. In parole povere, quando una parte è più dipendente dell’altra, lo Stato meno dipendente e più potente può ottenere concessioni e potere politico. La geoeconomia può essere organizzata in tre pilastri: industrie strategiche, corridoi di trasporto e strumenti finanziari. Gli sforzi per collegare la costruzione della nazione all’industrializzazione nel 19° secolo hanno sorprendenti somiglianze con la geoeconomia della costruzione della regione nel 21° secolo. La Gran Bretagna ha imposto la sua egemonia al mondo nel XIX secolo dominando questi tre pilastri economici: un’industria manifatturiera leader, il dominio dei mari e dei principali corridoi marittimi e il controllo sulle principali banche e valuta commerciale. Per ridurre la sua eccessiva e asimmetrica dipendenza economica dalla Gran Bretagna e la sua successiva invadente influenza politica, gli Stati Uniti miravano a...
di Andrew KorybkoTraduttore: Marco Ghisetti Articolo Originale in lingua inglese La violazione del confine marittimo russo nel Mar Nero da parte della flotta britannica avvenuto lo scorso mercoledì è un pericoloso tentativo di sabotare il riavvicinamento della Russia con l’Occidente, tentativo che ha causato un incidente in materia di sicurezza internazionale tra due grandi potenze nucleari. Lo scorso mercoledì il mondo è rimasto basito quando sono trapelate le notizie circa i colpi di avvertimento sparati dai caccia e dalle navi russe contro la flotta britannica nel momento in cui questa ha violato il confine marittimo nel Mar Nero della grande potenza eurasiatica. Da parte sua, Londra ha negato che tali colpi di avvertimenti siano stati sparati ed ha anzi insistito di aver rispettato le norme internazionali. Mosca ha immediatamente replicato accusando il Regno Unito di mentire, accusa che sembra essere accurata vista la similitudine che vi è con il resoconto offerto da un giornalista della BBC che si trovava sul posto. Il Regno Unito non riconosce la riunificazione democratica della Crimea con la Russia, cosa che spiega la sua affermazione secondo cui tutto ciò che ha fatto era “legale” e che suggerisce che il Regno Unito abbia deliberatamente cercato di provocare un incidente internazionale con la Russia. Ma perché lo ha fatto? Anche se non si può sapere con certezza, potrebbe essere che il Regno Unito ha cercato di sabotare il riavvicinamento tra Russia e Occidente che è cominciato con il vertice di Ginevra, vertice che ha visto i Presidenti Putin e Biden concordare circa il bisogno di ridurre le tensioni esistenti tra i loro Paesi e di gestire in modo più responsabile la loro competizione. Uno degli eventuali esiti di questo processo potrebbe essere l’isolamento strategico del Regno Unito in seguito alla Brexit, in particolar modo nel caso in cui si registrasse un complementare riavvicinamento russo-europeo. A questo proposito, potrebbe essere ben più di una coincidenza che la provocazione inglese contro la Russia sia avvenuta poche ore prima della proposta del Presidente Macron e del Cancelliere Merkel di invitare il Presidente Putin ad un incontro con tutti i capi di Stato europei in un futuro prossimo. Il Regno Unito potrebbe averlo scoperto in anticipo ed ha tentato quindi di sabotarlo. Il lettore non deve dimenticare che il Regno Unito ha condotto una feroce guerra ibrida contro la Russia negli ultimi due anni, guerra di cui ho cercato di vedere se per caso vi fossero gli inglesi dietro l’improvvisa decisione della Repubblica Ceca di espellere i diplomatici russi. La mia tesi è che l’evidenza empirica suggerisce fortemente che il Regno Unito post-Brexit si sta comportando come il cane da guardia degli Stati Uniti nell’Europa continentale. Tuttavia, in seguito alla recente svolta geopolitica circa il desiderio pubblicamente espresso nell’incontro di Ginevra sia da Washington che da Mosca sulla reciproca volontà di risanare le relazioni russo-statunitensi, è molto probabile che Londra sia rimasta all’asciutto. È anche molto probabile che il Regno Unito sia stato messo sotto pressione dalle fazioni anti-russe delle...
