18 Luglio 2026

Mese: Ottobre 2015

Croatia's Accession to the European Union at the EU Delegation HQ in Washington, DC.
Vantaggi e svantaggi, cause ed effetti, dei due accordi con cui gli Stati Uniti intendono isolare la Cina e la Russia. Gli accordi Il 5 ottobre 2015 i rappresentanti di dodici Paesi asiatici e americani hanno firmato il Partenariato Trans-Pacifico (TPP, dall’inglese Trans-Pacific Partnership). Si tratta del più vasto accordo regionale di libero scambio mai raggiunto: riguarda economie che valgono quasi 30 mila miliardi di dollari di PIL annuo, il 40% di quello mondiale ed un terzo del commercio internazionale. L’accordo è stato siglato dopo più di cinque anni di negoziazioni, ma deve ancora essere ratificato dalle singole nazioni (USA, Canada, Giappone, Australia, Brunei, Cile, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam). E’ prevista entro la fine del 2016, invece, la conclusione dell’accordo “gemello” al TPP, ovvero il TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership). Quest’ultimo dovrebbe creare una zona economica uniforme tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, eliminando le tariffe e le barriere non tariffarie che attualmente ostacolano il libero commercio tra le imprese europee e quelle statunitensi. Vantaggi e svantaggi Secondo i negoziatori i due accordi, sostanzialmente speculari, agevolerebbero gli scambi commerciali, promuoverebbero la concorrenza (con il conseguente abbassamento dei prezzi) e aumenterebbero il reddito medio dei cittadini nelle zone interessate. In generale, infatti, i trattati di libero scambio sono ben visti dalla teoria economica: se ogni Paese si specializzasse nella produzione di ciò che è in grado di fare meglio e comprasse il resto dagli altri Paesi, aumenterebbe la produzione, diminuirebbero i costi e, di conseguenza, anche i prezzi. Per questo motivo chi appoggia il TPP ed il TTIP, in virtù dell’abbattimento delle barriere in favore del libero scambio, prevede un aumento delle esportazioni, una riduzione del costo delle importazioni e un aumento del PIL dei Paesi firmatari. Tuttavia, queste previsioni non sono da considerarsi necessariamente veritiere, soprattutto se si considerano gli effetti sul lungo termine. Studiando il TTIP, ovvero l’accordo che riguarda USA ed UE, Jeronim Capaldo, econometrico con l’Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra nonché ex membro del Gruppo di previsione economica dell’ONU, sostiene che “in teoria il TTIP dovrebbe portare a una maggiore integrazione delle due economie (o ventinove: le ventotto europee più l’americana). In pratica, ammettono i suoi stessi sostenitori, l’aumento del commercio transatlantico avverrebbe a scapito di quello intraeuropeo. L’accordo finirebbe dunque per portare a una maggiore integrazione con gli Stati Uniti, ma a una minore integrazione fra i paesi UE. In vista della quale i cittadini europei hanno fatto tanti sacrifici”. Gli effetti a lungo termine del TTIP Esportazioni nette, %PIL Crescita PIL, differenza% Occupazione, unità Reddito da lavoro dipendente, EURO/dipendente Imposte nette, %PIL Rapporto occupazionale, differenza % USA 1.02 0.36 784000 699 0.00 -0.97 UK -0.95 -0.07 -3000 -4245 -0.39 0.01 Germania -1.14 -0.29 -134000 -3402 -0.28 0.75 Francia -1.90 -0.48 -130000 -5518 -0.64 1.31 Italia -0.36 -0.03 -3000 -661 0.00 0.02 Altri del Nord Europa -2.07 -0.50 -223000 -4848 -0.34 1.33 Altri del Sud Europa -0.70 -0.21...
