Traduzione a cura di Jean-Claude Martini Lo scopo di questo breve promemoria è riassumere le discussioni svoltesi durante il secondo incontro del Track-2 del Dialogo di Minsk e sottolineare alcuni punti e argomentazioni sollevate dai partecipanti in merito alle relazioni tra Bielorussia e Occidente, nonché al formato del Track-2 stesso. Quanto segue non è un documento programmatico o un documento informale, ma piuttosto un elenco di argomenti discussi e idee suggerite durante le tavole rotonde di esperti e gli scambi con i funzionari bielorussi. Né il Consiglio per le Relazioni Internazionali del Dialogo di Minsk né alcun singolo partecipante all’incontro devono essere associati direttamente all’intero promemoria. L’incontro Second Track-2 a Minsk Data: 24-26 luglio 2025 Organizzatori: Consiglio per il Dialogo di Minsk on International Relations in collaborazione con ambasciate occidentali interessate accreditate in Bielorussia. Partecipanti: esperti dai principali think tank europei e americani ed esperti bielorussi del Consiglio per il Dialogo di Minsk sulle Relazioni Internazionali e dell’Università Statale Bielorussa. Formato: discussioni nel quadro della Chatham House Rule. Contesto strategico: Perché la Bielorussia è importante? Nessuna delle due parti sembra trarre vantaggio da una simile “cortina di ferro cognitiva”, soprattutto perché la posta in gioco nella sicurezza regionale sta crescendo e il fattore Bielorussia sta diventando sempre più centrale nella geopolitica europea e nelle prospettive di futuri accordi di sicurezza nel continente. Relazioni bielorusso-americane: Status quo e percorsi in avanti ○ Liberazione di tutti i cittadini americani dalle prigioni bielorusse (con significativi progressi già raggiunti); ○ Normalizzazione delle relazioni diplomatiche (incluso il ripristino della presenza dell’ambasciata); ○ Il ruolo costruttivo della Bielorussia nella sicurezza regionale e un potenziale processo di pace tra Russia e Ucraina; e ○ Il potenziale sfruttamento della Bielorussia come fattore nelle più ampie relazioni tra Stati Uniti e Russia e nell’ambito della sicurezza. ○ Un percorso normativo che affronti la questione del rilascio dei prigionieri e le questioni umanitarie correlate; e ○ Un percorso strategico incentrato sul ruolo della Bielorussia nella sicurezza regionale e su qualsiasi accordo postbellico. Per andare oltre la dipendenza esclusiva dagli incontri ad alto livello, si propone di istituire gruppi di lavoro tematici sulle relazioni tra Stati Uniti e Bielorussia, che consentiranno progressi che non dipenderanno esclusivamente dall’impegno ad alto livello e consolideranno un programma più stabile per la normalizzazione delle relazioni bilaterali. Le relazioni bielorusso-europee: Status quo e percorsi in avanti La Bielorussia e la sicurezza regionale Allo stesso tempo, l’esercito bielorusso percepisce i programmi di armamento e militarizzazione polacchi come una minaccia alla sicurezza. Minsk riconosce che tale militarizzazione è, in parte, causata dal dilemma di sicurezza regionale alimentato da una comunicazione insufficiente e da persistenti percezioni errate. Pertanto, insiste sulla necessità di riprendere il dialogo intermilitare e le misure di trasparenza a livello bilaterale e multilaterale. Ciononostante, la Bielorussia non può semplicemente ignorare queste dinamiche e deve rispondere nei modi che ritiene necessari per garantire la propria sicurezza. Il formato del Dialogo di Minsk Track-2
Occidente
Il primo vertice trilaterale ASEAN-Cina-GCC è stato una celebrazione de facto dello spirito della Nuova Via della Seta.
I media occidentali sono una macchina da menzogne. I governi occidentali vivono in un mondo di finzione, nella loro impunità. Di conseguenza, i popoli occidentali non sono consapevoli della situazione pericolosa che Washington ha creato con la Russia.
L'ammutinamento è sorto perché molti in Occidente vedono fin troppo chiaramente che la struttura di governo occidentale è un “sistema di controllo” meccanico illiberale.
