di Chris Devonshire-Ellis FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-finance-ministers-and-central-banks-consider-dropping-us-dollar-euro-and-yen-indonesia-calls-for-phasing-out-visa-and-mastercard/ Martedì 28 marzo si era tenuta in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi dell’ASEAN. In cima all’agenda vi sono state le discussioni per ridurre la dipendenza delle transazioni finanziarie dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica e passare ad accordi di scambio nelle valute locali. Durante questo incontro di fine marzo, si è discusso degli sforzi da attuare per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction), un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (LCS) che aveva già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN. Ciò significa che un sistema di pagamento digitale transfrontaliero già in uso all’ASEAN verrebbe ulteriormente ampliato e consentirebbe, così, agli stati dell’ASEAN di utilizzare le valute locali per il commercio. Un accordo su tale cooperazione è stato raggiunto tra Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia già nel novembre 2022. Ciò deriva dall’autorità di regolamentazione bancaria dell’Indonesia che ha affermato, il 27 marzo, che la Banca d’Indonesia si sta preparando a introdurre il proprio sistema di pagamento interno; il presidente indonesiano Joko Widodo ha esortato le amministrazioni regionali a iniziare a utilizzare le carte di credito emesse dalle banche locali e ad abbandonare gradualmente l’utilizzo i sistemi di pagamento esteri. Ha sostenuto, inoltre, che l’Indonesia aveva il bisogno di proteggersi dalle perturbazioni geopolitiche, citando le sanzioni contro il settore finanziario russo a causa del conflitto in Ucraina adottate degli Stati Uniti, parte dell’UE e dei loro alleati; allontanarsi dai sistemi di pagamento occidentali è necessario per proteggere le transazioni da “possibili ripercussioni geopolitiche“, ha affermato Widodo. Delle nazioni dell’ASEAN, solo Singapore ha imposto sanzioni alla Russia, mentre tutti gli altri Stati membri continuano a commerciare con Mosca. C’è stato, inoltre, un allarme sul fatto di poter essere coinvolti in sanzioni secondarie imposte dagli Stati Uniti – poiché sono a corto di impatto sui paesi dell’Asia centrale e meridionale coinvolti nella produzione di cotone, una delle principali industrie della regione che impiega milioni di persone. Alla luce di una decisione in sospeso sul commercio di valuta dell’ASEAN, gli investitori stranieri in Asia potrebbero voler tenere conto dell’ammontare di dollari USA, euro e yen detenuti nei loro conti; dovrebbero, così, essere intraprese discussioni professionali in merito a qualsiasi movimento di fondi aziendali verso valute alternative.
Mondo Multipolare
I Paesi facenti parte dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) si sono riuniti a Labuan Bajo, Indonesia, per il 42° vertice ASEAN che si è tenuto i giorni 9, 10 e 11 maggio sotto la presidenza della Repubblica dell’Indonesia. I partecipanti dell’ASEAN sono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam. Il vertice era presieduto da SE Joko Widodo, capo di stato dell’Indonesia, di cui pubblichiamo la relazione in cui si riporta con chiarezza la volontà di intraprendere la strada della dedollarizzazione promuovendo e sollecitando “l’uso del denaro locale per accordi finanziari ed economici, spiega uno dei partecipanti dell’ASEAN per rafforzare la combinazione economica locale e garantire la crescita dell’unità di mercato valutario nell’unità di valuta vicina per migliorare l’affidabilità economica nell’area”. (Punto 24 della dichiarazione del presidente del summit).
