Il voto del 7 giugno conferma la fragilità strutturale del Kosovo, costretto a tornare alle urne per la terza volta in circa 18 mesi. Dietro l’instabilità di Priština emerge il fallimento del progetto euro-atlantico contro la sovranità serba.
Balcani
Il pogrom contro la popolazione serba in Kosovo e Metohija, avvenuto il 17 e 18 marzo 2004, rappresenta uno degli episodi più gravi di violenza etnica nella regione dopo la fine del conflitto del 1999. In quei giorni, diffuse rivolte di matrice anti-serba portarono a attacchi coordinati contro comunità serbe, chiese, monasteri e proprietà.
Nella Republika Srpska, l’elezione del nuovo presidente Siniša Karan, delfino politico di Milorad Dodik, ha smentito i calcoli delle potenze occidentali. La campagna giudiziaria e politica contro il leader serbo-bosniaco non ha scalfito il blocco filoserbo e filorusso, mentre la “questione bosniaca” resta uno strumento della strategia antiserba e antirussa di Stati Uniti e Unione Europea.
Il caos politico a Priština, incapace di esprimere un governo dopo il voto di febbraio e avviata a nuove elezioni, mette in luce il fallimento del protettorato occidentale, mentre Belgrado riafferma la propria sovranità sulla Provincia autonoma di Kosovo e Metohija.
Secondo l’autore,OlsiJazexhi, l'Albania continua a essere un laboratorio di ingegneria sociale dell’Islam, con la normalizzazione con il sionismo e l'entità sionista come fattore chiave.
La recente dichiarazione del Primo Ministro croato Andrej Plenković (HDZ), secondo cui la Repubblica di Croazia non avrebbe imposto sanzioni al Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik (SNSD), rappresenta un duro colpo per quanti non ricordano che nel dicembre 1991 a Zagabria fu lanciata l’idea - congiunta con Belgrado - di creare la Repubblica Croata di Erzeg-Bosnia (HR-HB)” come futura parte costituente della Repubblica di Croazia: “Non siamo nella stessa posizione di altri Paesi non confinanti. Banja Luka è a soli 90 minuti di auto da Zagabria.
Manifestazioni in Serbia e tensioni in Bosnia Erzegovina: ne parliamo con Stefano Vernole, vicedirettore del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo.
Sono passati quasi vent'anni dagli attacchi dei membri dell'esercito musulmano ai villaggi serbi di Bratunac e Skelana nella regione di Srebrenica (1). ( L'attacco è stato guidato dal comandante Naser Orić e, oltre ai soldati musulmani, ha partecipato al crimine anche un gran numero di civili musulmani dell'area di Srebrenica).
La NATO sta gradualmente ma sempre più velocemente avvicinandosi all’idea di aprire un secondo fronte in Europa contro Mosca nei Balcani, In particolare, in Bosnia-Erzegovina.
La Bosnia-Erzegovina affronta una crisi complessa, dove la politica instabile si intreccia con le devastanti conseguenze delle recenti alluvioni. Le elezioni locali, rinviate in alcune zone colpite, evidenziano le sfide di un paese segnato dalle tensioni etniche e dai cambiamenti climatici.