Il rapporto tra sviluppo economico e degrado ambientale in Vietnam

Vietnam-Campi

Fino ad oggi, all’esperienza ventennale della riforma del “Doi Moi” in Vietnam è seguita una situazione di pieno ottimismo riguardante la performance economica. Da Paese povero, il Vietnam ha velocemente spinto sé stesso verso un medio sviluppo economico arrivato grazie un miglioramento dell’indice della crescita del PIL medio del 6,13% durante gli anni 2000.

Le ultime statistiche mostrano un raggiungimento del PIL pari a 171,39 miliardi di dollari, equivalente a 1740 dollari pro-capite. [1] Tutto ciò evidenzia un insperato successo per il Vietnam. Come negli ultimi vent’anni, osserviamo anche un cambiamento della struttura economica. Il Vietnam si muove da una economia basata sull’agricoltura ad una moderna, basata su industria e produzione di maggiori servizi rispetto a quelli agricoli. Questo è stato ovviamente rilevato dal contributo che i settori dell’industria e dei servizi hanno fornito alla crescita del Pil.

Inoltre, l’industria è realmente all’apice del suo sviluppo poiché, specialmente quella petrolifera, delle costruzioni, del vestiario e del tessile, sono state considerate per la maggior parte in pieno sviluppo. Negli ultimi anni, la Nazione è stata riconosciuta per la sua reputazione di esportatore agricolo o come polo attrattivo per gli investimenti stranieri. Tuttavia, mai come nell’ultimo periodo l’inquinamento ambientale è continuamente peggiorato. La biodiversità ecologica del Vietnam è stata minacciata seriamente e l’inquinamento atmosferico, delle risorse idriche e del suolo, sono divenute un comune fenomeno.

Le tante spiegazioni per questa triste situazione arrivano dalle attività economiche o, più precisamente, dall’espansione industriale alla ricerca di nuove risorse naturali.
In più, tutti gli indicatori connessi all’incremento del degrado ambientale aumentano parallelamente a quelli della crescita economica, dopo essere rimasti immutati in passato quando la crescita economica era abbastanza bassa. Ciò serve a provare una definitiva relazione tra crescita economica ed inquinamento ambientale. Tali fenomeni sembrano svilupparsi con simili parametri, direttamente proporzionali tra di loro.

I più importanti ricercatori hanno studiato i dati dell’inquinamento e l’impatto nel reddito pro-capite della popolazione. Le forme di inquinamento maggiori riguardano il NO2, SO2, CO e i rifiuti.
In Taiwan, la ricerca ha mostrato la relazione tra CO, NO2 ed il Pil pro-capite. Quest’ultima, elaborando i dati su NO2 e CO, ha dimostrato che essi equivalgono rispettivamente a 384.000 di dollari tailandesi (equivalente a 12.800 dollari americani nel 1996) e 205.000 Dollari tailandesi (equivalente a 6.833 dollari americani nel 1996). Questi grafici trovano riscontro negli avvenimenti reali degli anni Novanta in Taiwan, quando il Dipartimento di Protezione Ambientale aveva varato una nuova regolamentazione e duratura installazione di speciali misure volte alla riduzione dell’emissioni di NO2 e CO. Il miglioramento nell’inquinamento atmosferico è stato rilevato quando l’economia ha raggiunto questi punti di svolta. Lo stesso risultato è stato raggiunto in negative ricerche in altre aree.
Tali circostanze trovano riscontro nel momento in cui il miglioramento ambientale varia spesso tra l’alto livello dei 3.000-1.5000 dollari americani.

Le città con un annuale reddito pro-capite inferiore ai 1.000 dollari americani, infatti, soffrono spesso di un forte livello di inquinamento avendo poca esperienza riguardante politiche volte al miglioramento ambientale; altre città con un reddito pro-capite che varia tra i 3.000 ai 10.000 dollari americani, invece, come Tailandia, Seoul, Città del Messico, sono contraddistinte da un buona condizione dell’ambiente. Città con reddito medio pro-capite che supera i 10.000 dollari americani annui hanno invece un alto livello di qualità ambientale. Grandi città come Londra o Los Angeles hanno avuto successo nel mantenere i livelli di inquinamento su quelli standard approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Hanoi e Ho Chi Minh sono le due città più grandi e importanti del Vietnam, nonché suoi centri economici. Il loro non considerabile miglioramento della qualità dell’ambiente lascia isolate le altre città e, ancor più importante, consegna a loro lo status di città negativamente più importanti per la produzione di sostanze inquinanti. Hanoi è la prima città asiatica in termini di inquinamento atmosferico e una delle città più negativamente degradate del mondo.

