7 Ottobre 2026
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La mattina del 1° luglio 2026, presso la Grande Sala del Popolo a Beijing, si è svolta la solenne cerimonia per il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, durante la quale il Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale, Xi Jinping, ha conferito agli insigniti la “Medaglia del 1° Luglio” e ha pronunciato un importante discorso.

di Stefano Vernole (vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo)

La mattina del 1° luglio 2026, presso la Grande Sala del Popolo a Beijing, si è svolta la solenne cerimonia per il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, durante la quale il Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale, Xi Jinping, ha conferito agli insigniti la “Medaglia del 1° Luglio” e ha pronunciato un importante discorso.

Nel suo intervento, Xi Jinping ha sottolineato che la ragione per cui il Partito Comunista Cinese, nel corso dei suoi 105 anni, è riuscito a conseguire risultati straordinari e il motivo per cui la storia e il popolo hanno scelto il Partito Comunista Cinese, risiedono fondamentalmente nelle qualità eccellenti che lo distinguono da qualsiasi altro partito o forza politica:“Occorre rafforzare la fiducia, proseguire con impegno costante e continuare a coltivare queste qualità adattandole alle nuove realtà, garantendo che il Partito non muti mai nella propria essenza e mantenga sempre una forte creatività, coesione e capacità d’azione”.

Xi Jinping ha affermato che, negli ultimi 105 anni, il Partito Comunista Cinese ha sempre mantenuto salda la missione di perseguire la felicità del popolo cinese e la rinascita della nazione, ha compreso a fondo il corso generale dello sviluppo mondiale, ha colto con precisione l’evoluzione delle principali contraddizioni sociali in ogni periodo storico e ha guidato e unito il popolo di tutte le etnie del Paese in una lotta instancabile, scrivendo l’epopea più grandiosa nella storia millenaria della nazione cinese.

Xi Jinping ha sottolineato che promuovere la prosperità e la stabilità durature di Hong Kong e Macao rappresenta un’esigenza intrinseca del grande ringiovanimento della nazione cinese. Nel nuovo percorso di sviluppo occorre attuare in modo globale, accurato e fermo il modello “Un Paese, due sistemi”, nonché le direttive “Hong Kong amministrata dai suoi cittadini”, “Macao amministrata dai suoi cittadini” e l’alto grado di autonomia, favorendo lo sviluppo economico e sociale delle due regioni e sostenendone una migliore integrazione e un contributo più efficace alla strategia di sviluppo nazionale.Xi Jinping ha inoltre dichiarato che risolvere la questione taiwanese e realizzare la completa riunificazione della Madrepatria costituisce una missione storica nella quale il Partito resta fermamente impegnato, e un’aspirazione comune di tutti i cinesi. Ha aggiunto che è necessario attuare con determinazione la strategia generale del Partito per la risoluzione della questione taiwanese nella nuova era, attenersi al principio di una sola Cina e al Consenso del 1992, unire i compatrioti di Taiwan, approfondire gli scambi, la cooperazione e l’integrazione tra le due sponde dello Stretto, contrastare con fermezza le forze separatiste favorevoli all’indipendenza di Taiwan, opporsi alle ingerenze esterne e promuovere con determinazione la causa della riunificazione della Madrepatria.

Xi Jinping ritiene che i giovani rappresentino la forza trainante per realizzare il grande ringiovanimento della nazione cinese, perciò il Partito deve attribuire loro grande importanza, prendersene cura, sostenerli e creare condizioni favorevoli alla loro crescita e alla piena valorizzazione dei loro talenti. I 105 anni di gloriosa storia del Partito Comunista Cinese sono motivo di orgoglio, ma non bisogna mai cedere all’autocompiacimento né arrestare il cammino dei progressi. Entro la metà di questo secolo, la Cina dovrà trasformarsi pienamente in una grande potenza socialista moderna e raggiungere il Secondo Obiettivo Centenario. Tutti i membri del Partito “devono restare fedeli alla propria ispirazione originaria, unendo e guidando i popoli di tutti i gruppi etnici del Paese per scrivere con determinazione nuove pagine di questa storia gloriosa”[1].

La struttura del Partito Comunista Cinese

Conoscere la Cina significa necessariamente comprendere il ruolo del suo partito guida, il PCC. Esso ha una struttura complessa, stratificata e ramificata, che abbraccia tutti i livelli, le categorie e i settori della società dalla base agli iscritti fino al Segretario Generale.

Alla base, appunto, troviamo gli iscritti che attualmente ammontano ad oltre 101 milioni, escluse le organizzazioni giovanili come la Lega della Gioventù Comunista e i Pionieri. La vita politica delle sezioni territoriali risponde ad una gerarchia ben definita; a livello locale, ad esempio, sono i quadri territoriali che operano per garantire la corretta applicazione delle direttive provenienti dagli organi verticistici.

Ma a tutti i livelli, il PCC deve applicare un metodo di lavoro fondato su 4 principi fondamentali:

leadership collettiva, ovvero l’idea secondo la quale le decisioni vengono prese collegialmente e attraverso il consenso (tutti i membri del Comitato Permanente del Politburo hanno la stessa rilevanza, perciò ognuno ha a disposizione un solo voto);

centralismo democratico, principio organizzativo del PCC fin dal 5° Congresso Nazionale tenutosi nel 1927;

disciplina, cioè quell’insieme di comportamenti morali e politici su cui vigila la Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare (CCDI), con il compito di far rispettare le regole;

sistema di cooperazione multipartitica, il quale prevede una costante cooperazione e consultazione politica, laddove il PCC esercita un ruolo guida rispetto agli altri 8 partiti che compongono il Fronte Unito e le altre organizzazioni di massa presenti nella nazione.

