11 Agosto 2026

Partito Comunista cinese

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La mattina del 1° luglio 2026, presso la Grande Sala del Popolo a Beijing, si è svolta la solenne cerimonia per il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, durante la quale il Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale, Xi Jinping, ha conferito agli insigniti la “Medaglia del 1° Luglio” e ha pronunciato un importante discorso.
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo ha votato la conferma di Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese per un terzo mandato consecutivo. L’organo ha anche approvato la riforma del Consiglio di Stato. Sebbene il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese dello scorso ottobre avesse già dato una chiara indicazione in questo senso, il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo – ovvero il parlamento ciense – ha eletto all’unanimità Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione militare centrale. Per Xi Jinping, che ricopre anche l’incarico di segretario generale del Partito Comunista Cinese, si tratta del terzo mandato consecutivo alla guida del Paese più popoloso del mondo, divenendo il primo in assoluto a raggiungere questo traguardo dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949. “Il risultato elettorale riflette la volontà comune e l’unità dell’intero Paese e rafforza anche il vantaggio chiave della certezza e della coerenza politica della Cina che assicurano al Paese la capacità di superare le sfide e realizzare la modernizzazione cinese mentre il mondo sta attraversando profondi cambiamenti mai visti in un secolo”, secondo quanto scritto da Yang Sheng sul Global Times. Anche secondo la versione inglese del Quotidiano del Popolo, la testata direttamente legata al Partito Comunista, la rielezione di Xi Jinping alla guida della Repubblica Popolare riflette la volontà comune condivisa da tutto il Partito, dall’intero esercito e dal popolo cinese di tutti i gruppi etnici: “Ciò mostra il sistema di leadership “trinitaria” del PCC, della RPC e dell’Esercito Popolare di Liberazione, e mostra il vantaggio politico della leadership del PCC e il vantaggio istituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è utile per rafforzare e migliorare la leadership generale del Partito e per migliorare il sistema di leadership del Partito e dello Stato”, osserva l’editoriale. In effetti, la rielezione di Xi Jinping riflette la volontà della Cina di mantenere stabilità e certezze in un momento storico in cui le gravi tensioni internazionali, aggravante dalle spinte egemoniche statunitensi, prospettano un futuro gravido di instabilità e incertezze. A tal proposito, nel rapporto al 20° Congresso nazionale del PCC dello scorso ottobre, il presidente aveva affermato che “il nostro Paese è entrato in un periodo di sviluppo in cui le opportunità strategiche, i rischi e le sfide sono concomitanti e incertezze e fattori imprevisti stanno aumentando. […] Dobbiamo quindi essere più consapevoli dei potenziali pericoli, essere preparati ad affrontare gli scenari peggiori ed essere pronti a resistere a forti venti, acque agitate e persino tempeste pericolose“. Li Haidong, professore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Cinese degli Affari Esteri, ha dichiarato venerdì al Global Times che “i leader che sono stati eletti oggi hanno dimostrato di essere leader qualificati e di successo con saggezza e visioni strategiche negli ultimi 10 anni, basandosi sui notevoli risultati raggiunti. Il risultato dell’elezione fornisce fiducia all’intera società e fornisce anche certezza alla comunità internazionale poiché tutte le nazioni vedranno la forte stabilità politica e la coerenza della Cina“. Secondo il professor Li, la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella promozione della...
Disponibile il libro Il Grande Rinascimento della Nazione Cinese, pubblicato per i tipi di Anteo Edizioni e scritto da tre Marco Costa, Andrea Turi e Stefano Vernole membri del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Prefazione di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. Per acquistare il libro Per beneficiare del 20% di sconto sui volumi del catalogo di Anteo Edizioni e di molti altri vantaggi, richiedi la tessera del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Dalla quarta di copertina “Il 2022 ha rappresentato il 101° anniversario dalla fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC) e il 73° anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Nei suoi 73 anni di vita, la RPC ha conseguito formidabili successi, portando la nazione a diventare una grande potenza in campo internazionale. Questo risultato, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza la costante e vigile guida del Partito Comunista Cinese, nervo politico del Paese e motore propulsivo del suo sviluppo.Il PCC ha una complessa struttura che abbraccia tutti i livelli, le categorie e i settori intellettuali e produttivi della società, dalla base degli iscritti fino al Segretario Generale. Per comprendere la Cina è necessario, in primis, comprenderne la struttura governativa e dunque la struttura organizzativa complessa del PCC. Il PCC segue i principi di leadership collettiva, centralismo democratico, disciplina di partito e Fronte Unito (cooperazione multipartitica), capisaldi che devono essere rispettati da tutti i membri del Partito, indistintamente dal livello a cui operano. Il 20° Congresso Nazionale del PCC, che si è recentemente svolto, ha dichiarato di “tenere alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi; aderire al marxismo-leninismo, al pensiero di Mao Zedong, alla teoria di Deng Xiaoping, alla Teoria delle Tre rappresentanze, al concetto di Sviluppo scientifico, e applicare pienamente il pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”.Questo libro, nei suoi diversi interventi, tenta di approfondire i temi organizzativi, ideologici, economici e di prospettiva politica in cui il PCC sarà impegnato nei prossimi anni.”
