3 Novembre 2026

Mondo Multipolare

di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/06/05/la-dedollarizzazione-prosegue-inarrestabile/ Si è conclusa a Città del Capo, in Sud Africa, la riunione dei paesi aderenti ai BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, e sarà ricordata come il momento in cui la dedollarizzazione è diventata adulta. Infatti la tendenza è quella di abbandonare progressivamente l’uso del dollaro statunitense nelle transazioni commerciali internazionali e passare all’uso delle proprie monete nei commerci bilaterali. Sono oramai molti i paesi che stanno iniziando ad usare le proprie monete nei commerci bilaterali e che stanno uscendo dal monopolio del dollaro. Vediamo alcuni esempi: Cina e Brasile regolano gli scambi in Yuan e Real, la Francia ha concluso alcune transazioni in Yuan, India e Malesia aumentano l’uso della Rupia nel commercio bilaterale. Pechino e Mosca commerciano stabilmente in Yuan e Rubli da tempo per eludere le sanzioni applicate alla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina, mentre i 10 Paesi dell’ASEAN spingono per il commercio regionale e investimenti in valute locali, non in dollari. L’Indonesia, la più grande economia dell’ASEAN, sta lavorando con la Corea del Sud per aumentare le transazioni in Rupie e Won. Il Pakistan sta cercando di iniziare a pagare la Russia in Yuan per le importazioni di petrolio e gli Emirati Arabi Uniti stanno parlando con l’India per fare più commercio non-oil in Rupie. La dedollarizzazione persisterà e crescerà; non è più una questione di se, ma di quando.
venezuela-flag
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/06/06/il-venezuela-torna-protagonista-dellintegrazione-regionale-e-della-geopolitica-mondiale/ Con il vertice di Brasilia, ha ripreso vigore il processo di integrazione regionale sudamericana, di cui il Venezuela è uno dei principali attori. Intanto Maduro visita la Turchia e l’Arabia Saudita, e il Venezuela torna protagonista anche in seno all’OPEC. Il vertice di Brasilia dello scorso 30 maggio ha segnato un nuovo balzo in avanti per l’integrazione regionale sudamericana, dopo il rallentamento degli ultimi anni dovuto all’imporsi di diversi governi di centro-destra asserviti agli interessi divisivi dell’imperialismo nordamericano. Grazie proprio all’elezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla testa del Brasile, prima economia del continente, l’integrazione regionale sembra ora godere di una rinnovata salute. Allo stesso tempo, a godere di questo nuovo assetto politico del continente sudamericano è anche il Venezuela, che con il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile e l’ascesa di Gustavo Petro a capo della Colombia ha potuto riallacciare le relazioni diplomatiche con i due Paesi confinanti, tornando protagonista in questo processo che coinvolge l’intero Sud America. Al vertice di Brasilia hanno infatti partecipato undici presidenti sudamericani e il primo ministro peruviano, Alberto Otárola, che ha partecipato in vece della presidente golpista Diana Boluarte. Nel suo intervento, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha sottolineato che nel mondo sta emergendo una nuova geopolitica globale con attori importanti che sono in prima linea nei processi di cambiamento. Il leader della Repubblica Bolivariana ha ricordato che in precedenza esisteva un mondo unipolare “dove l’impero nordamericano era egemonico e dominante”, mentre ora stanno emergendo nuovi attori che stanno modificando tali equilibri. “In questa nuova geopolitica mondiale è emerso un movimento molto importante, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), un movimento potente che senza dubbio diventa oggi la punta di diamante o l’avanguardia dei processi di cambiamento della geopolitica mondiale, del potere mondiale“, ha analizzato Maduro, che ha rinnovato l’interesse di Caracas per l’ingresso nell’organizzazione delle principali economie emergenti. Maduro ha anche sottolineato l’importanza di procedere verso l’integrazione regionale in base ai principi di quello che è già stato ribattezzato il Brasilia Consensus, in opposizione al vecchio Washington Consensus imposto dagli Stati Uniti ai Paesi in via di sviluppo, soprattutto latinoamericani. “Siamo una corrente popolare, rivoluzionaria, bolivariana, di sinistra, e abbiamo partecipato a tutti i processi di integrazione in America Latina e nei Caraibi, e non abbiamo problemi a sederci, discutere, parlare francamente con qualsiasi forza politica, con qualsiasi presidente con qualsiasi corrente, ed è quello che ha avuto luogo: un dialogo rispettoso, tollerante, unità nella diversità“, ha assicurato Maduro. Già alla vigilia del vertice di Brasilia, Lula, uno degli ideatori dei BRICS, aveva affermato di essere pronto a sostenere la candidatura del Venezuela per l’ingresso nell’organizzazione. Il leader brasiliano ha anche ricordato che, a causa dell’ostracismo di Jair Bolsonaro, il suo Paese non ha potuto intrattenere legami normali con il vicino Venezuela, ma ha sottolineato che ora ci sono le condizioni per recuperare le relazioni commerciali e per rafforzare i legami culturali, scientifici ed educativi tra i due Paesi, oltre a lavorare congiuntamente per la sicurezza al confine. “Speriamo che nessuno chiuda mai più le porte tra...