Il Congresso Nazionale è l’organo supremo del PCC; in base al suo regolamento, si riunisce normalmente ogni 5 anni, con il compito di riunire i delegati eletti dalla base degli iscritti locali. La Costituzione affida al Congresso il compito di fissare i principali punti dell’agenda politica governativa, rivedere eventualmente la Carta fondamentale della Repubblica Popolare Cinese e scegliere le nuove generazioni di leader politici che guideranno il Paese.

Il Congresso elegge il Comitato Centrale (CC), il quale a sua volta deve eleggere l’Ufficio Politico e il suo Comitato Permanente, la Commissione Militare Centrale e il Segretario Generale. L’organo superiore al CC è l’Ufficio Politico o Politburo, composto da 25 membri; ad un livello ancora superiore si trova il più ristretto Comitato Permanente dell’Ufficio Politico, composto da 7 membri. Di esso fa parte, ovviamente, il Segretario Generale e si riunisce ogni settimana, esercitando funzioni quotidiane sulla direzione generale del Partito. Il Segretario Generale è il principale responsabile del PCC, nonché il massimo leader del Governo e dell’Esercito, mentre il Partito detiene anche una certa influenza sul Consiglio di Stato (formato dai 35 membri più anziani del PCC).

Il Partito Comunista Cinese deve garantire l’indipendenza organizzativa e l’uguaglianza giuridica dei partiti democratici, i quali a loro volta hanno un ruolo di compartecipazione attraverso opinioni, critiche e suggerimenti in ciascuno dei due organi parlamentari: l’Assemblea Nazionale e la Conferenza Politica Consultiva.

Come avviene la selezione dei candidati? I comitati elettorali di base esaminano le proposte di candidatura e le sottopongono ai gruppi degli elettori per una prima discussione e scrematura; i delegati di questi gruppi riportano le loro valutazioni al comitato elettorale locale che, dopo una valutazione dei curricula proposti, sottopone le liste aggiornate al gruppo degli elettori che può riproporre a sua volta una proposta aggiornata delle candidature al comitato territoriale. Il ruolo egemone del PCC non è perciò esclusivo[2].

I membri del Partito ricevono consigli elaborati da vari rappresentanti della società civile, appartenenti a diversi settori professionali, inoltre creano gruppi e commissioni che elaborano analisi e proposte per le autorità del PCC. Da qui discendono sperimentazioni di nuove politiche e correzioni di quelle vigenti, nonché strategie di lungo termine e processi di pianificazione.

Il sistema cinese premia quanti acquisiscono competenze e soddisfano bisogni popolari; da qualsiasi posizione statale o amministrativa, si sale ad un livello superiore con maggiori responsabilità soltanto se si ottengono risultati, quando si sbaglia, invece, si retrocede nella gerarchia. Nella progressione politica, oltre ad una valutazione dei successi e delle esperienze, è previsto il superamento di esami per i quadri del Partito e gli Ufficiali di Stato. I funzionari governativi possono rimanere in carica fino a due mandati di 5 anni e vengono valutati da colleghi, subordinati e superiori ma anche dal pubblico a cui si chiede conto delle loro prestazioni. Gli amministratori locali devono stabilire un rapporto diretto con la cittadinanza, la quale può utilizzare questi canali per denunciare problemi, malcontento e insoddisfazione oppure per avanzare proposte.

Bisogna rilevare il ruolo sempre più significativo delle donne cinesi, non solo nella società ma anche a livello politico. La partecipazione femminile all’Assemblea Nazionale del Popolo si attesta attorno al 26,5%. Se è vero che sui suoi 2977 membri solo 790 sono donne, è interessante notare come nelle realtà locali la presenza femminile è maggiore o eguale a quella degli uomini.

Nascita e storia del PCC

La Rivoluzione cinese del 1911 guidata dal dottor Sun Yat-Sen fece crollare la monarchia assoluta che aveva regnato sul Paese per migliaia di anni, senza però riuscire a cambiare la natura semicoloniale e semifeudale della società. La Cina aveva urgente bisogno di nuove idee per salvare la nazione e di una nuova organizzazione politica; gli echi della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia stimolarono la diffusione del marxismo, finchè nel luglio 1921 nacque il Partito Comunista Cinese che tenne il suo primo Congresso a Shangai.

Nel 1922, il PCC stabilì durante il suo secondo Congresso Nazionale un programma guida e una strategia in due fasi per la rivoluzione cinese. Il programma minimo mirava a rovesciare i “signori della guerra”, liberare il Paese dall’imperialismo e riunificare la Cina in una vera Repubblica democratica. Quello massimo si proponeva di realizzare il comunismo, per cui una risoluzione confermò che il PCC era un ramo del Comintern guidato da Lenin e ne seguiva la leadership.

Il terzo Congresso tenutosi a Guangzhou nel giugno 1923 accettò la proposta del Comintern e adottò la “Risoluzione sul Movimento Nazionale e il Kuomintang”, invitando i comunisti ad aderire individualmente al KMT.