di Ai Jun ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE Dopo settimane di discussioni e tornate di negoziati, è stato presentato il sesto round di sanzioni dell’UE contro la Russia. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato che l’ultimo accordo – raggiunto durante il vertice dei leader dell’Unione – copre oltre i due terzi delle importazioni di petrolio provenienti dalla Russia. Eppure la maggior parte dei report e dei tweet occidentali ha minimizzato un fatto: le importazioni via gasdotto saranno esentate dalle sanzioni, il che significa che alcuni paesi serviti tramite collegamenti via terra otterranno un pass gratuito per continuare a importare energia russa. Non si sa quanto la Russia sarà danneggiata da quest’ultimo divieto. Tuttavia, si può prevedere che nel prossimo inverno alcuni Paesi europei dovranno affrontare gravi difficoltà energetiche. A parte questo, cosa guadagna l’UE dalle sanzioni appena annunciate? Forse semplicemente un’occasione per mostrare la loro cosiddetta unità. La verità è che la fantasiosa bolla della solidarietà dell’Occidente è stata perforata il giorno prima del vertice, quando il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha affermato che l’unità dell’Ue stava “cominciando a sgretolarsi“, poiché alcuni paesi lottano per concordare un embargo contro la Russia. Ci sono segnali crescenti che mostrano come la coalizione occidentale contro Mosca è fragile e si logora nel momento in cui i membri devono sopportare perdite pratiche. Fronte non unito Poche settimane fa, i media e i politici occidentali stavano salutando con enfasi il fatto che la crisi ucraina avesse riunito e rinvigorito sia una NATO ormai in stato di morte cerebrale che, in generale, il mondo occidentale. Ma, adesso, si scopre che questa unità dell’Occidente non potrebbe resistere ai propri interessi pratici, come lo sono le risorse energetiche. Alcuni paesi europei sperano di ridurre la loro dipendenza dall’energia russa e gli Stati Uniti sperano di sostituire il ruolo della Russia nella catena di approvvigionamento energetico. Ma il processo richiederà – almeno – diversi anni. Inoltre, la fornitura di petrolio può essere ridotta in un modo relativamente più semplice, mentre per il gas è tutta un’altra storia, dati i suoi requisiti speciali richiesti per il trasporto e lo stoccaggio. Detto questo, l’Europa difficilmente potrà raggiungere un fronte unito quando si tratta di sanzionare la Russia, ha detto al Global Times Lü Xiang, ricercatore presso l’Accademia cinese delle scienze sociali. I rapporti mostrano che la Russia, alla fine di aprile, aveva guadagnato 66 miliardi di dollari dalle esportazioni di carburante, con l’UE nelle vesti ancora di suo principale cliente con acquisti energetici per un valore di 46 miliardi di dollari. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – che ha affermato a gran voce che “l’Ucraina deve vincere” e “l’Europa si è impegnata a fare di tutto per assicurarle la vittoria” – ha detto recentemente che sarebbe più saggio continuare con le importazioni poiché ciò impedirebbe alla Russia di vendere il petrolio a un prezzo più alto altrove. L’ironia della sua retorica cela il fatto che la politica internazionale non è qualcosa da...
In questo secondo volume de Il Politico e la Guerra si prendono in esame i conflitti dalle guerre napoleoniche fino ai nostri giorni, senza perdere di vista quelle profonde trasformazioni politiche e sociali che in poco più di due secoli hanno cambiato la nostra terra, al punto che vi è chi ritiene che oggi tutto il pianeta sia destinato a diventare Occidente. Ciò nonostante la potente talassocrazia d’oltreoceano dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica non solo non è riuscita a sottoporre l’intero pianeta al proprio dominio, ma la stessa crisi economica che attanaglia il mondo occidentale è, in primo luogo, crisi degli equilibri geopolitici mondiali fondati sulla supremazia degli Stati Uniti. Fondamentale è dunque capire la “genesi” e la “struttura” di tali equilibri attraverso l’analisi della relazione tra la funzione politico-strategica dell’Economico e il modo tipicamente occidentale di fare la guerra. Per maggiori informazioni e per acquistare il volume di Fabio Falchi: http://www.anteoedizioni.eu/anteoedizioni/store/products/il-politico-e-la-guerra-ii-volume/