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Sommario Il Sud Africa e l’India condividono una relazione bilaterale solida e cercano ora di espandere e di diversificare il loro commercio e le loro relazioni economiche. Per fare ciò il settore privato dovrà svolgere un ruolo cruciale, così come la società civile. Questo articolo esamina i modi per intensificare le relazioni nel settore privato tra l’India e il Sud Africa. E suggerisce proposte ai governi, alle imprese e alla società civile a tal proposito.   Introduzione Basandosi su principi di solidarietà, il Sud Africa gode di una relazione positiva con l’India. Entrambi i Paesi hanno sistematicamente sottolineato l’importanza della loro relazione strategica bilaterale e dei loro impegni multilaterali tramite i raggruppamenti del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e dell’IBSA (India, Brasile e Sud Africa). In futuro, la loro cooperazione bilaterale è pronta ad espandersi in diverse aree, come la diversificazione e la moltiplicazione delle relazioni commerciali ed economiche tra l’India e il Sud Africa al terzo India-Sud Africa Forum Summit (IAFS III) in programma nell’ottobre del 2015. Entrambi i Paesi hanno adottato una posizione sempre più propositiva circa la diplomazia economica come mezzo per promuovere la crescita e ridurre la povertà – infatti il Sud Africa possiede un certo numero di documenti politici, tra cui il proprio Piano di sviluppo nazionale, che si riferiscono a questo aspetto e il nuovo Governo dell’India ha sottolineato l’importanza della diplomazia economica come il principio centrale della sua politica estera. Le piattaforme commerciali governative hanno svolto un ruolo significativo nel favorire le relazioni nel settore privato, ma è sempre più in ascesa il pensiero che la società civile dovrebbe impegnarsi nelle iniziative diplomatiche economiche. Questo articolo esamina le relazioni nel settore privato tra l’India e il Sud Africa e suggerisce delle opportunità di intensificare queste relazioni per tutte le parti in causa.   La diplomazia indio-sudafricana L’India ha avuto una lunga relazione con la lotta per la liberazione del Sud Africa, che risale all’inizio del movimento (di resistenza non violenta) di Mahatma Gandhi Satyagraha in Sud Africa. L’India è stata il primo Paese a decretare le sanzioni commerciali contro il governo di apartheid nel 1946, seguito dal completo embargo nei confronti del Sud Africa. Dopo 40 anni le relazioni formali dell’India con il Sud Africa sono state ripristinate con l’apertura di un centro culturale e di un consolato a Johannesburg nel maggio del 1993. Nel maggio del 1994 è stata stabilita l’Alta commissione indiana a Pretoria, seguita dal Consolato generale di Durban e dal Consolato di Città del Capo nel 1996. Il Sud Africa possiede, da parte sua, un’Alta commissione a Delhi e un Consolato generale a Mumbai. Conseguentemente Sud Africa e India hanno espanso le loro relazioni bilaterali in diversi modi. Nel 1994 i due Paesi hanno istituito una Commissione ministeriale congiunta (JMC) a livello dei ministri degli esteri, al fine di identificare le aree di cooperazione per il beneficio reciproco. Alla settima sessione tenutasi a Pretoria sono stati siglati tre accordi: sulla cooperazione doganale, sulla scienza e...
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha realizzato un focus sull’area balcanica dal titolo Balcani, la storia in movimento. Quali conseguenze per l’Europa?, contenente una serie di piccoli saggi che inquadrano l’attuale situazione nei Balcani alla luce delle ultime vicende e in chiave storica. Il volume è scaricabile gratuitamente cliccando sul link che segue iFOCUS del CeSEM – Balcani, la Storia in movimento. Quali conseguenze per l’Europa?