Nel suo primo periodo di vita, il PCC lanciò movimenti di lavoratori, giovani, contadini e donne, sostenendo l’organizzazione del Kuomintang (KMT) sotto la guida di Sun Yat-sen e la fondazione dell’Esercito Rivoluzionario Nazionale, che si rivelarono organi determinanti per la lotta antimperialista. Nel momento critico, quando i comunisti cercarono di avvicinarsi a Shangai, la destra del KMT guidata da Chiang Kai-shek e Wang Jingwei ruppe la cooperazione con il PCC e mise il potere nelle sue mani con un colpo di Stato controrivoluzionario. Nel 1927, la cricca reazionaria all’interno del KMT tradì la rivoluzione, massacrando brutalmente comunisti (almeno 26.000) e numerose migliaia di altri militanti. 

Il passaggio dall’attacco alle grandi città all’avanzata nelle aree rurali fu decisivo, perché stabilì i nuovi principi ideologici del Partito e delle Forze Armate. Durante la riunione di emergenza ad Hankou, il 7 agosto 1927, Mao affermò che “in futuro occorre prestare attenzione agli affari militari. Il potere politico nasce dalla canna del fucile”. Fu allora la rivolta di Nanchang nel 1927 a determinare l’inizio della vita indipendente del PCC, con l’idea di costruire forze armate popolari e prendere il potere.

Il VI Congresso del PCC tenutosi a Mosca nel luglio-settembre 1928 rivelò che circa il 75% degli iscritti era composto da contadini, venne quindi adottata una risoluzione sulla questione agraria e si indicò per la prima volta nel soviet il sistema di governo da creare in vista di una nuova fase rivoluzionaria. Mao Zedong individuò nei contadini la forza trainante della rivoluzione ma per evitare che una sollevazione delle campagne avesse la stessa sorte di quella dei Taiping, si adoperò per la costituzione di un potere statale nuovo, fondato su principi di democrazia diretta. Il lavoro politico-ideologico sulle masse contadine trasformò dei ribelli in autentici rivoluzionari, consapevoli e preparati[3].

Nel gennaio 1929, Mao Zedong e Zhu De guidarono la Quarta Armata dell’Esercito a lasciare i monti Jinggang per il Jiangxi meridionale e il Fujian occidentale, prodromo alla successiva sconfitta delle tre campagne di “accerchiamento e repressione” lanciate dal KMT. 

La rivoluzione sociale nelle campagne restò inquadrata nella lotta di liberazione nazionale. Il 7 novembre del 1931, il I Congresso dei soviet di tutta la Cina proclamò la Repubblica cinese degli operai e dei contadini, con Mao come Presidente, embrione della nuova Repubblica e in netta contrapposizione al Governo del Kuomintang e dei “signori della guerra”. Il Congresso elesse il Comitato Esecutivo Centrale della Repubblica Sovietica Cinese, composto da 63 persone e il Consiglio dei Commissari del Popolo, cioè il Governo centrale provvisorio, con Mao come Presidente e Xiang Ying Vicepresidente.

Nell’ottobre 1933, con la quinta campagna di annientamento, Chiang Kai-shek schierò più di 700.000 uomini e milizie private dei proprietari terrieri e dei notabili; per sfuggire ad un blocco totale e al sicuro sterminio, 90.000 soldati dell’Esercito rosso abbandonarono le loro basi nello Jiangxi dando vita alla Lunga Marcia che terminò nel 1935 con l’arrivo di soli 7.000 uomini nello Shaanxi. Dopo aver risolto alcuni contrasti interni, nel gennaio 1935 l’Ufficio Politico del Comitato Centrale convocò una riunione a Zunyi in cui Mao Zedong venne confermato capo de facto del Comitato Centrale e dell’Armata Rossa, permettendo al Partito di resistere in una situazione estremamente critica. 

Dopo l’incidente del ponte Lugou il 7 luglio 1937, il Partito attuò giustamente la politica del Fronte Unito cinese contro l’aggressione giapponese e aderì alla linea di resistenza totale[4]. Il PCC guidò soldati e civili dalla difesa attiva all’offensiva strategica, rovesciò il governo reazionario del KMT e “le tre montagne dell’imperialismo, del feudalesimo e del capitalismo burocratico”. Nel 1942, il Partito di Mao contava già 1.200.000 iscritti e le Forze Armate superavano le 500.000 unità.

Nel 1941 e 1942 venne sviluppato il “movimento di rettifica”, allo scopo di preservare l’ortodossia e formare ideologicamente i tanti arrivi nelle “basi rosse”, soprattutto studenti, al fine di mantenere l’unità e la coesione nel Partito. La critica colpì soprattutto le interpretazioni dogmatiche e astratte del marxismo, così come l’applicazione di modelli ed esempi stranieri nella formulazione delle linee strategiche della rivoluzione cinese.

Al settimo congresso nazionale (Yanan, aprile-giugno 1945) furono formulati la linea, i principi e le politiche corretti per costruire una Cina di nuova democrazia; il pensiero di Mao fu definito come lo sviluppo del marxismo e del leninismo integrato con la pratica della rivoluzione cinese e nelle condizioni della rivoluzione nei Paesi coloniali, semicoloniali e semifeudali. Durante i negoziati, sebbene il PCC avesse fatto concessioni su alcune questioni di interesse generale, il KMT non cedette minimamente sui punti chiave riguardanti il potere politico e convocò un’Assemblea Nazionale a Nanchino sotto il controllo di Chang Kai-shek.

