di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO : https://www.rt.com/news/577712-china-russia-militarism-japan/ Il risorgente militarismo e la proiezione del potere statunitense attraverso Tokyo rappresentano un pericolo per la stabilità regionale che potrebbe ostacolare le potenze eurasiatiche. Cina e Russia hanno condotto un pattugliamento aereo congiunto sul Mar del Giappone e sul Mar Cinese Orientale. È stata la sesta esercitazione di questo tipo dal 2019, da quando cioè sono iniziati tali voli congiunti, una parte di routine del piano di cooperazione militare dei due paesi. Il Giappone, così come la Corea del Sud, hanno risposto facendo alzare velocemente in volo i propri aerei da combattimento. Cina e Russia sono paesi di vaste dimensioni, ed entrambe le potenze sono in una situazione di stallo con gli Stati Uniti e i loro delegati in vari teatri – che si tratti dell’Ucraina in Europa o di Taiwan nel Mar Cinese Meridionale. Lo spazio geografico dell’Asia nord-orientale occupa una posizione unica poiché è l’unica regione in cui Cina e Russia condividono una frontiera con il Giappone. Mentre si spinge verso una rimilitarizzazione sostenuta dagli americani, il Giappone si è sempre più trasformato in un avversario sia di Mosca che di Pechino. Così, le due potenze stanno lavorando insieme contro questo risorgente Paese vassallo degli Stati Uniti. L’arcipelago che costituisce il territorio del Giappone è un avamposto fondamentale per il dominio americano sull’Asia dal momento che ne consente la proiezione della forza statunitense direttamente sul continente eurasiatico, prendendo di mira sia la Cina che la Russia – estendendosi anche verso sud lungo la critica “prima catena di isole” lungo coste orientali del continente asiatico. Dopo la resa del Giappone agli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, Washington ha trasformato il paese in uno stato vassallo dove poter fare ospitare le proprie forze durante l’emergente Guerra Fredda, stabilendo qui basi militari e utilizzando i porti giapponesi per la flotta statunitensi, comprese le portaerei. Tuttavia, con l’espandersi delle priorità americane in Asia, la dinamica sta cambiando. Oltre all’attuale presenza militare statunitense, Washington ha dato a Tokyo il via libera di superare i propri limiti costituzionali e perseguire un riarmo su vasta scala con un aumento promesso – sul lungo termine – di oltre il 60% nella spesa per la difesa. Questo, a sua volta, è stato incoraggiato dai revisionisti militari e storici dell’era imperiale che ha preso il sopravvento politico. Con un Giappone negazionista e impenitente delle sue atrocità risalenti al periodo della seconda guerra mondiale, il riemergere di una Tokyo nazionalista e militarista rappresenta una minaccia per l’intera regione asiatica e aumenta il pericolo di una corsa agli armamenti contro Russia e Cina. Nonostante sia un partner commerciale ed economico ampiamente integrato con la Cina, Tokyo ora vede l’ascesa di Pechino come una minaccia politica ed economica, in quanto sta per ribaltare la sua posizione di potere in Asia. Allo stesso modo, mentre diventa sempre più militarista, il Giappone sta tentando di “globalizzarsi” diventando più strettamente integrato con l’Occidente. Il primo ministro Fumio Kishida è ansioso di portare l’influenza della NATO in Asia (ha visitato Kiev il...
