di Ismail Katib
Negli ultimi anni il Sahel è divenuto uno degli snodi centrali della competizione geopolitica internazionale. Questa fascia semiarida che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso, comprendendo Paesi come Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, rappresenta oggi non soltanto una delle aree più fragili del pianeta, ma anche un laboratorio di nuove dinamiche di potere. La combinazione di crisi politiche, degrado ambientale, crescita demografica e infiltrazioni jihadiste ha reso la regione un terreno fertile per l’espansione dell’influenza di attori esterni, tra cui la Russia che ha progressivamente consolidato la propria presenza approfittando del progressivo disimpegno occidentale.
Partiamo dal 2012 e dal Mali; a partire dal 2012, il Mali è stato investito da una profonda crisi politico-militare che ha segnato l’inizio di una fase di instabilità strutturale estesa all’intera regione saheliana. Nel gennaio di quell’anno, il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA), composto in larga parte da combattenti tuareg rientrati dalla Libia in seguito al collasso del regime di Muʿammar Gheddafi, ha avviato un’insurrezione armata nel nord del Paese con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza della regione dell’Azawad.[1]
L’incapacità dello Stato maliano di contenere l’avanzata ribelle, unita al deterioramento delle condizioni di sicurezza, ha contribuito alla realizzazione del colpo di Stato militare del marzo 2012 a Bamako, che ha portato alla deposizione del presidente Amadou Toumani Touré, aggravando ulteriormente la fragilità istituzionale del Paese.
Come evidenziato dall’International Crisis Group e dai rapporti delle Nazioni Unite, la crisi del 2012 rappresenta un punto di svolta nella storia recente del Mali, trasformando il Paese da Stato fragile a epicentro della destabilizzazione regionale e aprendo la strada a una militarizzazione duratura del Sahel e a un crescente coinvolgimento di attori esterni nella gestione della sicurezza.[2]
I colpi di Stato che si sono susseguiti ancora in Mali (2020–2021), in Burkina Faso (2022) e in Niger (2023) hanno sancito la crisi delle istituzioni democratiche e l’emergere di regimi militari alla ricerca di nuovi sponsor internazionali.
In Mali, due golpe militari in meno di un anno hanno portato alla presa del potere da parte del colonnello Assimi Goïta, al progressivo deterioramento dei rapporti con Francia e Unione Europea e all’uscita dalle principali missioni internazionali, aprendo lo spazio a un crescente avvicinamento alla Russia e al ridispiegamento delle forze occidentali fuori dal Paese.[3]
In Burkina Faso, i rovesciamenti di governo del gennaio e del settembre 2022 sono stati giustificati dai militari con il fallimento delle autorità civili nel contrasto all’insurrezione jihadista, in un contesto in cui vaste porzioni del territorio sono sfuggite al controllo statale e la violenza armata ha raggiunto livelli senza precedenti; ciò ha favorito l’adozione di una linea più radicalmente sovranista e un progressivo allontanamento dagli storici partner europei, con aperture verso nuovi fornitori di sicurezza come la Russia.[4]
In Niger, il colpo di Stato del luglio 2023 ha deposto il presidente eletto Mohamed Bazoum, provocando una dura reazione della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), la sospensione di parte degli aiuti internazionali e la decisione di chiudere le basi francesi e statunitensi nel Paese, con un effetto domino sull’intera architettura di sicurezza occidentale nel Sahel.
Sul piano della politica internazionale, questa sequenza di golpe ha accelerato il disimpegno occidentale dalla regione, indebolito i meccanismi multilaterali di gestione delle crisi e creato un vuoto strategico che la Russia, insieme ad altri attori emergenti, ha progressivamente riempito proponendosi come partner di sicurezza alternativo.[5]
Come sottolinea Anastasio (2021), il Sahel è diventato una regione “dell’instabilità permanente”, dove la fragilità strutturale degli Stati si intreccia con l’interferenza di potenze globali e regionali.[6]
Parallelamente, l’Occidente, in particolare l’Europa, ha progressivamente ridimensionato la propria presenza. Le missioni internazionali, come Barkhane e Takuba, hanno subito un progressivo ritiro, segnando la fine dell’approccio multilaterale che aveva caratterizzato la strategia francese ed europea nella regione.[7]
Le missioni francesi Serval (2013) e Barkhane (2014–2022), insieme alla Task Force europea Takuba, avevano costituito l’asse portante dell’approccio occidentale alla sicurezza nel Sahel, fondato su una combinazione di intervento militare diretto, addestramento delle forze armate locali e cooperazione con i partner regionali. L’operazione Serval, avviata nel gennaio 2013 su richiesta dello stesso governo maliano, aveva l’obiettivo circoscritto e immediato di arrestare l’avanzata dei gruppi jihadisti verso Bamako, riconquistare le principali città del nord del Paese e ristabilire l’integrità territoriale del Mali.[8]
Nel 2014, Serval è stata sostituita dall’operazione Barkhane, un dispositivo di contro-terrorismo a dimensione regionale dispiegato in Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania, con il mandato di contrastare i gruppi jihadisti transnazionali, sostenere le forze armate locali e garantire la libertà di movimento delle truppe francesi nell’area saheliana.