Alla fine di giugno 1946, con il sostegno dell’imperialismo statunitense, il Kuomintang violò l’accordo di cessate il fuoco e sferrò un attacco su vasta scala contro le zone di liberazione. Mao Zedong prese una decisione risoluta, guidando le Forze Armate e la popolazione delle zone di liberazione in una coraggiosa difesa, dando così inizio alla guerra di liberazione popolare.: il 1° gennaio 1949, Chiang Kai-shek fu costretto ad annunciare le sue dimissioni, rifugiandosi sull’isola di Taiwan sotto la protezione degli Stati Uniti d’America. 

In precedenza, il 2 settembre 1945, i rappresentanti giapponesi avevano firmato l’atto di capitolazione agli Alleati sulla USS Missouri nella baita di Tokyo e il loro Esercito si era arreso alla Cina; durante una guerra durata 14 anni, la popolazione aveva pagato un prezzo stimato in 35 milioni di vittime.

Il 1° ottobre 1949 venne proclamata la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che risultò di enorme ispirazione a popoli e nazioni oppressi in tutto il mondo. Il 25 giugno 1950 scoppiò la guerra civile coreana e quando le Forze Armate statunitensi invasero lo Stretto di Taiwan per impedire la riunificazione e sbarcarono ad Incheon arrivando al 38° parallelo, il Comitato Centrale del PCC prese la decisione di resistere all’aggressione nordamericana, aiutare la Corea del Nord e difendere la patria.

La prima Assemblea Nazionale Popolare tenutasi nel 1954 e la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilirono un sistema politico di base adatto alle condizioni specifiche del Paese; fu sancita l’autonomia regionale delle minoranze etniche, mentre il Primo Ministro Zhou Enlai lanciò i “Cinque Principi di Coesistenza Pacifica” tra le nazioni.

La campagna dei “Cento Fiori”, invece, avviata per liberalizzare la vita culturale, fu presto sospesa nel timore di generare manifestazioni e rivolte sul modello ungherese del 1956. Nell’aprile 1957, il Comitato Centrale del PCC emanò le “Istruzioni per il Movimento di Rettifica” e successivamente la direttiva interna del Partito “Radunare le nostre forze per respingere gli attacchi selvaggi della Destra”.

Dopo la morte di Stalin e la rottura con l’Unione Sovietica nel 1960, fra il 1963 e il 1965 il “movimento di educazione socialista” si saldò con la campagna antirevisionistica in Cina all’interno del Partito e dello Stato. Esso venne ribattezzato “movimento dei quattro risanamenti”, in campo politico, economico, organizzativo e ideologico, allo scopo di colpire “le autorità che si erano mosse sulla via capitalistica” e costringere ad una resa dei conti le varie fazioni interne al Partito. Il fedelissimo di Mao, il Ministro della Difesa Lin Piao, presentò la rivoluzione internazionale come il passaggio del primato dal proletariato industriale dei Paesi capitalistici avanzati ai contadini poveri delle nazioni in via di sviluppo.

Naturalmente, il PCC è stato alla base di tutte le principali decisioni assunte nel Paese dal dopoguerra, ma inizialmente si è concentrato soprattutto sullo sforzo teorico-ideologico dei suoi membri, per salvaguardare l’unità e la solidarietà interni. Le difficoltà nel costruire una grande nazione indipendente furono tante e durante il lungo cammino che ha condotto la RPC a successi unanimi vennero commessi errori, come il “Grande Balzo in avanti” (un tentativo di far uscire la Cina dall’arretratezza il più rapidamente possibile) o il movimento delle comuni popolari che assorbì le 740.000 cooperative agricole del Paese.

Zhou Enlai annunciò nel 1965 il progetto delle “Quattro Modernizzazioni” per conto del PCC, partendo dal completamento di tre piani quinquennali per creare un sistema industriale nazionale relativamente indipendente (nel 1964 la Cina testò con successo la sua prima bomba atomica, entrando a far parte delle potenze nucleari).

Dal 1966 al 1976 Mao Zedong lanciò la “Rivoluzione Culturale” per coinvolgere le masse, ma il Partito e tutte le istituzioni statali furono attraversate da un lungo periodo di paralisi. Quando alcune “cricche reazionarie” approfittarono di questa situazione per creare il caos, l’Ufficio Politico del Comitato Centrale nell’ottobre del 1976 schiacciò risolutamente la “Banda dei Quattro”, ponendo fine alla catastrofica esperienza[5].

Un certo soggettivismo rivoluzionario inscritto nel maoismo aveva condannato la Cina a ripetute crisi economiche e sociali, finendo paradossalmente per indebolire quel sincero obiettivo di autonomia nazionale che lo stesso Mao cercò sempre di perseguire[6]. Ciò non impedì alla Cina di conseguire ugualmente alcuni successi: nel 1967 Pechino sperimentò la sua prima bomba all’idrogeno e l’uso pacifico dell’energia nucleare, nel 1973 sviluppò il primo computer cinese a circuito integrato con una velocità di 1 megaflop.

Nel dicembre 1978, l’11° Comitato Centrale decise durante la sua terza sessione plenaria di avviare un cambiamento strategico e di inaugurare un nuovo periodo di riforma, apertura e modernizzazione socialista sotto l’ispirazione di Deng Xiaoping. La principale contraddizione della società cinese era l’impossibilità da parte della produzione sociale di sviluppare i sempre crescenti bisogni materiali e culturali del popolo, perciò il Partito si diede l’obiettivo di trasformare la Cina in una “società moderatamente prospera”.