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: Il debito degli Stati Uniti cresce senza sosta, ma chi sono i paesi che attualmente detengono gran parte del cospicuo debito di Washington? La quota della Cina nella struttura dei detentori stranieri dei titoli del tesoro degli Stati Uniti si riduce costantemente – negli ultimi 10-11 anni: si è dimezzata dal 26 al 13%. Il calo più rapido e costante della quota di debito detenuto dalla Cina è iniziato dal 2018, alla ripresa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, scrive Paul Spydell. La partecipazione del Giappone tra i paesi detentori stranieri dei titoli del tesoro USA è diminuita dal 23% nel 2012 al 17% nel gennaio 2023. La differenza tra Giappone e Cina è che il calo dell’interesse di Pechino nei titoli statunitense è dovuto a motivi politici, mentre per quello di Tokio ci sono ragioni economiche dovute all’esaurimento del surplus dei conti delle operazioni correnti, continua Spydell. Ma chi sostituisce i due principali investitori Cina e Giappone? Chi sta sottoscrivendo l’enorme debito degli Stati Uniti? La presenza dell’Eurozona nel debito del paese nord americano è aumentata in 10 anni dal 10 al 18% che di fatto ha, dalla metà del 2021, – completamente sostituito la quota della Cina. Questo è veramente sorprendente, perché proprio dal terzo trimestre del 2021 la bilancia commerciale dell’Eurozona è finita in deficit, azzerando e successivamente portando in deficit anche il conto delle operazioni correnti. Nell’operazione di salvataggio dei treasures ha partecipato la Gran Bretagna, che ha aumentato la presenza dal 2 a quasi il 9% nel debito statunitense sostituendo il Giappone, gli amici si vedono nei momenti del bisogno. Tra gli amici troviamo anche l’Australia e il Canada che hanno aumentato la quota da 1.3 al 4.3% in 10 anni sostituendo quasi completamente gli altri paesi in via di sviluppo. Come appare evidente l’Eurozona e il mondo anglosassone sono i maggiori salvatori del debito statunitense che viene invece abbandonato dagli storici detentori come Cina e Giappone. Kevin McCarthy, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, su Twitter scrive che nei prossimi anni il vero problema del paese nord americano sarà pagare gli interessi sul proprio debito. Il Presidente della Camera dei Rappresentanti ha scritto che nei prossimi 10 anni, il 17,5% delle tasse raccolte negli Stati Uniti sarà destinato a pagare gli interessi sul debito pubblico americano, se si ignora la crisi del debito. “Non per la difesa. Non per i programmi sociali. Nemmeno per il debito stesso. È solo per il pagamento degli interessi”, ha aggiunto McCarthy su Twitter. Il lento ma costante abbandono del dollaro da parte di molti paesi, Cina e Russia in testa, nelle loro transazioni commerciali mette ancora più a rischio la stabilità dei conti degli Stati Uniti. Infatti perdendo il dollaro interesse a livello internazionale gli Stati Uniti, per attirare investitori, dovranno alzare i tassi di interesse sul loro debito aumentando quindi le spese per il pagamento degli interessi stessi. Speriamo quindi che gli amici degli Stati...
di Antonio Albanese FONTE ARTICOLO: https://www.agcnews.eu/dedollarizzazione-nel-commercio-internazionale-lo-yuan-vola/ La lenta, ma crescente tendenza a utilizzare lo yuan cinese per il commercio internazionale potrebbe creare un sistema di pagamento parallelo al dollaro Usa. I dati più recenti hanno mostrato che, per la prima volta, le transazioni transfrontaliere con la Cina sono state regolate in yuan più che in dollari e che l’Argentina ha dichiarato di voler pagare regolarmente le merci cinesi in yuan e non in dollari, riporta AF. Buenos Aires ha dichiarato di voler pagare circa 1 miliardo di dollari di importazioni cinesi di aprile in yuan anziché in dollari e successivamente circa 790 milioni di dollari di importazioni mensili saranno pagati nella valuta cinese, secondo un comunicato del governo. Sebbene il dollaro domini le transazioni commerciali mondiali, la notizia giunge in mezzo a un ritmo costante di accordi bilaterali che prevedono pagamenti in yuan con la Cina, dagli acquisti di petrolio in Medio Oriente agli scambi con partner come il Brasile e la Russia. Una vera e propria adozione globale dello yuan è improbabile, dato che si prevede che Pechino voglia mantenere una stretta presa sulla valuta. Ma i progressi incrementali stanno già modellando una nuova architettura commerciale e stanno guadagnando ritmo, soprattutto perché l’espulsione della Russia da gran parte dei sistemi di pagamento occidentali ha accelerato lo sviluppo di alternative. La Cina ha cercato a lungo di aumentare la quota dello yuan, sottodimensionata al 2,2%, dei pagamenti globali, ma apparentemente senza essere disposta ad aprire i suoi conti capitali e consentire il tipo di movimento a flusso libero che rende così convenienti dollari, euro e yen. La guerra della Russia contro l’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali hanno dato corpo a questa spinta. Improvvisamente, la Russia è arrivata praticamente dal nulla a diventare il quarto polo commerciale dello yuan al di fuori della Cina. La quota dello yuan nel mercato valutario russo è balzata al 40-45%, da meno dell’1% all’inizio dello scorso anno. La sua quota di finanziamento del commercio mondiale, secondo Swift, è salita al 4,5% a febbraio dall’1,3% di due anni fa. Quella del dollaro è dell’84%. «Non sostituirà il dollaro USA a livello globale, ma sta già iniziando a sostituirlo in alcune relazioni commerciali della Cina», ha affermato il Center for Strategic and International Studies di Washington, la scorsa settimana. «Questo tipo di internazionalizzazione del renminbi può raggiungere gli obiettivi di Pechino, tra cui ridurre l’esposizione della Cina alle fluttuazioni dei tassi di cambio e attenuare la vulnerabilità della Cina alle sanzioni finanziarie statunitensi». I flussi commerciali mondiali sono dominati da dollari, euro, sterline e yen perché queste valute sono liberamente disponibili e collegate a economie aperte, come non lo è lo yuan controllato dai capitali. Non ci sono segnali che indichino che questa situazione stia cambiando. La Cina stessa ha bisogno di tempo per creare profondità in un bacino limitato di yuan al di fuori delle sue coste, che è meno facile da controllare per Pechino. Lo yuan offre altre attrattive ai partner commerciali della...