Teoricamente, esiste una sorta di “U rovesciata” che mostra una connessione tra degrado ambientale e sviluppo economico in Vietnam, che, laddove fosse compresa, dovrebbe essere applicata empiricamente e rimanere oggetto di discussione.
Il miglioramento ambientale ha mostrato in molti Paesi sviluppati che ciò non deriva necessariamente dal raggiungimento di un alto livello di sviluppo della crescita economica. Le Nazioni ricche spesso hanno tendenzialmente esportato le loro attività di inquinamento, come la manifattura di vestiari e forniture, verso i Paesi meno sviluppati, che hanno generosamente offerto le loro abbondanti risorse naturali.

Quando i Paesi poveri trovano una via per lo sviluppo, essi dovrebbe a loro volta cercare di esportare il proprio inquinamento ambientale. Al contrario, il degrado ambientale è diminuito nei Paesi sviluppati ed aumentato nei Paesi meno sviluppati quasi come un beffardo aiuto alla loro povertà. Su scala mondiale, l’inquinamento non è diminuito affatto, trasferendosi solo da una regione all’altra.
Esistono inoltre molto difetti nei parametri econometrici usati per stimare la relazione tra economia e degrado ambientale. Si è attestato che è facile sbagliare quando si usano tali modelli. Essi prendono come principale indicatore solo il reddito pro-capite e gli indicatori ambientali, sebbene l’esito della ricerca non dovrebbe essere così facilmente deciso solo da tali indici.

I modelli di regressione, ad esempio, invitano ad una ricerca più semplice. Dovrebbe essere data molta più attenzione alle ricerche con statistiche appropriate, come quelle riguardanti le importanti autocorrelazioni o i processi statistici in serie temporali. In molti Paesi, il fattore tempo reduce il degrado ambientale a tutti i livelli di reddito, mentre gli effetti, ossia l’espansione nell’ambito economico, crea impatti contrari all’ambiente stesso. L’influenza di questi due fattori è differente nei particolari per ciascun Paese preso in considerazione. Nei Paesi ricchi la crescita è più lenta e l’effetto tempo può superare la scala degli effetti; il contrario è riscontrato invece nei Paesi in Via di Sviluppo dove la scala degli effetti travolge il fattore tempo. Secondariamente, siamo ancora assai lontani da una risoluzione del problema e i risultati che si riscontrano nella letteratura osservabile con ogni probabilità potrebbero riflettere l’insieme di dati imprecisi e falsificare i trends veritieri. Dunque, è incerto sostenere che fin quando l’intera economia condividerà tale posizione, questa potrebbe non essere esatta per via di errori econometrici; ottimisticamente, potremmo condurre il rifiuto del modello mentre si ignora in modo intrinseco il livello di malessere ambientale, oltre al quale non potremmo più avere ciò che abbiamo perso.

Infatti, i Paesi in Via di Sviluppo, in comparazione con i più avanzati Paesi sviluppati, possono ancora sperimentare lo stesso miglioramento ambientale e ottenere un più basso fattore di inquinamento nel breve periodo. Per esempio, la concentrazione di SPM in molte città come Bangkok (Tailandia), Manila (Filippine), come la concentrazione di S02 a Nuova Deli e Mumbai (India), sono decresciute significativamente, tanto che il PIL pro-capite di queste città varia annualmente tra i 500 e i 3.000 dollari americani.
Ciò viene chiamato avanzamento di Paesi che restano indietro. I Paesi in Via di Sviluppo possono recuperare tempo dall’apprendimento dalle lezioni provenienti dagli altri Paesi sviluppati, includendo miglioramenti sulle politiche di governo, regolazione delle emanazioni, criteri ecologicamente sostenibili, moderne tecnologie adatte all’ambiente, sistema terapico …

 

Soluzioni di sviluppo ecologicamente sostenibile:

Soluzioni nel breve periodo:

L’attuale emergenza dell’ambiente dello Stato vietnamita richiede che il governo cerchi una temporanea soluzione volta al raggiungimento di obiettivi a breve termine. Tali soluzioni dovrebbero concentrarsi nella potenziale prevenzione del danno ambientale e nel ridurre le negative attività che producono degrado ecologico. Questi sono plausibili consigli per raggiungere dei risultati nel breve periodo.