Un punto chiave della “rivoluzione verde” voluta da Xi Jinping è quello che riguarda l’industria dei veicoli elettrici, la quale rappresenta non solo un punto nevralgico della transizione energetica, ma anche una componente vitale per l’economia cinese e per le ambizioni del Dragone di progredire verso un primato tecnologico. Si tratta di un settore che, negli ultimi anni, è cresciuto a vista d’occhio facendo raggiungere alla potenza asiatica una ulteriore posizione di rilievo nel panorama internazionale. Non è un segreto che l’industria dei trasporti contribuisca in modo significativo alla produzione di emissioni dirette di anidride carbonica. L’utilizzo di veicoli elettrici rappresenterebbe, dunque, un legittimo alleati alla decarbonizzazione del settore dei trasporti il quale fino al 2019 è stato responsabile di circa il 24% delle emissioni dirette di anidride carbonica su scala globale – a tale picco ha fatto seguito una piccola riduzione di queste emissioni durante la pandemia di COVID-191. In ogni caso, non vi è dubbio che il successo nella gestione di questo processo comporterebbe significativi progressi alla transizione verde ed è per tale motivo che numerose nazioni – in particolare Cina, Stati Uniti e Germania – hanno mostrato un notevole interesse per lo sviluppo di veicoli elettrici. Naturale è che, a differenza della controparte alimentata coni classici benzina e gasolio, i tali veicoli mostrino di avere una maggiore efficienza e propensione al rispetto per l’ambiente. Motori elettrici e batterie ricaricabili sono utilizzati al posto di motori a combustione interna e benzina. L’industria automobilistica offre una gamma di veicoli con diverse fonti di alimentazione: veicoli completamente elettrici (BEV), ibridi (HEV) che integrano sia l’alimentazione elettrica che quella a benzina e ibridi plug-in (PHEV), i quali possono essere ricaricati tramite erogatori di energia esterni. I veicoli elettrici a batteria (BEV) presentano le emissioni più basse, tuttavia, i veicoli elettrici ibridi (HEV) e i veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV) sono più adatti a soddisfare le esigenze di guida di una popolazione più ampia di conducenti. L’attuazione di politiche volti ad ottenere significativi progressi nella tecnologia legata a questo settore produttivo hanno il tutto il potenziale necessario per ottenere significativi miglioramenti nella sostenibilità del comparto dei trasporti. L’obiettivo principale dei veicoli elettrici, infatti, è quello di rivoluzionare il settore diminuendo la dipendenza dal petrolio, riducendo al minimo le emissioni e le spese e, contemporaneamente, migliorare la sicurezza energetica e la sostenibilità ambientale. Lo sviluppo continuo di tecnologie specifiche mirato all’ottimizzazione dell’efficienza energetica e alla riduzione dell’impatto ambientale ha il potenziale per facilitare un futuro più verde con emissioni di carbonio ridotte e vantaggi globali. In breve, l’implementazione di soluzioni di mobilità elettrica rappresenta una strada promettente da battere verso un concetto di trasporto rispettoso dell’ambiente e un ecosistema globale più longevo2. In Cina, la rapida espansione delle capacità tecnologiche e dei sistemi di produzione, insieme alla crescita delle vendite sul mercato dei veicoli elettrici contribuisce ad accrescere l’importanza di questo settore. Se si guardano i numeri, le vendite aggregate di veicoli elettrici in Cina sono aumentate notevolmente negli ultimi dieci anni,...
