Dal 10 al 20 maggio 2018, Stefano Vernole, in rappresentanza del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, è stato ospite in Iran per approfondire i rapporti con studiosi locali e analisti di geopolitica provenienti da numerosi altri paesi del mondo. In particolare dal 10 al 12 maggio Vernole ha partecipato ad una conferenza internazionale sulla Palestina tenutasi a Mashhad, contribuendo con un articolo incentrato sulla geopolitica globale di Israele. Nei giorni successivi ha partecipato a due incontri con docenti e studenti universitari presso le Università Imam Reza e di Sanjjan a Mashhad, dedicati rispettivamente alla questione palestinese e alla transizione geopolitica dal mondo unipolare al mondo multipolare. Successivamente Stefano Vernole ha partecipato, insieme al ricercatore del Cesem Ali Reza Jalali, ad una tavola rotonda presso l’Università Ferdowsi di Mashhad con i rappresentanti del Centro Studi iraniano di geopolitica sull’Asia Occidentale, sul tema Il ruolo iraniano in Medio Oriente dopo la sconfitta dell’Isis e il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare“. Negli ultimi due giorni Vernole si è invece recato ai confini dell’Iraq per visitare la Chiesa cristiana armena di Abadan (foto chiesa armena Abadan), campi e basi militari del Khoramshar (foto 2045) e dello Shatt-al-Arab (foto 2026).
centro studi eurasia e mediterraneo
Edited by Stefano Vernole * Israel is a big issue even in Italy (where stereotype on Zionism is very common), often out of proportion, so one must be very objective but not necessarily ending as “politically correct”. Recently, however, the outstanding Giacomo Gabellini’s book, “Israel. Geopolitics of a small, great power”, has hit the mark. There is, of course, no lack of literature on the subject, given that the settlement of the Jews in the “Promised Land” coincided with the deportation (Nakba) and the persecution of the Palestinian Arab people, from the land they had always inhabited. In order to understand, one must therefore analyze the various aspects and effects of the Zionist issues, identifying its engine in the religious-messianic factor, but without forgetting its economic aspects which, on the contrary, take on a certain importance. Israel has been always into a historical and geopolitical context in which the ruthlessness and changes of alliances are on the agenda, always depending on the interests of the Zionist minority that held the power in Tel Aviv. The “genesis and realization of the Zionist project” goes back to the seventeenth century, when the British lawyer and parliamentarian Sir Henry Finch asked the government of His Majesty to favor the “return” of the Jews to Palestine to realize the biblical prophecies. London soon realize the advantage of the proposal: the decline of the Ottoman Empire allowed it to establish itself in a strategic geographical area to protect the communication routes to the Indies and ensure a real skill to influence the future structure of the Middle East. It was immediately clear how the “game” became dangerous for the English themselves; Napoleone Bonaparte thought to exploit in turn the Zionist suggestion as a picklock to undermine the British positions in the Mediterranean area. However, the French could not compete with the British banks in the long run: Lionel Rotschild granted in 1876 to the British Prime Minister Disraeli the funds needed to acquire from Egypt the company’s shares that ran the Suez Canal, while his cousin Edmond, who had shouldered most of the building’s costs, financed a remarkable Jewish migratory wave towards Palestine. Much more, the money of the “cursed barons” was more powerful than the ideological efforts of Hechler and Herzl, that in 1917 the proportion of the Jewish population compared to the Arabs was 9.7% in 1946, and was already 35.1%, with a Zionist community that in the same years had gone from 56,000 to 700,000 people. After the foundation of Israel, the Rome-Tel Aviv relationship gained importance, often misunderstood by a national public opinion able to remember only the “Lodo Moro” with the Palestinian armed groups. In the spring of 1948 an agreement was reached between Prime Minister Alcide De Gasperi and Ada Sereni, an Italian-Israeli Jew who had been hired by his mentors Harari and Azadi (future Mossad leaders) had asked the Government of Rome to turn a blind eye to Zionist activities in Italy1. 1 Regarding the topic, I...
