3 Novembre 2026

Ucraina

a cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/24/la-cina-propone-dodici-punti-per-la-pace-in-ucraina/ Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento in dodici punti intitolato “La posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina“, in cui vengono proposti dodici punti necessari per garantire la pace. Di seguito la traduzione integrale. Rispettare la sovranità di tutti i Paesi. Il diritto internazionale universalmente riconosciuto, compresi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, deve essere rigorosamente osservato. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi devono essere efficacemente sostenute. Tutti i Paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono membri uguali della comunità internazionale. Tutte le parti dovrebbero sostenere congiuntamente le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali e difendere l’equità e la giustizia internazionali. Dovrebbe essere promossa un’applicazione paritaria e uniforme del diritto internazionale, mentre i doppi standard devono essere respinti. 2. Abbandonare la mentalità della guerra fredda. La sicurezza di un Paese non dovrebbe essere perseguita a spese di altri. La sicurezza di una regione non dovrebbe essere raggiunta rafforzando o espandendo i blocchi militari. I legittimi interessi e preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi devono essere presi sul serio e affrontati adeguatamente. Non esiste una soluzione semplice a un problema complesso. Tutte le parti dovrebbero, seguendo la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, e tenendo presente la pace e la stabilità a lungo termine del mondo, contribuire a creare un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile. Tutte le parti dovrebbero opporsi al perseguimento della propria sicurezza a scapito della sicurezza altrui, prevenire il confronto tra blocchi e lavorare insieme per la pace e la stabilità nel continente eurasiatico. 3. Cessare le ostilità. Il conflitto e la guerra non giovano a nessuno. Tutte le parti devono rimanere razionali ed esercitare moderazione, evitare di alimentare il fuoco e aggravare le tensioni e impedire che la crisi si deteriori ulteriormente o addirittura sfugga al controllo. Tutte le parti dovrebbero sostenere la Russia e l’Ucraina nel lavorare nella stessa direzione e riprendere il dialogo diretto il più rapidamente possibile, in modo da ridurre gradualmente la situazione e raggiungere infine un cessate il fuoco globale. 4. Riprendere i colloqui di pace. Dialogo e negoziazione sono l’unica soluzione praticabile alla crisi ucraina. Tutti gli sforzi volti a una soluzione pacifica della crisi devono essere incoraggiati e sostenuti. La comunità internazionale dovrebbe rimanere impegnata nel giusto approccio per promuovere i colloqui per la pace, aiutare le parti in conflitto ad aprire la porta a una soluzione politica il prima possibile e creare le condizioni e le piattaforme per la ripresa dei negoziati. La Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo in questo senso. 5. Risolvere la crisi umanitaria. Tutte le misure atte ad alleviare la crisi umanitaria devono essere incoraggiate e sostenute. Le operazioni umanitarie dovrebbero seguire i principi di neutralità e imparzialità e le questioni umanitarie non dovrebbero essere politicizzate. La sicurezza dei civili deve essere efficacemente tutelata e devono essere...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com La sospensione del New START, annunciata da Vladimir Putin, viene considerata in Russia come una strategia di legittima difesa di fronte ai crescenti attacchi dell’Occidente, e non come una strategia offensiva. Nel discorso tenuto il 21 febbraio, il presidente Vladimir Putin ha annunciato la sospensione della partecipazione della Federazione Russa al New START, l’ultimo importante trattato sul controllo delle armi nucleari che vede impegnati sia Mosca che Washington. L’annuncio di Putin ha suscitato la reazione dei media e dei governi occidentali, che vedono in questa mossa della Russia una strategia offensiva, volta all’utilizzo dell’arma nucleare in Ucraina. Tuttavia, questa non è affatto la percezione prevalente a Mosca, dove la sospensione del New START è chiaramente vista come una strategia difensiva. In effetti, Putin ha esplicitamente detto che la