Articolo originale: https://aurorasito.wordpress.com/2016/05/12/gli-oppositori-di-rousseff-si-rivolgono-a-washington/ La camera bassa del Congresso brasiliano ha approvato l’impeachment della Presidentessa Dilma Roussef, inviando il procedimento in Senato. Con atto intenzionale e ricco di simbologia, il parlamentare che ha fatto passare l’impeachment la soglia dei 342 voti è stato il deputato Bruno Araujo che secondo un documento avrebbe ricevuto fondi dai giganti edili al centro dello scandalo sulla corruzione nazionale. Più significativamente, Araujo appartiene al partito di centro-destra PSDB, i cui candidati hanno perso quattro elezioni nazionali consecutive contro il partito della sinistra moderata di Rousseff, PT, e l’ultima sconfitta elettorale si era avuta solo 18 mesi prima, quando 54 milioni di brasiliani votarono la rielezione della Presidentessa Dilma. Questi due fatti su Araujo enfatizzano la natura surreale e inaudita del procedimento a Brasilia, capitale del quinto Paese più grande del mondo. Politici e partiti che hanno tentato invano per due decenni di sconfiggere il PT nelle elezioni democratiche, puntano trionfalmente al rovesciamento del voto del 2014 destituendo Dilma su basi, come è stato chiaramente dimostrato dal New York Times che sono, nella migliore delle ipotesi, assai dubbie. Anche The Economist, che da sempre disprezza il PT e i suoi programmi contro la povertà e vuole le dimissioni di Dilma, ha sostenuto che “in assenza di prove di un crimine, la destituzione è ingiustificata” e che “è un pretesto per rovesciare un presidente impopolare“. Il procedimenti, in nome della lotta alla corruzione, sono stati presieduti da uno dei politici più apertamente corrotti del mondo democratico, il presidente della Camera Eduardo Cunha, recentemente scoperto aver nascosto milioni di dollari in conti presso una banca svizzera proventi da possibili varie fonti di corruzione, e che mentì sotto giuramento negando agli investigatori del Congresso di avere conti all’estero. Dei 594 membri del Congresso, come il Globe and Mail ha riportato, “318 sono soggetti ad indagini penali” e che al loro obiettivo, la presidentessa Rousseff, “non attribuiscono alcuna accusa di irregolarità finanziaria”. Uno per uno, i parlamentari corrotti sono andati al microfono rivolto a Cunha per votare “sì” alla destituzione, dicendosi inorriditi dalla corruzione. Come preludio al voto, hanno citato una vertiginosa serie di motivazioni strane, dai “fondamenti del cristianesimo” a “non essere rossi come Venezuela o Corea del Nord” a “nazione evangelica” e “pace a Gerusalemme”. Jonathan Watts del Guardian ha trascritto parte di tale farsa: “Sì, ha votato Paulo Maluf, che si trova sulla lista rossa dell’Interpol per cospirazione. Sì, ha votato Nilton Capixaba, accusato di riciclaggio di denaro. “Per l’amor di Dio, sì!”, ha detto Silas Camara sotto inchiesta per falsificazione di documenti e sottrazione di fondi pubblici”. E’ molto probabile che il Senato sia d’accordo ad accettare le accuse, cui seguirà la sospensione di 180 giorni della Presidentessa Dilma e l’insediamento del vicepresidente Michel Temer del PMDB, molto favorevole al mondo degli affari. Il vicepresidente stesso, come ha detto il New York Times, “è indagato per presunto acquisto illegale di un impianto di etanolo“. Temer ha recentemente riferito che il candidato favorito alla guida della squadra economica...
