4 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

cina-asia-centrale
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/17/la-cina-pronta-a-stipulare-nuovi-accordi-con-le-repubbliche-dellasia-centrale/ La Cina si prepara ad ospitare il vertice con le cinque repubbliche dell’Asia centrale a Xi’an, inaugurando una nuova era di relazioni con la regione. Di seguito la traduzione dell’articolo pubblicato il 16 maggio dal Global Times. Con l’avvicinarsi del vertice Cina-Asia centrale, Xi’an ha dimostrato a pieno la propria ospitalità per accogliere gli ospiti in visita dai Paesi dell’Asia centrale e dimostrare la profonda amicizia tra la Cina e i cinque Paesi. Funzionari cinesi hanno affermato che i leader dei sei Paesi si scambieranno opinioni sulla creazione di meccanismi comuni, la cooperazione e le questioni internazionali e regionali con le rispettive preoccupazioni, oltre a firmare una serie di importanti documenti politici su commercio, investimenti, connettività e altre aree. Gli esperti ritengono che la cooperazione della Cina con i Paesi dell’Asia centrale, basata su risultati vantaggiosi per tutti e rispetto reciproco, possa essere vista come un esempio delle relazioni internazionali nella nuova era. A differenza degli Stati Uniti, che si impegnano con l’Asia centrale per perseguire scopi egoistici, la collaborazione della Cina con i Paesi regionali non prende di mira terzi, né mira a competere con altri, hanno affermato. Bandiere nazionali della Cina e dei cinque paesi dell’Asia centrale sono state piantate lungo l’autostrada aeroportuale a intervalli, e striscioni che dicono “costruire una comunità Cina-Asia centrale più stretta con un futuro condiviso“, sia in cinese che in russo, possono essere visti sui cavalcavia della città. Il vertice è la prima grande attività diplomatica che la Cina ospita quest’anno, e anche il primo vertice tenuto offline dai capi di Stato dei sei Paesi dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche 31 anni fa. L’evento rappresenta una pietra miliare storica nello sviluppo delle relazioni tra la Cina e i Paesi dell’Asia centrale. Su invito del presidente cinese Xi Jinping, il presidente Qasym-Jomart Toqaev del Kazakistan, il presidente Sadyr Japarov del Kirghizistan, il presidente Emomali Rahmon del Tagikistan e il presidente Shavkat Mirziyoyev dell’Uzbekistan effettueranno visite di stato in Cina rispettivamente da martedì a sabato questa settimana. Yu Jun, vicedirettore generale del Dipartimento per gli affari europei e dell’Asia centrale del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato martedì in una conferenza stampa che Xi terrà un discorso programmatico al vertice, esponendo la posizione della Cina su come costruire la comunità Cina-Asia centrale con un futuro condiviso, guardando allo sviluppo a lungo termine della cooperazione tra i sei Paesi, avanzando una serie di proposte e annunciando molteplici misure e azioni pragmatiche. Yu ha affermato che durante il vertice di due giorni si terranno quasi 20 attività bilaterali e multilaterali. Al vertice, i leader scambieranno le loro opinioni sulla creazione di meccanismi comuni, sulla cooperazione e su questioni internazionali e regionali di rispettiva preoccupazione. I leader dei sei Paesi dovrebbero firmare una serie di importanti documenti politici su aree come l’economia, il commercio e la connettività, ha affermato Yu, aggiungendo che il presidente Xi e sua moglie terranno anche una speciale cerimonia di benvenuto e una grande cena per i leader dei...