Prime Minister of Montenegro visits NATO
Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? A Pogdorica sono giorni agitati. Dal 27 settembre, infatti, nella capitale del Montenegro centinaia di persone manifestano davanti al Parlamento per protestare contro il Governo Đukanovic accusato di corruzione, pratiche non democratiche e frodi elettorali. Le proteste sono state promosse dal Fronte Democratico, coalizione che raccoglie i principali partiti di opposizione, che ha chiamato i cittadini a scendere in strada ogni giorno, alle 18:30, fino a quando non si fossero ottenute le dimissioni dell’esecutivo e la formazione di un Governo ad interim con il solo scopo di organizzare le prime elezioni libere e democratiche della breve storia del Paese. Il Montenegro rappresenta un unicum nel panorama politico del Vecchio Continente visto che niente sulla scena politica è mai cambiato: Milo Đukanovic, 53 anni, è il centro del potere dai primi anni ’90 e nelle ultime elezioni politiche, 2012, è stato eletto premier per la settima volta negli ultimi vent’anni. Politico dal trascorso tutt’altro che cristallino (1), il giorno dell’indipendenza del Montenegro dalla Serbia, 21 maggio 2006, dichiarò alla popolazione che in questo Paese tra quattro anni non ci sarà alcun cittadino disoccupato. Ormai tutte le questioni politiche ed economiche più complesse sono state risolte e l’obiettivo che il Governo si pone per il prossimo periodo è quello di garantire ai propri concittadini uno standard di vita europeo (2). Dopo un periodo di vero e proprio boom durato tre anni, è arrivata una crisi che ancora non accenna a cedere il passo tanto da costringere Đukanovic a cambiare tono delle affermazioni quando, all’ultima elezione, ha detto che gli elettori sono consapevoli del peso della crisi che sta attraversando il Paese (3). I cittadini del Crna Gora, così in serbo-montenegrino, già nel febbraio del 2014, sull’onda delle proteste in Bosnia Erzegovina, avevano già manifestato contro il potere centrale nella speranza che il peso delle proteste di massa portasse ad un cambiamento nell’immediato o che questo si verificasse nel voto del 14 ottobre. Speranza disattesa dai risultati elettorali che l’opposizione vuole frutto di brogli conclamati. Nel mese di agosto, il parlamento montenegrino ha accolto la proposta di una risoluzione a favore dell’adesione alla NATO che sarebbe stata discussa in aula nel mese di settembre. Secondo quanto riferisce il quotidiano Pobjeda, la risoluzione è stata presentata da un gruppo di deputati del Partito democratico dei socialisti (Dps, leader della maggioranza), dal capo del collegio del Partito social-democratico (Sdp, partner nella maggioranza) Borislav Banovic, dal presidente di Montenegro Positivo Darko Pajovic, dal deputato del Partito dei bosniaci musulmani Suljo Mustafic e dal rappresentante dei partiti albanesi Nik Djelosaj. Nel documento si legge che l’adesione alla Nato rappresenta un interesse dello Stato montenegrino e dell’intera società del paese (4); mercoledì 16 settembre, l’Assemblea del Montenegro ha approvato la risoluzione (5) che indica nell’Alleanza Atlantica il garante dell’integrità territoriale e della sovranità della repubblica montenegrina, oltre che via di sviluppo dello Stato di diritto e di democrazia: questo sarà un importante...
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The beginning of the 21th century and the so called “post-modern era” have highlighted some facts. First, the ethno-cultural issue cannot be considered a memory of the past. Second, the systematic paradigm of a “society without borders” turned out to be indeed full of limits. About 20 years ago, some studies pointed out the existence of 233, potentially “at risk”, politicized groups. These groups have decided to undertake a political action to pursue their own collective interests or have claimed their economic and political separation from the body State to whom they were embodied. Moreover, the 75% of the 127 countries examined during this study were found to contain highly politicized minorities. However, we have to consider not only the national entities that intend to separate themselves from the State they belong to, but we have also to take into account the several people that claim a strong specificity. Although the latter do not necessarily claim the independence, they ask for the recognition of a larger autonomy because of their specificity. This is one of the many reasons why it is necessary to find an agreement between Russian Federation and Europe. This is one reason, but not the only one. As a matter of fact it should be considered the economic synergy between Russian Federation and Europe, too. Moscow provides for about 40% of the EU countries’ gas requirements and for 30% of oil ones, while it absorbs the 7% of the Europe’s total exports. Analyzing the issue from a geographic point of view, we have to underline how the true horizontal border between the two Eurasia’s great geopolitical areas is the one that separate Europe (adding the Anatolian peninsula), involving Siberia up to Vladivostok, from the remaining “yellow” Asia (China, Korea and Japan), as well as from the other geopolitically homogeneous Asia’s areas. A limes that can be set around the 50th parallel. Anyway, it is less relevant than the cultural and geostrategic difference that separate Europe from the United States, as well as it is less conspicuous than the geographical moat represented by the Atlantic Ocean. From the Russian point of view, the only geopolitical safety for the centuries to come is represented by the control of the Northern Eurasia’s coasts that overlook the two main global oceans: Atlantic Ocean and Pacific Ocean. Otherwise, sooner or later, Europe will be used as an American battering ram to break through the doors of Russian Federation, trying to dissolve it in the many ethno-religious realities which Russia is composed of. Therefore, nowadays the words pronounced by Vladimir Putin on 10 February 2015 at the Munich Security Conference sound prophetic: “The unilateral and frequently illegitimate actions have not solved any problem … We have reached the critical moment in which we seriously have to consider the global security architecture. And we have to proceed trying to find a reasonable balance among the interests of all subjects concerned in international relations … but that does not mean to interfere within the...
