di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/11/la-controffensiva-ucraina-potrebbe-non-rappresentare-una-svolta-nel-conflitto/ Il presidente ucraino Vladimir Zelenski ha annunciato all’inizio di maggio che le forze armate del paese lanceranno “presto” una controffensiva contro l’esercito russo ma tale azione potrebbe non essere il punto di svolta del conflitto, afferma il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale Mikhail Podoliak. Si è parlato e sparlato molto della imminente controffensiva ucraina che, secondo i nostri ben informati giornali, dovrebbe ribaltare le sorti del conflitto. Chiunque mastichi un poca di conoscenza militare ma, soprattutto, non viva solamente con le veline fornite dalla Nato e da Kiev sa benissimo che anche se la tanto propagandata controffensiva iniziasse i risultati non sarebbero così travolgenti da modificare gli attuali andamenti del conflitto. Anche da Kiev sembra che le aspettative sui risultati della controffensiva si siano smorzati, infatti il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino Mikhail Podoliak ha affermato che Il conflitto tra Russia e Ucraina non è “un film di Hollywood”, e non ci si deve aspettare che la controffensiva di Kiev sia un punto di svolta. “Quando si parla della controffensiva, che sarà schiacciante per la Russia o viceversa, che non ci saranno progressi per l’Ucraina, sembra che siamo in un film di Hollywood in cui inizia la grande battaglia per la Terra di Mezzo e una battaglia per Gondor deciderà tutto. Questo non funziona così”, ha detto Podoliak, citato dai media locali. Secondo l’alto funzionario, “non è una questione di una settimana o di un mese”. “È una questione di molti eventi, perché uno può avere più successo e uno meno”, sottolineando che la contro-offensiva potrebbe non essere un evento unico, ma una serie di eventi. Da parte sua, Yevgueni Prigózhin, fondatore del gruppo militare privato russo Wagner, ha affermato la settimana scorsa che l’offensiva delle forze armate ucraine è già iniziata. Secondo lui, le forze di Kiev sono diventate anche più attive “al di fuori dei confini storici dell’Ucraina”. “Osserviamo la situazione nelle nostre diverse province”, ha detto Prigózhin, riferendosi agli attacchi con droni ed esplosivi che sono stati registrati sul territorio russo. Intanto ieri, 10 maggio, si sono registrati scontri armati intensi nelle periferie di Bakhmut tra l’esercito ucraino e le forze armate russe che potrebbero far pensare all’inizio della tanto propagandata controffensiva. Le parole di Mikhail Podoliak potrebbero nascondere anche la necessità che Kiev ha di dimostrare ai paesi occidentali che sostengono il suo governo che è necessario continuare ad armare le forze militari ucraine nonostante non ci siano evidenti cambiamenti sul campo di battaglia. Infatti la controffensiva più volte annunciata, oltre a cercare di riconquistare i territori sottratti all’Ucraina dalla Russia, ha l’evidente scopo di dimostrare alla Nato e soci che tutti i soldi che investe in armi per l’Ucraina non sono gettati nel cesso ma servono per ottenere qualcosa, almeno servono per impedire ai russi di avanzare oppure per riconquistare un fazzoletto di terra. Insomma una controffensiva più mediatica che pratica mentre noi continuiamo a spolpare le casse per comprare armi alimentando il conflitto fino...