di Andrew KorybkoTraduzione di Marco GhisettiArticolo originale L’articolo del Presidente Putin pubblicato dai giornali tedeschi per l’80esimo anniversario dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista sfata le bugie dei principali mezzi di informazione secondo cui Putin vorrebbe causare pandemoni e problemi in Europa; l’articolo dimostra invece che tutto ciò che gli interessa è pace e prosperità. Il Presidente Putin è stato malignamente dipinto dai principali mezzi d’informazione occidentali come un genio del male che vuole ossessivamente causare pandemoni e problemi in tutto il mondo e in modo particolare in Europa. La verità, proprio come ci si poteva aspettare, è l’esatto contrario. Il leader russo è semplicemente un pragmatico moderato che non nutre, nel bene o nel male, nessun disegno “rivoluzionario” e che crede semplicemente alla visione tradizionale delle relazioni internazionali, cioè nel modo in cui essa è articolata nella Carta delle Nazioni Unite. Capita raramente che Putin sia in grado di rivolgersi direttamente a coloro che sono stati spinti dai principali mezzi d’informazione a credere ad ogni sorta di malizia su di lui e sulle presunte intenzioni del Paese a cui è a capo – eppure all’inizio di questa settimana è riuscito proprio a rivolgersi direttamente a costoro tramite l’articolo pubblicato dai giornali tedeschi. Pubblicato nell’80esimo anniversario dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica, il suo articolo “Essere aperti nonostante il passato” merita di essere letto da chiunque poiché sfata le errate percezioni che sono state propagandate nei confronti della Russia e, specialmente, del suo Presidente in questi ultimi anni. Il Presidente Putin ha espresso in modo molto convincente il suo desiderio di ripristinare un partenariato onnicomprensivo tra il suo Paese e l’Europa in un’ottica di comune guadagno per ambo le parti. Egli ha prestato particolare attenzione a come la storica riconciliazione russo-tedesca seguita alla Seconda Guerra Mondiale e la successiva cooperazione energetica durante i momenti più tesi della Vecchia Guerra Fredda nel 1970 avevano contribuito a gettare i fondamenti politici dell’Europa odierna. Putin ha anche parlato in termini abbastanza positivi di ciò che considera la sua visione di un’Europa che si estende da Lisbona a Vladivostok e ha sottolineato i legami civili e storici che legano la Russia all’Europa, in sostanza ribadendo la sua visione di un Grande Partenariato Eurasiatico, seppur, per via del pubblico a cui si stava riferendo, enfatizzato in particolar modo nella dimensione europea di questo progetto. Gli unici due ostacoli al raggiungimento di questo sogno reciprocamente vantaggioso sono l’aggressiva espansione militare dell’Alleanza Atlantica verso i confini della Russia e la scelta artificiosa del gioco a somma zero che è stato imposto a Paesi quali l’Ucraina per cui essi devono scegliere se stare o con l’Europa o con la Russia. Se le tensioni russo-atlantiche si chetassero e l’UE si comportasse in modo pragmatico, una svolta è qualcosa che si potrebbe effettivamente registrare. Ciò, tuttavia, richiede certamente una forte volontà politica, ma per fortuna gli ultimi sviluppi che si sono registrati indicano che essa è condivisa anche dalla controparte europea. Il Presidente francese Macron e il Cancelliere tedesco...
