18 Luglio 2026

Mese: Maggio 2015

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Venerdì 5 giugno alle ore 17:30 presso la Biblioteca comunale “Enzo Tortora” in Via Nicola Zabaglia 27/B a Roma, verrà presentato il nuovo libro del giornalista e saggista Fabrizio di Ernesto dal titolo “Santa Madre Russia. Putin e la presenza di Mosca sullo scacchiere internazionale”, edito da Fuoco e dedicato in particolare alla politica di Vladimir Putin ed al confronto con NATO e UE. Saranno presenti, oltre all’autore, il Prof. Carlo Fredduzzi, Direttore dell’Istituto di Lingua e Cultura russa di Roma e Coordinatore Nazionale dell’Associazione Italia-Russia ed il Dott. Lorenzo Salimbeni, Presidente del Cese-m (Centro Studi Eurasia- Mediterraneo).
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articolo originale: http://iranmondo.blogspot.it/2015/05/la-siria-nudo-resoconto-dellinviato.html pubblicato da CESE-M su gentile concessione del traduttore. Di seguito riportiamo la traduzione dal persiano dell’intervista rilasciata al quotidiano di Mashad (Iran) “Khorassan” – del 25 maggio 2015 – da parte di Hassan Shemshadi, inviato della TV pubblica iraniana in Siria negli ultimi anni, con una esperienza anche in Iraq, recentemente tornato stabilmente in patria. L’intervista è a cura di Adib Rahimpour e la traduzione in italiano è di Ali Reza Jalali.   Quando è partito per la Siria? Sono partito nell’autunno del 2010 e i disordini sono iniziati all’inizio del 2011, in inverno. Quando è partito per Damasco avrebbe mai pensato a una situazione critica di questo tipo? No, assolutamente. Avevo previsto un attacco americano contro l’Iraq, sei mesi prima delle operazioni avevo avuto modo di parlarne coi nostri dirigenti politici, ma nessuno poteva prevedere una situazione così per la Siria e la regione. Vi erano dei problemi, ma non si poteva prevedere una situazione del genere. Dopo essere stato in Iraq, dove ha continuato la sua esperienza? Sono stato tre anni in Iraq, dopo quella esperienza mi sono state fatte diverse offerte di lavoro in altri paesi, come corrispondente stabile, ma ho accettato solo l’ipotesi siriana. Nel 2008 sono stato lì per 45 giorni e mi era piaciuto molto, allora c’era molta sicurezza. Come sono iniziati i disordini in Siria? La prima scintilla fu una manifestazione di protesta contro la polizia in un mercato a Damasco. Poi vi furono i fatti di Der’a, dove alcuni ragazzi fecero dei murales contro il governo, subendo la reazione dei sostenitori di Assad. Poi vi fu una manifestazione in sostengo del governo che fu seguita da manifestazioni di oppositori, i quali chiedevano il rilascio di alcuni prigionieri e la rimozione dei capi della sicurezza locale. Queste richieste della società civile non potevano essere esaudite dalle autorità? In Siria non aveva senso parlare di rivolta della società civile; dall’inizio dei fatti gli esponenti politici come il Ministro dell’Interno promisero riforme e una severa punizione per i trasgressori governativi, ma col passare del tempo le richieste degli oppositori aumentavano. Siamo arrivati al punto che lo stesso Assad volle incontrare 50 oppositori di Der’a, in un meeting di più di tre ore. In ogni caso Der’à fu il cuore della rivolta: gli oppositori presentarono 60 punti al governo, ad esempio chiesero il ritiro delle forze di sicurezza dalla città. Il governo acconsentì e la prima cosa che fecero gli oppositori come risposta, fu la messa a ferro e fuoco della città con azioni di rappresaglia contro i sostenitori del governo. Perché Der’a fu il centro della rivolta? Che caratteristiche aveva questa città? Der’a è una città sunnita al confine con la Giordania. I salafiti qui erano molto attivi. Lo Sceicco Ahmad, l’imam della moschea principale di tale località ha proclamato il jihad dal pulpito. D’altro canto gli oppositori hanno ricevuto sostegno dalla Giordania; in Siria il governo ha cercato di rispondere in modo ragionevole agli oppositori, riformando la legge elettorale, la legge...