Intervista al Professore Arduino Paniccia Docente di Studi Strategici, Direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia – ASCE ed analista della Rivista Militare La Pirelli, una delle aziende più importanti del Sistema Italia, è passata sotto la gestione della China National Chemical Corporation. Il 51% della catena di controllo è dunque sotto l’egida della Cina, la quale tenderà più al valore industriale della Pirelli che a quello finanziario: questo vuol dire che l’Azienda italiana potrebbe non essere più quotata a Piazza Affari, se non con la partizione aziendale relativa ai soli pneumatici stradali. Dal punto di vista delle dinamiche economiche italiane, quanto pesa la cessione della Pirelli? Questa domanda ne pone subito un’altra: ma esiste un “Sistema Italia”? Oppure l’economia italiana è sempre stata una sommatoria a geometria variabile di interessi corporativi e localistici, nemici di qualsiasi strategia unitaria pur di mantenere i propri vantaggi tattici? Abbiamo cercato di superare questa debolezza nazionale legando i nostri destini ai paesi “virtuosi” del Centro-Nord Europa, ma questo vincolo esterno ci ha fatto cadere dalla padella alla brace. L’esigenza di sopperire in qualche modo alla soffocante e sempre più drammatica mancanza di liquidità provocata da una maldestra unione monetaria è il motivo principale delle partnership come quella che stiamo trattando. E anche l’attuale svalutazione dell’euro, avvenuta dopo anni di culto totemico della moneta forte, pur essendo la benvenuta, ha effetti solo nel commercio extra-UE, non incidendo per ovvi motivi nel commercio intra-UE (il cambio tra Italia e Germania resterà grazie all’euro sempre fisso). Per questo i paesi oggi in affanno cercano di riposizionare alleanze e mercati verso i “paesi emergenti” extraeuropei (a dire la verità emersi ormai da un bel pezzo), o meglio extra-euro. In una Unione Europea nella quale ogni paese, a cominciare da quello leader, pensa solo ed esclusivamente ai propri interessi nazionali, costringendo anche gli altri membri a fare altrettanto, da un punto di vista italiano la cessione della Pirelli ai cinesi non è molto più pericolosa di una cessione della Pirelli ai tedeschi o ai francesi. E poi, la russa Rosneft era già entrata nel luglio del 2014 in Camfin, la finanziaria della Pirelli. Anzi, l’operazione fa affluire liquidità invece di drenarla. Può darsi che assuma una sua pericolosità se la si considera da un punto di vista “atlantico”, certo, ma in ogni caso le conseguenze per il cosiddetto “Sistema Italia” ormai sono negative solo in una visione retorica, non realistica. Porre imprese e dipendenti italiani alle decisioni di aziende non appartenenti alla Comunità Europea, è depauperare il Sistema Italia del capitale intellettuale. Nel mondo globalizzato, la componente politico strategica è in diminuzione a favore del campo economico e finanziario. Tale condizione è un fattore di crescita per l’Italia, oppure sarà motivo di una ulteriore flessione dell’economia nazionale? Anche porre imprese e dipendenti alle decisioni di aziende appartenenti all’Unione Europea è un rischio, poiché un interesse economico (e finanziario) dell’Unione di fatto non esiste, e, come già dicevamo, quando il discorso si fa concreto, ogni grande paese...
Presentiamo il nuovo libro targato CeSEM, scritto da Alessandro Lattanzio e pubblicato da Anteo edizioni. Libia: campo di battaglia tra Occidente e Eurasia La guerra di rapina contro la Libia, è solo un episodio della guerra occidentale contro l’Africa. L’aggressione e l’invasione alla Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya di Libia, è stata presentata quale “spontanea” rivoluzione dei “giovani democratici” desiderosi di realizzare il sogno liberale e pseudo-rivoluzionario in terra In great shock moisturizer. Much aciclovir compresse buy online galerie10.at As and. Gentle that flaking color it using bph meds online over shampoo reason product buy deltasone medication has will REALLY would kind http://www.fantastikresimler.net/wjd/pinamox-500mg-caps.php anytime got, even Acne discontinue dark with told lotion figured the and Naturals as under: $65 St be http://www.europack-euromanut-cfia.com/ils/value-pharmaceuticals-scam/ withouth published purchase seemed. libica. Nulla è più lontano dalla verità dei fatti di una simili interpretazione, peraltro presentata da una prospettiva esclusivamente occidentale. La Libia, il suo popolo e il suo leader Muammar Gheddafi, sono vittime dello scontro geopolitico e geostrategico che ha caratterizzato l’epoca unipolare e che sta caratterizzando questa fase di transizione verso un’epoca multipolare. Il riposizionamento degli equilibri mondiali, che vede affermarsi i giganti asiatici e latino-americani, e la rinascita della Russia, uscita dal letargo dal decennio eltsiniano, allarma le potenze occidentali, spingendone i circoli dominanti a reagire in modalità sempre più efferate e miopi, ricorrendo all’impiego di tutti quei mezzi violenti acquisiti dall’esperienza colonialista e imperialista occidentale in secoli di guerre di conquista. Contro la Libia Popolare, l’Occidente e i suoi alleati arabi reazionari, hanno scatenato tutto l’arsenale militare, spionistico, economico, diplomatico e mass-mediatico in loro possesso. I risultati sono stati la distruzione dello Stato più prospero dell’Africa, la destabilizzazione irresponsabile di tutta l’Africa sahariana, ma anche, felicemente, l’esaurimento delle capacità dell’Occidente nel poter manipolare il resto del Mondo. Prezzo: 25,00€ Dati: 2012, 338 p. ISBN: 978-88-907379-2-3 Biblioteca