Ucraina
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/10/russia-putin-e-zjuganov-celebrano-la-giornata-della-vittoria/ Il 9 maggio, in tutta la Russia è stata celebrata la Giornata della Vittoria, per onorare il trionfo dell’Armata Rossa sulla Germania nazista. Sia il presidente Vladimir Putin che il leader comunista Gennadij Zjuganov hanno tenuto importanti discorsi in quest’occasione. Come da tradizione, anche il 9 maggio di quest’anno la Piazza Rossa di Mosca ha ospitato una parata militare per commemorare il 78° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista nella Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, nome con il quale è conosciuta in Russia la seconda guerra mondiale. Tuttavia, forse a seguito dei recenti attacchi terroristici contro il Cremlino, la parata delle forze aeree non ha avuto luogo in quest’edizione dell’evento. Il presidente russo Vladimir Putin, i veterani di guerra e gli ospiti hanno assistito alla parata dalla tribuna centrale sulla Piazza Rossa, insieme ai leader di Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Prendendo la parola in quest’occasione, il presidente Vladimir Putin ha ricordato che questo evento serve a commemorare tutti i caduti per la liberazione dell’Europa dal nazifascismo, i soldati degli eserciti alleati degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Francia e degli altri Paesi alleati. “Ricordiamo e onoriamo anche l’impresa dei soldati cinesi nella battaglia contro il militarismo giapponese“, ha aggiunto Putin nell’incipit del suo discorso. “La solidarietà e il partenariato durante anni di lotta contro una minaccia comune è un’eredità inestimabile, una base solida in questo momento, in mezzo a un movimento irreversibile verso un mondo multipolare più giusto basato sui principi di fiducia e sicurezza indivisibile, pari opportunità per un originale e libero sviluppo di tutti i Paesi e di tutti i popoli“, ha proseguito Putin, facendo riferimento all’attuale contesto internazionale. Putin ha poi invitato le potenze occidentali a prendere le distanze da qualsiasi ideologia di superiorità: “Crediamo che qualsiasi ideologia di superiorità sia intrinsecamente disgustosa, criminale e mortale“, ha affermato il presidente russo. Allo stesso tempo, Putin ha aggiunto che le élite occidentali “parlano ancora della loro esclusività, mettono le persone le une contro le altre e dividono la società, provocano conflitti sanguinosi e colpi di Stato, seminano odio, russofobia, nazionalismo aggressivo, distruggono i valori tradizionali che rendono umani gli esseri umani“. Tutto questo, ha detto, viene fatto per “continuare a dettare, imporre la propria volontà, diritti e regole ai popoli – in sostanza, un sistema di rapina, violenza e oppressione“. “Sembrano aver dimenticato a cosa hanno portato le folli pretese naziste di dominare il mondo“, ha aggiunto il presidente. “Hanno dimenticato chi ha sconfitto questo male mostruoso e totale, chi ha fatto da muro alla loro patria e non ha risparmiato la propria vita per la liberazione dei popoli d’Europa“, ha detto. Putin ha poi ricordato che tutti i popoli sovietici, compreso quello ucraino, hanno dato il proprio contributo alla sconfitta del nazifascismo nelle file dell’Armata Rossa. Questo dovrebbe valere come memento per l’attuale governo di Kiev, il cui presidente, Volodymyr Zelens’kyj, ha annunciato la volonta di sostituire la Giornata della Vittoria con una fantomatica Giornata dell’Europa, in un’ennesima...
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/05/borrell-e-il-momento-di-sostenere-militarmente-la-guerra/ Per Josef Borrell, alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, parlare di pace in questo momento è una bestemmia e bisogna sostenere militarmente la guerra. L’Unione Europea, rappresentata nelle sue politiche estere da Josef Borrell, non ha nessuna intenzione di usare la parola pace o negoziato per risolvere la guerra in Ucraina. Affermare che bisogna combattere fino all’ultimo ucraino non è solo demagogia ma la politica estera dell’Europa. Infatti l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri ha affermato che “Questo non è il momento di conversazioni diplomatiche sulla pace”. “È il momento di sostenere militarmente la guerra. Mi sento un diplomatico, ma mi sento anche un ministro della difesa dell’Unione Europea, perché passo una parte importante del mio tempo a parlare di armi”. Ma non è finita qui, leggete cosa ha dichiarato poi: “Se non sosteniamo l’Ucraina, cadrà nel giro di pochi giorni. Certo, preferirei spendere