Tuttavia, la progressiva estensione temporale della missione, il suo carattere fortemente militarizzato e la centralità della leadership francese hanno alimentato crescenti critiche sia a livello locale sia internazionale. In particolare, una parte dell’opinione pubblica e delle élite politiche saheliane ha iniziato a percepire Barkhane non come un partenariato di sicurezza paritario, ma come una proiezione di potenza francese, contribuendo alla diffusione della narrativa del cosiddetto “neocolonialismo di sicurezza”.[9]
In questo contesto si inserisce la Task Force Takuba, formalmente lanciata nel 2020 sotto comando francese, che riuniva forze speciali di diversi Stati europei con il mandato di “accompagnare, consigliare e assistere” le unità maliane impegnate nel contrasto ai gruppi jihadisti, in coordinamento con il G5 Sahel. Nelle intenzioni dei promotori, Takuba avrebbe dovuto rappresentare una progressiva europeizzazione dello sforzo militare nel Sahel e, nel medio periodo, una parziale riduzione del dispositivo francese.
Nella pratica, tuttavia, le tensioni tra la giunta maliana e i partner europei, unite alla crescente impopolarità della presenza occidentale, hanno compromesso la legittimità politica della missione, rafforzando l’idea che tali operazioni rispondessero più agli interessi strategici europei che alle priorità delle società saheliane.[10]
Questo vuoto ha aperto spazi di influenza che Mosca ha saputo colmare attraverso strumenti flessibili e spesso informali, grazie alla compagnia militare privata Wagner, poi sostituita dalla struttura statale Africa Corps.
Nel contesto dei conflitti contemporanei, le compagnie militari private (Private Military Companies, PMC) sono divenute strumenti centrali di proiezione di potenza, consentendo agli Stati di esternalizzare funzioni di sicurezza, ridurre i costi politici delle operazioni e mantenere un margine di negazione plausibile rispetto a violazioni dei diritti umani o interferenze in teatri sensibili.
La Russia ha fatto delle PMC, e in particolare del Gruppo Wagner, un pilastro della propria strategia di “guerra ibrida”, impiegandole in Ucraina, Siria, Libia e in numerosi Paesi africani per combinare sostegno ai regimi alleati, accesso privilegiato a risorse naturali e influenza politica attraverso operazioni militari, attività economiche e campagne di disinformazione.[11]
Nel caso africano, Wagner ha operato come intermediario tra il Cremlino e le élite locali, offrendo addestramento, protezione delle leadership, operazioni di contro-insurrezione e sicurezza di siti minerari in cambio di concessioni economiche e allineamento diplomatico, fungendo di fatto da strumento “semi-ufficiale” della politica estera russa. Dopo la morte di Yevgeny Prigožin e la parziale crisi del marchio Wagner, Mosca ha avviato una ristrutturazione che mira a riportare sotto controllo statale diretto queste capacità, dando vita all’Africa Corps, un’unità paramilitare legata formalmente al Ministero della Difesa che assorbe gran parte dell’eredità operativa di Wagner nel Sahel e in altre aree del continente.[12]
Secondo Geopolitica.info (2023), il Sahel rappresenta oggi una delle aree più significative per comprendere la trasformazione del potere nel sistema internazionale. La regione, infatti, riflette la convergenza tra crisi interne e rivalità globali, dove la proiezione di potenza non avviene più solo attraverso la forza militare, ma anche tramite strumenti economici, energetici e informazionali.[13]
Questa “ibridazione geopolitica” fa del Sahel un caso emblematico del nuovo disordine globale, ovvero un contesto in cui le potenze emergenti come Russia e Cina, principalmente, ma anche Turchia si contendono l’influenza in spazi tradizionalmente dominati dall’Occidente.[14]
La strategia russa nel Sahel si inserisce, dunque, in una più ampia logica di penetrazione nel continente africano. Dopo il primo vertice Russia–Africa del 2019, il Cremlino ha intensificato i propri sforzi diplomatici e militari, promuovendo accordi di cooperazione e forniture di armamenti in cambio di risorse strategiche e sostegno politico nei forum internazionali.
Tuttavia, nel Sahel, la dimensione economica resta secondaria rispetto a quella securitaria, fattore di non poco conto e che presenta Mosca come partner alternativo in grado di garantire assistenza militare senza condizionalità politiche o morali, approccio che si pone in netto contrasto con quello occidentale basato su principi di governance e la promozione dei diritti umani.[15]
Il deterioramento della sicurezza regionale ha innescato una nuova fase di instabilità in cui le potenze esterne agiscono non per stabilizzare, ma per consolidare le proprie sfere di influenza.[16]
Oltre alla Russia, nel Sahel sono oggi particolarmente attivi attori come Cina, Turchia, alcuni Stati del Golfo, oltre a una presenza ancora rilevante, seppur ridimensionata, di Europa e Stati Uniti. Le giunte saheliane utilizzano questi partner in una logica di “multi-allineamento”, diversificando le relazioni esterne per massimizzare margini di manovra e ridurre la dipendenza dall’Occidente.[17]
La Cina combina investimenti infrastrutturali, progetti industriali e cooperazione in materia di sicurezza, inserendo il Sahel nelle proprie iniziative globali (come la Belt and Road) e sostenendo, anche finanziariamente, strumenti regionali quali la forza congiunta del G5 Sahel. Pechino affianca alla dimensione economica una crescente presenza militare “a bassa visibilità”, tramite contributi alle missioni ONU, forniture di armamenti e accordi bilaterali che rafforzano la sua influenza politica in chiave competitiva nei confronti di Francia e Stati Uniti.[18]
La Turchia, invece, ha costruito il proprio profilo nel Sahel soprattutto attraverso la cooperazione militare e il settore dei droni, oltre che tramite accordi di difesa, addestramento per la protezione di infrastrutture strategiche. Ankara integra questa dimensione securitaria con una diplomazia attiva, l’apertura di ambasciate, iniziative di soft power e progetti economici, proponendosi come alternativa “musulmana” e non occidentale ai tradizionali partner europei.[19]
Accanto a Cina e Turchia, anche gli Stati del Golfo (in particolare Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita) stanno ampliando la loro presenza tramite investimenti in agricoltura, logistica e porti, supporto a progetti infrastrutturali e, in alcuni casi, forniture militari e cooperazione di intelligence.[20]
Questo mosaico di attori esterni, con interessi spesso concorrenti, contribuisce a trasformare il Sahel in uno spazio di competizione globale in cui le élite locali cercano di usare la pluralità dei partner per rafforzare il proprio potere interno e sfuggire alle condizionalità politiche occidentali.[21]
In questo scenario, la Russia ha saputo posizionarsi come attore pragmatico, sfruttando i sentimenti e le accezioni anti-occidentali diffuse tra le élite militari e parte della popolazione locale. L’immagine di Mosca come alleato affidabile è stata, così, costruita attraverso una narrativa capace di combinare solidarietà storica e cooperazione militare facendo leva su un discorso anti-neocoloniale volto a delegittimare la presenza europea nella regione.[22]
Questa riconfigurazione geopolitica dell’area non riguarda soltanto le tematiche relative alla sicurezza, ma anche la ridefinizione del cosiddetto Mediterraneo allargato, di cui il Sahel rappresenta ormai una proiezione meridionale. Per l’Italia, in particolare, il Mediterraneo allargato costituisce il “teatro operativo di massimo interesse nazionale”, dove conflitti nel Sahel (come l’espansione russa) hanno ripercussioni dirette sulla sicurezza mediterranea attraverso migrazioni, terrorismo e instabilità energetica. Il Sahel ne rappresenta la proiezione meridionale, fungendo da cerniera tra il bacino mediterraneo e l’Africa subsahariana, con dinamiche che amplificano le vulnerabilità dell’intera area.