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Convegno Urban Africa – L’Africa delle Città, organizzato dal Centro Piemontese di Studi Africani (CSA) e dall’Associazione per gli Studi Africani in Italia (ASAI) il 16-17 ottobre 2015 (www.urbanafrica.it). Il convegno prevede una discussione multidisciplinare sui rapidi cambiamenti che stanno conoscendo le città e le aree urbane in Africa. L’evento si svolgerà in collaborazione con il Terzo Forum Mondiale sullo Sviluppo Economico Locale (13-16 ottobre, Torino). Il 15 ottobre il CSA e ASAI organizzano quindi un workshop all’interno dei lavori del Forum dal titolo“Development challenges for African cities: populations, economies, cultures” Form registrazione ITA Urban Africa – Torino, Ottobre 2015
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All’inizio dell’intervento aereo russo con obiettivi mirati finalizzati alla distruzione dello Stato Islamico, sono spuntate, puntualmente, sul web, vere e proprie “prove a orologeria” volte a diffondere sentimenti anti-russi usando come scudo i diritti umani Il 30 di settembre la Camera Alta del Consiglio Federale della Russia, ha approvato l’invio dell’aviazione nella zona del conflitto in Siria. Su ordine del Presidente Russo Vladimir Putin sono iniziati gli attacchi con armi di precisione, contro svariati obiettivi nei territori controllati dagli estremisti. L’inizio delle psyops, ha probabilmente addirittura preceduto la diffusione, da parte del Ministero della Difesa russo, del primo video relativo ai bombardamenti russi contro lo Stato Islamico in Siria1in cui, senza far mistero di nessun aspetto, vengono mostrate le postazioni dei terroristi distrutte dall’aeronautica militare russa. Secondo le fonti2 con un totale di circa 20 voli, sono state completamente distrutti i posti di comando nelle mani dei jihadisti. Nonostante tutto ciò, la macchina della propaganda si è messa in moto pubblicando foto di altri scenari di guerra, spacciandole per “danni collaterali” dei bombardamenti russi. La portavoce ufficiale della Cancelleria Russa Maria Zajarova, ha dichiarato: “Il ministro Sergei Lavrov non ha neppure fatto in tempo a finire il suo discorso innanzi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ci siamo scontrati con numerose falsificazioni mediatiche riguardanti la presenza di vittime tra i civili siriani o informazioni che sostenevano che l’azione militare russa fosse diretta contro le forze democratiche del Paese”. In merito alle foto diffuse, la Zajarova continua: “Neanche il tempo di dispiegare [le nostre forze, ndt] per l’operazione, e ci siamo ritrovati le reti sociali invase da fotografie di supposte vittime. Che posso dire? Tutti sappiamo come fanno questo tipo di immagini. Sorprende la velocità con cui hanno preparato tutto ciò. Il famoso film “La cortina di fumo” è il materiale didattico su come organizzare questo tipo di manipolazioni. Si tratta di una simulazione su scala internazionale ed è parte di un attacco mediatico, la guerra della quale abbiamo sentito parlare molte volte”3. La media adviser siriana, collaboratrice del Presidente Assad, Bouthaina Shaaban ha dichiarato in un’intervista concessa a Russia Today, che l’intervento russo in Siria, senza dubbio, contribuirà a stabilizzare nuovamente il Paese. Bouthaina Shaaban ha poi specificato in merito ai gruppi terroristici presenti in Siria: “Non c’è solo lo Stato Islamico […] Non so perché la gente si dimentichi do Jabat al-Nusra, nonostante ci sia una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che parla sia di Al-Nusra che dell’ISIS come organizzazioni terroristiche […] Oltre a questi, ci sono decine di organizzazioni terroristiche in Siria. Centinaia di mercenari e terroristi che vengono da ogni parte del mondo”4. L’Occidente, a quanto pare, oltre a “dimenticarsi” di chi sono i terroristi, etichettandoli, addirittura come “opposizione moderata”, negli ultimi anni ha giocato apertamente sporco contro la Siria. La Russia è stata l’unico stato ad essersi presentata come garante della sovranità nazionale siriana. All’azione mediatica Occidentale, si aggiunge anche quella del governo Saudita, che, dopo aver rigettato la richiesta russa della formazione di...