di Chris Devonshire-Ellis  FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-finance-ministers-and-central-banks-consider-dropping-us-dollar-euro-and-yen-indonesia-calls-for-phasing-out-visa-and-mastercard/ Martedì 28 marzo si era tenuta in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi dell’ASEAN. In cima all’agenda vi sono state le discussioni per ridurre la dipendenza delle transazioni finanziarie dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica e passare ad accordi di scambio nelle valute locali. Durante questo incontro di fine marzo, si è discusso degli sforzi da attuare per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction), un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (LCS) che aveva già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN. Ciò significa che un sistema di pagamento digitale transfrontaliero già in uso all’ASEAN verrebbe ulteriormente ampliato e consentirebbe, così, agli stati dell’ASEAN di utilizzare le valute locali per il commercio. Un accordo su tale cooperazione è stato raggiunto tra Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia già nel novembre 2022. Ciò deriva dall’autorità di regolamentazione bancaria dell’Indonesia che ha affermato, il 27 marzo, che la Banca d’Indonesia si sta preparando a introdurre il proprio sistema di pagamento interno; il presidente indonesiano Joko Widodo ha esortato le amministrazioni regionali a iniziare a utilizzare le carte di credito emesse dalle banche locali e ad abbandonare gradualmente l’utilizzo i sistemi di pagamento esteri. Ha sostenuto, inoltre, che l’Indonesia aveva il bisogno di proteggersi dalle perturbazioni geopolitiche, citando le sanzioni contro il settore finanziario russo a causa del conflitto in Ucraina adottate degli Stati Uniti, parte dell’UE e dei loro alleati; allontanarsi dai sistemi di pagamento occidentali è necessario per proteggere le transazioni da “possibili ripercussioni geopolitiche“, ha affermato Widodo. Delle nazioni dell’ASEAN, solo Singapore ha imposto sanzioni alla Russia, mentre tutti gli altri Stati membri continuano a commerciare con Mosca. C’è stato, inoltre, un allarme sul fatto di poter essere coinvolti in sanzioni secondarie imposte dagli Stati Uniti – poiché sono a corto di impatto sui paesi dell’Asia centrale e meridionale coinvolti nella produzione di cotone, una delle principali industrie della regione che impiega milioni di persone. Alla luce di una decisione in sospeso sul commercio di valuta dell’ASEAN, gli investitori stranieri in Asia potrebbero voler tenere conto dell’ammontare di dollari USA, euro e yen detenuti nei loro conti; dovrebbero, così, essere intraprese discussioni professionali in merito a qualsiasi movimento di fondi aziendali verso valute alternative.
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FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/l%e2%80%99indonesia-ospita-il-42mo-vertice-dell%e2%80%99asean Tra il 9 e l’11 maggio, l’isola indonesiana di Flores ha ospitato il 42mo vertice dell’ASEAN, nel quale i leader dei dieci Paesi membri hanno discusso le questioni di interesse comune. Dal 9 all’11 maggio, la cittadina di Labuan Bajo, sull’isola indonesiana di Flores, ha ospitato il 42mo vertice dell’ASEAN, presieduto dal capo di Stato del Paese organizzatore, Joko Widodo. Secondo gli analisti, la scelta di Flores, un’isola con infrastrutture limitate ma un enorme potenziale turistico e lontana dalla capitale Jakarta, dimostra la determinazione dell’Indonesia e degli altri Paesi membri a unirsi per promuovere la ripresa economica in modo sostenibile e inclusivo. Discutendo dei cambiamenti complessi e imprevedibili che il mondo sta vivendo in questo primo quarto di secolo, i leader dei Paesi membri si sono concentrati sulle questioni regionali e globali emergenti, elaborando orientamenti di condotta e cercando soluzioni per affermare il ruolo, la reputazione e il senso di responsabilità del blocco dell’Asia sud-orientale nell’attuale contesto globale. Nel suo discorso di apertura, il presidente indonesiano Joko Widodo ha sottolineato che, con la sua unità, l’ASEAN sarebbe in grado di svolgere un ruolo centrale nel portare la pace e la crescita economica: “Al momento, l’economia globale non si è completamente ripresa. Le principali rivalità di potere continuano ad acuirsi. La dinamica globale diventa più imprevedibile“, ha sottolineato il capo di Stato. “L’ASEAN possiede importanti