Si intitola Comunicazione strategica nelle relazioni UE-Russia: tensioni, sfide e opportunità, il nuovo libro di Evgeny Pashetsev e Erik Vlaeminck pubblicato a Mosca dal Centro internazionale per gli studi e le consulenze socio-politiche (ICSPSC), con il sostegno accademico dell’Istituto del contemporaneo Studi internazionali e Dipartimento di sicurezza internazionale presso l’Accademia diplomatica del Ministero degli affari esteri della Federazione russa e Rete di gestione delle comunicazioni euro-russa (rete EURUCM), 2018. Dalla presentazione ufficiale citiamo: “Dopo lo scoppio della crisi ucraina, le relazioni tra UE e Russia sembrano essere in costante processo di deterioramento. Nel tentativo di andare al di là delle analisi tradizionali, questo libro intende presentare il ruolo di comunicazione strategica sottoutilizzato da una prospettiva russa ed europea e questo, attraverso un approccio interdisciplinare che affronta la sicurezza, le relazioni internazionali e le questioni economiche. Un gruppo internazionale di ricercatori dell’UE e della Russia si sforza di fornire risposte alle principali tensioni e sfide, al fine di creare una base per la riconciliazione attraverso il dialogo e il ripensamento della comunicazione strategica nelle relazioni UE-Russia. Nove diversi casi di studio si confrontano con una serie di questioni che vanno dalla geopolitica alla sicurezza alla diplomazia. Questo libro è utile per ricercatori, specialisti e studenti interessati alla comunicazione strategica nel contesto delle attuali relazioni UE-Russia “.
Ricercatori, professori ed esperti russi e stranieri si sono riuniti il 26 aprile 2018 presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Mosca Lomonosov per discutere e analizzare le sfide e le opportunità esistenti nelle relazioni tra Unione Europea e Federazione Russa esaminandole dal punto di vista della comunicazione strategica. L’occasione per tale incontro e discussione è stato il Seminario Internazionale “EU – Russia: challenges and opportunities for mutually beneficial strategic communication” organizzato presso l’università russa con il supporto del Centro Internazionale per gli Studi Politici e Sociali e Consulenza (ICSPSC) di Mosca, dell’Associazione di Studio, Ricerca e Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa (ASRIE) di Roma, e dell’European-Russian Communication Management Network (EU-RU-CM Network) di Mosca. Il seminario è stato moderato da Evgeny Pashentsev (Accademia Diplomatica di Moscae ICSPSC) e da Anna Kostikova (Università Statale di Mosca Lomonosov) e ha visto la partecipazione e gli interventi di Giuliano Bifolchi (Università Tor Vergata Roma e ASRIE), Victor Bulmer – Thomas (Chatham House), Rolf Clauberg (InterKulturForum GmbH), Evgeny Pashentsev (Accademia Diplomatica di Mosca e ICSPSC), Marija Djoric (Università di Belgrado), Marco Ricceri (EURISPES), Marius Vacarelu (Scuola Nazionale di Scienze Politiche e Pubblica Amministrazione di Bucarest), Greg Simons (Università di Uppsala), ed Erik Vlaeminck (Università di Edinburgo). Tale evento rientra in un progetto maggiore che mira a favorire il dialogo a livello scientifico e accademico tra esperti russi e stranieri i quali, avendo una provenienza geografica e un retaggio storico e culturale differente, hanno le capacità di poter analizzare l’immagine della Russia e dell’Unione Europea dal punto di vista multidimensionale focalizzando l’attenzione sull’utilizzo dei media e dei diversi canali di comunicazione. Infatti, partendo dal concetto che la comunicazione strategica in politica e nelle relazioni internazionali ha un ruolo di primo piano in grado di influenzare dinamiche interne e estere di un paese, il seminario internazionale, e la serie di eventi che negli ultimi anni sono stati organizzati da diverse istituzioni e centri studio russi in cooperazione con partner stranieri, ha avuto come obiettivo quello di favorire la mutua comprensione e la cooperazione tra Mosca e Bruxelles evitando invece un confronto che potrebbe comportare un conflitto su scala mondiale. La comunicazione strategica ha sempre giocato un ruolo importante nei momenti cruciali della storia umana. Considerando il fatto che oggigiorno per cause di natura geopolitica ed economica il mondo si vede costretto ad affrontare uno dei periodi più critici della storia con il rischio di un conflitto mondiale sempre più alto, il modo in cui vengono comunicati messaggi, eventi e opinioni ha un impatto notevole sull’opinione pubblica e sulle strategie dei singoli governi. Sottovalutare quindi il ruolo della comunicazione strategica equivale a favorire il disseminarsi di “fake news” e influenza le relazioni internazionali e la percezione che si ha di tutto ciò che viene definito come “altro” o “estero”. Il seminario internazionale ha trattato diversi argomenti: oltre a una panoramica generale sul ruolo della comunicazione strategica nelle relazioni UE – Russia, sono stati presi in esame casi specifici come ad esempio la visione che i media...