Nel giugno 1984, Deng Xiaoping elaborò la visione futuristica “Un Paese, due sistemi”: la terraferma avrebbe mantenuto il suo sistema socialista, mentre Hong Kong, Macao e Taiwan, una volta riunificati, avrebbero continuato ad adottare un sistema capitalista.

Nel corso dei lavori del XIII Congresso, nel 1987, il PCC chiarì che “compito fondamentale del socialismo è di sviluppare le forze produttive”, individuando la contraddizione principale della società cinese tra i crescenti bisogni materiali della popolazione e la produzione arretrata.

Il 1° luglio 2001, l’allora Segretario Generale Jiang Zemin diede carattere ufficiale alla “Teoria delle tre rappresentatività”, che segnò il passaggio del Partito Comunista dalla fase di forza rivoluzionaria di classe, impegnata nella ricostruzione e nella riforma, a quella di forza stabile di governo che guida l’intero popolo nello sviluppo economico nazionale. La Repubblica Popolare Cinese passò dall’istituzione di zone economiche speciali a Shenzen e in altre aree, all’apertura di più parti del Paese, Pudong, Shangai e altre città chiave lungo la costa, aderendo all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001.

Una frase di quattro semplici caratteri (Ba Rong Ba Chi), tradotta in “otto onori, otto disonori”, divenne il nuovo decalogo morale per valutare il lavoro, il comportamento e le attitudini dei funzionari del Partito Comunista Cinese, con evidenti richiami stilistici e sostanziali all’epoca maoista.

La visione di “sviluppo scientifico” rappresentò il contributo teorico di Hu Jintao al “socialismo con caratteristiche cinesi”, entrato nel 2007 nello Statuto del Partito in quanto “teoria scientifica che si adatta perfettamente ai tempi e che deriva in linea diretta dal marxismo-leninismo, dal pensiero di Mao Zedong, dalla teoria di Deng Xiaoping e dall’importante pensiero della Tripla Rappresentatività”. Ciò stava ad indicare che le riforme economiche devono tenere conto degli interessi fondamentali della popolazione e sganciarsi da una valutazione quantificabile del solo aumento del PIL.

Complementare è la teoria della “società armoniosa socialista” di derivazione filosofica confuciana, anch’essa presente nello Statuto del Partito, finalizzata alla distribuzione della ricchezza prodotta dallo sviluppo economico e alla riduzione degli squilibri generati dalla crescita impetuosa. Una presa di coscienza sulle diseguaglianze tra città e campagna e tra le regioni costiere e quelle dell’interno, con l’obiettivo di stabilire una “società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti entro il 2020”[7].

Hu Jintao sottolineò la natura scientifica e dialettica del marxismo, con il suo carattere non dogmatico che permette l’adesione alle condizioni reali del processo storico, mentre ribadì un duro giudizio sul Grande Balzo in Avanti e sulla Rivoluzione Culturale, sottolineandone l’allontanamento dalle linee direttrici del pensiero cinese.

L’impulso dato da Xi Jinping al rinnovamento del Partito

Nell’ottobre 2011, la Sesta Sessione Plenaria del Comitato Centrale del PCC approvò la “Decisione sulle principali questioni riguardanti l’approfondimento della riforma del sistema culturale per promuovere il grande sviluppo e la prosperità della cultura socialista”, auspicando un forte potenziamento del soft power. Una serie di importanti imprese culturali fu rafforzata per stimolare la loro piena integrazione con scienza, tecnologia, commercio, turismo e finanza.

Dopo il Congresso del 2012, il “socialismo con caratteristiche cinesi” entrò in una nuova era, seguendo alcuni principi cardine indicati da Xi Jinping in previsione della realizzazione del “Grande Rinascimento della Nazione Cinese”. Il Presidente non si nascose dietro a un dito e denunciò diversi problemi: mancanza di etica e integrità in diverse attività; alcuni funzionari non erano competenti per perseguire scientificamente lo sviluppo; talune organizzazioni comunitarie del PCC erano deboli e lassiste; un piccolo numero di membri del Partito vacillava negli ideali e nelle convinzioni, finendo preda della corruzione.

Per questa ragione si stabilì che:

tutti i membri del PCC devono mantenere l’integrità politica, seguire il gruppo dirigente e rimanere allineati alla leadership centrale;

bisogna sviluppare un approccio in due fasi per costruire un Paese socialista moderno, armonioso e bello entro la metà del 21° secolo e promuovere il ringiovanimento nazionale;

il Partito deve impegnarsi in una filosofia di sviluppo incentrata sul popolo, compiendo progressi sempre più sostanziali verso una prosperità comune, uno sviluppo verde, aperto e condiviso;

un autogoverno completo e rigoroso è un dovere di tutti i membri del PCC, in termini di condotta e disciplina: impegnandosi in una grande autotrasformazione, il Partito può guidare una grande trasformazione sociale nel Paese.

Il Codice di condotta per la vita politica intrapartitica in nuove circostanze venne approvato alla sesta sessione plenaria del XVIII Comitato Centrale nell’ottobre 2016, che ha anche sancito l’investitura di Xi Jinping quale “centro” della leadership del Partito. Nell’occasione, furono emanati i regolamenti dell’Ufficio Politico per il mantenimento e il rafforzamento della direzione centralizzata e unificata del Comitato centrale. Questi documenti riguardano il rispetto rigoroso delle regole e della disciplina politica del PCC, per contrastare e prevenire comportamenti egocentrici, decentralizzazione, liberalismo, dipartimentalismo e mentalità da “bravo ragazzo”, a favore di una cultura positiva basata su onestà e integrità.