Il testo delle dichiarazione congiunta è consultabile in lingua inglese al seguente indirizzo Il 22 e 23 marzo scorso a Guilin (regione autonoma del Guangxi, Cina) il consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo russo Sergey Lavrov hanno tenuto un colloquio ricco di risultati. “I due ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sullo stato delle relazioni bilaterali e su importanti questioni internazionali e regionali, raggiungendo una serie di nuovi consensi”. Queste parole sono state dette da Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri cinese. “I due capi della diplomazia di Cina e Russia hanno inoltre firmato e pubblicato la “Dichiarazione congiunta su diversi problemi per la governance globale da parte dei due ministri degli Esteri”, in cui hanno esposto la corretta connotazione di diversi concetti tra cui quello di “diritti umani”, “democrazia”, “ordine internazionale” e “multilateralismo”, mostrando la loro ferma volontà di difendere insieme l’equità e la giustizia internazionale. La pandemia di Coronavirus in corso è servita da catalizzatore per un cambiamento nell’ordine mondiale e ha provocato squilibri ancora maggiori nel sistema di governance globale. I processi di crescita economica sono influenzati e stanno emergendo numerose nuove sfide e minacce. Il mondo è entrato in un periodo di forte turbolenza e rapidi cambiamenti. In questo contesto, chiediamo alla comunità internazionale di mettere da parte ogni differenza, di rafforzare la comprensione reciproca e di costruire la cooperazione nell’interesse della sicurezza globale e della stabilità geopolitica per contribuire alla creazione di un ordine mondiale multipolare più giusto, più democratico e razionale. Tutti i diritti sono universali, indivisibili e correlati. Lo sviluppo sostenibile è la base per migliorare il tenore di vita e la qualità della vita della popolazione di ogni stato contribuendo, così, al rispetto di tutti i diritti umani. Lo sviluppo e l’attuazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono interdipendenti. Basandosi su questo, e tenuto conto delle loro specificità nazionali, tutti gli Stati dovrebbero proteggere e attuare i diritti umani nella sfera politica e socioeconomica, e in campi come la cultura e l’ambiente; dovrebbero inoltre promuovere uno sviluppo globale dell’individuo e migliorare il benessere dei loro popoli.La promozione e la protezione dei diritti umani è un compito comune alla comunità internazionale, il che significa che i suoi membri dovrebbero prestare uguale attenzione a un’implementazione sistematica di tutte le categorie di diritti umani. È ora di smetterla di allegare un’agenda politica al tema dei diritti umani e di abbandonare la pratica di usarla come pretesto per interferire negli affari interni di altri Stati e applicare i doppi standard. Dobbiamo tutti costruire un dialogo basato sui principi di uguaglianza e rispetto reciproco, a beneficio di tutti i popoli e paesi. 2. La democrazia è una delle conquiste dell’umanità. Uno dei suoi principi di base è la regola del popolo stabilita per legge, il che significa che ogni cittadino ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, mentre utilizza il potere loro concesso per scopi legittimi.Allo stesso tempo, non esiste uno...
di Stefano Vernole L’immagine in caduta libera, sostenitori sempre più tiepidi e restii a scendere in piazza a manifestare, isterie da meravigliare gli stessi suoi avvocati difensori durante il processo e l’Occidente che cerca di correre ai ripari tentando di salvare il salvabile. Navalny, la sua figura, quello che da anni rappresenta (soprattutto gli interessi che rappresenta) pare abbiano concretamente imboccato la parabola discendente. Al punto, che la Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha stabilito che l’oppositore russo vada «scarcerato immediatamente», dato che in prigione «rischia la vita», afferma la legale dello stesso Navalny, sottolineando come la decisione della Cedu sia «senza precedenti». Un artificio di clamore mediatico pensato e creato quasi su misura per la sensibilità europea e occidentale. «La sentenza – ha tuonato il ministro della Giustizia Konstantin Chuychenko – è una chiara e palese interferenza nel potere giudiziario di uno Stato sovrano. Quanto alla richiesta è infondata e illegale, perché non contiene un solo fatto, una sola norma giuridica che permetta alla corte di emettere tale sentenza. Oltre al fatto che intrinsecamente impraticabile perché, secondo la legge russa, non ci sono motivi legali per il suo rilascio». Sulla base di queste dichiarazioni è utile ricordare che Mosca fa sì parte del Consiglio d’Europa ma la recente riforma della Costituzione russa prevede che la Corte Suprema abbia il potere di respingere le disposizioni del diritto internazionale se giudicate incompatibili con la legislazione russa. La richiesta di scarcerazione avanzata dalla CEDU attiene infatti alla sfera politica e non a quella legale. Di conseguenza risulta incompatibile. Il motivo reale della decisione però è da ricercarsi nei timori emersi tra i suoi sponsor occidentali a seguito del crollo dell’immagine di Navalny. Vanificando in questo modo la spinta del suo ritorno in Russia. Il Navalny “perseguitato” avrebbe dovuto assurgere a pretesto per le proteste, ma le manifestazioni del 23 e 31 gennaio hanno deluso le aspettative in termini di presenze. Peggio ancora quella del 2 febbraio, quando in piazza non è andato nessuno. Si aggiunga inoltre che Leonid Volkov ha dimostrato di non essere un organizzatore all’altezza. L’azione del 14 febbraio, su cui i sostenitori (occidentali) di Navalny puntavano, si è rivelata una farsa. Ma è soprattutto, l’immagine di Navalny che ha iniziato a sgretolarsi. Un conto, sono i video di propaganda posti sui propri canali web: artefatti, realizzati appositamente per apparire carismatico, arguto, ispirare fiducia e coraggio. Un conto, è la realtà del personaggio emersa in tribunale nel corso delle udienze, privo di telepromoter e monologhi senza contradditorio. Un Navalny completamente diverso dal… video! Urla isteriche, strilli, insulti, totale mancanza di rispetto nei confronti delle donne (il pubblico ministero e il giudice). Cosa di cui i diplomatici stranieri presenti non possono non essersene accorti. Invece di usare la corte come tribuna politica, aspetto su cui l’Occidente contava, Navalny, col suo comportamento ben poco accettabile anche dai suoi stessi sostenitori, ha iniziato a perdere favore e consenso. Ciò traspare dai commenti sui principali social media: chi abitualmente lo segue (o...