Il giorno sabato 9 giugno si terrà a Vicenza, presso Villa Tacchi, Viale della Pace 89, l’incontro pubblico a tema Kosovo ieri, Siria oggi. Le guerre umanitarie?. L’evento vedrà tra i relatori Stefano Vernole, vicedirettore della rivista Eurasia e responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo.
Sono molte le cose che non tornano nel caso Skripal, partendo da un punto di vista meramente oggettivo, pare indubbio e scontato che la teatralità del gesto, nel caso esso fosse stato messo in atto da agenti russi, sembra voler essere un monito nei confronti di possibili avversari interni; nel caso opposto, ovvero che l’assassinio di Skripal e della figlia fosse opera di alcuni poteri facenti capo alle cancellerie “occidentali”, questa apparirebbe come l’ennesima scusa per voler rompere ulteriormente ogni forma di collaborazione e di legame con la Federazione Russa. Da ormai cinque anni assistiamo ad un bombardamento mediatico contro l’establishment del Cremlino di Putin e l’intero movimento politico russo. L’accanimento mediatico nei confronti di Mosca parte già dai giorni successivi all’ormai conclamato golpe politico avvenuto in Ucraina. E’ ormai noto che a Piazza Maidan si è consumato un golpe pilotato dall’esterno, come successivamente confermato dall’attivista Vladimir Venchak e dalle dichiarazioni raccolte dal giornalista italiano Gian Micalessin, si passa dopo al successivo braccio di ferro tra Mosca e la Washington di Obama, per definire il futuro di Assad e della Siria, finendo poi per supportare ed elogiare il primo oppositore di Putin Aleksey Navalny, dimenticando di spiegare alle opinioni pubbliche occidentali che l’oppositore al Capo di Governo russo si era formato presso la Yale University, lo stesso ateneo americano dove si studiano come mettere in piedi “le rivoluzioni colorate”. La guerra contro Mosca ha toccato anche aspetti esterni alle tradizionali relazioni internazionali, coinvolgendo anche l’ambito sportivo, dove durante il corso delle ultime olimpiadi invernali coreane, vennero vietate e messe al bando bandiere russe dagli spalti. In breve, sembra di assistere ad un’accanita campagna di screditamento del nuovo pensiero internazionale russo che vuole un nuovo mondo multipolare. Il caso di Skripal ovviamente non sarà l’ultimo ma rappresenta solo il più recente cronologicamente e anche stavolta sembra di assistere a qualcosa di strano, di oscuro, di omesso; dato che se le implicazioni di Mosca dovessero risultare certe (cosa ad oggi ancora da verificare) l’avvelenamento per opera del nervino A-234 sarebbe un gesto troppo plateale, come se si volesse disinfestare una casa dalle formiche utilizzando delle granate. Come se non bastasse, l’inventore del veleno Leonid Rink, ha osservato l’improbabilità del coinvolgimento russo nella morte di Skripal per un semplice motivo logico, ovvero che “anche un sabotatore russo semianalfabeta non utilizzerebbe un veleno russo con un nome russo”. Secondariamente, per Rink, Mosca non avrebbe avuto motivo per avvelenare il suo ex agente segreto. “In primo luogo, Skripal ha lavorato per entrambe le parti, cioè ha dato i suoi contatti britannici ai russi e quelli sovietici agli inglesi. Quindi Mosca non avrebbe avuto nessun interesse. E poi per la Russia il momento non era assolutamente redditizio, essendo successo il fatto alla vigilia delle elezioni e poco prima dei Mondiali di calcio”, ha spiegato Rink. Il caso Skripal invece sembra nascere da una visione politica di coalizione, che vede da una parte schierati gran parte delle nazioni “occidentali”, contro quello che è il nuovo pensiero...
Sabato 21 aprile 2018, alle ore 15.30 presso la sala comunale area ex Enel di via Mazzini 6/b a Bergamo si terrà l’incontro tematico Dai diritti sociali ai diritti civili. La parabola della sinistra italiana, evento organizzato da Albor Notizie. Interverranno Paolo Borgognone, Andrea Farhat e Paolo Rada.
