di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/13/accordo-iran-arabia-saudita-grande-successo-della-diplomazia-cinese/ Lo storico accordo tra Iran e Arabia Saudita dimostra la coerenza e l’efficacia della diplomazia cinese nella ricerca della pace collettiva, mentre assesta un duro colpo alla politica mediorientale statunitense, volta all’egemonia sulla regione. Lo scorso 10 marzo, l’Iran e l’Arabia Saudita hanno raggiunto uno storico accordo per la ripresa delle normali relazioni diplomatiche e la riapertura delle rispettive ambasciate. Un risultato di grande importanza per i due Paesi guida della religione islamica, che tuttavia non sarebbe stato possibile senza il fondamentale ruolo di mediazione ricoperto dalla Cina, nella persona del direttore dell’Ufficio della Commissione Affari Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, Wang Yi. Wang, ex ministro degli Esteri e più importante rappresentante diplomatico della Repubblica Popolare, ha ospitato venerdì l’incontro tra la delegazione iraniana guidata da Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran, e la delegazione saudita guidata da Musaad bin Mohammed Al-Aliban, ministro di Stato, membro del Consiglio dei ministri e consigliere per la sicurezza nazionale del Regno di Arabia Saudita. Al termine dell’incontro, i tre Paesi hanno rilasciato il comunicato sul raggiungimento dello storico accordo. Secondo la dichiarazione congiunta raggiunta dai tre Paesi, Iran e Arabia Saudita hanno concordato di riprendere le relazioni diplomatiche entro due mesi e riaprire le ambasciate e le agenzie in entrambi i Paesi. I ministri degli Esteri dei due Paesi terranno colloqui finalizzati all’attuazione della decisione e prenderanno le disposizioni necessarie per lo scambio degli ambasciatori. Ricordiamo che Iran e Arabia Saudita avevano interrotto le relazioni diplomatiche nel 2016, e da allora sono seguiti sei anni di grandi tensioni che non hanno contribuito certamente a migliorare la stabilità regionale. A margine dell’incontro, Wang ha sottolineato che il risultato raggiunto ha inviato un chiaro segnale che la crisi ucraina non è l’unico problema al mondo, e che ci sono molte questioni riguardanti la pace e il sostentamento dei popoli che richiedono attenzione globale e una corretta gestione. “Non importa quanto complicate o spinose siano alcune questioni, mantenere lo spirito di rispetto reciproco per cercare un dialogo paritario può aiutare entrambe le parti a raggiungere un accordo”, ha commentato il diplomatico cinese. L’accordo tra i due Paesi musulmani ha avuto grande eco mediatica in tutto il mondo, viste anche le conseguenze che potrebbe avere su scala internazionale: “Il miglioramento delle relazioni Iran-Arabia Saudita è di grande importanza non solo per la regione e il mondo islamico, ma anche per il mondo intero: esso dà certezze al Medio Oriente poiché il mondo sta ancora risentendo dell’impatto del conflitto Russia-Ucraina, e aumenta la fiducia nella pace e nello sviluppo”, ha dichiarato Zhu Yongbiao, direttore esecutivo del Centro di ricerca per la Belt and Road dell’Università di Lanzhou, intervistato dal Global Times. Il raggiungimento dell’accordo tra Iran e Arabia Saudita rappresenta anche una chiara vittoria della diplomazia cinese, con la Repubblica Popolare che si impone sempre più come interlocutore affidabile nelle relazioni internazionali. Coerentemente con i principi teorici della propria politica estera, la Cina si fa promotrice di pace e stabilità in un mondo nel...