Russia non si ritira dal trattato, ma sospende la sua attuazione sulla scia delle dichiarazioni dei vertici NATO, e in attesa che anche le altre potenze nucleari dell’Alleanza Atlantica, ovvero Francia e Regno Unito, aderiscano all’accordo. Dal punto di vista di Mosca, le élite occidentali stanno cercando di infliggere una sconfitta strategica alla Russia e “progettano di trasformare un conflitto locale in una fase di confronto globale” e Mosca “reagirà di conseguenza”. L’Occidente non può non rendersi conto che “è impossibile sconfiggere la Russia sul campo di battaglia“, ha detto il leader russo. L’Occidente sta combattendo la Russia “sul fronte economico” per far soffrire i cittadini russi, “ma non ha raggiunto i suoi obiettivi da nessun punto di vista e non riuscirà a farlo“, ha aggiunto Putin. Al contrario, “gli autori delle sanzioni si stanno punendo da soli“. Non dovrebbe sorgere alcun dubbio, dunque, sul fatto che la Russia abbia preso in considerazione la sospensione del New START come strategia difensiva, e non offensiva. Secondo quanto riportato dalla stampa russa, la Commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato ha raccomandato alla camera bassa l’adozione di un disegno di legge che sospenda la partecipazione della Russia alle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive. Secondo il disegno di legge, il trattato New START sarà sospeso e la decisione sulla ripresa della partecipazione della Russia al trattato sarà presa dal presidente. La legge entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione ufficiale. Da parte sua, il ministero degli Esteri russo ha osservato nella sua dichiarazione che la decisione della Russia di sospendere la sua partecipazione a New START è reversibile e ha invitato Washington “a mostrare volontà politica e compiere sforzi in buona fede per una generale de-escalation e la creazione di condizioni per la ripresa del pieno funzionamento del trattato“. Il ministero ha anche affermato che, nonostante la decisione di sospendere New START, la Russia continuerà a rispettare i suoi limiti quantitativi per tutta la durata della validità del trattato. Inoltre, la parte russa continuerà a partecipare allo scambio di notifiche con Washington sul lancio di missili balistici intercontinentali e missili balistici lanciati da sottomarini sulla base dell’accordo del 1988 tra URSS e Stati Uniti. Il ministero degli Esteri ha anche aggiunto...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/18/confermate-le-responsabilita-usa-dietro-allattacco-terroristico-al-nord-stream/ Le rivelazioni pubblicate dal giornalista investigativo Seymour Hersh non lasciano dubbi sulle responsabilità statunitensi nell’attacco terroristico al gasdotto russo-tedesco. Mosca denuncia la questione alle Nazioni Unite. Lo scorso 8 febbraio, il giornalista investigativo statunitense Seymour Hersh, già vincitore del Premio Pulitzer, ha pubblicato importanti rivelazioni circa l’attacco terroristico ai due gasdotti Nord Stream, che collegano Russia e Germania, verificatosi lo scorso 27 settembre. Secondo Hersh, i sommozzatori della Marina degli Stati Uniti, sotto la copertura dell’esercitazione Baltops 22, avrebbero piazzato ordigni esplosivi sotto l’infrastruttura, con l’assistenza di esperti norvegesi. Tali rivelazioni confermano dunque quanto avevamo affermato sin dall’inizio, e dimostrano la fondatezza delle accuse rivolte dalla Russia alle potenze occidentali. Secondo Hersh, la decisione sull’operazione sarebbe stata presa personalmente dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, dopo nove mesi di discussioni con i funzionari dell’amministrazione che si occupano di sicurezza nazionale, tra i quali il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan, il segretario di Stato Antony Blinken e il sottosegretario di Stato per gli affari politici Victoria Nuland. Hersh, pur non rivelando l’identità della propria fonte, ha spiegato che “si tratta di qualcuno che sembra sapere un bel po’ di quello che stava succedendo“. L’articolo del giornalista investigativo ha naturalmente visto l’immediata smentita da parte degli Stati Uniti, ma soprattutto è stato in gran parte silenziato dalla stampa occidentale, la stessa che in precedenza aveva venduto la poco credibile storia dell’auto-attentato russo. Quanto scritto da Hersh avrebbe dovuto occupare