risorse come epicentro della crescita, un’economia che cresce molto al di sopra della crescita economica globale media, un bonus demografico e una stabilità regionale mantenuta”, ha proseguito Widodo. Ha infine affermato che l’ASEAN deve aumentare gli sforzi per rafforzare l’integrazione economica, rafforzare la cooperazione inclusiva, anche attraverso l’attuazione del partenariato economico globale regionale, e rafforzare l’architettura sanitaria regionale, la sicurezza alimentare, la resilienza energetica e la stabilità finanziaria. Rappresentante della Repubblica Socialista del Vietnam al vertice, il primo ministro Phạm Minh Chính ha sottolineato che il rafforzamento della solidarietà e dell’unità dovrebbe essere il compito chiave per un ASEAN indipendente e auto-resiliente. Dati i rischi e le incertezze dell’economia globale, Chính ha sottolineato l’urgente necessità per il gruppo di dieci membri di espandere il mercato interno al fine di promuovere la ripresa e lo sviluppo sostenibile. Inoltre, ha chiesto sforzi nei negoziati per far avanzare l’accordo sul commercio di merci dell’ASEAN e lanciare in modo concertato e drastico progetti sulla connettività regionale in termini di istituzioni, infrastrutture e persone, creando così cambiamenti di qualità nell’ambiente degli investimenti, degli affari e del turismo: “Con lo spirito di mettere i popoli al centro della crescita, obiettivo e slancio nella costruzione della comunità dell’ASEAN, il blocco dovrebbe lavorare per ridurre il suo divario di sviluppo, specialmente nelle aree remote e nelle sottoregioni”, ha aggiunto Chính. A margine del vertice, il presidente indonesiano Joko Widodo e il primo ministro vietnamita Phạm Minh Chính hanno tenuto anche un incontro bilaterale. Entrambi i leader hanno applaudito i forti passi avanti nelle relazioni bilaterali in tutti gli ambiti, concordando di mettere ulteriormente in gioco la tradizionale stretta amicizia in modo da creare lo slancio affinché...
micronesia
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/12/wesley-simina-nuovo-presidente-federale-della-micronesia/ Gli elettori micronesiani hanno sonoramente bocciato la linea anticinese e filostatunitense del presidente uscente David Panuelo, che non è stato rieletto. Gli Stati Federati di Micronesia, situati nell’Oceano Pacifico, raggruppano la maggior parte dell’arcipelago delle Isole Caroline. Comprendono infatti 607 isole, suddivise in quattro Stati federati: Yap, Kosrae, Chuuk e Pohnpei. La Federazione è complessivamente abitata da circa 113.000 persone, distribuite su un territorio di appena 702 kmq, rendendo la Micronesia uno dei Paesi più piccoli al mondo. La capitale, Palikir, ospita il governo del Paese, fino a pochi giorni fa guidato dal presidente David Panuelo. A lungo territorio sotto la sovranità degli Stati Uniti, la Micronesia ha ottenuto la propria indipendenza dalla potenza colonizzatrice solo nel 1986, ma è ancora fortemente legata al governo di Washington, dal quale riceve importanti aiuti economici, secondo un accordo bilaterale stipulato tra i due Stati. Nel 1986, infatti, i due governi hanno stipulato il Compact of Free Association (COFA), che a lungo ha garantito la sopravvivenza stessa del sistema economico micronesiano, ma che prevede anche che gli USA si occupino della difesa dell’arcipelago. Del resto, anche la struttura federale della Micronesia riprende da vicino quella degli Stati Uniti. Il 7 marzo, i cittadini della federazione sono stati chiamati alle urne per eleggere i quattordici membri del Congresso, il parlamento unicamerale di Palikir. Tutti i candidati concorrono ai seggi senza appartenere a partiti politici, che del resto non sono ammessi. Una volta riunito, il Congresso è chiamato ad eleggere il presidente federale, che ricopre l’incarico di capo di Stato e di governo. Per quanto riguarda la distribuzione dei quattordici seggi, sei appartengono allo Stato di Chuuk, quattro a quello di Pohnpei e due a testa agli Stati di Kosrae e Yap. La notizia principale di queste elezioni legislative è stata rappresentata dalla mancata rielezione del presidente uscente, David Panuelo, che è addirittura arrivato quarto nella corsa al primo seggio dello Stato di Pohnpei. Panuelo ha infatti ottenuto poco più di duemila voti, meno della metà di quelli dell’ex presidente Peter Martin Christian (2015-2019), che ha conquistato lo scranno. Dei quattordici deputati, dodici hanno conservato