Come sottolinea Eurispes (2025), la regione è diventata l’“epicentro del nuovo disordine globale”, luogo dove le fratture tra Nord e Sud del mondo si traducono in nuove geografie del potere.[23] Il Sahel, dunque, non è più soltanto un problema regionale, ma un perno strategico per comprendere la trasformazione del contesto internazionale in quello che presenta tutte le caratteristiche di un sistema post-occidentale.
In tale contesto, l’ingresso della Russia nel Sahel non è un episodio isolato, ma parte di una strategia di lungo periodo che unisce obiettivi militari, energetici e simbolici; analizzare questa presenza significa quindi esplorare come Mosca utilizzi gli strumenti della propria potenza per riaffermare un ruolo globale in un’area che rappresenta al tempo stesso sia un campo di opportunità sia un terreno di conflitto sistemico.
Il graduale ritiro delle potenze occidentali dal Sahel ha rappresentato uno dei passaggi più significativi nella trasformazione dell’assetto geopolitico della regione. Dopo anni di impegno militare e cooperazione allo sviluppo, il modello occidentale di intervento, incentrato sulla stabilizzazione attraverso la democrazia e la sicurezza condivisa, ha mostrato i propri limiti.
Così, l’aumento delle violenze jihadiste e la mancata riduzione della povertà hanno alimentato un sentimento antioccidentale che ha preparato il terreno alla penetrazione di nuovi attori, in primis la Russia. Secondo Geopolitica.info (2025), l’abbandono occidentale ha lasciato un “vuoto strategico” che Mosca ha saputo riempire con un approccio più pragmatico e meno vincolato da condizionalità politiche.[24] L’intervento russo si è distinto fin da subito per la capacità di adattarsi al contesto locale combinando strumenti militari, economici e simbolici in un’unica proiezione di potenza e in una strategia non si limita alla mera cooperazione tecnica, ma punta, anzi, alla costruzione di una rete di alleanze con i regimi militari emergenti, garantendo loro supporto in cambio di accesso politico e risorse naturali[25] e influenza, soprattutto, con il fine di restringere il campo e la portata d’azione dell’Occidente collettivo.
La presenza russa nell’Africa subsahariana si consolida progressivamente a partire dal 2018 quando Mosca dispiega in Repubblica Centrafricana i primi contingenti del Gruppo Wagner, fornendo addestramento e sicurezza al governo di Bangui.[26] Tale intervento rappresenta il prototipo operativo della nuova strategia russa nel continente, fondata sull’impiego di attori non statali formalmente indipendenti ma, di fatto, pienamente integrati negli obiettivi geopolitici del Cremlino.
In Repubblica Centrafricana, i primi uomini del Gruppo Wagner giungono nel 2018 in seguito a un accordo che prevede la fornitura di addestramento militare e servizi di sicurezza al governo in cambio di concessioni nel settore minerario. Il loro ruolo spazia dalla protezione personale del presidente Faustin-Archange Touadéra e della sede presidenziale, fino all’addestramento delle Forze Armate Centrafricane (FACA) e alla partecipazione diretta alle operazioni contro i gruppi ribelli che controllavano ampie porzioni del territorio nazionale.[27]
Tra il 2018 e il 2021, i combattenti di Wagner prendono parte alle principali controffensive contro la Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (CPC), contribuendo a riconquistare snodi strategici come Bambari e altre città chiave e a fermare l’avanzata dei ribelli verso Bangui.
La loro presenza militare risulta decisiva anche in occasione delle elezioni del dicembre 2020, quando il dispositivo di sicurezza garantito dai russi consente a Touadéra di restare al potere in un contesto in cui l’opposizione armata minacciava direttamente il regolare svolgimento del voto.[28]
Nel 2019, durante il primo Summit Russia–Africa tenutosi a Sochi, il presidente Vladimir Putin formalizza questa strategia attraverso la firma di oltre quaranta accordi di cooperazione militare e tecnico-economica.[29] L’evento segna, così, un punto di svolta nella politica africana di Mosca; una politica in cui l’Africa, il Sahel in particolare, diventano elementi cardine nella visione multipolare russa, funzionale sia alla diversificazione dei partner internazionali, sia alla proiezione globale della potenza russa dopo le sanzioni occidentali seguite alla crisi ucraina del 2014.