le prime pagine dei quotidiani per giorni, in quanto assesta un nuovo duro colpo alla fortezza di menzogne costruite dagli Stati Uniti e dai loro vassalli europei circa l’intera questione ucraina. Invece, la stampa occidentale non ha perso occasione per dimostrare la propria sudditanza nei confronti di Washington, che nel frattempo continua ad agire nell’ombra per boicottare le indagini internazionali sull’atto terroristico. Tuttavia, va anche detto che, per chi come noi aveva effettuato un’analisi corretta degli avvenimenti sin dal primo momento, la notizia non risulta affatto sorprendente. È quanto sostenuto anche da Boyan Chukov, esperto bulgaro di relazioni internazionali, intervistato dall’agenzia stampa TASS. “L’inchiesta condotta dal giornalista americano Seymour Hersh non è una notizia clamorosa. Quasi subito dopo l’attentato terroristico agli esperti era chiaro che dietro l’esplosione del gasdotto ci fosse un grande Stato con risorse finanziarie, tecnologiche e militari, ed erano anche sorte alcune pubblicazioni su questo tema“, ha osservato. Secondo Chukov, l’unico dubbio da sciogliere era se ad effettuare l’attentato fossero stati gli statunitensi o i britannici, ma “la risposta inequivocabile era arrivata dall’ex ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, membro del Parlamento europeo, che aveva postato su Twitter una dichiarazione ringraziando gli Stati Uniti per aver danneggiato il gasdotto Nord Stream, in seguito cancellata. Tutti, compresi tedeschi, svedesi e danesi, erano ben consapevoli di quanto era accaduto“. Anche dalla Cina sono arrivate dichiarazioni di condanna nei confronti dell’operato degli Stati Uniti. Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero fornire delle spiegazioni al mondo, e che dovrebbero essere considerati responsabili dell’accaduto se le rivelazioni di Hersh dovessero essere confermate. La Cina...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/11/la-russia-denuncia-ancora-luso-di-armi-chimiche-da-parte-dellucraina/ La Federazione Russa è tornata a denunciare di fronte agli organismi internazionali competenti l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito ucraino, portando nuove schiaccianti prove fornite dagli stessi soldati ucraini attraverso i social network. “Abbiamo menzionato le prove pubblicate su Internet dell’uso di armi chimiche da parte delle forze ucraine (e continueremo a richiamare l’attenzione su questo problema come informazioni più accurate)“, ha scritto lo scorso 8 febbraio su Telegram Dimitrij Poljanskij (in foto), primo vice rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite. In effetti, le autorità russe hanno più volte denunciato l’uso di armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali da parte dell’esercito ucraino contro i soldati russi, ma nessun organo internazionale ha fino ad ora preso in considerazione le prove presentate da Mosca. Denis Pušilin, leader della Repubblica Popolare di Doneck, ha recentemente affermato che il numero di segnalazioni da diverse aree del fronte del Donbass sull’uso di armi chimiche da parte ucraina è aumentato: “C’è stato un aumento del numero di segnalazioni da parte dei comandanti delle direzioni Ugledar, Artëmovsk e Majorsk sull’uso di armi chimiche da parte del nemico“, ha dichiarato in un’intervista rilasciata all’emittente Rossija-24. “Le prove dell’uso di questo tipo di munizioni, sganciate dai droni sulle nostre posizioni, sono state registrate. Si tratta di un fenomeno sistemico, non di casi isolati“, ha aggiunto Pušilin. Secondo quanto affermato dal numero uno della RPD, a causa delle sostanze chimiche utilizzate dai militari ucraini, tra le vittime sono stati registrati casi di irritazione delle mucose, tosse e malessere generale. “Finora non ci sono casi mortali, ma c’è un certo disagio“, ha commentato. Ad oggi, gli esperti non hanno ancora stabilito che tipo di sostanza chimica stiano usando i militari ucraini, ma stanno lavorando per dare una risposta a questa domanda. In precedenza, Jan Gagin, esperto politico-militare e consigliere del capo della RPD, aveva dichiarato all’agenzia stampa TASS che le truppe ucraine avevano usato armi chimiche nelle aree di Soledarsk e Artëmovsk il 5 febbraio. Ha inoltre sottolineato che questa non era la prima volta che le armi chimiche erano state utilizzate dalla parte ucraina. Gagin