4 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

Se è vero che, come sosteneva il teorico Sir Halford John Mackinder, la connettività terrestre e il controllo delle rotte di comunicazione ha un peso fondamentale per la conformazione dell’assetto geopolitico del globo, allora i progetti di collegamento che si stanno venendo a creare nel blocco eurasiatico assumono un ruolo di straordinaria rilevanza nel contesto internazionale, soprattutto per quel che riguarda la promozione dello sviluppo delle relazioni tra i paesi coinvolti. Stando al pensiero elaborato da Mackinder, la costruzione di infrastrutture di trasporto consentirebbe a uno o più stati di espandere la propria influenza attraverso le nuove rotte. Visto in questa prospettiva, lo sviluppo della rete ferroviaria tra Iran, Iraq e Siria riveste un’importanza peculiare all’interno del più ampio quadro degli attuali sforzi volti a un avvicinamento e alla normalizzazione dei rapporti di collaborazione tra i paesi del Golfo Persico, affermando, così, il rinnovato ruolo centrale di questa regione attraversata negli ultimi anni da lunghi periodi di instabilità. Già nel corso del mese di marzo di questo 2023, dopo sette anni di interruzione dei rapporti le diplomazie di Teheran e Riyad erano giunte ad un’intesa mediata da Pechino con la quale veniva concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi a lungo rivali regionali e di riaprire, così, le rispettive ambasciate. A questo si aggiunge il nuovo abbraccio diplomatico tra la Siria e il consesso dei Paesi della Lega Araba avvenuto nel maggio di quest’anno, ben dodici dopo anni dall’espulsione di Damasco da questa importante istituzione del mondo arabo. Il progetto di sviluppo della rete ferroviaria oggetto della trattazione di questo breve articolo rappresenterebbe, dunque, un nuovo passo verso un Medio Oriente più stabile e più collaborativo; la costruzione del collegamento ferroviario se esteso ad altre potenze della regione come l’Arabia Saudita, potrebbe infatti avviare un’importante trasformazione dei rapporti all’interno dell’area MENA (Middle East and North Africa, Medio Oriente e Nordafrica, ndR), riducendo il livello delle tensioni tra i nemici storici della regione, rafforzandone al contempo i legami economici. In questo quadro di rinnovata collaborazione, i corridoi euroasiatici rappresentano un modo per collegare paesi impegnati in scontri e rivalità che, per alcuni, si protraggono da decenni. Così, come le arterie collegano ogni parte del corpo, strade e ferrovie sono capaci di svolgere un ruolo fondamentale nell’unire Paesi e creare visioni e scenari che uniscano manifestazioni di tradizioni politiche contrastanti e culture diverse, creando un’architettura internazionale organica in cui le singole parti esistono solo in funzione del tutto. Le origini del progetto L’idea della costruzione di una linea ferroviaria che collegasse l’Iran all’Iraq era emersa già nel 2011, quando la ferrovia Khorramshahr-Shalamcheh – lunga di 17 chilometri – era stata completata. Dal 2012, i due paesi hanno condotto una serie di negoziati per l’attuazione del progetto ferroviario Shalamcheh – Bassora, unico collegamento mancante per unire le ferrovie iraniane alla medesima città irachena. Secondo gli accordi, l’Iran avrebbe avuto la responsabilità della costruzione del ponte sul fiume Shatt al-Arab che, nei fatti, avrebbe collegato i due paesi, mentre la...
Cina a Modena (1)
Stefano Vernole, analista geopolitico e vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, parteciperà all’incontro dal titolo Racconti dalla Cina: l’epica lotta alla povertà e la difesa dell’integrità territoriale che si terrà il giorno Giovedi 20 luglio alle ore 21H00 presso il Zooky Café di Viale Rimembranze, 29 a Modena (MO).