In effetti, in un determinato periodo la leadership del Partito non riuscì a controllare efficacemente le proprie organizzazioni e ciò provocò una serie di storture che hanno nociuto all’immagine del Paese, minando soprattutto i rapporti tra la classe dirigente e il popolo.

Il Comitato Centrale del PCC allora formulò 8 punti per migliorare la condotta e lo stile del Partito, bloccò le spese stravaganti e dispendiose come l’uso improprio di fondi pubblici e migliorò notevolmente la condotta sociale dei suoi membri.

Il Partito decise anche di rafforzare il fondamento ideologico lanciando campagne di avanzamento dello studio e di spingere i propri aderenti ad essere severi con sé stessi nell’esercitare il potere, nel mantenere l’autodisciplina e nell’essere seri nel pensiero, nel lavoro e nel comportamento. La linea organizzativa per la nuova era prevede una serie di criteri per i buoni funzionari che includono ferme convinzioni, devozione al servizio del popolo, un’etica del lavoro forte e pragmatica, la volontà di assumersi responsabilità e l’impegno ad essere onesti; inoltre, si potenziarono il controllo finale e la rete di vigilanza al fine di correggere la cattiva condotta nella selezione e nomina dei funzionari[8].

Le quattro forme di controllo sulla disciplina prevedono, in particolare:

attività di critica e autocritica e indagini orali e scritte che devono essere condotte regolarmente;

lievi sanzioni e lievi adeguamenti organizzativi degli incarichi ufficiali, da applicare nella maggior parte dei casi;

pesanti sanzioni e notevoli adeguamenti delle posizioni ufficiali, da applicare a un numero limitato di casi;

indagini e azioni penali, le quali devono essere intraprese in un numero molto limitato di casi che comportano gravi violazioni della disciplina e sospette attività criminali.

Il Partito ha anche fissato gli obiettivi per rafforzare l’Esercito, definendo la strategia militare della Cina per la nuova era in tre fasi:

raggiungimento degli obiettivi del centenario dell’Esercito Popolare di Liberazione entro il 2027;

completamento della modernizzazione delle Forze Armate e della Difesa nazionale entro il 2035;

trasformazione completa delle Forze Armate in forze di livello mondiale entro la metà del XXI secolo.

Il PCC rafforzò poi il suo sistema di sicurezza nazionale istituendo l’Ufficio per la salvaguardia nella regione amministrativa speciale di Hong Kong, e rimase in costante contatto con più di 500 partiti e organizzazioni politiche in tutto il mondo, con l’obiettivo di approfondire gli scambi e la cooperazione; questi sforzi hanno portato ad un marcato aumento dell’influenza internazionale, dell’attrattiva e del potere di modellare della Cina.

Xi Jinping chiarì come la stabilità in Cina non fosse il risultato della repressione ma della percezione diffusa di giustizia e di competenza del potere. Questo aspetto è radicato nella tradizione cinese classica, dove l’ordine politico è pensato come Tianxia(“Tutto ciò che è sotto il Cielo”), cioè sulla capacità del Centro di garantire armonia, stabilità e riconoscimento. In questa prospettiva, la legittimità delle Autorità dipende dalla loro condotta morale e politica, ed è sempre revocabile[9].

Nel XIX Congresso del PCC venne ribadito che è il marxismo ad adattarsi alla tradizione culturale confuciana del Paese, e non viceversa. Il suo richiamo alla “prosperità comune” è il tentativo di reinserire la questione sociale all’interno del progetto di modernizzazione, correggendo gli squilibri prodotti dal successo stesso (ad esempio l’inquinamento, fortemente ridotto nel Paese dopo le massicce campagne ecologiche varate dal 2008 in avanti).

A differenza di altri Paesi asiatici sviluppati, la Cina non si è occidentalizzata e l’avvento della modernità non ha prodotto una rottura identitaria, bensì una rielaborazione della propria peculiarità nazionale[10]. Grazie all’avvio di 1.500 misure di riforma, sono stati compiuti progressi in settori chiave per la modernizzazione del sistema e la capacità di governo della Cina, ad esempio con il “Programma di attuazione per la costruzione di un governo basato sulla legge (2015-2020)”.

Già alla fine del 2017, 136.000 persone (compresi 20 funzionari di livello provinciale e ministeriale o superiore) furono punite per aver violato le disposizioni del Partito e le discipline amministrative. Nei cinque anni successivi al 18° Congresso Nazionale del PCC, 440 membri e quadri del Partito al di sopra del livello provinciale o di corpo d’armata e funzionari gestiti dal Comitato Centrale vennero indagati, mentre 278.000 segretari di villaggio e capi di comitato di villaggio furono sanzionati da commissioni di controllo disciplinare e dipartimenti di supervisione in tutto il Paese. Il PCC si è mosso quindi con fermezza per “eliminare le tigri”, “schiacciare le mosche” e “colpire le volpi”, recuperando notevoli guadagni illeciti di funzionari corrotti.

Il 19° Congresso Nazionale del PCC nell’ottobre 2017 ha deliberato e adottato all’unanimità la revisione della Costituzione del Partito e approvato formalmente l’incorporazione del Pensiero di Xi Jinping sul “socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova Era” al suo interno; nel marzo 2018, un emendamento lo ha inserito anche nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese, insieme al concetto di “Comunità umana dal futuro condiviso”.

