2 Novembre 2026

Mondo Multipolare

cina
di Collettivo Shaoshan ripreso da Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/04/18/il-pil-cinese-nel-primo-trimestre-del-2023-aumenta-al-di-sopra-delle-aspettative/ Il prodotto interno lordo della Cina nel primo trimestre del 2023 aumenta ad un ritmo che nessuno si aspettava confermando il buono stato dell’economia del paese del dragone. Mentre in occidente si continuano a spendere miliardi di dollari per sostenere L’Ucraina dalle parti di Pechino, che si è sempre dichiarato neutrale, l’economia viaggia a gonfie vele smentendo tutte le cassandre che ipotizzavano il crollo cinese. Infatti in occidente  prevedevano una catastrofe economico-finanziaria ma invece il PIL Cinese nel Primo Trimestre del 2023 ha registrato una crescita del 4,5%, superando ogni previsione.  Secondo i dati  ogni indice di Produzione Industriale è positivo, e – con il lancio di Grandi Progetti Infrastrutturali, il Partito Comunista Cinese prevede un’ulteriore accelerazione e crescita nel Secondo Trimestre, come affermato dall’Economista Lian Ping. Con la crescita della Produzione Industriale (+3,9% su base annua a marzo) sono cresciuti anche gli investimenti nella costruzione di infrastrutture (+8,8% rispetto all’anno precedente). L’Industria High-Tech, uno dei fiori all’occhiello della Cina, ha mostrato un solido slancio, con un aumento degli investimenti del 16%, con l’obiettivo di raggiungere l’Auto-Sufficienza in ambito Tecnologico. Auto-Sufficienza, ma anche “fiducia in se stessi”, questa è la nuova Linea Guida del Partito Comunista Cinese per il futuro della Cina.  Il Reddito Disponibile Pro-Capite è aumentato del 5,1% su base annua in termini nominali. Più nello specifico, il reddito pro capite nelle Aree Urbane è aumentato del 4%, mentre nelle Aree Rurali del 6,1%. Con la crescita del Reddito Pro-Capite, sono aumentate anche le vendite dei beni di consumo, registrando un +5,8% su base annua nel Primo Trimestre, le vendite al dettaglio sono aumentate del 10,6% su base annua. Infine, a differenza che nei paesi occidentali dove ogni anno gli investimenti pubblici diminuiscono drasticamente, il Governo Cinese ha aumentato gli investimenti nella Sanità Pubblica del 21,6% rispetto all’anno precedente e nell’Istruzione del 6,2% rispetto al 2022.
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/03/12/i-paesi-del-brics-superano-in-termini-di-pil-il-g7/ Le sanzioni economiche sono una delle armi preferite dall’occidente per tentare di piegare i paesi che non sottostanno alle direttive loro imposte in campo politico ed economico ma come appare sempre più chiaro i risultati ottenuti sono del tutto negativi. Le nazioni a cui gli Stati Uniti e i paesi a loro assoggettati, come l’Unione Europea, applicano sanzioni sono numerosi ma i risultati di questa politica punitiva non sono quelli che ci si aspetterebbe. Infatti, come è oramai noto, le sanzioni non fermano la crescita economica del paese che le subisce. Esistono poi i paradossi dove le sanzioni si ritorgono contro chi le promuove, come nel caso della Federazione Russa, sanzionata abbondantemente per l’invasione in Ucraina. In questo caso sono proprio le economie dei paesi europei a subirne le conseguenze mentre Mosca quasi non se ne accorge. Uno dei provvedimenti presi contro la Federazione Russa è anche l’embargo sulla vendita di prodotti petroliferi raffinati come il gasolio. Questo ha fatto sì che molti paesi tra cui l’Arabia