repubblica popolare cinese
FONTE ARTICOLO: https://www.azerbaycan24.com/en/end-of-us-dollar-dominance-approaching-top-russian-banker/ Il CEO della banca statale russa VTB Andrey Kostin, in una intervista, ha sottolineato anche l’inevitabile aumento dello yuan cinese. L’egemonia del dollaro USA è seriamente messa in discussione dall’ascesa dello yuan cinese e dal tentativo fallito di Washington di distruggere l’economia russa utilizzando come arma il biglietto verde; così si è espresso rispondendo alle domande dei giornalisti di Reuters Andrey Kostin, capo della banca russa VTB. L’importante figura bancaria russa ha affermato che nelle attuali circostanze geopolitiche sempre più nazioni si stanno allontanando dagli accordi commerciali in dollari ed euro, mentre la Cina si sta muovendo verso la rimozione delle rigide proprie politiche valutarie. “La lunga era storica caratterizzata dal dominio del dollaro americano sta volgendo al termine”, ha detto Kostin all’agenzia di stampa Reuters. “Penso anche che sia giunto il momento in cui la Cina rimuoverà gradualmente le proprie restrizioni valutarie“. Secondo Kostin, la banca VTB di cui è a capo ha discusso dell’utilizzo della valuta nazionale cinese negli accordi con paesi terzi. “La Cina capisce che non diventerà la prima potenza economica mondiale se manterrà il suo yuan come valuta non convertibile“, ha spiegato, aggiungendo che, inoltre, era pericoloso per la Repubblica Popolare mantenere riserve investite in titoli del Tesoro USA. Dopo essere riuscito a incorporare la sterlina britannica, il dollaro USA ha goduto dello status di valuta di riserva mondiale per più di un secolo . All’inizio di questo mese, gli analisti di JPMorgan Chase hanno affermato che l’economia globale sta mostrando segni dell’emergere della de-dollarizzazione, in un contesto di crescenti sforzi da parte delle economie asiatiche per sfidare l’egemonia della valuta americana. Lo status di lunga data del biglietto verde come valuta dominante del mondo è stato costantemente eroso negli ultimi anni a causa delle crescenti preoccupazioni circa l’impennata del debito degli Stati Uniti e a causa delle sanzioni ampiamente implementate utilizzando la valuta statunitense come leva.
Lanciato nel 2015, il China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) è un progetto di sviluppo infrastrutturale che prevede la costruzione di una articolata rete di infrastrutture – autostrade, ferrovie e oleodotti – e avente come obiettivi quelli di sviluppare la capacità energetica del Pakistan e, al contempo, potenziarne l’economia anche attraverso investimenti esteri da attrarre e da destinare in vari campi di infrastrutture sociali. Obiettivo ultimo di questo progetto, per cui è previsto un investimento multimiliardario, è quello di collegare il porto di Gwadar, nel Baluchistan nel sud-ovest del Pakistan, con la provincia cinese dello Xinjiang, la frontiera nord-occidentale della Cina. Il corridoio economico Cina-Pakistan è inserito nella Belt and Road Initiative, il grande progetto promosso da Pechino noto al grande pubblico come Nuova Via Della Seta. Overview Della Belt and Road Initiative La Belt and Road Initiative – lanciata nel 2013 da Pechino – è il progetto che più simboleggia la visione del presidente cinese Xi Jinping relativamente al ruolo e alla posizione della Repubblica Cinese nel mondo contemporaneo, il cui obiettivo a lungo termine è quello di promuovere una globalizzazione con caratteristiche cinesi. “Al fine di rendere i legami economici più stretti, la cooperazione reciproca più profonda e lo spazio di sviluppo più ampio tra i paesi eurasiatici, possiamo innovare la modalità di cooperazione e costruire insieme la una Nuova Via della Seta passo dopo passo per formare gradualmente una cooperazione regionale globale”, aveva dichiarato il presidente cinese durante il suo discorso all’Università Nazarbayev di Astana, in Kazakistan, quando lanciò il suo ambizioso progetto della BRI. Ad oggi, il progetto ha coinvolto circa sessanta Paesi che insieme rappresentano i due terzi della popolazione mondiale e prevede la fondazione di due importanti istituzioni finanziarie: l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), l’equivalente cinese della Banca Mondiale, e il Silk Road Fund, un fondo destinato alla realizzazione di opere lungo la via della seta, che richiama le funzioni del Fondo Monetario Internazionale; quello che, invece, interessa trattare in questo articolo è la creazione di infrastrutture di connettività. A grandi linee, si può dire che la BRI consiste nella creazione di due nuove via – una “Via della seta terrestre” e una “Via della seta marittima” – che permettano alla Repubblica Popolare Cinese di connettersi al resto del mondo attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture come ferrovie ad alta velocità, porti e aeroporti, oleodotti e acquedotti, reti di telecomunicazioni e reti internet. L’iniziativa promossa da Pechino prevede, in modo più concreto, la creazione di sei principali corridoi economici[1], tra cui il corridoio Cina-Pakistan (CPEC), quello di cui ci occuperemo nello specifico in questo breve saggio. L’importanza di questo corridoio infrastrutturale è data dalla posizione strategica del Paese che dovrebbe attraversare, il Pakistan, Stato che si trova in una posizione ideale per fungere da punto di raccordo della via della seta terrestre con quella marittima; questo rende il CPEC uno dei progetti più importanti della BRI. Qual è la relazione tra la BRI e i principi di politica estera della Cina? La Nuova via della...
