di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/15/brasile-e-cina-insieme-per-un-mondo-di-pace-sviluppo-e-democrazia/ La visita di Lula in Cina ha contribuito a rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche bilaterali tra i due Paesi, ma anche a fare ulteriore passo in avanti verso il multipolarismo e contro le spinte egemoniche. Il 14 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto a Pechino il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha effettuato in quest’occasione il suo primo viaggio al di fuori delle Americhe dalla sua rielezione. Il ricevimento per Lula è avvenuto nella Grande Sala del Popolo della capitale cinese, dopodiché entrambi i capi di stato insieme al loro entourage hanno iniziato un incontro allargato e poi firmato 15 accordi di cooperazione per un totale di 10.000 milioni di dollari in settori come commercio, tecnologia e comunicazione. Le parti hanno convenuto di approfondire la cooperazione nella lotta contro la povertà, lo sviluppo sociale e l’innovazione scientifica e tecnologica, nonché di ampliare la loro cooperazione in settori quali la tutela dell’ambiente, la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia a basse emissioni di carbonio e l’economia digitale. Il Brasile e la Cina hanno espresso interesse a sfruttare il 30° anniversario del loro partenariato strategico e il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche per continuare a incoraggiare il dialogo bilaterale, aumentare la fiducia politica reciproca e consolidare le basi politiche delle relazioni tra i due Paesi. “Nessuno vieterà al Brasile di migliorare le sue relazioni con la Cina”, ha affermato a tal proposito il leader brasiliano. Dal canto suo, il presidente Xi ha osservato che in quanto partner strategici globali, Cina e Brasile condividono ampi interessi comuni: “La Cina vede e sviluppa sempre le relazioni con il Brasile da una prospettiva strategica e a lungo termine, e vede la relazione come un’alta priorità nella sua agenda diplomatica”, ha affermato. In quest’occasione, i due capi di Stato hanno rinnovato i loro sforzi a favore della pace, dello sviluppo, dell’equità, della giustizia, della democrazia, della libertà e di altri valori comuni dell’umanità, difendendo il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e il ruolo dell’ONU nel sistema internazionale. Il Brasile e la Cina sono uniti nel promuovere la democratizzazione delle relazioni internazionali e del multilateralismo, respingendo ogni forma di egemonismo. Allo stesso tempo, il Brasile ha rinnovato il suo impegno a rispettare il principio di “una sola Cina”, considerando Taiwan come parte inscindibile del suo territorio. “La Cina è una forza indispensabile nella politica globale, nell’economia e nel commercio, nella scienza e nella tecnologia, e svolge un ruolo fondamentale nella promozione della pace e dello sviluppo nel mondo. Il Brasile è impegnato a costruire relazioni più strette con la Cina dalla prospettiva strategica di plasmare un ordine internazionale giusto ed equo”, ha affermato Lula. Tra le altre questioni, Lula e Xi hanno convenuto che il dialogo e la negoziazione sono l’unica via praticabile per uscire dalla crisi in Ucraina, motivo per cui tutti gli sforzi che portano a una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti. Secondo la dichiarazione rilasciata dalle delegazioni al termine dell’incontro, il Brasile ha accolto...