ha aggiunto che le stesse unità ucraine non hanno nascosto la presenza di tipi di armi proibite, mostrando regolarmente in video ordigni a gas di fabbricazione straniera e elicotteri (droni di tipo elicottero) per sganciarli. In quella stessa data del 5 febbraio, “un comandante ucraino ha mostrato con orgoglio in un video droni e bombolette di armi chimiche da loro sganciate sui soldati russi”, secondo quanto denunciato da Christelle Néant sul portale Donbass Insider. Eppure, anche di fronte a queste evidenze schiaccianti, gli organismi internazionali sono rimasti muti, a partire dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPWC). “Il 7 febbraio 2023, due giorni dopo la pubblicazione del video di Madiar, nelle chat room ucraine è apparso un altro video, che mostrava un drone che lanciava granate sui soldati russi, e l’orribile agonia di uno di loro che annegava in un canale di irrigazione dopo essere stato preso da convulsioni”, si legge ancora. Nello stesso articolo, Christelle Néant avanza...
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di Alexey Dzermant FONTE ARTICOLO: IDEEAZIONE.COM Vi ringrazio per l’invito e per l’opportunità di parlare in qualità di rappresentante della filosofia e del pensiero bielorussi, che fanno ovviamente parte del pensiero comune russo o addirittura eurasiatico. Viviamo in un unico spazio culturale e non ci sono confini linguistici e mentali tra di noi. Vorrei introdurre l’argomento del mio intervento e delineare la prima tesi. A mio parere, l’operazione speciale che la Russia sta conducendo in Ucraina è paragonabile a quegli eventi epocali che vari ricercatori chiamano rotture o sfondamenti, cioè conquiste rivoluzionarie che segnano svolte epocali nella storia russa. Ognuna di queste svolte ha un nome proprio. L’emergere dell’Antico Stato russo, il periodo precedente e successivo all’invasione mongola è chiamato periodo della Santa Russia. È in questo periodo che si formano i principali ideologemi legati all’adozione dell’Ortodossia, alla diffusione dell’identità russa, alla sua comprensione da parte di scribi, autorità e altre persone. Poi arriva l’epoca di Mosca come Terza Roma. In questo periodo Mosca si sente un vero regno ortodosso, un’arca in un mondo ostile. Quando intorno ci sono cattolici e Stati islamici, Mosca diventa una stella guida per tutti gli ortodossi. Con l’inizio dell’era di Pietro il Grande e la fondazione di San Pietroburgo, nasce una sorta di forma occidentalizzata di Stato russo, nota come Impero russo. Nel 1917, la Russia affronta la fase successiva, la rottura o la svolta. È l’Unione Sovietica, il progetto messianico rosso che doveva estendersi all’intero pianeta. Il culmine di questo progetto è l’estensione russa al di là del pianeta, cioè la realizzazione delle idee del cosmismo introdotte nella filosofia russa nel XIX secolo da Nikolai Fedorov. Esse sono state attuate solo nella seconda metà del XX secolo dallo Stato sovietico. A mio avviso, il 24 febbraio 2022 segnerà la stessa pietra miliare nella formazione dello Stato russo. Non so come si chiamerà quest’epoca. Non sarà l’Unione Sovietica. Saranno richiesti altri termini e altre parole. Dobbiamo capire che non si tratta solo di ripristinare le terre perdute. Si tratta di una richiesta di riorganizzazione globale. Una riorganizzazione che né la Russia, né i suoi alleati, né il mondo nel suo complesso saranno in grado di affrontare senza una trasformazione radicale. Che i rappresentanti dell’establishment politico e la maggioranza della popolazione russa lo capiscano o meno, io credo che sia vero. È compito dei filosofi comprendere la portata epocale e globale di ciò che sta accadendo. Da tutto questo emergerà una Russia storica, grande e multiforme, con una qualità completamente nuova. Quello che sta accadendo ora sul territorio dell’ex Ucraina è una lotta per acquisire questa qualità. Le acquisizioni territoriali cambieranno la geopolitica della Russia. Le aree meridionali e costiere aggiungeranno un certo potere. Lo stesso accadrà dal punto di vista demografico. Circa dieci o quindici milioni di persone che condividono la cultura russa e parlano la lingua russa, anche se un po’ stupefatti, garantiranno comunque un grande aumento della popolazione. Nella sfera intellettuale, nuovi pensatori emergeranno da questa guerra globale e da questa...