Jiang-Zemin
di Giulio Chinappi Il 30 novembre, gli organi ufficiali della Repubblica Popolare Cinese hanno annunciato la morte di Jiang Zemin, ex presidente e terzo leader del Paese dopo le epoche di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Nato il 17 agosto 1926 a Yangzhou, nella provincia dello Jiangsu, Jiang Zemin è scomparso dopo una lunga malattia il 30 novembre alle ore 12:13, come annunciato dagli organi ufficiali della Repubblica Popolare Cinese. Jiang Zemin ha ricoperto l’incarico di segretario generale del Partito Comunista Cinese dal 1989 al 2002, e quello di presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1993 al 2003. In Cina, viene considerato come il principale esponente della terza generazione di leader rivoluzionari dopo quelle di Mao Zedong e Deng Xiaoping, e la sua leadership ha segnato l’inizio della rinascita cinese come grande potenza su scala globale. “Il compagno Jiang Zemin è stato un leader eccezionale e godeva di un alto prestigio riconosciuto da tutto il Partito, da tutto l’esercito e dal popolo cinese di tutte le etnie, un grande marxista, un grande rivoluzionario proletario, statista, stratega militare e diplomatico, un combattente comunista di lungo corso e leader eccezionale della grande causa del socialismo con caratteristiche cinesi”, si legge nel testo ufficiale rilasciato dal Comitato Centrale del PCC. Dal punto di vista della teoria politica, Jiang Zemin ha integrato il Pensiero di Mao Zedong e la Teoria di Deng Xiaoping con la Teoria delle tre rappresentanze, ancora oggi considerata come uno dei fondamenti della politica cinese. Secondo tale dottrina, il potere e la forza del PCC derivano dal fatto che esso sia in grado di rappresentare le esigenze delle forze produttive più avanzate del paese, di dare voce ai più avanzati orientamenti culturali e di garantire gli interessi dei più ampi strati della popolazione. Secondo il Comitato Centrale del PCC, “la teoria segue le leggi universali dello sviluppo e del progresso nella storia umana e rispetta le tendenze di sviluppo dei tempi e la domanda di sviluppo sociale e progresso in Cina. Riflette gli interessi e le aspirazioni del popolo cinese di tutti i gruppi etnici e detiene la chiave per migliorare la capacità di governo del Partito, consolidare il suo status di governo e compiere la sua missione di governo in nuove circostanze“. La Teoria delle tre rappresentanze venne presentata per la prima volta da Jiang Zemin il 25 febbraio 2000, quando pronunciò uno storico discorso a Moaming, nella provincia del Guandong, di cui riportiamo un estratto: “Una revisione della storia plurisettantennale del nostro Partito porta ad un’importante conclusione: il nostro Partito ha ottenuto l’appoggio del popolo durante gli storici periodi della rivoluzione, costruzione e riforma perché ha sempre rappresentato i requisiti per lo sviluppo delle forze produttive avanzate della Cina, l’orientamento della cultura avanzata della Cina e gli interessi fondamentali della maggioranza del popolo cinese. Il Partito ha ottenuto il sostegno popolare anche perché ha combattuto senza sosta per realizzare gli interessi fondamentali del Paese e del popolo formulando una linea, principi e politiche corrette. Oggi, l’umanità è ancora una volta all’inizio di un nuovo secolo e di...
