di Stefano Orsi “Non sapevo di preciso cosa attendermi da un dialogo con Marco Rizzo. Temevo si trasformasse in una occasione per sentirmi ripetere stereotipi o slogan da politici. Sono rimasto colpito invece dalla grande affabilità di Marco, dalla spontanea risposta alle domande ed agli stimoli.
Interviste
A cura della redazione dell’agenzia di stampa TASS ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA RUSSA: https://tass.com/world/1594851 Stefano Vernole (Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. ROMA, 27 marzo. /TASS/. La decisione della Russia di schierare le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia è una risposta del tutto naturale e simmetrica all’Occidente, che con le sue azioni in Ucraina ha di fatto spinto Mosca a prendere tale decisione, il Vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, ha detto a TASS lunedì. “Si tratta di una risposta simmetrica. Il presidente russo Vladimir Putin ha sempre agito in questo modo da quando la Nato ha cominciato ad allargarsi ad Est. Negli ultimi mesi si è parlato molto dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Se l’Ucraina rimane nelle condizioni prima dell’operazione militare speciale, il suo territorio sarà ovviamente utilizzato da Stati Uniti e Gran Bretagna per scopi militari. La Russia non può che reagire. La sua risposta naturale è spostare le sue strutture militari più vicino ai confini dell’Europa“, ha affermato Vernole. A suo avviso, questo amplia ulteriormente e sottolinea la “profonda spaccatura tra il mondo occidentale e quello russo“. Vernole vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. “Questo, secondo me, ha aspetti positivi anche per il modello culturale della Russia“, ha detto. Allo stesso tempo, crede che la politica di riavvicinamento del leader russo con la Cina spaventi l’Occidente. “Il vero obiettivo dell’élite euro-atlantica è cacciare il presidente russo, tra l’altro, per la sua politica di riavvicinamento con la Cina, che è il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti“, ha detto l’esperto italiano. Vernole vede il dispiegamento di armi nucleari tattiche come una garanzia di sicurezza per la Bielorussia, che “si sente più sicura dopo gli evidenti tentativi di una rivoluzione colorata” organizzata dai suoi Paesi più vicini, tra cui la Polonia. Il 25 marzo Putin ha dichiarato che la Russia, su richiesta di Minsk, avrebbe dispiegato le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia, esattamente come gli Stati Uniti hanno schierato le proprie armi nucleari sul territorio dei suoi alleati. Mosca ha già consegnato a Minsk il sistema nucleare Iskander. Secondo il leader russo, la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche sul territorio bielorusso sarebbe stata completata il 1° luglio.
di Redazione Centro Studi Eurasia e Mediterraneo In seguito al gravissimo terremoto che ha recentemente colpito Siria e Turchia, il CeSEM ha deciso di creare questa pagina a disposizione di quanti vogliono aiutare questi sfortunati Paesi. All’interno della pagina troverete le indicazioni fornite dalle Associazioni e dalle comunità che già da anni lavorano all’interno della Siria e della Turchia in ambito umanitario. SIRIA: Rappresentanza permanente della Repubblica Araba Siriana presso le Nazioni Unite Comunità Siriana d’Italia Bonifico Bancario Beneficiario: Comunità siriana d’Italia Causale: aiuto alla Siria IBAN: IT39A030696768451168771958 Contatto veloce sig. Adnan 3491667474 Associazioni coinvolte: ХО Корени / OdV Koreni Comunita’ Siriana In Italia -الجالية السورية في ايطاليا Verona per la libertà. Frati Francescani proterrasancta.org (Emergenza Terremoto) – email: sossiriaterremoto@gmail.com (ricercano Ingegneri Edili o Operatori del Settore). Associazione Islamica Imam Mahdi Islamshia » Raccolta fondi per le popolazioni vittime del terremoto in Siria e Turchia Per versamenti tramite bollettini postali C/C: 66991514 Per bonifici tramite Banca IBAN: IT-79-R-07601-03200-000066991514 Causale: sostegno a Siria e Turchia Contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – +39 3394968095 Associazione Islamica Imam Mahdi oraprosiriablogspot.com: EMERGENZA SIRIA: PER SOSTENERE IL LAVORO DI FRA IBRAHIM ALSABAGH E MONS GEORGES ABOU KHAZEN NELLE OPERE DEL VICARIATO APOSTOLICO DI ALEPPO: Delegazione di Terra Santa – Banca CARIGE Agenzia 11 – ROMA Iban: IT48A0343105018000000155180 