Riceviamo e pubblichiamo: ‘Iniziativa congiunta dei Presidenti dell’Uzbekistan e dell’Afghanistan: Processo di pace, cooperazione nel campo della sicurezza e della cooperazione regionale”. Sull’iniziativa congiunta dei Presidenti dell’Uzbekistan e dell’Afghanistan, il 26 e 27 marzo, p.v. a Tashkent si terrà una conferenza internazionale ad alto livello dedicata all’Afghanistan sul tema “Processo di pace, cooperazione nel campo della sicurezza e della cooperazione regionale”. Alla cerimonia di apertura parteciperanno i Capi dell’Uzbekistan e dell’Afghanistan. Tra gli invitati alla conferenza ci sono il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan, l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, così come i Capi ei rappresentanti dei Ministeri degli Esteri di Cina, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia, Francia, Turchia, l’Iran, il PRI, India, Giappone, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, KSA, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Si prevede che i partecipanti al Forum esprimeranno la posizione consolidata a livello regionale e globale sulla necessità di un rapido avvio di colloqui diretti tra il governo afghano e il movimento “Taliban”, senza proporre condizioni preliminari. La sua visione strategica della sicurezza regionale e la stabilità, il Capo dell’Uzbekistan ha esposto dettagliatamente durante la 72-ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York a settembre 2017 e dopo, nel mese di novembre dello stesso anno, durante la conferenza di Samarcanda “l’Asia Centrale: Un passato e un futuro comune, cooperazione per lo sviluppo sostenibile e la prosperità reciproca”, il Capo dell’Uzbekistan ha proposto un programma completo di sforzi congiunti a livello regionale e internazionale per assicurare una pace duratura e stabilità nell’Asia Centrale, tra cui l’Afghanistan. Allo stesso tempo, secondo le stime di Sh. M. Mirziyoyev in Asia Centrale si intersecano gli interessi delle potenze mondiali. La regione è adiacente alle fonti di instabilità e di conflitto, sperimentando gli effetti negativi di tutti i processi che si svolgono all’estero. A questo proposito, il Presidente dell’Uzbekistan ha giustamente posto la domanda: come si svilupperà la situazione nella regione? Sullo scenario di conflitti e scontri o sulla via della cooperazione e del progresso? La risposta è ovvia: tutto dipende, prima di tutto, dalla prontezza degli Stati dell’Asia Centrale ad assumersi la responsabilità per il futuro comune della regione. L’Uzbekistan, che confina con tutti i paesi dell’Asia Centrale, è direttamente interessato che la regione diventi una zona di stabilità, sviluppo sostenibile e buon vicinato. Come ha ripetutamente sottolineato il Capo dell’Uzbekistan: “L’Asia Centrale pacifica ed economicamente prospera è il nostro obiettivo e il nostro compito fondamentale”. Allo stesso tempo, non è possibile raggiungere gli obiettivi posti senza risolvere uno dei problemi regionali e globali più pressanti – il conflitto nel vicino Afghanistan, che storicamente e geopoliticamente rappresenta una parte integrante della nostra regione comune. La pace in Afghanistan è la garanzia di stabilità e prosperità dell’Asia Centrale. Parlando ad una conferenza internazionale a Samarcanda, il Presidente dell’Uzbekistan ha dichiarato chiaramente che è necessario abbandonare la divisione delle minacce alla sicurezza in “propri e altri”, e aderire al principio di “indivisibilità della...