A partire dal 2020, la Russia inizia, allora, a concentrare la propria attenzione sul Mali, dove l’instabilità politica e i colpi di Stato militari offrono un terreno fertile per una nuova partnership basata sulla necessità di stabilità politica e sulle istanze di sicurezza del Paese. Dopo l’allontanamento progressivo di Parigi e la sospensione della cooperazione con l’Unione Europea, infatti, la giunta maliana guidata da Assimi Goïta firma accordi di sicurezza con Mosca, favorendo l’arrivo di contractors russi.[30] Tra il 2021 e il 2022 il Gruppo Wagner si insedia stabilmente a Bamako, estendendo la propria influenza nelle aree di Ségou, Timbuktu e Gao, dove fornisce addestramento e supporto operativo alle forze armate locali.
Nel tempo, la giunta maliana ha continuato a difendere la presenza russa definendola fondamentale per la sovranità nazionale, consolidando così l’immagine di Mosca come alternativa alle potenze occidentali.
Con la morte di Yevgeny Prigozhin, fondatore dei mercenari del Gruppo Wagner, nell’agosto 2023, la Russia ristruttura il proprio apparato paramilitare. In questo contesto, tra fine 2023 e 2024 viene formalizzato l’Africa Corps, presentato come una struttura direttamente subordinata al Ministero della Difesa e incaricata di rilevare le missioni e le reti costruite da Wagner in Africa, a partire dal Sahel e dalla Repubblica Centrafricana. Come sottolineato da Africa-Press, il passaggio “da Wagner ad Africa Corps” non implica il ritiro russo dal continente, ma piuttosto la riconfigurazione istituzionale della presenza militare di Mosca, che smette di appoggiarsi a un attore ibrido e opaco per affidarsi a uno strumento formalmente incardinato nello Stato.[31]
Questo cambiamento segna l’istituzionalizzazione della proiezione russa in Africa passando da forza mercenaria semi-autonoma a strumento ufficiale della politica estera e di sicurezza del Cremlino, in cui l’azione armata nel Sahel è integrata nella strategia globale russa e gestita direttamente dalle strutture militari centrali, cambiandone anche i metodi di intervento. Ad esempio, L’Africa Corps oggi si concentra soprattutto su un supporto militare di tipo istituzionale ai Paesi africani, fornendo istruttori, armamenti e assistenza nella definizione di strategie di contro-terrorismo sviluppate con gli Stati ospitanti e in coordinamento con il Ministero della Difesa russo. Al contrario, i combattenti del Gruppo Wagner prendevano parte direttamente alle operazioni contro gruppi jihadisti o insurrezionali e operavano come struttura separata, sebbene funzionale agli interessi del governo russo.[32]
Nel corso del 2025, la diplomazia russa intensifica i contatti con le giunte militari del Sahel.
Il viceministro della Difesa Yevkurov guida missioni ufficiali a Bamako e Ouagadougou per firmare nuovi accordi di cooperazione in materia di difesa, intelligence e infrastrutture militari.[33] Parallelamente, vengono avviati progetti con Rosatom[34] e imprese statali nel settore energetico – minerario, con l’obiettivo dichiarato di favorire la stabilità e lo sviluppo attraverso partenariati economici integrati.[35]
L’Occidente, in grande difficoltà nella sua penetrazione in Africa anche davanti al crescere dell’influenza cinese nel continente, denuncia la diffusione di narrative antioccidentali tramite media locali e campagne digitali coordinate, come rilevato dall’EuropeanCouncil on Foreign Relations (2023), che individua il Sahel come uno dei principali teatri della disinformazione russa in Africa.[36]
L’evoluzione della presenza russa evidenzia dunque un duplice processo: da un lato, la normalizzazione della sua influenza attraverso strumenti statali e accordi ufficiali; dall’altro, la permanenza di pratiche legate alle operazioni di sicurezza e all’uso della forza.
In definitiva, la cronistoria della penetrazione russa nel Sahel dimostra la capacità del Cremlino di evolvere da una presenza paramilitare semi-clandestina a una cooperazione interstatale dichiarata. La Russia si presenta, oggi, come partner strategico di lungo termine per le élite politiche saheliane; una potenza capace di offrire sicurezza, legittimità e alternative economiche, in cambio, però, di una dipendenza militare.
Il Sahel diventa, così, non solo il baricentro della nuova strategia africana russa, ma anche un laboratorio della sua proiezione nel Sud globale.
Quel che è certo è che la crescente presenza russa nel Sahel ha avuto effetti profondi e stratificati sull’assetto geopolitico e sulla sicurezza regionale poiché Mosca non si limita più a un ruolo di partner militare, ma agisce, anzi, come attore sistemico capace di influenzare le dinamiche interne dei Paesi saheliani, le relazioni interstatali e la postura strategica dell’Africa occidentale nel suo complesso;[37] il risultato è una ricomposizione del mosaico regionale, con nuove alleanze, un mutamento dei rapporti di potere e l’emergere di modelli alternativi di cooperazione che riducono progressivamente la centralità dell’Occidente nel continente africano.
Uno degli sviluppi più rilevanti è la nascita, nel settembre 2023, dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) costituita da Mali, Burkina Faso e Niger, in seguito ai rispettivi colpi di Stato militari e all’interruzione delle relazioni di cooperazione con la Francia e con la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). Formalmente, l’AES nasce come alleanza difensiva, ma nella pratica rappresenta un nuovo asse politico-militare sostenuto da Mosca, che funge da garante esterno e principale fornitore di supporto tecnico e addestrativo.[38]
Questa nuova architettura regionale ha indebolito la capacità d’intervento francese e ha contribuito a svuotare di contenuto politico la missione ONU MINUSMA, ritiratasi dal Mali nel dicembre 2023.
