10 Luglio 2026

Mese: Giugno 2017

uzbekistan
Relazione del 2016 Centro Nazionale per il controllo delle sostanze stupefacenti  presso il Consiglio dei Ministri della Repubblica dell’Uzbekistan Il Programma sulle misure complesse contro l’abuso e il traffico illecito di droga 2016-2020 determina la strategia antidroga per ridurre la domanda e l’offerta delle sostanze stupefacenti. Durante i lavori nell’ambito della strategia antidroga del 2016, è stata prestata attenzione al miglioramento del quadro giuridico in materia del controllo del traffico di stupefacenti, alla prestazione del trattamento farmacologico, al miglioramento della base materiale, della tecnica e del potenziale del personale delle unità speciali delle forze dell’ordine e del servizio sul trattamento della droga.   La lotta contro il traffico della droga A seguito delle misure organizzative e pratiche, operative e di prevenzione attuate dalle forze dell’ordine della repubblica, nel 2016 sono stati rivelati i 6646 reati legati al traffico di droga (6648 reati nel 2015, tra parentesi sarà indicato l’indice del 2015). Dal numero totale dei crimini della droga sono stati identificati: 2798 (3017) reati relativi alla vendita di sostanze stupefacenti, 645 (709) crimini di contrabbando di droga, 1482(1301) crimini per coltivazione illecita di piante narcotiche, 145 (125) crimini legati ai luoghi di ritrovo per l’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, 1576 (1496) altri reati legati alla droga.   Mappa di stupefacenti sequestrati in Uzbekistan nel 2016 Nel 2016 sono stati arrestati 110 (138) cittadini stranieri per i reati legati al traffico di droga sul territorio della Repubblica dell’Uzbekistan. La maggior parte degli arrestati, 24 (33) persone, sono cittadini dell’Afganistan, 27 (27) cittadini del Tagikistan, 19 (24) della Russia, 14 (9) del Kazakistan, 9 (8) del Kirghizistan. Sono stati sequestrati 340 (364) kilogrammi di sostanze stupefacenti, pari al 10% del totale della droga sequestrata nella repubblica, 2461 (1422) pasticche di sostanze psicotrope e 45,8 grammi (7800 l o 89,8 gr) di precursori. Le forze dell’ordine uzbeke hanno condotto un’operazione su larga scala a due stadi, “Papavero nero 2016”, al fine di individuare e prevenire la coltivazione illecita di piante narcotiche e sopprimere i canali di approvvigionamento di droga dagli stati confinanti. A seguito di interventi organizzativi di prevenzione e di ricerca operativa, sono stati rivelati 1070 (1049) casi di coltivazione illegale di piante narcotiche e sono state distrutte piantagioni illegali su 4933 (5132) kilometri quadrati. Durante l’operazione “Papavero nero 2016” sono stati avviate 2659 (2687) cause penali relative al traffico di droga e sono stati sequestrati 1321 (621) kilogrammi di sostanze stupefacenti, di cui: 3,4 (0,76) kg di eroina, 49,3 (28,8) kg di oppio, 45,9 (8,1) kg di hashish, 462,2 (437,4) kg di marijuana, 760 (145,5) kg di kuknar (un preparato di boccioli dissecati di papavero per infusi). Il 26 giugno, nella Giornata Internazionale della lotta contro la droga, sono stati invitati i rappresentati del corpo diplomatico, pubblico e mass media per assistere all’evento sulla distruzione delle sostanze stupefacenti, sequestrate dalle forze dell’ordine della repubblica ai trafficanti della droga. Sono stati bruciati nei forni 1438 kg di sostanze stupefacenti, di cui 145 kg di eroina, 655 kg di oppio, 115...