il proprio seggio, mentre solamente due sono nuovi, entrambi provenienti dallo Stato di Pohnpei. L’11 maggio, dunque, il Congresso si è riunito per la sua prima seduta della nuova legislatura, eleggendo Wesley Simina, candidato più votato nello Stato di Chuuk, come nuovo presidente federale. Sessantunenne, ex governatore di Chuuk e presidente del Congresso uscente, Simina è dunque diventato il decimo capo di Stato dall’indipendenza della Micronesia. Inoltre, Aren Palik è stato confermato come vicepresidente, mentre Esmond Moses ha assunto l’incarico di presidente del Congresso in luogo dello stesso Simina. Secondo gli analisti, la mancata rielezione di Panuelo si deve soprattutto alla sua linea di politica estera, marcatamente anticinese e filostatunitense. L’ormai ex presidente, infatti, aveva affermato di voler aprire relazioni diplomatiche con Taiwan, accusando il governo cinese di averlo minacciato di morte, ma senza mai mostrare le prove. La linea di Panuelo è stata però sonoramente bocciata sia dagli elettori che dal Congresso, che invece ha riaffermato il...
cina-canada
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/11/le-azioni-ostili-del-canada-deteriorano-le-relazioni-con-la-cina/ In seguito all’espulsione di un diplomatico cinese dal Canada, Pechino ha preso le necessarie contromisure nei confronti delle azioni ostili del Canada. Di seguito la traduzione dell’articolo a firma di Chen Qingqing, pubblicato il 9 maggio sul Global Times. Cina e Canada sono impegnati in un raro conflitto diplomatico di alto profilo, in seguito al quale martedì Pechino ha dichiarato un console del Consolato Generale del Canada a Shanghai come persona non grata e ha chiesto al diplomatico canadese di lasciare la Cina entro il 13 maggio, una necessaria e legittima contromisura in risposta alla mossa irragionevole da parte canadese di sbandierare “l’interferenza della Cina” ed espellere un diplomatico cinese. Alcuni osservatori cinesi sottolineano che è una mossa rara per la Cina espellere un diplomatico straniero, ma il Canada sembra essere diventato una delle principali forze anti-cinesi nella piccola cricca guidata dagli Stati Uniti. La sua politica nei confronti della Cina è diventata ancora più conflittuale di quella di Washington, il che ha trascinato le relazioni Canada-Cina nel gelo profondo. Le attuali ondate anti-cinesi nella politica e nell’opinione pubblica canadesi potrebbero essere viste come una versione canadese del maccartismo nel 21° secolo, evidenziando appieno la mancanza di visione strategica e continuità della politica cinese di Ottawa, hanno detto alcuni osservatori. In risposta all’irragionevole espulsione di un diplomatico cinese da parte del Canada, il ministero degli Esteri cinese ha annunciato martedì che il console del Consolato Generale del Canada a Shanghai è stato designato persona non grata e gli è stato chiesto di lasciare la Cina entro il 13 maggio. Il 9 maggio il governo canadese ha dichiarato persona non grata un diplomatico del consolato generale cinese a Toronto. La Cina condanna fermamente e si oppone fermamente a questo e ha presentato serie iniziative e una vibrante protesta nei confronti del Canada, ha detto martedì un portavoce del ministero degli Esteri cinese. Come contromisura reciproca in reazione alla mossa del Canada, la Cina ha dichiarato persona non grata Jennifer Lynn Lalonde, console del Consolato Generale del Canada a Shanghai, a cui è stato chiesto di lasciare la Cina entro il 13 maggio. E la Cina si riserva il diritto di prendere ulteriori misure, ha detto il portavoce. Il ministro degli Esteri canadese ha annunciato lunedì l’espulsione del diplomatico cinese Zhao Wei dopo giorni di pressioni da parte dei partiti di opposizione, che hanno accusato Zhao di aver preso di mira la famiglia del deputato conservatore Michael Chong che vive a Hong Kong, secondo quanto riportato dai media canadesi. Commentando la decisione di dichiarare il diplomatico canadese a Shanghai persona non grata, Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato martedì in una conferenza stampa che, ignorando le serie iniziative della Cina, il Canada ha dichiarato apertamente il diplomatico cinese persona non grata sulla base della presunta ingerenza della Cina negli affari interni del Canada. La Cina condanna fermamente e si oppone fermamente a tutto questo. La Cina non ha mai interferito negli affari interni di altri Paesi. La cosiddetta...
