di Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info Janet Yellen, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, iniziano a rendersi conto che le sanzioni economiche applicate alla Russia mettono in pericolo l’egemonia del dollaro. Sembra proprio che anche agli alti livelli si stiano rendendo conto, anche se non ci voleva una laurea ad Harvard, che le sanzioni economiche applicate dall’occidente per strozzare l’economia russa mettono in serio pericolo l’egemonia del dollaro a livello internazionale. Nella sorprendente dichiarazione del segretario al Tesoro americano Janet Yellen, concessa durante un’intervista alla CNN, in cui afferma che “LE SANZIONI ALLA RUSSIA METTONO A RISCHIO L’EGEMONIA DEL DOLLARO”, appare chiaro che a Washington iniziano a temere che la loro moneta perda quella egemonia che per decenni ha permesso agli Stati Uniti il monopolio dell’economia. Alle parole del Segretario di Stati degli Stati Uniti si aggiungono poi quelle di Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, che durante il suo discorso fatto oggi al Council on Foreign Relations a New York in cui ammette che lo status del dollaro come moneta internazionale non è più scontato. La Lagarde nel suo discorso ha sottolineato che “Stiamo assistendo a una frammentazione dell’economia globale in due blocchi concorrenti attorno a USA e Cina” e che “Il periodo del dopoguerra, caratterizzato dal dominio globale del dollaro, relativa continuità dell’offerta, inflazione sotto controllo grazie all’azione delle banche centrali, è finito”. “La frammentazione mette a nudo i limiti della globalizzazione. “Gli Stati Uniti dipendono completamente dalle importazioni di almeno 14 minerali critici. L’Europa dipende dalla Cina per il 98% della sua fornitura di terre rare. Il numero di aziende che ha regionalizzato la propria catena di approvvigionamento è quasi raddoppiato a circa il 45% rispetto a un anno fa””, continua la presidente della BCE. La sua analisi sulla situazione attuale prosegue dicendo che “Durante la Pax Americana dopo il 1945, il dollaro USA è diventato la riserva globale e la valuta di transazione più usata, poi affiancato dall’euro. Ma negli ultimi decenni la Cina ha aumentato di oltre 130 volte il suo commercio bilaterale di merci con i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo ed è diventata il principale esportatore mondiale. Parallelamente in quei paesi è aumentata la quota di riserve di renminbi”. “Alcuni paesi suggeriscono di voler aumentare la quota di renminbi cinesi o rupie indiane per i loro scambi commerciali. Parallelamente è aumentato anche l’accumulo di oro da parte di molte banche centrali. Cina e Russia stanno dando vita a propri sistemi di pagamento transfrontalieri alternativi allo SWIFT”. Aggiungo io: ovviamente per aggirare le sanzioni economiche e per non dipendere dal dollaro nelle loro transazioni, ma la Lagarde non lo dichiara per ovvi motivi. Quanto sta avvenendo a livello internazionale non indica che ci sia “un’imminente perdita di posizione dominante per il dollaro statunitense o l’euro” ma “che lo status di valuta internazionale non dovrebbe più essere dato per scontato”, cerca di rassicurare gli investitori Christine Lagarde ma forse sa benissimo che...
