10 Luglio 2026

Federazione Russa

di Andrea Puccio | occhisulmondo.it I progetti di Washington di piegare la Russia con le sanzioni non sono andati a buon fine e soprattutto dalla Casa Bianca non è stato fatto nulla per impedire il conflitto. Tesi queste sostenute in più occasioni da tutti coloro che non credono alla propaganda occidentale che cerca di addossare tutte le responsabilità della guerra in corso a Mosca.
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di Giulio Chinappi Il 20 giugno, Petteri Orpo ha assunto le redini del governo finlandese con il sostegno dell’estrema destra, in un momento di grande tensione causata dall’ingresso del Paese nella NATO e del suo provocatorio atteggiamento antirusso. Ci sono voluti quasi tre mesi dopo le elezioni di inizio aprile, ma alla fine il nuovo governo finlandese ha visto ufficialmente la luce il 20 giugno, quando il presidente Sauli Niinistö ha nominato Petteri Orpo, leader del Partito di Coalizione Nazionale (Kansallinen Kokoomus, Kok), come nuovo primo ministro, succedendo alla socialdemocratica Sanna Marin. Il nuovo esecutivo ha ottenuto una maggioranza di 108 seggi sui 200 che costituiscono l’emiciclo di Helsinki grazie al sostegno di altre tre forze politiche, compresa la formazione di estrema destra Veri Finlandesi (Perussuomalaiset, PS), oltre ai Democratici Cristiani Finlandesi (Suomen Kristillisdemokraatit, KD) e al partito della minoranza svedese, il Partito Popolare Svedese di Finlandia (Svenska folkpartiet i Finland, SFP). Il nuovo governo Orpo nasce in un momento di massima tensione internazionale per il Paese nordico, che dopo il suo ingresso ufficiale nella NATO, ha assunto un atteggiamento sempre più ostile nei confronti della confinante Russia, come dimostrano le esercitazioni militari tenutesi proprio in Finlandia lo scorso mese di maggio. Tali esercitazioni sono state considerate da Mosca come una vera e propria provocazione, al punto che nei giorni successivi il governo russo ha notificato a quello di Helsinki la cessazione del loro accordo reciproco su ulteriori ispezioni militari con decorrenza dal 1° giugno, fatto confermato dal ministero degli Esteri finlandese. Firmato nel 2000, l’accordo prevedeva due ispezioni all’anno: da parte dell’esercito finlandese nei distretti militari occidentali della Russia e da parte di esperti militari russi in Finlandia. Tale accordo era chiaramente volto al mantenimento della sicurezza e della stabilità nella regione, ma le condizioni per la sua applicazione sono venute meno in seguito alla decisione della Finlandia di entrare ufficialmente a far parte della NATO e di diventare parte della strategia aggressiva perpetrata dagli Stati Uniti contro la Federazione Russa. Infatti, l’accordo era stato stipulato nell’ambito del Documento di Vienna adottato dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel 2011, che prevede, tra l’altro, un ampio scambio di informazioni sulle forze armate, la pianificazione della difesa e le spese per la difesa. Le provocazioni finlandesi hanno portato anche ad un peggioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi confinanti. Il 30 maggio, l’ambasciatore finlandese a Mosca, Antti Helanterä, è stato convocato al ministero degli Esteri russo e informato che la parte russa aveva deciso di chiudere l’ufficio dell’ambasciata russa nella città di Lappeenranta, situata nella regione della Carelia meridionale, dal 1° luglio. “Allo stesso tempo, la parte finlandese è stata informata del ritiro dalla stessa data del consenso per il funzionamento degli uffici di Petrozavodsk e Murmansk del consolato generale finlandese a San Pietroburgo, che operava dall’inizio degli anni ’90. Il capo della missione diplomatica finlandese ha ricevuto una nota corrispondente dal ministero degli Esteri russo“, si legge nella nota del ministero degli Esteri moscovita. Commentando tale decisione, il ministero ha affermato che “in questa fase, la parte russa ha deciso di ridurre la presenza consolare reciproca con la...