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FONTE ARTICOLO: Reseau Voltaire Traduzione di Rachele Marmetti per Reseau Voltaire La Repubblica Popolare di Cina, che durante il vertice Cina-Paesi Arabi aveva auspicato un riavvicinamento di Arabia Saudita e Iran, ora ha spinto i due Paesi nemici ad assumere l’impegno di riaprire entro due mesi le rispettive ambasciate. Questo accordo è esito dei negoziati avviati in Iraq e Oman e può considerarsi il primo, a livello mondiale, dall’inizio del declino del dominio occidentale. Si fonda sulla non-ingerenza reciproca negli affari interni; si oppone perciò alle “regole” occidentali, basate sul principio “due pesi, due misure”. All’inizio della Rivoluzione Islamica iraniana, Teheran e Riyad erano alleate; si separarono nel 2016, dopo l’esecuzione in Arabia Saudita del principale leader dell’opposizione, lo sceicco sciita Nimr al-Nimr. Con questo accordo Beijing diventa repentinamente protagonista imprescindibile in Medio Oriente, dove l’influenza di Stati Uniti, Regno Unito e Francia è invece in declino. Il riavvicinamento fra Iran e Arabia Saudita dovrebbe favorire la pace nello Yemen, la riammissione della Siria nella Lega Araba, infine l’elezione di un presidente della Repubblica in Libano; pone inoltre le basi dello sviluppo della regione per il prossimo decennio della regione e dà un decisivo impulso alla realizzazione del progetto regionale delle “vie della seta”.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo ha votato la conferma di Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese per un terzo mandato consecutivo. L’organo ha anche approvato la riforma del Consiglio di Stato. Sebbene il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese dello scorso ottobre avesse già dato una chiara indicazione in questo senso, il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo – ovvero il parlamento ciense – ha eletto all’unanimità Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione militare centrale. Per Xi Jinping, che ricopre anche l’incarico di segretario generale del Partito Comunista Cinese, si tratta del terzo mandato consecutivo alla guida del Paese più popoloso del mondo, divenendo il primo in assoluto a raggiungere questo traguardo dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949. “Il risultato elettorale riflette la volontà comune e l’unità dell’intero Paese e rafforza anche il vantaggio chiave della certezza e della coerenza politica della Cina che assicurano al Paese la capacità di superare le sfide e realizzare la modernizzazione cinese mentre il mondo sta attraversando profondi cambiamenti mai visti in un secolo”, secondo quanto scritto da Yang Sheng sul Global Times. Anche secondo la versione inglese del Quotidiano del Popolo, la testata direttamente legata al Partito Comunista, la rielezione di Xi Jinping alla guida della Repubblica Popolare riflette la volontà comune condivisa da tutto il Partito, dall’intero esercito e dal popolo cinese di tutti i gruppi etnici: “Ciò mostra il sistema di leadership “trinitaria” del PCC, della RPC e dell’Esercito Popolare di Liberazione, e mostra il vantaggio politico della leadership del PCC e il vantaggio istituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è utile per rafforzare e migliorare la leadership generale del Partito e per migliorare il sistema di leadership del Partito e dello Stato”, osserva l’editoriale. In effetti, la rielezione di Xi Jinping riflette la volontà della Cina di mantenere stabilità e certezze in un momento storico in cui le gravi tensioni internazionali, aggravante dalle spinte egemoniche statunitensi, prospettano un futuro gravido di instabilità e incertezze. A tal proposito, nel rapporto al 20° Congresso nazionale del PCC dello scorso ottobre, il presidente aveva affermato che “il nostro Paese è entrato in un periodo di sviluppo in cui le opportunità strategiche, i rischi e le sfide sono concomitanti e incertezze e fattori imprevisti stanno aumentando. […] Dobbiamo quindi essere più consapevoli dei potenziali pericoli, essere preparati ad affrontare gli scenari peggiori ed essere pronti a resistere a forti venti, acque agitate e persino tempeste pericolose“. Li Haidong, professore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Cinese degli Affari Esteri, ha dichiarato venerdì al Global Times che “i leader che sono stati eletti oggi hanno dimostrato di essere leader qualificati e di successo con saggezza e visioni strategiche negli ultimi 10 anni, basandosi sui notevoli risultati raggiunti. Il risultato dell’elezione fornisce fiducia all’intera società e fornisce anche certezza alla comunità internazionale poiché tutte le nazioni vedranno la forte stabilità politica e la coerenza della Cina“. Secondo il professor Li, la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella promozione della...
