23 Ottobre 2026

Siria

Se è vero che, come sosteneva il teorico Sir Halford John Mackinder, la connettività terrestre e il controllo delle rotte di comunicazione ha un peso fondamentale per la conformazione dell’assetto geopolitico del globo, allora i progetti di collegamento che si stanno venendo a creare nel blocco eurasiatico assumono un ruolo di straordinaria rilevanza nel contesto internazionale, soprattutto per quel che riguarda la promozione dello sviluppo delle relazioni tra i paesi coinvolti. Stando al pensiero elaborato da Mackinder, la costruzione di infrastrutture di trasporto consentirebbe a uno o più stati di espandere la propria influenza attraverso le nuove rotte. Visto in questa prospettiva, lo sviluppo della rete ferroviaria tra Iran, Iraq e Siria riveste un’importanza peculiare all’interno del più ampio quadro degli attuali sforzi volti a un avvicinamento e alla normalizzazione dei rapporti di collaborazione tra i paesi del Golfo Persico, affermando, così, il rinnovato ruolo centrale di questa regione attraversata negli ultimi anni da lunghi periodi di instabilità. Già nel corso del mese di marzo di questo 2023, dopo sette anni di interruzione dei rapporti le diplomazie di Teheran e Riyad erano giunte ad un’intesa mediata da Pechino con la quale veniva concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi a lungo rivali regionali e di riaprire, così, le rispettive ambasciate. A questo si aggiunge il nuovo abbraccio diplomatico tra la Siria e il consesso dei Paesi della Lega Araba avvenuto nel maggio di quest’anno, ben dodici dopo anni dall’espulsione di Damasco da questa importante istituzione del mondo arabo. Il progetto di sviluppo della rete ferroviaria oggetto della trattazione di questo breve articolo rappresenterebbe, dunque, un nuovo passo verso un Medio Oriente più stabile e più collaborativo; la costruzione del collegamento ferroviario se esteso ad altre potenze della regione come l’Arabia Saudita, potrebbe infatti avviare un’importante trasformazione dei rapporti all’interno dell’area MENA (Middle East and North Africa, Medio Oriente e Nordafrica, ndR), riducendo il livello delle tensioni tra i nemici storici della regione, rafforzandone al contempo i legami economici. In questo quadro di rinnovata collaborazione, i corridoi euroasiatici rappresentano un modo per collegare paesi impegnati in scontri e rivalità che, per alcuni, si protraggono da decenni. Così, come le arterie collegano ogni parte del corpo, strade e ferrovie sono capaci di svolgere un ruolo fondamentale nell’unire Paesi e creare visioni e scenari che uniscano manifestazioni di tradizioni politiche contrastanti e culture diverse, creando un’architettura internazionale organica in cui le singole parti esistono solo in funzione del tutto. Le origini del progetto L’idea della costruzione di una linea ferroviaria che collegasse l’Iran all’Iraq era emersa già nel 2011, quando la ferrovia Khorramshahr-Shalamcheh – lunga di 17 chilometri – era stata completata. Dal 2012, i due paesi hanno condotto una serie di negoziati per l’attuazione del progetto ferroviario Shalamcheh – Bassora, unico collegamento mancante per unire le ferrovie iraniane alla medesima città irachena. Secondo gli accordi, l’Iran avrebbe avuto la responsabilità della costruzione del ponte sul fiume Shatt al-Arab che, nei fatti, avrebbe collegato i due paesi, mentre la...
