di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO: https://nexusnewsfeed.com/article/geopolitics/the-g7-is-an-outdated-tool-of-the-us-neo-empire/ Washington ha cooptato sia i vincitori che i perdenti della seconda guerra mondiale nella difesa del dominio occidentale in tutto il mondo. Il vertice delle nazioni del G7 si è svolto a Hiroshima, in Giappone, nell’ultimo fine settimana. Hiroshima è significativa per alcuni motivi. Prima di tutto, Hiroshima è nota al mondo come il luogo che gli Stati Uniti hanno bombardato, insieme a Nagasaki, alla fine della seconda guerra mondiale; bombardamento che ha portato alla resa dell’Impero del Giappone e alla trasformazione di quel paese in uno stato cliente degli americani. In secondo luogo, in linea con il doppio sforzo di contenimento americano contro Cina e Russia, il Giappone sta lavorando per rimilitarizzarsi. Pertanto, mentre il Giappone è il presidente del G7 quest’anno, l’evento è stato un avallo di obiettivi geopolitici incentrati sugli Stati Uniti che hanno preso di mira entrambi i paesi. Tuttavia, cosa si potrebbe dire del G7 stesso? Fondato nel 1975 come organizzazione dell’era della Guerra Fredda e incorporando brevemente le aspirazioni dell’Occidente per la Russia post-sovietica, il gruppo professa di rappresentare i paesi industriali più avanzati del mondo, ma chiunque potrebbe dire che questa è una categoria obsoleta. Paesi come la Cina e l’India, infatti, con economie più grandi della maggior parte dei membri del G7, non fanno parte del gruppo. Piuttosto, il carattere e l’agenda del G7 sono distintamente ideologici mentre l’obiettivo è quello di preservare a tutti i costi un concetto di mondo dominato dall’Occidente. Non dovrebbe passare inosservato che il G7 è un’effettiva aggregazione di ex imperi che un tempo dominavano incontrastati il mondo, ora tenuti sotto le ali e la servitù degli Stati Uniti. Sorprendentemente, tutte e tre le potenze dell’Asse della seconda guerra mondiale, sconfitte dagli alleati, fanno parte di questo raggruppamento. Sebbene i rispettivi regimi orientati al fascismo di Germania, Italia e Giappone siano stati giustamente distrutti, dopo la guerra, questi paesi sono stati tutti ricostruiti come stati clienti americani e i loro rispettivi interessi sono stati messi nelle mani di Washington. Allo stesso modo, gli imperi alleati, che emersero vittoriosi, tra cui Francia, Gran Bretagna e il suo dominio imperiale, il Canada, scoprirono che la guerra aveva gravemente esaurito sia le loro risorse che la forza nazionale al punto che non potevano più continuare a porsi sulla scacchiera internazionale come le superpotenze globali che erano state. Di conseguenza, hanno ceduto il loro testimone di leadership agli Stati Uniti e da allora hanno fatto affidamento sull’esempio di Washington per garantire i loro interessi in tutto il mondo. In ogni caso, tutti questi paesi detenevano posizioni di privilegio derivanti dalle loro rispettive epoche imperiali. Avendo colonizzato la maggior parte del globo e avendo il Giappone occupato militarmente gran parte dell’Asia, questi paesi si erano arricchiti enormemente. La favolosa ricchezza della Gran Bretagna, per esempio, è adattata direttamente allo sfruttamento dell’Africa e dell’India. Gli imperi coloniali erano di carattere strettamente commerciale, l’ideologia usata come forza giustificante per l’aggressione, sostenendo, al contempo, i loro interessi economici...