di Paul Craig Roberts Traduzione di Costantino Ceoldo – FONTE ARTICOLO: Idee&Azione Il recente annuncio dell’Arabia Saudita che il governo è aperto ad accettare il pagamento del petrolio in valute diverse dal dollaro è un annuncio importante, ignorato dai giornalisti. La fine del petrodollaro avrebbe gravi effetti negativi sul valore del dollaro, sull’inflazione e sui tassi di interesse statunitensi. Per mezzo secolo il petrodollaro ha sostenuto il valore del dollaro statunitense e ha garantito il finanziamento degli ampi deficit di bilancio e commerciali dell’America. Fatturando il petrolio in dollari, i sauditi hanno garantito una domanda mondiale di dollari americani. Senza questa domanda di dollari, il costante aumento dell’offerta di moneta statunitense avrebbe eroso il valore di cambio del dollaro rispetto alle altre valute. Poiché gli Stati Uniti hanno delocalizzato gran parte della loro produzione per uso interno, sono dipendenti dalle importazioni e il crescente deficit commerciale avrebbe eroso il valore di cambio del dollaro e provocato un’elevata inflazione. Allo stesso modo, poiché il mondo aveva bisogno di dollari per i pagamenti del petrolio, i Paesi detenevano dollari sotto forma di Treasury statunitensi fruttiferi piuttosto che di valuta e questo rendeva facile il finanziamento dei grandi deficit di bilancio degli Stati Uniti. Il petrodollaro ha sostenuto il mantenimento del ruolo del dollaro come valuta mondiale dopo che il presidente Nixon ha chiuso la finestra d’oro nel 1971, ponendo di fatto fine al sistema di Bretton Woods che, dopo la seconda guerra mondiale, aveva conferito al dollaro USA il ruolo di valuta di riserva. Secondo il sistema di Bretton Woods, le banche centrali straniere avevano il diritto di chiedere l’oro statunitense in cambio delle loro disponibilità in dollari. Quando la Francia fece questa richiesta, Nixon abrogò l’accordo di Bretton Woods. Per salvare il valore del dollaro e il suo ruolo di valuta di riserva, fu creato il sistema dei petrodollari. Negli ultimi anni Washington ha talmente abusato del ruolo di valuta di riserva del dollaro con sanzioni e sequestri di beni che molti Paesi desiderano regolare gli squilibri commerciali nelle proprie valute per sfuggire alla possibilità di Washington di minacciarli e punirli per aver fatto i propri interessi anziché quelli di Washington. Se l’Arabia Saudita abbandona il petrodollaro, la domanda di dollari e il valore del dollaro diminuiranno. Si tratta di una grave minaccia per il potere di Washington e per il potere finanziario delle banche americane. È possibile che i sauditi stiano inviando a Washington il segnale che il mancato rispetto da parte di Washington di alcune preoccupazioni o interessi sauditi può avere conseguenze indesiderate per loro. In altre parole, i sauditi potrebbero usare la loro influenza per ottenere ciò che vogliono da Washington. Il tempo lo dirà. Se i sauditi abbandoneranno il petrodollaro, gli americani dovranno far fronte a una forte inflazione e agli alti tassi di interesse necessari per finanziare i deficit di bilancio degli Stati Uniti, a meno che non sia la stessa Fed a finanziare i deficit stampando moneta, nel qual caso l’inflazione monetaria si aggiungerebbe...
