10 Luglio 2026

Mese: Gennaio 2016

DAESH
articolo originale: http://www.asrie.org/asrie/?p=852 Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nascita del Vilayat Khorasan Lo Stato Islamico potrebbe guardare maggiormente all’Asia Centrale come territorio di prossima espansione, strategia adottata in risposta alle recenti perdite territoriali e di uomini subite in Siria,grazie all’azione russa ed in Iraq grazie all’offensiva militare delle truppe irachene e alla resistenza ostinata dei peshmerga curdi. L’Asia Centrale rappresenta un’area di primaria importanza strategica ed economica e già in passato ha visto scontrarsi grandi potenze come l’Impero degli Zar e quello Britannico e poi l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti in quello che è stato definito come “Il Grande Gioco” in inglese (The Great Game) e “Torneo di Ombre” in russo (Турниры теней – Turniry Teney). Attualmente la regione vede gli interessi della Federazione Russa, nazione che considera l’Asia Centrale come area di diretta influenza e che vorrebbe continuare ad esercitare il proprio controllo su di essa, gli Stati Uniti, interessati direttamente per quel che riguarda l’Afghanistan dal 2001 ed “indirettamente” nei rapporti politico-economici che la Casa Bianca ha cercato di instaurare dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e la Cina, potenza sempre più volenterosa di affermare la sua autorità a livello regionale e continentale giocando la carta della “neutralità” ed investendo ingenti somme di denaro nei progetti di sviluppo dei paesi centro asiatici. A questi tre litiganti possiamo aggiungere anche Daesh, organizzazione terroristica che, dalle ceneri dell’ISI affiliato ad al-Qaeda, è stata capace di realizzare una entità statale indipendente in vaste aree della Siria e dell’Iraq e che sta espandendo la sua influenza in molteplici direzioni: Nord Africa, Europa, Caucaso ed attualmente anche l’Asia Centrale. Un primo passo significativo è stato quello di trasformare il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), organizzazione terroristica attiva principalmente in Afghanistan e Pakistan che vede tra le sue fila uomini e donne uzbeki e delle ex repubbliche sovietiche centro asiatiche, da semplice alleato a gruppo facente parte dello Stato Islamico. In un video di due minuti e mezzo apparso sul web la scorsa estate il leader di IMU, Usmon Ghazi, ha dichiarato in lingua araba al mondo intero la sua fedeltà (Ba’ya) ad Abu Bakr al-Baghdadi ed ha trasformato il suo movimento ed i suo combattenti in soldati dello Stato Islamico della regione del Khorasan (Vilayat Khorasan). Le parole di Ghazi possono essere lette come il preambolo per l’espansione di Daesh verso l’Asia Centrale e devono essere viste come il compimento di un progetto di assimilazione all’interno dello Stato Islamico iniziato nel settembre del 2014 quando lo stesso leader di IMU sul sito web ufficiale del movimento aveva proclamato il proprio supporto e la propria vicinanza al gruppo guidato da al-Baghdadi, tenendosi ben distante dal pronunciare la parola Ba’ya (o Bahyat), ossia “fedeltà”. Nel marzo 2015 era stato Sadulla Urgenji, militante che sosteneva di far parte del gruppo degli Uzbeki che combattevano tra le file di IMU in Afghanistan, il primo a dichiarare la sua fedeltà e quella del suo gruppo ad al-Baghdadi non ricevendo però il supporto di Ghazi. Si è dovuta aspettare...