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La controversia riguardante la figura del Buddhismo tibetano di Dorje Shugden, è salita agli onori delle cronache in tempi recenti, per quanto tragga le sue origini in una disputa teologica di lungo corso. Va premesso che nel Buddhismo di scuola tibetana un Protettore del Dharma è un Buddha che appare in un aspetto di sostegno spirituale, le cui principali funzioni sono di evitare gli ostacoli interiori ed esteriori che impediscono ai praticanti di raggiungere le realizzazioni mistiche, e di approntare tutte le condizioni necessarie per il loro sviluppo spirituale. Il Protettore del Dharma Dorje Shugden è un’emanazione del Buddha della Saggezza Manjushri, che aiuta, guida e protegge costantemente i sinceri praticanti conferendo le benedizioni, aumentando la loro saggezza ed esaudendo i loro desideri virtuosi. O almeno ricopre questa funzione per alcuni seguaci del lamaismo, in quanto all’interno di quel variegato e frammentato mondo tale divinità è oggetto di un’annosa controversia. Ma andiamo con ordine. Nel corso del 2014 ci sono state grandi proteste contro l’attuale Dalai Lama. Ad ogni tappa del suo tour occidentale – Italia compresa – ha ricevuto enormi contestazioni da sia da parte di laici che di monaci buddhisti, che al grido di slogan quali “False Dalai Lama” e “Dalai Lama, stop lying” hanno sollevato un polverone mediatico che tuttavia ha avuto il merito di suscitare la curiosità dei meno esperti in fatto di spiritualità orientale. A promuovere le numerose manifestazioni è stata anzitutto l’International Shugden Society, un’organizzazione legata alla New Kadampa Tradition. Il loro obiettivo è ottenere dal Dalai Lama – Premio Nobel per la Pace – quella libertà religiosa che nelle comunità tibetane in esilio gli è stata paradossalmente negata. La storia è molto complessa e richiederebbe senza dubbio ulteriori approfondimenti, ma per riassumere possiamo dire in estrema sintesi che il Dalai Lama diversi anni fa ha vietato il culto di uno dei principali Protettori della scuola Gelug, chiamato Dorje Shugden. La sadhana di questo Protettore è una delle principali pratiche del suo lignaggio fin dai tempi del V Dalai Lama, ma Tenzin Gyatso improvvisamente, dopo averlo praticato lui stesso per anni, lo proclamò come un’entità demoniaca il cui scopo sarebbe quello di distruggere la vita del Dalai Lama e la causa del Tibet. Questo ha provocato, oltre che confusione e disorientamento, una profonda scissione nel lignaggio Gelug, dato che un circolo non ristretto di maestri gelugpa ha preferito la pratica di Dorje Shugden al proprio legame col Dalai Lama. Già nel 1996, pur ostinandosi a sostenere l’assurda tesi dell’occupazione del territorio tibetano da parte dei cinesi, il Dalai Lama aveva invitato il governo di Pechino a un negoziato senza condizioni né richieste di indipendenza, affermando che era “politicamente e moralmente sbagliato assumere posizioni anti-cinesi”. Egli aveva aggiunto alla sua dichiarazione: “In fondo, non è detto che il legame con la Cina non possa essere addirittura benefico, per esempio da un punto di vista economico”. E aveva concluso riproponendo una “soluzione del giusto mezzo”: “Pechino potrebbe accordare una reale autonomia al Tibet, conservando il...
Prefazione Più di 2.000 anni fa Zhang Qian, delegato imperiale della Dinastia Han, fu spedito nelle Regioni Occidentali cinesi, a Xiyu, in missione diplomatica. Egli tracciò la rotta partendo da Chang’an (oggi Xian, nella provincia dello Shanxi) fino all’Asia centrale e occidentale, attraverso il Gansu e lo Xinjiang e connettendo la Cina con i Regni che si trovavano lungo il Mar Mediterraneo. Questa strada fu definita la Via della Seta Terrestre; nei secoli che seguirono, essa servì da canale di trasmissione e scambi culturali e di materie prime tra Oriente ed Occidente, accompagnati dal solo rumore dei cammelli nel vasto deserto e dall’eco delle loro campanelle. Nel settembre 2013 il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha tenuto un importante discorso all’Università Nazarbayev del Kazakhistan e ha deliberato sulla grande idea di costruzione della Cintura Economica della Via della Seta. Egli ha così delineato un grande disegno di amicizia e cooperazione tra la Cina e le nazioni dell’Europa e dell’Asia ispirandosi proprio a quanto accaduto migliaia di anni fa, quando la Via della Seta costituì un sistema integrato di scambi economici e interculturali basato sulla pace, lo sviluppo, la cooperazione e il reciproco vantaggio. La Cintura Economica, connettendo la regione dell’Asia Pacifico ad oriente a quella Europea ad occidente, è considerata il corridoio economico più lungo con il maggiore potenziale sviluppo del mondo; la Nuova Via della Seta interessa una popolazione di 3 miliardi di persone e rappresenta un mercato di grandezza ineguagliabile. La Via della Seta Terrestre nell’antichità La Via della Seta, che per lungo tempo ha connesso il Continente euroafroasiatico, attraversò la