Mentre la Rand Corporation, centro studi vicinissimo al Pentagono, afferma che un “armistizio” o un “compromesso politico” con la Russia è “la massima priorità” perché la vittoria sul campo è “altamente improbabile” e per gli Stati Uniti “le conseguenze negative di una guerra lunga saranno gravi”, il vicepresidente del consiglio di sicurezza della Russia ed ex presidente Medvedev afferma che in Ucraina non ci sarà nessun armistizio o compromesso. Proprio oggi si registra una dichiarazione estremamente interessante: il capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov, uno dei principali falchi russi, afferma che “la missione militare speciale finirà prima della fine dell’anno. I paesi europei dovranno ammettere di aver sbagliato, l’Occidente si inginocchierà e, come sempre, i paesi europei dovranno cooperare con la Federazione Russia in tutte le sfere. Non dovrebbe esserci e non ci sarà mai un’alternativa a questo”, mentre Putin i giorni scorsi ha dichiarato che “: in un modo o nell’altro la sovranità verrà restituita all’Europa. A quanto pare ci vuole un po’ di tempo”. Nelle nuove frontiere intereuropee, ovvero nei due blocchi est-ovest che si sono creati in Europa e nella situazione di vera e propria guerra, la Russia ha voltato le spalle all’Europa o vuole paradossalmente ancora integrarsi con l’Europa? Che cosa accadrebbe all’Europa se non partecipasse ai progetti di integrazione eurasiatica? Ne parliamo in questa intervista a MARCO GHISETTI Redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, responsabile dell’ “Area anglosassone” presso il “Centro Studi Eurasia e Mediterraneo” e direttore della collana “I classici della geopolitica” presso Anteo Edizioni, dove tra l’altro è stato appena tradotto e pubblicato per la prima volta in italiano questo testo della geopolitica tedesca: “Il blocco continentale. Mitteleuropa – Eurasia – Giappone”. Conduce CARLO SAVEGNAGO
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di Oliver Boyd-Barrett FONTE ARTICOLO: https://oliverboydbarrett.substack.com/p/moments-of-multipolar-revelation Il ministro della Difesa ucraino Reznikov è stato licenziato/retrocesso (ha rifiutato con rabbia incarichi alternativi) a favore di Budanov (questo deve ancora essere confermato), che in precedenza era a capo dell’intelligence militare. Anche se considerato un intransigente, è anche più vicino agli Stati Uniti – qualità questa che è ciò che lo lega ad altri personaggi che, dopo i recenti licenziamenti e dimissioni presumibilmente avvenuti in risposta ad accuse di corruzione, stanno venendo in primo piano. In un paese dove c’è così tanta corruzione praticamente chiunque può essere abbattuto da quell’ascia. Anche Zelenskiy e soci sono apparsi qualche tempo fa sui Pandora Papers. La vera narrazione, quindi, è quella di un probabile passaggio dalla lobby superbellica spesso legata all’intelligence britannica, a una demografia più realistica legata all’intelligence statunitense, e che potrebbe essere più malleabile davanti alla crescente preoccupazione degli Stati Uniti di porre fine alla crisi ucraina prima che questa diventi una debacle; questo perché gli Stati Uniti possano così prepararsi meglio alla guerra con la Cina – o almeno questa sarà la spiegazione che daranno a Washington per superare l’importante esame di coscienza in cui le élite statunitensi devono ora impegnarsi per quanto riguarda il futuro degli Stati Uniti in un mondo multipolare – adesso che il mondo sta iniziando a rendersi conto che c’è un futuro oltre l’egemonia del dollaro USA. Data l’incapacità dell’Occidente di portare a termine gli accordi di Minsk nello spazio di 7 anni e data la sua incapacità di portare a termine i negoziati del marzo 2022 a Istanbul, non c’è una buona ragione per cui la Russia dovrebbe accreditare l’Occidente con l’intelligenza o l’integrità morale tale da intravedere una conclusione solida della crisi attraverso qualsiasi tipo di negoziato; e potrebbe solo avere meno fiducia in un covo di neonazisti corrotti guidato dall’ottica della vanità a Kiev. Resta da vedere se le élite europee pensano che un tentativo di sfuggire