Giappone
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: Il debito degli Stati Uniti cresce senza sosta, ma chi sono i paesi che attualmente detengono gran parte del cospicuo debito di Washington? La quota della Cina nella struttura dei detentori stranieri dei titoli del tesoro degli Stati Uniti si riduce costantemente – negli ultimi 10-11 anni: si è dimezzata dal 26 al 13%. Il calo più rapido e costante della quota di debito detenuto dalla Cina è iniziato dal 2018, alla ripresa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, scrive Paul Spydell. La partecipazione del Giappone tra i paesi detentori stranieri dei titoli del tesoro USA è diminuita dal 23% nel 2012 al 17% nel gennaio 2023. La differenza tra Giappone e Cina è che il calo dell’interesse di Pechino nei titoli statunitense è dovuto a motivi politici, mentre per quello di Tokio ci sono ragioni economiche dovute all’esaurimento del surplus dei conti delle operazioni correnti, continua Spydell. Ma chi sostituisce i due principali investitori Cina e Giappone? Chi sta sottoscrivendo l’enorme debito degli Stati Uniti? La presenza dell’Eurozona nel debito del paese nord americano è aumentata in 10 anni dal 10 al 18% che di fatto ha, dalla metà del 2021, – completamente sostituito la quota della Cina. Questo è veramente sorprendente, perché proprio dal terzo trimestre del 2021 la bilancia commerciale dell’Eurozona è finita in deficit, azzerando e successivamente portando in deficit anche il conto delle operazioni correnti. Nell’operazione di salvataggio dei treasures ha partecipato la Gran Bretagna, che ha aumentato la presenza dal 2 a quasi il 9% nel debito statunitense sostituendo il Giappone, gli amici si vedono nei momenti del bisogno. Tra gli amici troviamo anche l’Australia e il Canada che hanno aumentato la quota da 1.3 al 4.3% in 10 anni sostituendo quasi completamente gli altri paesi in via di sviluppo. Come appare evidente l’Eurozona e il mondo anglosassone sono i maggiori salvatori del debito statunitense che viene invece abbandonato dagli storici detentori come Cina e Giappone. Kevin McCarthy, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, su Twitter scrive che nei prossimi anni il vero problema del paese nord americano sarà pagare gli interessi sul proprio debito. Il Presidente della Camera dei Rappresentanti ha scritto che nei prossimi 10 anni, il 17,5% delle tasse raccolte negli Stati Uniti sarà destinato a pagare gli interessi sul debito pubblico americano, se si ignora la crisi del debito. “Non per la difesa. Non per i programmi sociali. Nemmeno per il debito stesso. È solo per il pagamento degli interessi”, ha aggiunto McCarthy su Twitter. Il lento ma costante abbandono del dollaro da parte di molti paesi, Cina e Russia in testa, nelle loro transazioni commerciali mette ancora più a rischio la stabilità dei conti degli Stati Uniti. Infatti perdendo il dollaro interesse a livello internazionale gli Stati Uniti, per attirare investitori, dovranno alzare i tassi di interesse sul loro debito aumentando quindi le spese per il pagamento degli interessi stessi. Speriamo quindi che gli amici degli Stati...
di Sara Flounder ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO IN LINGUA INGLESE Un campanello d’allarme per il movimento contro la guerra. L’annuncio del 16 dicembre da parte del primo ministro giapponese Fumio Kishida di una nuova strategia di difesa, che prevede il raddoppio della spesa militare entro il 2027 per attuarla, è la più grande scossa nella politica di difesa del Paese degli ultimi decenni e un campanello d’allarme per il movimento contro la guerra. La decisione include l’acquisizione aperta di armi offensive e il rimodellamento della struttura di comando militare per le forze armate giapponesi, così, ampliate. Il 23 dicembre, il progetto di bilancio è stato approvato dal gabinetto di Kishida. La pericolosa espansione militare del Giappone dovrebbe far scattare l’allarme a livello internazionale. Questa grande escalation sta avvenendo sulla base di un’intensa pressione imperialista statunitense. È il prossimo passo nel “Pivot to Asia”, volto a