li-qiang
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Domenica è stato ufficializzato il terzo mandato di Xi Jinping come segretario generale del Partito Comunista. Li Qiang si appresta a diventare il nuovo primo ministro dopo la fine del mandato di Li Keqiang. Terminato il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, il 23 ottobre ha avuto luogo la prima sessione plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, che ha ratificato la conferma di Xi Jinping come segretario generale per un terzo mandato. Xi è stato anche nominato presidente della Commissione militare centrale del PCC. Oltre al segretario generale, il Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC sarà composto da Li Qiang, Zhao Leji, Wang Huning, Cai Qi, Ding Xuexiang e Li Xi. Li Qiang, segretario del Partito Comunista a Shanghai sin dal 2017, diviene dunque il nuovo numero due del PCC, destinato con ogni probabilità ad assumere la carica di primo ministro a partire da marzo, quando Li Keqiang raggiungerà il limite dei due mandati. La nomina di Li Qiang ha colto di sorpresa molti analisti, visto che storicamente il nuovo premier era sempre stato scelto tra i vice premier. Li Keqiang, ad esempio, aveva ricoperto il ruolo di primo vice premier tra il 2008 ed il 2013, prima di ottenere i suoi due mandati da primo ministro. Per questo stesso motivo, molti pensavano che il suo successore sarebbe stato Wang Yang, ma Wang, al pari di Li Keqiang, non è stato neppure confermato all’interno del Comitato Centrale del PCC, fatto che lo ha immediatamente escluso dall’elenco dei pretendenti. Li Qiang viene considerato come uno dei fedelissimi di Xi Jinping, e la sua probabile nomina come nuovo premier non poteva che suscitare le scomposte reazioni dei commentatori occidentali. Le élite nostrane speravano infatti nella nomina del già citato Wang Yang o di Hu Chunhua, considerati come due riformisti che avrebbero aperto la porta alla trasformazione capitalista della Repubblica Popolare. I commentatori anticinesi non hanno trovato di meglio che criticare Li Qiang per la gestione del lockdown a Shanghai – i cui risultati sono in realtà stati migliori rispetto a quelli ottenuti da qualsiasi Paese occidentale – e per non aver introdotto riforme orientate al mercato. Tutto questo non fa altro che dimostrare la correttezza della linea del PCC. Durante l’incontro con la stampa, tenutosi domenica nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Xi Jinping ha affermato che una Cina prospera creerà molte più opportunità per il mondo: “Proprio come la Cina non può svilupparsi isolata dal mondo, il mondo ha bisogno della Cina per il suo sviluppo”, ha osservato Xi. “Attraverso oltre 40 anni di incessanti riforme e aperture, la Cina ha creato i due miracoli della rapida crescita economica e della stabilità sociale a lungo termine”, ha aggiunto il segretario generale del PCC. “Mentre gli Stati Uniti si stanno impegnando nella costruzione del confronto e dell’unilateralismo, oltre a guidare il mondo intero in una situazione più conflittuale e caotica, la Cina, la seconda economia più grande del mondo, sta facendo esattamente l’opposto“, ha commentato Wang Yiwei, vice preside dell’Accademia...
Piano Quinquennale
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il 20º Congresso del Partito Comunista Cinese sta ricevendo una copertura mediatica senza precedenti e sta suscitando un grande interesse in tutto il mondo, coerentemente con il ruolo assunto dalla Cina nella comunità internazionale. Nel giro di pochi decenni, la Cina è diventata la prima economia mondiale a parità di potere d’acquisto, scavalcando gli Stati Uniti nel 2016, e la seconda in termini assoluti. La Repubblica Popolare ha inoltre assunto un ruolo sempre più importante a livello geopolitico, facendosi portaparola dei Paesi in via di sviluppo e di tutti quelli che rifiutano il mondo unipolare a guida statunitense. Anche per queste ragioni, il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese sta ricevendo un’attenzione mediatica senza precedenti in tutto il mondo. Come sappiamo, la macchina della propaganda occidentale si è attivata anche in occasione del più importante evento della vita politica cinese, proponendo al grande pubblico notizie falsificate o accuratamente manipolate, al fine di dare un’immagine negativa della Cina, del Partito Comunista e del presidente Xi Jinping. Il rapporto di Xi Jinping, in particolare, è stato ridotto ad un’invettiva bellicista verso Taiwan, travisando completamente i concetti espressi dal segretario generale del PCC e ignorando tutti gli altri punti affrontati. Per fortuna, al di là di quello che pensano i sempre meno numerosi occidentalocentrici, il mondo non si limita a Europa e Nord America. Negli altri continenti, la visione che i governi, le organizzazioni politiche e i popoli hanno della Cina, del Partito Comunista e della leadership di Xi Jinping differisce in maniera netta rispetto a quanto propinato dalla propaganda occidentale. “Leader di molti Paesi e organizzazioni internazionali hanno inviato messaggi e lettere al presidente Xi Jinping, che è anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), per esprimere le congratulazioni per l’apertura del 20° Congresso Nazionale del PCC. Hanno notato che il 20° Congresso Nazionale sarà una nuova pietra miliare nella causa cinese della costruzione socialista e hanno espresso fiducia che sotto la guida del Comitato Centrale del PCC con il compagno Xi Jinping al centro, la Cina realizzerà con successo il suo ringiovanimento nazionale“, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin. Secondo quanto affermato dal portavoce Wang, i governi di Sudafrica, Argentina, Sri Lanka, Tagikistan, Palestina, Kirghizistan, Gabon e Mongolia figurano tra quelli che hanno inviato messaggi di congratulazioni a Xi Jinping. Inoltre, i partiti al potere in Repubblica Democratica Popolare di Corea, Vietnam, Laos e Cuba hanno inviato le loro congratulazioni al Comitato Centrale del PCC per la riuscita convocazione del congresso. “La Cina è sempre stata una forza per la pace nel mondo, un contributore allo sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale. La Cina ha fornito le sue intuizioni e soluzioni per affrontare le principali questioni globali e ha contribuito a creare consenso e sinergie per far progredire lo sviluppo umano e il progresso”, ha spiegato ancora il portavoce del ministero degli Esteri. Wang ha poi sottolineato che numerosi sondaggi internazionali mostrano come il ruolo della Cina sia accolto favorevolmente da gran parte...