Saudita hanno enormemente aumentato l’importazione di diesel per poi rivenderlo proprio a noi che applichiamo tale divieto. Un bell’affare non c’è che dire. La Federazione Russa ha aumentato le esportazione verso Riad sia direttamente che con trasferimenti in alto mare da una petroliera all’altra, denominati ship to ship. Il boom di esportazioni di gasolio russo verso l’Arabia Saudita è iniziato dopo il 5 febbraio. data in cui è iniziato il divieto di importazione nell’Unione Europea dei prodotti raffinati russi. Una volta ricevuto il gasolio russo le raffinerie saudite raffinano ulteriormente i prodotti e di fatto lo rendono nuovamente vergine e pronto per essere venduto sui mercati europei. Prima dell’inizio dell’embargo sui prodotti raffinati russi l’Unione Europea importava dalla Federazione Russa 600 mila barili al giorno. adesso le importazione di questi prodotti dall’Africa e dall’Asia è notevolmente aumentata. Anche paesi nord africani come Algeria e Tunisia hanno aumentato notevolmente le loro importazione di diesel russo che poi finisce nei distributori di gasolio in Europa. Intanto il Ministero del Petrolio iraniano ha annunciato che il paese ha raggiunto il livello massimo di esportazione di petrolio dal 2018, anno in cui gli Stati Uniti hanno applicato sanzioni al paese persiano. Il Ministro del Petrolio Yavad Oyi ha dichiarato che l’Iran ha esportato nell’ultimo anno 86 milioni di barili di petrolio in più rispetto all’anno precedente e 198 milioni di barili in più rispetto al 2020. Ha continuato affermando che ciò è stato possibili nonostante le numerose sanzioni applicate al suo paese dai soliti Stati Uniti. Secondo quanto affermato dalla Casa Bianca nel 2018 le sanzioni avrebbero dovuto azzerare le esportazioni di greggio dall’Iran, ma come è oramai evidente a tutti le sanzioni non servono per bloccare le economie dei paesi sottoposti a tali provvedimenti. Anche le esportazioni di gas sono aumentate del 15 per cento nel corso dell’ultimo anno, secondo quanto comunicato da Yavad Oyi, riporta Hispan TV. Nel 2022 la produzione media di greggio iraniano, secondo i dati...
di Silk Road Briefing FONTE ARTICOLO: https://www.silkroadbriefing.com/news/2023/04/17/pakistan-drops-us-dollar-euro-to-trade-with-china-in-rmb-yuan/ Il professor Ahsan Iqbal, Ministro pakistano per la pianificazione, lo sviluppo e le iniziative speciali, ha dichiarato che il Pakistan è un sostenitore di lunga data degli sforzi intrapresi dalla Cina per espandere l’uso del renminbi (RMB) come valuta globale. La Cina ha intensificato il sostegno per la compensazione e il regolamento in RMB nel suo commercio estero, in particolare con i Paesi della Belt and Road Initiative, con il Pakistan che è stato uno dei principali Paesi a utilizzare il RMB per il regolare il commercio internazionale. “Stiamo promuovendo transazioni in RMB per grandi progetti nell’ambito del CPEC come il progetto Main Line 1, progetto di quasi 9 miliardi di dollari. Stiamo cercando di strutturare il suo accordo in RMB e stiamo già lavorando con società cinesi che hanno grandi progetti con transazioni effettuate in RMB”. Il Pakistan ha già firmato un memorandum d’intesa (MoU) con la Cina per facilitare l’uso del RMB nel commercio e negli investimenti bilaterali. L’accordo tra Cina e Pakistan fornisce una piattaforma per i due Paesi al fine di favorire legami economici più stretti e insieme promuovere il commercio e gli investimenti utilizzando il RMB.
di Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info Janet Yellen, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, iniziano a rendersi conto che le sanzioni economiche applicate alla Russia mettono in pericolo l’egemonia del dollaro. Sembra proprio che anche agli alti livelli si stiano rendendo conto, anche se non ci voleva una laurea ad Harvard, che le sanzioni economiche applicate dall’occidente per strozzare l’economia russa mettono in serio pericolo l’egemonia del dollaro a livello internazionale. Nella sorprendente dichiarazione del segretario al Tesoro americano Janet Yellen, concessa durante un’intervista alla CNN, in cui afferma che  “LE SANZIONI ALLA RUSSIA METTONO A RISCHIO L’EGEMONIA DEL DOLLARO”,  appare chiaro che a Washington iniziano a temere che la loro moneta perda quella egemonia che per decenni ha permesso agli Stati Uniti il monopolio dell’economia. Alle parole del Segretario di Stati degli Stati Uniti si aggiungono poi quelle  di Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, che durante il suo discorso fatto oggi al Council on Foreign Relations a New York in cui ammette che lo status del dollaro come moneta internazionale non è più scontato. La Lagarde nel suo discorso ha sottolineato che “Stiamo assistendo a una frammentazione dell’economia globale in due blocchi concorrenti attorno a USA e Cina” e che “Il periodo del dopoguerra, caratterizzato dal dominio globale del dollaro, relativa continuità dell’offerta, inflazione sotto controllo grazie all’azione delle banche centrali, è finito”. “La frammentazione mette a nudo i limiti della globalizzazione. “Gli Stati Uniti dipendono completamente dalle importazioni di almeno 14 minerali critici. L’Europa dipende dalla Cina per il 98% della sua fornitura di terre rare. Il numero di aziende che ha regionalizzato la propria catena di approvvigionamento è quasi raddoppiato a circa il 45% rispetto a un anno fa””, continua la presidente della BCE. La sua analisi sulla situazione attuale prosegue dicendo che “Durante la Pax Americana dopo il 1945, il dollaro USA è diventato la riserva globale e la valuta di transazione più usata, poi affiancato dall’euro. Ma negli ultimi decenni la Cina ha aumentato di oltre 130 volte il suo commercio bilaterale di merci con i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo ed è diventata il principale esportatore mondiale. Parallelamente in quei paesi è aumentata la quota di riserve di renminbi”. “Alcuni paesi suggeriscono di voler aumentare la quota di renminbi cinesi o rupie indiane per i loro scambi commerciali. Parallelamente è aumentato anche l’accumulo di oro da parte di molte banche centrali. Cina e Russia stanno dando vita a propri sistemi di pagamento transfrontalieri alternativi allo SWIFT”. Aggiungo io: ovviamente per aggirare le sanzioni economiche e per non dipendere dal dollaro nelle loro transazioni, ma la Lagarde non lo dichiara per ovvi motivi. Quanto sta avvenendo a livello internazionale non indica che ci sia “un’imminente perdita di posizione dominante per il dollaro statunitense o l’euro” ma “che lo status di valuta internazionale non dovrebbe più essere dato per scontato”, cerca di rassicurare gli investitori  Christine Lagarde ma forse sa benissimo che...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/19/russia-e-venezuela-rafforzano-il-proprio-partenariato-strategico/ Dopo il Brasile, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha visitato il Venezuela, un’occasione per rafforzare il partenariato strategico bilaterale e dare un nuovo slancio alla cooperazione in settori chiave, in particolare quello energetico. Terminata l’importante visita in Brasile, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha proseguito il suo viaggio lungo il continente latinoamericano con una tappa in Venezuela, dove ha incontrato il suo omologo Yván Gil Pinto, la vicepresidente Delcy Rodríguez e il presidente Nicolás Maduro. L’incontro tra i due ministri degli Esteri si è svolto presso la Casa Amarilla, nel centro storico di Caracas. In quest’occasione, il capo della diplomazia venezuelana ha sottolineato che la cooperazione bilaterale affronta vari aspetti come l’energia, l’agricoltura, l’istruzione, i