CAUSALE: Vicariato Apostolico (OMETTERE di Aleppo, PER VIA DEL BLOCCO BANCARIO ALLA SIRIA). Fondazione Sos Cristiani d’Oriente https://www.fondazionesoscristianidoriente.it/ Iniziative collaterali In Siria ed Iraq con l’Associazione “Viaggiatori Indipendenti”: https://www.viaggiatorindipendenti.it/ Appello per rimuovere le sanzioni alla Repubblica Araba Siriana: https://oraprosiria.blogspot.com/2023/02/appello-pressante-dalle-trappiste.html Monache trappiste a ‘Azeir (HOMS): https://www.nostrasignoradellapace.it/donations/donazione-per-i-progetti-in-siria/ Patriarchi comunità cristiane: http://www.fides.org/it/news/73390-ASIA_SIRIA_Patriarchi_e_Capi_delle_Chiese_dopo_il_terremoto_basta_sanzioni_e_embargo_contro_il_popolo_siriano “Gli Usa abrogano le sanzioni in Siria” è una Fake News. Gli Usa annunciano l’esenzione dalle sanzioni solo per le Transazioni relative ai soccorsi per il terremoto in Siria per 180 giorni. Le sanzioni riguardano tutto il resto (aiuti, carburante, macchinari, medicine..) rimangono in vigore (vedi allegato).
A cura di Tass Intervista pubblicata sul sito dell’Ambasciata Russa in Italia 1. Per ragioni storiche, l’Italia è sempre riuscita a mantenere un equilibrio nella costruzione dei rapporti tra il blocco nord-atlantico, di cui fa parte, e l’Unione Sovietica, e in seguito Roma ha costruito rapporti più stretti con Mosca. Lei ha ripetuto più volte che questi rapporti sono stabili e non risentono della congiuntura politica interna dell’Italia, né dipendono da chi è al potere: sinistra o destra. Come può descrivere lo stato delle relazioni bilaterali oggi? Secondo Lei, quand’è che Roma ha iniziato a prendere le distanze da Mosca (prima dell’Operazione Militare Speciale) e per quali ragioni? L’equilibrio di cui parla è certamente rotto. Il noto raffreddamento è iniziato quando, nel febbraio 2021, si è insediato il governo italiano, oggi uscente, e fin dall’inizio ha dichiarato l’orientamento inequivocabile della politica estera del Paese verso le strutture euro-atlantiche, la disciplina dei blocchi, ecc. In linea di principio, questo indirizzo della politica estera del Paese non è una novità. L’Italia è tra i fondatori della UE e della NATO, membro del G7 e di altre strutture euro-atlantiche. La notizia sgradevole per noi è stata che, nonostante i noti pronunciamenti, il dialogo di partenariato con la Russia, finora molto consistente e tradizionale per la politica estera italiana, è stato praticamente escluso. Con l’avvio dell’operazione militare speciale in Ucraina nel febbraio 2022, è stato attivato il “freno di emergenza”. Il governo italiano si è allineato completamente alla politica occidentale di contenimento della Russia: ha appoggiato tutti i pacchetti di sanzioni anti-russe della UE, ha approvato gli aiuti militari al regime di Kiev, ha aderito alla totalmente sconsiderata azione collettiva dei partner occidentali espellendo 30 funzionari dell’ambasciata russa a Roma, ecc… Sono stati congelati quei meccanismi di cooperazione bilaterale che avevano dimostrato la propria efficacia (consultazioni interstatali, incontri nel formato “2+2” dei ministri degli Esteri e della Difesa, dialogo ad alto livello sulla sicurezza, consultazioni interministeriali sulle principali questioni internazionali, ecc.) ed è stata adottata la linea di un rapido superamento della dipendenza dalle forniture russe di gas, petrolio e prodotti petroliferi. Oggi le relazioni bilaterali sono di fatto in una modalità di pausa protratta. Non è una nostra scelta. Nonostante le continue accuse da parte di alcuni politici e media italiani di interferenze della Russia nei processi elettorali e politici interni del Paese, di ipotetici attacchi, minacce e ricatti da parte della Russia, chi conosce la situazione reale concorda sul fatto che la Russia non ha fatto e non sta facendo nulla che possa danneggiare concretamente l’Italia e il suo popolo, con il quale abbiamo sempre mantenuto relazioni amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Ripeto ancora che le crisi nelle relazioni tra gli Stati vanno e vengono, ma gli interessi nazionali rimangono. Sono certo che i principali interessi della Russia e dell’Italia in gran parte coincidono, sono paralleli o convergono. 2. Cosa possiamo aspettarci dal nuovo governo italiano? Dato che ne faranno parte forze politiche come “Forza Italia” di Silvio Berlusconi e la “Lega”...