xian
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/21/il-vertice-cina-asia-centrale/ Nella maestosa Xi’an, Capitale della Cina per 13 Dinastie, si è tenuto il Vertice Cina – Asia Centrale, con l’obiettivo di rafforzare i Rapporti tra la Repubblica Popolare e i Paesi dell’Asia Centrale, per costruire una Comunità dal Futuro condiviso. Al vertice, ignorato quasi completamente dalla nostra stampa, hanno partecipato oltre la Cina il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan. Durante il discorso di apertura del vertice, pubblicato da Herta Manenti sul suo profilo Facebook, il Presidente cinese Xi Jinping ha riassunto in otto punti il suo pensiero politico e le azioni per metterlo in pratica. In primo luogo, dobbiamo rafforzare la struttura istituzionale. Abbiamo istituito meccanismi di incontro su affari esteri, economia, commercio e dogane, nonché un consiglio per gli affari economici . La Cina ha anche proposto di istituire meccanismi di incontro e dialogo su industria e investimenti, agricoltura, trasporti, risposta alle emergenze, istruzione e tra partiti politici, che rappresentano piattaforme per una cooperazione a tutto tondo reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi. In secondo luogo, dobbiamo espandere i legami economici e commerciali. La Cina adotterà ulteriori misure di facilitazione commerciale, migliorerà i trattati bilaterali sugli investimenti e aprirà “corsie verdi” per lo sdoganamento semplificato dei prodotti agricoli e affini in tutti i porti di prossimità tra la Cina e i paesi dell’Asia centrale. La Cina terrà anche un evento di vendita in “live streaming” per promuovere ulteriormente i prodotti dell’Asia centrale e costruire un centro per il commercio di materie prime. Tutto questo fa parte di uno sforzo per spingere il commercio bilaterale a nuovi livelli. In terzo luogo, dobbiamo approfondire la connettività. La Cina si adopererà per aumentare il volume del trasporto transfrontaliero di merci, sostenere lo sviluppo del corridoio di trasporto internazionale transcaspico, migliorare la capacità di traffico dell’autostrada Cina-Kirghizistan-Uzbekistan e dell’autostrada Cina-Tagikistan-Uzbekistan e implementare le consultazioni sulla ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. La Cina cercherà di modernizzare i porti d’ingresso esistenti a un ritmo più serrato, aprire un nuovo porto d’ingresso a Bedel ( un passo di montagna nella catena montuosa del Tian Shan tra il Kirghizistan e lo Xinjiang cinese)e promuovere l’apertura del mercato del trasporto aereo e costruire una rete logistica regionale. La Cina intensificherà inoltre lo sviluppo dei centri di assemblaggio sulla China-Europe Railway Express, incoraggerà le imprese a costruire magazzini nei paesi dell’Asia centrale e costruirà una piattaforma completa di servizi digitali . In quarto luogo, dobbiamo espandere la cooperazione energetica. La Cina vorrebbe proporre di istituire un partenariato per lo sviluppo energetico Cina-Asia centrale. Dovremmo accelerare la costruzione della linea D del gasdotto Cina-Asia centrale, espandere il commercio di petrolio e gas, perseguire la cooperazione tra tutte le catene industriali energetiche e rafforzare la cooperazione su nuove forme energetiche e sull’uso pacifico dell’energia nucleare. In quinto luogo, dobbiamo promuovere l’innovazione verde. La Cina lavorerà con i paesi dell’Asia centrale per condurre la cooperazione in aree come il miglioramento e l’utilizzo di terreni salini-alcalini e l’irrigazione a risparmio idrico, costruire insieme...