Mondo Multipolare
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/04/05/la-malesia-vuole-sganciarsi-dal-dollaro/ Il Primo Ministro della Malesia ha riproposto al Presidente cinese Xi Jimping la sua vecchia idea di creare un fondo monetario asiatico per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense. La Cina ha risposto ovviamente positivamente ed ha affermato di essere aperta a colloqui con la Malesia sulla formazione del Fondo Monetario Asiatico, ha annunciato il primo ministro malese Anwar Ibrahim, riproponendo una proposta di diversi decenni fa con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal dollaro e dal Fondo Monetario Internazionale. Il presidente ha rivelato martedì che, durante la sua visita ufficiale in Cina la scorsa settimana, il presidente Xi Jimping ha dato il benvenuto a nuovi colloqui sulla questione. “Non c’è motivo per cui la Malesia continui a dipendere dal dollaro”, ha sottolineato Anwar, che ricopre anche la carica di ministro delle finanze, in un discorso al Parlamento, citato da Bloomberg. Ha anche detto che la Banca Centrale del suo paese sta già lavorando per permettere a entrambi gli stati di negoziare affari commerciali usando le loro valute nazionali, lo yuan e il ringit. Anwar ha raccontato di aver inizialmente proposto di formare il Fondo Monetario Asiatico durante il suo primo mandato come ministro delle finanze negli anni 1990. In quel momento, però, la sua idea non prese piede perché il dollaro sembrava ancora forte. “Ma ora, con la forza delle economie di Cina, Giappone e altre, penso che dovremmo discutere di questo, almeno considerare il Fondo Monetario Asiatico e, in secondo luogo, l’uso delle nostre rispettive valute”, ha sottolineato. Le dichiarazioni del presidente malese arrivano pochi mesi dopo che gli ex funzionari di Singapore hanno discusso cosa dovrebbero fare le economie della regione per mitigare i rischi di un dollaro forte che indebolisce le valute locali, compresa quella della Malesia, la cui economia è un importatore netto di cibo. (RT) Insomma un’altra proposta che va nella direzione della dedollarizzazione delle economie arriva dalla Malesia e si affianca alle oramai numerosissime azioni intraprese da altri paesi stanchi dell’egemonia del dollaro. La linea è tracciata ma a Washington come la prenderanno? Armeranno i loro bombardieri e bombarderanno mezzo mondo?
di Andrea Puccio | Occhisulmondo.infoFONTE ARTICOLO: BRASILE: LO YUAN DIVENTA LA SECONDA MONETA NELLE RISERVE VALUTARIE | OCCHI SUL MONDO Lo yuan cinese ha superato l’euro ed è diventata la seconda valuta più importante nelle riserve internazionali brasiliane, secondo un rapporto della Banca centrale come riflesso dell’approfondimento dei legami economici del Brasile con il suo più grande partner commerciale. Fino al 2018, lo yuan era assente dalle riserve estere del paese e ora rappresenta il 5,37% del totale (dati di fine 2022), superando la quota del 4,74% dell’euro. Il dollaro continua a dominare e ammonta all’80,42% delle riserve internazionali totali del paese alla fine dello scorso anno. All’inizio di quest’anno, la Cina e il Brasile si sono mossi per ridurre il dominio del dollaro, con un accordo sull’istituzione di misure di compensazione dello yuan per facilitare il commercio bilaterale e gli investimenti. La Cina è il principale acquirente di minerale di ferro, semi di soia, carne, zucchero e cellulosa esportati dal Brasile. Nel suo rapporto annuale sulle riserve, la Banca Centrale ha riferito che non ci sono state variazioni significative nella composizione del portafoglio rispetto all’anno precedente, quando ha cercato di diversificare le sue allocazioni strategiche, che includono l’aumento dell’esposizione in yuan e anche in oro. Le riserve internazionali totali del Brasile sono scese a 324,70 miliardi di dollari nel 2022, da 362,2 miliardi di dollari dell’anno precedente, a causa di una perdita del 7,45% nei rendimenti del portafoglio causata dall’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e dalla valutazione del dollaro rispetto ad altre valute nel periodo.
di Luigi Medici Per il GEODigest sulla dedollarizzazione pubblichiamo questo articolo risalente ai primi giorni di marzo che, nonostante l’ovvio cambiamento nei numeri riportati nell’analisi, rimane ancora attuale nella sostanza. FONTE ARTICOLO: https://www.agcnews.eu/dedollarizzazione-sanzioni-e-acquisti-sino-indiani-hanno-accelerato-labbandono-del-dollaro-nel-settore-petrolifero/ Le sanzioni occidentali alla Russia hanno iniziato a erodere il lungo predominio del dollaro nelle transazioni petrolifere internazionali. Ciò è in parte dovuto al fatto che la maggior parte degli accordi con l’India, il principale cliente di Mosca per il greggio trasportato via mare, sono stati regolati in valute come il dirham degli Emirati Arabi Uniti o il rublo russo. La preminenza del dollaro è stata periodicamente messa in discussione e tuttavia è continuata a causa degli enormi vantaggi dell’utilizzo della valuta più ampiamente accettata per gli affari, riporta AF. Il commercio di petrolio dell’India, in risposta al tumulto delle sanzioni e alla guerra in Ucraina, fornisce finora la prova più forte di uno spostamento verso altre valute che potrebbe rivelarsi duraturo. Il paese è il terzo importatore mondiale di petrolio e la Russia è diventata il suo principale