minacciare e circondare la Cina e tentare di riaffermare il dominio degli Stati Uniti nell’Asia del Pacifico. I movimenti che si oppongono alle infinite guerre degli Stati Uniti devono iniziare a preparare il materiale e attirare l’attenzione di massa su questa preoccupante minaccia. Il piano per raddoppiare la spesa militare aggiungerà 315 miliardi di dollari al bilancio della difesa del Giappone nei prossimi cinque anni e renderà l’esercito giapponese il terzo più grande del mondo, dopo quello di Stati Uniti e Cina. La spesa per la difesa salirà al 2% del prodotto interno lordo, pari all’obiettivo che gli Stati Uniti si prefiggono per i suoi alleati della NATO. L’economia del Giappone è la terza più grande del mondo. Il governo giapponese prevede di acquistare fino a 500 missili Lockheed Martin Tomahawk e Joint Air-to-Surface Standoff Missiles (JASSM), procurarsi più navi militari e aerei da combattimento, aumentare le capacità di guerra informatica, fabbricare dei propri missili guidati ipersonici e produrre propri avanzati aerei da combattimento, insieme ad altre armi. Il piano passa, così, dal fare affidamento esclusivamente sulla difesa missilistica all’abbracciare anche le capacità di “contrattacco”. Tre documenti chiave sulla sicurezza – la Strategia di sicurezza nazionale (NSS), così come la Strategia di difesa nazionale (NDS) e il Programma di sviluppo della difesa (DBP) – eliminano alcuni dei vincoli posti nel dopoguerra sull’attività dell’esercito giapponese. Articolo 9 – lotta di classe contro il riarmo militare Sebbene la forza di occupazione statunitense – dopo aver sconfitto l’esercito giapponese nella seconda guerra mondiale – abbia imposto al Giappone una costituzione “pacifista”, ormai da decenni gli strateghi statunitensi hanno esercitato pressioni sul governo di Tokyo affinché il Giappone si riarmasse in modo aggressivo, e, soprattutto, acquistasse armi di fabbricazione statunitense, in modo da poter agire come un partner minore degli Stati Uniti negli sforzi per dominare la regione Asia-Pacifico. L’articolo 9 della costituzione giapponese imposta vieta al Giappone di mantenere un esercito, una marina e una forza aerea. Per aggirare questo problema, dal 1952 le “Forze di autodifesa giapponesi” (JSDF) sono state trattate come un’estensione legale della polizia e delle forze del sistema carcerario. Gli occupanti statunitensi consideravano la JSDF uno strumento repressivo essenziale per difendere...
di Lorenzo Borghi Il 31 ottobre 2021 in Giappone si sono svolte le elezioni della Camera dei Rappresentanti, dove l’LDP ha ottenuto la maggioranza dei voti per la quarta volta di fila. Dietro questa vittoria però si celano nuovi scenari all’interno della vita politica nipponica. Il 31 ottobre scorso l’elettorato giapponese è stato chiamato alle urne per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti (Camera bassa). Più della metà del popolo nipponico non si è sottratto al proprio diritto di voto, raggiungendo un’affluenza di circa il 56% (+2,25% rispetto alle elezioni del 2017), determinando la vittoria del Partito Liberaldemocratico (LDP) guidato Kishida, il quale ha ottenuto più del 50% dei voti. L’attuale sistema elettorale giapponese prevede una tipologia mista a prevalenza maggioritaria. Infatti, la Camera dei Rappresentanti è composta da 465 membri eletti ogni quattro anni, di cui 289 in collegi uninominali e 176 in undici distretti plurinominali tramite liste bloccate. L’elettorato attivo è fissato a 18 anni mentre quello passivo a 25 anni. COME SI È PRESENTATO IL SISTEMA POLITICO GIAPPONESE ALLE ELEZIONI DEL 31 OTTOBRE 2021 I mesi e gli anni che hanno preceduto le elezioni di fine ottobre scorso sono state alquanto turbolente per l’elegante e affascinante popolo nipponico. Per l’appunto, nel 2017 il LPD ha vinto per la terza volta consecutiva le elezioni della Camera bassa, guidati dall’“immortale” Shinzo Abe, Tuttavia, quest’ultimo, dopo aver raggiunto il traguardo personale di Primo Ministro più longevo della storia del Giappone, ha rassegnato le proprie dimissioni ad agosto 2020 dalla carica ministeriale e da segretario