Innanzitutto, la deforestazione e l’attacco alla biodiversità, che è diffusa nei luoghi abbondanti di risorse naturali, appaiono attività non consone con l’inizio della crescita per ogni Paese che nella sua espansione economica necessita di una somma di attività interne nell’ecosistema seppur siano esse controproducenti. Risolvere questa situazione significa controllare meticolosamente la vera priorità del caso, ossia le attività illegali dei Paesi confinanti. Il blocco di tali attività o l’imposizione di tasse nell’export di materiale raro, come il legno, prezioso materiale, necessitano di essere adottate, specialmente nei luoghi più esposti a tali tipi di fenomeni illegali.

Inoltre, è necessario incoraggiare ufficialmente la popolazione alla rigenerazione della foresta. Sebbene la qualità del ripristino della foresta rimane molto al di sotto del suo stato iniziale, essendo habitat di varie, antiche e preziose specie di piante, l’attuale ripristino nel breve periodo potrebbe compensare i danni forestali e allo stesso tempo mantenere la fertilità del suolo. Durante il progresso economico, la deforestazione prevista dalla legge è indispensabile perché il legno rimane un materiale fondamentale per molte industrie, per esempio per la costruzione e fornitura interna di manifatture. Quindi, proteggere questa foresta consisterà nel non esporla a danni significativi, mentre il Governo deve mantenere tale principio che equilibra il rapporto tra la percentuale di deforestazione e protezione dell’ambiente, grazie al quale ad una pianta tagliata corrisponderà piantarne un’altra nuovamente. Per di più, i rapporti riguardanti l’ingresso di attività agricole e governative nelle zone forestali deve essere giostrato chiaramente nel potenziale superamento del conflitto. Anche le attività governative possono utilizzare tariffe da pagare e un sistema di punizione per incoraggiare il ripristino della foresta.

Anche i rifiuti industriali sono motivi di preoccupazione pubblica. La conseguenza legata al passaggio da un’ economia basata sull’agricoltura ad una moderna e industriale, è che il Vietnam è stato danneggiato con un aumento dell’inquinamento dovuto all’espansione delle aree industriali. Il maggiore investimento è stato incentrato solo su un settore di produzione e sulla sua linea di innovazione, mentre il sistema di smaltimento rifiuti è spesso mancante sul piano degli investimenti. I proprietari delle fabbriche e dirigenti delle imprese sono motivati esclusivamente da interessi personali, quindi il loro obiettivo è raggiunto quando riescono a vendere i prodotti.

Parlando della fase successiva, ossia la post-produzione, essi non hanno posto l’attenzione necessaria. Questo sbagliato atteggiamento causa conseguenze negative per l’ambiente.

Di conseguenza, i rifiuti e gli scarichi delle attività industriali in modo intensivo stanno contaminando l’acqua, il suolo e l’aria ad un ritmo allarmante. Pertanto, il Governo deve affrontare i problemi attuali derivanti dalle aree industriali emergenti per sostenere finanziariamente un loro cambiamento verso nuove procedure di produzione, cambiando quelle ostili e costringendole legalmente ad installare un adeguato sistema di trattamento dei rifiuti. Nel caso in cui gli imprenditori cercano di ignorare tali regole imperative intenzionalmente, devono essere effettuate delle sanzioni contro di loro capaci di sbarrare le attività di business. Nelle aree fortemente inquinate, il Governo dovrebbe attuare l’evacuazione del luogo di produzioni adiacente ad aree abitate per evitare seri problemi legati alla diffusione di malattie, o sospendere le attività di produzione. Le sanzioni dovrebbero variare a seconda della gravità di ciascun caso, così come l’atteggiamento collaborazionista degli stessi imprenditori. Soprattutto, il metodo diventa effettivo solo se l’autorità obbedisce rigorosamente ed è importante non cedere o indulgere ad ogni loro richiesta.

Altri metodi relativi alla progettazione e costruzione di zone industriali devono essere prese in attenta considerazione. Il fatto che le fabbriche e le zone industriali siano sparse in tutto il Paese rende difficile la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Pertanto, siamo in grado di aiutare e di definire quei centri industriali e aree specifiche per facilitare la gestione e la correzione degli errori ambientali causati dai produttori. Tra l’altro, per garantire il risultato atteso, la funzione di vigilanza deve essere chiaramente assegnata ad una particolare organizzazione governativa o ad una unità specializzata. Esaminare le attività di produzione degli impianti di produzione aiuterebbe ad evitare conseguenze negative e a garantire una reazione immediata ai problemi. Così, una certa quantità di investimenti devono essere indirizzati alle apparecchiature di controllo per rispondere immediatamente al possibile verificarsi di anomalie ambientali.