questi soldi per aumentare il benessere delle persone, per ospedali, scuole, città, come chiedono i sindaci. Ma non abbiamo scelta”. Perché non abbiamo scelta? Da Washington, da dove pilotano le bocche di questi personaggi che hanno il coraggio di definirsi diplomatici invece che guerrafondai, non permettano altro? Continuando nelle sue dichiarazioni folli non bisogna dimenticare quanto ha detto riguardo all’uso dei fondi del PNRR. Infatti l’alto funzionario sostiene che questi fondi debbano essere usati per l’acquisto di armi per sostenere l’esercito ucraino. “Spese PNRR per armi? Non c’è scelta, è la guerra. Nessuno vuole le armi. Io sono il primo ma le persone che sono al comando, parlamentari, politici di alto livello, sia nazionale che europeo devono mandare un messaggio: non abbiamo voluto questa guerra, non la stiamo cercando ma la guerra è una realtà e la dobbiamo affrontare”. Continuiamo pure ad affidarci a queste persone ma poi non piangete quando ci troveremo in mezzo ad una guerra globale. E non dite che non ve lo avevamo detto…
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/05/loccidente-coresponsabile-del-fallito-attentato-contro-vladimir-putin/ Lo sconsiderato sostegno che l’Occidente ha offerto al governo di Kiev è uno dei fattori che ha portato l’Ucraina ad ordire l’attentato contro il presidente russo, fortunatamente con esito fallimentare. La sera del 3 maggio, le agenzie stampa russe hanno riportato la notizia dell’abbattimento di due droni ucraini nei pressi del Cremlino, probabilmente destinati a sferrare un attacco terroristico contro il presidente russo, Vladimir Putin. Secondo il servizio stampa presidenziale, “il regime di Kiev ha effettuato un tentativo di sferrare un attacco con veicoli aerei senza equipaggio contro la residenza del presidente russo al Cremlino“. La stessa fonte ha affermato che Putin è rimasto illeso e che continuerà il suo lavoro come da programma. “Come risultato delle azioni tempestive intraprese dai servizi militari e speciali che utilizzano sistemi di guerra elettronica, i droni sono stati disinnescasti“, ha dichiarato il Cremlino. “La loro caduta e i frammenti sparsi sul territorio del Cremlino non hanno causato vittime o danni materiali“, ha aggiunto il servizio stampa. A seguito di questo episodio, molte voci critiche si sono levate da parte di importanti esponenti politici russi, che hanno puntato il dito contro Kiev, senza risparmiare critiche ai sostenitori occidentali del governo di Volodymyr Zelens’kyj. “L’attacco al Cremlino, gli attentati ai leader politici, gli atti di sabotaggio alle ferrovie, alle linee di trasmissione dell’elettricità e alle infrastrutture, inclusa l’esplosione del ponte di Crimea e le esplosioni del gasdotto, sono il risultato delle attività terroristiche del regime di Kiev e dei suoi sostenitori“, ha affermato Vladimir Vasil’ev, deputato del partito presidenziale Russa Unita (Единая Россия; Edinaja Rossija). “Oggi il terrorismo ha rialzato la testa e sta prendendo di mira il cuore stesso della Russia. Gli attacchi contro il presidente prendono di mira ognuno di noi. Per contrastarli, sono necessari il massimo del consolidamento, della vigilanza, della cooperazione con le forze dell’ordine e servizi speciali. E la cosa più importante è capire che tutti noi dobbiamo difendere la patria e il presidente“, ha sottolineato. Anatolij Antonov, ambasciatore russo negli Stati Uniti, ha a sua volta commentato gli avvenimenti del 3 maggio, senza risparmiare frecciate a Washington: “Come reagirebbero gli americani se un drone colpisse la Casa Bianca, il Campidoglio o il Pentagono? La risposta è ovvia per qualsiasi politico così come per il cittadino medio: la punizione sarebbe dura e inevitabile“, ha detto. “La Russia risponderà a questo attacco terroristico insolente e presuntuoso. Risponderemo quando lo riterremo necessario. Risponderemo in conformità con le valutazioni della minaccia che Kiev ha posto alla leadership del nostro Paese“. Secondo l’ambasciatore, è assurdo che gli Stati Uniti continuino a prendere le difese del governo di Zelens’kyj, anche dopo tali accadimenti: “Le tesi secondo cui questo atto di terrorismo sarebbe stato una operazione false flag sono blasfeme e ingannevoli. Cioè, vogliono dire che sarebbe stata la stessa Russia a inscenare una provocazione contro il cuore della nostra statualità?!“. Antonov ha ricordato agli statunitensi come il presidente Putin sia stato tra i primi ad offrire il proprio sostegno agli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, mentre...