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Is Russia our partner or our enemy? Can we trust the Kremlin or we should think that the Russian Federation is a threat for the European Union, its integrity and future development? What is the role of Media and Communication companies in Brussels – Moscow relations and dialogue? CeSEM tries to answer these questions meeting Professor Evgeny Pashentsev, Leading Researcher at the Diplomatic Academy of the Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, director of the International Centre for Social and Political Studies and Consulting (ICSPSC), expert in Information and Psychological Warfare and Strategic Communication. What do you see as the importance of the communication aspect of relations between the EU and Russia, especially in terms of strategic communication? And how do you see the problems of strategic communication of the EU with the Russian side? “In strategic communication, actions are crucial for the transmission of messages to target groups and the entire population, which, to a large extent, determine their activities. It is quite natural that individual states and state entities develop their strategic communication, even if this term is not present in the official documents of a particular country. What kind of messages, unfortunately, does the EU convey today with its actions to the world? Alas, signals of internal disunity and inability to cope with growing problems. The words about the desire to strengthen European unity on the part of high officials (even when behind them there is a powerful propaganda apparatus) cannot transmit the impulse to EU unity for a long time to most Europeans if the actions and images of objective reality talk about another (the diversified development of North and South Europe, the growth of external debt, the migration problem, the growing property stratification among the population, etc.). The apparent lack of synchronization of actions, words and images indicates the practical absence of the EU SC, stalling the entire complex system of national, interstate and supranational mechanisms of the EU, which is fraught with the most serious consequences for its unity. The lack of synchronization leads to a decrease in expectations and the effect of all integration initiatives, because people cease to believe in them. The long-term investment appeal of the region is diminishing, inter-state disunity and inter-ethnic conflicts are intensifying, society startsto gain a growing sense of people’s uncertainty about their future, etc. All this can be confirmed. Quantitative parameters are contained in many European reports, reports, international statistics and population surveys. Russia is not interested in this development of the situation. Even if we approach the issue purely from mercantile positions-why should Russia want to lose stable markets? But the fall in energy prices, the growing problems in the EU and the policy of sanctions are doing their job. At the same time, Russia has alternative possibilities for developing economic relations, as I have already said.” Particular attention to “fake news” has been given in Italy recently and the strategic communication used by political parties, social movements, media & communication companies,...
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Articolo originale: http://www.business-standard.com/article/news-ians/brics-sees-financing-for-development-as-key-2030-agenda-117041900835_1.html Il raggruppamento economico BRICS ha riferito nel corso di una riunione delle Nazioni Unite che il finanziamento allo sviluppo è la chiave per l’attuazione di 2030 Agenda per lo sviluppo sostenibile, la linea guida per porre fine alla povertà entro il 2030, il raggruppamento economico BRICS ha detto una riunione delle Nazioni Unite qui. La dichiarazione è venuta da Liu Jieyi, rappresentante permanente cinese alle Nazioni Unite, che ha preso la parola durante il meeting sul finanziamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) per conto dei membri BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Per la prima volta dalla sua istituzione nel 2006, il blocco ha espresso le sue opinioni su questioni di importanza globale. La Repubblica Popolare Cinese ha in precedenza assunto la presidenza per l’anno in corso. Liu ha sostenuto che la chiave per la piena attuazione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile passi per il finanziamento dello sviluppo aggiungendo che un flusso finanziario assicurato e prevedibile è indispensabile per la realizzazione dello sviluppo sostenibile, in particolar modo per i Paesi in via di sviluppo. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile servono come progetto per gli sforzi di sviluppo globale per gli anni che ci separano dal 2030. Il rappresentante permanente cinese alle Nazioni Unite ha, inoltre, sollecitato la comunità internazionale ad adottare una visione strategica di lungo periodo e ad avanzare la cooperazione nel campo degli investimenti finalizzati allo sviluppo. Questi sforzi dovrebbero essere fatti sulla base di un partenariato globale rinnovato e rafforzato che abbia come obiettivo lo sviluppo sostenibile al fine di mobilitare risorse – ha affermato Liu Jieyi – adeguate per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile da parte di tutti i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo. Continuando nel suo intervento ha, poi, sottolineato come la globalizzazione economica ha subito delle battute di arresto  abbiamo assistito all’aumento delle tendenze protezionistiche nelle politiche di alcuni paesi e alla crescita del pensiero “anti-globalizzazione”. La cooperazione internazionale per lo sviluppo si trova ad affrontare sfide scoraggianti di declino della volontà politica, diminuzione delle risorse e frammentazione degli sforzi. Il finanziamento allo sviluppo si confronta con difficoltà sempre maggiori. Contro tale contesto, i BRICS sperano che questo meeting aiuterà tutte le parti a promuovere il consenso e a stimolare la volontà politica per mobilitare le risorse necessarie e portare la cooperazione internazionale nel finanziamento dello sviluppo ad una nuovo livello, fornendo, così, un forte impulso alla Sforzo globale per attuare l’agenda del 2030″. I Paesi sviluppati dovrebbero assumersi la responsabilità primaria nel finanziare lo sviluppo,  onorare gli impegni ufficiali di assistenza allo sviluppo, rispettare gli impegni previsti dal meccanismo di facilitazione tecnologica, aiutare i paesi in via di sviluppo a sviluppare le loro capacità e offrire un ulteriore riduzione del debito e un maggiore accesso al mercato. La cooperazione Sud-Sud non è sostitutiva alla cooperazione Nord-Sud ma è un’espressione di solidarietà tra i popoli e i Paesi del Sud, basata sulle loro esperienze condivise e gli obiettivi. Così Liu: la cooperazione finanziaria dovrebbe essere rafforzata all’interno di una cornice...