del Partito Liberaldemocratico per motivi di salute personale. Il successore, ovvero Yoshihide Suga, è stato aspramente criticato dall’opinione pubblica giapponese per via della pessima gestione dell’emergenza COVID-19, per le lacune del piano vaccinale che hanno portato il Giappone a trovarsi esponenzialmente indietro rispetto ai partner occidentali e, infine, per la gestione dei Giochi olimpici di Tokyo 2020. Di conseguenza, il basso indice di gradimento nei confronti di Suga ha inevitabilmente condizionato l’operato dell’LPD. Infatti, esso ha perso tre elezioni supplettive consecutive in Parlamento e non ha ottenuto la maggioranza assoluta nell’elezione dell’Assemblea metropolitana di Tokyo di luglio 2021. Tutti questi eventi hanno portato alla decisione di Suga di non ricandidarsi alla leadership del Partito Liberaldemocratico, aprendo inevitabilmente la strada verso l’ascesa al potere di Fumio Kishida. Le opposizioni, dal canto loro, non sono rimaste inermi ma hanno lavorato affinché durante la scorsa legislatura il LPD perdesse gradimento all’interno dell’opinione pubblica nipponica. Infatti, la ferrea opposizione alla volontà di Abe di apportare delle modifiche all’articolo 9 della Costituzione (articolo contro la guerra) ha determinato il non raggiungimento di questo obiettivo da parte dell’LPD e alla perdita della maggioranza dei 2/3 all’interno della Camera dei Consiglieri nelle elezioni del 2019, oltre ad alimentare ulteriormente il malcontento generale del popolo giapponese, in merito alla gestione della pandemia, covid e olimpiadi, nei confronti di Saga e del Partito Liberaldemocratico. Ad ogni modo, l’elettorato giapponese ha dovuto scegliere se confermare per la quarta volta consecutiva il LPD, guidato questa volta...
di Leonid Savin A metà luglio, il Ministero della Difesa giapponese ha pubblicato un Libro bianco che ha attirato l’attenzione di funzionari ed esperti dei Paesi vicini e degli Stati Uniti. Il documento contiene una serie di caratteristiche che indicano cambiamenti dinamici nella pianificazione militare e politica del Paese, che, assieme all’incitamento di Washington e all’impegno del Paese in progetti regionali come il Quadrilateral Security Dialog, indica il ruolo del Giappone come Stato cliente americano e una continua politica di escalation con i suoi immediati vicini. Guardando l’introduzione al Libro bianco, sembra che il Giappone abbia ora due minacce principali: Cina e Corea del Nord. Vi si dichiara: “Guardando alla situazione attorno al Giappone, la Cina ha continuato i suoi tentativi unilaterali di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Le navi della Guardia Costiera Cinese (CCG) vengono avvistate quasi quotidianamente nella zona contigua che circonda le Isole Senkaku, una parte intrinseca del territorio del Giappone e ripetutamente si introducono nelle acque territoriali del Giappone. Inoltre, ci sono stati anche incidenti di navi CCG che si avvicinavano a pescherecci giapponesi mentre si introducevano nelle acque territoriali giapponesi, aggravando ulteriormente la situazione. In questo contesto, nel febbraio 2021, in Cina è entrata in vigore la legge sulla guardia costiera cinese. La legge CCG include disposizioni problematiche in termini di incoerenza con il diritto internazionale. Tra le fonti di incoerenza vi sono, tra le altre, l’ambiguità sulle aree geografiche di applicazione della legge CCG e sulle modalità di attuazione delle norme che disciplinano l’uso delle armi. La legge CCG non deve essere autorizzata a violare gli interessi legittimi dei Paesi interessati, incluso il Giappone. Inoltre, l’aumento delle tensioni nel Mar Cinese Orientale e in altre aree marittime è del tutto inaccettabile. In aggiunta, la Corea del Nord sta procedendo con lo sviluppo di missili balistici a un ritmo estremamente rapido. Ha lanciato missili balistici di un nuovo tipo nel 2021 e tali tendenze militari, compreso lo sviluppo nucleare e missilistico, rappresentano minacce gravi e imminenti alla sicurezza del Giappone.” Più avanti, viene utilizzato il termine “regione indo-pacifica”, coniato negli Stati