Conclusione

La forte leadership del Partito è la ragione fondamentale per cui il popolo e la nazione cinesi sono stati in grado di trasformare il loro destino nei tempi moderni. La teoria marxista non è un dogma, ma una guida all’azione, si è sviluppata con l’evoluzione della pratica e si è radicata solo dopo essersi adattata al contesto culturale cinese: l’indipendenza rimane l’essenza dello spirito nazionale e il principio fondamentale per la costruzione del Partito e del Paese.

Il Partito Comunista Cinese ha aiutato la Cina a realizzare la grande transizione da un’autocrazia feudale millenaria a una democrazia popolare, ad elevarsi dallo stato di miseria e ad acquisire ricchezza e benessere. Il segreto del suo successo sta nell’impegno del PCC a sostenere la verità e a correggere gli errori; ciò implica l’impegnarsi attivamente nella critica e nell’autocritica, il coraggio di affrontare i problemi e riformarsi. L’identità di morale, politica, amministrazione e governo che contraddistinguono la Cina odierna non costituiscono una novità o una cesura radicale del passato; è nella tradizione degli statisti cinesi identificare etica e politica, rivendicando costantemente una componente morale nella gestione della cosa pubblica.

La Cina si trova ancora nella fase primaria del socialismo e vi rimarrà ancora a lungo; la principale contraddizione che deve affrontare è quella tra uno sviluppo squilibrato e inadeguato e le esigenze sempre crescenti delle persone per una vita migliore. Il Piano strategico in due fasi per raggiungere l’obiettivo del secondo centenario prevede la realizzazione della modernizzazione socialista entro il 2035 e lo sviluppo della Cina in un grande Paese socialista moderno al 2049.

Ciò significa che dovranno essere raggiunti i seguenti obiettivi[11]:

nuove vette di progresso materiale, politico, etico-culturale, sociale ed ecologico;

modernizzazione del sistema e della capacità di governo della Cina;

ascesa a leader globale in termini di forza nazionale composita e influenza internazionale;

prosperità comune per tutti ampiamente realizzata;

vite più felici, sicure e sane per i propri cittadini;

ruolo più elevato e orgoglioso della nazione cinese nel mondo.

La diversità della Cina sta nella sua volontà di elaborare le dottrine politiche declinandole alla propria maniera. La dirigenza fondativa del Partito Comunista proveniva quasi tutta da un mondo colto, di livello non borghese ma medio, molti dirigenti erano diplomati e laureati, altri letterati-poeti come lo stesso Mao, tutti comunque erano legati alla grande tradizione culturale che discende dalla stessa calligrafia cinese. A differenza dell’Unione Sovietica, la Cina non ha mai pensato di esportare altrove il suo patrimonio spirituale, attenendosi rigorosamente al principio della “non ingerenza”, così lo stesso marxismo è stato infine sinizzato.

Per 25 secoli i Cinesi, seguendo le indicazioni di Confucio, hanno coltivato le virtù della loro società organizzata con quelle leggi, uguali per tutti, necessarie alla loro tutela; valori non destinati all’individuo in quanto tale, ma in quanto membro della collettività. Questa è la ragione perché ancora oggi i governanti della Repubblica Popolare si ispirano al comune sentire del popolo cinese[12].


[1] “Quotidiano del popolo”, Tenuta a Beijing la solenne cerimonia per il 105° anniversario della fondazione del PCC, italian.people.cn, 2 luglio 2026.

[2] Marco Costa, La struttura organizzativa e istituzionale del PCC e dei suoi alleati, in AVV, Il Grande Rinascimento della nazione cinese, Anteo, Cavriago, 2023. I circa 3.000 deputati del CNP, con mandato quinquennale, provengono perlopiù dal PCC ma più o meno 1/3 di essi (circa 800 membri) rappresenta gli altri partiti e i gruppi indipendenti (quasi 500).

[3] Cfr. Diego Angelo Bertozzi-Andrea Fais, Il risveglio del Drago. Politica e strategie della rinascita cinese, All’Insegna del Veltro, Parma, 2011, p. 61. La rivolta dei Taiping fu un movimento rivoluzionario lanciato da Hong Xiuquan, fondatore della Società degli adoratori di Dio, che univa elementi di cristianesimo, taoismo e confucianesimo, e fondatore del Regno della Pace Celeste nel 1851. L’insurrezione che guidò contro il governo della dinastia dei Qing tra il 1851 e il 1864, partita nella provincia del Guangxi, si estese a sud dell’Impero cinese, passando da movimento rivoluzionario a guerra civile, causò milioni di morti e distruzione nella zona del basso Yangtze. A favorire l’estendersi della rivolta sia la situazione economica e sociale causata dalla precedente guerra dell’oppio sia la diffusione di un sentimento anti-mancese e anti-dinastico.

[4] Cfr. “Risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulle principali realizzazioni e l’esperienza storica del Partito nell’ultimo secolo”, adottata alla sesta sessione plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 11 novembre 2021. Le parole d’ordine della resistenza al Giappone e delle libertà democratiche erano alla base del movimento studentesco che esplose a Pechino nel dicembre 1935, in aperta critica al Governo nazionalista di Chiang Kai-shek e alla politica di resa del Kuomintang. I Comunisti lanciarono subito un appello all’unità con la borghesia nazionale per fronteggiare l’invasione; secondo Mao, la contraddizione principale del Paese in quel momento non era più tra borghesia e proletariato, contadini e proprietari feudali, ma tra la sopravvivenza della Cina e l’imperialismo giapponese. “I comunisti cinesi devono quindi unire il patriottismo all’internazionalismo … solo combattendo in difesa della Patria possiamo sconfiggere gli aggressori e raggiungere la liberazione nazionale. E solo con la realizzazione della liberazione nazionale sarà possibile per il proletariato e per tutti i lavoratori, raggiungere la piena emancipazione”.