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di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO: https://www.rt.com/news/575650-clash-civilizations-china-westernization/ Il giudizio della Cina è solido nel tentativo di mobilitare le nazioni non occidentali contro i valori imposti. “L’ultimo tentativo della Cina di mobilitare il mondo contro i valori occidentali”, si legge in un titolo di The Economist, un giornale noto per la sua visione anglo-capitalista. L’articolo inizia citando la tesi dello “scontro di civiltà” di Samuel Huntington secondo la quale uno scontro tra Oriente e Occidente definirebbe il futuro post Guerra Fredda come una forma di conflitto di identità culturale e religiosa. Nel presentare questo tema, l’articolo si tuffa poi in quella che Xi Jinping ha pubblicizzato come la sua “iniziativa di civiltà globale” basata sulla premessa che “le civiltà possono vivere in armonia“. Il trucco, come interpretato da The Economist, è che “l’ Occidente deve smettere di promuovere i suoi valori, o Huntington avrà ragione“. Probabilmente, il mondo è da un po’ di tempo in un conflitto culturale che non è iniziato certamente con la competizione USA-Cina. L’ascesa e il sollevarsi dell’Islam politico, dopotutto, perseguendo interpretazioni intransigenti della legge della Sharia, e spingendosi persino fino al terrorismo e all’insurrezione, è stata una reazione all’occidentalizzazione in Medio Oriente, un tentativo di cercare di imporre un’identità islamica contro tale tendenza. In una certa misura, la guerra al terrore è stata uno “scontro di civiltà” tanto quanto uno scontro di ideologie e identità culturali che si consideravano reciprocamente minacce esistenziali. Negli ultimi 400 anni, le nazioni occidentali hanno dominato il mondo. Gli imperi europei, così come gli Stati Uniti, hanno soggiogato nazioni e costruito stati coloniali in tutto il mondo. Ciò è stato fatto principalmente per ragioni economiche, consentendo a questi paesi di arricchirsi a spese delle colonie e creando vasti imperi commerciali che sono stati rafforzati dal potere militare. Tali imperialisti si definivano guardiani benevoli che rappresentavano una forma superiore di civiltà e di valori che stavano “portando” ai paesi colonizzati. Così, mentre diffondevano i loro imperi in Africa, America Latina, subcontinente indiano, Asia e altrove, gli occidentali hanno anche cercato di espandere la loro ideologia e i loro sistemi di valori. È per questo che “occidentalizzazione” e “globalizzazione” hanno effettivamente significato la stessa cosa, poiché gli antichi imperi erano quelli che univano il mondo attraverso il sistema economico e commerciale che creavano.  Ma a partire dal XX secolo, molti dei paesi colonizzati dall’Occidente hanno iniziato a resistere ai loro oppressori e sono cresciuti i movimenti per l’indipendenza e la liberazione. Uno di questi movimenti, naturalmente, fu l’ascesa del Partito Comunista in Cina guidato da Mao Zedong, e tutti i movimenti da esso ispirati. Mentre gli Stati Uniti hanno trionfato nella Guerra Fredda “originale” e hanno inaugurato una nuova ondata di globalizzazione, denominata Pax-Americana, quell’era è ora giunta ormai al termine; questo perché il mondo è cambiato, in particolare attraverso l’emergere della Cina come potenza globale.  Il concetto di “globalizzazione” è passato dall’essere un fenomeno dominato dall’Occidente, non più sinonimo di “occidentalizzazione”, a uno più diversificato che gli Stati Uniti e l’Occidente collettivo si rendono conto di non controllare più.  In altre...
