Il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan, Islam Karimov ha sintetizzato i risultati dello sviluppo socio-economico del Paese in una riunione allargata del Consiglio dei Ministri dedicato ai risultati del 2015 e le priorità del programma economico per il 2016. Cambiamenti nella struttura di proprietà Nel valore di rimborso “zero” è stato realizzato su base competitiva a nuovi investitori 506 complessi immobiliari, con l’accettazione degli obblighi di investimento da parte degli investitori di circa 1 trilione soums e US $ 40 milioni di euro, così come la creazione di 22 mila nuovi posti di lavoro. Sono state liquidate 245 attività scarsamente redditizie e inattive ed eliminate 353 strutture edilizie inutilizzate di proprietà dello Stato nel quadro del programma di privatizzazione. Sono stati liberati 120 acri di terreno, 80 dei quali sono riservati per gli imprenditori per l’organizzazione della produzione e dei servizi. L’inventario si è concluso ed è stato messo all’asta ad attuarli pienamente nella proprietà privata delle 319 proprietà statali inutilizzate, 102 di queste l’anno scorso sono state vendute a nuovi proprietari. Valutata e messa all’asta pubblica la quota dello Stato in più di 378 società per azioni per la loro attuazione a investitori stranieri strategici. Va sottolineato che in vendita la quota dello stato in un piuttosto di successo, le aziende in crescita – come le società per azioni “Navoiazot”, “Ferghanaazot”, “Urgench escavatore”, “Kyzylkumcement”, “Jizzax Battery Plant”, “Aloqabank” compagnia di assicurazioni “Turonbank” “Uzagrosugurta” e altri. Da esposizione in vendita la quota statale di 52 società per azioni sono già state attuate in proprietà privata. In particolare, le azioni della JSC “Kokand Yog-Moy”, di proprietà dello Stato, vendute in un importo di $ 2,5 milioni. Quadro normativo di riferimento Introdotto il principio della priorità dei diritti degli imprenditori nelle loro relazioni con il governo, le forze dell’ordine e le autorità di regolamentazione. In più di 40 atti giuridici modificato ed integrato, in relazione a semplificare e facilitare la creazione e l’implementazione di attività di business. In particolare, l’introduzione di un nuovo legge, secondo il quale il procedimento penale non puo intentatare e la persona viene rilasciata da responsabilità se ha commesso un reato previsto la prima volta, nel caso di evasione fiscale e di altri pagamenti obbligatori, ma i danni completamente compensati causato allo Stato entro 30 giorni dopo la scoperta del reato. Le questioni di rafforzare le garanzie e tutelare i legittimi diritti dei proprietari privati e gli imprenditori di primaria importanza è attribuita al rafforzamento del ruolo dei tribunali. Tribunali hanno il diritto di sospendere l’esecuzione della decisione dell’autorità di vigilanza, contestata dal l’attività d’impresa per il periodo di considerazione della causa. La legislazione ha introdotto la regola che solo una decisione del giudice può essere espropriazione di entità di business in relazione a violazione della normativa fiscale e doganale, tempi di lavorazione significativamente ridotto della denuncia. Adesso il controllo delle micro attività, piccole imprese e aziende agricole saranno effettuati in modo pianificato non più di una volta ogni quattro anni, e di altri soggetti economici – non...