repubblica popolare cinese
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/18/la-visita-di-lavrov-in-brasile-completa-il-triangolo-mosca-pechino-brasilia/ A poco tempo di distanza, tre eventi diplomatici di grande importanza hanno suggellato la nascita di un’intesa tra Russia, Cina e Brasile, confermando il nuovo corso della politica estera brasiliana sotto la presidenza di Lula. Prima la visita di Xi Jinping a Mosca, poi quella di Lula a Pechino, e infine il viaggio del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nel Paese sudamericano: nel giro di un mese, questi tre eventi diplomatici hanno confermato la nascita di una solida intesa tra la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese e il nuovo Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva. Una nuova importante spinta verso il multilateralismo, visto l’importante peso specifico della prima potenza latinoamericana, la cui politica estera sta prendendo una piega sempre più chiaramente antiegemonica e multipolarista. Lunedì, Sergej Lavrov è arrivato in Brasile, prima tappa del suo viaggio latinoamericano, che lo vedrà recarsi anche in Venezuela, Nicaragua e Cuba. Giunto a Brasilia, il capo della diplomazia russa è stato ricevuto dal suo omologo Mauro Vieira. Il ministro brasiliano ha affermato che l’elezione del presidente Lula ha contribuito a dare una nuova spinta alle relazioni bilaterali con Mosca, come dimostra il rapporto ufficiale sulla politica estera russa del 2023, approvato lo scorso 31 marzo dal presidente Vladimir Putin: “Il fatto che il documento del 2023 menzioni il Brasile separatamente e non come membro del MERCOSUR e dei BRICS, come nel documento del 2016, mostra il peso specifico del nostro Paese, in particolare dopo l’elezione del presidente Lula, e il nostro percorso volto a riportare la politica estera del Brasile alle sue radici. Entrambi i nostri Paesi, infatti, svolgono un ruolo importante nella comunicazione internazionale. Inoltre, questo aspetto delle priorità di politica estera della Russia indica la natura matura delle relazioni bilaterali e rende chiaro che, come il Brasile, anche la Russia ritiene che i legami bilaterali siano cruciali per il sistema delle relazioni internazionali“, ha osservato il diplomatico. Da parte sua, Lavrov ha confermato il sostegno di Mosca alla candidatura di Brasilia per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: “Come parte dei nostri sforzi congiunti per trovare un modo equo per riformare i meccanismi e le istituzioni della governance globale, coopereremo strettamente nelle piattaforme delle Nazioni Unite, in particolare all’interno del Consiglio di sicurezza, di cui il Brasile è attualmente un membro non permanente. Oggi, abbiamo ribadito il nostro sostegno alla candidatura del Brasile per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, e sosteniamo in questa direzione anche l’India e la necessità di soddisfare gli interessi del continente africano“, ha sottolineato Lavrov. Il ministro degli Esteri russo ha ricordato che il Brasile assumerà la presidenza del Gruppo dei 20 il prossimo anno, mentre alla Russia spetterà la presidenza dei BRICS. “In termini di coordinamento delle nostre attività di politica estera, questo crea una buona opportunità per vedere come potremmo trarre vantaggio da una situazione in cui tutti i membri dei BRICS fanno anche parte del G20 per garantire vantaggi reciproci. Inoltre, c’è anche un intero gruppo di membri del G20 che condividono la posizione...
Disponibile il libro La questione di Taiwan e la riunificazione pacifica della Cina, pubblicato per i tipi di Anteo Edizioni e scritto Marco Costa, Andrea Turi e Stefano Vernole membri del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Prefazione di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. Per acquistare il libro Per beneficiare del 20% di sconto sui volumi del catalogo di Anteo Edizioni e di molti altri vantaggi, richiedi la tessera del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Descrizione del libro Secondo un recente rapporto presentato dal Pentagono al Congresso, la Cina rappresenta “la sfida sistemica più significativa per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e per una comunità internazionale libera e aperta”, sottolineando un approccio militare “sempre più coercitivo” da parte di Pechino nella regione Indo-Pacifico.Come sempre, gli Stati Uniti rimangono maestri nell’attribuire agli altri le proprie intenzioni, seppure in questa occasione fatichino a trovare un terreno globalmente condiviso per attuare i loro piani di dominio. La collocazione geopolitica di Taiwan conserva un’importanza vitale in relazione alle vie essenziali del traffico marittimo, attraverso cui vengono trasportati greggio e altre materie prime verso la Repubblica Popolare Cinese: in caso di conflitto, per gli USA diverrebbe essenziale tagliare o rallentare le forniture di petrolio a Pechino. Taiwan possiede inoltre una posizione geografica strategica globale sulla rotta commerciale marittima che collega l’Asia orientale al Sud-est asiatico e al Canale di Suez.L’amputazione di Taiwan rappresenta per la Cina una “ferita aperta” e la sua riunificazione alla madrepatria segnerebbe la conclusione definitiva della guerra civile sfociata nella nascita della Repubblica Popolare Cinese; questa è la ragione per cui la diplomazia di Pechino l’ha definita “una linea rossa” nei suoi rapporti con Washington.Il libro scritto da tre ricercatori del CeSEM analizza inoltre la questione di Taiwan cercando di rispondere ad alcune domande: la Cina ha dalla sua parte il diritto storico e quello internazionale? Quali sono i legami economici tra l’Isola e la Cina continentale? La formula un Paese e due sistemi è ancora valida?Risposte urgenti, finché una soluzione pacifica è ancora possibile.