trasporti, tra gli altri settori: “Abbiamo passato in rassegna la posizione di entrambi i Paesi, condividendo la visione di un mondo multipolare nella nuova geopolitica globale. Ricordiamo che la Federazione Russa e il Venezuela condividono tutti i principi della Carta delle Nazioni Unite“, ha detto Gil. Il rappresentante sudamericano ha anche affermato che i due ministri hanno aggiornato numerosi accordi bilaterali al fine di rafforzare il partenariato strategico russo-venezuelano: “Abbiamo firmato più di 300 accordi tra le due nazioni. Oggi con il ministro degli Esteri Lavrov abbiamo rivisto questi aspetti; abbiamo promesso di continuare ad avanzare in tutti gli aspetti che ho citato prima, specialmente in quello energetico, che è molto importante, ma anche in quelli finanziario, dell’interconnessione aerea e marittima, commerciale“, ha spiegato. “Il Venezuela è uno dei partner più affidabili al mondo, siamo uniti da vincoli di cooperazione strategica“, ha ribadito Lavrov. “Cooperiamo nell’arena internazionale e ci impegniamo a rispettare i nostri principi fondamentali di uguaglianza dei popoli e di non interferenza negli affari interni, e abbiamo posizioni simili sulla protezione del diritto dei popoli a determinare il proprio destino senza interferenze dall’esterno, senza ricatti e senza tentativi di influenza con mezzi illegittimi, a causa delle sanzioni che vengono applicate dall’Occidente“, ha aggiunto il diplomatico russo. Sia il Venezuela che la Russia sono stati vittime delle sanzioni unilaterali illegali che il governo degli Stati Uniti impone come mezzo coercitivo nei confronti dei Paesi non allineati con Washington. A tal proposito, Gil ha ribadito la ferma condanna di queste misure contro qualsiasi Paese. “Gli Stati Uniti hanno applicato una politica sistematica di attacco alla nostra economia, di soffocamento della nostra economia“, ha ricordato il ministro. “Continuiamo a insistere con gli Stati Uniti e l’Europa affinché tutte le sanzioni vengano revocate“. Lavrov, dal canto suo, ha condannato le politiche imperialiste che le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, hanno a lungo portato avanti nel continente latinoamericano. Secondo il ministro russo, l’obiettivo delle potenze occidentali è quello di porre fine a “posizioni indipendenti nella vostra regione e in altre regioni del mondo, e lo capiamo molto bene, ecco perché è così importante unire i nostri sforzi per contrastare tentativi di ricatto, di illecite pressioni unilaterali“. Sergej Lavrov ha poi aggiunto che ci sono diversi Paesi che proteggono l’identità della loro regione e il...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/18/la-visita-di-lavrov-in-brasile-completa-il-triangolo-mosca-pechino-brasilia/ A poco tempo di distanza, tre eventi diplomatici di grande importanza hanno suggellato la nascita di un’intesa tra Russia, Cina e Brasile, confermando il nuovo corso della politica estera brasiliana sotto la presidenza di Lula. Prima la visita di Xi Jinping a Mosca, poi quella di Lula a Pechino, e infine il viaggio del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nel Paese sudamericano: nel giro di un mese, questi tre eventi diplomatici hanno confermato la nascita di una solida intesa tra la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese e il nuovo Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva. Una nuova importante spinta verso il multilateralismo, visto l’importante peso specifico della prima potenza latinoamericana, la cui politica estera sta prendendo una piega sempre più chiaramente antiegemonica e multipolarista. Lunedì, Sergej Lavrov è arrivato in Brasile, prima tappa del suo viaggio latinoamericano, che lo vedrà recarsi anche in Venezuela, Nicaragua e Cuba. Giunto a Brasilia, il capo della diplomazia russa è stato ricevuto dal suo omologo Mauro Vieira. Il ministro brasiliano ha affermato che l’elezione del presidente Lula ha contribuito a dare una nuova spinta alle relazioni bilaterali con Mosca, come dimostra il rapporto ufficiale sulla politica estera russa del 2023, approvato lo scorso 31 marzo dal presidente Vladimir Putin: “Il fatto che il documento del 2023 menzioni il Brasile separatamente e