Mese: Aprile 2016
Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40877/la-cina-nella-finanza-globale-iv Comprendere la Cina – Non solo yuan: per aumentare la propria presenza sulla scena finanziaria internazionale, Pechino ha dato vita ad una serie di organizzazioni regionali, quasi tutte dedicate alla promozione degli investimenti infrastrutturali. L’ASCESA DELLA CINA – Nella sua progressiva proiezione internazionale, la Cina manifesta una strategia sempre più chiara: le autorità politiche della Repubblica popolare continuano a negoziare molto con le loro controparti statunitensi, mentre allo stesso tempo cercano di portare avanti la propria agenda. L’intento è di cercare di armonizzare le necessità nazionali con la leadership degli Usa. Dal 2009, la Cina ha di fatto promosso l’uso della propria moneta al livello internazionale in modo graduale ma rapido. Prima del 2009, la moneta cinese aveva una presenza nelle transazioni internazionali pari a zero. Dopo pochi anni, nel 2014, è diventata la settima valuta più popolare a livello mondiale per regolare i pagamenti globali e la seconda più usata tra la Cina e il resto del mondo (dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT). Nell’agosto 2015, lo yuan ha superato lo yen giapponese, divenendo la quarta moneta globale più usata (e garantendosi in tal modo l’inclusione nel paniere di valute di riserva dell’IMF). Contestualmente, oltre ad espandere rapidamente l’uso dello yuan nel commercio internazionale, la Cina ha fondato nuove istituzioni internazionali per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella finanza globale. In questo intervento cominciamo a presentare in breve la valenza e le implicazioni di queste iniziative. L’ASIAN INFRASTRUCTURE INVESTMENT BANK – E’ un’istituzione che si propone di finanziare progetti infrastrutturali nella regione Asia-Pacifico. Essa è divenuta un punto centrale della politica estera del Presidente Xi Jinping ed è volta ad offrire un’alternativa alla World Bank e all’Asian Development Bank (ADB). La ragione è duplice. In primo luogo, negli ultimi decenni la WB e la ADB hanno entrambe fallito nel fornire copertura finanziaria a molti progetti infrastrutturali in Asia, lasciando centinaia di milioni di persone in condizioni di difficoltà. L’AIIB, invece, la cui maggiore fonte di finanziamenti viene dalla Cina, accetta contributi dagli Stati membri dirigendoli su progetti infrastrutturali precedentemente falliti. In secondo luogo, l’AIIB è diretta dalla Cina, mentre la WB dagli Stati Uniti e la ADB dal Giappone. Queste ultime sono state a lungo percepite come istituzioni estranee agli interessi della Cina e del resto del mondo emergente, poiché non interessate, politicamente, a finanziare ulteriormente lo sviluppo di quella parte del mondo. Gli Stati Uniti hanno cercato di impedire che il centro di gravità del mondo economico si spostasse verso la Cina, mentre il Giappone era troppo occupato a cercare di risolvere i problemi della propria economia, almeno prima che il Presidente Abe assumesse il potere. Vari standard arbitrari, come supposte violazioni di diritti umani o soglie di PIL troppo alte, sono stati usati spesso come scuse per negare finanziamenti a progetti infrastrutturali fortemente supportati sul piano scientifico e necessari per lo sviluppo dell’Asia. La Cina, dunque, ha pensato che assumendo una posizione di leadership nella nuova istituzione internazionale ci sarebbero state meno...
Venerdì 15 aprile 2016, a Perugia, presso il Sangallo Palace Hotel di Via Masi, 9 si terrà l’evento promosso e organizzato da Scenari Internazionali. Rivista di Affari Globali dal titolo Dall’altra parte del mondo, durante il quale verrà presentato il nuovo numero della rivista. Si aggiunge il videointervento di Andrea Ganelli, Console dell’Unione del Myanmar in Torino e vicepresidente della Camera di Commercio Italia-Myanmar.