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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca del CESE-M La classifica elaborata dalla rivista “Forbes” (www.forbes.com) nel maggio 2014 sulla base di tre parametri – vendite, profitti e beni – indicava ai primi tre posti solo compagnie cinesi, mentre altri due colossi legati a Pechino figuravano nelle prime dieci dietro alle solite multinazionali statunitensi. Siamo oggi evidentemente di fronte ad uno scontro di portata globale tra il declinante capitalismo finanziario anglo-americano in forma speculativa e il rampante capitalismo di Stato cinese di natura produttiva, una lotta per l’egemonia mondiale che ha inevitabili ripercussioni all’interno delle singole nazioni, Italia compresa. Un esempio di questa contrapposizione è riscontrabile nel clamoroso intervento del responsabile dell’autorità di controllo delle attività finanziarie di New York, Benjamin Lawsky, che ha sanzionato BNP Paribas (che in Italia possiede la Banca Nazionale del Lavoro) con una mega multa di 8,9 miliardi di dollari (inizialmente si parlava di 16 miliardi) per violazione dell’embargo decretato dagli Stati Uniti contro il Sudan, l’Iran e Cuba (tre nazioni che commerciano invece proficuamente con la Repubblica Popolare Cinese). Stando a quanto emerso la filiale svizzera della BNP Paribas, che gestisce gran parte delle operazioni sul mercato delle materie prime, ha continuato a realizzare transazioni in dollari (che quindi necessitano di un clearing, cioè di una compensazione bancaria negli Stati Uniti e che consentono a Washington di far valere una sorta di extraterritorialità delle sue decisioni) per finanziare imprese ed enti pubblici in Sudan, Iran e Cuba. Oltre ai quasi 9 miliardi di dollari di multa pagati, la BNP Paribas di Ginevra ha dovuto dimissionare il suo ex Presidente Georges Chodron de Courcel ed almeno altri 30 funzionari, siluramenti ritenuti comunque insufficienti dalle autorità statunitensi. A parte la protesta di alcuni deputati francesi, l’operazione di “pirateria” finanziaria ai danni di BNP Paribas è stata denunciata dal Governo dell’Avana come un sopruso illegale contro la sovranità degli Stati e contro i principi stessi del libero commercio internazionale. La strategia di Washington, basata sulla “vampirizzazione” di istituzioni ormai obsolete come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, vorrebbe perciò ora essere rilanciata con la firma dei nuovi “Trattati ineguali”, l’ormai famigerato TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) e il TTP (Accordo Strategico Transpacifico di Cooperazione Economica); al contrario la reazione di Pechino sarà incentrata sulla creazione della Banca dei Paesi Brics, sul Sistema di Pagamento Internazionale Cinese (CIPS, che verrà lanciato con ogni probabilità ad Ottobre 2015 e permetterà allo Yuan di iniziare a sostituire il Dollaro come moneta di riserva globale, complice il sistema alternativo SWIFT Russo interamente compatibile con quello cinese), sul rilancio di gigantesche infrastrutture (La Nuova Via della seta terrestre e quella marittima), sul suo nuovo ruolo guida all’ interno dell’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) e sul varo dell’Asian Infrastructure Investment Bank (alla quale ha aderito l’Italia). D’altronde, come confermato da uno studio del 2008 dell’Institute for Security Technology Studies di Darmoth (USA), la Cina è la sola potenza emergente che abbia già sviluppato capacità...