L’inquinamento provocato da fitofarmaci, pesticidi o fertilizzanti suscita nuove preoccupazioni per la qualità dell’ambiente e la salute dei cittadini.
In Vietnam, l’inquinamento emerso recentemente dalle attività agricole è sorto come la questione più tangibile. La concentrazione di prodotti chimici agricoli utilizzati supera la quantità consentita e si accumula nel sottosuolo e nei prodotti agricoli che danneggia la salute pubblica e quella ambientale. Una quantità eccessiva di sostanze velenose non assorbita dalle piante, penetrando nei tessuti umani, come scientificamente dimostrato può causare difetti genetici ed, in alcuni casi più gravi, malattie mortali.

Oggi i prodotti naturali derivanti da un terreno mancano in modo sempre maggiore dopo aver sfruttato il terreno in maniera eccessiva; allora le sostanze tossiche dei prodotti chimici utilizzati durante il raccolto costituiscono i nuovi ingredienti genuini, trasformando un terreno arabile in uno arido ma inadeguato per la produzione. Ciò che è stato seminato ha contaminato seriamente il Vietnam in quanto Paese agricolo come dimostrato dal contributo ancora elevato di tale settore nel PIL nazionale. Quindi, una serie di obiettivi politici sono stati fissati per l’agricoltura, ma non molti risultati sono stati raggiunti in materia di purificazione dell’ambiente agricolo. Molto più deve essere fatto prima che la situazione peggiori in maniera inesorabile. Il divieto di consumo di sostanze chimiche tossiche sarà fondamentale per migliorare la qualità dei terreni coltivabili, nonché per prevenire i problemi legati alla salute. Tuttavia, il divieto assoluto di utilizzo di agenti chimici può causare danni alla produzione agricola, poiché con un clima tropicale bisogna arginare l’attività di insetti dannosi alla produttività di piante, con conseguente poca resa di quest’ultima. Pertanto, oltre a rilasciare i regolamenti in materia sul consumo di agenti tossici, gli istituti scientifici devono essere incoraggiati ed essere coinvolti nelle attività missione. Essi sono responsabili nell’immissione di nuovi e sani prodotti chimici, come pesticidi ecocompatibili e fertilizzanti come i sostituti salubri laddove vi si trova necessità. Assieme all’aumento delle campagne di sensibilizzazione e di responsabilità previste per gli agricoltori, tale scenario può aiutare a risolvere in parte il dilemma dell’uso di agenti chimici.

L’attuale governo non è il primo che ha cercato di trovare soluzioni nel breve termine per questi problemi incalzanti; le soluzioni di forma giuridica non sono state praticamente sfruttate in modo efficace. Pertanto, è imperativo che esse devono migliorare l’attuazione di tali soluzioni nella vita reale, in modo che gli effetti positivi sul miglioramento ambientale possa davvero essere riconosciuto.

 

Soluzione nel lungo periodo:

Gli studi riguardanti i tassi d’estinzione di alcune specie rare di vegetazione hanno rilevato che per esse è troppo tardi e nulla può essere fatto per riportarle in vita. Gli obiettivi del breve periodo dovrebbero temporaneamente essere stabiliti osservando i danni legati all’ambiente. Inoltre, il degrado ambientale e il deperimento della biodiversità non possono essere eliminati completamente nel prossimo breve periodo. Ciò rimane un serio problema legato addirittura per secoli ai naturali cicli di vita. La natura, fin dalla sua nascita, non ha mai smesso di svilupparsi; semmai, sono le attività degli esseri umani che influenzano e cambiano lo status primordiale dei processi naturali sia migliorandoli ma anche peggiorandoli. Pertanto, è ragionevole affermare che dovremmo attendere almeno un periodo di cento anni per recuperare lo stato originale del nostro ambiente.