alla loro crescente dipendenza da un egemone indebolito sia qualcosa che possono prendere in considerazione, ma credo che la Germania, in particolare, non sia totalmente immunizzata da un tale momento di conversione alla libertà. Anche se potrebbe essere un risultato improbabile, ma se e quando la Germania accetterà finalmente che il suo “alleato” ha fatto saltare in aria la futura ancora di salvezza economica della Germania alla Russia, ha rafforzato la dipendenza tedesca dal GNL statunitense e da altre importazioni di energia alternativa a prezzi molto più alti, ha accelerato la deindustrializzazione poiché la Germania è sottoposta a una maggiore concorrenza industriale con i concorrenti asiatici che acquistano petrolio e gas a buon mercato direttamente dalla Russia trasportati su petroliere non occidentali e che le sue élite politiche sono ritagli neocon senza spina dorsale, allora, in quel momento si aspettano guai. Guarderanno con crescente angoscia l’incompetenza e la riluttanza dell’ex Cancelliere Merkel nel fare pressione sull’Ucraina affinché fossero rispettati gli accordi di Minsk – anche se non è del tutto vero che lei stessa li considerasse una...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/04/il-mondo-non-crede-alla-propaganda-occidentale-sulla-crisi-ucraina/ Sono sempre maggiori le voci che in tutto il mondo di levano contro la prosecuzione del conflitto e le politiche guerrafondaie promosse dagli imperialisti occidentali. In Asia, Africa e America Latina la grande maggioranza dei Paesi ha assunto una posizione neutrale e comprende le ragioni della Russia. È trascorso quasi un anno dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina – non della guerra, che ha invece avuto inizio nel 2014. Chi dovesse aver passato l’ultimo anno ad ascoltare unicamente i mass media occidentali, potrebbe aver acquisito la falsa percezione di un mondo che si schiera compattamente contro la Russia, definita ripetutamente “aggressore”, e in difesa dell’Ucraina, “aggredita”. Eppure, la realtà del mondo risulta essere ben diversa rispetto a quella propagandata in Occidente. Europei occidentali e nordamericani vivono ancora nell’illusione di essere il centro del mondo, dimenticando di rappresentare meno di un miliardo di persone, rispetto ad una popolazione globale che ha recentemente superato gli otto miliardi. La posizione dei governi di uno sparuto gruppo di Paesi viene venduta come quella dominante, ma i numerosi voti alle Nazioni Unite hanno respinto questa visione, dimostrando come la maggioranza della comunità internazionale abbia assunto una posizione neutrale rispetto al conflitto ucraino. In Asia, Africa e America Latina l’interesse prevalente è quello di evitare lo scoppio della terza guerra mondiale, e i governi di questi Paesi sanno bene come il conflitto globale potrebbe essere originato unicamente dalle politiche guerrafondaie promosse dagli Stati Uniti e dai loro vassalli della NATO. Del resto, questi Paesi hanno vissuto secoli di colonizzazione e neocolonizzazione perpetrati dai Paesi capitalisti occidentali, non certo dai russi, per non parlare della distruzione portata dalle “guerre umanitarie” degli ultimi trent’anni. Recentemente, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sottolineato come la maggior parte dei paesi asiatici, latinoamericani e africani mostri comprensione per le ragioni della Russia e le cause del conflitto: “Hanno preso una posizione equilibrata sul conflitto in Ucraina, che è stata una conseguenza della crisi di lunga data della sicurezza europea“, ha detto Lavrov a una riunione della commissione del partito Russia Unita sulla cooperazione internazionale. Lavrov ha inoltre osservato che in questo contesto Mosca sta attivamente sviluppando legami con tali Paesi in tutte le aree. “Stiamo costantemente rafforzando la nostra partnership strategica con la Cina; oggi abbiamo le migliori relazioni con Pechino nella nostra storia. Parallelamente, le relazioni con l’India si stanno sviluppando progressivamente e molto riccamente“, ha sottolineato il ministro, secondo il quale anche la cooperazione con i Paesi del