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ASRIE ha pubblicato il Report “Iraq. Analisi geopolitica di un paese in piena transizione” redatto in merito al progetto Speciale Iraq in partnership con Notizie Geopolitiche, quotidiano indipendente online di geopolitica e politica estera, ed il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo con l’obiettivo comprendere quali sono le sfide future e le difficoltà che deve affrontare lo Stato iracheno in un periodo di transizione caratterizzato da problemi di natura politica, economica, sociale e della sicurezza. L’Iraq continua a vivere un difficile periodo di transizione con forti scontri interni, in primis quelli tra sunniti e sciiti, ed una divisione amministrativa che ha visto la Regione Autonoma del Kurdistan sempre pronta a rivendicare una futura indipendenza. Con il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi un calo degli introiti dalle esportazioni, e con la minaccia dello Stato Islamico sempre presente, l’Iraq del dopo-Saddam si presenta ancora come un paese che rischia di fallire il proprio processo politico e socio-culturale ed il passaggio dalla dittatura alla democrazia e che rischia di essere risucchiato in un vortice di tensioni regionali ed internazionali in grado di farlo precipitare in una situazione di completo caos. Il report “Iraq: analisi geopolitica di un paese in piena transizione” rientra nella serie di pubblicazioni di ASRIE mirate a favorire la conoscenza dei fenomeni geopolitici, economici e socioculturali che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare l’attualità e segue la pubblicazione del Report Kurdistan iracheno redatto sempre in merito al progetto Speciale Iraq a seguito della missione del team di ASRIE in loco. Scarica il report    
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L’11 maggio il Press Club Internazionale (IPC) ha ospitato la conferenza stampa sulla visita dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein. È la prima visita dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite non solo nel nostro paese ma anche nella regione dell’Asia Centrale e nella CIS. Durante la sua visita l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha osservato che in Uzbekistan, secondo la Strategia d’azione si stanno attuando riforme graduali, e ha notato che in questo processo si presta l’attenzione speciale ai diritti umani. Zeid Ra’ad Al Hussein ha confermato la disponibilità dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di sviluppare a lungo termine e la cooperazione bilaterale sistematica. Secondo l’Alto Commissario, lo scopo principale della sua visita in Uzbekistan è di sostenere le riforme previste dal governo. “Siamo consapevoli che queste riforme sono a lungo termine e richiedono del tempo, ma la cosa più importante è che il processo è già iniziato”. “Vogliamo agire nell’ambito di queste riforme come partner del governo e della società civile, solo lavorando insieme possiamo risolvere i problemi esistenti, “- ha detto Zeid Ra’ad Al Hussein. Dichiarazione del Commissario per i diritti umani (UNHCHR) era costituita da due parti – la dichiarazione di apertura e le risposte alle domande dei giornalisti. Nel suo discorso di apertura dell’UNHCHR ha presentato brevemente i risultati della visita in Uzbekistan. Secondo l’UNHCHR, la visita è stata molto breve, ma allo stesso tempo efficace. Nonostante il calendario molto stretto, il governo dell’Uzbekistan e l’ufficio dell’UNHCHR, sono riusciti a mantenere l’impegno preso e non spostare la visita al prossimo autunno. “Il 10 maggio, in un solo giorno abbiamo tenuto una serie di riunioni con alti funzionari, che terminarono in un incontro con il presidente dell’Uzbekistan Sh. M. Mirziyoyev e abbiamo raggiunto degli accordi su una serie di questioni, ” – ha detto l’Alto Commissario. Il successo della visita è il raggiungimento dell’accordo preliminare con l’Uzbekistan sulla ripresa della cooperazione con i relatori speciali e con l’Ufficio Regionale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a Bishkek. Nonostante l’assenza di rappresentanza nel paese, sono stati osservati progressi costanti nel campo dei diritti umani in Uzbekistan negli ultimi quattro anni. Durante la conferenza