turchia
A cura di Gokhan Kurtaran FONTE ARTICOLO: https://www.aa.com.tr/en/turkiye/turkiye-obvious-nation-for-expanded-brics-says-leading-economist/2896122# L’economista britannico Jim O’Neill ha affermato che la Turchia ha affrontato le complicazioni del sistema incentrato sugli Stati Uniti e del nuovo ordine mondiale. La Turchia sarebbe un’aggiunta ovvia a un gruppo BRICS allargato; così l’economista Jim O’Neill, colui che ha coniato l’acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, tutte economie emergenti. Parlando con l’agenzia di stampa Anadolu, O’Neill ha affermato che numerosi paesi stanno facendo domanda per entrare a far parte dei BRICS. Egli vede questo fenomeno come un’iniziativa simbolica del mondo emergente a dimostrazione della loro insoddisfazione per la governance globale e lo status quo stabilito dal dominio statunitense dopo la seconda guerra mondiale. O’Neill, che è stato anche presidente del rinomato think tank londinese Chatham House dal 1999 al 2021, aveva precedentemente incluso la Turchia all’interno del MINT (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia), gruppo che rappresenta le economie emergenti. Ha detto, inoltre, che la Turchia ha affrontato le complicazioni del sistema incentrato sugli Stati Uniti e del nuovo ordine mondiale, suggerendo che Ankara potrebbe entrare a far parte di un gruppo BRICS che desidera l’espansione. “In molti modi la Turchia deve farlo a causa della sua geografia unica. Ma anche, forse, nel modo in cui i leader turchi moderni hanno pensato di poter vedere i vantaggi del sistema occidentale così come i vantaggi di un sistema diverso“, ha affermato. Guerra Russia-Ucraina O’Neill ha espresso la convinzione che i paesi all’interno della formazione BRICS – dove si sente il peso economico della Cina – avrebbero “un grande desiderio” che Turchia facesse parte dell’espansione del gruppo. “La Turchia è un paese piuttosto unico in questo senso. È l’unico paese che sembra essere uno dei principali paesi che è stato in grado di svolgere una sorta di ruolo di mediazione per essere considerato credibile sia dall’Ucraina che dalla Russia“, ha detto. O’Neill ha, inoltre, affermato che l’economia russa ha ottenuto risultati migliori rispetto alle previsioni precedenti di circa un anno fa, aggiungendo che le sanzioni occidentali non hanno avuto un impatto reale sulla Russia. Avendo precedentemente ricoperto il ruolo di capo economista di Goldman Sachs per molti anni, O’Neill ha osservato come le banche centrali nelle economie avanzate stiano compiendo sforzi per contenere gli alti livelli di inflazione, cercando di rallentare l’economia; le recenti dichiarazioni della Federal Reserve (Fed) indicano che se l’inflazione continua a diminuire, la stretta monetaria potrebbe finire; O’Neill ha aggiunto che, in futuro, tali azioni da parte della banca centrale statunitense potrebbero avere un impatto positivo sulle economie emergenti. Discutendo delle prospettive economiche nel Regno Unito, O’Neill ha sottolineato che il paese ha attraversato un periodo difficile dal referendum sull’uscita dalla UE tenutosi nel 2016, affrontando le conseguenze di quella che definisce una “decisione folle” in termini intellettuali e politici. O’Neill ha sottolineato che la posizione commerciale del Regno Unito è peggiorata e, nonostante la necessità di lavoratori qualificati, a livello politico ci sono preoccupazioni significative per quanto riguarda l’immigrazione mentre la capacità di...
