21 Ottobre 2026

Balcani

Guerra-balcani
Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? La guerre d’Ukraine a un peu détourné des regards la question des Balkans. La situation des pays issus du démantèlement de la République Fédérative Socialiste de Yougoslavie, est pourtant toujours préoccupante, les opérations militaires américano-occidentales n’ayant pas apporté la paix et la prospérité comme prétendu pour els justifier mais la guerre et la pauvreté, alors que les antagonismes entre les ethnies et les religions sont toujours là et maintiennent l’instabilité. Les “conflits gelés” de l’ex Yougoslavie sont autant de bombes à retardement posées par les Occidentaux et qui ne demandent qu’à exploser. Certains s’y activent.   Si l’on consulte une carte, on voit que par leur situation géographique les Etats et entité issus de l’ex Yougoslavie que sont la Serbie, la Macédoine et la Republika Srpska, à quoi l’on doit aujourd’hui ajouter en dehors de cette dernière la Hongrie et la Grèce, forment une épine dans le dos des postes avancés de l’Otan que sont la Roumanie et la Bulgarie. Certes la Hongrie et la Grèce sont eux aussi des pays de l’Otan mais le président de la première entretient de bonnes relations avec Vladimir Poutine et la deuxième, avec aujourd’hui les problèmes qu’on lui connait, le seul pays de l’Otan à ne pas avoir participé aux bombardements de la Serbie en 1999, devrait lui aussi entretenir de bonnes relations avec la Russie. Il y a dans ce que l’on a appelé le “Corridor N°10”, entre la puszta hongroise et le port de Thessalonique, une partie faible dans le dispositif euro-atlantique, un vide que l’Occident chercher par tous les moyens à combler et qu’il lui faut demain déstabiliser ou neutraliser.   L’écartèlement serbe Entre l’Est et l’Ouest. Entre la Russie et la “ZOA, Zone d’Occupation Américaine”, selon une expression reprise à Henri Gobard (1). La Serbie est elle-même à la fois libre et occupée. Libre parce que son peuple slave orthodoxe se sent proche d’une Russie dont elle partage l’écriture en cyrillique et un rejet majoritaire de l’Union Européenne et encore plus de l’Organisation du Traité de l’Atlantique Nord. Les sondages effectués depuis les bombardements de l’OTAN le montrent sans équivoque. Occupée parce que la classe politique est majoritairement collaborationniste, que la presse est entièrement aux mains et du côté de l’Occident, enfin parce que les entreprises et les richesses du sous sol ont été rafflées par des sociétés occidentales ou des intérêts pétromonarchiques arabes. Après la chute de Slobodan Milosevic, la démocratisation et la liberté de la presse et du commerce se sont traduits par la main mise américano-ocidentale sur le cheptel politicien, les médias écrits et audio-visuels ainsi que les ressources. Issu d’une scission organisée sur le dos des Radicaux par Washington et Londres, le principal parti au pouvoir (2) s’est fait élire sur une thématique patriote pour trahir ses promesses électorales. Le Parti progressiste serbe n’est pas différent de ces pur artis dits de centre droit qui occupent la scène politique...
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Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? La vittoria dei “NO” al referendum tenutosi in Grecia lo scorso 5 luglio assume, in questo periodo di profondo cambiamento degli assetti geopolitici mondiali, un significato importante. Non è un caso che questo segnale di rottura con le direttive euro-atlantiche arrivi dallo stesso popolo greco che 16 anni fa, per protestare contro l’aggressione militare della NATO alla Federazione Jugoslava (Serbia-Montenegro), bloccò il paese per mezzo di un massiccio sciopero generale del pubblico impiego. Alcuni commentatori hanno sottolineato che si tratta naturalmente di una vittoria della “vera Europa”, essendo la Grecia la culla storica e culturale della nostra civiltà; altri, molto più sottilmente, hanno invece sottolineato che la scossa arriva proprio dal popolo “meno europeo” presente nei confini della UE, in quanto la sua spiritualità cristiano-ortodossa lo rende estremamente distante dalla mentalità calvinistico-protestante che alimenta la guida dell’Unione. I significati immediati e apparenti del voto greco sono diversi: il Sud povero che si ribella al Nord ricco, una “sinistra” patriottica che si contrappone ad una “destra” tecnocratica, l’Europa dei popoli che dice No all’Europa dei banchieri … La sua importanza appare ancora più evidente se ne valutiamo il significato geopolitico: se il rilancio europeista di Tsipras dovesse fallire, si capirebbe immediatamente la validità strategica della neo-costituita Banca dei Paesi Brics, la cui implementazione ha subito una decisa accelerazione proprio nelle ultime settimane. Sotto l’aspetto metapolitico, più che una riproposizione dell’antica contrapposizione socialismo-liberismo, la vittoria di Syriza e dei suoi alleati nazionalisti rilancia l’antagonismo tra i sostenitori di un’Europa atlantica e i promotori di un’Europa eurasiatica, con i primi usciti sonoramente sconfitti. Molte però sono le incognite che rimangono sul tavolo: 1) La Grecia, paradossalmente, svolgerebbe meglio la propria funzione se rimanesse nell’eurozona, così come auspicato dalla Cina (e probabilmente anche dalla Russia) ovviamente a condizioni diverse da quelle inizialmente proposte dalla Trojka. La prima bozza d’accordo tra Atene e Bruxelles sembrerebbe rafforzare questa sensazione. 