da Quotidiano del Popolo Online, lunedì 04 luglio 2022 (dall’articolo “La Struttura Organizzativa ed Istituzionale del PCC e dei suoi Alleati“, di Marco Costa, contenuto nella raccolta “Il Grande Rinascimento della Nazione Cinese“, a cura del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo”) Il 2022 rappresenta il 101° anniversario dalla fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC) e il 73° anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Nei suoi 73 anni di vita, la RPC ha ottenuto diversi sucessi, portando la nazione a diventare una grande potenza sul campo internazionale. Questo, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza la costante e vigile guida del Partito Comunista Cinese, nervo politico del Paese e motore propulsivo del suo sviluppo. Il PCC ha una complessa struttura che abbraccia tutti i livelli, le categorie e i settori della società dalla base degli iscritti fino al Segretario Generale. Per comprendere la Cina, è necessario, in primis, comprenderne la struttura governativa e dunque la struttura organizzativa del PCC. A tal proposito, il 27 giugno, Marco Costa, analista del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo”, ha pubblicato un articolo nel quale introduce nel dettaglio il sistema politico e il modello democratico della Cina. “Conoscere la Cina significa necessariamente conoscere il ruolo del suo partito guida, il PCC”. L’articolo sottolinea che il Partito Comunista Cinese ha una struttura organizzativa complessa e completa, che copre tutti gli aspetti della società a tutti i livelli, e segue i principi di leadership collettiva, centralismo democratico, disciplina di partito e Fronte Unito (cooperazione multipartitica), capisaldi che devono eserte rispettati da tutti i membri del PCC, indistintamente dal livello a cui operano. L’articolo prosegue introducendo nel dettaglio il sistema dell’assemblea del popolo sotto gli aspetti della struttura organizzativa, del metodo elettorale e dei compiti principali. Costa ha inoltre sottolineato che durante l’ultimo Congresso Nazionale del PCC del 2017 e in funzione dell’avvicinamento al 20°, che si terrà nella seconda metà di quest’anno, è stato dichiarato che “L’Ufficio Politico ha tenuto alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi; ha seguito la guida del marxismo-leninismo, del pensiero di Mao Zedong, della teoria di Deng Xiaoping, della teoria delle tre rappresentanze, del concetto di sviluppo scientifico, e il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. Secondo l’autore italiano, Questo segna una svolta politica, poiché il pensiero dell’attuale Segretario Xi Jinping viene promosso ad indirizzo politico di importanza pari ai suoi due maggiori storici predecessori nella tradizione socialista cinese, ovvero Mao Zedong e Deng Xiaoping. Ciò rappresenta la tappa più recente nel processo di innovazione nella tradizione del partito. Con le incredibili conquiste nel campo della politica e dell’economia ottenute dal PCC, spiega l’autore, il XX Congresso Nazionale e i suoi delegati “avranno un ruolo tanto delicato quanto epocale: quello di emanare indirizzi politici capaci di coniugare per la Cina della Nuova Era stabilità politica e crescita economica in un contesto globale sempre più articolato e sempre più soggetto a crisi internazionali quali guerre regionali, crisi alimentare e ambientale, uscita dall’emergenza pandemica. Nonostante tali sfide, “alla luce degli indiscutibili...
