In occasione del 60° anniversario della Regione Autonoma dello Xizang, la visita del Presidente Xi Jinping a Lhasa ribadisce il progetto di modernizzazione, unità e protezione ambientale. Un capitolo emblematico della politica nazionale che rivendica progresso sociale, infrastrutturale ed ecologico.
Lhasa
L'annuale Giorno delle Fate cade il quindicesimo giorno del decimo mese del calendario tibetano. È un giorno dedicato ad adorare Pal Lhamo, una delle divinità protettrici del buddismo tibetano.
Articolo pubblicato su “il Messaggero” firmato Simona Orlando e Marco Ventura, in cui è citato il “Forum di Sviluppo del Tibet e della Cina 2016” svoltosi a Lhasa, cui ha partecipato Stefano Vernole (CeSEM).
Nell’ultimo breve excursus sulla cultura, storia e meraviglie dello Xizang ci siamo spinti fino alla contea di Maizhokungaar la cui città capoluogo Gongkar nel 598 d.C. diede i natali a Songtsen Gampo, trentatreesimo sovrano della dinastia Yarlung, colui che unificò il paese assoggettando tutti i regni che vi si erano formati e fondando l’impero del Tibet[1] che comprendeva tutti i territori in cui era parlato il tibetano; imperatore ambizioso e modernizzatore, fu fautore di una politica espansionistica: mentre le regioni meridionali erano pacificate grazie ad una sapiente azione diplomatica, le armate tibetane al servizio di Songtsen Gampo si mossero in direzione del Kashmir (Kasamira), Ladakh (La dwags) e Zanskar (Zangs skar). Songtsen Gampo dopo aver trasferito la capitale da Yarlung a Lhasa, fu il primo ad introdurre la religione buddista in Tibet e a favorirne la diffusione[2]; fece inoltre costruire il primo tempio buddista tibetano, il Jokhang, il più importante di Lhasa, la prima destinazione dei turisti che giungono nella capitale dello Xizang. Tutto intorno all’edificio corre per circa un chilometro la via Barkhor, Ba Jiao Jie in cinese, la più antica di Lhasa. Il Barkhor si compone adesso di quattro strade che prendono il nome dei quattro punti cardinali e rappresenta il centro commerciale più frequentato della capitale, un luogo in cui la gente vive ancora alla vecchia maniera e dove, con la modernizzazione e lo sviluppo del turismo e dell’economia, numerosi sono ora gli alberghi, i negozi di artigianato locale e i grandi magazzini. I prodotti che possono essere acquistati abbracciano tutte le tipologie, da oggetti religiosi a tappeti, da coltelli a vestiti, da metalli preziosi, da spezie a tè. Qui si può gustare anche il famoso tè dolce di Lhasa, una miscela di tè nero, zucchero, latte o latte in polvere: la sua dolcezza e i suoi contenuti nutrizionali, insieme all’apprezzato connubio tra la fragranza del latte e l’aroma del tè, lo rendono non solo una bevanda diffusa nell’altopiano ma anche una parte integrante della cultura dello Xizang. La tradizione del bere tè sull’altopiano è ben conosciuta[3] ma l’usanza del tè dolce non è qualcosa di autoctono, bensì una consuetudine proveniente da fuori. Da una parte c’è chi sostiene che si tratti di una prosecuzione dell’abitudine propria dell’esercito invasore inglese; altra storia dice che il tè dolce sia stato portato a Lhasa da rifugiati del Kashmir che durante il regno dell’imperatore Kangxi, dinastia Qing, furono la prima coorte di nuovi musulmani in Tibet[4]. Il sito internet Tibet.cn consiglia ai turisti che passano per la capitale di provare un’esperienza insolita fermandosi al Tsamkhung Nunnery Tea House. Si tratta di un luogo dove i devoti pellegrini con in mano le loro ruote di preghiera amano fermarsi e riposare. Il tè dolce è venduto ad un prezzo ragionevole e, qui, è conosciuto per il sapore gustoso e il profumo intenso[5]. Le case del tè dolce sono solite essere un luogo per passare il tempo in modo piacevole oppure un posto per riposarsi dopo aver circumambulato il tempio di Jokhang....