di Fabio Massimo Parenti Dialogo, duro lavoro e negoziazione La Cina continua inesorabilmente la sua opera diplomatica internazionale avendo come stella polare la risoluzione dei conflitti, la pacificazione delle relazioni internazionali e la stabilizzazione regionale. E’ in questo quadro che va inserita la telefonata intercorsa tra i presidenti Xi e Zelensky. Si tratta dello stesso approccio perpetuato in Medio Oriente, al fine di mediare la storica riappacificazione tra Iran e Arabia Saudita dopo anni di tensioni e guerre regionali. Se in questo ultimo caso, la mediazione pragmatica di Beijing ha già ottenuto il risultato del cessate il fuoco in Yemen (una delle peggiori guerre del secolo dove sauditi ed iraniani si trovavano su fronti opposti), sembra che ci siano speranze concrete anche per un possibile riavvicinamento tra Arabia Saudita e Siria. In questi due casi, quello ucraino e quello mediorientale, così come per altre questioni e tensioni con paesi confinanti, la Cina ha sempre dato la priorità al dialogo costante e alla negoziazione. La telefonata tra Xi e Zelensky non va ridotta dunque ad un semplice espediente diplomatico e di facciata, ma va intesa nell’essenza della cultura diplomatica cinese, volta a sostenere la costruzione di un destino comune dell’umanità sulla base dei principi di reciprocità, rispetto e uguaglianza tra i popoli. La Cina ha mantenuto la propria neutralità nella crisi russo-ucraina, senza sostenere militarmente nessuna delle parti in conflitto, ed ha proposto un documento guida per avviare un processo concreto di negoziazione: un documento che ha incontrato l’interesse sia di Mosca che di Kyev. A tutti gli effetti e dopo più di un anno dall’inizio della guerra, la Cina viene riconosciuta dalle parti in campo come il paese più affidabile, capace di ribadire principi fondamentali per trovare una soluzione a medio termine: come ad esempio la centralità della Carta delle Nazioni Unite, la valutazione, su base paritaria, delle varie preoccupazioni di sicurezza nazionale, nonché la necessità di sostenere il dialogo al fine di evitare una catastrofe nucleare senza vincitori. Il prossimo passo di Beijing sarà, come annunciato, l’invio del rappresentante cinese per gli affari eurasiatici al fine di approfondire i dettagli della discussione politica e sostenere l’avvio di un nuovo e più efficace tavolo negoziale. Se anche le altre potenze, ancora troppo coinvolte nel conflitto, sostenessero questi sforzi di dialogo in qualità di “parti terze”, il processo di risoluzione del conflitto potrebbe dispiegarsi con maggiore celerità.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/16/fuga-di-documenti-segreti-del-pentagono-teorie-contrastanti/ In queste ore si stanno sviluppando teorie contrastanti circa la fuga dei documenti segreti del Pentagono, dalle possibili conseguenze negative per le relazioni estere degli USA fino alla possibilità che si tratti solo di una montatura ordita da Washington. Nei giorni scorsi sono avvenute due fughe di documenti riservati riguardanti il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e le agenzie di intelligence del Paese – la National Security Agency, la CIA e il National Reconnaissance Office. Il caso è subito diventato noto al grande pubblico con il nome di Pentagon Leaks. La prima fuga di notizie, avvenuta all’inizio di aprile, riguarda principalmente le attività militari dell’Ucraina. Sebbene i documenti non rivelino piani di battaglia specifici, valutano comunque la situazione al 1º marzo e contengono informazioni sulle spedizioni di armi, nonché mappe con informazioni sulla posizione, il numero e il movimento delle forze dell’Ucraina, degli Stati Uniti dei loro alleati, insieme ad altre informazioni di intelligence. L’8 aprile è stata segnalata una seconda fuga di notizie contenente un’altra serie di documenti che, oltre all’Ucraina, riguardano anche i Paesi occidentali, il Medio Oriente e l’Estremo Oriente. Tra le principali rivelazioni a fare scalpore, quella secondo la quale almeno dodici gruppi di combattimento ucraini, ciascuno composto da 4.000 a 5.000 soldati, sarebbero in fase di addestramento negli Stati Uniti e in altri Paesi della NATO. I documenti dimostrano anche il pessimo stato delle forze armate ucraine, oramai sfiancate da oltre un anno di combattimenti. Secondo gli USA, infatti, l’Ucraina esaurirà i missili di difesa aerea di fabbricazione sovietica entro il 23 maggio, e le difese aeree ucraine sarebbero in grado di resistere solo a due o tre ulteriori ondate di attacchi. Altra notizia che ha fatto scalpore, anche se in realtà si trattava di un segreto di Pulcinella, quella dello spionaggio ai danni dei leader alleati. In particolare, gli USA avrebbero monitorato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, che avrebbe ordito un attacco diretto alla regione russa di Rostov. Inoltre, gli Stati Uniti effettuano