La MINUSMA (Missione Multidimensionale Integrata di Stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali), dispiegata dal 2013 al dicembre 2023, aveva il mandato di stabilizzare il Paese dopo la crisi del 2012, proteggere i civili, sostenere il processo politico (Accordo di Algeri 2015) e assistere il ritorno dell’autorità statale nel nord. La missione ha contribuito a ridurre temporaneamente la violenza nelle aree urbane e a supportare le elezioni del 2013, ma ha incontrato crescenti difficoltà operative, risorse limitate e accuse di inefficacia nella lotta al terrorismo da parte della giunta maliana, che ne ha richiesto il ritiro nel giugno 2023 ed ha lasciato un vuoto di sicurezza ancora parzialmente irrisolto.[39]
Sul piano securitario, la partnership con Mosca ha fornito alle giunte del Sahel nuove risorse militari, mezzi aerei, addestramento e capacità logistiche che hanno rafforzato la loro azione contro le insurrezioni jihadiste.
Oltre alla sfera militare, la penetrazione russa nel Sahel si manifesta in una crescente integrazione economico-strategica. Mosca ha ampliato gli investimenti nei settori minerario, energetico e infrastrutturale, con particolare attenzione a oro, uranio e logistica energetica, elementi cruciali per l’economia russa e per la sua resilienza alle sanzioni occidentali.
In Mali e Burkina Faso, la compagnia russa Nordgold e altre imprese parastatali hanno ottenuto concessioni per l’estrazione aurifera[40], mentre in Niger si registrano contatti avanzati tra Rosatom e il governo militare per l’accesso a miniere di uranio.[41] Parallelamente, Mosca ha annunciato progetti infrastrutturali per collegare i porti dell’Africa occidentale con nuove rotte logistiche interne, in parte finanziati attraverso partnership pubblico-private con Paesi dell’Eurasia.[42]
Tali sviluppi contribuiscono a un processo di interdipendenza asimmetrica in quanto i governi saheliani ottengono risorse economiche e militari e legittimità politica, mentre la Russia consolida la sua influenza economica e il controllo sulle catene di approvvigionamento strategiche. Come sottolinea l’Atlantic Council (2024), la “diplomazia delle risorse” di Mosca in Africa funge da estensione economica della sua proiezione militare, integrando coercizione e convenienza in un’unica logica geopolitica.
Gli effetti cumulativi di questa trasformazione portano a una ridefinizione strutturale della governance nel Sahel, da un sistema di cooperazione multilaterale, basato su organismi regionali e partenariati internazionali, si è passati a un modello di relazioni bilaterali securitarie, centrato sul rapporto diretto tra Mosca e le giunte militari locali. Tale modello riduce la trasparenza decisionale, ma aumenta l’efficacia immediata nella gestione della sicurezza e delle risorse.
La Russia diviene così un attore regolatore della sicurezza regionale, sostituendo progressivamente il ruolo di Francia e Unione Europea, e presentandosi come garante di sovranità contro le ingerenze occidentali. Tuttavia, questo processo produce anche un indebolimento della coesione africana e una crescente dipendenza dei regimi da un singolo polo esterno.
In conclusione, l’influenza russa nel Sahel rappresenta un fattore di mutamento geopolitico strutturale. Essa intreccia sicurezza, politica ed economia in un unico sistema di dipendenze, dove la stabilità apparente dei regimi militari convive con tensioni sociali e crisi umanitarie latenti. La traiettoria futura di questa presenza dipenderà dalla capacità di Mosca di sostenere economicamente il suo impegno e dal grado di resistenza delle élite locali alle pressioni interne.
Il Sahel si profila oggi come il laboratorio geopolitico del multipolarismo, in cui la Russia sperimenta un modello di potenza basato su pragmatismo, sicurezza e risorse. La sua espansione potrebbe, nel medio periodo, ridefinire gli equilibri del continente africano con ripercussioni dirette sulla stabilità mediterranea e sulla competizione globale tra potenze.
FONTI E NOTE AL TESTO
ACCORD. “MINUSMA’s Withdrawal from Mali: Brief Overview of the Mission’s Performance and Challenges, and Lessons for Peacekeeping in Africa.” May 28, 2024.
https://www.accord.org.za/analysis/minusmas-withdrawal-from-mali-brief-overview-of-the-missions-performance-and-challenges-and-lessons-for-peacekeeping-in-africa/.
Africa Center for Strategic Studies. “Gulf State Actors in East Africa.” Accessed December 16, 2025.
https://africacenter.org/spotlight/gulf-state-actors-east-africa/.
Anastasio, N. “La geopolitica dell’instabilità nel Sahel.” Africa Rivista, September 2021.
https://www.africarivista.it/la-geopolitica-dellinstabilita-nel-sahel/192184/.
Atlantic Council. Central African Republic: Ground Zero for Russian Influence in Central Africa. Washington, DC, October 2020.
https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2020/10/CAR-Russian-Influence-Final.pdf.
Atlantic Council. “Why Ankara’s Rising Power in the Sahel Could Benefit the West.” Accessed December 16, 2025.
https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/issue-brief/why-ankaras-rising-power-in-the-sahel-could-benefit-the-west/.
Atlantic Council. Russia’s Influence in Africa: A Security Perspective. 2023.
https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2023/02/RUSSIAS-INFLUENCE-IN-AFRICA-A-SECURITY-PERSPECTIVE-Sarah-Daly.pdf.