di Pepe Escobar FONTE ARTICOLO: La de-dollarizzazione entra nel vivo (thecradle.co) Il dollaro USA è essenziale per la proiezione del potere globale degli Stati Uniti. Ma nel 2022, la quota del dollaro tra le valute di riserva è scivolata dieci volte più velocemente della media degli ultimi due decenni. È ormai dato accertato che lo status del dollaro USA come valuta di riserva globale si stia erodendo. Quando i media occidentali iniziano ad attaccare seriamente la narrativa sulla de-dollarizzazione del mondo multipolare, si capisce che il panico a Washington è ormai pienamente diffuso. I numeri: la quota del dollaro nelle riserve globali era del 73% nel 2001, del 55% nel 2021 e del 47% nel 2022. Il dato fondamentale è che l’anno scorso la quota del dollaro è scivolata 10 volte più velocemente rispetto alla media degli ultimi due decenni. Ora non è più inverosimile prevedere una quota globale del dollaro di appena il 30% entro la fine del 2024, in coincidenza con le prossime elezioni presidenziali statunitensi. Il momento decisivo – l’effettiva causa scatenante della caduta dell’egemone – è stato nel febbraio 2022, quando oltre 300 miliardi di dollari di riserve estere russe sono state “congelate” dall’Occidente collettivo e ogni altro Paese del pianeta ha iniziato a temere per i propri depositi di dollari all’estero. In questa mossa assurda, però, c’è stato un po’ di sollievo comico: l’UE “non riesce a trovare” la maggior parte di essi. Secondo il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, oltre il 70% degli accordi commerciali tra Russia e Cina utilizza, adesso, il rublo o lo yuan. Russia e India stanno commerciando il petrolio in rupie; meno di quattro settimane fa, Banco Bocom BBM è diventata la prima banca latinoamericana ad iscriversi come partecipante diretto al Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), che è l’alternativa cinese allo SWIFT, il sistema di messaggistica finanziaria guidato dall’occidente. La cinese CNOOC e la francese Total hanno firmato il loro primo commercio di GNL in yuan attraverso lo Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange. L’accordo tra Russia e Bangladesh per la costruzione della centrale nucleare di Rooppur aggirerà, anch’esso, il dollaro USA. Il primo pagamento di $ 300 milioni sarà in yuan, ma la Russia cercherà di far passare i prossimi in rubli. Il commercio bilaterale della Russia e della Bolivia ora accetta transazioni in Boliviano. Questo è estremamente pertinente, considerando che la spinta di Rosatom è una parte cruciale dello sviluppo dei depositi di litio in Bolivia. In particolare, molti di questi scambi coinvolgono paesi BRICS – e oltre; almeno 19 nazioni hanno già chiesto di aderire al BRICS+, la versione estesa della principale istituzione multipolare del XXI secolo, i cui membri fondatori sono Brasile, Russia, India e Cina e, poi, Sud Africa. I ministri degli esteri di questi cinque paesi inizieranno a discutere le modalità di adesione per i nuovi membri in un prossimo vertice che si terrà a giugno a Città del Capo. Allo stato attuale, i BRICS, sono già più rilevanti per l’economia globale rispetto ai...