Cina, l’Afghanistan, l’India, l’Iran, l’Iraq, la Siria e la Turchia, per giungere infine a Roma attraverso il Mediterraneo. Più di 5.000 anni fa i cinesi iniziarono a produrre la seta, in particolare presso le rive dei fiumi Giallo e Azzurro (Yangtze); queste fabbriche giocarono un ruolo importante nel mettere in comunicazione Oriente e Occidente, producendo il tessuto con cui venivano ricoperte le vesti delle élites in Grecia e a Roma. Fu all’incirca nel VI secolo che le tecniche della sericoltura (allevamento del baco da seta e sua lavorazione) e della filatura vennero introdotte in Europa, in particolare nel 552 a Costantinopoli (allora capitale dell’Impero Romano d’Oriente) dove la seta iniziò ad essere prodotta su larga scala per essere poi diffusa sul resto del Continente. La sericoltura, alla base della florida economia cinese del tempo, prosperò durante la dinastia Han, la quale oltre a stabilire relazioni ufficiali con le nazioni occidentali inviò messaggeri in Iran, India e zone confinanti, contribuendo a temperare i seri contrasti tra Bizantini e Persiani. Intorno al III sec. A.C. l’Ambasciatore dell’Imperatore, costeggiando il deserto del Taklimaklan (il più grande della Cina e il secondo deserto di sabbia più ampio al mondo) fino a Samarcanda, percorse il primo tratto della Via della Seta. Il lungo percorso che i mercanti dovevano compiere, oltre 6.000 km per tre anni di viaggio, prevedeva la spola tra Cina, Samarcanda, Bukhara, Persia e Mediterraneo; la...
Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/41431/la-cina-nella-finanza-globale-v Comprendere la Cina – Proseguendo il precedente intervento, di seguito andiamo a descrivere altre due grandi iniziative cinesi in ambito finanziario: una relativa a progetti di costruzione di infrastrutture al livello internazionale e un’altra relativa alle piattaforme per i pagamenti internazionali. ONE BELT, ONE ROAD – L’iniziativa cinese più rilevante in tema di finanza internazionale è la “One Belt, One Road”, altrimenti conosciuta come la moderna Via della Seta. Questa è stata pensata inizialmente come un progetto infrastrutturale per collegare la Cina all’Europa e bypassare il Mar Cinese meridionale, che Pechino teme possa essere bloccato dalle forze militari statunitensi. Il programma della Via della Seta include treni ad alta velocità che andranno, attraverso l’Asia Centrale, dalla Cina fino all’Italia, con numerose stazioni lungo il tragitto. Questo progetto infrastrutturale non solo assicurerebbe un accesso più diretto all’Europa, da un punto di vista commerciale, ma aumenterebbe significativamente la circolazione dello yuan e lo sviluppo economico nell’Asia Centrale, dove la presenza e gli investimenti degli Stati Uniti sono stati fino a oggi piuttosto limitati. Poiché l’Asia Centrale è ricca di materie prime minerarie ed è largamente sotto l’influenza della Russia, che è diventata un alleato cinese sempre più solido negli anni sotto la presidenza Putin, la Cina ha concepito questo progetto come un’opportunità eccellente per spendere le proprie risorse finanziarie. Peraltro, il progetto della Via della Seta ha ulteriori implicazioni. Dopo la crisi finanziaria del 2008, la Cina ha deciso che gli oltre 3 trilioni di riserve in valuta esteradovevano essere spesi il più velocemente possibile, poiché avrebbero potuto subire una nuova svalutazione. Per di più, dato che settori rilevanti della società statunitense hanno contestato l’utilizzo delle riserve cinesi per comprare asset negli Stati Uniti e date le crescenti connessioni commerciali con molti Paesi emergenti e meno sviluppati, le autorità della Repubblica Popolare si sono persuase della necessità di finanziare progetti infrastrutturali dovunque nel mondo. Il progetto della Via della Seta è infatti volto a coprire quattro macro-aree geografiche – Europa, Africa, America Latina e Sud Est Asiatico – e 60 Paesi. In Africa, la ferrovia proposta connetterebbe tutti gli Stati dentro una rete che renderebbe finalmente possibile alle nazioni africane di espandere facilmente i commerci tra di loro. InAmerica Latina, il progetto prevede una ferrovia che collegherebbe i Paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico con quelli del Pacifico. Nel Sud-est asiatico, la ferrovia collegherebbe infine la Cina con il resto della regione, rendendo possibile per paesi come il Laos e la Cambogia di modernizzarsi più velocemente. LA GESTIONE DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI – L’altra iniziativa riguarda l’intenzione di creare una piattaforma di gestione dei pagamenti internazionali sulla falsa riga della SWIFT. Quest’ultima è un’organizzazione con sede in Belgio che gestisce tecnicamente tutte le transazioni monetarie attraverso le banche. Il problema è che gli Stati Uniti hanno usato la loro influenza sulla SWIFT per forzarla ad adottare i propri orientamenti politici, come nel caso ad esempio dell’applicazione delle sanzioni contro l’Iran. In questi casi, la SWIFT blocca le transazioni o le...