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Da oltre mille anni nella cultura tibetana è penetrata una particolare declinazione del Buddhismo, che si inserisce, pur con specificità locali, nella corrente del cosiddetto Buddhismo Vajrayāna. Abitualmente, il termine Buddhismo Vajrayāna è traducibile in italiano come Buddhismo del veicolo adamantino o Buddhismo del veicolo del diamante. Abbiamo già avuto modo di rimarcare, in precedenti lavori, come la categoria del Buddhismo tibetano sia solo una corrente del Vajrayāna, e che a sua volta all’interno dello stesso si articolino diverse scuole e differenti lignaggi, tra cui quello dei Gelugpa – o berretti gialli – che ha dato vita ad una ulteriore sottoscuola, quella correttamente chiamata del lamaismo. Così come abbiamo già provveduto a confutare l’impropria associazione della filosofia buddhista nella sua ampiezza storico-spirituale con la specificità teocratica e locale del lamaismo. Tuttavia, vogliamo qui riferirci alle scuole buddhiste tibetane nella loro generalità, in particolare dedicandoci alla loro tradizione iconografica, essendo questo un elemento di fondamentale importanza nella comprensione della cultura tibetana passata e presente. Va anzitutto premesso che, circa l’impiego dei simboli comuni del Buddhismo tibetano, questi raffigurano, interpretano ed esprimono generalmente in forma sintetica determinati aspetti della realtà esteriore ed interiore, in funzione di influenzare, orientare la realtà futura all’interno del concetto di interdipendenza delle cose esistenti. Per indicare i simboli, si utilizzano termini tibetani differenti a seconda del punto di vista da cui ci si pone. I più comuni sono tak (o rtags, che significa augurio, segno o indicazione), tsenma (o mtshan-ma, ovvero segno distintivo) e, soprattutto, tendrel (o rten-‘brel), che si può riferire ad una gamma di significati abbastanza ampia nel campo dell’iconografia religiosa. Questo termine è formato da ten, che significa supporto, e da drel, ovverosia dipendenza, sottomissione a determinate condizioni esteriori, rimandando immediatamente al concetto di interdipendenza caro alla visione buddhista del mondo. Indicando dunque che tutti i fenomeni sono in relazione e dipendenti gli uni dagli altri, ne consegue che nulla esiste in modo indipendente, da se stesso; codesta vacuità di esistenza inerente (in tibetano śūnyatā), costituisce una caratteristica coessenziale dell’insegnamento buddhista, tibetano e non solo. Secondo la concezione propria del buddhismo, infatti, chiunque comprenda, assimili e viva l’aspetto vuoto ed impermanente delle cose e dei fenomeni, ed il loro carattere condizionato, prende la realtà nel suo senso più autentico, perforando quella patina di illusorietà e transitorietà connessa ad ogni fenomeno. Con l’estinzione dell’illusione e dei concetti erronei, apparenti, si compie anche il primo passo in vista della cessazione della sofferenza. Non bisogna quindi stupirsi se, in un contesto culturale buddhista come quello tibetano, un simbolo che richiami la vacuità e l’interdipendenza sia considerato come sommamente favorevole. Risulta immediato constatare che l’espressione tendrel non si riduce ad un termine tecnico riservato al registro filosofico, finendo piuttosto per essere impiegato nel linguaggio comune ad indicare una concatenazione di circostanze favorevoli, il segno di una fortuna imminente, un presagio favorevole eccetera. Lo si sente infatti utilizzare in relazione ad atti o eventi specifici, ad oggetti, ad immagini o forme di espressione più adeguate di altre per...