Main Model United Nations was hosted from February 8, 2018 to February 11, 2018 in Frankfurt am Main and was organised by Goethe University Frankfurt am Main. Around 300 delegates from all over the world attended this event. The delegates this year hailed from a diverse range of countries from different continents. The topics discussed during the conference resulted in heated debates between delegates presenting opposing views and beliefs. However, everybody was engaged in debates respectfully enhancing their inter-cultural understanding and appreciating different points of views. The MainMUN was once again an important platform for political exchange of students for a weekend in the Goethe University with its historical significance in the international city of Frankfurt am Main, “The MainMUN has once again brought an international, student flair to the Goethe University this year. Again and again, it is impressive to see how committed the students are from early morning until late in the evening to act as real delegates and to represent their own interests with diplomatic respect,” – says Prof. Dr. Tanja Brühl, who initiated the project “Uni goes UNO” at the Goethe University. What makes such events as Model of United Nations conference really a unique experience for students? First of all, it is a simulation of 6 different committees with various experience levels and various press agencies from around the world. There were represented Organisation for Security and Co-operation in Europe, Security Council, The United Nations Economic and Social Council, Commission of Crime Prevention and Criminal Justice, United Nations Peace-building Commission. Secondly, the Model UN covers topics from women’s rights to the digital war. For instance, in the Security Council participants were given a task to solve the issue of the civilians’ protection and women’s security during regional armed conflicts. At the same time the Economic and Social Council was dealing with the corruption and promoting sustainable financial integration. Thirdly, 2018 Main MUN featured interconnected committees where decisions in one committee affected other committees. The interconnectivity through all committees, NGOs and press agencies was achieved by solving one widespread crisis simulation. In order to better understand from the inside the whole process and its influence on the students taking part in Model of United Nations event we decided to interview several participants from different committees, universities and educational background. Adelina Budulan, an international relations’ student from Bucharest, Romania, told us that the most important motivation for her to participate at the MainMUN was the fear of public speaking and debating. In her opinion, it was extremely important during the simulated debates at least to grasp the feeling of how the whole system of the United Nations works. Moreover, cooperation alongside participants from all over the world helped her to gain experience from a global perspective, develop communication and rhetoric skills and better understand multiple domains, such as politics or economy. Louison Daigneau, Law of Intentional Relations’ master-degree student at the university of Tour, France, represented Russian Federation at the Security Council at the MainMUN. He is...
Realtà tra le più dinamiche e innovative a livello globale, capace di passare dall’essere un piccolo reame ad uno dei Paesi più attivi a livello internazionale, il Qatar vedrà la sua economia crescere anche nel 2018. Nelle previsioni, infatti, Il prodotto interno lordo qatariota dovrebbe far registrare un +3.1% salendo dal 2.5% con cui si è chiuso il 2017. Questo è quanto annunciato dal Governatore della Banca Centrale del Qatar, lo sceicco Abdulla bin Saoud al-Thani, nel novembre del 2017; il dato relativo al pil reale è fortemente legato alla ripresa dei prezzi globali del greggio e dei loro positivi effetti di ricaduta sull’economia del piccolo emirato arabo. Ciò non deve stupire poiché l’economia del Qatar è incentrata sulle immense risorse petrolifere e sui giacimenti di gas che possiede. Doha detiene riserve di petrolio stimate in più di 25 miliardi di barili, con una produzione giornaliera di 1.3 milioni dei quali la quasi totalità esportata. Per quanto riguarda il gas naturale, invece, il Qatar detiene riserve per il 15% di tutti giacimenti mondiali (quasi 900.000 miliardi di metri cubi, terzo paese mondiale dietro la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran) ed è capace di una produzione che ammonta a 159 miliardi di metri cubi annui, di cui 125 vengono destinati all’esportazione. Negli ultimi anni il settore industriale è cresciuto in modo esponenziale mentre i servizi sono legati soprattutto alle attività bancarie e finanziarie. Le stime dell’Economic Insight: Middle East Q4 2017, documento prodotto dalla Oxford Economics alza al +3.4% la previsione di performance dell’economia del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico che nel 2018 sarà la seconda economia regionale per velocità di crescita, superata soltanto da quella dell’Oman che, nelle previsioni, dovrebbe crescere con un tasso del 5% (le stime per l’area dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) parlano di un tasso di crescita dello 0.3%) Nel 2019, invece, il Qatar dovrebbe far registrare un +3.9%. Il deficit fiscale del Qatar è stato riportato a livelli gestibili ed è molto più basso rispetto ad altri paesi della regione. Si stima che nel 2017 il disavanzo si sia ridotto al 5% del PIL rispetto al 9% del 2016, grazie alle maggiori entrate dovute a un aumento anno su anno dei prezzi del petrolio e del gas più che compensando un modesto aumento della spesa pubblica. Stando ai dati relativi ai primi momenti del 2018, la bilancia commerciale di Doha – la differenza tra il totale delle esportazioni e delle importazioni – è in attivo e registra un surplus di circa 16 miliardi di ryal (3.5 miliardi di euro), un incremento del 52.2% rispetto a gennaio 2017. Il mercato asiatico è il principale destinatario delle esportazioni che partono da Doha: Corea del Sud, Giappone, Cina, India, Singapore sono, infatti, i primi cinque partner commerciali per quel che riguarda l’export (soprattutto gas, petrolio e derivati). Per quanto riguarda le importazioni – veicoli per il trasporto delle persone e apparecchiature elettriche e elettroniche – i principali paesi cui si rivolge l’emirato sono...