di Marco Costa Nel capitolo precedente abbiamo visto che la Gran Bretagna acquisì sotto il dominio coloniale l’isola di Hong Kong nel 1842, la penisola di Kowloon nel 1860 ed ebbe in affitto gratuitamente i cosiddetti Nuovi Territori a partire dal 1898. Un atto formale decisivo al fine di comprendere la storia recente, consiste nella convenzione siglata tra il Regno Unito e la Cina comunemente nota come la Convenzione per l’estensione del territorio di Hong Kong o la Seconda Convenzione di Pechino. Questa consistette in un contratto di locazione firmato tra la Cina dei Qing e il Regno Unito il 9 giugno 1898.1 Evidentemente, sulla scia della sconfitta cinese nel corso della prima guerra sino giapponese (1894-1895), gli inglesi e le altre potenze europee sfruttarono il momento di particolare debolezza della Cina al fine di dividere il paese e indurlo a innumerevoli e gravose concessioni. Infatti, sarebbero stati diversi gli accordi imposti ai cinesi da parte delle potenze coloniali europee. Ad esempio, tra il 6 marzo e l’8 aprile 1898, il governo tedesco costrinse l’Impero Qing a un contratto di locazione della durata di 99 anni per il controllo della baia di Kiautschou e per lo sfruttamento di una miniera di carbone intorno alla baia di Jiaozhou, sulla costa meridionale della penisola di Shandong. I tedeschi miravano a scalfire il dominio inglese sui mari a livello globale. D’altra parte, anche l’Impero russo mirava a ritagliarsi degli spazi in Cina. Il 27 marzo 1898, la Convenzione per la locazione della penisola di Liaotung fu firmata tra i russi e l’Impero Qing, garantendo alla Russia un contratto di locazione di 25 anni di Port Arthur e Dalian, importante per garantire ai russi il controllo delle ferrovie orientali che collegavano le tratte dalla Russia verso la Manciuria. Di conseguenza, il 28 marzo 1898, la Gran Bretagna, preoccupata dal protagonismo delle altre potenze europee in Asia, fece pressioni sull’Impero Qing affinché concedesse il territorio di Weihaiwei, che era caduta sotto il controllo dell’Impero del Giappone nell’omonima battaglia, ultima grande battaglia della Prima guerra sino-giapponese.2 Nemmeno i francesi stettero a guardare. Infatti, il 10 aprile 1898, costrinsero l’indebolito Impero Qing a un contratto di locazione di 99 anni per il Kwangchowan, funzionale a mantenere il controllo francese nella penisola dell’Indocina.3 Come sempre, di fronte alle mosse delle potenze concorrenti, gli inglesi rilanciarono le pressioni sull’Impero cinese al fine di preservare la loro egemonia, cosicché la Gran Bretagna ordinò a Claude Maxwell MacDonald4 di fare pressione sull’Impero Qing per consentire l’espansione di Hong Kong per 200 miglia. Di conseguenza, il 9 giugno 1898 a Pechino fu appunto firmata la Convenzione per l’estensione del territorio di Hong Kong. Il contratto fu firmato per dare agli inglesi legittimazione formale sulla terra appena acquisita, necessaria anzitutto al fine di garantire un’adeguata difesa militare della colonia controllando i territori intorno all’isola. Nel dettaglio, la convenzione prevedeva che i territori a nord di quella che oggi è Boundary Street e a sud del fiume Sham Chun, comprese le isole circostanti,...