Disponibile il libro Xinjiang: Storia e Sviluppo, pubblicato per i tipi di Anteo Edizioni e scritto Marco Costa, Andrea Turi e Stefano Vernole membri del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Prefazione di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. Per acquistare il libro Per beneficiare del 20% di sconto sui volumi del catalogo di Anteo Edizioni e di molti altri vantaggi, richiedi la tessera del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Descrizione del libro Considerato “il cuore dell’Eurasia”, lo Xinjiang (in cinese Nuova Frontiera) è con i suoi 1.660.000 chilometri quadrati di superficie – oltre cinque volte l’Italia – la più estesa divisione amministrativa della Cina. Ha fatto parte dell’Impero fin dai tempi remoti e la presenza cinese vi risale alla Dinastia Han (202-220 d.C.).Le difficili condizioni climatiche e geografiche della regione complicano lo sfruttamento delle ingenti risorse energetiche del suo sottosuolo, petrolio e gas naturale innanzitutto, ma anche immensi giacimenti di minerali e di carbone.Soprattutto dallo Xinjiang parte o passa un corridoio di iniziative commerciali e condotte di idrocarburi che lo collegano agli alleati della Repubblica Popolare Cinese quali la Russia, alcune Repubbliche dell’Asia Centrale e il Pakistan. Per comprenderne appieno l’importanza geografica è sufficiente ricordare che sono almeno tre le rotte della Nuova Via della Seta destinate ad attraversarlo.Proprio a causa della sua importanza geopolitica è stato nel corso degli anni sottoposto ad un tentativo di destabilizzazione esterna condotto dalle nazioni atlantiche, il pretesto è stato la presenza di una minoranza uigura. In realtà, dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese ad oggi ha conosciuto uno sviluppo demografico imponente (la politica del “figlio unico” – oggi abolita in tutto il Paese – non è mai stata applicata alle minoranze) e un decollo economico straordinario grazie agli ingenti capitali investiti da Pechino nella regione.Il libro affronta perciò la questione dello Xinjiang sotto vari aspetti, chiarendo inequivocabilmente le politiche decennali attuate dalla Repubblica Popolare Cinesi nell’area e la strumentalizzazione della minoranza uigura compiuta dall’Occidente.
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: LULA SI SCAGLIA CONTRO IL FMI ED IL DOLLARO | OCCHI SUL MONDO In occasione della investitura di Dilma Rousseff come presidente della Banca di Sviluppo dei BRICS il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale e contro l’egemonia del dollaro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e le altre istituzioni finanziarie internazionali per aver imposto le loro regole ai paesi in via di sviluppo, così come ha criticato l’uso diffuso del dollaro, che, secondo lui, minaccia il futuro dell’umanità, e ha esortato la creazione di una moneta unica del blocco BRICS. “Perché tutti i paesi hanno bisogno di fare il loro commercio sostenuto dal dollaro? Perché non possiamo commerciare con le nostre monete? Chi ha deciso che fosse il dollaro?” ha affermato Lula oggi durante la cerimonia di investitura di Dilma Rousseff come presidente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) del BRICS, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. “Abbiamo bisogno di una moneta che trasformi i paesi in una situazione più pacifica, perché attualmente dobbiamo correre dietro al dollaro per esportare”, ha continuato il presidente. Ha anche sottolineato che l’NBD è un’alternativa al FMI, poiché, a differenza di quest’ultimo, non impone condizioni o altri requisiti per prestare denaro. “Non spetta a una banca soffocare l’economia di una nazione come il FMI sta facendo ora con l’Argentina, come ha fatto con il Brasile per così tanto tempo e come ha fatto con i paesi del terzo mondo”, ha detto il presidente brasiliano aggiungendo che “Nessun sovrano può lavorare con un coltello in gola perché ha dei debiti”. “Quando il Fondo Monetario Internazionale o qualsiasi altra istituzione presta a un paese del terzo mondo, la gente si sente nel diritto di comandare, di amministrare i conti di quelle nazioni, come se fossero i loro ostaggi”, ha continuato Lula. A questo proposito, ha esortato il nuovo presidente del NBD a “prestare denaro per aiutare i paesi in via di sviluppo e non soffocarli”, poiché molti già “accumulano debiti impagabili” con le agenzie internazionali tradizionali. La banca del BRICS “rappresenta molto per chi sogna un nuovo mondo”, ha scritto in seguito in un thread su Twitter. “Non è giusto che finiamo il XXI secolo come abbiamo iniziato il XX secolo, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”. “È intollerabile che, su un pianeta che produce abbastanza cibo per soddisfare i bisogni dell’umanità, milioni di uomini, donne e bambini non abbiano niente da mangiare. È inaccettabile che l’avidità di una piccola minoranza metta a rischio la sopravvivenza dell’umanità”, ha fatto notare Lula nel suo discorso riferendosi alle condizioni di molti paesi che non dispongono di cibo per la loro popolazione. Lula ha sottolineato che la Nuova Banca di Sviluppo ha tutte le condizioni per diventare una grande banca del Sud Globale, che rifiuta le “catene delle condizionalità” dell’Occidente e che...