Il Pakistan è ritenuto il vero vincitore del rocambolesco ritiro statunitense dall’Afghanistan, vittoria che si aggiunge al sempre più solido legame di Islamabad con la Cina e all’aperto sostegno fornito alla Russia nei riguardi della guerra in Ucraina, oltre alla collocazione geograficamente strategica tra Medio ed Estremo Oriente e al fatto di essere l’unico Paese islamico dotato di armamento nucleare. È forse per questa ragione che si spiega la ragione dell’attuale crisi politica pakistana, con la quale sembra sia in corso un tentativo di cambio di regime (e quindi di rotta) all’interno della Terra dei puri. Ne parliamo con Daniele Perra, brillante e prolifico studioso di geopolitica che recentemente ha dato alle stampe il libro “La terra dei puri. Geopolitica ed ideologia del Pakistan” (scopri come acquistare il volume con il 20% di sconto), col quale fornisce un importante contributo alla comprensione di un Paese fin troppo ignorato e mal compreso nel panorama italiano. Il dott. Perra darà anche una lezione proprio sul Pakistan nel nostro corso l’Asia vista da Mosca e Pechino. Dottor Perra, il primo ministro pakistano Imran Khan ha recentemente denunciato quello che ritiene essere un tentativo di cambio di regime da parte di forze estere. Per quanto per ora Khan sia rimasto al potere, vi sono segni di forte tensioni interne, fomentate anche dai numerosi interessi che le grandi potenze nutrono nei confronti di questo Paese strategico. Come si stanno muovendo gli Stati mondiali nei confronti del Pakistan, e chi potrebbe essere interessato ad attuare un cambio di regime? Innanzitutto è bene chiarire che la situazione è ancora in evoluzione. Imran Khan è riuscito inizialmente ad evitare il voto di sfiducia grazie ad una prima dichiarazione di incostituzionalità da parte del Presidente dell’Assemblea, ma, in un secondo momento, è stato messo in minoranza dal parlamento. Oggi, il nuovo Primo Ministro pakistano è il politico e uomo d’affari Shehbaz Sharif, fratello del più noto Nawaz Sharif, e presidente del Pakistan Muslim League (Nawaz): Partito fondato dallo stesso Nawaz nel 1993 dopo la dissoluzione dell’Islamic Democratic Alliance. Dunque, in qualche modo (per mezzo di una manovra parlamentare di compravendita di seggi, qualcosa a cui siamo abituati anche in Italia), il cambio di regime si è già concretizzato. A questo proposito, si rende necessaria un breve digressione per meglio capire il panorama politico pakistano. Ad oggi, sono tre i principali Partiti politici in Pakistan: il già citato PML(N), il Partito del Popolo Pakistano (PPP), facente riferimento alla famiglia Bhutto-Zardari, ed il Pakistan Tehreek-e-Insaf (il Movimento pakistano per la giustizia legato alla figura dell’ex campione di cricket Imran Khan). I primi due Partiti hanno in qualche modo segnato la storia politica del Pakistan degli ultimi cinquanta anni, alternandosi al potere con periodi di dittatura militare. Il PPP venne fondato da Zulfiqar Ali Bhutto (padre di Benazir) sul finire degli anni ’60 del secolo scorso. Questo, inizialmente, aveva un orientamento di tipo socialista-nazionale. Bhutto nazionalizzò l’industria dell’acciaio pakistana e cercò di attuare una politica di bilanciamento tra Stati Uniti ed...