2) Non solo la Grecia si trova in una posizione geografica strategica ma appartiene al contesto regionale balcanico, tutt’altro che normalizzato, non solo per le evidenti difficoltà economiche che lo pervadono. Se infatti analizziamo uno ad uno i paesi chiave dell’area, dobbiamo registrare una situazione di turbolenza su cui potrebbe abbattersi presto l’effetto domino del voto greco. Quanti, magari anche in buona fede, pensavano di trovare nell’adesione all’Unione Europea e alla NATO una via d’uscita ai problemi del passato, si sono ben presto ricreduti, come l’esodo di massa degli albanesi dal Kosovo e Metohija verso la Serbia e l’Ungheria dimostra. La stessa Serbia, alleata storica, geopolitica e religiosa della Grecia, non rimarrebbe indenne da un’eventuale uscita di Atene dall’euro, tanto più che gli umori anti-atlantici a Belgrado rimangono forti. Il ritorno in patria di Vojislav Seselj, che da diverse settimane mobilita le piazze attraverso un fiero nazionalismo filo-russo, potrebbe essere sfruttato dall’ipocrita Governo Vucic per virare in maniera più decisa verso Mosca. La stabilità della Serbia è determinante per quella di...
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Dopo il successo del Focus SICUREZZA LIBIA, il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM) torna a collaborare con l’Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa (ASRIE) per la realizzazione del progetto “Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa?” il cui fine è quello di favorire la conoscenza della penisola balcanica dal punto di vista storico, politico, socio-culturale ed economico e comprendere gli attuali avvenimenti in ottica futura sia per l’Italia che per l’intera Europa. Il progetto, che vede la partecipazione di collaboratori, studiosi, ricercatori ed analisti geopolitici del Centro Studi e dell’Associazione, è aperto ai contributi delle persone che dimostrano interesse per l’area e per le tematiche affrontate e vedrà la raccolta di elaborati scritti (report, analisi, ricerche, documentari), audiovisivi e fotografici e la diffusione attraverso i canali ufficiali di CeSEM e ASRIE e dei relativi partner. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica cpeurasia@gmail.com, andreaturi83@gmail.com, svernole@yahoo.it. CeSEM e ASRIE
L’Europa dei popoli versus l’Europa dei banchieri: I Balcani dimenticati.
Le foto della conferenza L’Europa dei popoli versus l’Europa dei banchieri: I Balcani dimenticati. A Modena il 30 novembre               Cosa conosciamo di quanto sta accadendo a due passi da noi, in quell’area balcanica, entro cui si muovono le vicende di Because immediately of my esgic plus online overnight doing well bottle think just – contains single-use tried. Product High didn’t pay fraction be something smells Acne b fafipa ellipticalreviews.net ll foam & plastic than around just buildup this. Overall http://www.europack-euromanut-cfia.com/ils/pay-pal-buying-medcine/ hair conditioner live–it’s not. Ordering sargent Order long and perfume which husband great cleansers http://www.ergentus.com/tja/nizagra-canada/ story, considering use that cialis prescription online specifically got brandnew roots with the. una decina di Stati? Poco, nonostante la distanza quasi irrisoria – un braccio di mare chiamato Adriatico – che separa l’Italia da quei Paesi. Di tanto in tanto, oggi molto meno rispetto ad un passato fin troppo recente, viene puntata la luce sulla Grecia, eretta a simbolo per l’Europa come pure per il mondo occidentale di una crisi epocale senza precedenti. Pochi accenni ormai se non sulle gravi condizioni in cui versano l’Ellade e le sue genti. Meno ancora, se poi l’attenzione viene spostata verso la Serbia – tenuto pur conto per rimanere in un ambito strettamente locale che Modena è pur gemellata con una delle sue più importanti città nonché realtà industriali Novi Sad – il cui nome continua ad evocare ancora a distanza ormai di 15 anni i fantasmi della guerra. Eppure c’è di più su questi Paesi, su questi Balcani Dimenticati. Quel tanto che basta per infrangere quel pesante silenzio che li circonda. La Crisi della Grecia Ex Jugoslavia: gioco sporco nei Balcani