È già disponibile, a soli 8 euro, Il risveglio dell’orso, il nuovo numero di Scenari Internazionali dedicato alla Federazione Russa, allo scopo di comprenderne i cambiamenti: dalla recente riforma costituzionale all’innovazione tecnologica, dalla nuova strategia artica alla diversificazione economica, spinta in particolare dal piano di import substitution adottato da Mosca in risposta alle sanzioni europee. Il potenziale, ancora non espresso appieno, del turismo e della moda ci consegna poi una realtà almeno in parte diversa dagli stereotipi che caratterizzano molti dei pregiudizi in voga in Occidente. Impreziosiscono l’uscita le interviste all’Ambasciatore russo in Italia, Sergej Razov, e al Presidente della Rappresentanza Commerciale russa in Italia, Igor Karavaev. Prenota la tua copia
di Riccardo Allegri Nelle proprie relazioni con i Paesi dell’“Estero Vicino” e con i paesi dell’Europa Occidentale, la Federazione Russa ha spesso utilizzato una vasta gamma di strumenti che le hanno consentito di ottenere un certo grado di influenza, ponendole in una posizione di vantaggio rispetto all’interlocutore del momento. Di tutti questi strumenti, le risorse energetiche sono senza ombra di dubbio fra quelli più importanti. La Russia occupa la prima posizione mondiale per produzione ed esportazione di gas naturale, possedendo un quarto delle riserve globali di metano. A livello petrolifero si colloca al secondo posto per produzione ed al terzo per esportazione mentre, per quanto riguarda il carbone, essa è la sesta produttrice e la terza esportatrice mondiale1. Dal momento del suo arrivo alla Presidenza della Federazione Russa, Vladimir Putin ha cercato di mettere l’apparato produttivo al servizio delle esigenze della nazione ed il settore energetico non ha fatto eccezione, essendo di gran lunga il più importante asset economico nelle mani del Cremlino. L’epoca delle privatizzazioni selvagge, immediatamente successiva alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, aveva tolto allo Stato russo il controllo su tale fondamentale settore ma Putin era perfettamente consapevole della necessità di riportare all’obbedienza gli oligarchi che avevano fatto fortuna acquisendo le proprietà energetiche russe. Se il Cremlino avesse potuto decidere in che modo allocare i profitti derivanti dalla vendita degli idrocarburi, avrebbe potuto risolvere parte dei gravi problemi interni che affliggevano la nazione al momento dell’insediamento di Putin. La cosa non deve sorprendere, se si considera che negli anni Novanta l’idea che la politica energetica dovesse giocare un ruolo fondamentale nella rinascita della potenza russa era molto diffusa, al punto che lo stesso Putin ne aveva fatto il tema della propria dissertazione di laurea nel 19972. Ad ogni modo, egli riuscì nel suo intento e la congiuntura fu particolarmente favorevole in quanto per tutto il primo decennio del XXI secolo i prezzi degli idrocarburi furono decisamente elevati, consentendo alla Federazione Russa di veder crescere il proprio PIL di una quota annua pari, mediamente, al 7%. Come detto in precedenza, l’importanza del settore energetico non era limitata alla sola crescita economica del paese. Gli strateghi del Cremlino sapevano perfettamente che gli idrocarburi potevano essere utilizzati come leve di pressione nei rapporti bilaterali con i Paesi che dipendevano dalle esportazioni energetiche russe. Lo stesso Putin affermò pubblicamente nel 2003 che Gazprom, la principale azienda energetica russa controllata dallo Stato, doveva essere un potente strumento politico ed economico per influenzare il resto del mondo3. Quanto detto da Putin era confermato all’interno dei Concetti di Politica Estera approvati dal Presidente della Federazione Russa nel 2008, 2013 e 2016, ove si faceva espresso riferimento agli strumenti economici come leve di pressione da sfruttare al fianco degli strumenti prettamente militari. Non bisogna dimenticare che già ai tempi dell’Unione Sovietica l’esportazione di gas naturale aveva consentito al Paese di rompere l’isolamento rispetto alle nazioni appartenenti al blocco occidentale. Nel 1970 Mosca firmò il primo contratto per la fornitura di gas con la Germania di Willy...