Wang Yi, ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha rilasciato all’agenzia stampa Xinhua una lunga intervista pubblicata il 31 dicembre, nella quale traccia il bilancio diplomatico del 2021. Di seguito la traduzione integrale. Nel 2021, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha celebrato il suo centenario e la Cina ha completato la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e ha raggiunto il suo obiettivo del primo centenario. Anche la “diplomazia della nuvola” del capo di stato cinese è stata molto frequente. Qual è la sua valutazione complessiva della diplomazia cinese nel 2021? Il 2021 passerà alla storia come un anno importante sia per il mondo che per la Cina. In tutto il mondo, l’evoluzione di cambiamenti senza precedenti ha preso velocità a causa di una pandemia mai vista nell’ultimo secolo. Abbiamo assistito alla rivolta del Campidoglio degli Stati Uniti, al momento di Kabul, al nazionalismo dei vaccini, alla rinascita della mentalità della guerra fredda e a molti altri disordini. Il mondo sta entrando in un periodo di turbolenza e trasformazione a un ritmo più veloce. In Cina, sotto la forte guida del Comitato Centrale del PCC con al centro il compagno Xi Jinping, abbiamo completato la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti, abbiamo celebrato solennemente il centenario del PCC e abbiamo intrapreso con orgoglio un nuovo viaggio verso l’obbiettivo del secondo centenario. Sul fronte diplomatico, abbiamo tratto forza dai 100 anni di successi del PCC, portati avanti attraverso competizioni e sfide con coraggio e grinta, scrivendo un nuovo capitolo della diplomazia di un grande Paese con caratteristiche cinesi. In primo luogo, la diplomazia dei capi di stato ha svolto il ruolo guida sul fronte diplomatico cinese. Il presidente Xi Jinping ha avuto 79 telefonate con leader di Paesi stranieri e organizzazioni internazionali e ha partecipato a 40 importanti eventi diplomatici tramite collegamento video. Ha intensificato la comunicazione strategica con i leader stranieri per creare consenso e promuovere la cooperazione in tutto il mondo, elaborando così il grande progetto e formando una forte sinergia per costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. La diplomazia dei capi di stato ha efficacemente promosso la stabilità complessiva delle relazioni tra i principali Paesi, ha approfondito l’amicizia tra la Cina e i suoi vicini e ha rafforzato la cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i paesi in via di sviluppo in Asia, Africa, America Latina e Caraibi. Ha consentito alla Cina di costruire una rete di partnership globale più completa e solida. In secondo luogo, la diplomazia anti-Covid ha attestato il forte senso di responsabilità internazionale della Cina. Siamo sempre stati tra i primi a promuovere la cooperazione globale contro la pandemia, abbiamo sempre sostenuto la caratteristica principale dei vaccini come beni pubblici globali e siamo sempre stati in prima linea per un’equa distribuzione dei vaccini. Siamo stati tra i primi a impegnarci a rendere i vaccini per il Covid un bene pubblico globale, a sostenere la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale sulla ricerca...
Articolo Originale: https://mundo.sputniknews.com/20211108/occidente-no-aceptara-canjear-deuda-por-acciones-climaticas-1117987164.html?modal=feedback I negoziati tra i vari membri del G20 sono stati difficili. In particolare, il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito come offensivo ed irrispettoso il tentativo dell’Occidente di imporre il 2050 come termine entro il quale va raggiunta la neutralità carbonica. Come può caratterizzare la posizione dell’Occidente e, in particolare, dei paesi anglosassoni al riguardo? Lavrov ha definito irrispettosa la proposta dei Paesi occidentali, ed in particolare dei Paesi anglosassoni, poiché il termine del 2050 era stato fissato anticipatamente dal Gruppo dei Sette (dove i Paesi anglosassoni rivestono il peso maggiore), che durante il G20 ha richiesto agli altri Paesi di accettare quanto da loro deciso autonomamente. Per la Russia una simile scadenza, fissata senza che fosse interpellata, non può che essere problematica, poiché la vendita di risorse naturali riveste una enorme importanza nell’economia e nella statura geopolitica della Russia. Inoltre, Mosca sta cercando di sviluppare una propria e forte indipendenza tecnologica, anche per quanto concerne la transizione energetica, rendendosi più autonoma dalle tecnologie straniere. È un progetto delicato che richiede tempo. Lo sviluppo della sovranità tecnologica sarà infatti una delle più importanti componenti nella competizione tra le potenze nel futuro prossimo: l’Occidente, e in particolare il mondo anglosassone, gode di un notevole vantaggio rispetto alla Russia in questo settore, per quanto la Russia stia recuperando il vantaggio in certi settori. I Paesi che godono di vantaggio tecnologico hanno chiaramente l’interesse ad imporre le proprie scadenze agli