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di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO:https://nexusnewsfeed.com/article/geopolitics/what-can-china-do-against-nato-s-foray-into-asia/ Secondo quanto riferito, il blocco militare occidentale sta aprendo il suo primo ufficio in Giappone mentre gli Stati Uniti spingono la politica dello “scontro di blocco” nella regione. Secondo quanto riferito, il Giappone sta pianificando di aprire un ufficio di collegamento della NATO a Tokyo. L’ufficio sarà il primo del suo genere in Asia, ed è designato a “coordinarsi” con l’alleanza in materia di sicurezza e sulla questione della Cina. Non è un segreto che gli Stati Uniti cerchino di espandere e istituzionalizzare l’alleanza militare in Asia e di porre così la propria impronta su scala globale; un’idea che è stata incoraggiata dal conflitto in Ucraina e richiesta da molte figure occidentali di alto livello. Ciò dimostra come l’organizzazione abbia da tempo abbandonato il suo scopo originario e sia, invece, diventata uno strumento di egemonia e di dominio, lontano dalla cosiddetta alleanza ‘difensiva’ che un tempo sosteneva di essere su una specifica area geografica del globo. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden è probabilmente la presidenza degli Stati Uniti militarmente più aggressiva degli ultimi decenni, e, date le circostanze, anche più della presidenza di George W. Bush. Biden ha intensificato le tensioni con le maggiori potenze, invece di condurre semplicemente piccole operazioni di cambio di regime dopo gli orrori dell’11 settembre. Così, Biden ha cercato – in modo aggressivo – di espandere alleanze come la NATO, creando nuovi meccanismi come AUKUS, ha portato l’Europa sull’orlo della guerra con la Russia e sta per collocare nuove armi nucleari nella penisola coreana . Mentre il precedente presidente, Donald Trump, aveva cercato di ridimensionare il ruolo della NATO e di renderla più autosufficiente dal punto di vista finanziario, l’amministrazione Biden sta tentando di “globalizzarla”. La NATO, l’ Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, un tempo era concepita come un meccanismo di autodifesa regionale collettiva in una Europa occidentale fragile in seguito alle vicende del secondo dopoguerra, un’alleanza che aveva pari potere al Patto di Varsavia. Dopo la fine della Guerra Fredda, dopo che gli Stati Uniti sono diventati l’egemone indiscusso, la NATO si è così trasformata da semplice alleanza militare incentrata sull’equilibrio di potere in strumento atto a far rispettare gli interessi e gli obiettivi di sicurezza americani. In tal modo, gli Stati Uniti hanno cercato di trasformare l’alleanza in un “ordine di cose permanente” e hanno tradito le promesse fatte alla Russia post-sovietica che non avrebbero ampliato l’alleanza ai Paesi dell’est. Ma ora, poiché gli Stati Uniti vedono sempre più la Cina come il loro più grande avversario, vogliono “globalizzare” la NATO esportandola in Asia e collegarla, così, alle alleanze statunitensi esistenti nella regione con paesi tra cui Giappone, Corea del Sud, Filippine e Australia. Tradizionalmente, gli Stati Uniti hanno perseguito queste alleanze solo su “scala bilaterale”, poiché questo formato è stato in genere più gestibile per gli interessi degli Stati Uniti visto che le nazioni asiatiche non operano sulla stessa universalità dei paesi dell’Europa occidentale e sono più irte di conflitti nazionalisti. Ad...