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Il testo completo del discorso del vice premier cinese Zhang Gaoli al China-ASEAN Expo, Business and Investment Summit. NANNING, 19 settembre (Xinhua) – Di seguito il testo completo del discorso del vice premier cinese Zhang Gaoli pronunciato venerdì al dodicesimo Summit China-ASEAN Expo and China-ASEAN Business and Investment nella città cinese sud-occidentale di Nanning, tradotto da Xinhua. Unire le forze per costruire una più stretta Comunità tra la Cina e l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) di destini condivisi, caratterizzata dalla pace e dalla cooperazione, di apertura e integrazione, di beneficio reciproco, e di relazioni win-win Discorso di Zhang Gaoli, vice premier del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, alla cerimonia di apertura del dodicesimo China-ASEAN Expo and China-ASEAN Business and Investment Summit Nanning, Guangxi, 18 settembre 2015 Distinti ospiti, signore e signori, amici, Sono lietissimo di unirmi a voi nell’autunno dorato di Nanning, la bella città verde della Cina, per il dodicesimo China-ASEAN Expo and China-ASEAN Business and Investment Summit. Prima di tutto permettetemi di estendere, in nome del Presidente Xi Jinping, del premier Li Keqiang e del governo e del popolo cinese, il nostro caloroso benvenuto a tutti i distinti ospiti e le nostre congratulazioni per l’apertura del dodicesimo Expo e del Summit. La Cina e l’ASEAN sono amichevoli vicini collegati dalla terra e dal mare e sono partner naturali di cooperazione. Più di 2000 anni fa i nostri antenati crearono l’antica Via della Seta marittima, che è diventata una rotta di scambi pacifici, così come di scambi economici, commerciali e culturali tra le popolazioni della Cina e quelle dei Paesi del Sud-est asiatico. Nella lunga storia dopo di ciò, numerosi ministri, mercanti, eruditi e artigiani dalla Cina e dalle nazioni dell’ASEAN hanno navigato lungo la rotta e hanno promosso la civilizzazione umana. Oggi, con l’intensificarsi della multi-polarizzazione, della globalizzazione economica, della diversità culturale e dell’informatizzazione sociale nel mondo, la Cina e l’ASEAN dovrebbero afferrare le tendenze dei tempi, confermare i principi di assistenza reciproca e di benefici reciproci per favorire ulteriormente la nostra cooperazione amichevole, per diventare la principale forza nel mantenimento della pace e della stabilità e per promuovere lo sviluppo regionale e la prosperità. La nostra fiducia reciproca è cresciuta. Il Presidente Xi Jinping ha proposto di costruire la Via della Seta marittima del ventunesimo secolo e una più stretta Comunità tra la Cina e i Paesi dell’ASEAN di destini condivisi tramite i rispettivi sforzi congiunti. La sua proposta ha ricevuto un’ampia approvazione e un ampio supporto dalle nazioni dell’ASEAN perché si tratta di una grande causa che stimolerà la cooperazione economica regionale e porterà benefici a tutte le popolazioni del mondo. Il premier Li Keqiang ha avanzato una “programma di cooperazione 2+7”. Con gli sforzi congiunti da entrambe le parti, l’iniziativa della “Cintura economica e della Via della Seta” è connessa con la costruzione di una comunità dell’ASEAN e con le strategie di sviluppo dei Paesi dell’ASEAN. La nostra integrazione economica è stata intensificata. La Cina è il più grande partner...