di Agenzia di Stampa Reuters FONTE ARTICOLO: South Korea, Indonesia central banks agree to promote local currency transactions – CNA (channelnewsasia.com) Le banche centrali della Corea del Sud e dell’Indonesia hanno firmato martedì un memorandum d’intesa con cui si impegnano a cooperare al fine di promuovere l’uso delle loro valute nazionali per le transazioni bilaterali, come le transazioni in conto corrente e gli investimenti diretti. Le due banche centrali, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che la cooperazione aiuterà le imprese a ridurre i costi di transazione e l’esposizione ai rischi di cambio, consentendo la quotazione diretta del tasso di cambio tra il won coreano e la rupia indonesiana nel commercio interbancario. L’accordo è stato firmato dai governatori delle due banche centrali a margine della riunione dei ministri delle finanze dell’ASEAN+3 e dei governatori delle banche centrali che si è tenuto a Incheon, in Corea del Sud.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/01/lesorbitante-privilegio-del-dollaro-e-il-suo-lento-declino/ L’imposizione del dollaro come valuta di scambio internazionale ha rappresentato la principale leva del dominio economico degli Stati Uniti. Tuttavia questo “esorbitante privilegio” è destinato ad un lento ma inesorabile declino. Prima di divenire presidente della Repubblica Francese, Valéry Giscard d’Estaing occupò a lungo l’incarico di ministro delle Finanze, attraversando quattro governi diversi nei periodi 1962-1966 e 1969-1974. Fu allora che coniò l’espressione “esorbitante privilegio”, riferendosi al ruolo del dollaro come valuta di scambio internazionale, elemento che secondo la sua visione aveva rappresentato il principale fondamento del dominio economico degli Stati Uniti su scala planetaria. In effetti, il fatto che gli Stati Uniti siano riusciti ad imporre la propria valuta nazionale come elemento di scambio tra quasi tutti i Paesi, ha conferito a Washington un potere senza precedenti nella storia economica mondiale. Per decenni, gli USA hanno avuto nelle proprie mani il controllo del commercio internazionale, e non solo di quello degli stessi Stati Uniti con gli altri Paesi, ma persino degli scambi che avvenivano tra Stati terzi. Tutto questo, per intenderci, ha permesso anche a Washington di imporre in maniera efficace sanzioni ai Paesi che non si allineavano ai voleri dell’imperialismo nordamericano. Se i difensori dello status quo sottolineano come, ancora oggi, il dollaro statunitense venga utilizzato per l’83,71% degli scambi mondiali, è anche vero che fino a pochi anni fa questa stessa cifra era ben superiore al 90%, dimostrando come sia in corso una lenta ma inesorabile erosione dell’esorbitante privilegio sottolineato da Giscard d’Estaing. Tale declino sta avvenendo perché sempre più Paesi hanno deciso consapevolmente di affrancarsi dal dominio statunitense, scegliendo di utilizzare valute come yuan e rubli per i propri scambi. “Per molto tempo, spinta dall’approccio “America First”, la Fed ha utilizzato lo status del dollaro USA come valuta chiave internazionale per alleviare i problemi economici negli Stati Uniti a scapito degli interessi di altri Paesi, il che ha seriamente influenzato la stabilità finanziaria ed economica del mondo”, ha analizzato l’economista cinese Lian Ping sulle pagine del Global Times. “Ciò che è ancora più preoccupante è che gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi per trasformare l’egemonia del dollaro in un’arma geopolitica, ricorrendo spesso a sanzioni e altre misure sconsiderate. In questo contesto, molti Paesi hanno iniziato a esplorare la dedollarizzazione e cercano di sbarazzarsi dell’egemonia del dollaro”. Al momento, sono 85 i Paesi che hanno accordi bilaterali o multilaterali che prevedono la sostituzione del dollaro con valute alternative per gli scambi internazionali. Il caso più noto è certamente quello degli scambi bilaterali tra Russia e Cina, che oramai vengono quasi completamente effettuati con l’uso delle valute nazionali, anche per via delle sanzioni imposte contro la Russia. Anche altri Paesi, come il Brasile, l’Argentina e l’Arabia Saudita hanno accettato di effettuare gli scambi bilaterali con la Cina in yuan, mentre sono in corso le contrattazioni con la Thailandia. Inoltre, alcune macroregioni, come quella dell’ASEAN, che include alcune delle principali economie emergenti del mondo, stanno lavorando per sostituire il dollaro con le proprie valute locali. “Le regole politiche ed economiche globali costruite dagli Stati Uniti stanno...