centro studi eurasia e mediterraneo
Italia ed Ossezia del Sud vantano un solido rapporto di amicizia che, esulando da relazioni più prettamente politiche e per ovvi motivi tortuose, è stato costruito negli anni da un folto numero di persone italiane ed ossetine che provano un intenso sentimento di interesse e passione verso latradizione e la cultura dei due paesi. Numerosi, tra l’altro, sono gli ossetini che risiedono in Italia ed altrettanto numerosi sono quelli che, seppur non vivendoci, nutrono un forte sentimento di attaccamento all’Italia. Negli ultimi anni, a conferma di questo rapporto, le iniziative svoltesi sia in Ossezia del Sud che in Italia si sono alacremente susseguite in vari ambiti: culturale, storico, turistico culinario, musicale, cinematografico, imprenditoriale, politico. La Giornata dell’amicizia italo – osseta si è tenuta domenica 11 ottobre 2020 nella splendida cornice di Gradara (PU), città che ha stipulato un protocolloufficiale d’amicizia con Tskhinval, capitale dell’Ossezia del Sud, per suggellare questo rapporto tra i due paesi. Durante la Giornata sono intervenuti per testimoniare questa realtà di amicizia tra i due popoli, tra gli altri, il dr. Mauro Murgia (rappresentante in Italia per l’Ossezia del Sud) e Maristella Miatello, il dr. Ennio Bordato (Presidente di “Aiutateci a salvare i bambini”), Luca Pingitore (“Viaggiatori indipendenti”, Eliseo Bertolasi (analista di “Sputnik Italia”) e lo stesso Sindaco di Gradara Filippo Gasperi.
di Andrea Turi A New York, martedì 30 ottobre 2019 il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, davanti alla platea conservatrice dell’Hudson Institute dichiarava agli invitati all’evento che non è più realistico ignorare le differenze fondamentali tra i nostri due sistemi e l’impatto che queste differenze possono avere sugli Stati Uniti1; parole cariche di retorica da guerra fredda, capaci di evocare immagini relative della vecchia che fu e, al contempo, di prefigurarne una nuova in un futuro ormai prossimo a venire. Lo stesso giorno, al Jingxi Hotel di Pechino, era riunita la quarta sessione plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (da qui PCC), la più alta autorità dirigente del PCC, principale appuntamento per il partito nell’anno 2019, incontro durante il quale l’Ufficio Politico chiede il via libera del Comitato Centrale per le politiche e le strategie da attuare in futuro. Al centro dei lavori del consesso della leadership di Partito la decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di preservare e migliorare il sistema socialista con caratteristiche cinesi e di promuovere la modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance. […] Al fine di realizzare lo spirito del XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, la Quarta Sessione Plenaria del XIX Comitato Centrale si è concentrata su una serie di importanti questioni riguardanti, in primo luogo, il mantenimento e il miglioramento del sistema socialista con caratteristiche cinesi e la promozione della modernizzazione del sistema di governance nazionale e della capacità di governance; […] in secondo luogo, preservare e migliorare il sistema di leadership del partito, migliorare la governance scientifica del partito, la governance democratica e governare secondo il livello di legge2. Intanto, in quegli stessi giorni, la regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) era ancora alle prese con le proteste e le violenze tipici dei tentativi colorati di agitazione pro-democratici3 che abbiamo imparato a conoscere nel mondo occidentale e che dal mese di marzo 2019 ne hanno turbato a più riprese la quotidianità; a questo, si sono aggiunge con nuove difficoltà economiche – nuove perché per la prima volta in dieci anni l’economia di Hong Kong è entrata in recessione. In una contemporaneità che sta vivendo un momento di rottura che preannuncia grandi cambiamenti a vari livelli e in svariati ambiti, Pechino intende continuare a preservare il principio “un paese, due sistemi”, mantenendo la prosperità e la stabilità a lungo termine di Hong Kong e Macao, e promuovendo la riunificazione pacifica alla Madrepatria4. Per raggiungere questo obiettivo e per non permettere altri tentennamenti o passi incerti da parte del Governo della regione autonoma, il Comitato Centrale ha rotto gli indugi per risolvere la crisi nell’ex colonia britannica al fine di mantenere la sicurezza nazionale e di placare le proteste e frenare il rallentamento economico della città-regione5: così, con 2.878 voti favorevoli, sei astenuti ed uno contrario, l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) ha dato il via libera al Comitato permanente – organo operativo dell’Assemblea – di redarre la Legge per la tutela...