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a cura di Qatar News Agency FONTE ARTICOLO: Jeddah Declaration: Arab Leaders Stress Centrality of Palestinian Cause, Call for Strengthening Arab Action (qna.org.qa) I leader dei paesi arabi hanno sottolineato la centralità della causa palestinese, esprimendo la loro ferma condanna delle pratiche e delle violazioni che prendono di mira i palestinesi e minano gli sforzi per stabilire il loro stato indipendente ai confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale . I leader arabi, durante la 32a sessione ordinaria del Consiglio della Lega Araba al livello del vertice (Vertice di Jeddah), hanno sottolineato l’importanza di rafforzare l’azione araba congiunta, la solidarietà e la cooperazione, proteggere la sovranità degli Stati e la coesione delle loro istituzioni, e fare ulteriore progresso dell’azione araba per tenere il passo con le sfide della nuova era, in un modo che serva gli obiettivi e le aspirazioni per un futuro migliore per i popoli arabi e le generazioni a venire. Ciò è racchiuso nella “Dichiarazione di Jeddah”, il documento stilato alla conclusione della 32a sessione ordinaria del Consiglio della Lega Araba. Quello che segue è il suo testo in lingua inglese DICHIARAZIONE DI JEDDA | At the generous invitation of the Custodian of the Two Holy Mosques, King Salman bin Abdulaziz Al Saud, the Arab leaders held the 32nd regular session of the Council of the League of Arab States at summit level (Jeddah Summit) on May 19, 2023, under the chairmanship of His Royal Highness Prince Mohammed bin Salman bin Abdulaziz Al Saud, Crown Prince and Prime Minister of the Kingdom of Saudi Arabia. Emphasizing the importance of strengthening joint Arab action based on common foundations, values, interests and one destiny, and the necessity of unifying ranks, solidarity and cooperation in maintaining security and stability, protecting the sovereignty of our countries and the cohesion of their institutions, preserving their achievements, striving for further progress concerning Arab action, and taking advantage of the human and natural assets that our region enjoys addressing the challenges of the new era in a way that serves the goals and aspirations of a promising future for our peoples and future generations. Emanating from our keenness to secure conditions, utilize opportunities, strengthen and dedicate partnerships and consolidate understandings among our countries based on common interests, and increase cooperation to achieve sustainable development goals and implement the ambitious development visions of our countries through a comprehensive renaissance in all fields to keep pace with global developments and create a future that meets the hopes and aspirations of our peoples and achieves the common interest and benefit of our countries, inspired by the past experiences of our countries and aware of the amount of challenges surrounding Arab security and the events that some of our countries went through, as well as the importance of preserving our culture and values, and our firm determination that the citizens of our countries be the target of development and a solid pillar of stability and progress, and security the key to stability, we: 1-...
di Peter Ford FONTE ARTICOLO: https://21stcenturywire.com/2023/05/19/never-mind-who-lost-syria-who-the-hell-lost-saudi-arabia/ La Siria che torna nell’ovile della Lega Araba è un’immagine che la banda del “cambio di regime” di stanza a Washington non avrebbe mai voluto che il mondo vedesse. Più precisamente: mentre il Regno inizia ad essere rivolto verso est, l’impero degli Stati Uniti sta perdendo una delle sue più grandi risorse nel mantenere il suo impero globale. È difficile sopravvalutare il significato della riammissione della Siria nella Lega araba e della partecipazione del presidente Assad al vertice arabo di Jeddah. Il significato va ben oltre la Siria stessa. Andiamo dritti al punto: si tratta di un duro colpo per gli Stati Uniti e i suoi alleati e non c’è da stupirsi che i commenti dei think tank di Washington e delle pubblicazioni come il Financial Times siano così aspri in merito. Non è solo che l’odiato Assad stia uscendo dall’isolamento imposto dagli Stati Uniti e che al mondo viene ricordato il fallimento della politica statunitense in Siria. Ancora più importante, assolutamente sbalorditivo, è il fatto che un importante cliente statunitense, precedentemente completamente allineato alle posizioni di Washington, l’Arabia Saudita, abbia preso l’iniziativa nel farsi beffe del desiderio statunitense di mantenere isolata la Siria. Perché è stata proprio l’Arabia Saudita, fresca di mostrare il dito agli Stati Uniti, ad arrivare ad un accordo per ridurre la tensione con l’ Iran, per di più sponsorizzato dalla Cina con l’Iran, e, in seguito a spingere altri membri della Lega Araba ad accettare il ritorno della Siria. Ciò è avvenuto dopo che l’Arabia Saudita si è rifiutata di pompare più petrolio per aiutare Biden a tenere prezzi del gas più bassi negli Stati Uniti. Alcuni a Washington cercano di consolarsi con il pensiero che una maggiore influenza saudita a Damasco contribuirà a diminuire la presunta presa dell’Iran sulla Siria. Così, però, mancano il punto poiché con la pace tra l’Arabia Saudita e l’Iran, l’Arabia Saudita non ha motivo di temere l’influenza iraniana in Siria. Sembra che l’Arabia Saudita si sia resa conto del fatto che gli unici vincitori della tensione tra sé stessa e l’Iran sono stati gli Stati Uniti e Israele. Il momento del risveglio potrebbe effettivamente essere arrivato nel 2019 – ma all’epoca è passato inosservato – quando, secondo i rapporti, l’Iran ha diretto massicci attacchi di droni contro la raffineria di Abqaiq nella provincia orientale dell’Arabia Saudita, rimanendo impunito. L’Iran stava inviando un messaggio agli Stati Uniti: mettete il naso nelle nostre esportazioni di petrolio (cosa che la marina americana stava effettivamente facendo) e colpiremo il vostro rappresentante locale. Gli Stati Uniti hanno certamente recepito il messaggio: si sono tranquillamente ritirati. Ma anche il rappresentante locale, l’Arabia Saudita, ha ricevuto il messaggio. «Ehi, pensavo di pagare per avere protezione. E invece sono colpita per colpa vostra!”. Le conseguenze dell’assassinio di Khashoggi e la conseguente temporanea debolezza del principe Mohammed Bin Salman hanno probabilmente ritardato l’elaborazione della debacle navale del Golfo. Ma l’isolamento di Mohammed Bin Salman potrebbe aver aumentato i suoi sentimenti di...
