13 Ottobre 2026

Mese: Marzo 2018

qatar
Realtà tra le più dinamiche e innovative a livello globale, capace di passare dall’essere un piccolo reame ad uno dei Paesi più attivi a livello internazionale, il Qatar vedrà la sua economia crescere anche nel 2018. Nelle previsioni, infatti, Il prodotto interno lordo qatariota dovrebbe far registrare un +3.1% salendo dal 2.5% con cui si è chiuso il 2017. Questo è quanto annunciato dal Governatore della Banca Centrale del Qatar, lo sceicco Abdulla bin Saoud al-Thani, nel novembre del 2017; il dato relativo al pil reale è fortemente legato alla ripresa dei prezzi globali del greggio e dei loro positivi effetti di ricaduta sull’economia del piccolo emirato arabo. Ciò non deve stupire poiché l’economia del Qatar è incentrata sulle immense risorse petrolifere e sui giacimenti di gas che possiede. Doha detiene riserve di petrolio stimate in più di 25 miliardi di barili, con una produzione giornaliera di 1.3 milioni dei quali la quasi totalità esportata. Per quanto riguarda il gas naturale, invece, il Qatar detiene riserve per il 15% di tutti giacimenti mondiali (quasi 900.000 miliardi di metri cubi, terzo paese mondiale dietro la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran) ed è capace di una produzione che ammonta a 159 miliardi di metri cubi annui, di cui 125 vengono destinati all’esportazione. Negli ultimi anni il settore industriale è cresciuto in modo esponenziale mentre i servizi sono legati soprattutto alle attività bancarie e finanziarie. Le stime dell’Economic Insight: Middle East Q4 2017, documento prodotto dalla Oxford Economics alza al +3.4% la previsione di performance dell’economia del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico che  nel 2018 sarà la seconda economia regionale per velocità di crescita, superata soltanto da quella dell’Oman che, nelle previsioni, dovrebbe crescere con un tasso del 5% (le stime per l’area dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) parlano di un tasso di crescita dello 0.3%) Nel 2019, invece, il Qatar dovrebbe far registrare un +3.9%. Il deficit fiscale del Qatar è stato riportato a livelli gestibili ed è molto più basso rispetto ad altri paesi della regione. Si stima che nel 2017 il disavanzo si sia ridotto al 5% del PIL rispetto al 9% del 2016, grazie alle maggiori entrate dovute a un aumento anno su anno dei prezzi del petrolio e del gas più che compensando un modesto aumento della spesa pubblica. Stando ai dati relativi ai primi momenti del 2018, la bilancia commerciale di Doha – la differenza tra il totale delle esportazioni e delle importazioni – è in attivo e registra un surplus di circa 16 miliardi di ryal (3.5 miliardi di euro), un incremento del 52.2% rispetto a gennaio 2017. Il mercato asiatico è il principale destinatario delle esportazioni che partono da Doha: Corea del Sud, Giappone, Cina, India, Singapore sono, infatti, i primi cinque partner commerciali per quel che riguarda l’export (soprattutto gas, petrolio e derivati). Per quanto riguarda le importazioni – veicoli per il trasporto delle persone e apparecchiature elettriche e elettroniche – i principali paesi cui si rivolge l’emirato sono...
firenze-31-marzo
L’intervento di Stefano Vernole, vicedirettore della rivista di geopolitica Eurasia nonché coordinatore del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, in un collegamento telefonico con la Radio Italia della Voce della Repubblica islamica dell’Iran (IRIB) e con il sito http://parstoday.com/it. http://parstoday.com/it/news/middle_east-i142425-stefano_vernole_all’irib_con_russiagate_usa_vogliono_allontanare_russia_dall’ue_
siria
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta delle monache trappiste in Siria. Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ? Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra. Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti, lanciati dal Goutha, 90 missili sulla parte governativa della città. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini , la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi, bambini che non riescono a dormire la notte, per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono anche questi bambini degni della nostra attenzione? Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perché solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano), ci si indigna per la ferocia della guerra? Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo. Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende. A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo ? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa, approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli… Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale? La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non si può scandalizzarsi per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence… per non parlare dei mercenari lasciati...