Boeke, S., and B. Schuurman. “Operation ‘Serval’: A Strategic Analysis of the French Intervention in Mali, 2013–2014.” Journal of Strategic Studies 38, no. 6 (2015): 801–825.
https://doi.org/10.1080/01402390.2015.1045494.
CENJOWS. The Emergence of the Alliance of Sahel States (AES): Future Prospects and the Potential Rise of an African NATO. 2025.
https://cenjows.in/the-emergence-of-the-alliance-of-sahel-states-aes-future-prospects-and-the-potential-rise-of-an-african-nato/.
Center for Strategic and International Studies (CSIS). “Putin’s Proxies: Examining Russia’s Use of Private Military Companies.” Accessed December 16, 2025.
https://www.csis.org/analysis/putins-proxies-examining-russias-use-private-military-companies.
CSIS. “Tracking the Arrival of Russia’s Wagner Group in Mali.” February 2022.
https://www.csis.org/analysis/tracking-arrival-russias-wagner-group-mali.
CommonSpace. “Task Force Takuba: EU’s Mission in Sahel Not Going According to Plan.” Accessed December 16, 2025.
https://www.commonspace.eu/news/task-force-takuba-eus-mission-sahel-not-going-according-plan.
Dukhan, Nathalia. Central African Republic: Ground Zero for Russian Influence in Central Africa. Washington, DC: Atlantic Council, October 2020.
Egmont Institute. Wilén, Nina. Stepping Up Engagement in the Sahel: Russia, China, Turkey and the Gulf States. Policy Brief 375, April 2025.
https://www.egmontinstitute.be/app/uploads/2025/04/Nina-Wilen_Policy_Brief_375_vFinal.pdf.
El-Ghassim Wane. “MINUSMA’s Withdrawal from Mali: Brief Overview of the Mission’s Performance and Challenges, and Lessons for Peacekeeping in Africa.” ACCORD, May 28, 2024.
https://www.accord.org.za/analysis/minusmas-withdrawal-from-mali-brief-overview-of-the-missions-performance-and-challenges-and-lessons-for-peacekeeping-in-africa/.
European Council on Foreign Relations (ECFR). The Bear and the Bot Farm: Countering Russian Hybrid Warfare in Africa. 2023.
https://ecfr.eu/publication/the-bear-and-the-bot-farm-countering-russian-hybrid-warfare-in-africa/.
European Parliamentary Research Service (EPRS). Pichon, Eric, and Mathilde Betant-Rasmussen. Mali: Yet Another Coup. PE 690.671, June 2021.
https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2021/690671/EPRS_ATA(2021)690671_EN.pdf.
European Union Institute for Security Studies (EUISS). “Multi-aligned Sahel: Reframing EU’s Role in a Crowded Region.” Accessed December 16, 2025.
https://www.iss.europa.eu/publications/briefs/multi-aligned-sahel-reframing-eus-role-crowded-region.
Geopolitica.info. “Comprendere il Sahel tra fragilità strutturali e interessi internazionali.” January 2023.
https://www.geopolitica.info/sahel-fragilita-strutturali-interessi-internazionali/.
Geopolitica.info. “Farewell, Sahel. La politica estera americana fa un passo indietro in Africa.” August 2025.
https://www.geopolitica.info/sahel-politica-estera-americana/.
Geopolitica.info. “La lunga ombra di Mosca sul Sahel.” August 2025.
https://www.geopolitica.info/lunga-ombra-mosca-sahel/.
Horobets, Alex. “Africa Corps Maintains Russia’s Presence in Africa After Wagner’s Departure From Mali.” Eurasia Daily Monitor, July 16, 2025.
https://jamestown.org/africa-corps-maintains-russias-presence-in-africa-after-wagners-departure-from-mali/.
International Crisis Group. Mali: Avoiding Escalation. Africa Report No. 189, July 18, 2012.
https://www.crisisgroup.org/africa/mali/189-mali-avoiding-escalation.
Jamestown Foundation. “Wagner’s Influence in Central African Republic Wanes as American PMC Enters the Scene.” February 2024.
https://jamestown.org/program/wagners-influence-in-central-african-republic-wanes-as-american-pmc-enters-the-scene/.
Jesse, Genevieve. “The French Intervention in the 2012 Malian Conflict: Neocolonialism Disguised as Counterterrorism.” SUURJ 3 (2019).
https://scholarworks.seattleu.edu/suurj/vol3/iss1/15.
Kremlin.ru. “First Russia–Africa Summit Official Outcomes.” 2019.
http://en.kremlin.ru/events/president/news/61893.
Lansing Institute. Russia’s Africa Corps: Wagner’s Successor in Africa (2022–2025). September 30, 2025.
https://lansinginstitute.org/2025/09/30/russias-africa-corps-wagners-successor-in-africa-2022-2025/.
MarketScreener. “Il Burkina Faso concede una concessione mineraria alla russa Nordgold.” 2025.
https://it.marketscreener.com/quotazioni/indice/S-P-GSCI-SILVER-INDEX-46869173/attualita/Il-Burkina-Faso-concede-una-concessione-mineraria-alla-russa-Nordgold-per-un-progetto-aurifero-49725489/?utm_source=copy&utm_medium=social&utm_campaign=share .
ORCASIA. “China’s Foreign Policy in the Sahel.” Accessed December 16, 2025.
https://orcasia.org/article/208/chinas-foreign-policy-in-the-sahel.
Reuters. “Niger Says It Wants to Build Two Nuclear Reactors in Partnership with Russia.” September 25, 2025.
https://www.reuters.com/business/energy/niger-says-it-wants-build-two-nuclear-reactors-partnership-with-russia-2025-09-25/.