intercettazioni che riguardano anche il governo sudcoreano, i servizi segreti israeliani e altri Paesi “amici”, al punto che il New York Times ha affermato che la fuga di notizie ha complicato le relazioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati, perché Washington spia non solo la Russia ma anche i suoi stessi alleati. Secondo il Washington Post, lo scalpore destato al Pentagono e la pronta reazione del governo dimostrerebbe l’autenticità dei documenti. Al contrario, l’Ucraina afferma che i documenti diffusi sarebbero stati artefatti, ma la CNN ha smentito la tesi di Kiev, appurando che la fuga di notizie ha costretto l’esercito ucraino a cambiare i suoi piani. Reuters, dal canto suo, ha riferito che potrebbe essere la fuga di dati più significativa dai tempi delle pubblicazioni di WikiLeaks. In un primo momento, da parte russa, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha commentato solamente che Mosca “non ha alcun dubbio che gli Stati Uniti e la NATO siano direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto tra Russia e Ucraina“, fatto ampiamente confermato dai documenti. Su questo caso sono emerse numerose teorie contrastanti,...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/29/nord-stream-occidente-colpevole-lula-schiera-il-suo-brasile-al-fianco-di-russia-e-cina/ Il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’investigazione imparziale sugli attentati del Nord Stream rappresenta una tacita ammissione di colpevolezza da parte dell’Occidente, ma dimostra anche la nuova strada intrapresa dal Brasile con il ritorno di Lula alla presidenza. Il 28 marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato chiamato a votare una risoluzione proposta dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese per dare il via ad un’indagine internazionale imparziale circa il sabotaggio dei due gasdotti Nord Stream da parte di una commissione sotto la direzione del segretario generale dell’ONU, António Guterres. Oltre a Russia e Cina, però, solamente il Brasile ha espresso un voto favorevole, mentre gli altri dodici membri dell’organismo si sono astenuti (Albania, Regno Unito, Gabon, Ghana, Malta, Mozambico, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Francia, Svizzera, Ecuador e Giappone). La risoluzione è stata firmata anche da Bielorussia, Venezuela, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Nicaragua, Siria ed Eritrea, Paesi che tuttavia non fanno parte del Consiglio di Sicurezza. Il voto di martedì ci offre due indicazioni importanti: da un lato, ci dimostra il fatto che i Paesi occidentali temono un’investigazione imparziale, e dunque questo voto rappresenta una tacita ammissione di colpevolezza da parte degli Stati Uniti e dei loro vassalli; dall’altro, conferma quanto avevamo già detto in precedenza, ovvero che il Brasile, con il ritorno alla presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva è pronto ad intraprendere un nuovo cammino di non allineamento con il volere della potenza imperialista nordamericana. Come ai tempi della fondazione dei BRICS, proprio insieme a Russia e Cina, Lula sta riportando il Brasile ad un ruolo di protagonista nella scena internazionale, e non di potenza subalterna agli interessi statunitensi come sotto le presidenze di Michel Temer e Jair Bolsonaro. Non è un caso che, proprio in queste ore, l’ex presidente brasiliana Dilma Rousseff sia stata nominata presidente della Banca dei BRICS, organismo creato nel 2014 proprio mentre Dilma era alla guida della prima economia sudamericana. Lula avrebbe dovuto inoltre recarsi in Cina per una visita ufficiale, ma per il momento è stato costretto a rinviare il viaggio per ragioni mediche. Tornando al voto del Consiglio di Sicurezza, i rappresentanti di Cina e Russia hanno espresso il proprio disappunto per l’esito negativo (di fatto, l’astensione equivale ad un voto contrario, visto che impedisce alla risoluzione di essere approvata). “La Cina si rammarica dei risultati del voto appena concluso sulla proposta di risoluzione sul gasdotto Nord Stream“, ha detto Geng Shuang, numero due della missione cinese presso l’ONU. “Alcuni Paesi ritengono che non sia necessario che il Consiglio di Sicurezza approvi un’indagine internazionale in un momento in cui i Paesi interessati stanno conducendo indagini a livello nazionale. In realtà, un’indagine internazionale e indagini a livello nazionale non si escludono a vicenda“. Secondo il diplomatico, “un’indagine internazionale sotto l’egida dell’ONU potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento di varie indagini a livello nazionale“. “Questo sabotaggio doloso riguarda non solo la sicurezza dell’infrastruttura europea, ma anche l’infrastruttura globale e transnazionale. Un’indagine obiettiva, imparziale e professionale sull’incidente è nell’interesse di tutti i Paesi“, ha detto ancora Geng Shuang, “per fare in...