fornitore dopo che l’Europa ha evitato le forniture di Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina iniziata nel febbraio dello scorso anno. Dopo che è stato imposto alla Russia un tetto massimo per il prezzo del petrolio il 5 dicembre 2022, i clienti indiani hanno pagato la maggior parte del petrolio russo in valute diverse dal dollaro, tra cui il dirham degli Emirati Arabi Uniti e, più recentemente, il rublo russo. Le transazioni negli ultimi tre mesi ammontano all’equivalente di diverse centinaia di milioni di dollari, in uno spostamento che non è mai stato precedentemente registrato. Le economie del G7, l’Unione Europea e l’Australia, alla fine dello scorso anno hanno concordato il prezzo massimo per impedire ai servizi e alle spedizioni occidentali di commerciare petrolio russo a meno che non venga venduto a un prezzo basso forzato per privare Mosca dei fondi per la sua guerra. Alcuni trader con sede a Dubai e le compagnie energetiche russe Gazprom e Rosneft stanno cercando pagamenti non in dollari per alcuni gradi di nicchia di petrolio russo che nelle ultime settimane sono stati venduti al di sopra del prezzo massimo di 60 dollari al barile. Tali vendite rappresentano una piccola quota delle vendite totali della Russia all’India e non sembrano violare le sanzioni, che secondo le previsioni di funzionari e analisti statunitensi potrebbero essere aggirate da servizi non occidentali, come spedizioni e assicurazioni russe. Tre banche indiane hanno sostenuto alcune delle transazioni, poiché Mosca cerca di de-dollarizzare la sua economia e i suoi commercianti per evitare sanzioni. Il pagamento continuato in dirham per il petrolio russo potrebbe diventare più difficile dopo che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna il mese scorso hanno aggiunto la banca russa Mts con sede a Mosca e ad Abu Dhabi alle istituzioni finanziarie russe nell’elenco delle sanzioni. Mts ha facilitato alcuni pagamenti non in dollari del petrolio indiano. Nonostante la maggior parte delle banche russe abbia subito sanzioni dopo la guerra, i clienti indiani e i fornitori russi...
di Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/04/02/la-casa-bianca-ricorda-a-riad-chi-e-il-suo-migliore-amico/ Nell’amministrazione di Joe Biden si sono accorti solo adesso che in Arabia Saudita vengono violati i diritti dei cittadini, una clamorosa disattenzione oppure qualcos’altro bolle in pentola? Come tutti sanno benissimo il regime di Riad è sempre stato uno dei più fedeli alleati della Casa Bianca in medio oriente e uno dei migliori clienti per l’acquisto di armamenti che poi sta usando, per esempio, nella guerra contro lo Yemen. Dal punto di vista militare l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita aveva come principale obiettivo quello di contrastare l’espansione nella regione dell’Iran oltre a rappresentare, sul piano economico, un importante fornitore di petrolio. Ma negli ultimi tempi qualcosa non va nelle relazioni tra i due paesi ed a Washington iniziano a preoccuparsi. Il regime di Riad non è certo un campione nel rispetto dei diritti dei suoi cittadini ed in particolare dei diritti delle donne, ma risulta abbastanza strano che alla Casa Bianca, sempre attenta a vigilare sul rispetto dei diritti umani, non si fossero ancora accorti che in Arabia Saudita qualcosa non va. Forse gli sviluppi degli ultimi mesi non sono piaciuti a Joe Biden ed alla sua amministrazione. La decisione di Riad e Teheran di riallacciare le relazioni diplomatiche grazie alla mediazione cinese, l’avvicinamento con Pechino, il tentativo di passare alle quotazioni del petrolio in yuan invece che in dollari, potrebbero essere tra le cause che hanno fatto sì che alla Casa Bianca si accorgessero solo adesso che l’Arabia Saudita sta violando i diritti della sua popolazione. infatti cinque giorni dopo che l’Arabia Saudita e l’Iran hanno concordato la normalizzazione delle relazioni, il senatore democratico Chris Murphy e il senatore repubblicano Mike Lee hanno presentato una risoluzione che chiede al Dipartimento di Stato di riferire sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita e di controllare anche lo Yemen, dove i sauditi combattono da anni contro i ribelli locali, uccidendo regolarmente i civili. Alla Casa Bianca si sono accorti pure che è in corso una guerra tra gli sceicchi sauditi e lo Yemen dopo nove anni di combattimenti e migliaia di morti oltre al fatto che nel paese si sta consumando la più grave crisi umanitaria degli ultimi tempi. Altra casuale disattenzione della Casa Bianca, ma si sa a Washington hanno molte cose a cui pensare… Ma cosa intendono fare alla Casa Bianca per tentare di riportare in carreggiata Riad? Semplice, ridurre o addirittura interrompere completamente l’aiuto militare agli sceicchi sauditi. Una volta che il Congresso degli Stati Uniti avrà ricevuto il rapporto, i membri del Congresso potranno sospendere anni di aiuti militari al regno. La decisione in questo caso sarà presa sulla base della sezione 502B della legge sull’assistenza all’estero, che in precedenza era stata utilizzata solo nel 1976. Si tratta di una situazione interessante: naturalmente gli Stati Uniti erano ben consapevoli di ciò che stava accadendo in medio oriente e delle politiche che la leadership del Paese arabo stava perseguendo, ma hanno deciso di agire solo...