In uscita il nuovo libro di Cristiano Procentese, docente di filosofia e collaboratore del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo. Argomento del volume edito da Stamen è “Utopia e pensiero critico. Linementi di una ricostruzione storica e filosofica”.
Il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan, Islam Karimov ha sintetizzato i risultati dello sviluppo socio-economico del Paese in una riunione allargata del Consiglio dei Ministri dedicato ai risultati del 2015 e le priorità del programma economico per il 2016. Cambiamenti nella struttura di proprietà Nel valore di rimborso “zero” è stato realizzato su base competitiva a nuovi investitori 506 complessi immobiliari, con l’accettazione degli obblighi di investimento da parte degli investitori di circa 1 trilione soums e US $ 40 milioni di euro, così come la creazione di 22 mila nuovi posti di lavoro. Sono state liquidate 245 attività scarsamente redditizie e inattive ed eliminate 353 strutture edilizie inutilizzate di proprietà dello Stato nel quadro del programma di privatizzazione. Sono stati liberati 120 acri di terreno, 80 dei quali sono riservati per gli imprenditori per l’organizzazione della produzione e dei servizi. L’inventario si è concluso ed è stato messo all’asta ad attuarli pienamente nella proprietà privata delle 319 proprietà statali inutilizzate, 102 di queste l’anno scorso sono state vendute a nuovi proprietari. Valutata e messa all’asta pubblica la quota dello Stato in più di 378 società per azioni per la loro attuazione a investitori stranieri strategici. Va sottolineato che in vendita la quota dello stato in un piuttosto di successo, le aziende in crescita – come le società per azioni “Navoiazot”, “Ferghanaazot”, “Urgench escavatore”, “Kyzylkumcement”, “Jizzax Battery Plant”, “Aloqabank” compagnia di assicurazioni “Turonbank” “Uzagrosugurta” e altri. Da esposizione in vendita la quota statale di 52 società per azioni sono già state attuate in proprietà privata. In particolare, le azioni della JSC “Kokand Yog-Moy”, di proprietà dello Stato, vendute in un importo di $ 2,5 milioni. Quadro normativo di riferimento Introdotto il principio della priorità dei diritti degli imprenditori nelle loro relazioni con il governo, le forze dell’ordine e le autorità di regolamentazione. In più di 40 atti giuridici modificato ed integrato, in relazione a semplificare e facilitare la creazione e l’implementazione di attività di business. In particolare, l’introduzione di un nuovo legge, secondo il quale il procedimento penale non puo intentatare e la persona viene rilasciata da responsabilità se ha commesso un reato previsto la prima volta, nel caso di evasione fiscale e di altri pagamenti obbligatori, ma i danni completamente compensati causato allo Stato entro 30 giorni dopo la scoperta del reato. Le questioni di rafforzare le garanzie e tutelare i legittimi diritti dei proprietari privati e gli imprenditori di primaria importanza è attribuita al rafforzamento del ruolo dei tribunali. Tribunali hanno il diritto di sospendere l’esecuzione della decisione dell’autorità di vigilanza, contestata dal l’attività d’impresa per il periodo di considerazione della causa. La legislazione ha introdotto la regola che solo una decisione del giudice può essere espropriazione di entità di business in relazione a violazione della normativa fiscale e doganale, tempi di lavorazione significativamente ridotto della denuncia. Adesso il controllo delle micro attività, piccole imprese e aziende agricole saranno effettuati in modo pianificato non più di una volta ogni quattro anni, e di altri soggetti economici – non...
Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40877/la-cina-nella-finanza-globale-iv Comprendere la Cina – Non solo yuan: per aumentare la propria presenza sulla scena finanziaria internazionale, Pechino ha dato vita ad una serie di organizzazioni regionali, quasi tutte dedicate alla promozione degli investimenti infrastrutturali. L’ASCESA DELLA CINA – Nella sua progressiva proiezione internazionale, la Cina manifesta una strategia sempre più chiara: le autorità politiche della Repubblica popolare continuano a negoziare molto con le loro controparti statunitensi, mentre allo stesso tempo cercano di portare avanti la propria agenda. L’intento è di cercare di armonizzare le necessità nazionali con la leadership degli Usa. Dal 2009, la Cina ha di fatto promosso l’uso della propria moneta al livello internazionale in modo graduale ma rapido. Prima del 2009, la moneta cinese aveva una presenza nelle transazioni internazionali pari a zero. Dopo pochi anni, nel 2014, è diventata la settima valuta più popolare a livello mondiale per regolare i pagamenti globali e la seconda più usata tra la Cina e il resto del mondo (dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT). Nell’agosto 2015, lo yuan ha superato lo yen giapponese, divenendo la quarta moneta globale più usata (e garantendosi in tal modo l’inclusione nel paniere di valute di riserva dell’IMF). Contestualmente, oltre ad espandere rapidamente l’uso dello yuan nel commercio internazionale, la Cina ha fondato nuove istituzioni internazionali per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella finanza globale. In questo intervento cominciamo a presentare in breve la valenza e le implicazioni di queste iniziative. L’ASIAN INFRASTRUCTURE INVESTMENT BANK – E’ un’istituzione che si propone di finanziare progetti infrastrutturali nella regione Asia-Pacifico. Essa è divenuta un punto centrale della politica estera del Presidente Xi Jinping ed è volta ad offrire un’alternativa alla World Bank e all’Asian Development Bank (ADB). La ragione è duplice. In primo luogo, negli ultimi decenni la WB e la ADB hanno entrambe fallito nel fornire copertura finanziaria a molti progetti infrastrutturali in Asia, lasciando centinaia di milioni di persone in condizioni di difficoltà. L’AIIB, invece, la cui maggiore fonte di finanziamenti viene dalla Cina, accetta contributi dagli Stati membri dirigendoli su progetti infrastrutturali precedentemente falliti. In secondo luogo, l’AIIB è diretta dalla Cina, mentre la WB dagli Stati Uniti e la ADB dal Giappone. Queste ultime sono state a lungo percepite come istituzioni estranee agli interessi della Cina e del resto del mondo emergente, poiché non interessate, politicamente, a finanziare ulteriormente lo sviluppo di quella parte del mondo. Gli Stati Uniti hanno cercato di impedire che il centro di gravità del mondo economico si spostasse verso la Cina, mentre il Giappone era troppo occupato a cercare di risolvere i problemi della propria economia, almeno prima che il Presidente Abe assumesse il potere. Vari standard arbitrari, come supposte violazioni di diritti umani o soglie di PIL troppo alte, sono stati usati spesso come scuse per negare finanziamenti a progetti infrastrutturali fortemente supportati sul piano scientifico e necessari per lo sviluppo dell’Asia. La Cina, dunque, ha pensato che assumendo una posizione di leadership nella nuova istituzione internazionale ci sarebbero state meno...
Venerdì 15 aprile 2016, a Perugia, presso il Sangallo Palace Hotel di Via Masi, 9 si terrà l’evento promosso e organizzato da Scenari Internazionali. Rivista di Affari Globali dal titolo Dall’altra parte del mondo, durante il quale verrà presentato il nuovo numero della rivista. Si aggiunge il videointervento di Andrea Ganelli, Console dell’Unione del Myanmar in Torino e vicepresidente della Camera di Commercio Italia-Myanmar.