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In questo secondo volume de Il Politico e la Guerra si prendono in esame i conflitti dalle guerre napoleoniche fino ai nostri giorni, senza perdere di vista quelle profonde trasformazioni politiche e sociali che in poco più di due secoli hanno cambiato la nostra terra, al punto che vi è chi ritiene che oggi tutto il pianeta sia destinato a diventare Occidente. Ciò nonostante la potente talassocrazia d’oltreoceano dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica non solo non è riuscita a sottoporre l’intero pianeta al proprio dominio, ma la stessa crisi economica che attanaglia il mondo occidentale è, in primo luogo, crisi degli equilibri geopolitici mondiali fondati sulla supremazia degli Stati Uniti. Fondamentale è dunque capire la “genesi” e la “struttura” di tali equilibri attraverso l’analisi della relazione tra la funzione politico-strategica dell’Economico e il modo tipicamente occidentale di fare la guerra.   Per maggiori informazioni e per acquistare il volume di Fabio Falchi: http://www.anteoedizioni.eu/anteoedizioni/store/products/il-politico-e-la-guerra-ii-volume/
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“Considero la promozione di una cooperazione centro-europea più forte come uno dei pilastri fondamentali della mia politica estera e europea. I dodici paesi membri dell’Unione europea, che si estendono nella zona compresa tra i tre Mari europei, il mare Adriatico, il Mar Nero e il Mar Baltico – Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia – hanno un enorme potenziale nel migliorare la loro cooperazione a vantaggio di tutta l’Unione europea e della più ampia comunità transatlantica”. Con queste parole, Kolinda Grabar – Kitarović, Presidente della Croazia, apre il numero (monotematico) di dicembre della newsletter presidenziale dal titolo Adriatic – Baltic – Black Sea initiative. A triangle of stronger partnership. (1) Il 30 settembre 2015, ai margini della 70a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il Presidente croato ha riunito di propria iniziativa quei Paesi associati da comuni interessi in Europa centrale e orientale con lo scopo di unire le forze per una fiducia reciproca e supportare le istanze comuni in seno alle istituzioni comunitarie. Così, il primo meeting informale (2) del gruppo ha visto i rappresentanti di Croazia, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Romania e Polonia sedere ad un tavolo per iniziare ad organizzare politiche di interesse comune in tre campi principali quali energia, trasporti, telecomunicazioni. L’iniziativa promossa da Kolinda Grabar – Kitarović non costituisce un gruppo formale, non è una organizzazione di tipo politico ma, bensì, ad oggi, intende essere una cornice di riferimento dove le collaborazioni tra i vari Paesi aderenti possono essere incanalate e le energie concentrate per raggiungere obiettivi comuni. A siffatta volontà non poteva mancare il forte appoggio della Polonia che dall’elezione del conservatore Andrzej Duda alla carica di Presidente della Repubblica sta cercando di porsi quale Paese guida dell’Europa centro-orientale. A dare una rapida occhiata alla cartina, si nota come i Paesi interessati all’Iniziativa dei Tre Mari coprano quel territorio europeo interessato dall’Intermarium (Międzymorze, in polacco) , progetto (geo)politico perseguito dal leader polacco Josef Pilsudski negli anni compresi tra i due conflitti mondiali mirante alla realizzazione di una federazione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale sotto l’egida di una Polonia nuovamente indipendente. La dottrina Intermarium, quindi, come paradigma di organizzazione e concettualizzazione spaziale cui soggiace(va) la volontà di riempire quel vuoto geografico naturale tra Germania e Russia (Impero, Unione delle Repubbliche Socialiste oppure Federazione) occupato dallo Stato polacco; una concettualizzazione che, nei progetti, avrebbe permesso a Varsavia di porsi come agente regionale capace di emanciparsi dall’influenza forte dei propri vicini. Nel 1933, Frederic Ogg, in un articolo dal titolo Poland’s new foreign policy scriveva che per anni le basi di questa politica era stata una solida alleanza con la Francia mentre la nuova visione si basava sull’evidenza che per troppo tempo il mondo aveva trattato la Polonia come un satellite della Francia nelle principali tematiche internazionali. La Polonia deve emanciparsi dalla subordinazione e far capire alle Nazioni che, in qualità di uno dei più grandi e popolosi...