di Pepe Escobar FONTE ARTICOLO: https://thecradle.co/article-view/22457/Sergey%20Glazyev:%20%E2%80%98The%20road%20to%20financial%20multipolarity%20will%20be%20long%20and%20rocky%E2%80%99 In un’intervista esclusiva con The Cradle, il principale stratega macroeconomico russo critica la lentezza delle riforme finanziarie di Mosca e avverte che non ci sarà una nuova valuta globale senza Pechino. La sede della Commissione economica eurasiatica (CEE) a Mosca, collegata all’Unione economica eurasiatica (EAEU), è senza dubbio uno dei nodi più cruciali dell’emergente mondo multipolare. È lì che sono stato ricevuto dal ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia Sergey Glazyev per una discussione esclusiva e ampliata sulla geoeconomia della multipolarità. Glazyev è stato affiancato dal suo principale consigliere economico Dmitry Mityaev, che è anche il segretario del consiglio scientifico e tecnologico della Commissione Economica Eurasiatica (CEE). La EAEU e la CEE sono formate da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia. Il gruppo è attualmente impegnato nella creazione di una serie di accordi di libero scambio con altre nazioni lungo un arco che va dall’Asia occidentale al sud-est asiatico. La nostra conversazione è stata senza copione, fluida e dritta al punto. Inizialmente avevo proposto alcuni punti di discussione che ruotavano attorno alle discussioni tra l’EAEU e la Cina sulla progettazione di una nuova valuta basata su oro/materie prime che aggirasse il dollaro USA e su come sarebbe stato realisticamente possibile che l’EAEU, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), e BRICS+ adottassero lo stesso modello di valuta. Glazyev e Mityaev sono stati completamente franchi e hanno anche posto domande sul Sud del mondo. Per quanto le questioni politiche estremamente delicate debbano rimanere nascoste, ciò che hanno detto sulla strada verso il multipolarismo è stato piuttosto deludente; in realtà si sono basati sulla realpolitik. Glazyev ha sottolineato che la CEE non può chiedere agli Stati membri di adottare specifiche politiche economiche. Ci sono davvero serie proposte sulla progettazione di una nuova moneta, ma la decisione finale spetta ai leader dei cinque membri permanenti. Ciò implica una volontà politica che alla fine sarà progettata dalla Russia – responsabile di oltre l’80% del commercio EAEU. È del tutto possibile che un rinnovato slancio possa arrivare dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping a Mosca – tenutasi il 21 marzo – dove sono stati tenuti colloqui strategici approfonditi con il presidente russo Vladimir Putin. Sulla guerra in Ucraina, Glazyev ha sottolineato che allo stato attuale la Cina sta guadagnando profumatamente, poiché la sua economia non è stata sanzionata – almeno non ancora – da USA/UE e Pechino sta acquistando petrolio e gas russi a prezzi fortemente scontati. I fondi che i russi stanno perdendo in termini di vendita di energia all’UE dovranno essere compensati dal proposto gasdotto Power of Siberia II che andrà dalla Russia alla Cina, attraverso la Mongolia, ma ci vorranno ancora alcuni anni. Glazyev ha abbozzato alla possibilità che un dibattito simile su una nuova valuta si svolga all’interno della Shanghai Cooperation Organization (SCO), ma qui gli ostacoli potrebbero essere ancora più forti. Ancora una volta, ciò dipenderà dalla volontà politica, in questo caso di Russia e Cina: una decisione congiunta di Xi e...