di Liu Xuanzun FONTE ARTICOLO: https://www.globaltimes.cn/page/202306/1292308.shtml La Russia parteciperà a un’esercitazione militare organizzata dalla Cina; questo quanto hanno confermato gli alti leader militari dei due paesi in una videoconferenza tenutasi venerdì, con osservatori che affermano che le esercitazioni strategiche congiunte Cina-Russia potrebbero diventare routine. Il ministero della Difesa nazionale cinese in un comunicato stampa ha affermato che Liu Zhenli, membro della Commissione militare centrale (CMC) e capo di stato maggiore presso il dipartimento di stato maggiore congiunto della CMC, e Valery Gerasimov, primo viceministro della difesa russo e capo di stato maggiore delle forze armate russe, hanno tenuto una videoconferenza in cui si sono scambiati opinioni sull’attuazione dei consensi raggiunti dai due capi di stato e sull’approfondimento della cooperazione tra i due eserciti. Secondo il comunicato stampa diramato, le due parti hanno confermato congiuntamente che la Russia risponderà ad un invito della Cina e parteciperà all’esercitazione Northern/Interaction-2023 organizzata dalla Cina. Questo segnerà l’ennesima cooperazione militare tra Cina e Russia dopo che i due paesi hanno appena concluso il sesto pattugliamento strategico aereo congiunto – durato di due giorni – nella regione dell’Asia-Pacifico. Mentre il comunicato stampa non ha fornito ulteriori dettagli sull’esercitazione Northern/Interaction-2023, un esperto militare cinese che ha chiesto l’anonimato ha detto domenica al Global Times che l’esercitazione sarà probabilmente la seconda esercitazione strategica congiunta Cina-Russia che si terrà in Cina. Nell’agosto 2021, infatti, la Cina ha già ospitato la Russia nell’esercitazione strategica congiunta di cinque giorni Western/Interaction-2021, tradotta anche come Zapad/Interaction o Sibu/Interaction, nella regione autonoma di Ningxia Hui nella Cina nordoccidentale; questa esercitazione ha previsto un gran numero di forze aeree e di terra ed ha mostrato le capacità dei due paesi nell’affrontare congiuntamente questioni di sicurezza regionale – compreso il terrorismo – nonché le sfide globali sollevate da paesi come gli Stati Uniti. La Russia tiene ogni anno le proprie esercitazioni strategiche in quattro direzioni, vale a dire lo Zapad (frobte occidentale(, il Kavkaz (fronte meridionale), il Tsentr (zona centrale) e il Vostok (fronte orientale). Fino ad ora le esercitazioni congiunte Cina-Russia annoverano la Western/Interaction del 2021 e la Northern/Interaction del 2023, ma tali esercitazioni potrebbero diventare regolari e svolgersi su base rotazionale, in modalità simile alle esercitazioni della Russia, concentrandosi sulla cooperazione militare in diverse regioni. L’esperto ha anche dichiarato che la cooperazione militare tra Cina e Russia dovrebbe continuare ad approfondirsi. La videoconferenza tra Liu e Gerasimov è avvenuta in un momento in cui gli Stati Uniti hanno recentemente intensificato le provocazioni militari contro la Cina – tra cui l’invio di navi da guerra e aerei da guerra allo Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, la vendita di armi all’isola di Taiwan – e lo svolgimento di esercitazioni congiunte con gli alleati regionali, tra cui il Giappone e le Filippine, hanno preso di mira la Cina, mentre, allo stesso tempo, hanno continuato anche ad alimentare il conflitto Russia-Ucraina con forniture di armi a Kiev. Secondo un comunicato stampa diffuso dal Ministero della Difesa russo, durante la videoconferenza Gerasimov avrebbe affermato che...