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Marco Bagozzi, saggista e collaboratore del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo, è intervenuto lunedì 11 maggio alla puntata della trasmissione “Meridiani” di TV Koper Capodistria intitolata “Nuova Guerra Fredda, a che punto siamo?”, affrontando problematiche legate alla Parata della Vittoria del 9 maggio, al ruolo geopolitico della Russia, alla crisi ucraina, al multipolarismo ed ai recenti disordini in Macedonia. http://4d.rtvslo.si/arhiv/meridiani/174335286
I conservatori vincono e convincono nelle terre britanniche, e l’Unione Europea, poco più di un mostro burocratico per molti cittadini, ora rischia davvero di perdere un pezzo importante. Uno dei punti focali della linea politica del partito di Cameron è infatti l’euroscetticismo. C’è ormai una solida tradizione in questo campo, che parte dagli ultimi anni di governo Thatcher e giunge fino a oggi. John Major, primo ministro conservatore dal 1990 al 1997, rischiò seriamente di perdere la poltrona quando si trattò di ratificare il Trattato di Maastricht, nel luglio 1993. Nell’occasione, una frangia consistente del suo partito votò contro il governo, ma Major chiese un voto di fiducia e il Trattato alla fine fu implementato. Poi la storia ha preso un’altra piega, almeno fino a oggi. I laburisti di Blair e Brown, favorevoli all’integrazione europea, rafforzano decisamente i rapporti fra il Regno e Bruxelles. Firmano tutti i trattati europei (Amsterdam, Nizza, Lisbona) sfruttando la maggioranza parlamentare, senza alcun referendum. Cinque anni fa, dopo la crisi, i conservatori vincono ma non dominano, costretti a formare un governo di coalizione con i liberal-democratici che sul tema europeo si mostra né carne, né pesce. I Lib Dem sono infatti europeisti convinti, i conservatori snobbano ancora un po’ i consessi continentali ma appaiono più moderati; Cameron è un leader post-ideologico, non un cavallo di razza passionale, mantiene una guida sobria e misurata. Giovedì scorso, la probabile svolta. Maggioranza tory assoluta, 331 seggi su 650. Il popolo inglese promuove il Governo uscente, promuove soprattutto il lavoro del Primo Ministro, boccia i suoi alleati di centro (ridotti ai minimi termini nel parlamento di Westminster) e stritola le buone speranze dei laburisti. Clegg e Miliband si dimettono, è una sconfitta senz’appello, di quelle che bruciano subito ma che, forse, nel tempo, i vinti non rimpiangeranno. Perché da una sconfitta del genere c’è solo da imparare. Nel frattempo Cameron ha formato un gabinetto “monocolore” che porterà avanti (e rinforzerà) le politiche adottate negli ultimi anni. E manterrà una promessa, fatta nel gennaio 2013, quando disse: in caso di ampia vittoria alle elezioni, non solo rinegozierò i patti con Bruxelles, ma darò voce al popolo inglese sul nodo di politica estera più importante, quello su cui ogni cittadino dovrebbe avere il diritto di pronunciarsi: l’adesione all’Unione Europea. Piccola, ma rilevante, parentesi: quasi quattro milioni di inglesi hanno votato per l’UKIP, il partito di destra nazionalista guidato da Nigel Farage che nacque proprio intorno a un nucleo di ex-conservatori ribelli alle clausole di Maastricht, e che fece scintille l’anno scorso alle elezioni europee (non a caso). Per uno strano capriccio del sistema elettorale britannico, da rivedere al più presto, l’UKIP ha ottenuto soltanto un seggio alla Camera dei Comuni. Ma in un referendum ogni voto pesa. E il 12% dell’elettorato non può finire nel dimenticatoio. Cameron ovviamente lo sa: per tenere a bada gli estremisti bisogna batterli sui temi caldi. E bisogna parlare allo stomaco dei cittadini, muoverli per un vero ideale. Cosa c’è ora di più potente di...