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CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, in partnership con ASRIE Associazione ha dato il via al progetto Focus Russia con l’obiettivo di migliorare la conoscenza della realtà politica, economica, sociale e culturale della Federazione Russa attraverso le analisi ed i contributi di analisti e specialisti. Sull’esempio del focus Balcani, la storia in movimento e progetto Focus Sicurezza Libia condotto lo scorso anno il cui esito è stata la realizzazione di un report veicolato attraverso il nostro network ed i canali mediatici, CeSEM e ASRIE continuano la collaborazione ponendo l’attenzione su uno degli attori principali nel panorama mondiale, la Federazione Russa. Gli argomenti che saranno sviluppati ed analizzati saranno i seguenti: – Russia e Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – Intervento russo in Medio Oriente – Russia ed Artico – Russia e famiglia tradizionale – Russia e OCS – Russia e conflitti congelati: Nagorno-Karabakh, Transinistria, Ossezia del Sud ed Abkhazia – Russia e Donbass – I rapporti tra la Russia e le repubbliche ex Unione Sovietica – La Russia e il mondo islamico – Le forze politiche russe Obiettivo del progetto è quello di produrre analisi e report inerenti la Federazione Russa veicolandoli attraverso i canali CeSEM e ASRIE per poi poter realizzare un elaborato scritto finale ed una serie di attività (conferenze, forum, presentazioni) nelle quali coinvolgere il mondo istituzionale, economico e culturale italiano e russo. Sono eventualmente ammessi analisi ed articoli inerenti altri temi e coloro i quali fossero interessati a prendere parte al progetto possono contattare il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo o l’associazione ASRIE.
Sana'a
Articolo originale, pubblicato su gentile concessione http://movisol.org/yemen-fondato-un-nuovo-club-per-coordinarsi-coi-brics-e-la-nuova-via-della-seta/ Il 31 dicembre 2015 è stato fondato ufficialmente lo “Yemeni Club for Coordinating with the BRICS” (il Club dello Yemen per coordinarsi coi BRICS) nella sede del Ministero delll’Industria e del Commercio a Sanaa, capitale dello Yemen. La registrazione ufficiale seguirà all’inizio del 2016. L’iniziativa è guidata da Fouad Al-Ghaffari, ex funzionario del ministero per i Diritti Umani e giovane attivista e capo dell’ONG Gedar Human Rights, che ha deciso di agire nonostante i bombardamenti anglo-sauditi e la guerra terroristica contro il suo paese. Al-Ghaffari è stato ispirato alla creazione del club dopo aver partecipato alla conferenza stampa tenuta a Washington nel novembre 2014 dalla presidentessa dello Schiller Institute Helga-Zepp LaRouche per presentare il nuovo studio dell’EIR The New Silk Road Becomes the World Land-Bridge (La Nuova Via della Seta diventa il Ponte Terrestre Mondiale). Quando l’Arabia Saudita, sostenuta dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, ha lanciato la campagna terroristica di bombardamenti contro lo Yemen, Al-Ghaffari ha compreso che l’ONU e altre organizzazioni per i diritti umani erano completamente schiave degli stessi interessi imperiali, in quanto non hanno fatto nulla per fermare e nemmeno per condannare l’aggressione contro uno dei paesi arabi più poveri, che non poneva una minaccia per nessuno. Questo ha rafforzato la sua convinzione che fosse necessario creare un nuovo ordine economico e politico mondiale, ed ha cominciato a mobilitare forze all’interno dello Yemen per unirsi al nuovo ordine mondiale dei BRICS e di nazioni sovrane interessate allo sviluppo dell’economia fisica. La sua campagna ha ricevuto maggiore impulso dopo la decisione del Presidente Putin di intervenire in Siria alla fine del settembre 2015. Dopo aver annunciato la nuova iniziativa ai social media, Al-Ghaffari ha ricevuto numerose richieste di iscrizione al club da giovani economisti, attivisti, ex funzionari di governo e imprenditori. Fondato come un movimento patriottico e indipendente, il club non è a favore di alcun partito, ma si oppone all’aggressione anglo-saudita, ed è a favore dell’indipendenza e sovranità dello Yemen. L’idea si sta diffondendo rapidamente grazie al suo programma innovativo: Unirsi al gruppo dei BRICS o coordinarsi coi membri fondatori per stabilire un nuovo ordine economico basato sull’”economia fisica” invece del monetarismo del sistema transatlantico morente. Dar vita ad una Banca Nazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo per lo Yemen sulla base dei principii creditizi hamiltoniani. Aderire alla Nuova Via della Seta e ricostruire le infrastrutture dello Yemen, a partire dalla sua prima ferrovia.