di Stefano Vernole Il ritorno alla Madrepatria Il 9 giugno del 1898, sir Claude Mac Donald, ambasciatore inglese a Pechino e Li Hongzhang, plenipotenziario del Celeste Impero, firmarono la “Convenzione concernente l’estensione del territorio di Hong Kong”, che prevedeva la concessione in usufrutto alla Gran Bretagna per 99 anni di un’area comprendente 200 miglia quadrate di entroterra costituite dai “Nuovi Territori”. Essa andava a completare i precedenti accordi sottoscritti dalle due parti – la Convenzione di Pechino del 24 ottobre 1860, la Convenzione del 20 gennaio 1841 e il Trattato del 29 agosto 1842 – in base ai quali Londra incamerava l’isola di Hong Kong e la Penisola di Kowloon. Si trattava del frutto delle due “guerre dell’oppio” (combattute tra il 1839 e il 1860); in sintesi, gli inglesi producevano oppio in India, la legge britannica ne vietava il commercio in patria e nelle colonie, perciò essi decisero di imporne con la guerra l’acquisto ai cinesi. Era stato proprio William Jardine, socio principale della grande compagnia britannica che commerciava questa droga, la “Jardine & Matheson”, a premere su Lord Palmerston affinchè si compisse la spedizione militare contro il Regno di Mezzo. Tra il XIX e il XX secolo, la posizione strategica del “porto profumato” lungo le rotte commerciali in Asia, insieme al suo peculiare status economico e politico, gli consentirono di divenire uno dei siti marittimi più importanti al mondo e una piattaforma finanziaria di rilevanza globale. Gli imprenditori cantonesi rifugiatesi ad Hong Kong negli anni Trenta durante la guerra con il Giappone ne furono il motore industriale; tra il 1937 e il 1941, metà del commercio estero cinese passava attraverso l’Isola. Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la dirigenza di Pechino optò per una soluzione di compromesso in base alla quale si tollerava l’esistenza della colonia britannica: Hong Kong (così come Macao) poteva costituire una finestra importante sull’Occidente e contribuire a dividere il campo angloamericano. Grazie a questo delicato equilibrio, la Cina ottenne importanti forniture di petrolio, prodotti chimici, gomma, autoveicoli e macchinari necessari a sostenere la guerra di Corea nel 1950 e ad evitare le restrizioni dovute all’embargo commerciale decretato dalle Nazioni Unite su spinta di Washington 1. La moderazione dimostrata dal Dragone nell’affrontare la questione della sovranità su territori appartenenti storicamente alla Madrepatria cinese, creò un clima di fiducia e permise alla classe imprenditoriale e manageriale dell’Isola di trasformare negli anni Sessanta Hong Kong nel centro economico e finanziario dell’intera regione. La colonia si dedicò alla manifattura, inizialmente il tessile, poi la plastica, l’elettronica e gli orologi, con una crescita economica del 10% all’anno. Nel 1967 una disputa sugli orari di lavoro si trasformò in una vera e propria rivolta della popolazione locale contro il governo coloniale britannico; quest’ultimo decise quindi di iniziare la pianificazione di grandi progetti infrastrutturali come l’ampliamento del porto, la costruzione del nuovo aeroporto e di una più efficiente rete stradale urbana. Ciò non fu sufficiente ad impedire nel 1972 il deposito di una dichiarazione di sovranità su Hong...
Marco Costa La Regione autonoma speciale di Hong Kong, conosciuta in tutto il mondo per il suo celebre skyline avveniristico di grattacieli illuminati, ha in realtà una storia molto antica, che affonda le sue radici già in epoca preistorica. Questa straordinaria città, conosciuta in tutto il mondo per il suo dinamismo economico e finanziario, nonché per avere uno dei primi porti commerciali del pianeta, è un vero porto profumato (questo il significato del suo nome) della Cina tra passato antico e modernità. Purtroppo la bibliografia disponibile in lingua italiana su questo tema è limitatissima, mentre in lingua inglese vi sono numerosi testi disponibili sulla storia di questa città-regione. Infatti diversi studi dimostrano che l’attuale regione di Hong Kong aveva alcuni insediamenti già dall’età della pietra, diventando poi parte dell’impero cinese all’epoca della dinastia Qin (221–206 aC). Questo piccolo insediamento, nato originariamente come villaggio di pescatori e località di produzione del sale, è certo che venne abitato almeno 30.000 anni fa. Infatti, alcuni reperti archeologici risalenti all’età della pietra, sono stati scoperti nelle zone di Sai Kung e Wong Tei Tung. In particolare gli strumenti di pietra trovati a Sai Kung fanno immaginare ad uno strumento probabilmente destinato alla lavorazione del terreno, ed è comunque databile al periodo tardo neolitico o dell’età del bronzo antico. Inoltre, altra prova dell’esistenza di un insediamento umano di epoca paleolitica nell’area venne trovata a Sham Chung, accanto alla baia delle Tre braccia nella penisola di Sai Kung. Qui vennero portati alla luce circa 