Martedì 26 aprile 2016 a Modena in Via Piave 25 si terrà un incontro pubblico alle ore 21 dal titolo “Chi ha paura dell’Islam?”, evento organizzato dall’associazione studentesca Azione Universitaria (Modena e Reggio) in collaborazione con CESEM (Centro studi Eurasia-Mediterraneo), Ente Islamico in Italia e Centro studi Dimore della Sapienza. L’incontro pubblico è dedicato alla scottante attualità del mondo islamico e dell’Europa, in relazione ai temi dell’instabilità del bacino del Mediterraneo e del Vicino Oriente (la geopolitica e i conflitti nell’area) con le conseguenze per il vecchio continente in materia di società multiculturale e immigrazione. Partecipano alla discussione Stefano Vernole del CESEM (Centro studi Eurasia-Mediterraneo), Stefano Bonilauri (Titolare delle Edizioni Anteo), Ali Reza Jalali del Centro studi Dimore della Sapienza) e Amin Mohamed Attarki dell’Ente Islamico in Italia e membro dei Giovani Musulmani Italiani. Introduce l’evento Lorenzo Rizzo (Presidente Azione Universitaria Modena e Reggio); Cristiano Puglisi, giornalista de Il Giornale, modererà il dibattito. L’ingresso è libero. Per ogni ulteriore informazione potete contattare gli organizzatori: tel. 393 420 2317. L’intervento di Stefano Vernole del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40334/la-cina-nella-finanza-globale-iii parte seconda: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/03/la-cina-nella-finanza-globale-parte-2/ parte quarta: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/04/la-cina-nella-finanza-globale-parte-4/ Comprendere la Cina – Lo yuan sta aumentando la propria presenza negli scambi globali. Tuttavia, non è ancora una moneta “matura” per imporsi come principale valuta di scambio. Gli USA, inoltre, non accetteranno facilmente che il dollaro perda il suo status di supremazia. SOSTITUIRE IL DOLLARO CON LO YUAN? UN PERCORSO A OSTACOLI…– Il processo di graduale internazionalizzazione dello yuan rappresenta un contributo significativo alla costituzione di un regime monetario più stabile e meno condizionato da politiche particolaristiche. Tuttavia, questo processo, che dovrebbe portare auspicabilmente ai una “nuova Bretton Woods”, è tutt’altro che scontato. Mentre la moneta cinese già soddisfa i requisiti che le hanno consentito di acquisire lo status di riserva internazionale – in virtù della solidità economica e commerciale della Cina, nonché della sua capacità di gestione dell’inflazione – vi è una serie di ostacoli da superare prima che essa possa conseguire una più ampia e piena internazionalizzazione. Tali ostacoli corrisponderebbero sia alla mancanza di profondità del mercato finanziario cinese, sia all’inerzia del sistema e sia, soprattutto, al raggiungimento di un accordo equilibrato con gli Stati Uniti. Vediamo brevemente queste tre criticità. UN MERCATO ANCORA DA SVILUPPARE – In primo luogo va sottolineata la difficoltà cinese di riprodurre la profondità del mercato finanziario raggiunta dagli Stati Uniti. Se prendiamo ad esempio gli scambi di derivati in dollari, – pari a circa un quadrilione – la Cina non potrà mai raggiungere simili livelli, soprattutto se continuerà ad esercitare un forte controllo sulle attività finanziarie speculative limitando i commerci di derivati in yuan. In secondo luogo, malgrado l’attuale internazionalizzazione dello yuan, ci vorrà del tempo affinché la maggior parte dei paesi che attualmente prezzano le materie prime e altri prodotti in dollari cominci adenominare gli scambi internazionali in valuta cinese. Cambiare monete di riferimento richiede nuove politiche di governo, ma soprattutto difficili cambiamenti tecnici che potrebbero costare trilioni di dollari. Si pensi alla necessità di apportare cambiamenti di software in innumerevoli sistemi di pagamento e di formare nuovo personale per gestire l’intero processo. Per esempio, il problema tecnico del software Y2K, che preoccupò moltissimo prima del nuovo millennio, è costato centinaia di milioni di dollari per le aziende, le quali furono costrette a impiegare nuovi ingegneri del software al fine di assicurarsi che i loro sistemi informatici non venissero distrutti per il semplice cambio dell’anno. Quindi, una sostituzione diffusa della moneta di riferimento in uso nei pagamenti internazionali sarebbe particolarmente onerosa per il mondo degli affari. UN ACCORDO NECESSARIO CON WASHINGTON – Il terzo ostacolo, quello che sembrerebbe più rilevante, concerne la necessità di raggiungere un accordo tra la Cina e gli Stati Uniti. La paura cinese di subire ripercussioni da parte degli Stati Uniti è un aspetto che non può essere trascurato, malgrado il fatto che esso non venga riconosciuto da molti accademici e politici come una ragione sufficiente per ostacolare la sostituzione dello yuan col dollaro. Gli Stati Uniti posseggono il più grande apparato militare del mondo, funzionale a salvaguardare i...