di Manlio Dinucci FONTE ARTICOLO: RESEAUVOLTAIRE In pochi mesi la ribellione contro l’impero americano si è tradotta in fatti: nel 2022 la quota del dollaro nelle riserve mondiali è scesa al 47%. La segretaria al Tesoro, Janet Yellen, si è vista costretta a dichiarare: «nel tempo, l’uso che facciamo delle sanzioni finanziarie collegate al ruolo del dollaro può rappresentare un rischio, possono scalzare l’egemonia della nostra moneta». Mentre il segretario USA alla Difesa Austin convoca in Germania il “Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina” per fornire sempre più armi a Kiev e alimentare la guerra in Europa, il ministro degli Esteri russo Lavrov è in visita in Brasile, Venezuela, Nicaragua e Cuba. In America Latina, che gli USA considerano il loro “cortile di casa”, sta nascendo un progetto che, sviluppandosi, minerebbe le fondamenta del potere economico statunitense nella regione. Brasile e Argentina hanno stretto un accordo per creare una nuova moneta comune da usare al posto del dollaro negli scambi commerciali tra i due paesi e altri paesi latino-americani. In Brasile Lavrov ha incontrato il presidente Lula, che chiede esplicitamente “la fine del dominio commerciale del dollaro”. Lo stesso obiettivo viene enunciato nel comunicato sul partenariato strategico tra Brasile e Cina, emesso al termine della visita del presidente Lula a Pechino: “Brasile e Cina hanno concordato di rafforzare gli scambi in valute locali.” I due paesi, facenti parte dei BRICS, hanno anche concordato di promuovere congiuntamente la Nuova Banca per lo Sviluppo, la principale istituzione finanziaria dei BRICS alternativa alla Banca Mondiale dominata dagli USA. Anche negli scambi commerciali tra Cina e Russia, raddoppiati nel giro di un anno, vengono usate le rispettive monete al posto del dollaro. Lo stesso criterio viene usato negli accordi che la Cina conclude con un numero crescente di paesi eurasiatici nel quadro della Nuova Via della Seta. Di fronte alla crescente ribellione all’impero del dollaro, pilastro del predominio dell’Occidente, i ministri degli Esteri |del G7, riunitisi in Giappone, rispondono con un vero e proprio comunicato di guerra: annunciano altre sanzioni alla Russia e intimano alla Cina e ad altri paesi di “cessare l’assistenza alla guerra russa, o subiranno gravi costi.” E mentre gli Stati Uniti e i loro alleati schierano crescenti forze, anche nucleari, contro la Cina, i ministri degli Esteri del G7 avvertono la Cina di “astenersi da minacce e uso della forza”.
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/04/22/la-russia-vendera-le-proprie-risorse-energetiche-solo-in-valute-nazionali/ Cercare di abbandonare l’uso del dollaro statunitense nelle transazioni internazionali è diventata la priorità per le economie di molti paesi che non intendono più dipendere dai capricci del paese nord americano. Tra le nazioni in prima linea nel cercare vie diverse per regolare le proprie negoziazioni senza l’uso del dollaro troviamo la Russia e la Cina. La prima cerca di eludere le numerosi sanzioni a lei applicate dopo l’inizio della guerra in Ucraina dai paesi occidentali, la seconda invece teme che il prossimo paese a su cui si abbatterà la scure di Washington sia proprio Pechino e per questo, viste le esperienze passate, cerca in tutti i modi di allontanarsi dal dollaro. La Russia sta passando alle valute nazionali per il pagamento delle risorse energetiche, ha detto il Vice Primo Ministro Alexander Novak. Parlando ai media, Novak ha spiegato che lo yuan e il rublo sono molto richiesti e nel prossimo futuro la Federazione intende abbandonare del tutto l’euro e il dollaro. “La tendenza è cambiata molto sulla riduzione dell’uso di dollari o euro. Visti gli attuali problemi nelle transazioni con queste valute, nei nostri regolamenti ci stiamo muovendo solo verso le valute nazionali, lo yuan è richiesto qui, il rublo è richiesto”, ha detto, riferisce Sputnik. Abbandonare il dollaro ed iniziare i commerci nelle proprie valute nazionali è la tendenza attuale di tutti quei paesi che non hanno più intenzione di sottostare alle politiche economiche imposte dagli Stati Uniti. Sono già molti i paesi che commerciano con le proprie valute nel mondo ed il conflitto tra Russia ed Ucraina, a causa delle sanzioni applicate a Mosca, ha accelerato questo processo di dedollarizzazione. “Questa tendenza continuerà, i nostri colleghi stanno già pagando il gas in yuan in Cina, in parte anche il petrolio. Anche i pagamenti vengono effettuati in rubli. Continueremo a migliorare questi regolamenti reciproci nelle valute nazionali”, ha aggiunto Novak, il quale considera molto alto l’interesse attuale nei confronti delle risorse energetiche russe, motivo per cui sarebbe necessario creare meccanismi per i regolamenti, che possono essere solo in valute nazionali.