di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO: https://www.rt.com/news/573935-china-brazil-deal-us-dollar/ Abbandonare la valuta americana nel commercio diminuirà la capacità di Washington di imporre la sua volontà. Cina e Brasile hanno siglato un accordo per condurre scambi bilaterali nelle rispettive valute, eliminando il dollaro USA come intermediario. L’accordo tra i due paesi BRICS – che hanno $ 150 miliardi di scambi annuali – probabilmente sarebbe stato firmato a Pechino questa settimana se solo la visita programmata del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva non fosse stata rinviata a causa di una malattia. Più o meno nello stesso periodo, la Cina ha anche condotto il suo primo scambio di gas naturale liquefatto regolato interamente in yuan con la francese TotalEnergies. La decisione del Brasile e della Cina di perseguire il commercio con una valuta diversa dal dollaro rappresenta un enorme momentum geopolitico e un segno che i paesi stanno cercando di abbandonare l’uso della valuta statunitense, in risposta diretta all’abuso da parte di Washington della valuta di riserva globale per i propri scopi egemonici. Sebbene il biglietto verde rimarrà ovviamente una forza di primo piano nel commercio e nell’economia globali, la capacità degli americani di usarlo come strumento con cui opprimere e reprimere altri paesi sta diminuendo. L’egemonia del dollaro Dalla fine della seconda guerra mondiale, il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva globale e uno standard per il commercio internazionale in seguito all’istituzione del sistema di gestione monetaria di Bretton Woods da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati nel 1944. Le materie prime globali sono valutate in dollari USA, mentre Washington si è posizionata come il fulcro del sistema finanziario globale, visto che qui ci è concentrata la maggior parte del capitale. In quanto tali, le banche prendono in prestito e prestano in termini di dollari, rendendo così il biglietto verde la linfa vitale dell’economia globalmente intrecciata. Dopo aver consolidato un così grande potere sul sistema finanziario globale, gli Stati Uniti sono stati, successivamente, in grado di utilizzare il dollaro come un’arma geopolitica in modo palese per imporre la propria volontà su altri paesi, sia direttamente che indirettamente. Ciò è stato fatto attraverso azioni o minacce di tagliare a piacimento individui, entità e persino paesi presi di mira. Queste misure sono davvero efficaci, perché essere inseriti nella lista nera del dollaro USA può far perdere tutto a un’azienda seria, e non solo al mercato americano. Ciò può avere un’influenza così significativa che entità terze, comprese quelle che non hanno nemmeno sede negli Stati Uniti, possono scegliere di evitare di trattare con entità sanzionate a causa dei rischi che questo comporta. Ad essere onesti, tali misure possono servire a scopi meritevoli. Ad esempio, le sanzioni statunitensi possono tagliare i finanziamenti ai gruppi terroristici e contrastare la criminalità organizzata, e, quindi, avere un vero vantaggio in termini di sicurezza. Tuttavia, negli ultimi anni, le sanzioni statunitensi sono diventate sempre più un mezzo per tentare unilateralmente di imporre la volontà americana a paesi terzi e con l’intenzione di servire fini geopolitici. Washington è diventata...