A cura della redazione dell’agenzia di stampa TASS ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA RUSSA: https://tass.com/world/1594851 Stefano Vernole (Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. ROMA, 27 marzo. /TASS/. La decisione della Russia di schierare le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia è una risposta del tutto naturale e simmetrica all’Occidente, che con le sue azioni in Ucraina ha di fatto spinto Mosca a prendere tale decisione, il Vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, ha detto a TASS lunedì. “Si tratta di una risposta simmetrica. Il presidente russo Vladimir Putin ha sempre agito in questo modo da quando la Nato ha cominciato ad allargarsi ad Est. Negli ultimi mesi si è parlato molto dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Se l’Ucraina rimane nelle condizioni prima dell’operazione militare speciale, il suo territorio sarà ovviamente utilizzato da Stati Uniti e Gran Bretagna per scopi militari. La Russia non può che reagire. La sua risposta naturale è spostare le sue strutture militari più vicino ai confini dell’Europa“, ha affermato Vernole. A suo avviso, questo amplia ulteriormente e sottolinea la “profonda spaccatura tra il mondo occidentale e quello russo“. Vernole vede molti vantaggi per la Russia nella ricerca di nuovi partner in Oriente. “Questo, secondo me, ha aspetti positivi anche per il modello culturale della Russia“, ha detto. Allo stesso tempo, crede che la politica di riavvicinamento del leader russo con la Cina spaventi l’Occidente. “Il vero obiettivo dell’élite euro-atlantica è cacciare il presidente russo, tra l’altro, per la sua politica di riavvicinamento con la Cina, che è il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti“, ha detto l’esperto italiano. Vernole vede il dispiegamento di armi nucleari tattiche come una garanzia di sicurezza per la Bielorussia, che “si sente più sicura dopo gli evidenti tentativi di una rivoluzione colorata” organizzata dai suoi Paesi più vicini, tra cui la Polonia. Il 25 marzo Putin ha dichiarato che la Russia, su richiesta di Minsk, avrebbe dispiegato le sue armi nucleari tattiche in Bielorussia, esattamente come gli Stati Uniti hanno schierato le proprie armi nucleari sul territorio dei suoi alleati. Mosca ha già consegnato a Minsk il sistema nucleare Iskander. Secondo il leader russo, la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche sul territorio bielorusso sarebbe stata completata il 1° luglio.
di Katheon Think Tank FONTE ARTICOLO: https://www.geopolitika.ru/it/article/il-budget-militare-usa-il-2024 Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto ancora una volta al Congresso di fornire un bilancio militare per il 2024. La proposta ha già suscitato un grande dibattito pubblico e l’interesse degli esperti. Il dibattito sulla necessità di un tale stanziamento militare è in corso da tempo, ma le insidie e le possibili conseguenze di questa decisione rimangono poco chiare, soprattutto nel contesto del conflitto ucraino, in cui gli Stati Uniti hanno investito ingenti fondi per fornire un contrappeso militare alla Russia. Secondo la bozza del bilancio federale degli Stati Uniti per l’anno fiscale 2024, resa nota all’inizio di marzo, l’amministrazione americana prevede di aumentare la spesa per la difesa del 3,2%, arrivando a 842 miliardi di dollari. In questo articolo, quindi, si analizzerà nel dettaglio la richiesta di bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2024 e si analizzerà il possibile impatto di questa decisione sulla politica mondiale e sull’equilibrio geopolitico del potere. Una questione strategica Il 13 marzo 2023 è stato pubblicato un comunicato stampa del Pentagono sul bilancio della difesa del Presidente per l’anno fiscale 2024. Il Segretario alla Difesa Lloyd J. Austin ha rilasciato una dichiarazione sulle spese previste per migliorare le capacità militari e la superiorità strategica degli Stati Uniti. Il segretario ha sottolineato che la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il suo esercito in via di modernizzazione rappresentano una sfida importante per gli Stati Uniti e i fondi stanziati dal Congresso contribuiranno ad affrontarla. Secondo Austin, per mantenere il vantaggio militare degli Stati Uniti sulla Cina sono necessari importanti investimenti nella difesa aerea e missilistica integrata e nell’efficienza energetica operativa, oltre che nella superiorità aerea e marittima e nell’aumento della produzione di munizioni, comprese le armi ipersoniche. Il bilancio include anche la più grande richiesta di sempre per l’Iniziativa di deterrenza del Pacifico, che viene utilizzata dagli americani per investire in capacità tecnologiche avanzate, nuovi concetti operativi e una posizione di forza atlantista più sostenibile nella regione indo-pacifica. Un altro obiettivo è quello di investire nella resilienza degli anelli chiave della catena di approvvigionamento della difesa, per garantire che il settore industriale della difesa continui a produrre ciò di cui la Forza congiunta ha bisogno per contrastare i suoi avversari geopolitici. Nel comunicato stampa si legge che il 9 marzo 2023 l’amministrazione Biden-Harris ha presentato al Congresso una proposta di bilancio per l’anno 2024 di 842 miliardi di dollari per il Dipartimento della Difesa (DOD), con un aumento di 26 miliardi di dollari rispetto all’anno 2023 e di 100 miliardi di dollari rispetto all’anno 2022. Secondo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, “il bilancio della Difesa per l’anno 2024 è guidato dalla strategia e ci fornisce le capacità e gli investimenti per portare avanti le tre priorità chiave del Segretario di Stato: proteggere la nazione, prendersi cura del nostro popolo e avere successo attraverso il lavoro di squadra”. Per raggiungere queste priorità, questa richiesta di bilancio collega la strategia proposta alle risorse per continuare...