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/06/05/la-dedollarizzazione-prosegue-inarrestabile/ Si è conclusa a Città del Capo, in Sud Africa, la riunione dei paesi aderenti ai BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, e sarà ricordata come il momento in cui la dedollarizzazione è diventata adulta. Infatti la tendenza è quella di abbandonare progressivamente l’uso del dollaro statunitense nelle transazioni commerciali internazionali e passare all’uso delle proprie monete nei commerci bilaterali. Sono oramai molti i paesi che stanno iniziando ad usare le proprie monete nei commerci bilaterali e che stanno uscendo dal monopolio del dollaro. Vediamo alcuni esempi: Cina e Brasile regolano gli scambi in Yuan e Real, la Francia ha concluso alcune transazioni in Yuan, India e Malesia aumentano l’uso della Rupia nel commercio bilaterale. Pechino e Mosca commerciano stabilmente in Yuan e Rubli da tempo per eludere le sanzioni applicate alla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina, mentre i 10 Paesi dell’ASEAN spingono per il commercio regionale e investimenti in valute locali, non in dollari. L’Indonesia, la più grande economia dell’ASEAN, sta lavorando con la Corea del Sud per aumentare le transazioni in Rupie e Won. Il Pakistan sta cercando di iniziare a pagare la Russia in Yuan per le importazioni di petrolio e gli Emirati Arabi Uniti stanno parlando con l’India per fare più commercio non-oil in Rupie. La dedollarizzazione persisterà e crescerà; non è più una questione di se, ma di quando.
di Ahmed Adel FONTE ARTICOLO: “South Front” – 7/6/2023 – traduzione per il CeSEM di Stefano Vernole L’incidente nello Stretto di Taiwan e le critiche che i Ministri della Difesa di Cina e Stati Uniti si sono rivolti reciprocamente durante il dialogo Shangri-La a Singapore dimostrano che il confronto si sta intensificando nella regione Asia-Pacifico tra le due grandi potenze. Ore prima che il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin pronunciasse il suo discorso allo Shangri-La Dialogue il 3 giugno, gli Stati Uniti e il Canada avevano deliberatamente causato tensioni mentre le loro navi da guerra attraversavano lo Stretto di Taiwan. In risposta, il comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione cinese organizzava una forza per scortare e monitorare le navi da guerra occidentali. Il portavoce dell’Eastern Theatre Command of the People’s Liberation Army, il colonnello Shi Yi, ha osservato che gli Stati Uniti e il Canada hanno intenzionalmente rischiato, provocato e minato maliziosamente la pace e la stabilità regionali. Il comando indo-pacifico dell’esercito americano ha detto che una nave da guerra cinese ha attraversato un cacciatorpediniere statunitense nello stretto di Taiwan, costringendo la nave da guerra a rallentare per evitare una collisione. Parlando al forum Shangri-La Dialogue, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha affermato che Washington “[non] cerca conflitto o confronto […], ma non sussulterà di fronte al bullismo o alla coercizione”. Tuttavia, non riusciva a spiegare perché le navi da guerra americane si trovassero a migliaia di chilometri da casa e navigassero al largo della costa cinese. Austin ha poi promesso che gli Stati Uniti continueranno a dispiegare regolarmente navi da guerra e aerei attraverso lo Stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per sottolineare che si tratta di acque internazionali. La reazione del ministro della Difesa cinese Li Shangfu a questo annuncio è stata come un monito per gli Stati Uniti. Commentando l’incidente, il Ministro ha sottolineato che Pechino non ha problemi con il “passaggio innocente”, ma impedirà l’uso delle pattuglie della libertà di navigazione nel caso servissero a propaganda, potere e provocazione. Nel frattempo, “è necessario prevenire gli sforzi per ‘far sì che alcuni Paesi’ impongano le proprie regole ad altri attraverso un ordine internazionale basato su regole ma con il loro approccio selettivo”. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno deliberatamente programmato il loro passaggio attraverso lo Stretto di Taiwan in modo che coincidesse con il Forum di Singapore per esercitare pressioni militari e politiche sulla Cina. Questo non avrebbe potuto essere un momento peggiore per l’esercitazione USA-Canada, poiché ha dimostrato ancora una volta a Pechino che Washington non è sincera nel voler trovare la pace e sta invece perseguendo una coalizione anti-cinese. Poiché gli Stati Uniti stanno effettivamente ostentando la propria potenza militare e le loro azioni in mare sono completamente in sintonia con l’incontro di Singapore, Shangfu aveva tutto il diritto di rifiutare l’incontro con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti a margine del vertice del Dialogo Shangri-La quando il suggerimento venne...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/06/06/il-venezuela-torna-protagonista-dellintegrazione-regionale-e-della-geopolitica-mondiale/ Con il vertice di Brasilia, ha ripreso vigore il processo di integrazione regionale sudamericana, di cui il Venezuela è uno dei principali attori. Intanto Maduro visita la Turchia e l’Arabia Saudita, e il Venezuela torna protagonista anche in seno all’OPEC. Il vertice di Brasilia dello scorso 30 maggio ha segnato un nuovo balzo in avanti per l’integrazione regionale sudamericana, dopo il rallentamento degli ultimi anni dovuto all’imporsi di diversi governi di centro-destra asserviti agli interessi divisivi dell’imperialismo nordamericano. Grazie proprio all’elezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla testa del Brasile, prima economia del continente, l’integrazione regionale sembra ora godere di una rinnovata salute. Allo stesso tempo, a godere di questo nuovo assetto politico del continente sudamericano è anche il Venezuela, che con il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile e l’ascesa di Gustavo Petro a capo della Colombia ha potuto riallacciare le relazioni diplomatiche con i due Paesi confinanti, tornando protagonista in questo processo che coinvolge l’intero Sud America. Al vertice di Brasilia hanno infatti partecipato undici presidenti sudamericani e il primo ministro peruviano, Alberto Otárola, che ha partecipato in vece della presidente golpista Diana Boluarte. Nel suo intervento, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha sottolineato che nel mondo sta emergendo una nuova geopolitica globale con attori importanti che sono in prima linea nei processi di cambiamento. Il leader della Repubblica Bolivariana ha ricordato che in precedenza esisteva un mondo unipolare “dove l’impero nordamericano era egemonico e dominante”, mentre ora stanno emergendo nuovi attori che stanno modificando tali equilibri. “In questa nuova geopolitica mondiale è emerso un movimento molto importante, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), un movimento potente che senza dubbio diventa oggi la punta di diamante o l’avanguardia dei processi di cambiamento della geopolitica mondiale, del potere mondiale“, ha analizzato Maduro, che ha rinnovato l’interesse di Caracas per l’ingresso nell’organizzazione delle principali economie emergenti. Maduro ha anche sottolineato l’importanza di procedere verso l’integrazione regionale in base ai principi di quello che è già stato ribattezzato il Brasilia Consensus, in opposizione al vecchio Washington Consensus imposto dagli Stati Uniti ai Paesi in via di sviluppo, soprattutto latinoamericani. “Siamo una corrente popolare, rivoluzionaria, bolivariana, di sinistra, e abbiamo partecipato a tutti i processi di integrazione in America Latina e nei Caraibi, e non abbiamo problemi a sederci, discutere, parlare francamente con qualsiasi forza politica, con qualsiasi presidente con qualsiasi