6000 manufatti, che sono attualmente conservati dalla Società archeologica di Hong Kong e dal Centro di archeologia Lingnan dell’Università di Zhongshan. Circa settemila anni fa, in questa regione si sviluppò l’era neolitica; qui si stabilirono alcuni coloni del popolo, analogamente ad altre aree delle Cina meridionale. In particolare sembra che questi insediamenti furono maggiori nella parte occidentale di Hong Kong, molto probabilmente perché questa zona presentava condizioni più favorevoli quali la protezione dai forti venti provenienti dal sud-est e per una maggiore fertilità. Attualmente queste aree sono conosciute come Cheung Chau, l’isola di Lantau e l’isola di Lamma. Fu con il cosiddetto periodo degli Stati combattenti che la zona iniziò ad essere più densamente popolata. Infatti, il periodo degli Stati Combattenti fu un’epoca nella storia dell’antica Cina caratterizzata da continue guerre, a cui sarebbe seguito il cosiddetto Periodo primaverile e autunnale che si sarebbe concluso con la conquista Qin e che vide l’annessione di tutti gli altri Stati contendenti, che alla fine portarono alla vittoria dello Stato Qin (nel 221 a.C.) come primo Impero cinese unificato. Come detto, durante questo periodo di forti turbolenze ed instabilità, si vide un forte un afflusso di persone Yuet dal nord nell’area. Probabilmente queste popolazioni vollero evitare la continua instabilità presente nelle regioni centrali e trovare rifugio nelle zone costiere del sud. Di questo periodo sono stati ritrovati diversi strumenti in bronzo per la pesca, per il combattimento alcuni reperti destinati a rituali spirituali, rinvenuti soprattutto sull’isola di Lantau e sull’isola di Lamma. La prima...
Come Carpentier de Gourdon is currently the Convener of the Editorial Board of the WORLD AFFAIRS JOURNAL, a quarterly publication dedicated to international issues, sponsored by the Kapur Surya Foundation (a co-sponsor of the “World Public Forum for Dialogue of Civilisations”) New Delhi, India. La seguente intervista è servita alla stesura dell’articolo L’Asia nel mondo postpandemico pubblicato sul sito della rivista Eurasia. First, a very general question. The mainstream narrative of the CoronaVirus pandemic has always talked about a world that would totally change. What do you think will change and, generally, what do you expect in the future? What will be the next challenges to face? Our globalised industrial/technologically driven society is too complex to change radically in short order. Certain mandatory precautionary measures and patterns of behaviour will be maintained for some time but many old habits will return fast insofar as they pertain to human nature and are required for a densely populated world. The most substantial changes may occur in the realm of educational methods, work patterns and, at a deeper level, the monetary/financial/economic system where digitalisation will spread faster while regionalisation alters the character and dynamics of globalisation. Cryptocurrencies and cybermoney will become increasingly prevalent. Bitcoin and the Chinese Cyberyuan are two factors of rising importance in global finance. Let’ talk about Asia. I believe that the near future belongs to Asia and that the pandemic has only accelerated the Asian “pivot to west” process and exposed the difficulties of the West. What do you think about it? (East) Asia is on the rise and that trend will continue at least for some of the countries which can control their internal problems in a changed economic and strategic environment and resist outside pressures from enemies and rivals. However many states such as Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Myanmar, Philippines will continue to struggle with major demographic,environmental, cultural, religious and socio-political challenges which may plunge them into long-term turmoil and economic distress. Asia is not likely to be a uniformly prosperous and peaceful area, China nad both Koreas may also experience internal commotions and socio-political unrest. Now let’s focus on India. How does the country get out of this emergency? Is a new Golden Age ready for India or not? It is too early to predict how fast and how well India will recover from the current economic slump caused by the anti-COVID 19 lockdown measures and restrictions. Some major rating firms and financial analysts are pessimistic about the country’s short term future. Many sectors of the already sluggish economy have been hit hard and the banks which were burdened with high volumes of NPA are not in a position to help much. The government is trying to stimulate the economy mostly on the supply side but the demand side is depressed and the drying out of foreign investments, foreign remittances from expatriate workers and foreign tourism may not be fully compensated b positive factors such as the low energy prices. India’s economic gwoth may be sluggish for a...