Uniti, e si afferma che il Giappone sarebbe impegnato in una regione “indo-pacifica libera e aperta”. Gli alleati del Giappone sono elencati come Stati Uniti, Australia, India, Canada e Nuova Zelanda, nonché Paesi europei tra cui Regno Unito, Francia e Germania. Alcune pagine sono dedicate ai disastri e alle operazioni di soccorso in caso di terremoti e altri disastri naturali e una sezione separata descrive l’importanza dei domini spaziale, cibernetico e dello spettro elettromagnetico. Un giornale taiwanese ha anche attirato l’attenzione sul fatto che il Ministero della Difesa giapponese ha rimosso per la prima volta Taiwan dalla mappa della Cina. [Continua su geopolitica.ru] https://www.geopolitica.ru/it/article/il-libro-bianco-della-difesa-giapponese
Introduzione Ue e Giappone hanno siglato, il 17/07/2018, a Tokyo l’accordo di partenariato strategico e l’accordo di partenariato economico, il più grande trattato commerciale bilaterale mai siglato dall’Unione, destinati a rafforzare le relazioni tra l’arcipelago e il Vecchio Continente. Nella capitale nipponica al 25esimo vertice Ue-Giappone a rappresentare l’Unione c’erano Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, mentre per il Giappone ha partecipato al vertice il primo ministro Shinzo Abe. Tra gli obiettivi prioritari fissati nell’accordo, il più grande accordo di libero scambio mai completato dall’UE, emerge in primo luogo la riduzione o l’eliminazione delle tariffe doganali di un elenco di prodotti condivisi, rendendo meno gravoso l’interscambio commerciale per i tutti i soggetti interessati, a beneficio soprattutto delle piccole e medie imprese. Successivamente le parti si sono impegnate anche nel concordare un Accordo di partnership strategico che comprende i temi del cambiamento climatico, della difesa dell’ambiente, delle politiche di sicurezza. L’EPA aprirà quindi importanti orizzonti di sviluppo nelle strategie fra i due giganti economici a beneficio della crescita economica e del benessere globale. L’accordo commerciale L’EPA è il più grande accordo commerciale concluso dall’UE. Il 99% delle tariffe applicate sull’export tra UE e Giappone, le quali attualmente ammontato a circa a 1 miliardo di euro, saranno rimosse. Una mossa contro il protezionismo di Trump. Le imprese dell’UE esportano già in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro. Le imprese europee devono però affrontare le barriere commerciali all’esportazione verso il Giappone, il che rende difficile per loro competere. L’UE sta negoziando un accordo commerciale con il Giappone per: – eliminare questi ostacoli – contribuire a plasmare norme commerciali globali in linea con i nostri standard elevati e i nostri valori comuni – inviare un segnale forte per sottolineare che due delle principali economie mondiali rifiutano il protezionismo. Nel 2013 i governi dell’UE hanno incaricato la Commissione europea di avviare negoziati con il Giappone. Il 6 Luglio 2017 l’Unione Europea ed il Giappone hanno raggiunto un accordo di principio sugli elementi fondamentali dell’accordo di partenariato economico EU-Giappone. La Commissione europea ha ora proposto al Consiglio e al Parlamento europeo di approvare l’accordo di partenariato economico UE-Giappone. Il Jefta deve essere presentato al Parlamento europeo per l’entrata in vigore quest’anno e dovrà essere ratificato dal parlamento di Ue e Giappone prima di entrare in vigore intorno a fine marzo 2019, prima dell’inizio della Brexit. Un accordo di partenariato strategico In parallelo, l’UE sta negoziando con il Giappone anche un accordo di partenariato strategico. Lo SPA è il primo accordo quadro tra l’UE e il Giappone. Rafforzerà la cooperazione e il dialogo attraverso un’ampia gamma di questioni bilaterali, regionali e multilaterali. Evidenzia i valori condivisi e i principi comuni che costituiscono le basi per una cooperazione stretta e duratura tra l’UE e il Giappone come partner strategici. Questi includono la democrazia, le norme di legge, i diritti umani e le libertà/diritti fondamentali. L’accordo rafforzerà la cooperazione in settori quali la pace e la sicurezza...