di Redazione CESeM Introdotto dal responsabile relazioni esterne del CeSEM – Stefano Vernole – si è tenuto a Modena un importante incontro organizzato dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo e dedicato al XX Congresso del Partito Comunista Cinese in programma in questi giorni. Si è trattato del primo incontro del CeSEM organizzato sulla Cina in presenza dopo le difficoltà dovute al Covid-19 ma segue un percorso ormai decennale di iniziative di approfondimento svoltesi in diverse città italiane e coronate da una ricca bibliografia. I tre relatori – Zou Jiangjun Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, l’Ambasciatore Alberto Bradanini e il responsabile dipartimento del CeSEM Marco Costa – hanno dibattuto su tutte le principali questioni alla base del convegno. Il “Sogno cinese” del grande rinascimento della nazione (alla base del concetto di ringiovanimento nazionale) continuerà con la politica intrapresa dal PCC fin dai tempi di Deng: riforme e apertura al mondo che hanno consentito di soddisfare le crescenti esigenze materiali e culturali del miliardo e mezzo di abitanti del Paese di Mezzo. Nell’ultimo anno con dati disponibili, il 2021, la Cina ha contribuito a circa il 18% del PIL globale, dopo aver trascinato la crescita mondiale per diverso tempo anche del 30%. Negli ultimi 10 anni non si è pensato alla stabilità soltanto attraverso le nuove riforme come il Codice Civile e la Legge sugli investimenti esteri, ma si è spinto fortemente sulla lotta alla corruzione: sono stati infatti aperti 4.388.000 casi di indagine e sono stati puniti 4.709.000 membri del partito, una prova di autodisciplina che ha conferito maggiore consenso al PCC. Se la cooperazione con l’Africa rappresenta senza dubbio il più significativo esempio di lotta al neo-colonialismo occidentale, tuttavia la Cina ha bisogno di pace per soddisfare la domanda interna e sviluppare i propri interessi commerciali. L’idea del mondo multipolare (alla base anche del progetto della Belt and Road Initiative) non deve quindi essere intesa solo come il contenimento dell’egemonia unipolare statunitense ma come la creazione di un sistema internazionale in cui anche le piccole nazioni possono sopravvivere. Concetti che sono recepiti dalla politica dei BRICS (ormai BRICS PLUS) volta alla creazione di un nuovo sistema monetario basato sull’oro e non più sul dollaro, in cooperazione con altre istituzioni multilaterali come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai o attraverso la stipula di enormi trattati commerciali come il RCEP. L’Europa e in particolare l’Italia – disseminate di basi militari statunitensi – dovrebbero perciò adottare non solo una prospettiva euroatlantica ma anche euroasiatica in vista dell’inevitabile sorpasso economico della RPC sugli USA nel 2030. Se quindi la Cina è una macchina, indubbiamente il Partito Comunista Cinese ne è il suo motore, con gerarchia e disciplina quali valori imprescindibili. Senza dimenticare che da Mao a Xi passando per Deng, il marxismo – seppur riformato e adattato alle tradizioni culturali del Paese – è rimasto alla base del sistema ideologico cinese, come testimoniato dalla continuità tra il socialismo armonioso e il socialismo con caratteristiche cinesi. Con una grande differenza però rispetto...