Martedì 26 aprile 2016 a Modena in Via Piave 25 si terrà un incontro pubblico alle ore 21 dal titolo “Chi ha paura dell’Islam?”, evento organizzato dall’associazione studentesca Azione Universitaria (Modena e Reggio) in collaborazione con CESEM (Centro studi Eurasia-Mediterraneo), Ente Islamico in Italia e Centro studi Dimore della Sapienza. L’incontro pubblico è dedicato alla scottante attualità del mondo islamico e dell’Europa, in relazione ai temi dell’instabilità del bacino del Mediterraneo e del Vicino Oriente (la geopolitica e i conflitti nell’area) con le conseguenze per il vecchio continente in materia di società multiculturale e immigrazione. Partecipano alla discussione Stefano Vernole del CESEM (Centro studi Eurasia-Mediterraneo), Stefano Bonilauri (Titolare delle Edizioni Anteo), Ali Reza Jalali del Centro studi Dimore della Sapienza) e Amin Mohamed Attarki dell’Ente Islamico in Italia e membro dei Giovani Musulmani Italiani. Introduce l’evento Lorenzo Rizzo (Presidente Azione Universitaria Modena e Reggio); Cristiano Puglisi, giornalista de Il Giornale, modererà il dibattito. L’ingresso è libero. Per ogni ulteriore informazione potete contattare gli organizzatori: tel. 393 420 2317. L’intervento di Stefano Vernole del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40334/la-cina-nella-finanza-globale-iii parte seconda: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/03/la-cina-nella-finanza-globale-parte-2/ parte quarta: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/04/la-cina-nella-finanza-globale-parte-4/ Comprendere la Cina – Lo yuan sta aumentando la propria presenza negli scambi globali. Tuttavia, non è ancora una moneta “matura” per imporsi come principale valuta di scambio. Gli USA, inoltre, non accetteranno facilmente che il dollaro perda il suo status di supremazia. SOSTITUIRE IL DOLLARO CON LO YUAN? UN PERCORSO A OSTACOLI…– Il processo di graduale internazionalizzazione dello yuan rappresenta un contributo significativo alla costituzione di un regime monetario più stabile e meno condizionato da politiche particolaristiche. Tuttavia, questo processo, che dovrebbe portare auspicabilmente ai una “nuova Bretton Woods”, è tutt’altro che scontato. Mentre la moneta cinese già soddisfa i requisiti che le hanno consentito di acquisire lo status di riserva internazionale – in virtù della solidità economica e commerciale della Cina, nonché della sua capacità di gestione dell’inflazione – vi è una serie di ostacoli da superare prima che essa possa conseguire una più ampia e piena internazionalizzazione. Tali ostacoli corrisponderebbero sia alla mancanza di profondità del mercato finanziario cinese, sia all’inerzia del sistema e sia, soprattutto, al raggiungimento di un accordo equilibrato con gli Stati Uniti. Vediamo brevemente queste tre criticità. UN MERCATO ANCORA DA SVILUPPARE – In primo luogo va sottolineata la difficoltà cinese di riprodurre la profondità del mercato finanziario raggiunta dagli Stati Uniti. Se prendiamo ad esempio gli scambi di derivati in dollari, – pari a circa un quadrilione – la Cina non potrà mai raggiungere simili livelli, soprattutto se continuerà ad esercitare un forte controllo sulle attività finanziarie speculative limitando i commerci di derivati in yuan. In secondo luogo, malgrado l’attuale internazionalizzazione dello yuan, ci vorrà del tempo affinché la maggior parte dei paesi che attualmente prezzano le materie prime e altri prodotti in dollari cominci adenominare gli scambi internazionali in valuta cinese. Cambiare monete di riferimento richiede nuove politiche di governo, ma soprattutto difficili cambiamenti tecnici che potrebbero costare trilioni di dollari. Si pensi alla necessità di apportare cambiamenti di software in innumerevoli sistemi di pagamento e di formare nuovo personale per gestire l’intero processo. Per esempio, il problema tecnico del software Y2K, che preoccupò moltissimo prima del nuovo millennio, è costato centinaia di milioni di dollari per le aziende, le quali furono costrette a impiegare nuovi ingegneri del software al fine di assicurarsi che i loro sistemi informatici non venissero distrutti per il semplice cambio dell’anno. Quindi, una sostituzione diffusa della moneta di riferimento in uso nei pagamenti internazionali sarebbe particolarmente onerosa per il mondo degli affari. UN ACCORDO NECESSARIO CON WASHINGTON – Il terzo ostacolo, quello che sembrerebbe più rilevante, concerne la necessità di raggiungere un accordo tra la Cina e gli Stati Uniti. La paura cinese di subire ripercussioni da parte degli Stati Uniti è un aspetto che non può essere trascurato, malgrado il fatto che esso non venga riconosciuto da molti accademici e politici come una ragione sufficiente per ostacolare la sostituzione dello yuan col dollaro. Gli Stati Uniti posseggono il più grande apparato militare del mondo, funzionale a salvaguardare i...
