2 Novembre 2026

Mondo Multipolare

di Stefano Vernole Introduzione alla “Nuova Frontiera” Lo Xinjiang è una regione della Cina nordoccidentale tra le più grandi del Paese: si trova tra Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan, India, la Regione Autonoma del Tibet e le province del Qinghai e del Gansu. Lo Xinjiang, ceduto dal Guomindang all’Esercito Popolare di Liberazione nel 1949, ha acquisito lo status di autonomia nel 1955 per la presenza sul territorio della minoranza uigura, uno dei cinquantasei gruppi etnici riconosciuti da Pechino. I tratti antropometrici simili a quelli delle popolazioni dell’Asia Centrale con le quali condivide anche le tradizioni culturali, la confessione religiosa (Islam sunnita) e la lingua turcofona fanno del gruppo uiguro una delle minoranze etniche cinesi maggiormente distinta dall’etnia maggioritaria del Paese, quella Han. Se la Regione Autonoma dello Xinjiang occupa circa 1/6 del territorio cinese, la minoranza degli Uighuri rappresenta meno dell’1% dell’intera popolazione della Repubblica Popolare: circa 12 milioni su 1,4 miliardi di abitanti del Paese. Si tratta di un territorio immensamente più ricco del Tibet, che ha conosciuto uno sviluppo considerevole a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo. Le attività industriali si concentrano principalmente nei centri urbani del nord, attirando mano d’opera specializzata dal resto della Cina; la parte sud, a maggioranza uigura, è ancora relativamente agricola e basata sull’allevamento1. Come conseguenza del decollo economico ha conosciuto l’immigrazione degli Han e di altre etnie cinesi attirati dalle possibilità occupazionali; la capitale, Urumqi, si è notevolmente modernizzata, sono state realizzate diverse linee ad alta velocità ferroviaria, nuovi aeroporti e la popolazione è cresciuta di almeno il 40% tra il 1990 e il 2010. Quello del notevole incremento demografico è uno degli aspetti chiave per smontare le accuse che vengono periodicamente rivolte nei confronti del Governo di Pechino dal mainstream occidentale; al contrario della maggioranza Han, la popolazione uighura non è stata mai obbligata alla “politica del figlio unico” adottata dalla Repubblica Popolare Cinese2. Attualmente si calcola che sugli attuali 24 milioni di abitanti dello Xinjiang, il 46% siano Uiguri e il 39% Han. La lingua ufficiale della regione è l’uiguro, anche se ovviamente i suoi cittadini vengono invitati a studiare anche il cinese mandarino per una migliore integrazione nel Paese; i luoghi di culto islamici e le tradizioni locali sono decisamente rispettati, alla pari degli altri culti riconosciuti: il taoismo, il buddismo, il cattolicesimo e il protestantesimo. Le moschee in Cina sono circa 35.000 e i musulmani Hui dispongono anch’essi di una regione autonoma, il Ningxia (al confine con la Mongolia Interna, è una delle regioni vinicole più attive), dove le donne possono indossare il hjiab se lo desiderano e i ristoranti halal abbondano. Vi è tuttavia una parte minoritaria della popolazione dello Xinjiang, abbastanza localizzata, che ha coltivato l’idea di costituire uno Stato indipendente, il cui nome dovrebbe essere Turkestan orientale. Alcuni partiti indipendentisti si sono quindi formati a tale scopo, tra di essi il più violento è il Partito Islamico del Turkestan (o Movimento Islamico del Turkestan Orientale), divenuto una vera e propria struttura...
Un’analisi di Luc Michel – cfr. new-africa.org Traduzione per il CeSEM di Sorel Mbah Faustin-Archange Touadera, il presidente della Repubblica Centrafricana, è decisamente uno tra i primi capi di Stato africani che è riuscito a fare capire agli occidentali che è lui, il suo popolo e il suo esercito che decideranno del destino del Paese e non una terza parte. Dopo aver rafforzato i legami con la Russia e aver successivamente vinto le elezioni nonostante le campagne di intossicazione condotte dalla forza neo colonialista, Touadera ha dimostrato di avere più di un asso nella manica. In effetti, mentre le operazioni di riconquista del territorio da parte dell’esercito e degli alleati bilaterali proseguono, un vertice sotto l’egida della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (CIRGL), che doveva aprirsi a Luanda, è stato per la seconda volta respinto sine die (senza ulteriore data) dal presidente Touadera. E su questo punto, la presidenza è stata chiara. Se Faustin Archange Touadera si spostasse a Luanda sarebbe solo per affermare la sua posizione: non ci sarà discussione con chi non rispetta i termini dell’accordo di pace. Quelli “devono essere arrestati e portati alla giustizia”, aveva martellato il portavoce della presidenza. Un modo per far capire alla parte occidentale che è il presidente Touadera a controllare il terreno e non questa forza di occupazione È il Presidente Touadera che controlla il terreno: sconvolti, i responsabili dell’Unione Africana, della Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale, dell’ONU e dell’UE si sono incontrati con il