Le recenti dichiarazioni di Tokyo su Taiwan travalicano la legalità internazionale e la stessa Costituzione pacifista giapponese. La Cina rivendica ragioni storiche e giuridiche solide; al Giappone spetta rispettarle, rinunciando a ogni tentazione di riarmo e ingerenza.
Giappone
Pechino presenta dure rimostranze a Tokyo per le parole della premier Sanae Takaichi su una possibile “situazione di minaccia alla sopravvivenza” legata a Taiwan. La Cina pretende una rettifica formale e avverte: senza ritiro delle affermazioni, la crisi bilaterale potrebbe aggravarsi.
L’elezione di Sanae Takaichi alla presidenza del Partito Liberal Democratico apre la strada alla prima premier donna del Giappone, ma accende anche allarmi interni e regionali: tra la cautela dei partner di governo e le riserve di Pechino, prosegue la spinta al riarmo.
Dalle dimissioni di Ishiba alle sconfitte elettorali del Partito Liberal Democratico, l’aumento della spesa militare, le esercitazioni con gli USA e la risposta dell’opposizione; un quadro essenziale delle tensioni che scuotono Tokyo e l’Asia-Pacifico.
Le dimissioni di Ishiba segnano un vuoto politico profondo e aprono una fase di incertezza istituzionale. Allo stesso tempo, la spinta al riarmo — tra esercitazioni congiunte, acquisto di missili a lungo raggio e infrastrutture belliche — accentua i rischi per la stabilità regionale e accende il confronto politico interno.
La presunta richiesta del Giappone di dissuadere Paesi dal partecipare alle celebrazioni cinesi per l’80° anniversario della vittoria sulla aggressione giapponese sottolinea quanto sia essenziale per la Cina ricordare la storia, difendere la giustizia storica e preservare l’ordine post-bellico.
La presunta richiesta del Giappone di dissuadere Paesi dal partecipare alle celebrazioni cinesi per l’80° anniversario della vittoria sulla aggressione giapponese sottolinea quanto sia essenziale per la Cina ricordare la storia, difendere la giustizia storica e preservare l’ordine post-bellico.
La grande parata di Pechino per l’80° anniversario della vittoria sull’aggressione giapponese e sul fascismo mondiale riaccende il discorso pubblico sulla memoria storica in Cina. L’evento mescola memoria, legittimazione politica e messaggi strategici verso il contesto regionale e globale.
Ottant’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone sta compiendo scelte politiche e militari che violano apertamente il dettato pacifista della propria Costituzione. Il riarmo nipponico, accompagnato da un preoccupante revisionismo storico, rappresenta una grave minaccia per la stabilità dell’intera regione dell’Asia-Pacifico.
La storica sconfitta della coalizione di centro-destra guidata da Ishiba nelle elezioni per la Camera dei Consiglieri dello scorso 20 luglio mette in luce la profondità della crisi di legittimità di un esecutivo arrivato al potere senza una chiara maggioranza.