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  As we know, dialectical materialism indicated that: materials determine the consciousness, social existence determines social consciousness. Thus, the reality of life will actually formulate the program and content of our training. Anghen said: the requirements of reality is as valuable as dozens universities’ teachings. This is truly correct to Vietnam. It was the real life requirements of the society that has spurred the renewal process in Vietnam, not because any single university introduced this idea. Training based on mandatory requirements and provide rooms for training institutions to adjust and change the programs, methodologies, objectives as well as subjective… will make universities more adaptable. Training based on the needs is also facilitating the competition among training institutions: To response to the demand of the society, the demand of those enterprise in need of employees … there will be more human resources providers, therefore, a higher quality of human resource will be available. According to a study the quality of education in Vietnam is not homogeneous1: quality of schools and teachers is not homogeneous in different training institutions. Even in the same university, quality of lecturers also differs from one to another. The selection of students has different difficulties. So what we need to do is to create competition in education sector. Recently, training based on society’s demand in Vietnam has been raised and discussed exactly. Since 2008, the Government, the Ministry of Education and Training, the Universities have organized many seminars on this topic. This is an important national issue. However, the definition of training based on society’s demand remains a big unanswered question. How universities could know the demands of the society for each profession in order not be exceeding or in a shortage situations ; what type of human resource would the society need and how is their qualities… are still the problems need to be further discussed. Although there are different opinions, however, most agree that as Vietnam has switched to socialist-oriented market economy, the training based on society’s demand becomes more urgent than ever, and play a vital role in our country’s education. From economic point of view, as the he society is transitioning from old-fashioned agriculture to modern industrial production, the demand for knowledge and management is increasing high, the training based on the society’ and economy requirements are becoming necessary than ever. As the country moved into the market mechanism, the universities have started a policy of the training based on what the social needs, not on what the school posses. However, what and how much the society needs remain unknown even to the Ministry of Education and Training. Deputy Prime Minister Nguyen Thien Nhan said that in Vietnam the forecasting and estimation have not done quite well, there is not been a good strategy on human resources, the provision of labors is imbalanced. One thing should be noted is that training based on the demands of different sectors even not yet be touched upon. Therefore, workshops on this issue is needed. Reality...
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Ottima partecipazione per l’iniziativa organizzata dal Cesem, grazie al contributo di alcune sponsorizzazioni, sul futuro dell’euro e della politica industriale italiana. Nel presentare l’incontro, il responsabile relazioni esterne del Cesem, Stefano Vernole, ha ricordato alcuni dati importanti per comprendere l’evoluzione dello scenario finanziario globale. Dal calo dell’euro rispetto al dollaro, alla crescita preoccupante della finanza speculativa e dello shadow banking, al confronto tra banche europee e nordamericane che presenta un divario di redditività impressionante, dalla massa imponente dei crediti deteriorati ai sostegni governativi per le banche europee e statunitensi, tutto lascia presagire che un possibile nuovo default potrebbe colpire nei prossimi anni il sistema finanziario occidentale. Il Prof. Nino Galloni ha egregiamente spiegato come nell’attuale fase del capitalismo, riassumibile nella definizione “finanziarizzazione dell’economia”, le banche non possano più guadagnare al ribasso ma solo giocare al rialzo, con effetti devastanti sull’economia reale. Nessun economista è in grado di spiegare per quali ragioni arriverà la “ripresa”, visto che la riduzione della spesa pubblica sta ulteriormente impoverendo la classe media ed anche un’ipotetica diminuzione delle imposte non sarebbe sufficiente a rilanciare i consumi. Con una stima di 4.000.000 di miliardi di euro di derivati, una cifra pari a 54 volte il Pil mondiale, l’obiettivo della massimizzazione del valore dei titoli segue ormai solo gli algoritmi matematici ma non senza alcun nesso con l’economia produttiva. Gli scenari possibili sono essenzialmente quattro: 1) Un ritorno al sistema di pagamenti inaugurato a Bretton Woods, possibile solo se le grandi potenze si mettono d’accordo; 2) Un nuovo sistema di pagamenti internazionale, alternativo a quello guidato dagli USA e intrapreso concretamente dai Paesi del BRICS; c) L’uscita dall’euro e il recupero della sovranità monetaria a livello nazionale; d) Una grande guerra termonucleare voluta dall’alta finanza.     