altri Stati. Inoltre, i Paesi anglosassoni hanno l’interesse a staccare l’Europa occidentale dalla Russia, sia in campo energetico che in quello tecnologico. Imporre agli stessi Paesi dell’Europa occidentale la cosiddetta transizione verde, impedendo così all’Europa di comprare le risorse energetiche russe o di sviluppare con lei una sorta di sinergia tecnologica, è funzionale al loro progetto di impedire che si formi una forte collaborazione tra i due estremi del continente europeo. Il primo ministro Mario Draghi ha parlato di trilioni di dollari che il settore privato sarebbe disposto ad investire nella transizione ecologica a livello globale. Come valuta le capacità del G20 e, in particolare, dell’Occidente di gestire queste risorse al fine di combattere i cambiamenti climatici? Il leitmotiv del cambiamento climatico è uno degli strumenti con cui l’Occidente, ovvero il mondo all’interno dell’orbita d’influenza statunitense, giustifica la propria corsa verso la quarta rivoluzione industriale. L’obiettivo della transizione verde non è, a contrario di quanto il suo nome dà ad intendere, combattere il cambiamento climatico, quanto quello di far affossare la medio-piccola impresa nazionale trasferendo gli impianti produttivi alle grandi multinazionali transnazionali, che sono private e che cercano di imporre questa quarta rivoluzione industriale. È perciò naturale che Mario Draghi sostenga che saranno i privati ad investire e mettere sul banco le risorse necessarie alla transizione. Un altro grande tema è stata la lotta contro la pandemia. La dichiarazione finale riconosce l’importanza di elaborare standard comuni riguardo ai certificati di vaccinazione. Ciononostante, i vaccini russi e cinesi non sono riconosciuti in Occidenti (e viceversa). Potrebbe valutare la componente...
Intervista di Bruno Guigue alla rivista online “Initiative communiste“Traduzione per il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo di Stefano Vernole IC: La Cina è oggi al centro di tutti i commenti, ma anche di tutte le fantasie. Come si spiega questo rinnovato interesse, di cui il minimo che si può dire è che non è molto oggettivo? Anche se la stampa occidentale brilla per la sua mancanza di cultura e la sua parzialità, questo interesse per la Cina è perfettamente giustificato. Perché il grande evento del nostro tempo è l’ascesa al potere di una formazione sociale sui generis, dalle dimensioni straordinarie, le cui caratteristiche sfidano le consuete categorie di analisi. Non solo il successo della Cina ha vanificato tutte le aspettative, ma se allunghiamo le curve, è ancora più sorprendente: la Cina è già la seconda potenza economica mondiale in termini di parità di potere d’acquisto, ma entro dieci anni sarà probabilmente la più grande economia mondiale in PIL nominale. IC: Ma questo successo economico ha il suo rovescio della medaglia, giusto? Sì, naturalmente. Il cambio di paradigma negli anni ’90 ha messo alla prova il popolo cinese. La scelta dell’apertura e della riforma è stata una scelta difficile, irta di contraddizioni, che ha destabilizzato una società plasmata dal 1949 dall’ideologia maoista. Ma l’economia in cambiamento ha gettato le basi industriali per una crescita senza precedenti. Da popolo di contadini che vive in campagna, ha creato un popolo di salariati urbani. Attraverso la crescita, il circolo virtuoso dello sviluppo ha interessato l’intera società. IC: I dipendenti cinesi ne hanno beneficiato? Con continui aumenti salariali, il potere d’acquisto è letteralmente decollato. Da dieci anni il salario minimo registra notevoli incrementi, talvolta pari al 10 o al 20% annuo. Il Governo assicura che i guadagni di produttività vengano ridistribuiti in salari e, poiché il tasso di crescita è elevato, il potere d’acquisto aumenta rapidamente. In Francia è impensabile un aumento annuo del 22% del salario minimo. In Cina, non solo questo aumento è possibile, ma è avvenuto nel 2011. Negli ultimi vent’anni, il reddito lordo pro-capite è aumentato di otto volte. I principali indicatori sociali parlano da soli. Nel 2020, l’aspettativa di vita dei cinesi ha superato quella degli americani. Oggi il 95% della popolazione cinese ha un’assicurazione sanitaria, mentre il 50% della popolazione mondiale no. Il sistema educativo cinese è il migliore al mondo, alla pari di Singapore, secondo l’ultimo sondaggio dell’OCSE. La Cina è il più grande investitore al mondo in energia verde e sta guidando la più grande operazione di riforestazione della storia. Questi sono fatti, e sono testardi. IC: Sì, ma alcuni dicono che questo potere porti la Cina ad essere troppo avida, e a riprodurre il comportamento imperialista dei Paesi occidentali? È evidente che il peso dell’economia cinese nella sfera commerciale ha indotto un rapporto asimmetrico con alcuni Paesi. Ma l’asimmetria commerciale non è sinonimo di sfruttamento. L’URSS ha avuto scambi asimmetrici con Cuba, ma ha aiutato questo Paese a stabilire la sua indipendenza, non l’ha sfruttata....