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di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/05/borrell-e-il-momento-di-sostenere-militarmente-la-guerra/ Per Josef Borrell, alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, parlare di pace in questo momento è una bestemmia e bisogna sostenere militarmente la guerra. L’Unione Europea, rappresentata nelle sue politiche estere da Josef Borrell, non ha nessuna intenzione di usare la parola pace o negoziato per risolvere la guerra in Ucraina. Affermare che bisogna combattere fino all’ultimo ucraino non è solo demagogia ma la politica estera dell’Europa. Infatti l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri ha affermato che “Questo non è il momento di conversazioni diplomatiche sulla pace”. “È il momento di sostenere militarmente la guerra. Mi sento un diplomatico, ma mi sento anche un ministro della difesa dell’Unione Europea, perché passo una parte importante del mio tempo a parlare di armi”. Ma non è finita qui, leggete cosa ha dichiarato poi: “Se non sosteniamo l’Ucraina, cadrà nel giro di pochi giorni. Certo, preferirei spendere questi soldi per aumentare il benessere delle persone, per ospedali, scuole, città, come chiedono i sindaci. Ma non abbiamo scelta”. Perché non abbiamo scelta? Da Washington, da dove pilotano le bocche di questi personaggi che hanno il coraggio di definirsi diplomatici invece che guerrafondai, non permettano altro? Continuando nelle sue dichiarazioni folli non bisogna dimenticare quanto ha detto riguardo all’uso dei fondi del PNRR. Infatti l’alto funzionario sostiene che questi fondi debbano essere usati per l’acquisto di armi per sostenere l’esercito ucraino. “Spese PNRR per armi? Non c’è scelta, è la guerra. Nessuno vuole le armi. Io sono il primo ma le persone che sono al comando, parlamentari, politici di alto livello, sia nazionale che europeo devono mandare un messaggio: non abbiamo voluto questa guerra, non la stiamo cercando ma la guerra è una realtà e la dobbiamo affrontare”.  Continuiamo pure ad affidarci a queste persone ma poi non piangete quando ci troveremo in mezzo ad una guerra globale. E non dite che non ve lo avevamo detto…
di Antonio Albanese FONTE ARTICOLO: https://www.agcnews.eu/dedollarizzazione-nel-commercio-internazionale-lo-yuan-vola/ La lenta, ma crescente tendenza a utilizzare lo yuan cinese per il commercio internazionale potrebbe creare un sistema di pagamento parallelo al dollaro Usa. I dati più recenti hanno mostrato che, per la prima volta, le transazioni transfrontaliere con la Cina sono state regolate in yuan più che in dollari e che l’Argentina ha dichiarato di voler pagare regolarmente le merci cinesi in yuan e non in dollari, riporta AF. Buenos Aires ha dichiarato di voler pagare circa 1 miliardo di dollari di importazioni cinesi di aprile in yuan anziché in dollari e successivamente circa 790 milioni di dollari di importazioni mensili saranno pagati nella valuta cinese, secondo un comunicato del governo. Sebbene il dollaro domini le transazioni commerciali mondiali, la notizia giunge in mezzo a un ritmo costante di accordi bilaterali che prevedono pagamenti in yuan con la Cina, dagli acquisti di petrolio in Medio Oriente agli scambi con partner come il Brasile e la Russia. Una vera e propria adozione globale dello yuan è improbabile, dato che si prevede che Pechino voglia mantenere una stretta presa sulla valuta. Ma i progressi incrementali stanno già modellando una nuova architettura commerciale e stanno guadagnando ritmo, soprattutto perché l’espulsione della Russia da gran parte dei sistemi di pagamento occidentali ha accelerato lo sviluppo di alternative. La Cina ha cercato a lungo di aumentare la quota dello yuan, sottodimensionata al 2,2%, dei pagamenti globali, ma apparentemente senza essere disposta ad aprire i suoi conti capitali e consentire il tipo di movimento a flusso libero che rende così convenienti dollari, euro e yen. La guerra della Russia contro l’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali hanno dato corpo a questa spinta. Improvvisamente, la Russia è arrivata praticamente dal nulla a diventare il quarto polo commerciale dello yuan al di fuori della Cina. La quota dello yuan nel mercato valutario russo è balzata al 40-45%, da meno dell’1% all’inizio dello scorso anno. La sua quota di finanziamento del commercio mondiale, secondo Swift, è salita al 4,5% a febbraio dall’1,3% di due anni fa. Quella del dollaro è dell’84%. «Non sostituirà il dollaro USA a livello globale, ma sta già iniziando a sostituirlo in alcune relazioni commerciali della Cina», ha affermato il Center for Strategic and International Studies di Washington, la scorsa settimana. «Questo tipo di internazionalizzazione del renminbi può raggiungere gli obiettivi di Pechino, tra cui ridurre l’esposizione della Cina alle fluttuazioni dei tassi di cambio e attenuare la vulnerabilità della Cina alle sanzioni finanziarie statunitensi». I flussi commerciali mondiali sono dominati da dollari, euro, sterline e yen perché queste valute sono liberamente disponibili e collegate a economie aperte, come non lo è lo yuan controllato dai capitali. Non ci sono segnali che indichino che questa situazione stia cambiando. La Cina stessa ha bisogno di tempo per creare profondità in un bacino limitato di yuan al di fuori delle sue coste, che è meno facile da controllare per Pechino. Lo yuan offre altre attrattive ai partner commerciali della...