In relazione al terzo scenario, potenzialmente attuabile, per Galloni l’uscita dall’euro converrebbe all’Italia solo se ciò significasse il ritorno ad una vera sovranità monetaria, altrimenti si verrebbe esposti maggiormente al rischio speculativo. In una prima fase di doppia circolazione monetaria si potrebbe affiancare all’euro una moneta fiduciaria, per abituarsi all’uscita dalla moneta unica europea attraverso un percorso di passaggi graduali e concreti in quella direzione. A causa della crescita della popolazione a livello mondiale, il modello decrescentista è decisamente insostenibile, anzi bisognerebbe puntare per il mercato interno alla massima produzione possibile e all’esportazione delle eccedenze secondo il principio della massima competitività internazionale. L’emissione di una moneta senza riserva di valore servirebbe solo per agevolare gli scambi e la produzione interna, con i profitti derivanti dalle esportazioni si pagherebbero invece le importazioni necessarie. Un sistema economico misto, quindi, dove lo Stato guida l’economia e il mercato torna ad avere un ruolo regolatore; se il modello keynesiano tende all’azzeramento del saggio di profitto – quindi all’uscita dal capitalismo – la crescita della classe media si dirige verso un orizzonte indefinito. Redazione
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Fino ad oggi, all’esperienza ventennale della riforma del “Doi Moi” in Vietnam è seguita una situazione di pieno ottimismo riguardante la performance economica. Da Paese povero, il Vietnam ha velocemente spinto sé stesso verso un medio sviluppo economico arrivato grazie un miglioramento dell’indice della crescita del PIL medio del 6,13% durante gli anni 2000. Le ultime statistiche mostrano un raggiungimento del PIL pari a 171,39 miliardi di dollari, equivalente a 1740 dollari pro-capite. [1] Tutto ciò evidenzia un insperato successo per il Vietnam. Come negli ultimi vent’anni, osserviamo anche un cambiamento della struttura economica. Il Vietnam si muove da una economia basata sull’agricoltura ad una moderna, basata su industria e produzione di maggiori servizi rispetto a quelli agricoli. Questo è stato ovviamente rilevato dal contributo che i settori dell’industria e dei servizi hanno fornito alla crescita del Pil. Inoltre, l’industria è realmente all’apice del suo sviluppo poiché, specialmente quella petrolifera, delle costruzioni, del vestiario e del tessile, sono state considerate per la maggior parte in pieno sviluppo. Negli ultimi anni, la Nazione è stata riconosciuta per la sua reputazione di esportatore agricolo o come polo attrattivo per gli investimenti stranieri. Tuttavia, mai come nell’ultimo periodo l’inquinamento ambientale è continuamente peggiorato. La biodiversità ecologica del Vietnam è stata minacciata seriamente e l’inquinamento atmosferico, delle risorse idriche e del suolo, sono divenute un comune fenomeno. Le tante spiegazioni per questa triste situazione arrivano dalle attività economiche o, più precisamente, dall’espansione industriale alla ricerca di nuove risorse naturali. In più, tutti gli indicatori connessi all’incremento del degrado ambientale aumentano parallelamente a quelli della crescita economica, dopo essere rimasti immutati in passato quando la crescita economica era abbastanza bassa. Ciò serve a provare una definitiva relazione tra crescita economica ed inquinamento ambientale. Tali fenomeni sembrano svilupparsi con simili parametri, direttamente proporzionali tra di loro. I più importanti ricercatori hanno studiato i dati dell’inquinamento e l’impatto nel reddito pro-capite della popolazione. Le forme di inquinamento maggiori riguardano il NO2, SO2, CO e i rifiuti. In Taiwan, la ricerca ha mostrato la relazione tra CO, NO2 ed il Pil pro-capite. Quest’ultima, elaborando i dati su NO2 e CO, ha dimostrato che essi equivalgono rispettivamente a 384.000 di dollari tailandesi (equivalente a 12.800 dollari americani nel 1996) e 205.000 Dollari tailandesi (equivalente a 6.833 dollari americani nel 1996). Questi grafici trovano riscontro negli avvenimenti reali degli anni Novanta in Taiwan, quando il Dipartimento di Protezione Ambientale aveva varato una nuova regolamentazione e duratura installazione di speciali misure volte alla riduzione dell’emissioni di NO2 e CO. Il miglioramento nell’inquinamento atmosferico è stato rilevato quando l’economia ha raggiunto questi punti di svolta. Lo stesso risultato è stato raggiunto in negative ricerche in altre aree. Tali circostanze trovano riscontro nel momento in cui il miglioramento ambientale varia spesso tra l’alto livello dei 3.000-1.5000 dollari americani. Le città con un annuale reddito pro-capite inferiore ai 1.000 dollari americani, infatti, soffrono spesso di un forte livello di inquinamento avendo poca esperienza riguardante politiche volte al miglioramento ambientale; altre città con un...