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Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo segnala l’evento promosso e organizzato dal Ministero degli Esteri della Federazione Russa che si terrà a San Marino, giovedì 8 ottobre presso l’Auditorium dell’Università a San Marino. La conferenza avrà come tema IV INTERNATIONAL CONFERENCE: «RUSSIA AND EUROPE: TOPICAL ISSUES OF CONTEMPORARY INTERNATIONAL JOURNALISM» Per l’occasione il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo parteciperà con un intervento a firma di Stefano Vernole, responsabile relazioni esterne del centro, e Francesco Rutelli. Di seguito il testo dell’intervento e i programmi in lingua italiana, inglese e russa. Programme ITA Programme ENG Programme RUS
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L’inizio del XXI secolo e l’era ribattezzata da molti come post-moderna hanno evidenziato come la questione etnico-culturale non sia una vestigia del passato e come il paradigma sistemico della “società senza confini” riveli tutti suoi limiti. Circa 20 anni fa alcune ricerche avevano evidenziato come esistessero 233 gruppi politicizzati, potenzialmente “a rischio”, che avevano deciso di intraprendere un’azione politica in nome dei loro interessi collettivi o che avevano rivendicato la propria separazione economica e politica rispetto al corpo statuale che li inglobava; inoltre su 127 paesi esaminati in questo studio, bel il 75% di essi conteneva minoranze altamente politicizzate. Oltre ai casi di nazionalità che intendono separarsi dallo Stato di appartenenza, conosciamo numerosi popoli che pur non reclamando l’indipendenza rivendicano tuttavia una forte specificità e il riconoscimento di un’autonomia più ampia. Questa è una delle tante ragioni per le quali è necessario ritrovare l’intesa tra Russia ed Europa, senza dimenticare una sinergia economica in base alla quale Mosca fornisce ai paesi della UE circa il 40% del loro fabbisogno di gas e il 30% di quello petrolifero, mentre assorbe il 7% delle esportazioni complessive del Vecchio Continente.. Se analizziamo la questione da un punto di vista geografico bisogna sottolineare come il vero confine orizzontale tra le due grandi aree geopolitiche della massa eurasiatica è quello che separa l’Europa (più la penisola anatolica) con tutta la Siberia fino a Vladivostok, dal resto dell’Asia “gialla” (Cina, Corea e Giappone) nonché dalle altre geopoliticamente omogenee dell’Asia. Un limes che si potrebbe porre attorno al 50° parallelo e che è comunque meno rilevante della differenza culturale e geostrategica che separa la stessa Europa dagli Stati Uniti e che non si riduce certo al fossato geografico rappresentato dall’Oceano Atlantico. Dal punto di vista russocentrico, l’unica sicurezza geopolitica per i secoli a venire non può essere rappresentata che dal controllo sotto qualsiasi forma delle coste della massa eurasiatica settentrionale, quelle coste che si affacciano sui due principali oceani mondiali, l’Atlantico e il Pacifico; in caso contrario, l’Europa sarà prima o poi utilizzata come un ariete americano per sfondare le porte della Federazione Russa e dissolverla nelle numerose realtà etno-religiose che la compongono. Suonano perciò oggi profetiche le parole pronunciate da Vladimir Putin il 10 febbraio 2007 alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera: “Le azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto alcun problema … Siamo giunti al momento critico in cui dobbiamo occuparci seriamente dell’architettura della sicurezza globale. E dobbiamo procedere cercando un equilibrio ragionevole tra gli interessi di tutti i soggetti delle relazioni internazionali … ma questo non significa interferire negli affari interni di altri paesi e tanto meno dettare a questi paesi regole che determinano la loro vita e il loro sviluppo”. Evidente nel suo discorso il riferimento ai protettorati internazionali e alle “missioni militari umanitarie” che hanno caratterizzato il mondo dopo il crollo del Muro di Berlino, insieme al processo di nation building e ai programmi economici di aggiustamento strutturale imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. L’intesa...