[5] La Cina ha istituito negli anni il più grande sistema di sicurezza sociale del mondo, con oltre 1 miliardo di persone coperte da un’assicurazione di base per la vecchiaia e oltre 1,3 miliardi di persone da un’assicurazione medica di base. Teniamo presente che alla fine del 2000 circa 30 milioni di persone soffrivano ancora problemi di cibo e vestiti inadeguati in tutta la Cina, mentre diverse persone nelle città vivevano al di sotto dei livelli minimi di sussistenza; nel 2010 si stimavano 150 milioni di poveri a causa dell’inadeguatezza del sistema sociale cinese: il progresso è stato enorme. Dopo anni di “politica del figlio unico”, nel 2021, il Governo centrale ha ottimizzato la pianificazione familiare e ha lanciato la politica per incoraggiare una coppia ad avere tre figli. La Costituzione della RPC stabilisce che i figli adulti hanno l’obbligo di provvedere ai propri genitori e il sistema di assistenza agli anziani rischia di essere influenzato dal ridimensionamento delle famiglie e dall’invecchiamento della popolazione. Tra gli altri risultati raggiunti, la Cina è al primo posto al mondo in termini di chilometraggio di ferrovie ad alta velocità, superstrade, transiti ferroviari urbani e numeri di posti barca in acque profonde nei porti. Circa 800 milioni di persone in pochi decenni sono state affrancate dalla povertà assoluta e nel Paese si è generata la più ampia classe media del mondo, secondo i dati della Banca Mondiale. La Cina contribuisce da diverso tempo ad oltre il 30% della crescita economica mondiale annua.

[6] Nel 1981 la Risoluzione adottata dal Comitato Centrale del PCC “su alcune questioni nella storia del nostro Partito dalla fondazione della RPC” valutò correttamente il ruolo storico di Mao Zedong che “rese un servizio meritorio indelebile nel fondare e costruire il nostro Partito e l’EPL cinese …”, pur sottolineando gli errori di “sinistra” della Rivoluzione Culturale e analizzandone le ragioni storiche e sociali.

[7] A cura di Zhang XingXing, Una breve storia della Repubblica Popolare Cinese, Anteo, Cavriago, 2024, p. 227. 

[8] Il lavoro ideologico modella la mente collettiva di un Paese e forgia l’anima di una nazione, la fiducia nella propria cultura è una forma più ampia, profonda e fondamentale di fiducia in sé stessi: “Dobbiamo trasformare la Cina in un Paese con una forte cultura socialista”. Il Comitato Centrale ha sottolineato che la raffinata cultura tradizionale cinese è un punto di forza importante della nazione e consente di ottenere una solida base nell’interazione culturale globale. I Cinesi sogliono richiamarsi al “Romanzo dei Tre Regni”, scritto nel XIII secolo ma riguardante vicende accadute tra il 184 e il 280 d.C., quando vogliono mettere in guardia i funzionari dai rischi dello sfruttamento e dell’oppressione.

[9] Fabio Massimo Parenti, La Cina non si USA, Dedalo, Bari, 2026, p. 28.

[10] Tra il 206 a.C. e il 220 d.C. la dinastia Han realizzò l’unificazione del territorio, dell’economia, della politica e perfino dell’ideologia; da allora, il senso di unità è rimasto profondamente radicato nella nazione. Essa stabilì infatti un’identità culturale, una burocrazia meritocratica e un sistema filosofico basato sul Confucianesimo che definirono la civiltà cinese e sopravvissero nei secoli.

[11] Secondo quanto dichiarato dallo stesso Xi Jinping nel febbraio 2021: “Il secolo trascorso del nostro Partito è il secolo in cui abbiamo adempiuto fermamente alla nostra missione originale, abbiamo sopportato grandi difficoltà per apire la strada alla nostra causa e creare brillantezza per inaugurare il prossimo secolo. Con la realizzazione del primo obiettivo del centenario, il Partito Comunista Cinese e il popolo cinese stanno ora entrando in una nuova fase di sviluppo e costruzione di un Paese moderno e socialista a tutto tondo, e si stanno muovendo verso il secondo obiettivo del centenario”, cfr. Li Wen, La società cinese contemporanea, Anteo, 2023, p. 255.

[12] Adriano Màdaro, Capire la Cina, Giunti, Firenze, 2021, p. 577. Secondo l’autore, “per cinquemila anni il valore della collettività è prevalso su quello dell’individualismo per una ragione storica molto precisa: i territori tra il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo, che sono la culla della Civiltà cinese, sarebbero esistiti come Impero cinese solo per il continuo lavoro collettivo di centinaia di milioni di contadini impegnati nelle corvée idrauliche, ovvero la difesa di quelle terre dalle apocalittiche alluvioni. Per millenni il popolo cinese ha mantenuto, con disciplina, lavoro e dedizione, sempre vivo il concetto di bene comune per garantire la sua stessa sopravvivenza … Concetti di democrazia e libertà come li intendiamo noi, gli sono sostanzialmente estranei, sostituiti dall’armonia sociale che rende tutti uguali nel concetto di obbedienza e partecipazione collettiva ai più moderni problemi idraulici del Governo-Stato”, ibidem, p. 575.

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