Rosatom. “Rosatom Expands Nuclear Partnership with Africa.” July 28, 2025.
https://rosatomnewsletter.com/2025/07/28/rosatom-expands-nuclear-partnership-with-africa/.
Russia’s Pivot to Asia. “Russia to Increase Energy & Infrastructure Investment Projects Across the Sahel and African Belt.” July 28, 2025.
https://russiaspivottoasia.com/russia-to-increase-energy-infrastructure-investment-projects-across-the-sahel-and-african-belt/.
SACE. Tra terrorismo e geopolitica, una nuova fase di instabilità attraversa il Sahel. September 2025.
The Sentry. Architects of Terror: The Wagner Group’s Blueprint for State Capture in the Central African Republic. June 2023.
https://thesentry.org/wp-content/uploads/2023/06/ArchitectsTerror-TheSentry-June2023.pdf.
Zenn, Jacob. “Revisiting Russian ‘Africa Corps’ Organizational Structure.” OE Watch, September 11, 2024.
https://oe.tradoc.army.mil/product/revisiting-russian-africa-corps-organizational-structure/.
[1] International Crisis Group, Mali: Avoiding Escalation, Africa Report No. 189, 18 luglio 2012, International Crisis Group, https://www.crisisgroup.org/africa/mali/189-mali-avoiding-escalation
[2] Ibid.
[3] Eric Pichon e Mathilde Betant-Rasmussen, Mali: Yet Another Coup, EPRS “At a Glance”, PE 690.671, giugno 2021, European Parliamentary Research Service, European Parliament, https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2021/690671/EPRS_ATA(2021)690671_EN.pdf
[4] Łukasz Maślanka, No Exit: France on Its Discord with Mali and the Situation in the Sahel, PISM Bulletin no. 86 (2003), 30 May 2022, Polish Institute of International Affairs, https://pism.pl/publications/no-exit-france-on-its-discord-with-mali-and-the-situation-in-the-sahel
[5] Gilles Yabi, The Niger Coup’s Outsized Global Impact, Carnegie Endowment for International Peace, 31 agosto 2023, https://carnegieendowment.org/posts/2023/08/the-niger-coups-outsized-global-impact?lang=en
[6] Anastasio, N. (2021, settembre). La geopolitica dell’instabilità nel Sahel. Africa Rivista. https://www.africarivista.it/la-geopolitica-dellinstabilita-nel-sahel/192184/?srsltid=AfmBOopnwgXDRI2vgJRD7wOFJzeoPENFClD23DFBcM7PZbQPZS5Sj1oM
[7] Geopolitica.info. (2023, gennaio). Comprendere il Sahel tra fragilità strutturali e interessi internazionali. https://www.geopolitica.info/sahel-fragilita-strutturali-interessi-internazionali/
[8] Boeke, S., & Schuurman, B. (2015). Operation ‘Serval’: A Strategic Analysis of the French Intervention in Mali, 2013–2014. Journal of Strategic Studies, 38(6), 801–825. https://doi.org/10.1080/01402390.2015.1045494
[9] Genevieve Jesse, “The French Intervention in the 2012 Malian Conflict: Neocolonialism Disguised as Counterterrorism,” SUURJ: Seattle University Undergraduate Research Journal 3 (2019): Article 15, https://scholarworks.seattleu.edu/suurj/vol3/iss1/15
[10] CommonSpace, “Task Force Takuba: EU’s Mission in Sahel Not Going According to Plan,” accessed 16 dicembre 2025, https://www.commonspace.eu/news/task-force-takuba-eus-mission-sahel-not-going-according-plan
[11] Center for Strategic and International Studies (CSIS), “Putin’s Proxies: Examining Russia’s Use of Private Military Companies,” accesso 16 dicembre 2025, https://www.csis.org/analysis/putins-proxies-examining-russias-use-private-military-companies
[12] Lansing Institute, “Russia’s Africa Corps: Wagner’s Successor in Africa (2022–2025),” Lansing Institute, 30 settembre 2025, https://lansinginstitute.org/2025/09/30/russias-africa-corps-wagners-successor-in-africa-2022-2025/
[13] Geopolitica.info, “Sahel: Fragilità Strutturali.”
[14] L’ Eurispes. (2025, settembre). Mediterraneo allargato, epicentro del nuovo disordine globale. https://www.leurispes.it/mediterraneo-allargato-epicentro-del-nuovo-disordine-globale/
[15] Kremlin.ru. (2019). First Russia–Africa Summit official outcomes. http://en.kremlin.ru/events/president/news/61893
A tal riguardo, https://www.cese-m.eu/cesem/2025/11/italia-e-cina-in-africa-relazioni-strategiche-oltre-lideologia-dei-diritti-umani/
[16] Sace. (2025, settembre). Tra terrorismo e geopolitica, una nuova fase di instabilità attraversa il Sahel. sace-sasso-nello-stagno-golpe-sahel.pdf
[17] Nina Wilen, Stepping up Engagement in the Sahel: Russia, China, Turkey and the Gulf States, Policy Brief 375, Egmont Institute, aprile 2025, https://www.egmontinstitute.be/app/uploads/2025/04/Nina-Wilen_Policy_Brief_375_vFinal.pdf?type=pdf
[18] ORCASIA, “China’s Foreign Policy in the Sahel,” accessed 16 dicembre 2025, https://orcasia.org/article/208/chinas-foreign-policy-in-the-sahel
[19] Atlantic Council, “Why Ankara’s Rising Power in the Sahel Could Benefit the West,” accessed 16 dicembre 2025, https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/issue-brief/why-ankaras-rising-power-in-the-sahel-could-benefit-the-west/
[20] Africa Center for Strategic Studies, “Gulf State Actors in East Africa,” accessed 16 dicembre 2025, https://africacenter.org/spotlight/gulf-state-actors-east-africa/
[21] European Union Institute for Security Studies (EUISS), “Multi-aligned Sahel: Reframing EU’s Role in a Crowded Region,” accessed 16 dicembre 2025, https://www.iss.europa.eu/publications/briefs/multi-aligned-sahel-reframing-eus-role-crowded-region.