di Peter Ford FONTE ARTICOLO: https://21stcenturywire.com/2023/05/19/never-mind-who-lost-syria-who-the-hell-lost-saudi-arabia/ La Siria che torna nell’ovile della Lega Araba è un’immagine che la banda del “cambio di regime” di stanza a Washington non avrebbe mai voluto che il mondo vedesse. Più precisamente: mentre il Regno inizia ad essere rivolto verso est, l’impero degli Stati Uniti sta perdendo una delle sue più grandi risorse nel mantenere il suo impero globale. È difficile sopravvalutare il significato della riammissione della Siria nella Lega araba e della partecipazione del presidente Assad al vertice arabo di Jeddah. Il significato va ben oltre la Siria stessa. Andiamo dritti al punto: si tratta di un duro colpo per gli Stati Uniti e i suoi alleati e non c’è da stupirsi che i commenti dei think tank di Washington e delle pubblicazioni come il Financial Times siano così aspri in merito. Non è solo che l’odiato Assad stia uscendo dall’isolamento imposto dagli Stati Uniti e che al mondo viene ricordato il fallimento della politica statunitense in Siria. Ancora più importante, assolutamente sbalorditivo, è il fatto che un importante cliente statunitense, precedentemente completamente allineato alle posizioni di Washington, l’Arabia Saudita, abbia preso l’iniziativa nel farsi beffe del desiderio statunitense di mantenere isolata la Siria. Perché è stata proprio l’Arabia Saudita, fresca di mostrare il dito agli Stati Uniti, ad arrivare ad un accordo per ridurre la tensione con l’ Iran, per di più sponsorizzato dalla Cina con l’Iran, e, in seguito a spingere altri membri della Lega Araba ad accettare il ritorno della Siria. Ciò è avvenuto dopo che l’Arabia Saudita si è rifiutata di pompare più petrolio per aiutare Biden a tenere prezzi del gas più bassi negli Stati Uniti. Alcuni a Washington cercano di consolarsi con il pensiero che una maggiore influenza saudita a Damasco contribuirà a diminuire la presunta presa dell’Iran sulla Siria. Così, però, mancano il punto poiché con la pace tra l’Arabia Saudita e l’Iran, l’Arabia Saudita non ha motivo di temere l’influenza iraniana in Siria. Sembra che l’Arabia Saudita si sia resa conto del fatto che gli unici vincitori della tensione tra sé stessa e l’Iran sono stati gli Stati Uniti e Israele. Il momento del risveglio potrebbe effettivamente essere arrivato nel 2019 – ma all’epoca è passato inosservato – quando, secondo i rapporti, l’Iran ha diretto massicci attacchi di droni contro la raffineria di Abqaiq nella provincia orientale dell’Arabia Saudita, rimanendo impunito. L’Iran stava inviando un messaggio agli Stati Uniti: mettete il naso nelle nostre esportazioni di petrolio (cosa che la marina americana stava effettivamente facendo) e colpiremo il vostro rappresentante locale. Gli Stati Uniti hanno certamente recepito il messaggio: si sono tranquillamente ritirati. Ma anche il rappresentante locale, l’Arabia Saudita, ha ricevuto il messaggio. «Ehi, pensavo di pagare per avere protezione. E invece sono colpita per colpa vostra!”. Le conseguenze dell’assassinio di Khashoggi e la conseguente temporanea debolezza del principe Mohammed Bin Salman hanno probabilmente ritardato l’elaborazione della debacle navale del Golfo. Ma l’isolamento di Mohammed Bin Salman potrebbe aver aumentato i suoi sentimenti di...