non come membro del MERCOSUR e dei BRICS, come nel documento del 2016, mostra il peso specifico del nostro Paese, in particolare dopo l’elezione del presidente Lula, e il nostro percorso volto a riportare la politica estera del Brasile alle sue radici. Entrambi i nostri Paesi, infatti, svolgono un ruolo importante nella comunicazione internazionale. Inoltre, questo aspetto delle priorità di politica estera della Russia indica la natura matura delle relazioni bilaterali e rende chiaro che, come il Brasile, anche la Russia ritiene che i legami bilaterali siano cruciali per il sistema delle relazioni internazionali“, ha osservato il diplomatico. Da parte sua, Lavrov ha confermato il sostegno di Mosca alla candidatura di Brasilia per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: “Come parte dei nostri sforzi congiunti per trovare un modo equo per riformare i meccanismi e le istituzioni della governance globale, coopereremo strettamente nelle piattaforme delle Nazioni Unite, in particolare all’interno del Consiglio di sicurezza, di cui il Brasile è attualmente un membro non permanente. Oggi, abbiamo ribadito il nostro sostegno alla candidatura del Brasile per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, e sosteniamo in questa direzione anche l’India e la necessità di soddisfare gli interessi del continente africano“, ha sottolineato Lavrov. Il ministro degli Esteri russo ha ricordato che il Brasile assumerà la presidenza del Gruppo dei 20 il prossimo anno, mentre alla Russia spetterà la presidenza dei BRICS. “In termini di coordinamento delle nostre attività di politica estera, questo crea una buona opportunità per vedere come potremmo trarre vantaggio da una situazione in cui tutti i membri dei BRICS fanno anche parte del G20 per garantire vantaggi reciproci. Inoltre, c’è anche un intero gruppo di membri del G20 che condividono la posizione...
Disponibile il libro La questione di Taiwan e la riunificazione pacifica della Cina, pubblicato per i tipi di Anteo Edizioni e scritto Marco Costa, Andrea Turi e Stefano Vernole membri del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Prefazione di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. Per acquistare il libro Per beneficiare del 20% di sconto sui volumi del catalogo di Anteo Edizioni e di molti altri vantaggi, richiedi la tessera del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Descrizione del libro Secondo un recente rapporto presentato dal Pentagono al Congresso, la Cina rappresenta “la sfida sistemica più significativa per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e per una comunità internazionale libera e aperta”, sottolineando un approccio militare “sempre più coercitivo” da parte di Pechino nella regione Indo-Pacifico.Come sempre, gli Stati Uniti rimangono maestri nell’attribuire agli altri le proprie intenzioni, seppure in questa occasione fatichino a trovare un terreno globalmente condiviso per attuare i loro piani di dominio. La collocazione geopolitica di Taiwan conserva un’importanza vitale in relazione alle vie essenziali del traffico marittimo, attraverso cui vengono trasportati greggio e altre materie prime verso la Repubblica Popolare Cinese: in caso di conflitto, per gli USA diverrebbe essenziale tagliare o rallentare le forniture di petrolio a Pechino. Taiwan possiede inoltre una posizione geografica strategica globale sulla rotta commerciale marittima che collega l’Asia orientale al Sud-est asiatico e al Canale di Suez.L’amputazione di Taiwan rappresenta per la Cina una “ferita aperta” e la sua riunificazione alla madrepatria segnerebbe la conclusione definitiva della guerra civile sfociata nella nascita della Repubblica Popolare Cinese; questa è la ragione per cui la diplomazia di Pechino l’ha definita “una linea rossa” nei suoi rapporti con Washington.Il libro scritto da tre ricercatori del CeSEM analizza inoltre la questione di Taiwan cercando di rispondere ad alcune domande: la Cina ha dalla sua parte il diritto storico e quello internazionale? Quali sono i legami economici tra l’Isola e la Cina continentale? La formula un Paese e due sistemi è ancora valida?Risposte urgenti, finché una soluzione pacifica è ancora possibile.