di Alastair Crooke per Strategic Culture | Traduzione di Costantino Ceoldo FONTE ARTICOLO: GEOPOLITIKA.RU L’Occidente è bloccato tra il sentimento pubblico che ha creato e la realtà sul campo, scrive Alastair Crooke. Cambiamenti strategici conseguenti. Al termine dell’incontro con Vladimir Putin, Xi Jinping ha detto a Putin: “È in arrivo un cambiamento che non si è verificato in 100 anni e noi stiamo guidando questo cambiamento insieme”. L’“Intesa” è stata siglata durante ore di colloqui nell’arco di due giorni e tra una pletora di documenti firmati. Due potenti Stati hanno formato un dualismo che, sposando una gigantesca base manifatturiera con il preminente fornitore di materie prime, gli armamenti avanzati e l’abilità diplomatica della Russia, lascia gli Stati Uniti nell’ombra. Un posto nell’ombra (assunto per volontà o incapacità di contemplare una transizione così radicale) riflette gli Stati Uniti con le spalle voltate alla partecipazione al mondo multipolare che si sta sviluppando.Con gli Stati Uniti in balia dell’egemonia, l’emergere di una triforcazione globale è inevitabile – comprese le tre sfere della guerra commerciale: Eurasia, guidata da Russia e Cina; Sud globale influenzato dall’India – e con gli Stati Uniti che dominano sulla UE e sulla sfera anglosassone.Ma non era questa l’essenza di ciò che il Presidente Xi intendeva per “cambiamento”; il cambiamento del sistema commerciale, militare e monetario era già “pronto”. Quello che Xi e Putin suggeriscono è che dobbiamo mettere da parte i vecchi occhiali dell’orientalismo occidentale, con cui siamo stati abituati a vedere il mondo e pensarlo in modo diverso e in modi diversi. La trasformazione non è mai facile. Come sta reagendo la classe politica statunitense? Si sta agitando selvaggiamente. È profondamente spaventata dalla manifestazione di questa nuova alleanza. Si è scagliata, come al solito, con un’esplosione di propaganda: Putin ha ottenuto ben poco dalla visita di Xi, a parte lo sfarzo e le cerimonie; quella di Xi è stata una “visita al capezzale” di un paziente malato; la Russia è stata umiliata diventando una colonia delle risorse cinesi e, per finire, il vertice non è riuscito a trovare una soluzione per l’Ucraina. Tutta questa propaganda non ha senso, ovviamente. Si tratta di canards gettati al vento. Washington sa quanto sia convincente la narrazione cinese: la Cina cerca l’armonia, la pace e uno stile di vita significativo per tutti. L’America, invece, è sinonimo di dominio, divisione e contenimento – e di guerre sanguinose, di tipo coloniale, per sempre (nel meme della Cina). La narrazione di Xi ha una certa forza, non solo nel mondo “che rifiuta di allinearsi”, ma anche all’interno dell’“altra America”. Risuona persino un po’ nell’Europa, altrimenti del tutto “orecchiata”. Il problema è che queste “due Americhe” – l’oligarchia di diritto e l’“altra America” – semplicemente non sono state in grado di dialogare tra loro e si sono ritirate in sfere separate: le piattaforme tecnologiche occidentali (come Twitter) sono state consapevolmente configurate in modo da non ascoltare l’“altra America”. E per cancellare, o de-piattaformare, le voci contrarie. L’odierno schema anti-russo è un altro derivato della “psicologia...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/31/rivoluzione-asean-basta-pagamenti-in-euro-e-dollari/ Il 29 marzo, il sito ASEAN Briefing ha annunciato, attraverso l’articolo tradotto di seguito, che l’organizzazione dei Paesi del sud-est asiatico sarebbe pronta a non utilizzare più dollari ed euro le transazioni internazionali, sostituendoli con le valute locali. Un nuovo duro colpo all’egemonia economica occidentale. Martedì (28 marzo) è iniziata in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle Finanze dell’ASEAN e dei governatori delle banche centrali. In cima all’ordine del giorno vi sono le discussioni per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica nelle transazioni finanziarie e passare agli accordi nelle valute locali. L’incontro ha discusso gli sforzi per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction). Si tratta di un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (Local Currency Settlement, LCS) che ha già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN. Ciò significa che un sistema di pagamento digitale transfrontaliero dell’ASEAN verrebbe ulteriormente ampliato e consentirebbe agli stati dell’ASEAN di utilizzare le valute locali per il commercio. Un accordo su tale cooperazione è stato raggiunto tra Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia nel novembre 2022. Ciò segue l’autorità di regolamentazione bancaria dell’Indonesia, che ha affermato il 27 marzo che la Banca d’Indonesia si sta preparando a introdurre il proprio sistema di pagamento interno. Il presidente indonesiano Joko Widodo ha esortato le amministrazioni regionali a iniziare a utilizzare le carte di credito emesse dalle banche locali e a smettere gradualmente di utilizzare i sistemi di pagamento esteri. Ha sostenuto che l’Indonesia doveva proteggersi dalle perturbazioni geopolitiche, citando le sanzioni contro il settore finanziario russo da parte di Stati Uniti, UE e dei loro alleati per il conflitto in Ucraina. Allontanarsi dai sistemi di pagamento occidentali è necessario per proteggere le transazioni da “possibili ripercussioni geopolitiche“, ha affermato Widodo. Delle nazioni dell’ASEAN, solo Singapore ha imposto sanzioni alla Russia, mentre tutte le altre nazioni dell’ASEAN continuano a commerciare con il Paese. C’è stato allarme per il rischio di essere coinvolti in sanzioni secondarie guidate dagli Stati Uniti, poiché essi sono a corto di impatto sui paesi dell’Asia centrale e meridionale coinvolti nella produzione di cotone, una delle principali industrie della regione che impiega milioni di persone. Gli investitori stranieri in Asia potrebbero voler prendere in considerazione l’ammontare di dollari USA, euro e yen detenuti nei loro conti alla luce di una decisione ventura sul commercio di valuta dell’ASEAN. Dovrebbero essere intraprese discussioni professionali in merito a qualsiasi movimento di fondi aziendali verso valute alternative.