di Andrea Puccio – occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: WASHINGTON RISCHIA L’ISOLAMENTO PER IL RIFIUTO AL PIANO DI PACE CINESE | OCCHI SUL MONDO Il viaggio di Xi Jimping a Mosca ha rafforzato ulteriormente le relazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi. Non va sottovalutato, sul piano politico, l’appoggio da parte di Putin al piano di pace che Pechino aveva presentato nei giorni scorsi per risolvere il conflitto in Ucraina e messo al centro dell’azione politica durante il summit tra i due capi di stato. Un progetto che aveva visto la contrarietà della Casa Bianca ed ovviamente anche quella della Nato e dell’Unione Europea. Ora Bloomberg riporta le dichiarazioni di un funzionario degli Stati Uniti che afferma che il totale rifiuto da parte della Casa Bianca del piano di pace cinese mette gli Stati Uniti in una condizione di possibile isolamento. Secondo il funzionario statunitense citato da Bloomberg, che ha parlato a condizione di anonimato,, Washington ha paura che le proposte della Cina possano “mettere il paese nord americano all’angolo” se verranno rifiutate. Questo passo darebbe alla Cina un pretesto per sostenere di fronte ai paesi che sono stanchi del conflitto che gli Stati Uniti non sono interessati alla pace, ha sottolineato. Bonny Lin, un analista del Center for Strategic and International Studies, ha detto che se Washington rifiuta il piano di Pechino, la Cina probabilmente aumenterà la sua retorica che gli Stati Uniti si oppongono al cessate il fuoco e alla fine delle ostilità. “Ci saranno molti modi in cui la Cina cercherà di ribaltare tutto ciò che proviene dalla riunione Cina-Russia in modo da ritrae negativamente gli Stati Uniti”, ha detto. L’amministrazione di Joe Biden ha in più occasioni criticato il piano di pace di Pechino. Il coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha detto martedì che Washington aveva dubbi sull’imparzialità di Pechino nel conflitto ucraino. In precedenza, lunedì, Kirby ha dichiarato che gli Stati Uniti “sono preoccupati” per la probabilità che il presidente cinese Xi Jinping ribadisca la richiesta di un cessate il fuoco in Ucraina durante la sua visita a Mosca. Ha anche sottolineato che Washington si oppone al cessate il fuoco e a qualsiasi iniziativa di pace che i leader della Cina e della Russia possano promuovere. Il presidente Biden subito dopo la presentazione del documento cinese aveva affermato che il piano di pace proposto da Pechino non poteva essere condiviso perché piaceva a Putin, affermazione questa che non lasciava possibilità di nessuna apertura da parte di Washington. Le preoccupazioni di Bloomberg che gli Stati Uniti vengano isolati a causa della loro intransigenza nel non voler condurre alcun tipo di trattativa di pace da parte della maggioranza dei paesi mondiali che non appoggia le politiche statunitensi son reali e concrete. Un piano di pace proposto da un paese come la Cina che si è sempre distinta nel risolvere le questioni regionali in modo pacifico ha un peso rilevante in campo internazionale. Il successo nella mediazione tra...