Oltre a considerare soluzioni a breve termine per il miglioramento ambientale, il Governo deve soffermarsi adeguatamente nella realizzazione di obiettivi a lungo termine. Questi obiettivi sono volti non solo alla riduzione dell’inquinamento, ma anche a garantire risorse sufficienti per un uso futuro delle risorse naturali. Tali soluzioni devono essere ideate per soddisfare questi obiettivi.
Il metodo più efficace per controllare l’inquinamento e il deperimento ambientale sul lungo periodo avviene con l’integrazione di parametri giuridici mancanti nel sistema normativo. Esistono alcuni inconvenienti nel diritto contemporaneo capaci implicitamente di incoraggiare azioni dannose. Pertanto, il Governo deve ottemperare alla lacuna nel sistema giuridico migliorandolo ed evitando attività illegali.
Modificare le disposizioni relative allo sfruttamento delle risorse naturali si rileva urgente, dal momento che l’eccessivo sfruttamento è la causa principale legata alla distruzione della biodiversità. Una grande quantità di risorse sono state espropriate per iniziare importanti attività produttive, ma senza alcun progetto di ripristino ambientale. Così, insieme alle norme riguardanti il controllo dello sfruttamento dell’ambiente, deve essere migliorato in modo diligente un sistema costituito da criteri sostenibili. Un tale utile sistema coprirebbe ogni settore legato all’ambiente, come ad esempio il livello di immissione di inquinanti nell’atmosfera, suolo e acqua, o il sostenibile sfruttamento della riserva naturale nel lungo periodo. Inoltre, il Governo deve far chiarezza sulla quantità di beni naturali che, non rappresentando una cattiva idea, potrebbero essere privatizzati. Ovviamente, la popolazione tende a proteggere le cose migliori soprattutto se sono di proprio dominio. Siamo in grado di trarre vantaggio da questo modo di pensare quando si tratta della gestione delle stesse risorse naturali, che sono ora disponibili ad ogni tipo di accesso.

Immaginate se essendo proprietari di una piccola foresta qualcuno cercasse di tagliare degli alberi preziosi per soddisfare un suo interesse. Quanto sarete disponibili nel lasciare un estraneo violare il vostro bene? La risposta non è, e non sarà mai, quella di lasciar fare qualcuno che può portar via tutto ciò che è tuo, inoltre senza pagare nulla. Tale atteggiamento può essere applicato nella gestione di altre risorse pubbliche. Tuttavia, questo principio non è facile da realizzare nelle tematiche ambientali riguardanti aria o acqua, perché entrambe sono mutevoli e quindi soggette al cambiamento. Non è possibile intrappolarle in contenitori etichettandole con il nostro nome. Circostanza pratica è molto più sofisticata sarebbe richiedere la nostra intraprendenza di gestione di conflitti imprevisti che potrebbero comportare altro. Soprattutto, siamo ancora in grado di beneficiare di una privatizzazione delle risorse naturali. Questo metodo libera il Governo dal mantenere un occhio vicino su un sacco di risorse sparse; invece, i proprietari prendono iniziativa sull’essere responsabili del proprio patrimonio.
La pianificazione e la selezione di una strategia di sviluppo conta anche sulle politiche globali. A livello macroeconomico, le politiche governative sono pronte ad affrontare investimenti, crescita, sistema industriale o gli stessi impianti perché tutti questi fattori hanno particolari conseguenze sull’ambiente. Pertanto, il tasso di crescita dovrebbe essere mantenuto a un livello ragionevole compatibile con la resistenza intrinseca dell’ambiente e in termini di pianificazione delle infrastrutture, dove sarebbe opportuno calcolare in anticipo la domanda di sviluppo nel lungo periodo. Bisogna scegliere una strategia in contatto diretto con la tutela dell’ambiente con input e output inerenti al campo dell’economia, perché ciò collega il settore delle tecnologie.

Inoltre, il fenomeno migratorio da un area ad un’altra rileva anche una questione strategica nella protezione dell’ambiente. Com’è noto oggi, l’inquinamento altro non è che la conseguenza delle attività dell’uomo che, alla ricerca di ricchezza, non esita a utilizzar pienamente le risorse a sue disposizione senza prestare attenzione all’abbondono dei rifiuti nell’ambiente. In un certo modo, la presenza di esseri umani costituisce una minaccia per la natura circostante. Ciò dovrebbe stimolare il Governo ad inventare politiche proattive e prudenti per gestire la migrazione pianificata oppure le sue cattive conseguenze che potrebbero essere incontrollabili.
Inoltre, la pianificazione dello sviluppo socio-economico su scala globale è inerente alla gestione del settore industriale, dell’agricoltura, dell’edilizia, dei servizi e delle aree abitative al fine di raggiungere un tasso di crescita rapido e vigoroso. Da paese povero con un’ economia agricola, il Vietnam si trova oggi in fase di transizione grazie ad un’economia moderna con particolare attenzione sull’industria e sui servizi. Tuttavia, la maggior parte della sua popolazione continua ancora a lavorare in aree rurali e la maggior parte della sua produzione concerne una forte intensità lavorativa nella manodopera. Tutto ciò si rileva in contrasto con la situazione economica nei paesi sviluppati, i cui i beni prodotti sono conseguenti ad importanti lavorazioni legate all’uso della tecnologia.