A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Il 7 marzo 2023 si è tenuta una conferenza stampa a margine della prima sessione del 14° Congresso Nazionale del Popolo presso il Media Center, durante la quale il ministro degli Esteri Qin Gang ha risposto alle domande dei media cinesi e stranieri sulla politica estera e le relazioni esterne della Cina. Di seguito la traduzione integrale della conferenza stampa. Qin Gang: Amici dei media, buongiorno. Sono molto lieto di incontrarvi. Mentre il mondo sta attraversando grandi cambiamenti mai visti in un secolo, la Cina continuerà a perseguire una politica estera indipendente di pace e continuerà ad attuare la strategia reciprocamente vantaggiosa dell’apertura. La Cina sarà sempre un costruttore di pace mondiale, un contributore allo sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale. Sono ora pronto a rispondere alle vostre domande. China Central Television: le persone in patria e all’estero hanno grandi aspettative per la diplomazia cinese nel 2023. Quali saranno le priorità e i punti salienti della diplomazia cinese, in particolare nella diplomazia dei capi di Stato? Come nuovo ministro degli Esteri, come immagina la diplomazia cinese negli anni a venire? Qin Gang: Siamo nel primo anno di piena attuazione dei principi guida stabiliti dal 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. Il Congresso ha delineato piani di alto livello per la diplomazia cinese, identificato le nostre missioni e compiti e preso accordi strategici a tal fine. Con la situazione COVID che sta migliorando in Cina, stiamo riprendendo costantemente gli scambi con il mondo. Abbiamo premuto il “pulsante di accelerazione” e fatto squillare le trombe della nostra diplomazia. Seguiremo la guida della diplomazia dei capo di Stato. In particolare, garantiremo il successo dei due grandi eventi diplomatici che ospiteremo: il primo vertice Cina-Asia centrale e il terzo Belt and Road Forum for International Cooperation, che saranno la vetrina del carattere distintivo della diplomazia cinese. Assumeremo come nostra missione la difesa degli interessi fondamentali della Cina. Ci opponiamo fermamente a qualsiasi forma di egemonismo e politica di potere. Ci opponiamo fermamente alla mentalità della guerra fredda, al confronto tra blocchi e agli atti per contenere e frenare lo sviluppo di altri Paesi. Salvaguarderemo risolutamente la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina. Costruiremo le nostre estese partnership. Perseguiremo il coordinamento e solide interazioni tra i principali Paesi, cercheremo l’amicizia e la cooperazione con altri Paesi e promuoveremo un nuovo tipo di relazioni internazionali. La Cina ha una crescente rete di amici, ha stretto sempre più nuove amicizie e ha rafforzato i legami con i vecchi amici. Assumeremo l’apertura e lo sviluppo come il nostro obiettivo. Faciliteremo uno sviluppo di alta qualità e un’apertura di alto livello. Respingeremo il “disaccoppiamento” e ci opporremo alla rottura delle catene industriali e di approvvigionamento e all’imposizione di sanzioni unilaterali. Sosterremo un’economia mondiale aperta e inclusiva e genereremo nuove opportunità per il mondo con il nostro nuovo sviluppo. Prenderemo il multilateralismo come via da seguire. Promuoveremo la costruzione di una comunità con un futuro condiviso...