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di Giulio Chinappi Il successo del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo ha dimostrato che la Russia non si trova affatto in crisi economica, e che la maggioranza dei Paesi del mondo continua ad intrattenere strette relazioni commerciali con Mosca. Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2023 ha avuto luogo dal 14 al 17 giugno nell’omonima città russa, risultando in un grande successo di partecipazione internazionale, e dimostrando in questo modo che la Federazione Russa non si trova né in una crisi economica ne in uno stato di isolamento, come si augurerebbero invece i falchi occidentali. Il successo dell’evento conferma del resto quanto avevamo sottolineato lo scorso anno in occasione del Forum Economico Orientale di Vladivostok, al quale avevano partecipato oltre 60 Paesi, nonostante il “veto” e le pressioni degli Stati Uniti. All’evento sanpietroburghese hanno infatti partecipato numerosi investitori ed attori economici provenienti da tutto il mondo, oltre a diversi rappresentanti di governi di primo piano nelle relazioni internazionali. Tra i partecipanti al Forum troviamo infatti il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, il presidente armeno Vahagn Khachaturyan, il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz, reduce dalla sua visita ufficiale in Russia, e il primo ministro del Kirghizistan Akylbek Japarov, mentre altri Paesi hanno inviato ministri, vice ministri ed altri rappresentanti dei governi nazionali. Secondo i dati ufficiali, San Pietroburgo ha ospitato più di 17.000 partecipanti provenienti da 130 Paesi, ovvero la maggioranza assoluta della comunità internazionale, dimostrando l’inesistenza del presunto isolamento di Mosca. “Il Forum di San Pietroburgo ha già guadagnato credibilità come la più importante piattaforma internazionale per il mondo degli affari e, nonostante tutti i tentativi di isolare la Russia, nessuno di questi ha funzionato”, ha commentato Valentina Matvijenko, presidente del Consiglio della Federazione Russa (la camera alta del parlamento moscovita). A dimostrare quanto affermato da Matvijenko, dobbiamo sottolineare che non sono mancati neppure i partecipanti provenienti da Paesi che fanno parte della NATO e dell’Unione Europea. L’Ungheria ha ad esempio inviato il ministro degli Esteri Péter Szijjártó, mentre l’ex ministra degli Esteri austriaca Karin Kneissl ha ricoperto il ruolo di relatrice in diverse sessioni dell’evento. “Se ci tagliassimo fuori dalle risorse energetiche russe, sarebbe fisicamente impossibile garantire l’approvvigionamento sicuro dell’Ungheria quando si tratta di risorse energetiche“, ha affermato il rappresentante del governo magiaro. Szijjártó ha aggiunto che Budapest intende il termine “diversificazione” secondo la sua definizione: il maggior numero possibile di risorse e il maggior numero possibile di percorsi di consegna. “Per noi diversificare non significa sostituire un fornitore con un altro. Soprattutto, questo non significa sostituire un fornitore affidabile, con il quale si ha una buona esperienza con un altro“, ha concluso il ministro ungherese. Il momento più atteso del Forum era l’intervento tenuto dal presidente Vladimir Putin nella sessione plenaria del 16 giugno. In quest’occasione, il leader russo ha affrontato diverse tematiche, tracciando un bilancio economico per il suo Paese, e dimostrando che l’economia russa si trova in un ottimo stato di salute nonostante le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti e dai loro lacchè occidentali. Secondo Putin, la Russia si sta liberando della sua dipendenza dalla vendita di materie...
G7
di M. K. Bhadrakumarha FONTE ARTICOLO: https://www.investigaction.net/fr/pourquoi-la-declaration-du-g7-fait-limpasse-sur-la-tant-attendue-contre-offensive-ukrainienne Molto attesa, la controffensiva ucraina brilla per la sua assenza nella dichiarazione finale dell’ultima riunione del G7 che si è tenuta a Hiroshima. Poco prima, un articolo di Politico aveva messo in luce il piano di alti funzionari statunitensi di congelare il conflitto in Ucraina. L’ex diplomatico indiano, M.K. Bhadrakumar ne analizza le ragioni. Pubblicata dopo l’incontro al vertice di Hiroshima, la dichiarazione di 2.700 parole dei leader del G7 sull’Ucraina ha tralasciato la questione ardente del momento: la controffensiva contro le forze russe. Un silenzio assordante, mentre circolano voci sulla scomparsa del comandante in capo delle forze armate ucraine. È significativo che lo stesso presidente Vlodimir Zelensky scompaia da Kiev per visitare le capitali del mondo – Helsinki, L’Aia, Roma, Vaticano, Berlino, Parigi, Londra, Jeddah e Hiroshima. Sembra esserci qualcosa di marcio nel regno di Danimarca. Alla fine del vertice del G7, il leader del gruppo Wagner, Evgeniy Prigozhin, ha annunciato che l’operazione russa per catturare il centro di comunicazione strategica di Bakhmut, nella regione del Donbass nell’Ucraina orientale, era terminata con successo dopo 224 giorni di combattimento, tanto i giorni necessari per superare la resistenza degli oltre 80.000 soldati ucraini qui dispiegati. È un momento doloroso per Zelensky. Lo scorso dicembre, prima che i deputati statunitensi si radunassero al Campidoglio, si vantava che «proprio come la battaglia di Saratoga (nel 1777, durante la guerra rivoluzionaria americana), la lotta per Bakhmut cambierà la traiettoria della nostra guerra per l’indipendenza e la libertà». Nel frattempo, per distogliere l’attenzione, si parla di un sottile cambiamento nella politica americana in merito alla fornitura, in un futuro indeterminato, di aerei da combattimento F-16 da destinare all’Ucraina. In realtà, nessuno può dire come sarà lo stato ucraino quando arriveranno gli aerei.  