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di Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/05/litalia-si-avvia-ad-uscire-dalla-nuova-rotta-della-seta/ Il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra Kevin Mccarthy, fondatore Del Comitato Ristretto anti-Cinese, ed il tema del colloquio è facilmente intuibile: l’uscita del nostro paese dall’accordo sulla nuova rotta della seta. Come avevamo scritto il 26 aprile scorso è molto probabile che il nostro paese intenda uscire dal progetto cinese della nuova rotta della seta, come del resto la stessa Meloni aveva più volte ribadito durante la sua campagna elettorale. Il nostro governo dopo aver inviato Navi da Guerra in Oriente, verso il Mar Cinese aver programmato l’invio della Portaerei Cavour, con un Cacciatorpediniere, una Fregata e una Nave da Rifornimento nel Pacifico, in funzione anti-Cinese, aver dialogato – tramite il Ministro Adolfo Urso – con il regime di Taiwan, ora si appresterebbe a non rinnovare la partecipazione dell’Italia al progetto della nuova rotta della seta. Operazione questa che vede ovviamente la partecipazione più o meno occulta della Casa Bianca sempre ostile a qualunque forma di espansione cinese. Il nostro governo guidato dalla patriota, sovranista, ma solo a parole, Giorgia Meloni non si tirerà indietro al nuovo diktat imposto dalla Casa Bianca. L’Italia aveva firmato durante il governo Conte 1 un memorandum di intendimenti per l’adesione del nostro paese al progetto cinese della nuova rotta della seta, l’Italia era stato l’unico paese europeo ad aderire al progetto a cui partecipano 149 Paesi in tutto il Mondo e rappresenta uno dei cardini del Mondo Multipolare per questo osteggiato così apertamente dagli Stati Uniti. Il nostro paese si avvia nella direzione opposta a quella in cui va il mondo per compiacere gli interessi di Washington. Altri paesi come la Francia e la Germania, che non partecipano al progetto, hanno invece dimostrato di non volere sottostare alle richieste statunitensi di rompere ogni rapporto commerciale con la Cina, infatti il Presidente Macron ed il Cancelliere Scholz si sono recati nelle settimane scorse a Pechino per ribadire, immagino, il loro interesse ad avere relazioni commerciali con il dragone. Ma noi, invece di pensare ai nostri interessi, ci facciamo guidare la politica dalla Casa Bianca come fossimo il 51esimo stato degli Stati Uniti d’America. Ieri, 4 maggio, Giorgia Meloni ha incontrato Kevin McCarthy, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli USA, letteralmente la figura più anti-Cinese degli Stati Uniti insieme a John Bolton ed il tema dei colloqui è facilmente intuibile. McCarthy è talmente anti-Cinese e anti-Comunista da aver creato il “Comitato Ristretto della Camera degli USA sulla concorrenza strategica tra gli Stati Uniti e il Partito Comunista Cinese”, un piccolo – ma potente – “comitato” a cui partecipano le figure più guerrafondaie dell’impianto imperialistico USA, come Mike Gallagher. Giorgia Meloni ”non ha cambiato posizione proprio ora, è sempre stata anti-Cinese e a favore del regime-fantoccio, così come ha sostenuto ogni tentativo di rivoluzione colorata anti-Cinese. Nel 2022, ancor prima delle elezioni, Meloni affermò ad un media di Taiwan che, con lei al Governo, l’Italia sarebbe uscita dalla Via della Seta, e – ancor prima del...