di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano FONTE ARTICOLO: Scenari Internazionali Circa due settimane fa, la Cina ha presentato una sua proposta in dodici punti per una soluzione politica del conflitto in corso in Ucraina. Già respinta da Stati Uniti e vertici NATO prima ancora che fosse ufficialmente presentata, ed al momento ritenuta inattuabile anche da Mosca, che pure la considera meritevole di essere approfondita, la linea di Pechino è fin’ora l’unica, all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, a tenere in considerazione le esigenze di entrambe le parti belligeranti. Per conoscere meglio il punto di vista del gigante asiatico, ospitiamo qui di seguito un intervento in esclusiva di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. La crisi in Ucraina si protrae da un anno e la guerra tra Russia e Ucraina continua ad aggravarsi, con ripercussioni che si diffondono in tutto il mondo. Pur non essendo parte in causa in questo conflitto, la Cina ha promosso attivamente i colloqui di pace e una soluzione politica. Non molto tempo fa, ha pubblicato un documento di posizione proponendo una soluzione pacifica che affronti sia i sintomi che le cause profonde, perché la Cina si è sempre preoccupata della sicurezza mondiale, in quanto la sicurezza è un prerequisito per lo sviluppo ed una comunità di sicurezza umana è indivisibile. A tal fine, in occasione del primo anniversario dell’Iniziativa per la Sicurezza Globale, proposta dal Presidente Xi Jinping alla cerimonia di apertura della Conferenza annuale 2022 del Forum di Boao per l’Asia, il 21 febbraio la Cina ha pubblicato ufficialmente il documento concettuale dell’Iniziativa per la Sicurezza Globale, spiegando i concetti e i principi fondamentali dell’Iniziativa, identificando le priorità, le piattaforme e i meccanismi di cooperazione e dimostrando il senso di responsabilità della Cina per la salvaguardia della pace nel mondo e la sua ferma determinazione a difendere la sicurezza globale. Il documento concettuale dell’Iniziativa ne chiarisce ulteriormente i concetti e i principi fondamentali: la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile fornisce una guida concettuale; il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi è la premessa fondamentale; l’adesione agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite è il punto di riferimento primario; prendere sul serio le legittime preoccupazioni di tutti i Paesi in materia di sicurezza è un principio importante; risolvere pacificamente le differenze le controversie tra i Paesi attraverso il dialogo e la consultazione è una scelta obbligata; mantenere la sicurezza nei domini tradizionali e non tradizionali è un requisito intrinseco. I sei impegni di cui sopra sono interconnessi e si rafforzano a vicenda, e costituiscono un insieme organico di unità dialettica. Allo stesso tempo, il documento concettuale incarna un approccio distintivo orientato all’azione, concentrandosi sui seguenti aspetti: sostenere il ruolo centrale delle Nazioni Unite nella governance della sicurezza; promuovere il coordinamento e le solide interazioni tra le grandi potenze; facilitare la risoluzione pacifica delle questioni più scottanti attraverso il dialogo; affrontare le sfide tradizionali e non tradizionali della...
a cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/24/la-cina-propone-dodici-punti-per-la-pace-in-ucraina/ Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento in dodici punti intitolato “La posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina“, in cui vengono proposti dodici punti necessari per garantire la pace. Di seguito la traduzione integrale. Rispettare la sovranità di tutti i Paesi. Il diritto internazionale universalmente riconosciuto, compresi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, deve essere rigorosamente osservato. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi devono essere efficacemente sostenute. Tutti i Paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono membri uguali della comunità internazionale. Tutte le parti dovrebbero sostenere congiuntamente le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali e difendere l’equità e la giustizia internazionali. Dovrebbe essere promossa un’applicazione paritaria e uniforme del diritto internazionale, mentre i doppi standard devono essere respinti. 2. Abbandonare la mentalità della guerra fredda. La sicurezza di un Paese non dovrebbe essere perseguita a spese di altri. La sicurezza di una regione non dovrebbe essere raggiunta rafforzando o espandendo i blocchi militari. I legittimi interessi e preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi devono essere presi sul serio e affrontati adeguatamente. Non esiste una soluzione semplice a un problema complesso. Tutte le parti dovrebbero, seguendo la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, e tenendo presente la pace e la stabilità a lungo termine del mondo, contribuire a creare un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile. Tutte le parti dovrebbero opporsi al perseguimento della propria sicurezza a scapito della sicurezza altrui, prevenire il confronto tra blocchi e lavorare insieme per la pace e la stabilità nel continente eurasiatico. 3. Cessare le ostilità. Il conflitto e la guerra non giovano a nessuno. Tutte le parti devono rimanere razionali ed esercitare moderazione, evitare di alimentare il fuoco e aggravare le tensioni e impedire che la crisi si deteriori ulteriormente o addirittura sfugga al controllo. Tutte le parti dovrebbero sostenere la Russia e l’Ucraina nel lavorare nella stessa direzione e riprendere il dialogo diretto il più rapidamente possibile, in modo da ridurre gradualmente la situazione e raggiungere infine un cessate il fuoco globale. 4. Riprendere i colloqui di pace. Dialogo e negoziazione sono l’unica soluzione praticabile alla crisi ucraina. Tutti gli sforzi volti a una soluzione pacifica della crisi devono essere incoraggiati e sostenuti. La comunità internazionale dovrebbe rimanere impegnata nel giusto approccio per promuovere i colloqui per la pace, aiutare le parti in conflitto ad aprire la porta a una soluzione politica il prima possibile e creare le condizioni e le piattaforme per la ripresa dei negoziati. La Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo in questo senso. 5. Risolvere la crisi umanitaria. Tutte le misure atte ad alleviare la crisi umanitaria devono essere incoraggiate e sostenute. Le operazioni umanitarie dovrebbero seguire i principi di neutralità e imparzialità e le questioni umanitarie non dovrebbero essere politicizzate. La sicurezza dei civili deve essere efficacemente tutelata e devono essere...