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di Ekaterina Blinova FONTE ARTICOLO: https://sputnikglobe.com/20230504/raisis-visit-to-syria-heralds-failure-of-wests-mideast-policy-1110097905.html Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha incontrato il suo omologo siriano Bashar al-Assad. Il tour di Raisi in Siria è diventata la prima visita di stato di un presidente iraniano nella Repubblica araba dall’inizio della guerra in Siria nel 2011. “La visita del [presidente iraniano] Raisi a Damasco dopo una pausa di 13 anni dimostra che l’Iran è uscito dalla crisi e ha ripreso il suo precedente ruolo negli affari internazionali e regionali“, ha detto a Sputnik l’esperto iraniano di Paesi arabi e Medio Oriente, ex redattore in-capo dell’agenzia di stampa Mehr Hassan Khanizadeh. “Questa visita è importante da diversi punti di vista. Il coordinamento tra Iran, Russia e Siria ha permesso di contrastare con successo migliaia di terroristi e mercenari addestrati. Sono stati effettivamente neutralizzati, e questo è un segnale per l’Occidente che dice che la politica di utilizzare terroristi ed estremisti nella regione è inutile e destinato al fallimento“. Secondo alcune stime, la guerra collettiva per procura dell’Occidente contro la Siria è costata alla nazione mediorientale circa 650 miliardi di dollari. Secondo Khanizadeh, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno inviato oltre 150.000 mercenari in Siria, il che ha portato alla morte di circa 700.000 civili siriani. Dall’inizio del conflitto siriano nel 2011, l’amministrazione Obama ha esortato il legittimo Presidente della nazione a dimettersi, mentre i pianificatori di guerra statunitensi hanno apertamente suggerito schemi per balcanizzare il paese e prendersi i giacimenti petroliferi dalla Repubblica araba siriana. In particolare, l’idea di occupare al-Hasakah e Deir ez-Zor era stata espressa in un rapporto declassificato della US Defense Intelligence Agency (DIA) del 2012 che prevedeva la possibilità di creare un “principato salafita” nelle province “al fine di isolare i siriani regime“. Sorprendentemente, il rapporto del 2012 affermava apertamente che la balcanizzazione della Siria era “esattamente ciò che” volevano le potenze occidentali che sostenevano “l’opposizione“. Invece dei “salafiti”, le aree ricche di petrolio sono state occupate dalle forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti e dominate dai curdi, che hanno inflitto gravi danni economici alla Repubblica araba insieme alle sanzioni draconiane del Caesar Act di Washington. A quel tempo, la CIA diede il via all’operazione Timber Sycamore volta a fornire armi e addestrare i jihadisti a combattere contro l’esercito arabo siriano. In seguito si è scoperto che i “ribelli” sostenuti da Timber Sycamore combattevano a fianco di al-Qaeda, propaggine del Fronte al-Nusra, in particolare.Il coinvolgimento della Russia nella guerra siriana dal 2015, avvenuto su richiesta ufficiale del legittimo governo siriano, così come il sostegno dell’Iran al suo vicino, ha ribaltato le sorti della guerra a favore di Damasco. La coalizione guidata dagli Stati Uniti non è riuscita né a cacciare Bashar al-Assad né a isolare il paese. […] “La visita di Raisi ha confermato ancora una volta il fallimento della politica occidentale e la sua ‘capitolazione’ all’alleanza tripartita di Russia, Iran e Siria”, ha detto Khanizadeh. “I terroristi non possono e non devono essere uno strumento per raggiungere gli obiettivi [dell’Occidente],...