All’inizio del gennaio 2026 la scena internazionale è stata attraversata da una svolta di straordinaria portata, quando il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato catturato e arrestato a seguito di un’azione militare condotta direttamente dagli Stati Uniti a Caracas. L’operazione, che ha suscitato reazioni immediate tra governi, analisti e opinione pubblica globale, ha segnato un punto di rottura senza precedenti nelle relazioni tra Washington e Caracas.
Nicolas Maduro
Dopo mesi di escalation nel Mar dei Caraibi, Washington ha abbandonato ogni maschera: uso della forza, bombardamenti, sequestro del capo dello Stato venezuelano. Se queste azioni restano impunite, il “diritto internazionale” si riduce a una formula vuota, sostituita dalla legge del più forte.
Nel pieno della crisi aperta dall’aggressione statunitense e dal sequestro del Presidente Maduro, Caracas porta il caso alla CELAC: Yván Gil ribadisce la continuità costituzionale e istituzionale del Paese, denuncia la militarizzazione del Caribe e chiede il ripristino della legalità internazionale.
Di seguito la lettera firmata dal Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, indirizzata ai Capi di Stato e di Governo della CELAC, nella quale denuncia le minacce che incombono sulla sovranità del Venezuela e dei Caraibi e lancia un appello affinché si uniscano gli sforzi in difesa dell’America Latina come zona di pace.
All’inizio di agosto 2025, il quadro delle relazioni tra Washington e Caracas sembrava conoscere un inatteso miglioramento. La Casa Bianca aveva infatti prorogato la licenza a Chevron, consentendo alla compagnia nordamericana di continuare ad operare nel settore petrolifero venezuelano, e i due governi discutevano uno scambio di prigionieri che appariva come un segnale di disgelo dopo anni di ostilità. Questo fragile equilibrio è però durato pochissimo e nel giro di pochi giorni, le relazioni sono scivolate nuovamente in una fase di dura contrapposizione: il Governo statunitense ha indirizzato accuse formali contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro, indicato come colluso con il narcotraffico. Si tratta della solita tattica degli Stati Uniti: prima fingono di corteggiare e concedere “credito” ai Governi “ostili”, quando questi si aprono alla cooperazione con Washington, gli USA cercano di rovesciarli.
Nicolás Maduro ha inaugurato il suo terzo mandato lo scorso 10 gennaio, aprendo una nuova fase politica ed economica per il Venezuela. Riconciliazione, riforme costituzionali e diversificazione economica sono al centro della sua strategia per consolidare pace e sovranità.
Il Venezuela bolivariano resiste alle ingerenze imperialiste degli Stati Uniti, che mirano a rovesciare il governo legittimo di Nicolás Maduro. Tra sanzioni illegali e tentativi di destabilizzazione, il popolo venezuelano difende con fermezza la propria sovranità e indipendenza.
Quasi un mese dopo le elezioni del 28 luglio, la Corte Elettorale del Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano ha confermato la vittoria di Nicolás Maduro, respingendo la propaganda dell’opposizione e riaffermando la legittimità del processo elettorale.
di Giulio Chinappi In un clima di crescente tensione, il governo del Venezuela riafferma con forza la sua sovranità, respingendo le ingerenze straniere e denunciando i tentativi dell’estrema destra fascista di destabilizzare il Paese e prendere il potere illegalmente.
Il Venezuela continua ad affrontare una guerra ibrida orchestrata da potenze straniere, con il governo di Nicolás Maduro che denuncia un tentativo di destabilizzazione tramite violenze, sanzioni economiche e propaganda mediatica.