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/24/sono-25-i-paesi-interessati-ad-aderire-ai-brics/ I BRICS diventano sempre più attrattivi, infatti sale a 25 il numero dei Paesi interessati ad aderirvi e ad una moneta comune. Secondo alcuni documenti interni del Segretariato BRICS i Paesi che hanno avanzato la candidatura all’ingresso nel gruppo sono almeno 25.  Nello specifico si tratta di Afghanistan, Arabia Saudita, Algeria, Argentina, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Iran, Kazakistan, Messico, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan, Siria, Thailandia, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela e Zimbabwe. Come visto tra i paesi interessati ad aderire ai BRICS vi è anche l’Arabia Saudita. Il paese si prepara a unirsi ai BRICS, e c’è molto da considerare in termini di impatto sull’economia del paese. Oltre che una semplice mossa geopolitica, l’adesione potrebbe avere implicazioni economiche significative per la regione e il mondo nel suo complesso. Iscriviti alla newsletter del CeSE-M [tnp_form id=”1″] Un vantaggio dell’adesione dell’Arabia Saudita ai BRICS è l’aumento delle opportunità commerciali: con le sue grandi risorse di petrolio e gas naturale, l’Arabia Saudita potrebbe diventare un attore chiave nel commercio di energia all’interno del blocco, che già domina il consumo globale di petrolio e gas con una quota rispettivamente del 30% e del 22%. Inoltre, come membro dei BRICS, l’Arabia Saudita avrebbe l’opportunità di diversificare le sue relazioni commerciali andando oltre i suoi partner tradizionali in Occidente, accedendo a nuovi mercati con una maggiore stabilità economica. (Istituto Italia BRICS)
A cura di Giulio Chinappi Insieme a Maria Morigi, docente e studiosa di archeologia, storia dell’arte e religioni orientali, affrontiamo la questione dello Xinjiang, smentendo la propaganda anticinese dei media occidentali e approfondendo la conoscenza di questa regione, anche alla luce dell’iniziativa della Nuova Via della Seta. Newsletter Centro Studi Eurasia e Mediterraneo [tnp_form id=”1″]
di Veronica Vuotto Da Mao a Xi, la Cina ha subito una radicale trasformazione, non solo nel suo panorama politico ed economico, ma anche nella sua abilità tecnologica, divenendo, oggi, una forza preponderante nel lotto delle potenze leader del settore tecnologico globale; al centro della sua ambizione in questo campo troviamo l’industria dei semiconduttori, quella che – a ragione – viene considerata come la componente vitale dell’elettronica moderna. Così come per la rivoluzione energetica, il percorso della Cina alla ricerca dell’autosufficienza tecnologica è stato lungo e difficile: da isolata dal resto del mondo sotto la guida di Mao – situazione che ha gravemente ostacolato il suo progresso tecnico – oggi Pechino punta ad un ruolo di rilievo globale nel settore tecnologico; un percorso che, adesso, sta cominciando a dare i suoi risultati anche se i primi passi nell’industria dei semiconduttori risalgono proprio all’epoca maoista. Prima di entrare nel merito del discorso e analizzare questa altra poco conosciuta “lunga marcia” cinese, è bene chiarire alcuni dei concetti chiave che torneranno utili nel corso di questo breve saggio: in primis, chiariamo cosa si intende per semiconduttori e microchip, e quale ruolo ricoprano questi nella transizione energetica. I semiconduttori sono sono sostanze di natura cristallina che si comportano come conduttori all’aumentare della temperatura; a temperatura ordinaria, invece, si comportano come isolanti; potremmo definire i microchip come gli eroi silenziosi dell’era digitale: si tratta di minuscoli dispositivi tecnologici che offrono la possibilità di inviare, elaborare e archiviare dati. Infatti, nonostante le loro piccole dimensioni e la scarsa conoscenza sul loro funzionamento da parte dei consumatori finali, i microchip svolgono un ruolo cruciale nella nostra vita quotidiana essendo presenti in numerosi elementi divenuti essenziali, come, ad esempio, gli smartphone, computer e altri dispositivi high-tech da cui dipendiamo ogni giorno; senza il costante e rapido progresso nel campo dei microchip, infatti, non avremmo sperimentato il notevole impatto della tecnologia informatica nelle nostre vite. Lo sviluppo di queste tecnologie sono fondamentali anche nel contesto della transizione energetica visto che, nel passaggio ad un futuro che si vorrebbe basato principalmente su fonti energetiche rinnovabili e sostenibili, abbiamo bisogno di modi più efficienti e affidabili per produrre e distribuire elettricità ed energia. In questo scenario, i semiconduttori sono materiali fondamentali così come i microchip rappresentano componenti imprescindibili nel raggiungimento di risultati concreti: basti pensare alle loro numerose applicazioni in svariati campi, dai veicoli elettrici ai sistemi di reti intelligenti, dalle turbine eoliche ai pannelli solari dove i chip, vengono utilizzati per convertire la luce solare in energia. Al tempo stesso, supportano la regolazione del flusso di elettricità nelle turbine eoliche al fine di garantire un’efficace erogazione della rete. Sono, inoltre, utilizzati nei veicoli elettrici per controllare i diversi sistemi e sensori, nonché per gestire il flusso di potenza dalla batteria al motore. Infine, i semiconduttori vengono utilizzati nei sistemi di reti smart per osservare e controllare il flusso di elettricità in tutta la rete, assicurando che venga indirizzato verso i punti che ne hanno più bisogno. Tuttavia, è...