Presidente Touadera in videoconferenza. “Le discussioni hanno riguardato essenzialmente la situazione politica e il processo di pace. Queste diverse istanze continuano la loro richiesta di dialogo “, si legge su Radio France Internationale (RFI). Queste istituzioni sottolineano altresì “l’urgente necessità di rilanciare il processo di pace e di riconciliazione”, in particolare attraverso l’accordo di pace del 6 febbraio 2019 tra le autorità, i gruppi armati, le forze vive, donne e giovani. L’obiettivo: “raggiungere un consenso per trovare soluzioni politiche sostenibili alla crisi”, indicano gli alti responsabili nel loro comunicato comune. Il portavoce della presidenza, dal canto suo, assicura che la posizione resta invariata. Il presidente prenderà in considerazione l’apertura di un dialogo con l’opposizione democratica una volta completato il processo elettorale. Per quanto riguarda i gruppi armati, non si tratta di dialogare con chi non rispetta i termini dell’accordo”, prosegue RFI. Il tono è deciso: non si tratta di forzare o decidere al posto del presidente centrafricano! Questo distacco da parte della Repubblica Centrafricana, dalla Francia e dall’ONU, e anche il riavvicinamento con la Russia rimangono una pillola difficile da digerire per quegli occidentali che vogliono solo tenere il Paese nel caos per organizzare il loro saccheggio continuo delle risorse naturali. La popolazione centrafricana non è assolutamente pronta a rivedere lo sbarco dei numerosi contingenti che pretendono di garantire la sicurezza del Paese e la forza di occupazione è lontana dal suo obiettivo, che è il rovesciamento del presidente centrafricano. Dotato di intelligenza e da abile matematico qual è, egli ha saputo...
Era previsto, questo agitamento pre-elettorale nella Repubblica Centrafricana con la ripresa dell’attività dei movimenti ribelli. La scintilla che fa accendere il fuoco è naturalmente il rigetto, legale, giustificato della candidatura di Francois Bozizé, l’ex Presidente del Paese, che ha dalla sua parte alcuni gruppi ribelli che seminano la zizzania in Repubblica Centrafricana. Partito per riattivare i suoi gruppi ribelli, Francois Bozizé conta sui suoi due ragazzi di cui uno fu suo Ministro della Difesa. Per contrastare le velleità che provengono dal Camerun, uno, capo ribelle acquisito alla causa di Bozizé, ha lanciato il Movimento di Liberazione del Camerun (MLC) e bloccato il corridoio commerciale in definizione e proveniente dal Camerun. La strategia è pronta! Come una preda isolata da un predatore, il Paese è in procinto di subire la sua ennesima destabilizzazione! Il Presidente Faustin Archange Touadera, Capo di Stato, si prende le sue responsabilità e chiama l’aviazione russa ad intervenire a fianco delle FACA (Forze Armate Centrafricane). L’entrata in gioco dei Sukhoi SU-34 dell’aviazione russa e i suoi raids chirurgici. Per annientare definitivamente questo movimento ribelle vicino all’ex Presidente Francois Bozizé, dopo che i droni avevano fornito con precisione le posizioni dei ribelli, l’aviazione russa ha fatto entrare in azione i Sukhoi SU-34 Fullback Skyhammer. Si tratta di un vero fantasma del cielo. Centomila chilometri di raggio d’azione, 2.200 chilometri all’ora di velocità per 4.000 chilometri di autonomia. Skyhammer, il suo nome in codice vuol dire “Martello del Cielo”. Questo Martello va in maniera chirurgica a colpire il quartier generale del Movimento di Liberazione del Camerun (MLC) del generale Sidiki per riaprire il corridoio frontaliero con il Camerun e permettere il rastrellamento al suolo delle Faca, i ruandesi e gli altri. Sidiki e i suoi principali comandanti muoiono durante questi raids. Decisa a mettere in condizione di non nuocere tutti i movimenti ribelli che hanno in mano gli accordi Khartoum, i quali materializzano la pace che in Repubblica Centrafricana non si è mai ritrovata, l’aviazione russa apre il fuoco sulla base ribelle guidata dai pro-Bozizé tra cui i suoi due figli. Questi ultimi due trovano la morte durante i bombardamenti. L’offensiva di Bangui, messa in opera dai ribelli, muore sul nascere. I ribelli delle postazioni avanzate nei pressi di Bangui sono immediatamente neutralizzati 2. Il voltafaccia della Minusca di fronte ai raids aerei dell’esercito russo A favore della Francia, la Minusca ha inizialmente chiuso gli occhi e lasciato senza protezione un corridoio di movimenti ribelli verso la capitale Bangui. Sotto la pressione e le minacce del Governo centrafricano deciso a combattere contro queste forze ribelli e dei raids mirati dell’aviazione russa, il capo della Minusca va effettivamente, a costo di perdere la sua funzione, ad interporsi e a dissuadere così i ribelli, al punto di convincerli a confinarsi nei loro campi anziché a lanciare l’operazione su Bangui. Infatti, questi movimenti dovevano, seguendo la loro strategia iniziale, ritrovarsi a Bangui per far cadere collettivamente il Governo ed impedire la tenuta, il 27 dicembre 2020, delle elezioni generali tra cui...