Sabato 11 febbraio si è tenuta presso i locali de “Il Fuligno” a Firenze la presentazione pubblica del libro “Il Grande rinascimento della nazione cinese“, edito da Anteo Edizioni. Sono intervenuti due degli autori del libro, Andrea Turi – presidente del Centro Studi Eurasia Mediterraneo e Stefano Vernole – vicepresidente e responsabile delle relazioni esterne della medesima associazione. L’evento è stato introdotto da un intervento di Guan Zhongqi, Vice Console del Consolato generale della Repubblica Popolare Cinese in Firenze. In allegato alcune foto dell’incontro.
A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato la carta concettuale dell’Iniziativa di Sicurezza Globale, proposta dal presidente Xi Jinping all’intera comunità internazionale per affrontare congiuntamente le questioni di sicurezza transnazionali. Di seguito la traduzione integrale del documento. I. Contesto La questione della sicurezza riguarda il benessere dei popoli di tutti i Paesi, l’elevata causa della pace e dello sviluppo nel mondo e il futuro dell’umanità. Oggi, il nostro mondo, i nostri tempi e la nostra storia stanno cambiando come mai prima d’ora e la comunità internazionale si trova di fronte a molteplici rischi e sfide raramente visti prima. I punti caldi della sicurezza regionale continuano a divampare, i conflitti e le turbolenze locali si verificano frequentemente, la pandemia di COVID-19 persiste, l’unilateralismo e il protezionismo sono aumentati in modo significativo e le minacce alla sicurezza tradizionali e non tradizionali sono intrecciate. Il deficit in termini di pace, sviluppo, sicurezza e governance sta crescendo e il mondo si trova ancora una volta a un bivio della storia. Questa è un’era piena di sfide. È anche piena di speranza. Siamo convinti che le tendenze storiche di pace, sviluppo e cooperazione vantaggiosa per tutti siano inarrestabili. Sostenere la pace e la sicurezza nel mondo e promuovere lo sviluppo e la prosperità globali dovrebbero essere l’obiettivo comune di tutti i Paesi. Il presidente cinese Xi Jinping ha proposto la Global Security Initiative (Iniziativa di Sicurezza Globale, GSI), invitando i Paesi ad adattarsi al panorama internazionale in profondo cambiamento in uno spirito di solidarietà e ad affrontare le complesse e intersecate sfide alla sicurezza con una mentalità vantaggiosa per tutti. La GSI mira a eliminare le cause profonde dei conflitti internazionali, migliorare la governance della sicurezza globale, incoraggiare gli sforzi internazionali congiunti per portare maggiore stabilità e certezza a un’era volatile e mutevole, e per promuovere una pace durevole e lo sviluppo nel mondo. II. Concetti e principi fondamentali 1. Rimanere impegnati nella visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile. Nel 2014, il presidente Xi Jinping ha inaugurato una nuova visione per una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, che è stata ampiamente riconosciuta e sostenuta dalla comunità internazionale. L’essenza di questa nuova visione della sicurezza è sostenere un concetto di sicurezza comune, rispettando e salvaguardando la sicurezza di ogni Paese; un approccio olistico, mantenendo la sicurezza sia nei domini tradizionali che in quelli non tradizionali e migliorando la governance della sicurezza in modo coordinato; un impegno alla cooperazione, a garantire la sicurezza attraverso il dialogo politico e il negoziato pacifico; e alla ricerca di una sicurezza sostenibile, risolvendo i conflitti attraverso lo sviluppo ed eliminando il terreno fertile per l’insicurezza. Riteniamo che la sicurezza sarà saldamente stabilita e sostenibile solo quando sarà sostenuta da moralità, giustizia e idee giuste. 2. Rimanere impegnati a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi. L’uguaglianza sovrana e la non ingerenza negli affari interni sono i principi fondamentali del diritto internazionale e le norme più fondamentali che...