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/15/brasile-e-cina-insieme-per-un-mondo-di-pace-sviluppo-e-democrazia/ La visita di Lula in Cina ha contribuito a rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche bilaterali tra i due Paesi, ma anche a fare ulteriore passo in avanti verso il multipolarismo e contro le spinte egemoniche. Il 14 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto a Pechino il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha effettuato in quest’occasione il suo primo viaggio al di fuori delle Americhe dalla sua rielezione. Il ricevimento per Lula è avvenuto nella Grande Sala del Popolo della capitale cinese, dopodiché entrambi i capi di stato insieme al loro entourage hanno iniziato un incontro allargato e poi firmato 15 accordi di cooperazione per un totale di 10.000 milioni di dollari in settori come commercio, tecnologia e comunicazione. Le parti hanno convenuto di approfondire la cooperazione nella lotta contro la povertà, lo sviluppo sociale e l’innovazione scientifica e tecnologica, nonché di ampliare la loro cooperazione in settori quali la tutela dell’ambiente, la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia a basse emissioni di carbonio e l’economia digitale. Il Brasile e la Cina hanno espresso interesse a sfruttare il 30° anniversario del loro partenariato strategico e il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche per continuare a incoraggiare il dialogo bilaterale, aumentare la fiducia politica reciproca e consolidare le basi politiche delle relazioni tra i due Paesi. “Nessuno vieterà al Brasile di migliorare le sue relazioni con la Cina”, ha affermato a tal proposito il leader brasiliano. Dal canto suo, il presidente Xi ha osservato che in quanto partner strategici globali, Cina e Brasile condividono ampi interessi comuni: “La Cina vede e sviluppa sempre le relazioni con il Brasile da una prospettiva strategica e a lungo termine, e vede la relazione come un’alta priorità nella sua agenda diplomatica”, ha affermato. In quest’occasione, i due capi di Stato hanno rinnovato i loro sforzi a favore della pace, dello sviluppo, dell’equità, della giustizia, della democrazia, della libertà e di altri valori comuni dell’umanità, difendendo il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e il ruolo dell’ONU nel sistema internazionale. Il Brasile e la Cina sono uniti nel promuovere la democratizzazione delle relazioni internazionali e del multilateralismo, respingendo ogni forma di egemonismo. Allo stesso tempo, il Brasile ha rinnovato il suo impegno a rispettare il principio di “una sola Cina”, considerando Taiwan come parte inscindibile del suo territorio. “La Cina è una forza indispensabile nella politica globale, nell’economia e nel commercio, nella scienza e nella tecnologia, e svolge un ruolo fondamentale nella promozione della pace e dello sviluppo nel mondo. Il Brasile è impegnato a costruire relazioni più strette con la Cina dalla prospettiva strategica di plasmare un ordine internazionale giusto ed equo”, ha affermato Lula. Tra le altre questioni, Lula e Xi hanno convenuto che il dialogo e la negoziazione sono l’unica via praticabile per uscire dalla crisi in Ucraina, motivo per cui tutti gli sforzi che portano a una soluzione pacifica della crisi dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti. Secondo la dichiarazione rilasciata dalle delegazioni al termine dell’incontro, il Brasile ha accolto...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/14/xi-jinping-la-cina-non-seguira-il-sentiero-della-modernizzazione-occidentale/ In occasione della visita d’ispezione nella provincia del Guandong, il presidente Xi Jinping ha sottolineato le caratteristiche della modernizzazione cinese e le sue differenze rispetto alla modernizzazione occidentale. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times. Il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato che la Cina rimarrà ferma nell’approfondire in modo completo le riforme e nell’espandere l’apertura dagli standard elevati, sottolineando anche che la modernizzazione cinese è essenzialmente diversa dalla modernizzazione occidentale, che ha caratteristiche come la polarizzazione e il saccheggio, come riportato dall’agenzia stampa Xinhua giovedì. Durante il suo giro di ispezione nella provincia del Guangdong della Cina meridionale, una grande potenza economica e pioniere nella riforma e nell’apertura della Cina, Xi, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, si è anche concentrato sullo sviluppo di alta qualità. Durante la visita a un centro di ricerca e sviluppo di Guangzhou Automobile Group Co, Xi ha affermato che la modernizzazione cinese si basa sulla realtà e sulle condizioni del Paese e ha obiettivi, piani e strategie chiari. La modernizzazione cinese è essenzialmente diversa dalla modernizzazione occidentale, ha affermato, aggiungendo che la Cina non percorrerà il percorso della modernizzazione occidentale – con caratteristiche che includono polarizzazione e saccheggio – in quanto tale percorso non porta da nessuna parte, secondo Xinhua. Nel caso degli Stati Uniti, la modernizzazione occidentale si basa su risorse e talenti provenienti da tutto il mondo ed è spesso costruita sul saccheggio delle risorse di altri Paesi, e la modernizzazione occidentale significa poter abusare della sua autorità nel mercato mondiale, che tratta come proprio, Li Youhuan, ricercatore presso l’Università di finanza ed economia del Guangdong, ha dichiarato martedì al Global Times. “In termini di punti di partenza e obiettivi finali, ci sono differenze essenziali tra la modernizzazione cinese e la modernizzazione occidentale“, ha affermato Li. Costui ha osservato che la modernizzazione cinese si concentra sia sui mercati nazionali che internazionali e persegue uno sviluppo comune e una prosperità comune per il mondo intero. Durante il giro di ispezione, il primo dopo le due sessioni nazionali concluse a marzo, Xi ha anche sottolineato l’importanza del settore manifatturiero e dell’innovazione locale. Mercoledì, Xi ha visitato la base produttiva di LG Display a Guangzhou e GAC Aion New Energy Automobile Co, dove ha appreso degli sforzi locali per promuovere l’apertura di alto livello e lo sviluppo di alta qualità del settore manifatturiero, e su come le imprese stanno promuovendo l’innovazione e la costruzione di marchi di proprietà, ha riferito Xinhua giovedì. Xi ha sottolineato non solo la direzione di sviluppo dell’industria automobilistica e dell’industria manifatturiera cinese, ma anche la direzione principale dello sviluppo di alta qualità del Guangzhou Automobile Group, Zeng Qinghong, capo del Partito e presidente del Guangzhou Automobile Group, ha dichiarato in una riunione aziendale mercoledì, secondo una dichiarazione che la società ha inviato giovedì al Global Times. Zeng ha affermato che la società raggiungerà risolutamente il controllo indipendente delle tecnologie di base, creerà un marchio automobilistico nazionale, costruirà un’impresa di livello mondiale e svolgerà le proprie responsabilità e nuove azioni nella promozione della modernizzazione cinese, secondo la dichiarazione....
di Fabio Massimo Parenti L’ambiguità strategica statunitense verso la provincia cinese di Taiwan conferma la natura aggressiva ed irresponsabile di Washington. Il viaggio negli Stati Uniti, tutt’ora in corso, della governatrice taiwanese Tsai Ing-wen ha inevitabilmente scatenato la reazione di Pechino, che ha deciso di lanciare una speciale operazione congiunta di pattugliamento e ispezione nella parte centrale e settentrionale dello Stretto di Taiwan della durata di sette giorni. L’annuncio dell’incontro a Los Angeles con il portavoce della Camera dei Rappresentanti USA, il repubblicano Kevin McCarthy, è bastato per sollevare un nuovo vespaio di polemiche ad otto mesi di distanza dalla visita a Taipei della democratica Nancy Pelosi, che all’epoca ricopriva lo stesso ruolo. Si tratta della seconda provocazione lanciata dalle forze indipendentiste dell’isola che, dopo aver subito una sonora sconfitta alle elezioni locali del 26 novembre scorso, ora cercano disperatamente di legittimarsi agli occhi della comunità internazionale. Gran parte del pianeta, tuttavia, va ormai in una direzione completamente diversa. Non è un caso se meno di due settimane fa l’Honduras, dopo decenni di esitazioni e pressioni esterne, ha finalmente deciso di recepire la Risoluzione ONU 2758 del 1971 e riconoscere la Repubblica Popolare Cinese come unico rappresentante della Cina a livello internazionale. Sono ora 182 i Paesi nel mondo ad aver aderito alla cosiddetta politica di Una sola Cina, una linea di principio fatta propria, almeno a parole, anche dagli Stati Uniti già dal primo gennaio 1979 sulla base del secondo comunicato congiunto Cina-USA discusso nei mesi precedenti tra Deng Xiaoping e Jimmy Carter, che andò così ad affiancarsi al precedente, concluso nel 1972 tra Mao Zedong e Richard Nixon. Tre anni più tardi, durante l’Amministrazione Reagan, le parti siglarono un terzo comunicato congiunto che, tra i