Nel corso degli ultimi anni la questione della presenza militare degli Stati Uniti sulle isole nipponiche rimane un problema molto sentito dalla popolazione e di fondamentale importanza nell’analisi geopolitica. La maggior parte delle basi militari USA in Giappone, il 75%, si trova nell’isola di Okinawa. Ci sembra importante soffermare l’attenzione su questo tema per poterne evidenziare un “caso” geopolitico grazie al quale analizzare e cercare soluzioni per problematiche sempre più impellenti. “The Keystone of the Pacific” La questione relativa alle basi militari statunitensi ad Okinawa è centrale per vari aspetti; soprattutto per l’ingente dispiegamento di forze Usa in Giappone in generale e sull’isola in particolare. L’isola (in realtà insieme di isole), appartenente all’arcipelago delle Ryukyu (antico nome della stessa), è sita in una posizione strategica importantissima, al largo di Taiwan e del Mare orientale cinese, tale da essere considerata “la chiave di volta del Pacifico” dal Dipartimento di Stato Usa. Da tale postazione gli Stati Uniti riescono a controllare oltre alla Cina continentale e Taiwan, anche la penisola coreana, gli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico, le Filippine, la penisola indocinese consolidando in questo modo la propria superiorità marittima nell’area. Taipei, Shanghai, Hong Kong, Seoul, Manila e Tokyo sono tutte situate a 1500 km di raggio da Okinawa che è quindi equidistante fra le diverse zone del Pacifico; se per arrivare in Corea del Sud dagli Stati Uniti si impiegano 16 ore di volo e da Guam 5, partendo da Okinawa è questione di sole 2 ore e chiaramente gli stessi vantaggi riguardano la navigazione. Quadro storico Sin dalla rinascita moderna del Giappone, nei primi anni del ventesimo secolo, la marina nipponica considerava il principale potenziale nemico gli Stati Uniti d’America così che Tokio nel disegnare quella che chiamò la “Sfera di Co-prosperità della Grande Asia orientale”, mirava a presentarsi come il campione della lotta contro l’imperialismo “occidentale” che aveva soggiogato sino ad allora l’Asia intera; interessante notare, nel delineare le sfere di interesse delle varie potenze, come il Giappone non sarà ufficialmente in guerra con l’Urss se non nel 1945 praticamente a guerra finita. Proprio nella stretta finale della guerra mondiale ad est, nell’aprile 1945 le forze anglo-americane convergeranno tutte sull’isola di Okinawa (dove ci fu una delle più cruente battaglie della storia), scelta per il valore strategico come base per la futura invasione del Giappone e, come vedremo, per il controllo dell’intero oceano Pacifico negli anni a venire. Dopo aver annichilito l’impero del Sol Levante con la forza attraverso l’esercito e, soprattutto, con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki gli alleati, più precisamente gli Stati Uniti, vista la divisione del mondo decisa a metà degli anni quaranta, instaurarono nell’arcipelago nipponico un vero e proprio protettorato, durato ufficialmente sette anni, durante il quale le istituzioni, la cultura, la politica giapponesi sono state totalmente riscritte. Non è una provocazione dire che siano state riscritte in inglese, a guardare la nuova Costituzione giapponese fatta redigere dal generale MacArthur (Capo supremo per le potenze alleate) – praticamente vicerè nel Giappone ricostruito – proprio...