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/04/27/largentina-paghera-le-importazioni-dalla-cina-in-yuan/ L’Argentina pagherà le importazioni dalla Cina in yuan e non in dollari: altro piccolo passo verso la dedollarizzazione dell’economia mondiale. Un altro paese, l’Argentina, inizierà a commerciare con la Cina in yuan e e non in dollari. Il ministro dell’economia argentino, Sergio Massa, ha annunciato mercoledì un accordo con la Cina che gli permetterà di pagare le importazioni provenienti da Pechino in yuan.Di fronte alle scarse riserve di dollari e agli scarsi raccolti a causa della siccità, il paese sudamericano ha attivato lo ‘swap’ di valute per lo scambio bilaterale.Secondo il funzionario, l’Argentina pagherà importazioni equivalenti a 1,04 miliardi di dollari in aprile e 790 milioni di dollari in maggio nella valuta cinese invece di usare il dollaro statunitense come concordato in precedenza.Secondo Massa, “dopo un accordo con diverse aziende”, il governo ha riprogrammato lo strumento di pagamento per queste importazioni provenienti dalla Cina, in yuan e non in dollari, Questo permetterà all’Argentina di ridurre la sua dipendenza dal dollaro. L’accordo è stato firmato al Palacio de Hacienda di Buenos Aires, con la presenza dell’ambasciatore cinese in Argentina, Zou Xiaoli, e banchieri e uomini d’affari del gigante asiatico. Il Ministro dell’Economia argentino era accompagnato dal suo gabinetto e dal presidente della Banca Centrale (BCRA), Miguel Pesce, riferisce RT. “Questo migliora la prospettiva delle riserve nette dell’Argentina. Ci dà più libertà e ci aggiunge capacità di funzionamento dalla BCRA, in questi giorni in cui abbiamo dovuto prendere la decisione di intervenire di fronte a coloro che, pensando di non avere capacità economica come stato, hanno speculato e sovraspeculato”, ha detto il ministro. Massa ha fatto riferimento all’escalation del dollaro parallelo o ‘blue’ che è stata registrata negli ultimi giorni. La valuta statunitense che opera al di fuori dei canali bancari è salita da 400 a 490 pesos in poco più di una settimana, e mercoledì è scesa a 475 dopo l’intervento del governo, che ha venduto obbligazioni e riserve per frenare l’aumento. Martedì il presidente Alberto Fernández ha incolpato “la destra” per aver diffuso voci con lo scopo di destabilizzare i cambi e poi incassare i guadagni, danneggiando “il risparmio degli argentini e delle argentine”. Di fronte al complesso contesto internazionale del 2022 per il sistema economico e finanziario globale, diversi paesi hanno scelto di iniziare un processo di ‘dedollarizzazione’ e rafforzamento delle proprie valute nazionali iniziando ad usarle nei commerci bilaterali. In America Latina, il Brasile è stato il primo paese ad adottare questa strategia economica all’inizio di quest’anno, quando ha aperto la strada promuovendo l’uso dello yuan per le operazioni commerciali con i suoi principali partner, sfidando il dominio della valuta statunitense. Nel mezzo della disputa tra Stati Uniti e Cina per conquistare i mercati nella regione, il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha fatto progressi nei negoziati di scambio commerciale e investimenti con il gigante asiatico abilitando pagamenti direttamente in real brasiliani e yuan cinesi. L’Argentina, che oggi ha deciso di iniziare a pagare le sue importazioni in yuan,...