Articolo pubblicato al seguente indirizzo https://www.geopolitica.ru/it/article/la-federazione-russa-nel-mondo-post-pandemia Andrea Turi [1] ha intervistato Leonid Savin, analista geopolitico, caporedattore di Geopolitica.ru, fondatore e caporedattore del Journal of Eurasian Affairs, capo dell’amministrazione del “movimento eurasiatico” internazionale, autore del libro La nuova arte della guerra (Idrovolante Edizioni) [2]. La seguente intervista è servita per la redazione dell’articolo L’Asia nel mondo postpandemico [3] pubblicata sul sito della rivista Eurasia. Signor Savin, grazie per la sua disponibilità a partecipare a questa sorta di tavola rotonda sul futuro dell’Asia nello scenario internazionale dopo l’emergenza pandemica. Con lei tratteremo principalmente della Federazione Russa. Prima però vi chiedo: che mondo si immagina dopo il CoronaVirus? Dal punto di vista geopolitico l’attuale pandemia di COVID-19 è solo un elemento in più nel quadro della riconfigurazione dell’ordine mondiale. E sembra molto efficace se si parla di economie, catene commerciali, settore industriale, ecc. Molti sono consapevoli dei nuovi orizzonti del sistema internazionale e del crollo del liberalismo. Sfortunatamente, vediamo solo ora che pochi oligarchi (principalmente negli Stati Uniti) hanno aumentato la ricchezza durante il blocco, quando intere nazioni nel mondo hanno sofferto della sua diminuzione. Dovremmo riconoscerlo come un chiaro modello di globalizzazione? Probabilmente sì. E la plutocrazia sopravviverà, quindi non possiamo parlare della fine del capitalismo o dell’egemonia neoliberista dopo il coronavirus. Comunque spero che durante questa crisi alcuni gruppi imprenditoriali ed entità nazionali in molti paesi che sono seguaci dell’idea poteri sovrani abbiano sperimentato bene e avviato (o inizieranno ad avviare) le azioni necessarie. D’altra parte, dopo le restrizioni e gli sforzi dei governi di diversi paesi, ci sarà un’atmosfera più sospetta sia all’interno dei paesi che per gli estranei. Ricordiamo come la Francia si è appropriata delle maschere igieniche inviate in transito attraverso questo paese. Le comunità locali, in particolare quelle colpite da pandemia o/e controllo statale, cercheranno di riconquistare i propri diritti e le proprie libertà. Non dimentichiamo i seguaci delle religioni che vedono la pandemia di coronavirus come segno certo. Questi sforzi porteranno a nuove reti internazionali di solidarietà e nuovi tipi di confini nelle nostre menti. Un’altra lezione importante è l’ascesa del contro-consumismo. Molte persone hanno capito di essere coinvolte e inquadrate dal sistema capitalista contemporaneo, ma l’umano è qualcosa di più che un semplice utente di servizi e mangiatore di prodotti (in tutti i sensi). Vediamo come verrà sviluppato. Parliamo della Federazione Russa. Come uscirà invece la Russia da questa emergenza? Intendo sul piano economico, sociale, politico e per quanto riguarda la sua immagine internazionale. Penso e sono sicuro che la Russia abbia iniziato a far fronte alla pandemia nel tardo periodo. Ma meglio più tardi che mai. Il regime di blocco ha manifestato alcune vulnerabilità del sistema sanitario e dei servizi sociali. Il problema è che non esiste un vaccino e l’isolamento è stato descritto come lo strumento più efficace per combattere il COVID. Le restrizioni sono davvero difficili e le persone qui sono arrabbiate, soprattutto a causa della sorveglianza elettronica diretta a tutti coloro che hanno qualsiasi tipo di sintomo simile all’influenza o alla...
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di questa manifestazione che si terrà presso la stazione centrale di Milano il giorno sabato 5 settembre 2020.