Intervista a cura di Marco Ghisetti Gentile prof. Pacini, lei è il più giovane professore universitario italiano, posizione che ha assunta subito dopo la laurea magistrale. Ci può dire in che modo è approdato alla cattedra universitaria nonostante la sua giovane età? Ringrazio anzitutto per l’intervista e saluto gli amici del CeSEM. La mia storia ha una qualcosa di unico nel suo genere, lo debbo riconoscere. Tutto ha inizio quando ho deciso di svolgere la mia tesi di laurea magistrale in Filosofia Politica sul filosofo e sociologo russo Aleksandr Dugin, considerato il “filosofo più pericoloso al mondo” come scrisse anni fa un noto giornale americano. La mia scelta fu indirizzata dal fatto che Dugin, di cui già oltre al nome conoscevo alcuni testi pubblicati in Italia da AGA Editrice di Milano, è il primo filosofo a scrivere una vera e propria dottrina politica dopo parecchio tempo. La sua Quarta Teoria Politica, di cui esiste l’omonimo testo, mi ha appassionato. Per lungo tempo da studente mi ero dedicato allo studio delle idee ed ideologie politiche, interrogandomi su come superare ed andare veramente oltre tutto ciò che dal passato continuava a determinare il nostro presente filosofico e politico e, finalmente, lì trovai una risposta. Volli allora proporre al mio docente di riferimento della materia questo argomento: un’indagine degli elementi di platonismo politico riscontrabili nella Quarta Teoria Politica di Dugin. Le cose, però, non andarono proprio bene, e fui vittima di un forte attacco da parte di alcuni miei docenti, che mi censurarono la tesi proposta, con accuse variopinte e profondamente ideologizzate; ne venne fuori un botta e risposta telematico che coinvolse anche la stampa nazionale, mi dovetti “armare” delle leggi e delle norme vigenti nel mondo dell’università e di quanto afferma, circa la libertà di pensiero e d’espressione, la stessa Costituzione del nostro Paese; dopo alcune settimane, varie interviste e qualche articolo qua e là, ottenni l’inaspettata vittoria, per cui l’argomento della tesi veniva approvato, ricevevo un docente relatore e potevo, finalmente, cominciare il lavoro. Con una certa sincerità, posso dire che il professore incaricato fu ottimo nel coordinare il lavoro ed anche onesto nel confronto. La mia tesi ebbe grande successo, la discussione fu seguita da tantissime persone anche dall’estero (e dallo stesso Dugin) e con una certa soddisfazione potei fregiarmi di essere stato il primo al mondo a fare una tesi su Dugin. Ciò che però in cuor mio restava chiaro era che il mio sogno di diventare professore, che coltivavo già da diversi anni di pari passo con l’attività giornalistica, lo avrei dovuto riporre nel cassetto, perché avevo osato sfidare apertamente il cosiddetto “sistema” accademico, le cui dinamiche interne e i cui giochi di potere mi avrebbero senza dubbio estromesso vita natural durante da ogni possibilità di carriera. E invece… avvenne l’impossibile. Pochi giorni dopo venni contattato dall’ufficio didattico dell’ateneo UniDolomiti di Belluno, che mi proponeva di cominciare ad insegnare a partire dalla settimana successiva. Non riuscivo a crederci, mi sembrava quasi una presa in giro. L’indomani mattina...