Attestato ciò, possiamo definire l’urbanizzazione e la modernizzazione una strategia per lo sviluppo. Riconoscere il ruolo fondamentale di questo processo per un paese come il Vietnam non significa rifiutare l’importanza della tutela ambientale. In realtà, per raggiungere tale sviluppo sostenibile, le due operazioni devono solo collaborare vicendevolmente.

Grazie alla globalizzazione, le opportunità di crescita sono a disposizione di tutti i Paesi, siano essi sviluppati o non. Il Vietnam, essendo un paese in via di sviluppo, ha un vantaggio minore rispetto ad altri paesi, quindi deve rimanere vigile durante la fase di crescita della sua economia. La possibilità sembra davvero allettante, ma la conseguenza potenziale sull’ambiente non è affatto meno grave. Se da un parte il Vietnam deve prestare attenzione nel non diventare una discarica della catena di produzione, d’altra parte la globalizzazione non significa necessariamente negatività. Infatti, se promosso in modo vigile, il Vietnam può trarre profitto da questo fenomeno. In generale, la maggior parte dei Paesi hanno intrapreso a seconda delle loro concrete problematiche una simile via per la prosperità, anche se nel particolare possono sottolineare leggere diversità d’azione.

Ponendosi di fatto su tale prospettiva, sperimentando opportunità ed ostacoli uguali, il Vietnam può mutuare questa opportunità imparando dai Paesi che hanno già intrapreso questa strada. Invece di spendere molto tempo nell’attuare una ricerca meticolosa, possiamo adottare la tecnologia per affrontare il degrado ambientale da fonti estere, coadiuvando il tempo impiegato nel proteggere e recuperare la distruzione ambientale. Invece di lavorare da soli, si potrebbe beneficiare di una cooperazione internazionale, dal momento che l’inquinamento è un problema globale, non endemico in alcun specifico Paese, che caratterizza tutto il mondo.

Quando si traccia una tale considerazione su scala globale, la protezione ambientale è attenta nel valutare i suoi vari aspetti. Pertanto, durante la crescita economica, il Vietnam, oltre a varare investimenti esteri per accelerare il tasso di crescita, deve dedicare del tempo sulla riflessione riguardante la questione ambientale posta dinnanzi al nuovo contesto economico. Devono evitarsi eventuali conseguenze preoccupanti, così come deve evitarsi di perdere un’occasione preziosa per migliorare le zone naturali colpite.

Ovviamente l’ambiente è esplicitamente legato alla vita di ogni essere umano, quindi la tutela ambientale rimane obbligo e responsabilità di tutti, non del singolo. Sensibilizzare l’opinione pubblica non è una facile missione; infatti, deve essere eseguita con saggezza affinché si produca un effetto. Riguardo a ciò, il Vietnam può apprendere da Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, che hanno raggiunto tale obiettivo. Il successo statunitense nelle campagne di sensibilizzazione ambientale è notevole, quando quest’ultime si rivolgono con attenzione ai gruppi e alle classi sociali specifiche. Alcune persone sembrano non prestare molta attenzione alle problematiche ambientali, perché non capiscono come il loro stile di vita interessa loro medesimi e i problemi legati all’ambiente.

In conclusione, queste politiche citate non sono affatto nuove. Il Governo ha iniziato nella sua percezione economica l’utilizzo di metodi sociali per risolvere il problema dell’inquinamento, ma l’attuazione resta limitata. Eliminare l’inquinamento ambientale e recuperare la nostra ecologia richiede più di un singolo sforzo per avere successo. Le tante autorità devono essere coinvolte non solo nel processo decisionale, ma anche nell’applicazione e supervisione dello sviluppo, in modo che l’obiettivo ambientale nazionale possa essere ottenuto nel lungo periodo con un conseguente sviluppo sostenibile.

[1] http://data.worldbank.org/country/vietnam

 

Nguyen Minh Trang

MA Facoltà di Economia Internazionale- Accademia Diplomatica del Vietnam

 

Traduzione di Francesco Trupia per Centro Studi Eurasia e Mediterraneo