stampa, l’Alto Commissario non ha presentato una revisione completa della situazione dei diritti umani in Uzbekistan. Nel corso degli incontri con alti funzionari, l’UNHCHR ha osservato la comprensione e il riconoscimento dell’importanza di risolvere i problemi secondo gli standard internazionali in materia di diritti umani. Il secondo elemento importante del discorso dell’Alto Commissario è la Strategia per i cinque settori prioritari dell’Uzbekistan 2017-2021. Secondo l’Alto Commissario, la riforma della pubblica amministrazione rafforzerà la responsabilità delle agenzie governative verso la popolazione. Garantire l’indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo è una delle più importanti innovazioni nel campo di principio di legalità, elemento che mancava in Uzbekistan in precedenza. Esso comprende anche misure per proteggere i diritti e le libertà dei cittadini, l’accesso alla giustizia e la lotta alla corruzione....
immigrati
L’aggressione militare della NATO alla Jamahiriya libica guidata da Gheddafi, spacciata per continuazione del processo destabilizzatore denominato “rivolte arabe”, ha provocato come conseguenza più evidente e immediata l’impennata degli sbarchi dei migranti in Europa (specie in Italia) attraverso il Mar Mediterraneo. L’attuale guerra alla Siria baathista del Presidente Assad rappresenta oggi l’altro spartiacque che, almeno agli occhi dei mass media occidentali, favorisce inevitabilmente il processo migratorio dal Vicino Oriente all’Italia. Ma le cose stanno davvero così? Esiste un nesso diretto tra guerra e migrazione, oppure il fenomeno di sradicamento degli esseri umani nasconde interessi geopolitici particolari? L’area mediterranea può essere suddivisa in tre differenti zone: il Maghreb, il Vicino Oriente e i Balcani che si distinguono in diverse tipologie migratorie (dovute a lavoro, riunificazione familiare, solidarietà etnica e religiosa, interessi criminali …) ma anche per una forte interdipendenza economica. Lampedusa, nell’estremo sud della Sicilia, è a soli 100 km dalla Tunisia, molte isole del Dodecaneso in Grecia si trovano a meno di 5 km dalle coste della Turchia; diverse nazioni interessate dal fenomeno migratorio sono firmatarie della Convenzione Internazionale sui rifugiati, sugli apolidi e sui diritti dei bambini. Il primo effetto collaterale di questa prossimità geografica si ebbe nel 2011, quando oltre 60.000 migranti (in gran parte provenienti dalla Tunisia) sbarcarono in Italia dopo lo scoppio della “primavera araba”. La guerra illegale alla Libia – ricordiamo che la Risoluzione dell’ONU 1973/2011 prevedeva l’instaurazione di una no fly zone non solo per i velivoli della Jamahiriya ma anche per gli aerei dell’Alleanza Atlantica – ha ulteriormente intensificato questo fenomeno migratorio, finendo per saldarsi con la “crisi siriana” e alimentando il confronto geopolitico occulto che si sta consumando in Africa tra le ambizioni neocolonialiste occidentali e l’alternativa economica offerta dagli investimenti cinesi e russi. Fino al 2014 il flusso dei richiedenti asilo in Europa si aggirava sui 200.000 all’anno ma questo dato si è ulteriormente impennato nel 2015 raggiungendo la cifra di 1,2 milioni di persone; lo stesso può dirsi per il numero dei morti che è stato di circa 3.000 nel 2015 e di 3.740 da gennaio ad ottobre 2016. Secondo i dati dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, nel 2015 almeno 1.015.078 persone avevano attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa (856.000 in Grecia e 153.000 in Italia), nel 2016 invece sono state “solo” 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Ad essere aumentato è quindi il tasso dei decessi: nel 2016 una persona ogni 88 (3.740 tra morti e dispersi) che hanno tentato la traversata ha perso la vita, un dato in netta crescita rispetto al parametro di 1 ogni 269 dello scorso anno. Significativa la provenienza di quanti sono sbarcati nelle isole greche: Siria (50%), Afghanistan (25-30%) e Iraq (tra il 10 e il 20% secondo le stime più recenti), mentre le nazionalità maggiormente richiedenti asilo in Italia giungono da Nigeria (21%), Eritrea (12%), Senegal (6%), Mali e Sudan (5%), Guinea, Gambia e Costa D’Avorio (7% in media ciascuna). Il primo piano...