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: LA FRANCIA ACQUISTA GAS DALLA CINA IN YUAN | OCCHI SUL MONDO La Francia ha comprato per la prima volta gas naturale liquefatto (GNL) dalla Cina pagandolo in yuan ha riferito la Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange. Il colosso cinese del gas e del petrolio CNOOC e la francese TotalEnergies hanno realizzato per la prima volta una transazione per l’acquisto di gas naturale liquefatto non in dollari ma in yuan, secondo quanto dichiarato dalla Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange, la borsa cinese dove vengono quotati sia il gas che il petrolio. “CNOOC e TotalEnergies hanno completato il primo scambio di GNL sulla borsa con regolamento in valuta cinese”, ha dichiarato la borsa in un comunicato riportato da Reuters. L’operazione di compra vendita di gas naturale dalla Cina alla Francia ha riguardato circa 65.000 tonnellate di GNL importate dagli Emirati Arabi Uniti. La multinazionale francese, uno dei principali commercianti di GNL al mondo, ha confermato alla Reuters che il commercio riguardava GNL importato dagli Emirati Arabi Uniti, ma ha rifiutato di commentare ulteriormente l’accordo. Un altro segnale inequivocabile della volontà cinese di staccarsi gradualmente dall’egemonia del dollaro nelle transazioni internazionali e la conferma che sostituire completamente il gas russo in Europa equivale pure ad accettare di acquistarlo in yuan dalla Cina che ha ovviamente tutto l’interesse a rafforzare la sua moneta. Ma questo è solo l’ultimo segnale di una lenta ma inesorabile caduta del potere del dollaro a livello internazionale, continuate a domandarvi quindi perché la Cina e la Russia rappresentino per Washington una minaccia ai propri interessi dato che l’egemonia del dollaro permette agli Stati Uniti di trasferire gli effetti delle continue crisi finanziarie sul resto dei paesi del mondo. Nel mese di dicembre il presidente cinese Xi Jinping durante una visita a Riad, in Arabia Saudita, aveva dichiarato la necessità di iniziare a commerciare il petrolio con il paese arabo nella propria moneta. Aveva per questo affermato che la Cina e le nazioni arabe del Golfo dovrebbero utilizzare la Shanghai Petroleum and National Gas Exchange come piattaforma per effettuare il regolamento in yuan degli scambi di petrolio e gas. Tuttavia, Pechino ha ancora molta strada da fare prima di detronizzare il biglietto verde come riserva globale: sebbene la valuta cinese abbia fatto breccia nel commercio mondiale, lo yuan rappresenta solo il 2,7% del mercato, rispetto al 41% del dollaro statunitense, riporta Scenari Economici. La decadenza del dollaro nelle transazioni internazionali è inesorabile ed è stata favorita proprio dalle sanzioni che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno introdotto contro la Federazione Russa a seguito del conflitto in Ucraina. La Russia infatti usa la moneta cinese nelle transazioni tra i due paesi. Non bisogna dimenticare poi l’intenzione della Turchia di usare la propria moneta per acquistare petrolio dalla Russia e l’intenzione di Mosca di usare la lira turca per gli acquisti ad Ankara. Solo un paio di giorni fa il presidente del Kenia ha affermato di aver deciso di acquistare petrolio...