di Ayman Falak Medina FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-to-increase-local-currency-transactions-reducing-reliance-on-the-us-dollar/ I membri dell’ASEAN hanno concordato di aumentare l’uso delle valute locali nelle transazioni economiche e di promuovere una migliore connettività di pagamento regionale; una mossa che potrebbe essere vista come un continuo cambiamento verso il processo di de-dollarizzazione nella regione. Al 42° Vertice dell’ASEAN tenutosi a Labuan Bajo, in Indonesia, i membri aderenti hanno firmato un accordo volto a spingere la realizzazione di una migliore connettività di pagamento regionale e l’uso delle transazioni in valuta locale (LCT). La mossa viene vista come la strategia messa in atto dal blocco per allontanarsi dalle valute di riferimento per il commercio, come, ad esempio, il dollaro USA. Il dollaro, infatti, è stato il re del commercio globale per decenni; questo non solo perché gli Stati Uniti sono la più grande economia del mondo, ma anche perché il petrolio e la maggior parte delle materie prime hanno un prezzo fissato in dollari. Tuttavia, da quando la Federal Reserve ha intrapreso la sua aggressiva strategia di aumento dei tassi di interesse, le banche centrali dei paesi in via di sviluppo sono state costrette ad aumentare i propri tassi di interesse per arginare il forte deprezzamento delle loro valute. Per essere chiari, il dollaro USA è ancora la valuta dominante tra le riserve globali Forex, visto che, nel quarto trimestre del 2022, rappresentava ancora circa il 58% delle riserve globali. L’euro è secondo e rappresenta il 20% delle riserve Forex globali. Attraverso l’iniziativa di transazione valutaria locale (LCT), i Paesi dell’ASEAN sperano di aumentare il commercio all’interno del blocco, insieme approfondendo l’integrazione finanziaria regionale, rafforzando la resilienza finanziaria e sostenendo le catene di valore regionali. […] L’ASEAN rappresenta circa il 7% del PIL globale. Asean diffidente sull’impatto delle sanzioni I membri dell’ASEAN sono anche diffidenti nei confronti del ruolo che il dollaro svolge nelle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti – insieme all’UE – hanno congelato circa 300 miliardi di dollari di riserve estere della Russia e hanno tagliato le sue principali banche dall’accesso alla rete rapida nel tentativo di paralizzarne l’economia. Queste sanzioni hanno costretto i paesi dell’ASEAN a mitigare i loro rischi e ad impegnarsi nella diversificazione delle loro valute di riserva. Inoltre, gli Stati membri dell’ASEAN sono anche diffidenti sul fatto che gli Stati Uniti possano usare il potere della sua valuta per colpirli in futuro. La Cina si è sbarazzata delle sue obbligazioni del Tesoro statunitense e ora detiene $ 870 miliardi di debito statunitense – il più basso dal 2010. L’Iraq ora ha permesso agli scambi con la Cina di essere regolati attraverso lo yuan e, allo stesso modo, la Cina e l’Arabia Saudita stanno prendendo in considerazione di trattare il prezzo delle vendite di petrolio nella valuta cinese. Le banche centrali dell’Indonesia e della Corea del Sud hanno concordato di espandere l’uso reciproco della valuta locale per le transazioni bilaterali, oltre all’India e agli Emirati Arabi Uniti che hanno finalizzato un accordo per commerciare nelle loro valute nazionali. Il miglioramento...