corrente, ed è quello che ha avuto luogo: un dialogo rispettoso, tollerante, unità nella diversità“, ha assicurato Maduro. Già alla vigilia del vertice di Brasilia, Lula, uno degli ideatori dei BRICS, aveva affermato di essere pronto a sostenere la candidatura del Venezuela per l’ingresso nell’organizzazione. Il leader brasiliano ha anche ricordato che, a causa dell’ostracismo di Jair Bolsonaro, il suo Paese non ha potuto intrattenere legami normali con il vicino Venezuela, ma ha sottolineato che ora ci sono le condizioni per recuperare le relazioni commerciali e per rafforzare i legami culturali, scientifici ed educativi tra i due Paesi, oltre a lavorare congiuntamente per la sicurezza al confine. “Speriamo che nessuno chiuda mai più le porte tra...
Un punto chiave della “rivoluzione verde” voluta da Xi Jinping è quello che riguarda l’industria dei veicoli elettrici, la quale rappresenta non solo un punto nevralgico della transizione energetica, ma anche una componente vitale per l’economia cinese e per le ambizioni del Dragone di progredire verso un primato tecnologico. Si tratta di un settore che, negli ultimi anni, è cresciuto a vista d’occhio facendo raggiungere alla potenza asiatica una ulteriore posizione di rilievo nel panorama internazionale. Non è un segreto che l’industria dei trasporti contribuisca in modo significativo alla produzione di emissioni dirette di anidride carbonica. L’utilizzo di veicoli elettrici rappresenterebbe, dunque, un legittimo alleati alla decarbonizzazione del settore dei trasporti il quale fino al 2019 è stato responsabile di circa il 24% delle emissioni dirette di anidride carbonica su scala globale – a tale picco ha fatto seguito una piccola riduzione di queste emissioni durante la pandemia di COVID-191. In ogni caso, non vi è dubbio che il successo nella gestione di questo processo comporterebbe significativi progressi alla transizione verde ed è per tale motivo che numerose nazioni – in particolare Cina, Stati Uniti e Germania – hanno mostrato un notevole interesse per lo sviluppo di veicoli elettrici. Naturale è che, a differenza della controparte alimentata coni classici benzina e gasolio, i tali veicoli mostrino di avere una maggiore efficienza e propensione al rispetto per l’ambiente. Motori elettrici e batterie ricaricabili sono utilizzati al posto di motori a combustione interna e benzina. L’industria automobilistica offre una gamma di veicoli con diverse fonti di alimentazione: veicoli completamente elettrici (BEV), ibridi (HEV) che integrano sia l’alimentazione elettrica che quella a benzina e ibridi plug-in (PHEV), i quali possono essere ricaricati tramite erogatori di energia esterni. I veicoli elettrici a batteria (BEV) presentano le emissioni più basse, tuttavia, i veicoli elettrici ibridi (HEV) e i veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV) sono più adatti a soddisfare le esigenze di guida di una popolazione più ampia di conducenti. L’attuazione di politiche volti ad ottenere significativi progressi nella tecnologia legata a questo settore produttivo hanno il tutto il potenziale necessario per ottenere significativi miglioramenti nella sostenibilità del comparto dei trasporti. L’obiettivo principale dei veicoli elettrici, infatti, è quello di rivoluzionare il settore diminuendo la dipendenza dal petrolio, riducendo al minimo le emissioni e le spese e, contemporaneamente, migliorare la sicurezza energetica e la sostenibilità ambientale. Lo sviluppo continuo di tecnologie specifiche mirato all’ottimizzazione dell’efficienza energetica e alla riduzione dell’impatto ambientale ha il potenziale per facilitare un futuro più verde con emissioni di carbonio ridotte e vantaggi globali. In breve, l’implementazione di soluzioni di mobilità elettrica rappresenta una strada promettente da battere verso un concetto di trasporto rispettoso dell’ambiente e un ecosistema globale più longevo2. In Cina, la rapida espansione delle capacità tecnologiche e dei sistemi di produzione, insieme alla crescita delle vendite sul mercato dei veicoli elettrici contribuisce ad accrescere l’importanza di questo settore. Se si guardano i numeri, le vendite aggregate di veicoli elettrici in Cina sono aumentate notevolmente negli ultimi dieci anni,...