vari punti, affrontava in modo specifico la questione della vendita di armamenti al governo dell’isola. Le promesse statunitensi di ridurre, sia in termini quantitativi che qualitativi, le forniture militari a Taiwan sino a raggiungere una “soluzione definitiva” non sono mai state mantenute. Nel corso degli ultimi quarant’anni, infatti, il Congresso e i presidenti statunitensi hanno autorizzato la vendita di tipologie sempre più sofisticate di armamenti, in volumi anche molto elevati. Nell’attuale situazione internazionale, a dir poco incandescente per le vicende europee, mediorientali e latino-americane, gli Usa lavorano ancora una volta a favore della destabilizzazione, cercando di ingenerare sempre nuovi focolai di scontro. Un atteggiamento che non può trovare alcuna giustificazione. Malgrado l’assistenza militare di un paese straniero ad un’entità territoriale separatista non riconosciuta rappresenti una palese violazione del diritto internazionale, la Casa Bianca continua a gettare benzina sul fuoco con il malcelato scopo di preparare la prossima grande crisi internazionale. Con il Taiwan Policy Act, il progetto di legge approvato l’anno scorso dalla Commissione Affari Esteri, in attesa del passaggio in Senato, è chiara l’intenzione dell’establishment statunitense di approntare un corposo piano di supporto politico-militare a Taiwan da qui al 2027. Nel frattempo, tuttavia, Tsai Ing-wen, alla guida della Coalizione Pan-Verde (centrosinistra), attualmente al comando dell’isola, dovrà affrontare le forche caudine della...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/13/le-menzogne-del-dalai-lama-smentite-dagli-accademici-cinesi/ In seguito all’incidente riguardante il Dalai Lama che ha destato scalpore in tutto il mondo, gli esperti cinesi hanno smentito le giustificazioni del leader del Buddhismo tibetano, mettendo in risalto il suo ruolo politico che mette a repentaglio l’unità della Repubblica Popolare Cinese. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times. Il Dalai Lama ha suscitato un enorme clamore pubblico dopo che il video di lui che bacia un bambino sulle labbra e poi chiede al ragazzo di “succhiargli la lingua” durante un evento nel nord dell’India è diventato virale e ha suscitato ampie critiche, con molti internauti che hanno condannato l’azione come inappropriata Gli esperti hanno affermato che mostrare la lingua agli altri potrebbe essere un modo tradizionale per salutare le persone nella regione cinese dello Xizang (Tibet), ma chiedere alle persone di succhiarsi la lingua non è affatto una forma accettata di etichetta. L’incidente sarebbe avvenuto a fine febbraio in un tempio a Dharamshala. Il Dalai Lama in seguito si è scusato. In una dichiarazione di lunedì, l’ufficio del Dalai Lama ha dichiarato di “essere dispiaciuto” per l’incidente e di “desiderare scusarsi con il ragazzo e la sua famiglia, così come con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato“. In un video diventato virale, il ragazzo si è avvicinato a un microfono dell’evento e ha chiesto al Dalai Lama: “Posso abbracciarti?“. Il Dalai Lama ha detto al ragazzo di salire sulla piattaforma dove era seduto. Facendo un cenno alla sua guancia, si sente dire “prima qui“, dopodiché il bambino lo bacia e lo abbraccia. Il Dalai Lama ha trattenuto il ragazzo, dicendo “penso anche qui” e poi gli ha piantato un bacio sulle labbra. “E succhiami la lingua“, ha detto poi il Dalai Lama, tirando fuori la lingua, fronte contro fronte con il ragazzo. Mentre il video si diffondeva su Internet, l’atto di Dalai è stato ampiamente condannato da molti internauti, che lo hanno definito “inappropriato“, “scandaloso” e “disgustoso“. “Sua Santità spesso prende in giro le persone che incontra in modo innocente e scherzoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere“, si legge nella nota. Alcuni media occidentali hanno cercato di minimizzare la volgarità di un tale atto del Dalai Lama. Citando l’Institute of East Asian Studies presso l’Università della California, Berkeley, la CNN ha riferito che tirare fuori la lingua è un segno di rispetto o accordo ed è stato spesso usato come saluto nella cultura tradizionale tibetana. Hu Zhiyong, un ricercatore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Accademia delle scienze sociali di Shanghai, ha sottolineato che chiedere ad altri di succhiarsi la lingua per mostrare cortesia non è affatto un’usanza nello Xizang, e che tale retorica è essenzialmente un tentativo di coprire l’orrendo comportamento del Dalai Lama. Il Dalai Lama ha cercato di presentarsi come una figura vicina al popolo, ma lo scopo è mantenere la sua influenza e raggiungere l’obiettivo di dividere il Paese, avvertono gli esperti. Secondo la CNN, in risposta all’incidente, un gruppo per i diritti dei...