america
L’America Latina in questo nuovo millennio è di fronte a sfide importanti, cruciali si potrebbe dire, che derivano da una serie di cambiamenti socio-culturali, politici ed economici che hanno investito il continente e continuano ad influenzarlo. Comprendere quali sono le priorità principali per il continente sudamericano ed anche gli sviluppi futuri è fondamentale perché viviamo in una società che ha abbattuto le distanze dove problemi inerenti la sicurezza o l’economia in una parte del mondo hanno conseguenze e ricadute a livello mondiale. Le particolarità dell’America Latina, dalla sua storica costruzione della dipendenza strategica fino alle opportunità create a seguito della riconfigurazione post-globalizzazione delle forze operanti nel mondo, devono essere discusse cercando come obiettivo di trovare quella autonomia di decisione sovrana necessaria per una intera regione che presenta potenziali scenari bellici. Questa discussione si pone come fondamentale se si tiene conto delle attuali tendenze nel campo delle relazioni internazionali che hanno visto recentemente Donald Trump ottenere la presidenza degli Stati Uniti e portare quindi il paese ad avere una politica maggiormente introversa e di protezionismo, la Cina ascendere nel campo economico-commerciale con l’obiettivo di giocare un ruolo di primo piano attraverso la strategia One Belt, One Road conosciuta anche come Nuova Via della Seta, e la Russia che ha confermato la sua volontà di proiettare la propria presenza strategica entro i limiti della propria area di interesse. Questi temi sono stati alla base della Tavola Rotonda “Problemi di Sicurezza in America Latina: priorità principali nel XXI secolo” organizzata dall’Istituto di Studi Internazionali Contemporanei dell’Accademia Diplomatica russa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa in collaborazione con la Associação Brasileira de Estudos de Defesa (ABED), Associação Brasileira de Relações Internacionais (ABRI), ed i Centro Internazionale per gli Studi Politici e Sociali e Consulenza (ICSPSC) durante la Terza Conferenza Internazionale “Trasformazione delle Relazioni Internazionali nel XXI secolo: Sfide e Prospettive” che si è svolta presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa il 27-28 aprile 2017 con il supporto del Fondo di Diplomazia Pubblica Alexander Gorchakov. Una conferenza che ha visto la partecipazione di cento accademici e professionisti provenienti da 15 paesi differenti, tra cui è possibile menzionare Brasile, Bulgaria, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania, Slovenia, che hanno continuato a discutere i problemi del mondo delle relazioni internazionali e diplomatico attuale nelle rispettive Tavole Rotonde. La Tavola Rotonda in merito all’America Latina ha focalizzato l’attenzione sulle prospettive future del Sud America partendo dal concetto base che questo è stato caratterizzato inizialmente dal processo di decostruzione della globalizzazione e dall’emergere di nuovi attori, tensioni e configurazioni che nel continente sudamericano hanno assunto un carattere specifico la cui analisi diventa fondamentale per individuare le priorità nel campo della sicurezza. Evgeny Pashentsev, professore presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Esteri della Federazione Russa e direttore del Centro Internazionale per gli Studi Politici e Sociali e Consulenza (ICSPSC) ed uno dei moderatori della Tavola Rotonda, ha presentato la sua ricerca dal titolo “Guerra Psicologica in America Latina nel contesto dell’instabilità...