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/il-vietnam-partecipa-al-g7-allargato,-ma-riceve-anche-medvedev Il Vietnam ha accettato l’invito al G7 allargato di Hiroshima, ma ha dimostrato di mantenere una posizione equidistante tra le potenze ricevendo Dmitrij Medvedev negli stessi giorni. Tra il 19 e il 21 maggio, la città giapponese di Hiroshima ha ospitato il 49mo vertice del G7. Consapevoli di aver ormai perso la leadership economica mondiale, i sette principali Paesi a capitalismo avanzato hanno pensato di aprire il loro vertice ad alcune economie emergenti, compresi il Brasile, l’India, l’Indonesia e il Vietnam. La Repubblica Socialista, in particolare, ha partecipato con il primo ministro Phạm Minh Chính, che ha avuto modo di incontrare i leader degli altri Paesi partecipanti in nome dello sviluppo delle relazioni bilaterali e multilaterali. Il ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn ha descritto il viaggio del primo ministro in Giappone come un successo. Nei tre giorni del vertice, Chính ha presieduto e partecipato a circa 40 attività, tra cui sessioni di lavoro e incontri con leader e imprese giapponesi, insieme ad altri leader di Paesi e organizzazioni internazionali. “A livello multilaterale, il Vietnam ha contribuito all’ampliamento degli approcci al vertice del G7 e a soluzioni importanti dal punto di vista di un Paese in via di sviluppo, con l’obiettivo di promuovere l’industrializzazione, la modernizzazione e un’integrazione internazionale ampia e completa”, ha spiegato il ministro Sơn. Nel corso di un suo intervento al vertice, il primo ministro vietnamita ha sottolineato che lo sviluppo sostenibile, la risposta ai cambiamenti climatici, la riduzione delle emissioni e la transizione energetica possono avere successo solo attraverso un approccio globale con l’impegno di tutte le persone, dimostrando equilibrio e ragionevolezza in linea con le condizioni e i diversi livelli di sviluppo dei Paesi. Chính ha inoltre aggiunto che il Vietnam sostiene sempre la risoluzione pacifica delle controversie internazionali secondo il diritto internazionale e nel pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite. “La significativa e responsabile partecipazione del Vietnam ha contribuito notevolmente agli sforzi congiunti della comunità internazionale per mantenere la pace e la stabilità e accelerare la ripresa economica e lo sviluppo sulla base dell’uguaglianza e del reciproco vantaggio, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni dei Paesi in via di sviluppo”, ha commentato ancora il ministro Sơn. A tal proposito, i leader degli altri Paesi hanno lodato il ruolo e la posizione del Vietnam e hanno promesso il loro sostegno a misure volte a rafforzare la cooperazione a tutto tondo con il Vietnam, concentrandosi su economia e commercio, nonché sulla risoluzione di questioni emergenti, sicurezza energetica, risposta ai cambiamenti climatici, economia verde, economia circolare e innovazione. Nell’incontro bilaterale con il capo del governo giapponese, Fumio Kishida, i due primi ministri hanno concordato di promuovere l’ampio partenariato strategico tra Vietnam e Giappone per la pace e la prosperità in Asia a un nuovo livello, in particolare nel 2023, che segna il 50° anniversario dell’istituzione di relazioni diplomatiche bilaterali. Kishida ha inoltre promesso che il Giappone aumenterà i propri aiuti allo sviluppo rivolti al Vietnam, applicando procedure semplici e flessibili per progetti di sviluppo di infrastrutture strategiche...