Non sorprende, quindi, che l’amministrazione Biden sembri ancora titubante. L’F-16 è un prodotto di esportazione alla moda; cosa accadrebbe se i russi ne rovinassero la fama facendolo esplodere con le loro armi ad alta tecnologia? Per i russi, sembra che sia necessaria una vittoria totale per far capire agli americani e agli inglesi che Mosca non sta scherzando con i tre obiettivi posti alla base dell’operazione militare speciale – tre obiettivi che non sono negoziabili: la sicurezza della comunità etnica russa e il suo diritto a vivere in pace e dignità nei nuovi territori ; la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina; e un’Ucraina neutrale, sovrana e indipendente, liberata dalle grinfie degli Stati Uniti e non più un vicino ostile. Certo, l’ostilità senza precedenti degli Stati Uniti nei confronti della Russia ha solo rafforzato la determinazione di Mosca. Se l’alleanza anglosassone continua ad attraversare le fasi crescenti, l’operazione russa potrebbe estendersi all’intera regione ad est del fiume Dnepr. I russi sono impegnati in questa guerra a lungo termine e la palla è nel campo degli Stati Uniti. Ho in mente un discorso tenuto lo scorso luglio dal presidente Vladimir Putin davanti alla Duma. Ha detto: «Oggi sentiamo che vogliono sconfiggerci sul campo di battaglia. Cosa posso dire ? Lasciamoli...
belgorod
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/26/lucraina-attacca-belgorod-ma-per-i-nostri-media-sono-patrioti-russi/ Mentre l’Ucraina si prodiga a dare vita ad azioni offensive e terroristiche in territorio russo, i Paesi occidentali continuano a sostenere il governo di Kiev e fanno passare i sabotatori ucraini per “patrioti russi”. L’oblast’ di Belgorod è uno dei territori russi che confina con il Donbass, che prende il nome dall’omonimo capoluogo. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, la città di Belgorod e il suo oblast’ sono stati esposti alle rappresaglie di Kiev, che non ha esitato a bombardare quel territorio russo nel silenzio dei media e dei governi occidentali. Tuttavia, negli ultimi giorni la situazione è ulteriormente precipitata, visto che l’Ucraina ha lanciato delle operazioni terroristiche di sabotaggio in territorio russo, anche questa volta con il benestare delle potenze occidentali. Lo scorso 22 maggio, Vjačeslav Gladkov, governatore dell’oblast’ di Belgorod, ha rivelato che un gruppo sovversivo ucraino avrebbe invaso il territorio russo: “Un gruppo sovversivo ucraino si è infiltrato nel territorio del Grajvoronskij rajon [distretto, ndr]. Le forze russe stanno adottando tutte le misure necessarie insieme al Servizio di guardia di frontiera e all’FSB [Servizio di sicurezza federale, ndr] per eliminare il nemico”, ha scritto Gladkov su Telegram. La notizia è stata diffusa poco dopo il bombardamento, da parte ucraina, del villaggio di Glotovo, situato nello stesso distretto, che ha causato due feriti tra i civili. Iscriviti alla newsletter del CeSE-M [tnp_form id=”1″] Lo stesso Gladkov ha poi provveduto a dare vita ad un’operazione antiterrorismo nella regione di Belgorod, al fine di contrastare le azioni dei gruppi sovversivi ucraini, che nel frattempo i media occidentali hanno ribattezzato come “patrioti russi” (fatto alquanto paradossale, visto che attaccano proprio la Federazione Russa). “Allo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini nella regione di Belgorod, da oggi è stato introdotto nella regione di Belgorod il regime legale di un’operazione antiterrorismo che stabilisce misure speciali e restrizioni temporanee“, ha scritto il governatore Gladkov. Nello specifico, sono state introdotte varie misure e restrizioni, dai controlli di identità delle persone alla sospensione dell’attività di impianti di produzione pericolosi che utilizzano sostanze esplosive, radioattive, chimiche e biologicamente pericolose. L’operazione antiterrorismo è stata conclusa il giorno successivo, quando, secondo fonti ufficiali, le autorità russe hanno catturato e neutralizzato gli infiltrati ucraini. Nel frattempo, il ministero della Difesa russo, il Servizio di sicurezza federale (FSB) e il servizio di frontiera hanno provveduto a riferire al presidente Vladimir Putin la situazione nella regione di Belgorod. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, l’azione ordita da Kiev avrebbe il principale obiettivo di distogliere l’attenzione mediatica dalla grave sconfitta che l’esercito ucraino ha subito ad Artëmovsk (Bachmut secondo la denominazione usata dal governo di Kiev). Di fronte alle nuove attività terroristiche lanciate da Kiev, come anticipato, i governi e i media occidentali non hanno avuto nulla da dire, se non usare l’artifizio dei “patrioti russi” per coprire il fatto che l’Ucraina dovrebbe oramai essere considerato un vero e proprio Stato terrorista. Gli Stati Uniti, per i quali Volodymyr Zelens’kyj rappresenta poco più che un burattino, continuano a fingere di non essere una delle parti belligeranti, scaricando tutta la responsabilità...