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/08/la-siria-firma-accordi-con-liran-e-torna-nella-lega-araba/ La visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi e la riammissione del Paese nella Lega Araba hanno dimostrato come il Paese di Assad sia stato reintegrato come membro della comunità internazionale a tutti gli effetti. Dopo oltre dodici anni di guerra civile fomentata dai gruppi terroristici e dalle ingerenze delle forze straniere, la Siria di Baššār Ḥāfiẓ al-Assad sta tornando protagonista sulla scena internazionale, come dimostrano i recenti avvenimenti diplomatici. Lo scorso 3 maggio, infatti, il presidente iraniano Ebrahim Raisi è arrivato a Damasco a capo di una delegazione della Repubblica Islamica, comprendente il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, il ministro della Difesa Mohammad-Reza Ashtiani e il ministro del Petrolio Javad Owji. La visita di Raisi ha avuto particolare importanza, in quanto nessun capo di Stato iraniano aveva visitato la Siria dall’inizio della guerra civile. Inoltre, il viaggio del presidente della Repubblica Islamica ha avuto luogo in un momento di escalation tra Israele e Palestina, con la vicina Siria coinvolta e spesso sottoposta ai bombardamenti dell’entità sionista. L’arrivo di Raisi a Damasco ha dunque testimoniato il sostegno di Tehrān nei confronti del legittimo governo siriano, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione strategica bilaterale, in particolare nella sfera commerciale ed economica. In occasione dell’incontro tra i due capi di Stato, Raisi e Assad hanno firmato un memorandum sulla partnership strategica a lungo termine tra Iran e Siria, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa siriana SANA. In particolare, il documento prevede un piano ventennale per la cooperazione commerciale ed economica. Inoltre, le parti hanno firmato accordi per l’istituzione di zone di libero scambio, lo sviluppo del trasporto ferroviario e del servizio aereo, nonché per sviluppare progetti congiunti negli ambiti degli idrocarburi e dell’agricoltura. Secondo quanto riportato dalla stampa siriana, Assad ha osservato che “la Siria e l’Iran costruiscono le loro relazioni sulla base di approcci comuni ai problemi regionali e internazionali“. “La nostra partnership ha superato la prova del tempo“, ha proseguito il leader siriano. “La Siria si è schierata dalla parte dell’Iran durante la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, proprio come l’Iran ha sostenuto il popolo siriano negli ultimi dodici anni nella sua lotta contro i gruppi terroristici“. Secondo il presidente Assad, “i due Stati amici compiono un nuovo passo qualitativo nello sviluppo della cooperazione nell’interesse delle due nazioni, sulla base di principi saldi e di una visione politica comune”. Dal canto suo, Raisi ha affermato che “i rapporti con Damasco sono molto importanti per Tehrān, perché la Siria è al fronte delle forze di resistenza“. Un altro importante evento diplomatico per la Siria ha avuto invece luogo il 7 maggio, quando i ministri degli Esteri della Lega Araba hanno dato il via libera al reintegro di Damasco nell’organizzazione multilaterale. “Il Consiglio dei ministri degli Esteri dei Paesi arabi ha deciso di riportare la Siria al suo posto nella Lega Araba“, si legge nel laconico comunicato rilasciato dopo il vertice tenutosi domenica a Il Cairo. La notizia è stata accolta positivamente non solo dal governo siriano, ma anche da quei Paesi che hanno sostenuto la Siria in questi lunghi anni di conflitto, nei quali il...