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di Stefano Vernole La Cina continua a promuovere la costruzione congiunta dell’iniziativa Belt and Road e desidera promuovere insieme alla comunità internazionale la sinergia di quest’ultima con le altre proposte come l’Iniziativa Per lo Sviluppo Globale e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, al fine di promuovere concretamente l’interconnessione tra i Paesi lungo il percorso della nuova Via della Seta e lo sviluppo sostenibile di tutto il mondo. Lo scorso 16 marzo, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha sottolineato che l’Iniziativa per la Civiltà Globale è un’altra importante ricchezza pubblica fornita dalla Cina alla comunità internazionale per una nuova era, al seguito dell’Iniziativa di Sicurezza Globale e dell’Iniziativa per lo Sviluppo Globale. Essa darà forte energia positiva alla promozione del progresso e della modernizzazione dell’essere umano e alla creazione di una comunità umana dal futuro condiviso.
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di Giulio Chinappi Nel suo discorso tenuto a Parigi, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha citato Fidel Castro, e ha invitato la comunità internazionale a trovare soluzioni che possano permettere alla specie umana di non condannarsi all’estinzione. Dopo essersi recato in visita ufficiale a Roma e Belgrado, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha raggiunto Parigi, dove ha preso parte al vertice per un nuovo patto finanziario globale, evento che ha riunito un numero importante di leader politici provenienti da tutto il mondo. Nel suo intervento, tenuto sotto gli occhi del presidente francese Emmanuel Macron, il leader dell’isola caraibica ha affrontato le principali tematiche globali, come il cambiamento climatico e l’ingiusto ordine economico globale attualmente vigente, chiedendo alle principali potenze della Terra di intervenire tempestivamente per evitare conseguenze ancora peggiori che potrebbero persino portare all’estinzione della specie umana. Díaz-Canel ha esplicitamente chiesto “una riforma delle istituzioni istituzioni finanziarie internazionali […] che tenga conto dei legittimi interessi dei Paesi in via di sviluppo“, dimostrando di essere in linea con le dichiarazioni del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il quale a sua volta aveva sottolineato l’inadeguatezza delle istituzioni finanziarie create dagli Stati Uniti a seguito della seconda guerra mondiale con l’obiettivo di mantenere una posizione egemonica. “Se oggi è possibile prolungare la vita, la salute e il tempo utile delle persone, se è perfettamente possibile programmare lo sviluppo della popolazione in virtù dell’aumento della produttività, della cultura e dello sviluppo dei valori umani, cosa aspettate a farlo?”, ha chiesto provocatoriamente il presidente cubano. Il discorso di Díaz-Canel a Parigi ha avuto una particolare importanza, in quanto Cuba occupa attualmente la presidenza del gruppo G77 + Cina, un’organizzazione che riunisce una buona parte dei Paesi in via di sviluppo e che rappresenta la maggioranza della popolazione mondiale. Le preoccupazioni espresse da Díaz-Canel rappresentano infatti il sentimento comune della maggioranza dei Paesi di Asia, Africa e America Latina, quelli che non hanno goduto dello sviluppo capitalista ma che sono condannati a pagarne le peggiori conseguenze. “Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro”, è stato il monito lanciato dal presidente cubano, che ha citato le riflessioni di Fidel Castro. “Non svelo alcun segreto – ha detto ancora il leader latinoamericano – se affermo che le conseguenze più nefaste dell’attuale ordine economico e finanziario internazionale, profondamente ingiusto, antidemocratico, speculativo ed esclusivo, gravitano più fortemente sui Paesi in via di sviluppo“. “Sono i nostri Paesi che hanno visto il proprio debito estero praticamente raddoppiare negli ultimi dieci anni; coloro che hanno dovuto spendere 379 miliardi di dollari delle loro riserve per difendere le loro valute nel 2022, quasi il doppio dell’ammontare dei nuovi Diritti Speciali di Prelievo assegnati loro dal Fondo Monetario Internazionale”, ha spiegato Díaz-Canel, dimostrando come l’attuale ordine economico e finanziario globale sia pensato per perpetuare lo stato di diseguaglianza che ha permesso agli Stati Uniti e ad un numero ristretto di altri Paesi di godere dello sviluppo capitalista a danno del resto del pianeta. “I nostri popoli non possono e non devono continuare ad essere laboratori di ricette coloniali e rinnovate forme di...