Articolo orginale: http://movisol.org/e-una-campagna-calunniosa-dellimpero-britannico-quella-contro-il-presidente-della-cina/ Dopo le due aggressive campagne sistematiche lanciate contro due importanti presidenti del gruppo dei BRICS, il sudafricano Jacob Zuma e la brasiliana Dilma Rousseff, la City di Londra e la Casa Bianca di Barack Obama aggiungono alla continua campagna di svilimento del russo Vladimir Putin anche quella ai danni del cinese Xi Jinping. Un articolo dell’Economist dal titolo “Attenti al culto di Xi”, arriva a tracciare un paragone tra il Presidente cinese e il Mao Tse Tung del peggior periodo della Rivoluzione Culturale. “Ma il Sig. Xi non ha bisogno di essere estremo come dovette essere Mao al fine di concentrare il potere di arrecare danni”, scrive il settimanale della City. “Ha lottato contro il dissenso con una durezza superiore a quella riservata alla lotta contro la corruzione. È dai tempi bui del periodo che seguì le proteste di Piazza Tienanmen del 1989 che non si aveva una così repressione così generalizzata dei critici all’interno del partito. I censori della Rete sono impegnatissimi nel cancellare messaggi pubblicati sui social media da cittadini scandalizzati dallo scandalo dei vaccini. Tra questi sono finiti alcuni post che ricordano le parole usate nel 2013 dal Sig. Xi per parlare dell’attitudine del partito a governare. La polizia ha anche indagato sulla comparsa ai primi di marzo di una lettera anonima su un sito filogovernativo con cui si chiedono le dimissioni del Sig. Xi (sollevando i problemi, tra tante trasgressioni, del culto della personalità e del suo soffocamento dei media)”. Il riferimento alla “lettera anonima”, che includeva una minaccia di morte non proprio sottile, è piuttosto indicativo. Mentre la lettera sembra esser scritta da “dissidenti” del partito comunista, essa solleva la domanda del coinvolgimento di “interessi stranieri”, cioè degli interessi dell’intelligence britannico. La recente “defezione” negli Stati Uniti di Ling Jihua, un alto ufficiale del governo di Hu Jintao di cui l’attuale governo cinese chiede l’estradizione per un processo per corruzione, ha senza dubbio fornito un bel po’ di materiale di intelligence alle agenzie americane e ai loro alleati, a proposito della situazione interna in Cina e nel suo partito comunista, un’informazione che potrebbe benissimo essere usata in una tale operazione da “quinta colonna”. La lettera, pubblicata sulla prima pagina del Washington Post e del londinese The Guardian, proprio mentre Obama e Xi si stavano incontrando a Washington, include la seguente minaccia: “Per la causa del partito, per la pace e la stabilità di lungo termine per la nazione, e per la sicurezza personale Sua e della Sua famiglia, Le chiediamo di dimettersi da ogni incarico”. L’economista americano Lyndon LaRouche ha commentato che una simile minaccia proveniente da una fonte opaca “non è un elemento rispettabile” e che si tratta piuttosto di un’operazione della cerchia di Obama contro il Presidente cinese. Un articolo di James Kynge sul Financial Times indica che ad esser presa di mira non è soltanto la personalità di Xi, ma anche la sua politica per “Una Cintura, Una Via”. L’articolo la descrive come uno strumento con cui la...
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, con il patrocinio del Comune di Modena e insieme all’associazione Le Stelle Danzanti, organizza l’incontro con Alain De Benoist dal titolo Il Trattato transatlantico. L’accordo commerciale USA-UE che condizionerà le nostre vite. L’evento si terrà il giorno 7 maggio 2016 presso il Teatro Il Tempo, viale Caduti in Guerra 192.