Lhasa, capitale e città più grande dello Xizang – o come spesso viene abbreviato Zang – è conosciuta come la “città del sole” per la sua forte luce del sole; Lhasa, con i suoi 1300 anni di storia, è il centro politico, economico, culturale e sociale dell’altopiano tibetano: la sua giurisdizione si estende su una superficie di 29.518 chilometri quadrati – per una popolazione totale di 559.000 abitanti – divisa in otto distretti/contee: Chengguan, Dagze, Lhunzhub, Damxung, Nyemo, Quxu, Doilungdeqen e Maizhokungaar. Maizhokungaar in tibetano significa “il luogo dove il Re Medro ha vissuto” ed è una piccola contea agricola di 5.492 chilometri quadrati con capoluogo Gongkar1 caratterizzata da colture di orzo, frumento, piselli e patate; situata nella valle del fiume Yarlung Tsangpo – il tratto tibetano del Brahmaputra – ad una quota superiore ai 4000 metri, in questa zona della Regione Autonoma del Tibet sono presenti risorse minerarie quali oro, argento, rame, piombo, zinco e marmi. Qui sorge uno degli edifici buddisti più affascinanti per i visitatori stranieri, il monastero di Drikung Thil Ogmin Jangchubling, situato a circa 120 chilometri dalla capitale Lhasa e raggiungibile con poche ore di viaggio in auto. Il monastero di Drigung Til si erge a 4.465 metri arrampicandosi su un alto e impervio crinale a picco – centottanta metri del fondovalle – che permette ai monaci di dominare la valle dello Zhorung: nascosto in alto e difficile da raggiungere, la sua posizione offre una vista panoramica mozzafiato sull’ambiente circostante e lo rende un occhio vigile sugli avvenimenti nella valle del fiume che scorre nella stretta gola tra le montagne; sebbene sia tra i siti buddisti meno popolato da turisti, il Drigung Til è in cima alla lista per le viste spettacolari che regala ai suoi visitatori. L’atmosfera che vi si respira è quella della quiete, l’ideale per immergersi nella meditazione contemplativa. Fondato nel 11972, in origine era il principale centro monastico del lignaggio buddista dei Kagyupa e ospitava circa cinquecento monaci mentre, ad oggi, ne conta qualcosa come duecento. A metà del XIII secolo, questo sito religioso si trovò a competere con il monastero di Sakya – 127 chilometri ad ovest di Shigatse, sede della scuola Sakyapa del buddismo tibetano3 – per il predominio politico: la lotta volse a favore dei monaci di quest’ultimo quando nel 1290 le forze di Sakya si unirono a quelle dell’invasore mongolo e saccheggiarono Drigung Til relegando, così, il monastero a mero – seppur importante – centro di insegnamento di meditazione4. Il complesso si compone di più di cinquanta edifici di cui, il Tsuglakhang, la sala principale del santuario, è il più solenne: esso sorge su un bastione di solida pietra di circa venti metri di altezza, fronteggiato da una grande terrazza che in passato era il luogo dove si tenevano le lezioni; la sala del culto in questo edificio contiene molte statue – tra cui una statua centrale di Jigten Sumgön fatta di oro e rame, ornata di gioielli rari e cimeli oltre ad una grande figura...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem Nei percorsi antropologico-culturali di risalita verso le origini delle differenti civiltà, accade assai frequentemente di trovare percorsi storici e percorsi mitologici strettamente vicini quando non direttamente sovrapponibili. Questa considerazione, questo indissolubile intreccio di storia e leggenda, vale particolarmente per l’origine della civiltà tibetana, laddove alle origini della storia dell’attuale Tibet-Xizang l’elemento mitologico si costituisce quale vero e proprio archetipo fondativo di questa millenaria cultura. L’origine del popolo tibetano viene solitamente fatta risalire alle tribù nomadi Ch’iang, le quali erano dedite all’allevamento di pecore e bestiame nei territori dell’Asia centro-orientale, spingendosi verso i confini nord-occidentali della Cina, diversi secoli prima dell’era cristiana. Questo popolo nomade si caratterizzava appunto per l’allevamento di animali oltreché per un’elevata propensione alla mobilità tra gli altipiani dell’Asia centrale, e in una apparentemente innata abilità nell’allevamento dei cavalli e degli yak, oltreché ad un individualismo di fondo. Ma la caratteristica principale di questa sparuta popolazione la si poteva scorgere nella propensione al nomadismo, dato da spostamenti continui con al seguito le greggi di pecore, capre e yak. Questi nuclei si spostavano durante tutto l’arco dell’anno entro vasti e sfumati confini, vivendo nelle tende e, praticamente fino ad un secolo fa, alcuni di loro hanno conservato uno stile di vita quasi uguale a quello dei duemila anni precedenti, laddove tra i tibetani dediti al nomadismo anche il ceppo razziale risultava molto meno alterato che tra i tibetani sedentari delle valli meridionali. Pare un dato abbastanza consolidato quello secondo cui, all’incirca all’inizio dell’era cristiana, il popolo di lingua tibetana abbia compiuto uno spostamento verso ovest attraverso la parte meridionale degli altipiani tibetani; questo fatto sarebbe confermato da alcuni esami eseguiti sulle prime produzioni letterarie immediatamente posteriori, che ci permettono ancora oggi di rintracciare e tracciare abbastanza precisamente i movimenti di alcuni clan del nord-est del Tibet verso il centro del paese. La prima avanzata dei popoli di lingua tibetana in direzione ovest e sud attraverso l’Himalaya, ovvero all’interno di quello che è oggi il Nepal centrale, risulta anche confermato dalla sopravvivenza in queste zone di antichi dialetti provenienti dallo stesso ceppo linguistico. Tuttavia, pare che ci sia stato un costante movimento di clan rivali dal nucleo comune di tribù nel nord-est del Tibet, alcune delle quali si spostarono gradualmente verso le più fertili vallate del Tibet centrale e meridionale, dove adottarono uno stile di vita più sedentario e parzialmente agricolo. Tuttavia, risulta ancora oggi abbastanza improbo avere una maggiore precisione a riguardo, così come risulta abbastanza vago il concetto stesso di clan, ma verosimilmente dovevano essere organizzati su base gerarchica, essendo costituiti da un capo famiglia e i suoi dipendenti e servitori ereditari. Quando essi divennero più stabili e sedentari, la famiglia del capo si costituì gradualmente in una sorta di aristocrazia, che probabilmente non differiva molto, almeno nelle sue caratteristiche essenziali, dal tipo di signori locali ereditari che hanno continuato ad esistere in Tibet fino al 1959. Ma procediamo con ordine. Tra le leggende fondative...