Intervista pubblicata su SPUTNIKSERBIA Intervista a cura della redazione di “Sputnik” Serbia Da dove proviene l’idea del libro? Nella prefazione si sottolinea come l’Ortodossia sia un fattore geopolitico chiave negli eventi storici dei Balcani. L’idea del libro nasce innanzitutto dal desiderio di ritornare in Montenegro, un Paese che avevo già visitato nel 2000 e nel 2007, in periodi molto differenti della sua storia. Chiaramente le notizie delle imponenti manifestazioni contro l’approvazione della Legge sulla Libertà religiosa, è stata una spinta ulteriore a tornarci e a verificare direttamente la situazione. L’Ortodossia è alla base di quanto sta succedendo in Montenegro, perché se non fosse per la fede cristiana dei manifestanti il provvedimento adottato dal Governo di Podgorica sarebbe passato sotto silenzio. Come ho cercato di spiegare nel libro, l’identità ortodossa dei serbi è la chiave per decifrare il possibile cambiamento geopolitico nei Balcani, il loro nazionalismo rappresenta ancora oggi (dopo le guerre degli anni Novanta) l’unico fattore di ostacolo alla completa sottomissione della regione alla NATO e costituisce un richiamo importante per le aspirazioni geostrategiche della Russia. Da dove nasce l’interesse di un italiano per la sofferenza e l’ingiustizia serba? Come giudichi l’Ortodossia e la posizione dei serbi che, come hai scritto, agli occhi degli altri sono sempre dalla parte dei “perdenti”? Il mio interesse nasce per pura curiosità, durante un viaggio compiuto nel 1995 durante gli ultimi mesi della guerra in Jugoslavia. La visione dall’Italia, quella conculcata dai media mainstream, era a senso unico, si credeva che i serbi (perlopiù comunisti ma con sfumature naziste), non volessero concedere l’indipendenza alle altre nazioni e si prodigassero in massacri vari. La realtà che ho riscontrato sul terreno era molto diversa, proprio in quei giorni centinaia di migliaia di serbi venivano costretti a fuggire dalle Krajine sotto la spinta dell’avanzata militare croato-musulmana agevolata dai bombardamenti della NATO. Solo la decisa resistenza serba in Bosnia, inoltre, impedì che l’attuale capitale della Republika Srpska, Banja Luka, finisse sotto il controllo dell’entità croato-bosniaca. Ho deciso così di ricostruire attraverso alcune ricerche (dalle quali sono scaturiti i miei libri precedenti) le ragioni dei serbi, i quali alla fine sono coloro che hanno pagato più a caro prezzo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Ma “perdenti” lo sono solo apparentemente, agli occhi della razionalità occidentale; nella visione serba, ripetendo il sacrificio di Re Lazar e dei suoi soldati sul Campo dei Merli, durante i secoli di esilio e sofferenza, il “popolo celeste” ripete la Passione di Cristo e si eleva alla Gloria universale. Come commenti la controversa Legge montenegrina e cosa pensi del vigore del popolo serbo nella difesa dei suoi Santi? La Legge sulla libertà religiosa approvata dal Governo di Podgorica lo scorso 26 dicembre tra violente contestazioni sia fuori che dentro il Parlamento, viola sia la stessa Costituzione montenegrina sia il diritto internazionale. Nel primo caso, l’art. 14 paragrafo 1 stabilisce che le comunità religiose siano separate dallo Stato, mentre il paragrafo 2 prevede che le comunità religiose siano libere nell’esercizio delle loro funzioni. Nel secondo...
Sabato 29 agosto 2020 alle ore 16.00 presso Chiesa di Santa Corona – Contrà Santa Corona 6 – Vicenza, nell’ambito delle Giornate della cultura serba in Italia, Unione dei Serbi in Italia organizza la promozione di “La difesa della fede ortodossa in Montenegro” (Anteo Edizioni), il nuovo libro di Stefano Vernole . A causa del numero limitato di posti è necessaria la prenotazione al numero di telefono 3295737683. Ingresso gratuito. La promozione è organizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri – Direzione per la Cooperazione con la Diaspora e i Serbi nella Regione, il Comune di Vicenza, il Consolato Generale della Repubblica di Serbia in Trieste e l’Associazione umanitaria “Koreni” di Verona.