sud-est asiatico e africani sta progredendo. “I crimini dei colonizzatori non hanno limiti di tempo e privano per sempre le élite occidentali del diritto di rivendicare qualsiasi leadership morale. Soprattutto perché gli istinti coloniali non sono scomparsi“, ha proseguito Lavrov, spiegando le origini storiche della diffidenza che i Paesi asiatici, africani e latinoamericani nutrono nei confronti dei governi occidentali. Secondo il massimo diplomatico, l’Occidente, che “ha raggiunto la sua prosperità in gran parte attraverso secoli di rapina e sfruttamento dei paesi in via di sviluppo“, sta cercando di mantenere il proprio dominio globale, sperando,...
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di Pepe Escobar FONTE ARTICOLO: https://thecradle.co/article-view/20878/a-panicked-empire-tries-to-make-russia-an-offer-it-cant-refuse Rendendosi conto che la guerra della NATO con la Russia finirà, probabilmente, in modo sfavorevole, gli Stati Uniti stanno testando un’offerta di uscita. Ma perché Mosca dovrebbe prendere sul serio le proposte indirette, soprattutto alla vigilia della sua nuova avanzata militare e mentre è al seggio vincente? Quelli dietro il Trono non sono mai più pericolosi di quando sono con le spalle al muro. Il loro potere sta svanendo, velocemente: militarmente, attraverso la progressiva umiliazione della NATO in Ucraina; finanziariamente poiché, prima o poi, la maggior parte del Sud del mondo non vorrà avere niente a che fare con la valuta di un gigante canaglia in bancarotta; politicamente, poiché la maggioranza globale sta compiendo passi decisivi per smettere di obbedire a una minoranza, di fatto, rapace, screditata. Quindi ora coloro che stanno dietro al Trono stanno tramando per cercare, almeno, di fermare il disastro in arrivo sul fronte militare. Come confermato da una fonte di alto livello dell’establishment statunitense, una nuova direttiva inerente la guerra della NATO contro la Russia in Ucraina è stata trasmessa al Segretario di Stato americano Antony Blinken. Blinken, in termini di potere effettivo, non è altro che un fattorino dei neocon e neoliberisti straussiani che, di fatto, gestiscono la politica estera degli Stati Uniti. Il Segretario di Stato è stato incaricato di trasmettere la nuova direttiva – una sorta di messaggio al Cremlino – tramite la carta stampata mainstream; direttiva che è stata prontamente pubblicata dal Washington Post. Nella divisione del lavoro dei media mainstream statunitensi d’élite, il New York Times è molto vicino al Dipartimento di Stato e il Washington Post alla CIA. In questo caso, però, la direttiva era troppo importante e doveva essere trasmessa dal giornale registrato nella capitale imperiale. È stato pubblicato come Op-Ed. La novità, qui, è che per la prima volta dall’inizio dell’operazione militare speciale russa (SMO), febbraio 2022, in Ucraina, gli americani stanno effettivamente proponendo una variazione del classico “offerta che non puoi rifiutare“, comprese alcune concessioni che potrebbero soddisfare gli imperativi di sicurezza della Russia. Fondamentalmente, l’offerta degli Stati Uniti aggira totalmente Kiev, certificando ancora una volta che si tratta di una guerra contro la Russia condotta dall’Impero e dai suoi tirapiedi della NATO, con gli ucraini come semplici delegati. “Per favore, non passare all’offensiva” John Helmer, corrispondente da Mosca della vecchia scuola del Washington Post, ha fornito un servizio importante, offrendo il testo completo dell’offerta di Blinken, ovviamente ampiamente modificato per includere nozioni fantasiose come “le armi statunitensi aiutano a polverizzare la forza d’invasione di Putin” e una spiegazione degna di rabbia : “In altre parole, la Russia non dovrebbe essere pronta a riposare, riorganizzarsi e attaccare“. Il messaggio di Washington potrebbe, a prima vista, dare l’impressione che gli Stati Uniti ammetterebbero il controllo russo su Crimea, Donbass, Zaporozhye e Kherson – “il ponte di terra che collega la Crimea e la Russia” – come un fatto compiuto. L’Ucraina avrebbe uno status smilitarizzato e il dispiegamento di missili HIMARS...