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/21/il-vertice-cina-asia-centrale/ Nella maestosa Xi’an, Capitale della Cina per 13 Dinastie, si è tenuto il Vertice Cina – Asia Centrale, con l’obiettivo di rafforzare i Rapporti tra la Repubblica Popolare e i Paesi dell’Asia Centrale, per costruire una Comunità dal Futuro condiviso. Al vertice, ignorato quasi completamente dalla nostra stampa, hanno partecipato oltre la Cina il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan. Durante il discorso di apertura del vertice, pubblicato da Herta Manenti sul suo profilo Facebook, il Presidente cinese Xi Jinping ha riassunto in otto punti il suo pensiero politico e le azioni per metterlo in pratica. In primo luogo, dobbiamo rafforzare la struttura istituzionale. Abbiamo istituito meccanismi di incontro su affari esteri, economia, commercio e dogane, nonché un consiglio per gli affari economici . La Cina ha anche proposto di istituire meccanismi di incontro e dialogo su industria e investimenti, agricoltura, trasporti, risposta alle emergenze, istruzione e tra partiti politici, che rappresentano piattaforme per una cooperazione a tutto tondo reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi. In secondo luogo, dobbiamo espandere i legami economici e commerciali. La Cina adotterà ulteriori misure di facilitazione commerciale, migliorerà i trattati bilaterali sugli investimenti e aprirà “corsie verdi” per lo sdoganamento semplificato dei prodotti agricoli e affini in tutti i porti di prossimità tra la Cina e i paesi dell’Asia centrale. La Cina terrà anche un evento di vendita in “live streaming” per promuovere ulteriormente i prodotti dell’Asia centrale e costruire un centro per il commercio di materie prime. Tutto questo fa parte di uno sforzo per spingere il commercio bilaterale a nuovi livelli. In terzo luogo, dobbiamo approfondire la connettività. La Cina si adopererà per aumentare il volume del trasporto transfrontaliero di merci, sostenere lo sviluppo del corridoio di trasporto internazionale transcaspico, migliorare la capacità di traffico dell’autostrada Cina-Kirghizistan-Uzbekistan e dell’autostrada Cina-Tagikistan-Uzbekistan e implementare le consultazioni sulla ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. La Cina cercherà di modernizzare i porti d’ingresso esistenti a un ritmo più serrato, aprire un nuovo porto d’ingresso a Bedel ( un passo di montagna nella catena montuosa del Tian Shan tra il Kirghizistan e lo Xinjiang cinese)e promuovere l’apertura del mercato del trasporto aereo e costruire una rete logistica regionale. La Cina intensificherà inoltre lo sviluppo dei centri di assemblaggio sulla China-Europe Railway Express, incoraggerà le imprese a costruire magazzini nei paesi dell’Asia centrale e costruirà una piattaforma completa di servizi digitali . In quarto luogo, dobbiamo espandere la cooperazione energetica. La Cina vorrebbe proporre di istituire un partenariato per lo sviluppo energetico Cina-Asia centrale. Dovremmo accelerare la costruzione della linea D del gasdotto Cina-Asia centrale, espandere il commercio di petrolio e gas, perseguire la cooperazione tra tutte le catene industriali energetiche e rafforzare la cooperazione su nuove forme energetiche e sull’uso pacifico dell’energia nucleare. In quinto luogo, dobbiamo promuovere l’innovazione verde. La Cina lavorerà con i paesi dell’Asia centrale per condurre la cooperazione in aree come il miglioramento e l’utilizzo di terreni salini-alcalini e l’irrigazione a risparmio idrico, costruire insieme...