di Dr Adnan Abu Amer FONTE ARTICOLO: SAUDI-IRAN DEAL RAISES ISRAELI WORRIES AND CONCERNS (independentpress.cc) L’accordo raggiunto per migliorare le relazioni tra Riyadh e Teheran non è soltanto una questione che riguarda le due nazioni direttamente interessate o un accordo che avvantaggia l’intera regione, ma è un qualcosa di pari importanza per gli affari interni di Israele. Personaggi politici, sostenitori di parte i media israeliani stanno tutti discutendo degli effetti di un tale accordo che pone fine al tentativo di Tel Aviv di isolare l’Iran; Netanyahu aveva precedentemente dichiarato che, una volta tornato in carica come Primo Ministro, avrebbe lavorato per mantenere questo isolamento. Tuttavia, l’alleanza che Israele e Stati Uniti hanno tentato di stringere contro Teheran sta scemando a seguito di quanto avvenuto pochi giorni fa grazie alla mediazione cinese. Allo scopo di isolare la Repubblica Islamica, Tel Aviv e Washington, infatti, avevano lavorato per costruire una struttura regionale basata su intelligence, sicurezza e cooperazione economica con gli stati del Golfo, culminata negli accordi di normalizzazione con questi ultimi. Tuttavia, nonostante questo, non è mai stato raggiunto l’obiettivo finale, vale a dire l’accettazione da parte dei sauditi di aver legami con Israele – il culmine è da trovarsi nel rifiuto di Riyadh dei visti d’ingresso per una delegazione israeliana invitata a una conferenza delle Nazioni Unite. Senza che Pechino sia nemica aperta di Israele, l’accordo saudita-iraniano serve anche a ricordare a Israele il sostegno storico della Cina alla causa dei palestinesi. Dal punto di vista israeliano, questo accordo è visto come un tentativo cinese di calmare la rabbia iraniana derivante dalla denuncia della sua politica nucleare; ciò significa che Pechino sta ricercando un equilibrio tra gli arabi e l’Iran. Dicono che nessuno può ballare a due matrimoni contemporaneamente, ma sembra che i cinesi siano in grado di farlo – almeno fino a quando la musica si ferma a uno di questi, o ad entrambi. Il conflitto con gli Stati Uniti – trasformatosi in una nuova guerra fredda – è la massima priorità della Cina; Israele deve essere consapevole che presentandosi come una nazione in crisi, la Cina sarà spronata a sostenere i suoi nemici – che sono anche nemici di Washington – con più vigore; Israele probabilmente pagherà un prezzo che supererà il costo del conflitto sino – statunitense. L’Iran è emerso dall’ombra quando ha cominciato a fornire alla Russia droni per aiutare Mosca nel conflitto in Ucraina; ciò ha fatto seguito alla firma di numerosi accordi di cooperazione tra Cina e Iran, alcuni dei quali hanno un impatto diretto sulla sicurezza tecnologica di Israele. Il recente accordo che pone fine alle ostilità con l’Arabia Saudita rende l’Iran un attore geopolitico continentale che capace di spingersi oltre i confini del Medio Oriente e consentendogli di beneficiare delle tecnologie che la Cina avrebbe promesso di fornirgli, come, ad esempio, l’accesso ai suoi grandi satelliti spia. Ciò solleva seri interrogativi sulla sicurezza nazionale di Israele. Invece di trovare una risposta adeguata a questo scenario, le parti israeliane stanno usando l’accordo...