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/02/17/i-brics-consolideranno-la-discesa-del-dollaro/ L’accordo tra le Banche Centrali di Russia e Iran, firmato formalmente il 29 gennaio, che collega i loro sistemi di trasferimento interbancario, cambia le carte in tavola sotto più punti di vista. Tecnicamente, d’ora in poi 52 banche iraniane che già utilizzano il SEPAM, il sistema di telecomunicazione interbancario iraniano, si collegheranno con 106 banche che utilizzano lo SPFS, l’equivalente russo del sistema di messaggistica bancaria occidentale SWIFT. Oltre a Russia e Iran, anche Russia e Cina stanno cercando da anni di interfacciare i loro sistemi di messaggistica bancaria. Il CBIBPS (Cross-Border Inter-Bank Payments System) cinese è considerato di prim’ordine. Il problema è che Washington ha minacciato direttamente di espellere le banche cinesi da SWIFT se si interconnettono con le banche russe. Il successo di SEPAM-SPFS potrebbe consentire a Pechino di rischiare il tutto per tutto – soprattutto ora, dopo la durissima guerra dei semiconduttori e la grottesca farsa del palloncino. In termini di sovranità, è chiaro che la Cina non accetterà restrizioni da parte degli Stati Uniti su come muovere i propri fondi. Parallelamente, i BRICS nel 2023 approfondiranno lo sviluppo di un sistema di pagamenti finanziari reciproci e di una propria valuta di riserva. Ci sono non meno di 13 candidati confermati che desiderano entrare a far parte dei BRICS+, comprese le medie potenze asiatiche come Iran, Arabia Saudita e Indonesia. Tutti gli occhi saranno puntati sul fatto se – e come – gli Stati Uniti, indebitati per oltre 30 trilioni di dollari, minacceranno di espellere i BRICS+ da SWIFT. È indicativo ricordare che il rapporto debito/PIL della Russia è solo del 17%. Quello della Cina è del 77%. Gli attuali BRICS senza la Russia sono al 78%. I BRICS+, compresa la Russia, potrebbero avere una media del 55%. Una forte produttività in futuro verrà da un BRICS+ sostenuto da una valuta basata sull’oro e/o sulle materie prime e da un sistema di pagamento diverso che escluda il dollaro USA. Una forte produttività non verrà di certo dall’Occidente collettivo, le cui economie stanno entrando in un periodo di recessione. In mezzo a tanti sviluppi intrecciati e a tante sfide, una cosa è certa. L’accordo SEPAM-SPFS tra Russia e Iran potrebbe essere solo il primo segnale del movimento delle placche tettoniche nei sistemi bancari e di pagamento globali. Benvenuti a uno, due, mille sistemi di messaggistica di pagamento. E benvenuti alla loro unificazione in una rete globale. Naturalmente ci vorrà del tempo. Ma questo treno finanziario ad alta velocità ha già lasciato la stazione. Fonte: Istituto Italia Brics – www.italiabrics.it