Disponibile il libro Xinjiang: Storia e Sviluppo, pubblicato per i tipi di Anteo Edizioni e scritto Marco Costa, Andrea Turi e Stefano Vernole membri del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Prefazione di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. Per acquistare il libro Per beneficiare del 20% di sconto sui volumi del catalogo di Anteo Edizioni e di molti altri vantaggi, richiedi la tessera del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Descrizione del libro Considerato “il cuore dell’Eurasia”, lo Xinjiang (in cinese Nuova Frontiera) è con i suoi 1.660.000 chilometri quadrati di superficie – oltre cinque volte l’Italia – la più estesa divisione amministrativa della Cina. Ha fatto parte dell’Impero fin dai tempi remoti e la presenza cinese vi risale alla Dinastia Han (202-220 d.C.).Le difficili condizioni climatiche e geografiche della regione complicano lo sfruttamento delle ingenti risorse energetiche del suo sottosuolo, petrolio e gas naturale innanzitutto, ma anche immensi giacimenti di minerali e di carbone.Soprattutto dallo Xinjiang parte o passa un corridoio di iniziative commerciali e condotte di idrocarburi che lo collegano agli alleati della Repubblica Popolare Cinese quali la Russia, alcune Repubbliche dell’Asia Centrale e il Pakistan. Per comprenderne appieno l’importanza geografica è sufficiente ricordare che sono almeno tre le rotte della Nuova Via della Seta destinate ad attraversarlo.Proprio a causa della sua importanza geopolitica è stato nel corso degli anni sottoposto ad un tentativo di destabilizzazione esterna condotto dalle nazioni atlantiche, il pretesto è stato la presenza di una minoranza uigura. In realtà, dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese ad oggi ha conosciuto uno sviluppo demografico imponente (la politica del “figlio unico” – oggi abolita in tutto il Paese – non è mai stata applicata alle minoranze) e un decollo economico straordinario grazie agli ingenti capitali investiti da Pechino nella regione.Il libro affronta perciò la questione dello Xinjiang sotto vari aspetti, chiarendo inequivocabilmente le politiche decennali attuate dalla Repubblica Popolare Cinesi nell’area e la strumentalizzazione della minoranza uigura compiuta dall’Occidente.
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: LULA SI SCAGLIA CONTRO IL FMI ED IL DOLLARO | OCCHI SUL MONDO In occasione della investitura di Dilma Rousseff come presidente della Banca di Sviluppo dei BRICS il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale e contro l’egemonia del dollaro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e le altre istituzioni finanziarie internazionali per aver imposto le loro regole ai paesi in via di sviluppo, così come ha criticato l’uso diffuso del dollaro, che, secondo lui, minaccia il futuro dell’umanità, e ha esortato la creazione di una moneta unica del blocco BRICS. “Perché tutti i paesi hanno bisogno di fare il loro commercio sostenuto dal dollaro? Perché non possiamo commerciare con le nostre monete? Chi ha deciso che fosse il dollaro?” ha affermato Lula oggi durante la cerimonia di investitura di Dilma Rousseff come presidente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) del BRICS, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. “Abbiamo bisogno di una moneta che trasformi i paesi in una situazione più pacifica, perché attualmente dobbiamo correre dietro al dollaro per esportare”, ha continuato il presidente. Ha anche sottolineato che l’NBD è un’alternativa al FMI, poiché, a differenza di quest’ultimo, non impone condizioni o altri requisiti per prestare denaro. “Non spetta a una banca soffocare l’economia di una nazione come il FMI sta facendo ora con l’Argentina, come ha fatto con il Brasile per così tanto tempo e come ha fatto con i paesi del terzo mondo”, ha detto il presidente brasiliano aggiungendo che “Nessun sovrano può lavorare con un coltello in gola perché ha dei debiti”. “Quando il Fondo Monetario Internazionale o qualsiasi altra istituzione presta a un paese del terzo mondo, la gente si sente nel diritto di comandare, di amministrare i conti di quelle nazioni, come se fossero i loro ostaggi”, ha continuato Lula. A questo proposito, ha esortato il nuovo presidente del NBD a “prestare denaro per aiutare i paesi in via di sviluppo e non soffocarli”, poiché molti già “accumulano debiti impagabili” con le agenzie internazionali tradizionali. La banca del BRICS “rappresenta molto per chi sogna un nuovo mondo”, ha scritto in seguito in un thread su Twitter. “Non è giusto che finiamo il XXI secolo come abbiamo iniziato il XX secolo, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”.  “È intollerabile che, su un pianeta che produce abbastanza cibo per soddisfare i bisogni dell’umanità, milioni di uomini, donne e bambini non abbiano niente da mangiare. È inaccettabile che l’avidità di una piccola minoranza metta a rischio la sopravvivenza dell’umanità”, ha fatto notare Lula nel suo discorso riferendosi alle condizioni di molti paesi che non dispongono di cibo per la loro popolazione. Lula ha sottolineato che la Nuova Banca di Sviluppo ha tutte le condizioni per diventare una grande banca del Sud Globale, che rifiuta le “catene delle condizionalità” dell’Occidente e che...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/15/brasile-e-cina-insieme-per-un-mondo-di-pace-sviluppo-e-democrazia/ La visita di Lula in Cina ha contribuito a rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche bilaterali tra i due Paesi, ma anche a fare ulteriore passo in avanti verso il multipolarismo e contro le spinte egemoniche. Il 14 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto a Pechino il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha effettuato in quest’occasione il suo primo viaggio al di fuori delle Americhe dalla sua rielezione. Il ricevimento per Lula è avvenuto nella Grande Sala del Popolo della capitale cinese, dopodiché entrambi i capi di stato insieme al loro entourage hanno iniziato un incontro allargato e poi firmato 15 accordi di cooperazione per un totale di 10.000 milioni di dollari in settori come commercio, tecnologia e comunicazione. Le parti hanno convenuto di approfondire la cooperazione nella lotta contro la povertà, lo sviluppo sociale e l’innovazione scientifica e tecnologica, nonché di ampliare la loro cooperazione in settori quali la tutela dell’ambiente, la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia a basse emissioni di carbonio e l’economia digitale. Il Brasile e la Cina hanno espresso interesse a sfruttare il 30° anniversario del loro partenariato strategico e il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche per continuare a incoraggiare il dialogo bilaterale, aumentare la fiducia politica reciproca e consolidare le basi politiche delle relazioni tra i due Paesi. “Nessuno vieterà al Brasile di migliorare le sue relazioni con la Cina”, ha affermato a tal proposito il leader brasiliano. Dal canto suo, il presidente Xi ha osservato che in quanto partner strategici globali, Cina e Brasile condividono ampi interessi comuni: “La Cina vede e sviluppa sempre le relazioni con il Brasile da una prospettiva strategica e a lungo termine, e vede la relazione come un’alta priorità nella sua agenda diplomatica”, ha affermato. In quest’occasione, i due capi di Stato hanno rinnovato i loro sforzi a favore della pace, dello sviluppo, dell’equità, della giustizia, della democrazia, della libertà e di altri valori comuni dell’umanità, difendendo il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e il ruolo dell’ONU nel sistema internazionale. Il Brasile e la Cina sono uniti nel promuovere la democratizzazione delle relazioni internazionali e del multilateralismo, respingendo ogni forma di egemonismo. Allo stesso tempo, il Brasile ha rinnovato il suo impegno a rispettare il principio di “una sola Cina”, considerando Taiwan come parte inscindibile del suo territorio. “La Cina è una forza indispensabile nella politica globale, nell’economia e nel commercio, nella scienza e nella tecnologia, e svolge un ruolo fondamentale nella promozione della pace e dello sviluppo nel mondo. Il Brasile è impegnato a costruire relazioni più strette con la Cina dalla prospettiva strategica di plasmare un ordine internazionale giusto ed equo”, ha affermato Lula. Tra le altre questioni, Lula e Xi hanno convenuto che il dialogo e la negoziazione sono l’unica via praticabile per uscire dalla crisi in Ucraina, motivo per cui tutti gli sforzi che portano a una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti. Secondo la dichiarazione rilasciata dalle delegazioni al termine dell’incontro, il Brasile ha accolto...