lavrov
di Sergey LavrovTRADUZIONE DI ISTITUTO ITALIA BRICS FONTE ARTICOLO: https://www.italiabrics.it/2023/04/25/lavrov-al-consiglio-di-sicurezza-dellonu/ Il Ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov ha presieduto la riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, introducendo i lavori del dialogo sul “Multilateralismo efficace tramite la difesa dei principi della Carta delle Nazioni Unite”. << Nei suoi poco meno 80 anni di esistenza, l’ONU ha svolto l’importante missione affidatale dai suoi fondatori. Per diversi decenni, un’intesa di base tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla supremazia degli obiettivi e dei principi della Carta ha garantito la sicurezza globale. In questo modo, l’ONU ha creato le condizioni per una cooperazione realmente multilaterale, regolata dagli standard universalmente riconosciuti del diritto internazionale. Oggi il sistema ONU-centrico sta attraversando una profonda crisi. La ragione principale risiede nel tentativo di alcuni membri di sostituire il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite con un certo ordine “basato sulle regole”. Nessuno ha visto queste regole. Non sono state discusse in colloqui internazionali trasparenti. Vengono inventate e utilizzate per contrastare il naturale processo di formazione di nuovi centri di sviluppo indipendenti che incarnano oggettivamente il multilateralismo. Si cerca di frenare i nuovi centri di sviluppo con misure unilaterali illegali, negando loro l’accesso alle moderne tecnologie e ai servizi finanziari, escludendoli dalle catene di approvvigionamento, sequestrando le loro proprietà, distruggendo le loro infrastrutture critiche e manipolando norme e procedure universalmente accettate. Questo porta alla frammentazione del commercio globale, al collasso dei meccanismi di mercato, alla paralisi dell’OMC e alla definitiva conversione – ormai aperta – del FMI in uno strumento per raggiungere gli obiettivi degli Stati Uniti e dei loro alleati, compresi quelli militari. Nel disperato tentativo di affermare il proprio dominio punendo i disobbedienti, gli Stati Uniti sono arrivati a distruggere la globalizzazione, che hanno presentato per molti anni come un grande beneficio per l’umanità al servizio del sistema multilaterale dell’economia globale. Washington e il resto dell’Occidente che gli obbedisce usano queste regole per giustificare misure illegittime contro i Paesi che costruiscono le loro politiche in conformità con il diritto internazionale e si rifiutano di seguire gli interessi egoistici del “miliardo d’oro”. Chi non è d’accordo viene messo nella lista nera in base al principio che “chi non è con noi è contro di noi”. I nostri colleghi occidentali sono stati a lungo messi in difficoltà dallo svolgimento di colloqui basati su formati universali, come quello delle Nazioni Unite. Per dare un fondamento ideologico al corso per minare il multilateralismo, hanno dato vita al concetto di “democrazie” unite in contrapposizione alle “autocrazie”. Oltre ai “vertici per la democrazia”, la cui lista dei partecipanti è determinata da questo club autoproclamatosi egemone, si stanno creando altri “club d’élite” per aggirare le Nazioni Unite. I Vertici per la democrazia, l’Alleanza per il multilateralismo, il Partenariato globale sull’IA, la Coalizione per la libertà dei media, l’Appello di Parigi per la fiducia e la sicurezza nel cyberspazio – tutti questi e altri progetti non inclusivi sono stati concepiti per ostacolare i colloqui sulle questioni...