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di Luca Pingitore “Ammorbidisci il tuo passo. Mi sembra che la superficie della Terra non sia altro che i corpi dei morti, Cammina lentamente nell’aria, per non calpestare i resti dei servi di Dio.” Lo scriveva circa mille anni fa il poeta arabo siriano Abu al-Ala al-Maʿarri. Un passo estrapolato da una delle sue opere che, seppur concepito in una accezione diversa, risulta oggi drammaticamente reale. Soprattutto per il fatto di trovarci al suo cospetto in una Siria ancora in guerra. L’antico sarcofago di marmo che conserva le sue spoglie da secoli resiste intatto alla furia della distruzione quasi nascosto da un albero secolare che sembra averlo preservato dalle macerie che giacciono tutto intorno. Siamo a Maarrat Al Numan, il paese natale del poeta. Anzi in quel poco che oramai resta della sua cittadina. E’ particolare come pochi anni dopo la dipartita del letterato questo luogo abbia subìto una prima tragica pagina di storia, conosciuta come il “massacro di Maarrat al Numan” perpetrato dai crociati diretti verso la Terrasanta, ed oggi dopo un migliaio di anni è nuovamente flagellato da una guerra moderna. Il fragore dei nostri passi su calcinacci, frammenti di vetro, ferraglia, polvere, erbacce è assordante. Piccoli crepitii che diventano tuoni rimbombanti nei nostri stomaci. Corpi di persone morte per fortuna non ce ne sono più ma spontaneamente ammorbidiamo i nostri passi e camminiamo leggeri per rispetto a quello che fino ad una decina di anni fa erano queste strade: la vita. Il nostro viaggio da Aleppo a Lattakia prevede la ridiscesa obbligata quasi fino ad Hama. Non si può tagliare passando dalla città di Idlib. La provincia in questione è diventata una sorta di riserva per i miliziani dell’Isis, formazione Al Nusra nello specifico, e di decine di altri gruppi appartenenti a quella galassia fondamentalista. Sconfitti nel loro intento principale, quello di rovesciare il Governo siriano in carica ed instaurare un regime improntato sul fondamentalismo estremizzato in luogo dell’antica pacifica convivenza tra etnie e confessioni religiose, è rimasto il problema della ricollocazione dei combattenti. Nessun Paese d’origine ha accettato di rimpatriarli, neppur in maniera coatta traducendoli nelle maglie della propria giustizia. Una presenza troppo ingombrante dal punto di vista politico che in alcuni casi avrebbe potuto dare adito anche a recondite ammissioni e troppo pericoloso dal punto di vista della sicurezza sociale. Un efferato combattente mercenario lo è per sempre e può imbracciare quindi qualsiasi causa. Per soldi o per ideali. L’accordo non scritto, per coloro che non sono riusciti ad esfiltrare verso altri campi di battaglia quali l’area del Donbass, lo Yemen, la Regione del Tigrè nel Corno d’Africa o altre zone calde già ai limiti del subbuglio armato, è stato quello di chiuderli nella provincia di Idlib. Chiusi però fino ad un certo punto, considerato l’indicibile passaggio di merci dalla retrostante frontiera turca ma anche di rifornimenti provenienti dalla Siria stessa tramite strane triangolazioni di spregiudicati oligarchi medio-orientali. L’autostrada M5, la principale arteria che collega Damasco ad Aleppo, nel suo tratto nord appunto da...
di Redazione Centro Studi Eurasia e Mediterraneo In seguito al gravissimo terremoto che ha recentemente colpito Siria e Turchia, il CeSEM ha deciso di creare questa pagina a disposizione di quanti vogliono aiutare questi sfortunati Paesi. All’interno della pagina troverete le indicazioni fornite dalle Associazioni e dalle comunità che già da anni lavorano all’interno della Siria e della Turchia in ambito umanitario. SIRIA:  Rappresentanza permanente della Repubblica Araba Siriana presso le Nazioni Unite Comunità Siriana d’Italia Bonifico Bancario Beneficiario: Comunità siriana d’Italia Causale: aiuto alla Siria IBAN: IT39A030696768451168771958 Contatto veloce sig. Adnan 3491667474 Associazioni coinvolte: ХО Корени / OdV Koreni Comunita’ Siriana In Italia -الجالية السورية في ايطاليا Verona per la libertà. Frati Francescani proterrasancta.org (Emergenza Terremoto) – email: sossiriaterremoto@gmail.com (ricercano Ingegneri Edili o Operatori del Settore). Associazione Islamica Imam Mahdi Islamshia » Raccolta fondi per le popolazioni vittime del terremoto in Siria e Turchia Per versamenti tramite bollettini postali C/C: 66991514 Per bonifici tramite Banca IBAN: IT-79-R-07601-03200-000066991514 Causale: sostegno a Siria e Turchia Contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – +39 3394968095 Associazione Islamica Imam Mahdi oraprosiriablogspot.com: EMERGENZA SIRIA: PER SOSTENERE IL LAVORO DI FRA IBRAHIM ALSABAGH E MONS GEORGES ABOU KHAZEN NELLE OPERE DEL VICARIATO APOSTOLICO DI ALEPPO: Delegazione di Terra Santa – Banca CARIGE Agenzia 11 – ROMA Iban:  IT48A0343105018000000155180 CAUSALE: Vicariato Apostolico (OMETTERE di Aleppo, PER VIA DEL BLOCCO BANCARIO ALLA SIRIA). Fondazione Sos Cristiani d’Oriente https://www.fondazionesoscristianidoriente.it/ Iniziative collaterali In Siria ed Iraq con l’Associazione “Viaggiatori Indipendenti”: https://www.viaggiatorindipendenti.it/ Appello per rimuovere le sanzioni alla Repubblica Araba Siriana: https://oraprosiria.blogspot.com/2023/02/appello-pressante-dalle-trappiste.html Monache trappiste a ‘Azeir (HOMS): https://www.nostrasignoradellapace.it/donations/donazione-per-i-progetti-in-siria/ Patriarchi comunità cristiane: http://www.fides.org/it/news/73390-ASIA_SIRIA_Patriarchi_e_Capi_delle_Chiese_dopo_il_terremoto_basta_sanzioni_e_embargo_contro_il_popolo_siriano “Gli Usa abrogano le sanzioni in Siria” è una Fake News. Gli Usa annunciano l’esenzione dalle sanzioni solo per le Transazioni relative ai soccorsi per il terremoto in Siria per 180 giorni. Le sanzioni riguardano tutto il resto (aiuti, carburante, macchinari, medicine..) rimangono in vigore (vedi allegato).
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Al confine tra Grecia e Turchia un’emergenza che l’Europa non saprà né vorrà affrontare, quella dei profughi e migranti che spingono ai confini greci per poter accedere al Vecchio Continente. I motivi sono da cercarsi negli interessi e nelle necessità di politica estera e interna di Ankara? Le tensioni tra Grecia e Turchia non sono certo un fattore di novità nella storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi; e non lo è neppure il fatto che queste si siano accese nuovamente nell’ultimo periodo da quando migliaia di persone si sono accampate sul confine greco per cercare di entrare in Europa. Una crisi di tale portata è uno di quegli eventi che possono essere trattati su vari livelli; spesso, soprattutto i media mainstream hanno optato per una narrazione che prendesse la pancia dei fruitori parlando di diritti umani stracciati, bambini morti nel tentativo di varcare il confine per vivere un futuro sotto la bandiera europea, condizioni disumane in cui versano i migranti nei campi allestiti in prossimità della frontiera. Questo, un esempio tra i tanti: “Molti uomini e donne, bambini, intere famiglie che dopo esser sopravvissute alle bombe lanciate sulle loro abitazioni in Siria, hanno tentato di raggiungere l’Europa per una vita migliore e si sono ritrovati a vivere al freddo, tra il fango, le pozzanghere, in condizioni igieniche inimmaginabili. Esseri umani, soprattutto bambini, che dopo aver assistito alla guerra, alla morte dei propri cari e alle violenze dei campi, in preda alla disperazione, mettono in atto gesti di autolesionismo o tentano di suicidarsi. A tale situazione si unisce la decisione presa da parte della Grecia di militarizzare le frontiere sospendendo il diritto di asilo per un mese e le continue immagini dei coraggiosi fotoreporter che continuano a documentare le violenze inaudite e disumane rivolte ai rifugiati. Soltanto ieri un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. E ancora gli attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività con conseguenze devastanti all’interno dei campi e con violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di alcuni gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio. Nel tentativo di creare delle barriere sia mare che in terra per arginare l’arrivo di queste persone che cercano di scappare dalla guerra che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sempre più numerose, scompare ancora una volta l’umanità dell’Europa.” (http://www.vita.it/it/article/2020/03/05/cosi-scompare-lumanita-delleuropa-al-confine-grecia-turchia/154282/). Lo storytelling umanitario – caritatevole nasconde, però, uno scenario che ha tutt’altri risvolti afferenti piuttosto al cinismo politico degli attori impegnati nel gioco di forza tra Stati: i profughi ammassati al confine greco-turco che spingono per entrare in Europa non sono altro che un’arma di ricatto politico che la Turchia ha puntato verso la comunità internazionale nell’estremo tentativo di ottenere nel più breve tempo possibile un nuovo accordo sui migranti e un...