[22] Geopolitica.info. (2025, agosto). La lunga ombra di Mosca sul Sahel: la strategia russa tra interventismo militare, cooperazione energetica e soft power. https://www.geopolitica.info/lunga-ombra-mosca-sahel/
[23] Eurispes. (2025, settembre). Mediterraneo allargato, epicentro del nuovo disordine globale. https://www.leurispes.it/mediterraneo-allargato-epicentro-del-nuovo-disordine-globale/
[24] Geopolitica.info. (2025, agosto). Farewell, Sahel. La politica estera americana fa un passo indietro in Africa. https://www.geopolitica.info/sahel-politica-estera-americana/
[25] Atlantic Council. (2023). Russia’s influence in Africa: A security perspective. https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2023/02/RUSSIAS-INFLUENCE-IN-AFRICA-A-SECURITY-PERSPECTIVE-Sarah-Daly.pdf
[26] Jamestown Foundation. (2024, febbraio). Wagner’s influence in Central African Republic wanes as American PMC enters the scene. https://jamestown.org/program/wagners-influence-in-central-african-republic-wanes-as-american-pmc-enters-the-scene/
[27] Nathalia Dukhan, Central African Republic: Ground Zero for Russian Influence in Central Africa (Washington, DC: Atlantic Council, October 2020), 12, https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2020/10/CAR-Russian-Influence-Final.pdf
[28] The Sentry, Architects of Terror: The Wagner Group’s Blueprint for State Capture in the Central African Republic, June 2023, The Sentry, https://thesentry.org/wp-content/uploads/2023/06/ArchitectsTerror-TheSentry-June2023.pdf
[29] Kremlin.ru. (2019). First Russia–Africa Summit official outcomes. http://en.kremlin.ru/events/president/news/61893
[30] CSIS. (2022, febbraio). Tracking the arrival of Russia’s Wagner Group in Mali. https://www.csis.org/analysis/tracking-arrival-russias-wagner-group-mali
[31] Alex Horobets, “Africa Corps Maintains Russia’s Presence in Africa After Wagner’s Departure From Mali”, Eurasia Daily Monitor, Jamestown Foundation, July 16, 2025, https://jamestown.org/africa-corps-maintains-russias-presence-in-africa-after-wagners-departure-from-mali/
[32] Jacob Zenn, “Revisiting Russian ‘Africa Corps’ Organizational Structure”, OE Watch, September 11, 2024, TRADOC G2 Operational Environment Enterprise, https://oe.tradoc.army.mil/product/revisiting-russian-africa-corps-organizational-structure/
[33] Lansing Institute. (2025, settembre 30). Russia’s Africa Corps: Wagner’s successor in Africa (2022–2025). https://lansinginstitute.org/2025/09/30/russias-africa-corps-wagners-successor-in-africa-2022-2025/
[34] Rosatom è un’azienda pubblica russa attiva nel settore dell’energia nucleare e che raggruppa oltre 360 imprese.
[35] Rosatom. (2025, luglio 28). Rosatom expands nuclear partnership with Africa. https://rosatomnewsletter.com/2025/07/28/rosatom-expands-nuclear-partnership-with-africa/
[36] European Council on Foreign Relations. (2023). The bear and the bot farm: Countering Russian hybrid warfare in Africa. https://ecfr.eu/publication/the-bear-and-the-bot-farm-countering-russian-hybrid-warfare-in-africa/
[37] Geopolitica.info. (2025, agosto). La lunga ombra di Mosca sul Sahel: la strategia russa tra interventismo militare, cooperazione energetica e soft power. https://www.geopolitica.info/lunga-ombra-mosca-sahel/
[38] CENJOWS. (2025). The emergence of the Alliance of Sahel States (AES): Future prospects and the potential rise of an African NATO. Centre for Joint Warfare Studies. https://cenjows.in/the-emergence-of-the-alliance-of-sahel-states-aes-future-prospects-and-the-potential-rise-of-an-african-nato/
[39] El-Ghassim Wane, “MINUSMA’s Withdrawal from Mali…”, ACCORD, May 28, 2024, par. 3, https://www.accord.org.za/analysis/minusmas-withdrawal-from-mali-brief-overview-of-the-missions-performance-and-challenges-and-lessons-for-peacekeeping-in-africa/.
[40] MarketScreener. (2025). Il Burkina Faso concede una concessione mineraria alla russa Nordgold per un progetto aurifero. https://it.marketscreener.com/quotazioni/indice/S-P-GSCI-SILVER-INDEX-46869173/attualita/Il-Burkina-Faso-concede-una-concessione-mineraria-alla-russa-Nordgold-per-un-progetto-aurifero-49725489/
[41] Reuters. (2025, settembre 25). Niger says it wants to build two nuclear reactors in partnership with Russia. https://www.reuters.com/business/energy/niger-says-it-wants-build-two-nuclear-reactors-partnership-with-russia-2025-09-25/
[42] Russia’s Pivot to Asia. (2025, luglio 28). Russia to increase energy & infrastructure investment projects across the Sahel and African belt. https://russiaspivottoasia.com/russia-to-increase-energy-infrastructure-investment-projects-across-the-sahel-and-african-belt/