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di Oliver Boyd-Barrett FONTE ARTICOLO: https://newkontinent.org/isolation-of-zelenskiy/ Il colonnello Douglas Macgregor fornisce un forte sostegno alla proposta secondo cui i membri anziani delle forze armate occidentali sono diffidenti nell’affrontare faccia a faccia con la Russia sull’Ucraina. I principali generali statunitensi lo stanno ora chiarendo a Washington. Argomenti principali: gli USA hanno molto più da perdere che da guadagnare; l’Ucraina, la cui popolazione è ormai ridotta alle dimensioni dei Paesi Bassi, non è più una forza vincente credibile; quando l’occidente potrà inviare nuove attrezzature, in cui gli ucraini sono stati adeguatamente addestrati all’uso, la Russia avrà vinto; le perdite subite finora, oltre 200.000, per lo più ucraine, sconsigliano ulteriori perdite di vite umane; una vittoria occidentale, comunque irrealizzabile, sarebbe di Pirro: una Russia unita è il miglior cuscinetto dell’Occidente contro la Cina o, se preferite, le “orde mongole”; e, come ora dimostra il FMI, l’economia russa è destinata a crescere mentre il paese è più unito che mai (l’80% dei russi è di etnia russa) e il suo presidente Vladimir Putin è più popolare che mai, molto più di qualsiasi leader della NATO; la stessa NATO è sempre più debole e divisa. Alexander Mercouris fa notare che Prigozhin sta dicendo che Bakhmut non è ancora accerchiata – un buon segno che lo sarà, molto presto. Riferisce che a Kiev la posizione del ministro della Difesa sembra molto vulnerabile e anche che la casa dell’oligarca Kolomoiskiy è stata sequestrata. Sembra sempre più che gli sponsor e i sostenitori di Zelensky vengano presi di mira e che Zelenskio stesso Presidente venga isolato, probabilmente per essere presto sostituito da qualcuno che ascolterà più attentamente ciò che Washington vuole, invece di giocare a fare il supereroe a spese di 157.000 vite ucraine – e si sta ancora contando. Washington si sta rapidamente rendendo conto – alla luce delle conclusioni deprimentemente realistiche di RAND, CSIS e FMI (le élite finanziarie sono irritate per essere state escluse dalle conversazioni dei neocon e dalle decisioni relative alle sanzioni e al sequestro delle risorse della Banca Centrale Russa) – che deve negoziare; e deve negoziare alle condizioni russe prima di esaurire le armi e, insieme, la sua capacità di mostrarsi come un avversario credibile per la Cina. Tutto ciò che Washington sta facendo in questo momento è consumare la propria ricchezza mentre la Russia si rafforza. La più grande minaccia americana è la testardaggine del neocon Joe Biden, generatore e compagno del regime di colpo di stato del 2014 in quella che potrebbe presto diventare un’Ucraina monca.