di Pierre – Emmanuel Thomann Nuova configurazione geopolitica e crollo dell’ordinamento giuridico derivante dal mondo unipolare.Come dare un senso a questo conflitto? Deve essere inserito nella configurazione geopolitica globale emergente, cioè nell’evoluzione dell’ordine geopolitico. Il diritto internazionale è di scarsa utilità per comprendere la situazione a parte il modo in cui è strumentalizzato dalle potenze rivali. La guerra in Nagorno-Karabakh conferma che i confini in Eurasia stanno cambiando e si spostano di nuovo, perché dalla fine del mondo bipolare, con l’emergere del mondo multipolare si è avviato un processo di disgelo dei territori. Stiamo assistendo al ritorno di guerre di conquista territoriale, legate alle questioni di rivalità tra potenze su scala mondiale, con aggiustamento tra aree di influenza attraverso la guerra per procura. Il mondo si sta frammentando e si apre la strada ad una ricomposizione dei territori. La frammentazione geopolitica del mondo con il nuovo corso di fronti mobili e linee rosse tra grandi potenze si sta inesorabilmente rafforzando. Assomiglia sempre di più al mondo come funzionava prima della Seconda guerra mondiale. Il diritto internazionale non può essere legittimo senza un ordine spaziale (riferimento a Carl Schmitt). Ciò significa che le risoluzioni dell’ONU sul Nagorno-Karabakh, così come quelle del gruppo di Minsk, riflessi del periodo unipolare segnato dall’indebolimento della Russia dopo la caduta dell’URSS, sono da tempo obsolete. Ciò è stato appena confermato dalla nuova situazione geopolitica, vale a dire un nuovo ordine spaziale, che apre la strada a un nuovo regime giuridico ancora sconosciuto. La guerra nel Nagorno-Karabakh era stata a lungo preparata da Azerbaigian e Turchia, e tutte le potenze lo sapevano. Ma ognuno pensava che alla fine avrebbe potuto trarre un vantaggio geopolitico. Secondo l’accordo del 9 novembre tra i militari belligeranti, Armenia e Azerbaigian sotto il patrocinio della Russia, gli effetti sono asimmetrici. Nella loro impresa di conquista, gli azeri non ottengono l’intero Nagorno-Karabakh ma i territori adiacenti tutt’intorno. Il Nagorno-Karabakh viene smembrato di più della metà dei suoi possedimenti territoriali prima del conflitto a beneficio dell’Azerbaigian, territori che fanno tutti parte dell’Armenia storica. Le popolazioni di questi territori sono fuggite, il che equivale a una definitiva pulizia etnica perché è dubbio che torneranno. D’altra parte, gli azeri che hanno subito anche la pulizia etnica dagli armeni dopo la guerra del 1994 dovrebbero reinvestire in queste aree. Probabilmente stiamo tornando al conflitto congelato sulla porzione più piccola del Nagorno-Karabakh che rimarrà con gli armeni. Il suo status futuro non è ancora specificato. Gli azeri controllano Shushi, una storica città armena. Al di là della posta in gioco del conflitto regionale tra Azerbaigian e Armenia, il conflitto costituisce una tappa importante nel confronto tra le grandi potenze ei loro progetti geopolitici antagonistici, principalmente Turchia, Russia e, meno esplicitamente, Stati Uniti, UE e NATO per la creazione di zone di influenza nel continente eurasiatico. È il momento della valutazione provvisoria. La Russia estende la sua presa territoriale. Prima lezione, la Russia ha ristabilito il suo primato sul Caucaso meridionale, che fa parte del suo estero vicino....